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F. Remotti, fare umanità: i drammi dell’antropo-poiesi

Costumi e cultura nell'evoluzione umana

Prima del concetto di cultura c’era quello di “costumi”. Questo cambiamento ha portato a una rivalutazione del grado di incidenza sull’uomo. Tre fasi:

  • Costumi-natura umana: I costumi sono un motivo di intralcio; l’uomo potrebbe o dovrebbe vivere senza l’uso dei costumi.
  • Cultura-natura umana (cultura prima maniera): È un rivestimento che l’uomo indossa per vivere meglio. Kroeber fa emergere la cultura come un fattore nuovo che si aggiunge all’evoluzione organica.
  • Cultura-natura umana (cultura seconda maniera): Diventa un fattore imprescindibile per l’evoluzione. Geertz sostiene che non vi è l’uomo e poi la cultura bensì la cultura e poi l’uomo.

Teorie dell'incompletezza

Geertz riprende la teoria dell’incompletezza organica dell’uomo dagli studi di Herder nel ‘700 e di Gehlen nel ‘900. L’essere umano è carente e interviene a colmare le lacune attraverso la cultura; senza cultura sarebbe “un puro caos di azioni senza scopo” e non sarebbe in grado di sopravvivere. L’uomo secondo Geertz è “un animale incompleto, non finito e l’animale più disperatamente dipendente dalla cultura”.

La cultura che interviene a colmare le mancanze è un tipo di cultura particolare, nonostante le pretese di universalità. Per Geertz le culture particolari riempono sempre con contenuti particolari e possono essere informazioni che consentono di trovare soluzioni durevoli o informazioni svianti (disinformazioni) che offrono soluzioni illusoriamente positive ma alla lunga fallimentari.

Secondo un’altra teoria dell’incompletezza, la cultura stessa sarebbe un elemento che “svuota”: essendo le varie culture frutto di una selezione, sono esse stesse fonte di incompletezza (provocano uno “scarto”, possibilità irrimediabilmente perdute), e hanno portato l’uomo alla disattivazione di alcuni meccanismi regolati biologicamente (vd. deambulazione per la ricerca del cibo).

Plasticità e modellamento della cultura

La plasticità è il punto d’incontro tra la dimensione biologica e quella culturale (Favole e Allovio). È una caratteristica saliente di tutte le cellule del cervello e la memoria è una delle prove fondamentali (es. dei gemelli omozigoti che pur essendo dotati dello stesso patrimonio genetico, i loro cervelli sono modellati a seconda delle esperienze e degli ambienti in cui sono cresciuti). Il modellamento subito dal cervello è un processo imprescindibile: selezione, sfrondamento, riduzione e perdita di possibilità non rappresentano un danno bensì condizioni indispensabili affinché il cervello possa esprimere al meglio le sue potenzialità.

Due significati con il termine “plasticità”: 1) l’essere umano è plastico perché subisce il modellamento di fattori esterni (antropo-poiesi passiva); 2) quando il modellamento è volontario e non casuale, si parla di antropo-poiesi intenzionale.

a) Diventa fondamentale cogliere gli agenti di questo processo, b) questione di potere: modellare gli altri significa disporre di grande autorità, c) grado, livelli, tipi e modi di incidenza, d) differenza tra il piano dell’ideazione e quello della realtà, tra il risultato perseguito e quello effettivamente realizzato, e) margini di fuga e libertà delle vittime della plasmazione, f) la plasmazione intenzionale non cancella quella casuale e passiva, ma entrambe si mescolano e interagiscono tra loro.

Modelli educativi e tipi di umanità

Jaeger fa l’esempio dell’educazione: l’obiettivo è quello di trasmettere un particolare tipo umano, e nella Grecia classica erano riusciti a raggiungere il modellamento dell’uomo secondo la sua “vera forma” poiché si erano ispirati alle leggi universali della natura umana. Secondo lo studioso vi sono tre diversi tipi di umanità:

  • I popoli primitivi che non coltivano alcuna forma di umanità.
  • I popoli che hanno raggiunto un certo grado di sviluppo e utilizzano specifiche forme di umanità.
  • I popoli occidentali che hanno creato la vera e autentica forma di umanità.

Secondo alcuni studiosi, la plasmazione andrebbe evitata a favore dell’affioramento della natura umana nella sua autenticità; in altri contesti si pensa che sia una prerogativa di entità sovra-umane (divinità) oppure viene affidata a particolari categorie di persone all’interno della società (es. genitori, intellettuali, sacerdoti, capi politici). Se il compito antropo-poietico viene messo nelle mani di divinità non c’è spazio per domande o perplessità, mentre se si configura come una faccenda totalmente umana si presentano diversi interrogativi che provocano angoscia.

Es. mito di Er nella Repubblica di Platone: le anime in attesa della reincarnazione scelgono i propri modelli di umanità. Hanno solo il potere di selezione, non di fabbricazione. Es. nel De hominis dignitate di Pico della Mirandola: la creazione dell’uomo da parte di Dio avviene quando non c’è più un posto specifico dove risiedere. Non vi è solo la mancanza di un luogo per l’uomo, ma anche di modelli: c’è un difetto radicale, un’incompiutezza di fondo, ma Dio trova la soluzione di affidare all’uomo la scelta della sua forma “ti abbiamo fatto libero in modo che tu possa foggiare te stesso”.

L’uomo perciò inventa modelli vari e diversi ma nessuno è conforme alla sua natura, nessuno è universale. FU->FU no U->FU. Non esiste U già dato, l’uomo è subito le sue forme di umanità. Non esiste una FU che maggiormente gli corrisponda, sono tutte specifiche e particolari; questo porta comunque al carattere deformante dei modelli.

Antropo-genesi e antropo-poiesi

Si possono applicare l’antropo-genesi e l’antropo-poiesi dal punto di vista dell’ontogenesi (formazione dell’essere umano come individuo) piuttosto che della filogenesi (formazione della specie). Antropo-poiesi: nasce da:

  • Paradigma costruttivistico che utilizza idee come costruzione, invenzione, immaginazione.
  • Idea in base alla quale molte società interpretano i loro rituali di iniziazione generatori di umanità.
  • Teoria dell’incompletezza originaria.

Antropo-genesi: deriva dall’idea che ci possono essere vari tipi di nascite oltre a quella biologica. La loro natura non è fisiologica ma sociale. Secondo l’antropo-genesi l’uomo deve rinascere socialmente, mentre l’antropo-poiesi sottolinea il tema del fabbricare esseri umani. Secondo Eliade è probabile che questa idea sia stata suggerita dagli uccelli (fuoriuscita dall’uovo e il suo schiudersi) e sostiene che sia legata ai riti di iniziazione delle società pre-moderne. Questa concezione non è più accettabile in antropologia, perché fa uso di categorie ormai superate. Parte dal fatto che nel mondo moderno c’è stata una progressiva perdita di sacralità e con essa dei processi antropo-poietici e antropo-genetici. Per altri però questi processi sarebbero imprescindibili proprio alla luce della carenza originaria dell’uomo. La cultura interviene a colmare il vuoto poiché secondo Herder sul piano organico l’uomo risulta l’animale più inerme e disarmato. Per lui la cultura è direttamente antropo-genetica poiché dopo la nascita l’uomo deve diventare un certo tipo di uomo ed è un processo incessante e continuo. Il compito antropo-poietico secondo Herder è quindi irrinunciabile, pervasivo e non sempre consapevole (vd. metafora di una mano impersonale e inafferrabile che modella in modo tacito menti e corpi).

Geertz negli anni ’60 collega la teoria dell’incompletezza alle scoperte della paleo-antropologia e della neurologia: decisiva è la scoperta della preesistenza della cultura allo sviluppo cerebrale. “la maggior parte dell’espansione corticale ha seguito, non preceduto l’inizio della cultura”. Rifiuto del determinismo biologico ma anche di quello culturale (è errato entificare società e culture e attribuirgli esistenza indipendente). Presupposto della prospettiva

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiaracalselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Combi Maria Domenica.
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