La scuola in pratica - Mara Benadusi
Introduzione
Il tema dell'integrazione delle diversità può essere affrontato da diversi punti di vista tra cui anche quello antropologico deliberato che ha lo scopo di considerare l'educazione come uno sforzo di Lawrence Cremin per trasmettere, evocare o acquisire conoscenze, atteggiamenti, valori. La ridefinizione di se stessi a una data circostanza e a un preciso contesto sociale è una dinamica costante del processo educativo, che diventa, quindi, uno sforzo per coinvolgere altre persone in analisi sulle condizioni da cui parte l'apprendimento o in valutazioni in merito a condizioni nuove da costruire. È un'attività di tipo processuale e partecipativo che ha luogo all'interno di una "comunità di pratica", non dura a lungo perché si fonda su un contesto che è in perenne mutamento, è un adattamento dinamico che richiede coinvolgimento attivo dei partecipanti, coordinamento in funzione di imprese comuni.
Trasmettere, educare, apprendere
L'antropologia dell'educazione nasce negli Stati Uniti tra il 1950 e il 1960, ma già negli anni '30 vennero sviluppate le prime teorie sull'educazione del bambino, come la conferenza di Yale e Hanover in cui vennero esposti i risultati delle ricerche sui processi di inculturazione e socializzazione del bambino. Le riflessioni di Mead e Malinowski sui sistemi educativi americani e le politiche educative delle colonie britanniche osservano come l'infanzia, l'adolescenza, i ruoli di genere siano prodotti culturalmente, cioè diversificati in base al contesto. Si acutizzò anche l'attenzione verso le comunità all'interno delle società occidentali: queste prime incursioni antropologiche in ambito educativo avevano il fine di favorire quanti si occupavano di educazione indigena nei paesi coloniali.
Momenti di svolta nell'antropologia dell'educazione
La conferenza di Stanford del 1954 coordinata da Spindler segna un momento di svolta: incontro tra teoria educativa e antropologica, necessità di contestualizzazione socio-culturale dei processi educativi, studio dell'apprendimento interculturale, scuola come campo etnografico.
Etnocentrismo e relativismo culturale
L'etnocentrismo è la predisposizione a classificare e giudicare le altre culture secondo schemi di riferimento che caratterizzano il proprio contesto culturale e che, percepiti come familiari, vengono creduti come più appropriati e corretti rispetto alle pratiche e i comportamenti di altri gruppi culturali. L'antropologia nasce come un sapere etnocentrico (colonialismo) che assume progressivamente una postura anti-etnocentrica, sviluppa un orientamento relativista, attento a leggere i fenomeni all'interno dei contesti, ma si pone anche come sapere anti-essenzialista che non guarda alle differenze culturali come entità statiche. L'essenzialismo culturale è la tendenza a ridurre l'individuo alla sua comunità e cultura d'origine intesa come entità statica, essenza fissa che predetermina i comportamenti, intrappola gli individui in gabbie culturali.
Problemi scolastici e discontinuità culturale
La cultura della povertà associava i problemi scolastici dei bambini appartenenti a minoranze ad aspetti dell'organizzazione sociale o indicatori comportamentali, oltre i classici indicatori di povertà, ma non considerava che l'assenza di certi tratti potesse significare non un vuoto, bensì presenza di modalità comunicative diverse da quelle del contesto scolastico. I gruppi sociali svantaggiati non vanno considerati come rappresentanti di contesti deprivati, ma come portatori di culture differenti e validi tanto quanto le altre; il rendimento scolastico delle minoranze non sarebbe tanto il prodotto di uno svantaggio da compensare quanto di una discontinuità fra modelli culturali delle minoranze e modelli culturali delle istituzioni educative.
Antropologia educativa e contributi chiave
Annette Rosenstiel nel 1954 utilizza per la prima volta il termine di Educational Anthropology, mentre nel 1970 fu fondato il Council on Anthropology and Education all'interno dell'American Anthropological Association. Abram Kardiner integrò la psicologia analitica con l'antropologia culturale con attenzione per i fenomeni inculturativi, non separazione dai contesti. Poi ci fu la Benedict che auspicò la trasformazione dei metodi educativi per agevolare i giovani, la Mead, Henry con la riflessione sul carattere culturale americano in bilico tra edonismo irresponsabile e austera intelligenza, i coniugi Whiting che analizzarono l'influenza del contesto sul comportamento sociale con una focalizzazione tanto sul processo cross-culturale che intra-culturale.
L'inculturazione e la trasmissione culturale
Per inculturazione (termine in disuso) si intendeva l'insieme dei processi attraverso i quali un individuo diventa membro competente di un gruppo e la cultura si trasmette da una generazione all'altra. Melville Jean Herskovits considerava l'inculturazione come un processo divisibile in due fasi: meccanica (iniziale) e l'altra di carattere processuale in cui l'individuo era più incline a produrre cambiamenti; teorizza il relativismo etico a favore dell'uguaglianza dei popoli non occidentali. George Spindler deve molto all'antropologia psicologica, con enfasi sul processo di trasmissione culturale: trasferimento del proprio patrimonio culturale alle nuove generazioni; elabora un modello strumentale versatile tanto quanto i modelli di comportamento o sistemi di credenza fondamentali per una società, continuamente messi in discussione. La tecnica Instrumental activity inventory in cui viene chiesto agli studenti, attraverso la somministrazione di disegni, di scegliere e di argomentare quanto selezionato; viene criticato per essere rimasto troppo focalizzato sui fattori intrapsichici.
Spindler, Kimball e Wolcott
Lo studio della trasmissione culturale è il termine usato da Spindler per spiegare i mezzi e i modi di trasmettere valori e comportamenti da una generazione all'altra all'interno di una società. Solon Kimball aggiunse, alle riflessioni di Splinder, tre aree: ricerca su piccoli gruppi considerati come contesti di apprendimento, studi di comunità e relazioni di genere; si dedicò all'analisi olistica dell'apprendimento umano: consapevolezza che le sfere della vita sono interconnesse e non compartimenti stagni; attraverso la tecnica del natural history method cercava di studiare i cambiamenti nelle vite concentrandosi sull'analisi del contesto spazio-temporale dell'interazione sociale. Harry Wolcott parte dalla critica al fatto che il patrimonio culturale di una società potesse essere trasmissibile in modo uniforme da una generazione all'altra e prende le mosse dagli studi di antropologia psicologica di Wallace che aveva contrapposto la "riproduzione dell'uniformità" e "l'organizzazione della diversità culturale": la cultura non può essere omogenea e, considerandola in questo modo, si trascura il ruolo attivo dell'individuo che apprende. Wolcott propone di concentrarsi più su come le persone organizzano la cultura più che il contrario, le persone vengono a contatto con tante micro-culture o varianti; la prospettiva personale è una competenza multiculturale che permette al soggetto di sapere quale microcultura risulta appropriata alla situazione in cui si trova; noi non apparteniamo ad una cultura, ma apparteniamo a gruppi che condividono delle caratteristiche culturali, non acquisiamo una cultura, ma raggiungiamo competenze; il rischio è lo sviluppo di una psicologia dell'apprendimento più che un'acquisizione culturale in senso antropologico.
Frederick Gearing e il modello transazionale
Frederick Gearing si distanzia da un approccio psicologico e si concentra sui comportamenti dei soggetti in interazione; elabora il modello transazionale come sistema culturale come insieme di equivalenze di significato diverse, ma interconnesse, negoziate nell'incontro tra i membri di un gruppo. La trasmissione culturale ha luogo nell'interazione tra non adulti e adulti, si osservano i modelli di comportamento pubblici più che i sistemi cognitivi interiorizzati; la cultura si può osservare pubblicamente, attraverso i modelli standardizzati di comportamento presenti in società; nella scuola il curriculum nascosto, cioè le assunzioni tacite che i membri del gruppo condividono, natura latente di una classe o di una scuola, momento non visibile del processo di insegnamento-apprendimento; guida le interazioni e vengono replicate le forme strutturali della società; la critica è sul considerare la trasmissione culturale legata solo a eventi comportamentali; una buona ricerca sul campo dovrebbe passare attraverso tre fasi:
- Orientamento generale: si prende familiarità con il campo di indagine e si acquisisce il senso della realtà sociale indagata.
- Struttura dell'evento: identifica gli elementi salienti delle attività strutturate in cui sono impegnati i membri del gruppo e si cercano regolarità nel comportamento.
- Struttura interna delle parti: identifica le attività routinarie.
Peter McLaren recupera dalla letteratura antropologica il tema del rito, cerca di analizzare i codici comunicativi per far emergere il loro significato latente comparando i processi di istruzione ad un sistema rituale, suddividendo le attività...
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