Rito di Valerio Valeri
Il rito si struttura come un fenomeno durante il quale la società intera o parte di essa è coinvolta in una serie di comportamenti regolati da forme complesse di segni, simboli e significati con intenzione comunicativa. Difatti esso rinvia a un "testo" letto attraverso un cerimoniale che può essere smontato o rimontato. L'efficacia del rito risiede nella sua capacità di tradurre segni, simboli e significati in realtà grazie alla forza sociale che gli viene attribuita. Il termine rito, in senso lato, comprende tutti quei comportamenti che sono strettamente codificati.
Le correnti antropologiche sul rito
Gli antropologi si sono approcciati in due diversi modi allo studio del rito. La corrente intellettualista l'ha interpretato come un tentativo di spiegare i fenomeni naturali e tenerli a bada; la corrente funzionalista ritiene invece che il rito risponda a un bisogno morale e sociale del gruppo che lo elabora, sottolineando così la sua validità pratica più che teoretica.
Ad esempio, un funzionalista come Radcliffe-Brown credeva che il rito associasse alcuni sentimenti umani (amore, odio, sacrificio ecc.) a situazioni costruite artificialmente e regolasse quindi le relazioni tra uomo-natura e uomo-società. Un altro funzionalista, l'antropologo Turner, individuò invece tre livelli di significato nel rito: uno manifesto, conscio ed esegetico; un secondo operazionale e latente; e un terzo nascosto e inconscio alle stesse popolazioni che lo praticano. La presenza del rito è necessaria, secondo Turner, per risolvere una contraddizione strutturale dell'organizzazione sociale.
Il significato simbolico del rito
Fondamentale per l'approccio funzionalista all'antropologia in generale è che l'efficacia del rito dipenda dalla sua natura simbolica. Il rito, con le sue aspettative e proiezioni, non offre un codice che permetta di interpretare i suoi segni, tenta piuttosto di favorire la riflessione nella coscienza collettiva. Numerose sono le azioni rituali, dalle più rigide e complesse a riti performativi ludici, simili a grandi feste, costituendosi come esperienze complementari.
Inoltre, non sempre le spiegazioni che gli indigeni stessi forniscono sulla ragione e sulla natura dei loro riti sembrano coerenti o completi. Basti pensare al rito degli Gnau, raccontato da Lewis, in cui gli uomini si incidono il pene e il loro sangue cattivo si trasforma in buono, irrorando altri giovani uomini. L'ideologia indigena che lo spiega come un passaggio di forza, escludendone il legame con il mestruo femminile, non appare tuttavia del tutto convincente.
In conclusione, il rito al di là del suo esito, si caratterizza per la presenza di una cornice psicologica e azioni in cornice quali gesti, comportamenti o allestimenti fissi e ripetitivi che sono percepiti in stretta dipendenza con la realtà.
Cultura e comunicazione di Edmond Leach
Il saggio indaga come le dimensioni non verbali della cultura (moda, architettura, cibo) sono organizzate in complessi strutturati e come possono essere interpretate quali portatrici di informazioni, analogamente a parole o suoni. Si tratta di un meccanismo convenzionale in cui sono due individui X e Y che emettono e ricevono un messaggio, producendo un evento di comunicazione.
Terminologia della comunicazione
Complessa è la terminologia relativa a questo genere di comunicazione e spazia dall'Indice (a indica b), al Segnale (A fa scattare in risposta B), al Simbolo (A sta per B per associazione arbitraria) che può diventare più o meno abituale e standardizzato e si lega concettualmente alla metafora, il segno (a sta per b come parte di un tutto) è paragonato a una metonimia. Fu de Saussure e i suoi seguaci a sviluppare una teoria dei segni e simboli, ma già nell'antica cristianità sono rintracciabili esempi di tali concetti, ad esempio il Pesce (ichtus), la croce, il chi-ro sono tutti simboli che evocano Cristo.
Il legame simbolico si crea tra oggetto o evento del mondo esterno e l'immagine sensoriale in maniera arbitrale, diversa dal concetto mentale in senso stretto ma intrinseca. Si formano quindi legami metaforici o metonimici, i primi sono associazioni paradigmatiche mentre i secondi sono catene sintagmatiche combinate tra loro.
Antropologia e magia
L'approccio formulato da Leach e qui brevemente descritto si applica in ambito antropologico al tema della magia e della fattucchieria in cui si confondono metafora e metonimia. Quest'ultimo sembra essere l'"errore" concettuale delle società primitive, confondere indice (a indica b) e segnale (a fa scattare la risposta b), come illustra il celebre esempio del cane di Pavlov, in cui il suono di un campanello, indice dell'arrivo di cibo, era interpretato come segnale di esso determinante un effetto conseguente. Analogamente, il fattucchiere tratta i capelli di X come metonimia di X e crede che se distrugge un suo segno, distrugge X. La contraddizione sta nel fatto che i capelli di X non gli appartengono più e mantengono solo l'etichetta verbale per cui sappiamo che "questi capelli sono di X". L'etichetta è segno metonimico ma il rapporto tra X e i suoi capelli è metaforico. Si confondono così simboli metaforici e segni metonimici e il segno è trattato come indice.
Il contesto e i suoi confini
Emerge quindi un tema cardine, che è quello del contesto e dei suoi confini che dividono artificialmente tempo, spazio, eventi e stati. Basti pensare al rito religioso e ai suoi oggetti rituali (crocefisso, pane e vino) che sono rappresentazioni materiali della divinità nel contesto rituale, ma conservano un'aura di santità anche una volta concluso. Le trasformazioni metaforiche/metonimiche sono quindi implicite quando la divinità si rappresenta in oggetti rituali. I partecipanti al rito condividono la stessa esperienza e organizzano il contesto metaforico (nelle sue dimensioni verbali, performative, estetiche) per inscenare l'azione ritualizzata come un'esecuzione orchestrale.
L'efficacia simbolica di Claude Levi-Strauss
Il saggio analizza, a partire dal canto di uno sciamano intonato in America centrale e meridionale durante i parti difficili, la carica simbolica di alcuni riti che traduce una situazione dolorosa in un linguaggio che dà sfogo a sensazioni altrimenti non formulabili. Lo sciamano invoca Muu, potenza responsabile della formazione del feto. Ella si è impadronita della forza vitale della partoriente, abusando del suo potere, solitamente benigno. Lo sciamano dovrà quindi raggiungere la mitica dimora di Muu, che si identifica con la vagina e l’utero della donna. Il canto narra di una violenta lotta che lo sciamano dovrà compiere contro gli spiriti malefici per la riconquista della forza vitale dell'ammalata. La descrizione di questo itinerario è particolarmente dettagliata e si configura come un’oscillazione tra temi mitici e temi fisiologici, esperienza in cui il suo utero è popolato da un mondo di mostri e fiere. Lo sciamano le fa quindi accettare la sua sofferenza e provoca uno sblocco del processo fisiologico, riorganizzandolo in senso positivo.
Confronto tra sciamanismo e psicanalisi
La pratica sciamanista può essere paragonata alla terapia psicanalitica moderna. Entrambe rendono coscienti dei conflitti interni attraverso la ricostruzione di un mito, suscitando un'esperienza che regola spontaneamente il disfunzionamento iniziale. La sostanziale differenza consiste nel mito: nella pratica sciamanica è un mito collettivo, sociale e che non trova corrispondenze con lo stato passato del malato, nella psicanalisi invece è un mito individuale che corrisponde al suo passato. Le tecniche appaiono simili, il mito si costruisce attraverso simboli e metafore verbali che creano linguaggio. L’efficacia simbolica consiste in una proprietà induttrice di cui entrambe le pratiche sono cariche e avvicina lo sciamano al moderno psicanalista.
Maschile e femminile di Marc Augé
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