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il nostro modo di categorizzare. L'incontro etnografico stimola il “ ” e provoca

RECIPROCO POSIZIONAMENTO

una crisi nell’appartenenza, che segna la fine dell’etnocentrismo critico.

Questo cambiamento di prospettiva si rispecchia anche nel genere di scrittura scientifica nelle scienze

sociali. Dagli anni ’80 il ricercatore non usa più un linguaggio neutrale e descrittivo, ma ricorre a

metafore e trame narrative e, soprattutto, si riconosce come “autore del testo”. Diviene necessario

documentare e interpretare la relazione che il ricercatore istituisce con l’oggetto di ricerca.

Questo cambiamento nell’oggetto, nel linguaggio e nella posizione del ricercatore ha promosso una

, la quale mette in luce la natura artificiale, costruita del resoconto etnografico.

RIFLESSIVITÀ TESTUALE

Il fare antropologia nel XIX secolo si fondava su un pregiudizio: si parlava di “primitivi”, tendendo ad

associare la lontananza spaziale alla distanza temporale (l’altro si trova nel passato). Di conseguenza,

era intrisa di artifici testuali colpevoli di produrre discriminazione conoscitiva ed etica.

2. SCRITTURE IN FAMIGLIA

L’ è una pratica di scrittura dell’osservazione partecipante che si realizza rendendo visibili

ETNOGRAFIA

gli effetti di vicinanza e distanza cultuale tra osservatore e osservato. In quanto tale, implica un lavoro di

traduzione, ovvero il trasporre una cultura nelle parole di un’altra: è infatti necessario rappresentare e

interpretare fedelmente un punto di vista estraneo mostrando come l’osservatore sia dentro la scena.

Due inutili esempi di analisi delle (la sfortunata famiglia Padiglione) sono:

SCRITTURE FAMILIARI

• D : costituisce una cronaca essenziale della famiglia dal punto di vista della

IARIO DELLA MADRE

madre, e rappresenta un sacrificio dell’identità passata (brucia le lettere d’amore col marito) in

favore dei bisogni della prole. Il testo rappresenta il gruppo familiare vivo e unito, e se stessa come

trama che connette una famiglia oramai allargatasi e dunque a rischio di perdere unità

• S : l’incessante scarabocchiare tag, firme e soprannomi sembra un tentativo di

CARABOCCHI DEL FIGLIO

manutenzione "zen" dell'identità. Una scrittura che esplora la tensione tra un mondo personale

segreto e un’immagine di identità pubblica.

Il graffitismo, che nasce negli anni ’60 all’interno della cultura hip-hop, si fa oggi espressione di un

moto di rivendicazione della scrittura personalizzata del soggetto individuale contro la tendenza

della tecnologia a “spersonalizzare la scrittura” a beneficio della grafica, dell’automatizzazione e

dell’anonimato. I writer, in sostanza, lottano affinché il segno acquisti visibilità e oppongono sistema

ad immagini anonime. Per far ciò, si danno una doppia identità, un nome segreto: al pari di quello che

avviene nelle chat on-line, il fingersi un altro serve per raccontare cose altrimenti indicibili.

Graffitismo e internet permettono di crearsi un’identità, un’interfaccia per dialogare con il

mondo esterno, extrafamiliare. È possibile vedere in queste pratiche centrate sulla firma una

conferma di come l’identità possa essere concepita come un mediatore del legame sociale, che

mette in comunicazione 2 mondi, l’interno e l’esterno, in un costante processo di circolazione.

3. SULLA SOGLIA

Dalla seconda meta del 900 si è assistito ad un vistoso cambiamento in direzione riflessiva.

Il ricercatore diviene consapevole che non è possibile vedere il mondo e i fatti indipendentemente da

chi li guarda: l’osservatore è inscindibile dal contesto osservato. Non essendo possibile mostrare la

realtà così com’è, senza alcuna mediazione, v’è bisogno di ricorrere ai , che lo

PUNTI DI VISTA DEGLI ALTRI

aiutino a defamiliarizzarsi per potere rivedere il proprio operato e arricchire la scena di dettagli

oscurati, tramite altre voci e con altri occhi.

Il ricercatore ha rivolto l’indagine anche su se stesso, rendendo oggetto di analisi le pratiche di ricerca,

le finzioni e le convenzioni della disciplina, la trama dei rapporti di potere presenti nelle pratiche del

sapere.

La svolta riflessiva ha riguardato anche la , che è divenuta oggetto di critica e revisione.

SCRITTURA

Negli anni ‘80 gli antropologi hanno messo in rilievo la natura costruita, artificiale del resoconto

etnografico. Le monografie etnografiche del passato erano caratterizzate da una duplice cancellazione:

2

• L'esperienziale diventava oggettivo : scompariva la matrice soggettiva del ricercatore

• Il dialogico si trasformava in visuale : dialoghi e voci lasciavano il posto a descrizioni univoche

La si presenza invece di natura polifonica, dialogica e riflessiva, poiché

CONOSCENZA ETNOGRAFICA

fondata su un esperienza di pratica intersoggettiva.

3.1 - CONSENSO INFORMATO

L’Icelf è un progetto di ricerca volto allo studio della vita quotidiana di famiglie di classe media in Italia,

Svezia e USA. La ricerca è intesa ad analizzare in modo continuativo la vita quotidiana delle famiglie: le

strategie di convivenza di genitori e figli in famiglie in cui entrambi i genitori lavorano fuori casa.

Per far ciò, si è adottato una prospettiva etnografica unita all’utilizzo di registrazioni audio-visive.

Questo contributo nasce dall’esigenza di elaborare un disagio, quello provato dai ricercatori italiani nello

stare in un contesto privato e intimo, nel percepirsi ‘invadenti’ nelle richieste avanzate alle famiglie.

Queste analisi documentano gli episodi di interazione tra il ricercatore e le famiglie oggetto della

ricerca, al momento della firma e dell’iscrizione formale del consenso informato. Mediante il

, i soggetti di una ricerca stipulano la volontaria promessa di partecipazione allo

CONSENSO INFORMATO

studio. Pertanto, il momento della firma del contratto rappresenta la “soglia”, l’inizio della ricerca, il

momento del riconoscimento reciproco dei propri ruoli all’interno del contesto (osservanti-osservati).

È per questo motivo che le soglie rappresentano i luoghi elettivi della riflessività! Nel senso sia reale

che metaforico, le soglie sono occasioni per i partecipanti (famiglie e ricercatori) di riflettere sul proprio

modo di agire e sui ruoli attivi dentro il contesto locale della ricerca nella quale sono coinvolti.

Il termine “ ” è usato in qualità di marcatore di una transizione o di una differenza di contesti,

SOGLIA

come ad esempio quella che si produce ad un primo contatto con il nativo.

Altre soglie costituiscono luoghi ove i partecipanti segnalano le loro riflessioni e le loro interpretazioni

della scena vissuta e della relazione: le note di campo.

Le note di campo sulla P rivelano il timore della famiglia di un uso improprio dei dati. In

FAMIGLIA ICO

particolare, il padre, già protagonista in passato di un’altra esperienza di ricerca, interpretava i ricercatori

come infiltrati, come spie, orientati unicamente ad ottenere un tornaconto personale. Lo sguardo dei

ricercatori è inteso come “sguardo armato”, armato della possibilità di depredare la famiglia nei momenti

di vita quotidiana che loro stessi concedono e che, una volta ceduti, rischiano di essere svuotati di senso.

Dalle interviste, in generale, appare sempre attiva nella relazione un’attenzione critica al modo dei

ricercatori di stare sul campo. Permane cosi la sensazione di un’apertura, di un consenso “vigile”,

monitorato, che si appella alla specifica responsabilità dei ricercatori nei loro confronti. Questo è un

chiaro esempio di come i rapporti di potere sono sempre inscritti nella relazione etnografica.

3.2 - SOGLIE DI INGRESSO: SALUTI E PRESENTAZIONI

Il riconoscimento dell’altro al momento dei ’ è un altro dei luoghi-soglia esaminati:

SALUTI D INGRESSO

⇒ F Q : dopo il saluto/presentazione, il ricercatore chiede l'autorizzazione ad accedere a

AMIGLIA UADRI

una parte del luogo "proprio" della famiglia. La disponibilità del padre di permettere l'accesso resta

ambigua. Un’altra frizione è costituita dall'indisposizione della moglie nei confronti delle riprese

⇒ F C : i partecipanti rendono rilevante la conoscenza pregressa tra famiglia e ricercatori

AMIGLIA ALI

(la ricercatrice ha rapporti di parentela). La qualità informale del rapporto si intuisce dalla sequenza

inaugurale, nella quale il padre simula l’inizio di un incontro che in realtà era avvenuto poco prima

Questi esempi mostrano che i partecipanti son capaci di intervenire sulla definizione della

situazione. La soglia di ingresso rappresenta un luogo in cui i membri della famiglia oppongono alla

strategia dei ricercatori una serie di “mosse tattiche” (incertezza del padre Quadri, il saluto informale

del padre Cali).

Tra le proposte esplicite istituzionali e potenzialmente violente dei ricercatori e quelle tattiche dei

partecipanti, si genera un compromesso comune per il mantenimento della relazione e per la

realizzazione dell’impresa di videoregistrazione. Sulle soglie si assiste ad un gioco di specchi: i

3

partecipanti osservati hanno la possibilità di scegliere come “tradursi” agli occhi dei ricercatori e della

telecamera, danno istruzioni su come riprendere e come leggere le scene riprese.

4. QUESTA MATTINA SEMBRAVA UN FILM

Al dubbio sulla attraverso lo sguardo del ricercatore

NATURALITÀ DEGLI EVENTI E COMPORTAMENTI OSSERVATI

e i suoi strumenti, la prospettiva riflessiva risponde sostenendo che il ricercatore non altera la veridicità

della scena. Piuttosto, sollecita gli attori sociali a scegliere registri e modalità comunicative ritenute

appropriate. Non vi è alterazione di uno stato di cose naturale: la telecamera non può alterare i processi

abituali in qualcosa di radicalmente diverso.

L’altra risposta a questo dubbio viene fornita dall’approccio riflessivo includendo l'effetto della presenza

del ricercatore nelle analisi, ossia ponendo attenzione al modo in cui il ricercatore offre chiavi di

lettura del contesto in cui si situa attraverso le videoriprese, le interviste e le note di campo.

Le famiglie danno indizi su cosa notare e come interpretare le scene ufficiali registrate: come se tra

la vita quotidiana con e senza le telecamere ci fosse uno scarto che richiede di essere interpretato.

Queste inscrizioni riflessive si innescano in :

LUOGHI ELETTIVI

• S : tra dentro e fuori la scena ufficiale registrata (l’inizio e la fine delle riprese)

OGLIE

• P : da uno spazio all'altro della casa o da un'attività all'altra

ASSAGGI

• Z : tra il mondo esterno del ricercatore e quello della famiglia (ingresso e uscita dei

ONE DI CONTATTO

ricercatori da casa)

E' proprio sul margine/confine che le famiglie offrono i suggerimenti e ripensano alle proprie

pratiche quotidiane e gli stessi ricercatori mettono in scena aggiustamenti.

Un breve estratto riguarda il momento in cui la O sta uscendo di casa al mattino. I ricercatori

FAMIGLIA LMI

sono arrivati da un’ora e hanno filmato il risveglio dei bambini, la preparazione e la colazione. Nel

dialogo, il padre utilizza l’espressione «stamattina sembrava un film», quando uno dei ricercatori gli

chiede come mai quella mattina fossero stati così puntuali (cosa diversa dal solito). Si lascia intendere

quindi che quando si viene osservati, si cerca di mostrarsi al meglio.

La dichiarazione del padre suggerisce una chiave di lettura ai ricercatori: esiste uno “scarto” tra quanto

accaduto e osservato e il quotidiano abitualmente esperito.

5. NEGOZIARE LO SPAZIO DOMESTICO

L’ si fa depositaria di storie e nel contempo le costruisce intrecciandosi con le biografie che

ABITAZIONE

accoglie. La casa contiene pratiche, discorsi particolari ed è la scena di conflitti e negoziazioni spesso

legati alla definizione degli spazi interni da parte dei membri di una famiglia.

Il modo in cui si è deciso di affrontare lo studio vuole riflettere sul concetto di proprietà degli spazi nel

senso dei diritti di esclusività che i membri della famiglia hanno sui diversi ambienti domestici. Ci si

interroga su come gli spazi collettivi ed individuali coesistano e si definiscano reciprocamente, e cosa

porta a definire un luogo come proprietà di un membro piuttosto che di un altro.

Tuttavia, è inopportuno utilizzare il termine statico di “proprietà”. Piuttosto, si usa dire “ ”,

APPROPRIAZIONE

ad indicare il modo in cui i consumatori personalizzano gli oggetti della produzione di massa

(mobilio, oggetti decorativi), integrandoli nel loro stile di vita e nella loro storia familiare.

Attraverso l’etnografia di 8 famiglie romane si vogliono quindi indagare le dinamiche di APPROPRIAZIONE

. In questo senso, è più utile parlare di etnoarcheologia, poiché gli spazi domestici

DEGLI SPAZI DOMESTICI

sono esplorati tenendo conto sia degli attributi fisici degli ambienti che delle interpretazioni che ne

hanno i membri della famiglia. A questo fine sono stati utilizzati i seguenti strumenti:

Audiotour : uno o più membri della famiglia mostrano e descrivono la casa ai ricercatori

­ Videotour : compiuti personalmente in assenza del ricercatore per mostrare gli spazi più significativi

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davril86

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e processi sociali
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Padiglione Vincenzo.

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