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Il sistema di opposizioni secondo Jakobson

Secondo Jakobson, il bambino inizia a dare un senso ai suoni che percepisce creando un sistema di opposizioni in cui ritroviamo, da una parte una distinzione binaria fra vocali e consonanti, dall'altra una distinzione ternaria fra le tre vocali (a,u,i) e le consonanti (p,t,k) dotate del più grande valore distintivo. I triangoli di opposizione fra vocali possono essere descritti con due opposizioni essenziali tra proprietà acustiche dei suoni: compatto, diffuso e quella tra tratti denominati: grave e acuto. Attraverso questo triangolo Lévi-Strauss parla delle trasformazioni culturali della natura, compresa l'attività universale del cuocere, crea così il triangolo culinario, in cui le proprietà dei cibi prendono il posto dei suoni, e le opposizioni fra tratti acustici, sono sostituite da quelle fra cultura e natura e fra elaborato e non-elaborato.

La distinzione binaria fra "non-elaborato" ed "elaborato" è...

utilizzata per rappresentare l'azione trasformatrice che sia la cultura (cotto) sia la natura (decomposto/marcio) esercitano sul cibo. La categoria del "crudo" è a metà fra natura e cultura, poiché il cibo crudo è di solito presente nelle tradizioni culinarie, ma non è altrettanto elaborato o trasformato dei cibi cotti.

Clifford Geertz e l'approccio interpretativo

Geertz sviluppa un metodo di indagine che sottolinea il processo interpretativo senza fine caratteristico dell'esperienza umana, in tal modo può comprendere le culture umane invece che limitarsi a spiegarle in base a teorie causali, in questo senso scrive:

"Il concetto di cultura che adotto è di tipo semiotico. Ritenedo, insieme al sociologo Max Weber, che l'uomo è un animale impigliato nelle reti di significati che egli stesso ha intessuto, credo che la cultura consista in queste reti e che perciò la loro analisi non sia anzitutto"

una scienza sperimentale in cerca di leggi, ma una scienza interpretativa in cerca di significato". Le "reti" di cui è composta la cultura vengono scoperte attraverso ricerche e riflessioni etnografiche accurate. Il concetto di descrizione densa, è uno dei principali nella teoria di Geertz, esso è una metafora con cui si spiega che l'azione dell'etnografo fa nell'analizzare più e più volte gli stessi materiali, crea degli "strati", che aumentano densità e concentrazione. Gli esseri umani che creano una cultura devono anche interpretarla, essa è esterna agli individui; le manifestazioni culturali sono atti di comunicazione, questa partecipazione congiunta non solo implica ma crea delle visioni del mondo, comprese le nozioni locali di persona, e comunica anche una serie di nozioni relative all'ordine pubblico, ai diritti individuali e alla cooperazione sociale: comunica un particolare concetto di.

persona nello stesso momento in cui lo si pone in essere.

La cultura come sistema di mediazione

Questa figura rappresenta il ruolo di mediazione svolto dagli strumenti:

ESSERI UMANI ----------------- STRUMENTO ------------------- AMBIENTE

Gli strumenti ed ogni genre di manufatto prodotto dall'umo si situano tra gli esseri umani ed il loro ambiente, questo rapporto cioè è mediato dagli strumenti oggettivi o sociali. La cultura organizza l'uso di strumenti mediante attività specifiche, in ognuno di questi casi, la capacità delle persone di appropiarsi della antura per sfruttarla e controllarla viene accresciuta o anche modificata dall'uso di questi strumenti. La natura umana ha dunque una duplice possibilità di avere un rapporto con l'ambiente mediato o diretto, questa possibilità viene rappresentata così:

E' implicita in questo modello la possibilità che vi siano sia oggetti culturali materiali, sia

oggettinon-materiali o ideativi come i simboli ; la linea tratteggisata sta ad indicare la natura non certa del rapporto tra esseri umani e ambiente, infatti esso, come detto prima, può avvenire o meno.

possiamo dunque affermare che la cultura comprende sia oggetti materiali che non-materiali, entrambe sono strumenti attraverso i quali gli esseri umani mediano il loro rapporto con il mondo.

La teoria della cultura come attività mediatrice fra le persone e il mondo in cui vivono è nient'altro che l'estensione della nozione di linguaggio come sistema di mediazioni. Parlare della lingua come un'attività mediatrice significa vedervi uno strumento per farne cose nel mondo, riproducendo la realtà ma anche trasformandola: mediante la lingua ci facciamo nemici o amici, suscitiamo o tentiamo di risolvere conflitti, impariamo qualcosa sulle nostre società e tentiamo di conformarci ad essa o di cambiarla. La lingua è quindi vista come uno

strumento di azione a nostra disposizione che ci offre possibilità e allo stesso tempo pone dei limiti. Cultura come sistema di pratiche. Questa nozione è in gran parte debitrice del movimento intellettuale noto come poststrutturalismo. L'autore principale, Bourdieu, ad esempio, mette in evidenza lo strettissimo rapporto che intercorre tra conoscenze e azione nel mondo, tra condizionamenti passati e presenti, su questo scrive: "la teoria di pratica in quanto pratica riafferma con forza che gli oggetti della conoscenza sono costruiti, ed alla base di questa costruzione vi sia un insieme di disposizioni strutturate e strutturanti, l'habitus". Introduce quindi la nozione di habitus come unità di analisi, l'habitus è un sistema di disposizioni dotato di una dimensione storica, e attraverso il quale i neofiti possono acquisire una competenza mediante la partecipazione ad attività da cui emergono una serie di aspettative sul mondo e sui.

Vari modi di essere nel mondo. Si tenta qui di superare la dicotomia esistente tra orientamenti oggettivisti e soggettivisti nelle scienze sociali: questo approccio sottolinea come il soggetto o attore umano può esistere ed agire culturalmente solo in quanto partecipa ad una serie di attività abituali. La cultura esiste solo nell'azione ripetuta e abitudinaria, di cui sono parte integrante sia le condizioni materiali, sia l'esperienza degli attori sociali. Bisogna poi tener presente l'importanza del linguaggio come sistema definito in forma attiva da processi sociopolitici di cui fanno parte, una lingua, insomma, esiste solo in quanto habitus linguistico, cioè come serie di sistemi ricorrenti e abituali di disposizioni ed aspettative.

Cultura come sistema di partecipazione

Quest'idea è connessa a quella che vede la cultura come un sistema di pratiche, essa infatti si fonda sull'assunto che qualunque azione nel mondo, compresa la comunicazione verbale,

possegga unacaratteristica intrensecamente sociale, collettiva e partecipante. Si tratta di una nozione di cultura molto utile se ci interroghiamo sui modi in cui la lingua è utilizzata nel mondo reale, poiché parlare una lingua significa essere in grado di prendere parte ad interazioni in un mondo molto più vasto di noi, di ciò che possiamo vedere e toccare. Le parole poi ci mettono in relazione con le altre persone, con le altre situazioni, eventi, atti, credenze, sensazioni. L'indessicalità del linguaggio è parte integrante di qualsiasi atto linguistico, inteso come atto di partecipazione ad una comunità. Parlare dunque vuol dire scegliere un particolare modo di fare il proprio ingresso nel mondo e di intrattenere rapporti con coloro i quali entriamo in contatto, diveniamo membri di una comunità principalmente attraverso l'uso del linguaggio. Qualunque sistema di partecipazione ha bisogno di una componente cognitiva, ingrado di gestire il recupero delle informazioni possedute e di predire le azioni altrui, inoltre necessita di una componente corporea che dia conto della nostra capacità di agire funzionalmente in un ambiente fisico pieno di oggetti materiali e di esseri viventi. La partecipazione richiede inoltre l'implicita condivisione di risorse già esistenti e la valutazione implicita di queste ultime in vista dell'utilizzazione più immediata. Capitolo terzo La diversità linguistica I grammatici generativi, come Chomsky, si dedicavano alla spiegazione delle differenze fonologiche, morfologiche e sintattiche fra le lingue, sviluppando così una teoria della "Grammatica Universale" come insieme di regole e condizioni relative a regole che dovrebbero consentirci di descrivere la grammatica di qualsiasi lingua. I grammatici formali, tendono ad ignorare le differenze esistenti all'interno di una stessa lingua; danno per scontata.l'omogeneità all'interno delle stesse comunità di parlanti. I sociolinguisti, criticano questa teoria, essi infatti partono dall'assunto che esiste una netta differenziazione all'interno di qualunque comunità linguistica relativa alla pronuncia delle parole, alla costruzione e interpretazione degli enunciati e ai modi in cui vengono create unità discorsive più complesse a seconda dei diversi contesti sociali. Gli antropologi del linguaggio, si sono occupati di problematiche simili, ma in più hanno affrontato la complessa questione del rapporto tra lingua e pensiero, ovvero l'"ipotesi delle relatività linguistiche". Franz Boas e l'uso della lingua nativa. È uno dei padri fondatori dell'antropologia americana. L'esperienza presso gli eschimesi e gli indiani kwakiutl lo indusse allo studio del linguaggio e delle lingue indiane, egli sosteneva che "non è possibile comprendere davvero

una cultura senza avere un accesso diretto alla sualingua". Lo studio linguistico, secondo Boas, non ha solo carattere pratico, ma anche teorico, poiché esiste un forte legame tra lingua e cultura: "[...] il servizio resoci dall lingua è innanzitutto pratico: è un mezzo per capire più chiaramente fenomeni etnologici che di per sé non hanno nulla a che vedere con problemi linguistici...lo studio teorico delle lingue indiane non sembra però essere meno importante della loro conoscenza pratica, e la ricerca strettamente linguistica è parte essenziale di un indagine approfondita dalla psicologia dei popoli del mondo [...] il linguaggio umano è una delle manifestazioni più importanti della vita mentale, sembrerebbe entrare di diritto nel campo di studio dell'etnologia."

L'idea principale secondo cui il la lingua è necessaria al pensiero umano, e dunque alla cultura, divenne una delle teorie fondamentali

dell'antropologia culturale americana. Questo modo di considerare il ruolo della lingua nella cultura fece sì che i sistemi linguistici potessero essere analizzati come guide per analizzare poi i sistemi culturali. In seguito
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Publisher
A.A. 2006-2007
15 pagine
3 download
SSD Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Padiglione Vincenzo.