Fabietti – Elementi di Antropologia Culturale
PARTE PRIMA – GENESI E NATURA DELL'ANTROPOLOGIA CULTURALE
1 – Origini e significato dell'antropologia Il termine antropologia deriva dei termini della
1.1 Antropologia significa: lingua greca antica àntrophos ( uomo, in senso di
Antropologia significa letteralmente "studio del genere genere umano) e logos ( sapere, studio).
umano", definizione però vaga , poiché sono molte le Oggi, antropologia, è un termine che include molti
scienze che studiano il genere umano, e imprecisa, significati: non esiste solo quella culturale, ma
poichè non specifica quale aspetto del genere umano anche quella filosofica, fisica, sociale...
costituisca il suo oggetto di studio privilegiato.
Fabietti si occupa dello studio del genere umano dal punto di vista culturale, ovvero
delle idee e dei comportamenti espressi dagli esseri umani in tempi e luoghi distanti
tra loro.
Le condizioni della comparsa dell'Antropologia.
Le origini dell'antropologia sono incerte: quelle più lontane risalgono al VI secolo a.C.
con il greco Erodoto, il quale, sebbene non parlo mai di antropologia, espresse
osservazioni sulle diversità tra Greci e Barbari e relativi costumi, che hanno
indubbiamente un sapore antropologico.
Le radici più riconoscibili risalgono invece al 400, l'umanesimo europeo e ai dibattiti
che seguirono la scoperta del nuovo mondo. In questo periodo, il genere umano fu al
centro della riflessione filosofica, della letteratura e dell'arte, oltre che della scienza
medica. Agli occhi degli umanisti, il genere umano divenne un
Furono i tardo-illuministi, con un'associazione soggetto capace di forgiare il proprio destino e di
fondata a Parigi nel 1799,La società degli esplorare la natura, studiandone le leggi e i meccanismi
osservatori dell'uomo, i primi a lanciare un vero nascosti. Gli umanisti però rimasero legati a un'idea di
programma antropologico. umanità idealizzata. La scoperta e la conquista
Essi concepirono un piano di ricerca che, anche dell'America, l'espansione e l'intensificarsi dei contatti
se non fu mai realizzato (Napoleone fece con genti dei costumi così diversi dagli europei, fecero
chiudere la società nel 1805 perché la sorgere gravi problemi di ordine religioso, scientifico e
considerava inutile) costituisce il primo vero morale. Inoltre, crebbero le descrizioni dei loro costumi
tentativo di pensare una scienza del genere e delle loro istituzioni sociali. Dalla fine del 500, i
umano fondata sull'osservazione diretta e lo
studio comparato delle istituzioni e dei costumi missionari della compagnia di Gesù documentarono con
dei popoli della terra. grande precisione usi e costumi dei popoli extra europei;
alla base di queste descrizioni non vi era però un vero
Questi osservatori furono i primi a comprendere
che per studiare il genere umano dal punto di progetto scientifico, per cui si dovette attendere la fine
vista scientifico, bisogna viaggiare ed entrare in del '7 00, quando scienziati natur ali e filosofi
contatto diretto con i boccoli oggetto di studio. cominciarono ad elaborare una teoria "unitaria" del
genere umano concepito come un'unica specie naturale e come complesso di individui
potenzialmente dotati delle stesse facoltà mentali.Deve comunque osservare che, in
quanto disciplina accademica, le origini dell'antropologia culturale sono ancora più
recenti, circa all'ultimo quarto dell'ottocento, quando l'interesse per i boccoli "esotici"
andò crescendo. Proprio nella colonia e nelle riserve, gli antropologi trovarono i luoghi
privilegiati del loro lavoro.
Cosa fanno gli Antropologi.
Prevalentemente si sono occupati dello studio di popoli loro contemporanei ma
geograficamente lontani che, fino a poco tempo fa, sono stati chiamati "selvaggi" o
"primitivi" perché ritenuti rappresentante di fase arcaica della storia del genere
umano. Dalla metà del Novecento, si sono aggiunti altri popoli, geograficamente più
vicini all'Europa e con istituzioni più simili a quelli delle società occidentali. Al giorno
d'oggi il campo della ricerca e quasi illimitato.
Agli albori di questa scienza, gli studiosi avevano allenamento occasione di visitare i
popoli di cui scrivevano. Nella seconda metà dell'ottocento,li studiavano a distanza e,
a parte rare eccezioni come Morgan, si avvalevano delle testimonianze di viaggiatori,
esploratori, militari e funzionari coloniali. Nei primi anni del XX secolo, venne
inaugurata la pratica della ricerca sul campo, che prevede che le conoscenze relative
a una popolazione derivino dall'osservazione diretta da parte del ricercatore
professionale. "Fare antropologia" non consiste solo nel riflettere su ricerche svolte da
altri, ma significa innanzitutto voler affrontare l'incontro con esseri umani con costumi
diversi dai propri, coniugando le conoscenze teoriche della disciplina con la personale
esperienza di osservazione, riflessione e ricerca.
1.2 – Una Antropologia o molte Antropologie?
Il fatto di pensare all'umanità con le sue somiglianze e le sue differenze non è una
prerogativa esclusiva delle grandi civiltà storiche: spesso è proprio presso popoli
semplici e sprovvisti di istituzioni preposte allo studio del genere umano che troviamo
visioni affascinanti della natura dell'uomo e del cosmo. Con i loro miti della creazione
e dell'origine delle differenze tra i sessi, le loro teorie sul concepimento e sulla
sostanza costitutiva del corpo e della psiche umana, i popoli "primitivi" appaiono come
dei veri e propri filosofi.
Se "Pensare antropologicamente" significa elaborare una visione della natura umana,
delle differenze tra gli esseri umani e tra questi e il mondo della natura, possiamo dire
che l'antropologia è davvero un fatto universale che accomuna tutti i popoli.
2 – Oggetti e Metodi dell'Antropologia Culturale.
2.1 – E' possibile definire la “Cultura?”
Non è facile dare una definizione di "cultura".
Fabietti racconta la storia dell'incontro tra spagnoli e Arè Arè delle isole Salomone.
Gli spagnoli barattarono i loro capelli con i bastoni indigeni, decorati con una pietra simile
all'oro.Per gli spagnoli, e secondo i loro schemi mentali, l'oro signifcava arricchimento.Per
gli indigeni, invece, i paramenti del capo signifcano prestigio.
Potremmo allora dire che è una "cultura" è un complesso di idee, di simboli, di
comportamenti e di disposizioni storicamente tramandati, acquisiti, selezionati e
largamente condivisi da un certo numero di individui, con cui essi si accostano al
mondo, si senso pratico che intellettuale.
L'oggetto privilegiato dell'antropologia consiste allora nelle differenze che intercorrono
tra le idee e i comportamenti in vigore presso le varie comunità umane: gli
antropologi chiamano culture i modi diversi in cui gruppi umani affrontano il mondo e
cercano anche di mettere in luce quanto vi è di comune o affine tra i diversi gruppi
umani.
2.2 – Le origini del concetto Antropologico di Cultura
Il termine "cultura" ha rivestito, per gli antropologi, significati diversi in passato.
La prima definizione antropologica di cultura risale a Edward B. Taylor, autore di
Primitive Culture del 1871. Secondo Taylor "La cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico più ampio, è
quell'insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e
Qui, “cultura”, non significa più solo un
abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro della società".
patrimonio di conoscenze personali che fanno di un individuo una persona "colta":
questa definizione coincise con l'estensione del termine a tutta l'umanità, fino a
comprenderne le manifestazioni più strane e aberranti che gli europei di allora
potessero concepire, come il cannibalismo o la stregoneria.
2.3 – La Cultura e la sua “natura”
È appurato che gli essere umani, a differenza degli animali, dipendono per la propria
sopravvivenza molto meno dei geni che dalla cultura: alla nascita il genoma di un
essere umano non contiene le informazioni necessarie per fargli adottare
automaticamente comportamenti indispensabili per far fronte al mondo circostante,
contrariamente agli animali, che hanno inscritto nel codice genetico le informazioni
che li rendono in grado di procacciarsi il cibo, di trovarsi in un riparo, di migrare.
Il nostro codice genetico ci predispone a compiere operazioni infinitamente più
complesse di quelle effettuabili da qualsiasi altro animale, ma non c'indica quali
operazioni dobbiamo compiere. Tutto ciò che compiamo, dipende da ciò che ci è stato
insegnato dal gruppo in cui siamo cresciuti e ciò che il gruppo sa e insegna, è a sua
volta frutto di una lunga storia di rapporto con l'ambiente. Per questo si dice che la
cultura può anche essere studiata in prospettiva "ecologica”.
Gli umani sono determinati dal momento che, per vivere con i loro simili, devono
adottare codici di comportamento pratico e mentale che siano riconoscibili e
condivisibili da altri. Il processo della maturazione delle facoltà psichiche nell'uomo
dura tutta la vita, poiché egli è in grado di accumulare nuove esperienze e di
rielaborarle in base ai codici culturali di cui è in possesso.
La cultura come complesso di modelli:
È difficile rendersi conto di come "funzioniamo" dal punto di vista culturale: le nostre
azioni quotidiane e i nostri pensieri, che sembrano ovvi, derivano in realtà dal fatto
che seguiamo determinati modelli di comportamento e di pensiero, e non altri.Tali
modelli sono stati introiettati grazie all'educazione indiretta o diretta che le persone
ricevono dal gruppo nel quale sono cresciute. Questi modelli possono essere qualificati
c o m e modelli per, ovvero modelli-guida per il comportamento e il pensiero in
contesti culturali diversi. Esistono anche dei modelli di, attraverso cui noi pensiamo
qualcosa, lo rendiamo coerente con altre cose e poi lo consideriamo un modello di
come sono o dovrebbero essere le cose. I modelli per e i modelli di funzionano negli
umani allo stesso modo delle informazioni genetiche degli animali.
La cultura è operativa:
Gli esseri umani si accostano al mondo in senso pratico e intellettuale grazie ai modelli
culturali di cui dispongono.Qualunque atto o comportamento umano è guidato dalla
cultura: in questo senso si può dire che la cultura è "operativa" perché mette l'essere
umano nella condizione di agire in relazione ai propri obiettivi, adattandosi sia
all'ambiente naturale che a quello sociale e culturale da cui è circondato.
( Pierre Bourdieu lo definì “Habitus” ovvero, “Un sistema durevole di disposizioni che sono il risultato
dell'interiorizzazione di modelli di comportamento e di pensiero elaborati dalla cultura nella quale viviamo in risposta all'ambiente fisico,
sociale e culturale che ci circonda”).
Selettività della cultura:
I modelli si alimentano di una tensione continua con altri modelli condivisi dagli stessi
soggetti: spesso il modello può cambiare in seguito circostanze determinate e allora
anche gli altri modelli dovranno cambiare di conseguenza. La cultura è quindi un
complesso di modelli tramandati, acquisiti ma anche selezionati.Tramite la messa in
atto di processi selettivi, le culture rivelano il loro carattere di sistemi aperti e chiusi al
tempo stesso:la selezione, infatti, si esercita sia per raccogliere gli elementi culturali
che si accordano con i modelli in vigore, sia per bloccare l'eventuale intrusione di
modelli incompatibili con quelli in atto.
Dinamicità nella cultura:
Cessioni, prestiti e selezioni producono sempre delle trasformazioni che a volte
possono tradursi in un cambiamento sostanziale dei modelli culturali.
L'antropologo francese Balandier ha chiamato questo processo "dialettica della
dinamica interna e della dinamica esterna", intendendo che le culture si trasformano
sia secondo logiche proprie, sia in relazione agli elementi di provenienza esterna con
cui entrano in contatto. Tutte le culture hanno una storia, alla cui origine vi è
L'evoluzione della cultura l'impossibilità per ognuna di rimanere identica a se
stessa: anche se i modelli culturali tendono a
Nell'ottocento molti antropologi, non a caso
definiti evoluzionisti, ritenevano che la cultura conservarsi, il cambiamento si produce poiché le culture
umana fosse sottoposta a processi di tipo sono sempre sottoposti alle influenze esterne.
cumulativo e migliorativo, cui davano nome di
evoluzione. Oggi, alcuni antropologi non La cultura è differenziata e stratificata:
parlano volentieri di evoluzione della cultura, Quando parliamo di una determinata cultura, siamo
perché questa espressione rimanda al portati ad avere un'immagine omogenea della stessa.
concetto darwiniano che considerava selvaggi In realtà, all'interno di una comunità esistono tanti modi
e primitivi come copie imperfette degli europei diversi di percepire il mondo, di rapportarsi con gli altri,
del XIX secolo. Altri, invece cercano di leggere di esprimersi e di comportarsi in pubblico.Tali differenze
la storia della cultura dal punto di vista
selettivo, interpretando l'adattamento non dipendono solo dalle circostanze del momento e
culturale del genere umano nell'ambiente in della situazione ma hanno a che vedere con la ricchezza,
cui vivono attraverso una prospettiva simile a la posizione sociale, l'istruzione, le convinzioni religiose o
quella adottata in campo biologico, ma politiche. In passato questi "dislivelli interni" di cultura
comunque lontana a quella dell'Ottocento. erano molto più evidenti, al punto che si parlava di
cultura colta, identificata con le scienze, le arti e le lettere, e di cultura popolare,che
era quella dei rituali e delle feste paesane, della superstizione...
Non si può quindi ritenere che le culture siano costituite da modelli distribuiti in
maniera uniforme: spesso sono gli interessi dei soggetti socialmente più forti a
prevalere, per cui l'immagine che noi abbiamo delle culture è spesso quella che i
dominatori sono interessati a trasmetterci.
Comunicazione e creatività:
La cultura non esiste nella mente e nel cuore dell'uomini ma nella loro capacità di
trasmettersi dei messaggi, di comunicare. Come detto in precedenza, i modelli devono
essere largamente condivisi dei componenti di un gruppo: devono essere riconoscibili
e quindi comunicabili. Ciò non vuol dire che debbano essere per forza condivisibili:I
segni possono essere capaci di essere combinati per creare nuovi significati.
Questo coincide con la natura creativa della cultura, che ha riscontro in due
caratteristiche del linguaggio umano:
l'universalità semantica: tutte le lingue sono in grado di produrre informazioni
• relative a eventi, qualità di cose, luoghi del presente, del passato e del futuro,
vicini e lontani, reali e immaginari, capacità che manca ai linguaggi animali. Il
linguaggio umano ha la caratteristica di collocare le azioni e gli eventi, oltre che
nel tempo, anche nello spazio.
la produttività infinita: riguarda il fatto che una proposizione non ci dice nulla su
• che cosa potrà seguire. Noi siamo in grado di anticipare spesso quale sarà la
continuazione di un messaggio, perché il nostro linguaggio possiede la
caratteristica di poter collocare i messaggi nel tempo e nello spazio.
Esiste però un altro tipo di creatività culturale, che Cultura Animale
consiste nella creazione di nuovi significati che
modificano il nostro modo di intendere le cose, Non è esatto dire che il comportamento animale
si basa soltanto sull'istinto e quello umano sulla
rappresentare il mondo, o di manipolare il mondo cultura: se per cultura si intende una forma di
naturale sociale circostante. Per essere rilevanti le comportamento appreso, ovvero elaborato da
innovazioni devono implicare la riorganizzazione delle un'esperienza e poi trasmesso da alcuni individui
espressioni collettive, ovvero dei modelli culturali ad altri,alcune speci animali danno prova
esistenti, e per farlo, devono essere accettate. Una dell'esistenza di forme elementari di cultura. Gli
esseri umani hanno l'enorme vantaggio di avere
cultura controlla sempre la creatività degli attori sociali: un cervello molto più grande e un linguaggio
quando ci si allontana troppo dal modo corrente di articolato in grado di esprimere varie sfumature
vedere le cose, queste non possono acquisire il senso. di luogo, tempo e significato.
Altro tipo di limite imposto la creatività avviene quando
una società non è in grado di accogliere l'innovazione. Il successo della creatività nella
cultura, sta nel dire parole, immaginare situazioni o inventare cose che si allontanino
da ciò che è una cultura già conosce, ma che non diventino per questo e riconoscibili o
inutilizzabili le componenti della società nella quale la creatività si manifesta.
La cultura è olistica:
L'interagire e il coniugarsi dei modelli forma un complesso integrato: per questo
motivo si dice che la cultura è un'entità olistica ( “Intera”), cioè complessa e integrata,
formata da elementi che stanno in un rapporto di interdipendenza reciproca. Secondo
certi antropologi, alcune culture sarebbero più olistica di altre, nel senso che loro
elementi costitutivi sarebbero pensati in un rapporto di integrazione maggiore rispetto
a quanto avviene in altre società.
Esistono i confini di una cultura?
Cultura non hanno confini precisi e identificabili co
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