I fluidi di Aristotele
Introduzione
«Il maschio e la femmina si distinguono per una certa potenza ed una certa mancanza di potenza (in effetti, chi che è capace di realizzare una cottura, di far prendere forma e di emettere uno sperma che contiene il principio della forma, è il maschio […] Al contrario chi serve da ricettacolo, ma non può donare una forma né emettere dello sperma, è la femmina); dal momento che, di più, tutte le cotture agiscono per mezzo del caldo, è necessario che negli animali il maschio sia più caldo rispetto alle femmine.»
«Il discorso simbolico legittima sempre il potere maschile, che sia a causa della violenza mitica iniziale a cui le donne hanno sottoposto gli uomini, e dunque di un cattivo uso del potere fin quando esse l’avevano nelle loro mani, o che sia in ragione dell’impossibilità naturale, «biologica», dove esse si trovano ad accedere al rango superiore, quello dell’uomo.»
Questo studio ha come oggetto le rappresentazioni dei fluidi corporei: latte, sangue e sperma, in un’area culturale che comprende le regioni del Sud Italia, e talvolta, attraverso queste, molte altre regioni dell’Occidente. Accanto alle differenze rimarchevoli – per esempio, il carattere introverso dei Siciliani in opposizione al temperamento estroverso dei Napoletani – non si può negare che nell’Italia del Sud esiste un’unità culturale di fondo, che può farci risalire in parte al meno alla Grande Grecia e alla Sicilia di epoca greco-romana (e senza dimenticare l’apporto delle popolazioni indigene). La Sicilia, in particolare, è stata al centro di tutti i movimenti di popolazioni del Mediterraneo e, più recentemente, dell’Europa.
Il paradigma storico non può tuttavia giustificare che parzialmente il rapporto tra il titolo, I Fluidi di Aristotele, ed il sottotitolo che abbiamo dato a questo libro. Poiché il sistema di pensiero descritto dal filosofo greco ne La Generazione degli animali (e di cui si trovano dei nuclei significativi già al V secolo a.C. nel Corpus Hippocraticum), non soltanto non ricopre interamente il discorso sui fluidi propri alle culture della parte meridionale della penisola, ma pone ancora dei problemi di metodo che vorremmo cominciare a trattare per via etnografica.
Teorie sulla generazione dei sessi
Inquadriamo anzitutto l’attitudine di Aristotele in rapporto ad alcune teorie sulla generazione dei sessi che aveva luogo nella Grecia antica. Nel libro IV, che tratta della generazione e della determinazione del sesso, egli critica in particolare Empedocle, che rapportava la distinzione tra maschio e femmina al calore ed al freddo dell’utero (questo sviluppante in due direzioni opposte i semi che vi penetrano); egli critica in egual modo Anassagora, che spiega la differenziazione sessuale attraverso il principio della spazializzazione del corpo: «il maschio viene da destra, la femmina da sinistra, come nell’utero i maschi sono a destra e le femmine a sinistra».
L’osservazione ripetuta prova, secondo Aristotele, la falsità di questa teoria, come la credenza secondo la quale per fare un maschio o una femmina occorre legarsi il testicolo destro o il testicolo sinistro durante l’accoppiamento.
Ora, in maniera sorprendente e con uno slittamento sensibile degli organi riproduttivi dei due sessi ai fluidi che corrispondono loro (e di cui lui aveva esplorato la natura, soprattutto nel libro II più che nelle altre opere), Aristotele fa delle opposizioni (caldo/freddo, destra/sinistra) e della cottura dei fluidi, il principio motore del suo sistema. Così, mentre avverte che non bisogna spingere queste teorie all’eccesso, invita a convenire che «l’opinione che vede nel caldo e nel freddo la causa del maschio e della femmina, e che fa venire la secrezione da destra o dalla sinistra, si giustifica in certa misura: in effetti, la parte destra del corpo è più calda della sinistra; lo sperma che ha subito una cottura è più caldo, ed in questo caso è più consistente. Ora più ha consistenza, più è fecondo». La preminenza del caldo sul freddo traduce inoltre, per Aristotele, la superiorità del maschio sulla femmina, una superiorità conferma dall’idea che nella riproduzione, lo sperma del maschio, principio formatore caldo, «anima» la materia che è nella femmina, cioè il flusso mestruale, è «sperma non allo stato puro, ma che ha bisogno di essere elaborato».
Così, per Aristotele, «ciò che distingue lo sperma del maschio, è il fatto che possiede in se stesso un principio che gli permette di scatenare un movimento all’interno del vivente stesso, e di operare una cottura del nutrimento ultimo, mentre quello della femmina non è che materia »; e ancora, in un passaggio in cui l’analogia caldo/freddo anima/corpo è tradotta nei termini di un rapporto tra lo strumento ed il prodotto su cui esso interviene, l’idea della superiorità del maschio sulla femmina affiora in maniera tagliente: «Ora, sempre, la femmina fornisce la materia, e il maschio il principio creatore: questo è, in effetti, secondo noi, la funzione propria a ciascuno dei di essi, e quella tra femmina e maschio. È anche necessario che la femmina fornisca il corpo, una certa quantità di materia, mentre per il maschio non è necessario: poiché non è necessario che gli strumenti esistano nei prodotti che si fabbricano né che esista l’agente che li fa. Il corpo è fornito dalla femmina e l’anima dal maschio: in quanto l’anima è l’essenza di un corpo particolare».
Il sistema dei fluidi di Aristotele
Dal lato dell’uomo tutto è caldo, si potrebbe dire. Al contrario, nel sistema di ordinamento del mondo, la freddezza dell’utero è non solo la «causa» della generazione delle femmine, ma ancora, e paradossalmente, il marchio della loro impossibilità a cuocere, coagulare ed emettere lo sperma. Insomma, grazie al loro calore, solo gli uomini sono in grado di realizzare una cottura ed emettere lo sperma che contiene il «il principio della forma». In essa, Aristotele contraddice la concezione, apparentemente popolare nella Grecia del IV secolo, che «il sangue è caldo […] e l’essere che ne ha maggiormente è più caldo», e, al di là, l’idea che la femmina «è più calda rispetto al maschio perché essa ha le mestruazioni».
Nel pensiero di Aristotele, la differenza tra lo sperma e le mestruazioni è chiaro nonostante la loro natura comune. A testimonianza il fatto che, tra i due sessi, questi due fluidi compaiono alla testa età: «Il residuo [spermatico] dei maschi e le mestruazioni nelle femmine sono della natura del sangue». E alla fine di un’argomentazione sul carattere del residuo delle mestruazioni (in cui si trova, secondo Aristotele, «il seme femminile»), possiamo leggere anche che è «evidente che le mestruazioni sono dei residui e che ci sia un’analogia tra il liquido seminale maschile e le mestruazioni femminili».
Un’altra analogia costitutiva della logica aristotelica è quella che associa le mestruazioni e il latte, fluidi corporei caratterizzanti in maniera esclusivamente il sesso femminile. Per illustrarla, abbiamo scelto un altro passaggio in cui Aristotele, per una felice comparazione con la produzione pastorale, conferma in modo imperturbabile l’idea del calore e della vitalità associati ai soli maschi: «Giacché la secrezione della femmina, contenuta nell’utero, si coagula sotto l’influenza del seme maschile, l’azione di quest’ultima è simile a quella che esercita il caglio sul latte. In effetti, il caglio è del latte che possiede un calore vitale e che riunisce le parti identiche e le coagula: il seme svolge lo stesso ruolo in rapporto alla sostanza delle mestruazioni». Ora, forzando sensibilmente l’evidenza psicologica, Aristotele considera impossibile la presenza simultanea di questi due ultimi fluidi nel corpo della donna, e questa non solo nello stato di gravidanza ma anche durante l’allattamento. Da qui la convinzione che «se questa avviene, il latte si asciuga perché la natura del latte e la stessa di quella delle mestruazioni». Sull’incompatibilità del latte e delle mestruazioni Aristotele si sbaglia, ma ciò che è qui significativo la riaffermazione di una natura comune del latte e del sangue mestruale, vera chiave di volta, come si vedrà, del suo sistema di fluidi.
L'influenza del sistema aristotelico
Prendiamo la misura dell’influenza di un sistema aristotelico sulle rappresentazioni dei fluidi corporei nel Sud d’Italia, ma anche dalla distanza che li separa. Cominciamo con il constatare che nel sistema d’Aristotele non c’è traccia della doppia credenza che ha permesso di mettere a punto, questi ultimi anni, in particolare nei lavori di Françoise Héritier, la teoria antropologica la più coerente sulla «logica» dei fluidi: 1. Il seme è accumulato nelle ossa; 2. Esiste un solo meccanismo generatore andante dal pene alla colonna vertebrale, con questa come collettore del seme circolante in tutto il sistema osseo. Questa doppia credenza è largamente diffusa nelle culture umane e si articola con le rappresentazioni di corpi legati al sangue ed al latte. L’antropologia francese ricollega queste somiglianze, nonché le teorie più diffuse riguardanti la genesi del sangue, del latte e dello sperma (in cui, al contrario, il modello aristotelico trova bene il suo posto), all’«obbligo iniziale propriamente fisico» che sono l’anatomia e la fisiologia del corpo, ciò spiega anche la loro sovrapposizione con le rappresentazioni che accompagnano le spiegazioni scientifiche, comprese talvolta le più moderne. La messa in luce di quest’obbligo è importante, perché è anche per legittimare il confronto tra modelli di società lontane nello spazio e nel tempo.
Gli esempi indiani o africani lo mostrano. Le credenze dei Samo del Burkina Faso, studiati da Françoise Héritier, sono talvolta anche vicine a quelle dei Siciliani rispetto alle teorie che sono esposte da Aristotele. La ragione è semplice, poiché postuliamo che l’eredità della Grecia antica nelle configurazioni culturali che studiamo rivela le idee elementari che, sempre e dovunque, sono germogliate nella testa degli uomini a partire dall’osservazione degli stessi elementi di base, gli organi e i fluidi in particolare. Supporto biologico dell’esistenza, questa «natura interna» all’uomo è dunque l’oggetto di una manipolazione simbolica che, parallelamente, è il risultato della cultura ed un preambolo ai contenuti empirici di cui è portatrice. Queste operazioni della manipolazione simbolica si appoggiano sugli stessi processi mentali, esse possono spiegarci certe somiglianze tra le culture. È la stessa logica che presiede alle differenze in seno ad un sistema di trasformazione: la rete di opposizioni distintive che lo costituisce suppone l’attività di manipolazione, sulla quale ritorneremo dopo.
Somiglianze tra le credenze Samo e siciliane
Alcune somiglianze tra le credenze Samo e quelle di cui noi trattiamo in questo libro saranno sufficienti ad argomentare questo punto del metodo. Secondo i Samo, gli uomini e le donne dispongono di una doppia «acqua di sesso» che si libera al momento dei rapporti sessuali e di cui solo quella dell’uomo ha un potere fecondante, attestato dalla sua densità. Ora, questa credenza aderisce, in un certo modo, a quella delle due qualità del latte materno (di spalla e di cuore) che abbiamo scoperto nell’Italia del Sud e dall’altra parte del Mediterraneo presso i Berberi.
Manifestamente, è il genere che differenzia il latte localizzando la sua origine in differenti parti del corpo, e la qualità migliore dell’umore della donna dovrebbe colare da una parte «mascolina» dello scheletro dal grande valore simbolico: la spalla. Presso i Samo ed i Siciliani (ma anche in Mesopotamia come nell’Egitto antico e moderno), allo stesso modo lo sperma dovrebbe provenire dal midollo osseo, dalle articolazioni e dalla colonna vertebrale. E anche che il sangue, il latte e lo sperma circolano e si contaminano simbolicamente nelle stesse parti del corpo. È sorprendente ritrovare presso i Samo come in Sicilia o in Calabria, le stesse espressioni di piacere a proposito dell’uomo che la mattina ha dolore alle ossa o ai reni dopo le sue prestazioni sessuali notturne. In Sicilia, gli uomini dicono imi svacantàiu a carina (mi sono svuotato i reni) o meglio essi esprimono la soddisfazione e gli effetti dello «svuotamento» che gli procura una fellatio con l’espressione: mi sucò a murudda (mi ha succhiato il midollo). Con il termine murudda, i Siciliani rinviano non solo al midollo situato nella colonna vertebrale ma anche a quello che si trova in testa (questi due midolli di animali commestibili erano per altro molto apprezzati dai buongustai).
E non è tutto, poiché i Samo immaginano che questa sostanza spessa e viscida contenuta nelle ossa è di colore rossastro è ch’essa «si tramuta, secondo un processo sul quale gli informatori non sono molto espliciti, in sangue e in sperma». Ora, da un lato troviamo in Sicilia delle rappresentazioni analoghe nei biscotti chiamati «ossa dei morti»: essi presentano alla base una materia rossastra, sotto la parte sovrapposta bianca e cava. Dall’altro lato, come presso i Samo, constatiamo questa difficolta a padroneggiare coscientemente un processo eppure chiaramente «messo in figura». Effettivamente, dal momento che la parte «ossea» di queste «ossa dei morti» è chiaramente riconoscibile, non è lo stesso per la parte rossastra, quest’ultima poteva essere assimilata al midollo (quindi allo sperma), alla polpa o perfino al sangue coagulato. Questi tipi di ambiguità, non sollevate dalla cultura, ci hanno direttamente indicato le questioni essenziali costituendo dei punti d’accesso importanti per il loro studio.
Certi tratti condivisi dalle culture siciliane e samo, li ritroviamo presso molti autori greci (da Elien a Democrito, da Platone a Plutarco), di cui Onians (1999) ha fatto un resoconto molto esaustivo. Non li ritroviamo presso Aristotele, a cui siamo comunque debitori per la teoria più sistematica sui fluidi, che ha giustificato la nostra scelta e che è sicuramente «all’origine del pensiero europeo» – come dice il bel titolo dell’opera di Onians.
Problemi di metodo
Questo scarto della teoria aristotelica in rapporto alle rappresentazioni dei fluidi nel sud Italia pone un altro problema di metodo di cui noi enunceremo qui i tratti essenziali. Abbiamo già attirato l’attenzione sulla doppia analogia stabilita da Aristotele tra lo sperma e le mestruazioni e tra queste ultime e il latte, questo ci permette di interrogarci, per proprietà transitiva, sulla relazione tra lo sperma ed il latte. Aggiungiamo che, secondo Aristotele, il latte non sale al seno se non quando il feto è completo. Senza troppa precisione, egli postula che è in quel momento – dunque tra il settimo ed il nono mese di gravidanza – che avviene la trasmutazione del flusso mestruale (lo «sperma delle donne», che era servito a nutrire l’embrione) in latte destinato all’nutrizione. Aristotele può così affermare, contro Empedocle, che «il latte è sangue che ha subito una cottura perfetta e non sangue corrotto».
Non è incrociando le trasformazioni di sangue in latte e in sperma con l’opposizione di caldo e freddo che si può fare riemergere l’ideologia del sistema aristotelico, un sistema di cui la coerenza, in nome della «realtà scientifica» ch’egli pretende di incarnare, finisce talvolta per nascondere la «valenza differenziale dei sessi» cui esso soggiace. Effettivamente, ne La generazione degli animali (ed in altre opere), Aristotele giustifica la caratterizzazione in termini opposti e gerarchicamente disposti del latte e dello sperma in rapporto ai due sessi, confermando le ideologie che sostengono la dominazione maschile. Benché egli inscrive il latte nella stessa catena di trasformazioni che conduce dal nutrimento allo sperma, egli lo considera come un residuo (dell’alimentazione) di qualità inferiore, poiché è il risultato di una cottura debole (benché perfetta) della sostanza condivisa dai due sessi: il sangue. All’inizio di questa «catena dei fluidi», Aristotele piazza dunque il nutrimento, di cui la trasformazione in sangue da in seguito luogo a due umori (il latte o lo sperma) in ragione del calore differente dei due sessi. Il calore delle donne essendo ridotto per il gocciolamento periodico e non volontario del sangue mestruale, non basta a produrre lo sperma come al contrario avviene negli uomini. La teoria aristotelica degli umori, presentata come suscettibile di giustificare l’ordine sociale, trova così la sua fonte in una differenza di natura, di cui desume che le mestruazioni costituirebbero una forma incompleta dello sperma ed il sangue...
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