Riassunto dal rito al teatro
Introduzione all’edizione italiana
Turner, grazie alla sua formazione cattolica, ha un profondo umanesimo che lo porta a vedere il positivo e costruttivo in ogni cambiamento sociale. Si interessa delle difficoltà personali in relazione con i problemi culturali, ma ha anche elaborato un sistema per valutare la biografia e storia in definite strutture sociali in rapporto reciproco, presentando sempre un sistema di confronto con le ricerche passate e la riconsiderazione del lavoro svolto poiché i suoi modelli sono sempre in trasformazione. Non cerca quindi un metodo dimostrativo o esplicativo ma di congiungere antropologia sociale e sociologia comparata per mostrare ambiti di studio connessi dalle matrici culturale e funzioni sociali comuni.
Riprende il credo di Mauss che una posizione scientifica ha credito solo se dimostrata in esempi da altre razze e società, ma al contempo apprende da Malinowski nella sua formazione alla scuola di Manchester l'interesse per la vita quotidiana e la Radcliffe Brown l'impossibilità di separare una cultura dal suo contesto e sistema sociale in cui vi sono i comportamenti che determinano la sua unicità.
Dal rito
In Schism and Community in an African Society, a Story on a Nembu Village, Turner cerca di congiungere l'analisi in successione temporale e quella che rifiuta l'evoluzione, confrontando i villaggi per ricavare costanti comuni nelle dimensioni e comportamenti, ma anche ricavare il modello dinamico di ogni società ed applicarlo a contemporanei cambiamenti. Mostra come il cambiamento sociale, che rafforza o modifica gli status, è dato da drammi sociali che sono divisi in 4 fasi: 1° rottura del comportamento normale violando le norme in modo pubblico, 2° cambiamento dei comportamenti sociali e fase di crisi (mostra la struttura sociale meno duttile al cambiamento), 3° intervento di personaggi importanti per la pacificazione, 4° reintegrazione o riconoscimento dello scisma. Alla fine del testo mostra la funzione politica e sociale del rito, ovvero un momento di continuità sociale che supera i conflitti e porta a nuove costruzioni sociali.
Indaga il tutto con l'analisi microsociologica che porta la consuetudine ad essere superiore all'unicità opponendosi allo struttural-funzionalismo. Negli anni '60 pubblica Nedembu Divination (1961) e Chihamba the White Spirit (1962), affermando di aver riscoperto il simbolismo con Van Gennep nel 1909 e poi rilanciato da Levi Strauss. Divide i riti di cambiamento in separazione-margine-aggregazione, superando la dicotomia schematica di Schism and Community. In La Foresta dei Simboli (1967) mostra come la nascita del rito non vada indagata dalla consapevolezza della sua popolazione ma per mezzo delle interpretazioni indigene.
Il rito è quindi alla base della complessità sociale e il simbolo viene considerato nella sua concretezza, dato che sono depositari della tradizione e memoria sociale ma anche protagonisti dei processi rituali e oggetti che producono l'azione. Con il principio di simbolizzazione rendono visibile la disposizione psicologica e sociale del privato. Si ha così il superamento del mero sociologismo dato che si vede nell'attività simbolica sia il fattore creativo che quello comunicante, assicurando la trasmissione della cultura. La complessità sociale si mostra quindi attraverso forze coesive come di innovazione che influenzano la sfera sociale (negli status) e culturale.
Nel Processo Rituale (1969), Turner indaga il concetto di liminalità di Van Gennep e lo dichiara il momento di scomposizione dei fattori costitutivi della società e la loro libera ricomposizione dell'individuo. Secondo la sua teoria, non si trova in un processo graduale ma di rottura, poiché non appartiene né alla struttura di base né a quella che deve raggiungere, collocandosi quindi nell'anti-struttura, andando contro la struttura precedente e non portando ancora alla struttura successiva (rielaborata e modificata). La liminalità è un'energia in movimento che presenta una processualità tra struttura-antistruttura-struttura che influisce sul rito e sui suoi simboli, che non sono costruzioni metastoriche o slegate dal reale, ma partecipano alla processualità strutturale assumendone i specifici valori.
Si differenzia da Levi Strauss poiché dimostra come il simbolo rituale abbia una propria funzione dinamica e sia inserito in un processo di trasformazione sociale senza una logica lineare. Per questo accoglie una metodologia complessa che gli fa vedere il complesso dall’interno e considerare antistruttura e liminalità come basi della Communitas, uno stato di uguaglianza immediato e spontaneo per Buber. La fase liminale coincide con quella di crisi del dramma sociale, in cui secondo la matrice roussoviana si ha da parte dei cittadini la libera assunzione delle norme attraverso l’adesione al patto sociale fondativo.
Quando tali norme non sono più considerate attuali, si ha un dramma sociale, come continua sfida alla perfezione nell’organizzazione sociale e politica. Al contempo continua gli studi di Dilthey e mostra come si abbia un rapporto tra analisi e realtà, mostrando il riflesso dei fatti storici negli individui. Ogni performance culturale è risultato di un’esperienza e la sua chiave di lettura sono i simboli, che acquistano diversi significati in base ai contesti socio-culturali. Turner ne mostra l’evoluzione attraverso la simbologia comparata e la funzione attiva e trasformatrice (il rituale muove sempre dal conflitto e cambiamento). Si tratta della più alta contestualizzazione della fantasia, e il rito usa i simboli per celare i conflitti e crisi nella sua forma, mentre il teatro per svelare e mettere in luce il malessere sociale e civile.
Al teatro
Il teatro è un'ipertrofia, esasperazione dei processi giuridici e rituali, non solo imitazione dei drammi sociali per esprimere concezioni universali. Ciò avviene per Pandolfi in Copioni da Quattro Soldi da parte della classe sociale subalterna, creativa e autonoma, creando un ordine fantastico che allarga la coscienza di una massa nascente. Il passaggio dal rito al teatro avviene quando una manifestazione non è più considerata culturalmente collettiva ma tutti vi possono partecipare, creando un riflesso sociale ricomposto da ognuno, che vuole mostrarsi per narcisismo.
Dagli anni '60 si ha una corrente imitativa, che cerca di dare consolazioni alla società per mezzo di convenzionalismi, e una produttiva che produce esperienze ponendosi in contatto con la vita vera e la civiltà, essendo a sua volta produttrice di esse. Per Schechner ciò avviene nel teatro di Turner poiché egli rende universale lo schema di crisi e rottura rendendo arte il dramma sociale in cui azione-soggetto-struttura diventano parte del progresso sociale. Non si ha una simmetria nei processi, ma il teatro parte in ogni caso dal sociale e vi si conclude attuando una critica alle strutture sociali conosciute: l'azione del teatro sta in quella dei suoi interpreti che hanno consapevolezza sociale e abbandonano l'Io per entrare nel Sé scrivendo di nuovo la società.
Schechner mostra i contrasti di Levi Strauss e in quello crudo-cotto mostra come cotta sia l’azione non di imitazione del comportamento problematico ma una sua riattualizzazione in una nuova sequenza di comportamento. Se per Turner la performance è espressione della vita, per Grotowsky è in realtà la performance ad interrogare la vita. Per Adorno invece l’arte è un fatto sociale poiché contrapposta alla società e arte autonoma, che non accondiscende alle norme sociali qualificandosi come socialmente necessaria. A ribaltare la sua concezione è Enzensberger che mostra come tal concezione possa essere applicata oggi alla pubblicità e la vittoria dell’industria culturale sia nell’apprezzamento di tali spettacoli. Il crescente conformismo evita le crisi e porta alla concezione positiva di Marcuse che vede nel teatro la potenzialità del contenuto che si fa forma infrangendo il monopolio della realtà costituita definendo quello che è reale.
Introduzione
Il testo è una mappa del viaggio di Turner, che descrive la sua famiglia come composta da una madre attrice che si impegna a creare spettacoli su personalità femminili dal grande carisma, sotto il titolo Grandi Donne da Grandi Drammi, partendo da Euripide fino ad arrivare a Shaw, e da un padre ingegnere elettrico e pioniere della televisione Baird che non aveva il minimo interesse per il teatro. Dopo il divorzio dei due si trasferisce nel sud dell’Inghilterra e cela la sua sensibilità con il Cricket, diventando poi un antropologo (scienza che combina il materialismo monolitico del XIX con la prospettiva per scambi reciproci del XX) studiando con i funzional-strutturalisti ed essendo accusato dai marxisti di dare oggettività scientifica al colonialismo per mezzo delle sue ricerche. La sua eredità da scienziato si risveglia nella ricerca sul campo e quella teatrale nella vita a contatto con le popolazioni dei villa Ndembu. Infatti, nei 3 anni passati a contatto con loro scopre relazioni tassonomiche e legami personali nelle relazioni impersonali. La sua personalità artistica si mostra invece nello stile personale e talento oratorio che dimostrano il suo carattere individuale ma al contempo lo portano a comprendere quanto siano importanti i simboli nel linguaggio, ma anche all’interno dello stesso individuo dato che l’individuo esprime se stesso nel personale con gesti e parole e nel sociale con precisi silenzi-camminare-parlare.
Riprende i Codici Sensoriali di Strauss per mostrare come la cultura si trasmette essendo tradotta tra linguaggi diversi. Poi con la sua esperienza teatrale comprende l’omologia tra i drammi sociali e la struttura processuale del teatro. Nel teatro come nei drammi sociali si ha un comportamento ergotropico e scariche simpatetiche innescano allo stesso modo sudorazione-battiti cardiaci-dilatazione delle pupille. Le lotte nascono sia per un sentimento autentico che per una sfortuna, ma si hanno sempre nella 3° fase del dramma sociale, quella di compensazione, delle figure dette critici che per mantenere lo status quo cercano di mettere in atto manifestazioni religiose o rituali come la divinazione o sacrifici profilattici e riti terapeutici. Il rito rinsalda i valori senza considerare le distinzioni, portando alla conclusione del dramma sociale o un rafforzamento dell’unità precedente o la scissione con il segmento che aveva affermato la sua diversità. In ogni dramma sociale si hanno strati sottocutanei della costruzione sociale con ruoli e status, bisogna considerare come il comportamento sia simbolico e chiami in causa elementi non razionali e fortemente impliciti. Se nelle piccole società gli scontri sono tra famiglie, nelle grandi società sono tra nazioni e derivano da fenomeni politici o ideologie.
In questi scontri si ha sempre la formazione di un nuovo gruppo che travalica i confini di quelli precedentemente creati per interessi comuni. Attraverso i drammi sociali le opposizioni diventano conflitti: la società è sempre gravida di conflitti dato che gli uomini sono nati per la cooperazione ma sono sempre pronti allo scontro e il dramma sociale è modalità agonistica perenne di espressione. Con il tempo si ha il crescere dei sistemi di autodistruzione dell’uomo e controllo della natura ma anche sistemi per la risoluzione dei conflitti (Fase di Compensazione), una fase di auto analisi in cui si hanno efficaci strumenti di autocontrollo come il teatro che mette in luce i punti deboli della società.
Le radici del teatro si trovano nel dramma sociale dalla costruzione coniata da Aristotele: oggi si hanno forme nuove di teatro per concretizzare al meglio di dramma sociale e dare significato agli eventi social-drammatici. Se la matrice del teatro era legata al campo giuridico se ne ha una anche sovrannaturale poiché non mette solo in scena il reale. Per le scuole positivistiche e funzionalistiche, per comprendere il dramma sociale bastava mostrare i ruoli e status di tutti gli individui coinvolti descrivendo il loro comportamento (Durkheim), ma per Turner bisogna seguire la teoria di Dilthey, detta dell’Interazione Simbolica, in cui l’erlebnis, l’esperienza vissuta fino in fondo e molteplicità dell’osservabile sono unità di analisi. Hodges riassume il concetto affermando come tutte le forme di pensiero discorsivo analizzate dalla logica formale e i concetti fondamentali possono essere ridotti a categorie formali che collocano un preciso pensiero su un preciso argomento, essendo indispensabili ma non esaurienti per la conoscenza. Infatti, Dilthey mostra come le categorie formali non comprendono il vero potenziale dell’esperienza. Non è l’uomo a imporre al mondo le categorie di causa-effetto-azione-spazio-sostanza né dà struttura al mondo spirituale, ma nell’esperienza si ha una tendenza di forma e il pensiero ha compito di elaborare la connessione strutturale implicita ad ogni erlebnis o unità di esperienza osservabile. Le strutture dell’esperienza non sono quindi statiche-conoscitive-sincroniche (pensiero dell’Antropologia Francese) e la conoscenza va vista come un aspetto sfaccettato anche se intrisa di sentimento che dà vita a giudizi di valore e norme.
L’uomo è quindi un soggetto che percepisce e sente il mondo entrando in contatto con l’ambiente, mostrando come la vita colga la vita per Dilthey. Turner vede l’antropologia della performance parte di quella dell’esperienza, dato che la performance porta alla comprensione della vita stessa poiché disvela il celato. Per Dilthey si tratta quindi di un Espressione-Ausdruck che esprime l’esperienza del drammaturgo e porta alla sua comprensione profonda detta Verstehen, dato che l’esperienza stessa derivando dal termine Parfounir significa completare appieno qualcosa. Nella performance per Dilthey la struttura processuale a 5 momenti collegati: 1° nucleo percettivo (provare piacere-dolore), 2° immagini di esperienze che sono evocate dal passato con chiarezza, 3° immagini del passato che rimangono inerte se non si rivivono le emozioni ad esse collegate, 4° il significato si genera con il pensiero e si ha una distinzione tra Significato-Bedeutung e Valore-Wert (si lega al presente e porta al godimento affettivo di esso: la vita è quindi pienezza di valori essenziali positivi e negativi e il processo di conoscenza lega passato e presente in forma musicale), 5° un’esperienza è vissuta appieno solo se comunicata. La cultura diventa un insieme di espressioni di esperienze provate dagli individui e condivise rendendo possibile la penetrazione simpatetica ad altri spiriti: si ha quindi uno spirito oggettivo per cui la nostra conoscenza è ciò che deriva dall’erlebnis e si amplifica con le oggettivazioni della vita immergendosi nella vita soggettiva. Per questo si ha una conoscenza di sé con l’introspezione e le oggettivazioni della vita altrui.
In ogni caso, Dilthey presenta 3 classi di espressione: 1° idee: alto grado di universalità ma basso di comprensione profonda, 2° azioni umane: esecuzione di progetti in cui la relazione con l’azione è intrinseca (Turner con il suo studio in Africa mostra come azioni e pensieri siano separati e molte azioni sono volte a pensieri inconsci), 3° opere d’arte: non sono sottomesse ad interessi egoistici che distorcono l’esperienza ma sono create con l’inconscio dagli artisti per trovare la forma di espressione dell’erlebnis perfetta dimostrando della vita umana che si dischiude.
Turner si lega a Schechner dato che il suo teatro coglie i drammi moderni e dispiega la realtà afferrandone natura e difficoltà esprimendo in termini espliciti l'implicito: l’esperienza immediata di Dilthey coincide con tal concetto e si ritrova nel sistema di assegnazione delle parti, che portava come nei riti di passaggio a porsi lontani dalla società, dato che gli attori erano slegati dal personaggio e ne interpretavano sempre di nuovi, per essere rieducati (formazione di una Communitas e subcultura teatrale); i mezzi e codici espressivi impiegati dagli attori sono la prima reazione attuata dall’uomo per l’espressione dell’esperienza, mostrata in una dimensione narrativa. Il termine esperienza è stratificato e si evolve con le epoche arricchendosi, infatti la stessa etimologia è uno studio della stratificazione come quello della psicologia: la loro coincidenza deriva dal fatto che vecchi significati agiscono sui nuovi come il proencefalo sulla neocorteccia con strutture arcaiche. La sua base sta in Per- "tentare" che in greco diventa Peira "esperienza" (peiran dà origine a Pirati: aggredire-tentare) e in inglese la radice Feraz diventa Fear "paura", mentre il termine Experience inglese come quello francese derivano da Experientia in latino, derivante da Experiens, participio presente del verbo Experivi che dà origine ad ex-peritus "colui che impara tramite errori" e aggiungendo Per- si ha Pei-tlo, Periculum, legando esperienza e dramma. Keat e Pojorny mostrano come Per significhi "attraverso" dando base a Perao "passare attraverso" e quindi tramite significati arriva al termine Viaggio da Fare inteso come Viaggiare per la legge di Grimm che trasforma le P in F: quindi l’Erlebnis diventa un’esperienza in cui "viaggiamo" con "paura" attraverso "pericoli" procedendo "sperimentalmente" e la performance porta a "vivere".
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