Cap 2 - individuo, gruppo, società
Persona e identità di genere
Persona era chiamata in latino la maschera teatrale o rituale, qualcosa che rappresentava un personaggio o un antenato, svincolata dall’individualità di chi la portava. Progressivamente, il riferimento si legò a un singolo individuo finché entrò a far parte del linguaggio giuridico. Ma stiamo ancora distanti da ciò che intendiamo noi: lo schiavo, infatti, non ‘ha’ persona. Si trattava di un diritto acquisito dal riconoscimento sociale.
Nel Medioevo S. Tommaso d’Aquino riconobbe all’uomo la capacità razionale e affermò che ‘per natura tutti gli uomini sono uguali’. Successivamente l’individuo andò acquistando una posizione sempre più centrale nel pensiero laico occidentale fino ad affermarsi all’inizio dell’epoca moderna sotto forma di individualismo come valore positivo, svincolato dai condizionamenti etici e sociali della collettività ma provvisto di principi e regole propri, autonomi e validi per tutti gli uomini.
Il sistema di pensiero che esprime in maniera più compiuta i principi dell’olismo è il confucianesimo. Individuo e società sono indissolubilmente legati fin dalla percezione della propria condizione umana. Al di là dei tratti specifici del carattere individuale, il senso di essere nel mondo che ogni persona elabora in larga parte dipende da come la cultura a cui appartiene ha definito la condizione morale dell’individuo. In tutte le società la posizione dei singoli individui è definita in primo luogo in base all’appartenenza al genere maschile o femminile. A ciò ogni cultura fornisce però particolari significati.
L’altro elemento naturale su cui ogni società fonda le proprie strategie per definire la posizione degli individui all’interno di essa è quello della riproduzione. Ma è alla discendenza, assicurata dalla riproduzione, che viene prestata particolare attenzione, dato che è attraverso essa che una società dura nel tempo. Non ovunque il genitore è riconosciuto come colui che ha diritti e doveri ‘paterni’ nei confronti dei figli. Nelle società matrilineari l’autorità e le responsabilità nei confronti della discendenza sono affidate al fratello della madre, mentre il padre si occupa dei figli della sorella, in un rapporto di avuncolato.
Lo studio dei termini linguistici con cui vengono indicate le posizioni dei vari parenti rispetto a un soggetto è stato molto utile agli antropologi per ricostruire i vari sistemi di parentela e le loro regole interne. Si distingue tra sistemi descrittivi e classificatori. Ogni individuo oltre che all’identità sessuale, definisce la propria identità sociale in base alla posizione assunta all’interno di un sistema di relazioni di parentela.
Organizzazione politica
I modi con cui le popolazioni si organizzano per affrontare questioni di comune interesse sono diversi. La responsabilità e l’eventuale esercizio dell’autorità connesso possono essere affidati a singoli individui per qualità personali, a elementi del sistema sociale connessi alla parentela, all’economia o alla religione, o a istituzioni la cui funzione è specificatamente politica.
Definizione di organizzazione politica di Shapera: è quell’aspetto dell’intera organizzazione che è interessato all’instaurazione e al mantenimento della cooperazione interna e dell’indipendenza esterna. Le diverse forme assunte dall’esercizio del potere politico sono state raggruppate da alcuni autori secondo certe caratteristiche comuni. Mair: tre tipi di governo, minimo, diffuso, statale.
- Minimo: rappresentato dalla banda, gruppo di ridotte dimensioni formato da famiglie nucleari. Il riferimento al territorio non è fisso e l’economia è basata sulla caccia e raccolta. Non esiste un capo con un’autorità stabile, ma l’abilità nella caccia o l’anzianità forniscono prestigio.
- Diffuso: mancano di un’autorità centrale, sono chiamate anche società ‘acefale’ o ‘segmentarie’. Gli affari pubblici sono gestiti dagli uomini che appartengono ai vari segmenti della popolazione, rappresentati dai clan e dai lignaggi, e alle diverse classi d’età. I segmenti, uniti dalla parentela, operano indipendentemente nelle attività economiche e sociali, rispettando i reciproci diritti. La pastorizia è l’attività principale e il riferimento al territorio è definito, anche se la residenza può non essere stabile. Il caso classico di questa forma politica è rappresentato dai Neuer.
- Statale: caratterizzato da un potere centralizzato che risponde del monopolio dell’uso della forza. L’organizzazione politica è affidata a un’amministrazione centrale e periferica di tipo burocratico che applica leggi definite, in alcuni casi scritte, e possiede una forza militare. Queste società sono di dimensioni maggiori e sono stratificate, hanno un’economia stabile, generalmente basata sull’agricoltura. In molti casi lo stato ha forma di monarchia e i re hanno uno stretto rapporto con i poteri religiosi.
Ai tre tipi menzionati ne viene aggiunto spesso un quarto: organizzazioni statali ma caratterizzate dalla figura dei capi, denominate ‘chefferies’ o ‘chiefdoms’.
Organizzazione economica
Gli antropologi si sono avvicinati allo studio delle economie primitive e tradizionali secondo due approcci principali, denominati l’uno ‘formalista’ e l’altro ‘sostantivista’. I primi applicano i principi formali della scienza economica occidentale a sistemi economici primitivi nella convinzione che ogni uomo si comporti razionalmente seguendo il principio dell’utilità. Il secondo parte dalla struttura sociale per riconoscervi i modi e le forme particolari dell’agire economico. ‘Lo scambio nelle comunità primitive non ha la stessa funzione dello scambio economico nelle moderne comunità industriali’.
Nell’organizzazione economica, si possono distinguere tre momenti:
- Produzione: i modi in cui sono utilizzate e trasformate le risorse disponibili. Si può distinguere tra società di cacciatori e raccoglitori, pastorali, agricole. Un aspetto di particolare importanza per l’antropologia è la divisione sociale del lavoro. In tutte le società non industriali è presente una divisione per sesso ed età.
- Distribuzione: riguarda i modi con cui i beni vengono scambiati. Una distinzione ripresa in antropologia è quella introdotta dallo storico Polanyi tra reciprocità e redistribuzione. La prima consiste in quei ‘movimenti avanti-indietro’ che ‘possono includere la comunione e il relativo contraccambio di cibo’. Vi sono presenti forme di baratto, doni e prestazioni altruistiche. La logica alla sua base è ‘dare, ricevere, ricambiare’ e tende a stabilire un equilibrio simbolico tra le due parti. Con la redistribuzione la logica è invece quella della centralità: i beni vengono messi in comune e quindi suddivisi tra un certo numero di parti.
- Consumo: il mercato può essere inteso come luogo fisico di scambi e come sistema di distribuzione di beni. Il mercato richiede l’esistenza di un bene generalizzato di scambio, la moneta. La spinta ai consumi viene dalla moltiplicazione dei beni di ciascuno e dalla loro accentuata diversificazione, rese possibili dai processi produttivi industrializzati e dall’ampliamento della rete di trasporti.
Organizzazione religiosa
L’organizzazione religiosa è in relazione con i tipi di culto praticati in una società. Wallace evidenzia quattro tipi di culto:
- Individualista: ogni individuo può singolarmente entrare in relazione con il soprannaturale mediante le proprie capacità dopo un’appropriata preparazione ed eventualmente iniziazione.
- Sciamanico: lo sciamano è stato definito ‘tecnico dell’estasi’. Il nome viene estensivamente usato per indicare certe figure che presentano caratteri analoghi nella loro attività. Durante l’estasi lo sciamano compie un ‘volo’ simbolico nel mondo degli spiriti, dove acquista dei poteri con i quali può curare, esorcizzare, compiere divinazioni e combattere le influenze malefiche che affliggono la comunità.
- Comunitario: comprendono quelle cerimonie che gruppi di persone senza particolari qualifiche religiose compiono in determinate occasioni. Avvengono quando alcuni membri di una comunità raggiungono la pubertà o per rendere omaggio agli antenati.
- Ecclesiastico: sono celebrati esclusivamente dalla classe dei sacerdoti, dediti unicamente o prevalentemente a questa funzione all’interno della società. La presenza di una classe o casta sacerdotale in una società stratificata è generalmente un elemento importante della struttura sociale spesso connesso con il potere politico.
Cap 3 - cultura, simbolo, significato
Il concetto antropologico di cultura
Nella teoria antropologica vi è una stretta relazione tra i concetti di società e cultura. Il significato antropologico di cultura è stato definito in vari modi. Taylor: ‘insieme complesso che comprende conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costume e qualsiasi capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società’.
La spinta determinante viene dall’esigenza pratica di confrontarsi con altri sistemi sociali. Nelle società ‘primitive’ che gli antropologi intendevano studiare non vi erano sistemi di scrittura, né regole o istituzioni che le fossero dedicati. L’opinione corrente era che quelle popolazioni fossero sprovviste di cultura. I primi antropologi furono evoluzionisti.
Dinamica e varietà delle culture
La cultura è soggetta a un processo dinamico costante e capillare. La dinamica culturale si esprime nell'interazione tra i membri di una società e all’esterno di essa, nel dialogo, nelle relazioni sociali istituzionalizzate e non, nei conflitti e nel loro superamento. Contribuiscono le idee e le invenzioni dei singoli fatte proprie dalla collettività, il confronto con l’ambiente esterno e il contatto con altre culture, che provoca l’acquisizione di alcuni elementi o acculturazione.
Non si ritiene più che tali passaggi seguano un progresso lineare verso un affinamento dei modi di vivere e di pensare, ma che vi sia un processo senza sosta di rielaborazione di ciò che è stato acquisito. Se diventa statica, una cultura si estingue: deculturazione. È nella pluralità delle culture che si deriva il concetto di cultura, non da un modello unico.
Elementi della cultura
Vi sono due rischi. Il primo è rappresentato dal carattere olistico, cioè unitario e totale della cultura. La cultura è il modo comune di intendere. Tende sempre a tenere presente che le parti sono in rapporto tra loro. Il secondo rischio consiste nell’incoraggiare involontariamente l’idea che la cultura sia qualcosa che esiste ‘là fuori’. La cultura è una qu...
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