Roma imperiale: una metropoli antica
A cura di Elio Lo Cascio
Capitolo 1: La popolazione di Elio Lo Cascio
Le basi documentarie per il calcolo della popolazione di Roma
Hugo Jones ci dice che non esistono statistiche antiche. Va osservato che nella loro quasi totalità cifre relative alle popolazioni antiche, alle loro dimensioni, alla loro struttura e alla loro dinamica non siano pervenute, questo non vuol dire che non fossero effettuate delle registrazioni di tipo quantitativo e che ali registrazioni non venissero raccolte. Si può sostenere che l’impero riuscisse a raccogliere e in certi limiti ad elaborare dati numerici relativi alla popolazione per poi renderli pubblici. In quanto a Roma possiamo collocare il suo massimo sviluppo tra l’ultimo secolo dell’età repubblicana e il secondo dell’età imperiale. Le cifre che possediamo sono molto consistenti rispetto ad esempio a quelle che abbiamo per l’Italia di età medievale. Questi dati li ricaviamo da registrazioni che si basavano su dichiarazioni di varia natura richieste a varie categorie di persone ad esempio i maschi adulti capifamiglia o i proprietari di immobili. Tutte queste informazioni però ci danno solo un’idea dei singoli e non si riferiscono all’intera popolazione quindi abbiamo un problema cioè individuare le cifre della popolazione nella sua interezza.
Karl Julius Beloch individuò 3 possibili strade per arrivare ad una stima della popolazione di Roma:
- Prima strada: consente di arrivare a conclusioni più solide, conduce ad una valutazione di un numero minimo al di sotto del quale la popolazione di Roma non può essere andata. Questo numero minimo corrispondeva al numero dei beneficiari delle frumentazioni e delle loro famiglie che costituivano, entro la popolazione urbana, i residenti stabili di condizione libera e cittadina. Si parla di popolazione minima perché non vi sono considerati i peregrini, gli schiavi, i cittadini romani residenti a Roma solo temporaneamente.
- Seconda strada: parte da una valutazione dell’estensione della città e consente di arrivare alla stima di un numero massimo di abitanti che l’area edificata della città poteva contenere (tenendo conto dell’indice di affollamento molto elevato). La documentazione materiale (mura più antiche, mura Aureliane e l’area delimitata dalle due cerchie, in più i resti delle strutture abitative entro le mura aureliane e al di là) ci aiuta ma è un documento singolare che risale al IV sec, i cataloghi regionali. Questi ci danno solo dati quantitativi del numero di edifici abitativi nelle 14 Regiones. I cataloghi regionali e la forma urbis potrebbero darci un dato numerico ma si pone un problema per quanto riguarda i singoli tipi di edifici, manca corrispondenza del numero che si può calcolare sommando le cifre relative alle singole regioni e il numero complessivo che compare nel breviarium (documento riassuntivo). Il problema più grave però è rappresentato dal numero relativo alle insulae; è un numero talmente elevato da risultare poco credibile se attribuiamo al termine insulae il significato di edificio indipendente a più piani e con più appartamenti. La soluzione non è ritenere il termine insula con il significato di piano o appartamento ma nel dare alla parola un termine tecnico per indicare un’unità di proprietà in quanto catastalmente registrata. Peraltro è possibile che fra le insulae rientrino anche le aree pubbliche soprattutto nelle Regiones centrali di Roma. Quindi l’utilità del documento ai fini di una valutazione della popolazione di Roma nel IV sec d.C. rimane modesta ma ci serve per escludere le stime più basse.
- Terza strada: prevede di ricavare da poche indicazioni delle fonti letterarie l’ammontare complessivo dei consumi di grano della città e da qui il numero di abitanti che ci si potevano alimentare. Il valore che questi accenni hanno non è quello di fornire una stima numerica ma restringere l’arco di valori possibili.
A queste 3 strade se n’è aggiunta un’altra negli anni 50 da Santo Mazzarino e da André Chastagnoli: il calcolo della popolazione della Roma del IV-V sec a partire dalla quantità di carne di maiale che perveniva a Roma come contribuzione fiscale da alcune regioni dell’Italia meridionale e che veniva in larga misura distribuita gratuitamente a un settore cospicuo degli abitanti della città in razioni. Questa ipotesi ci consente di escludere le stime esageratamente elevate e quelle più basse in base alle quali la popolazione di Roma non avrebbe superato i 300-400 mila abitanti.
Altre indicazioni si sono volute trarre (in particolare per l’età repubblicana) da altri indicatori come il numero e la portata degli acquedotti, nell’ipotesi che essi consentano di stimare il volume d’acqua condotto nella città e di qui anche in consumo pro-capite. La validità è molto dubbia: è difficile stimare il volume d’acqua pervenuto a Roma e la stessa quantità d’acqua può dirci poco perché le esigenze di consumo idrico dipendevano dalle abitudini sociali e culturali e potevano variare nel tempo.
La prima strada delle 3 “Belochiane” è indubbiamente quella che conduce a risultati più affidabili e a un numero minimo di abitanti al di sotto del quale non si può scendere. Tutti questi dati concorrono a darci una forchetta entro cui si deve collocare la popolazione della città nel periodo in cui è stata più elevata; ci consentono inoltre entro certi limiti di valutare l’evoluzione quantitativa della popolazione di Roma determinata dall’incremento o dal decremento naturale ma soprattutto dall’immigrazione. Si può sostenere di identificare i momenti nei quali c’è stato un forte aumento della popolazione per effetto delle immigrazioni, e quelli in cui c’è stata invece una repentina diminuzione della popolazione a seguito di un movimento inverso (caso emblematico è il sacco Alariciano del 410 che portò una forte diminuzione della popolazione).
La popolazione in età repubblicana
Per la fase più antica della Repubblica non abbiamo dati cifrati nella tradizione per formulare stime della popolazione della città, possediamo una quarantina di cifre indicanti risultati dei censimenti dall'età di Servio Tullio al primo secolo a.C. I civium capita computati in occasione dei censimenti sono l'insieme dei cittadini, maschi adulti, che abitavano a Roma e nell'area romana: coloro che potevano prendere le armi, che pagavano i tributi e che partecipano alla vita politica. La veridicità e la significatività di queste cifre nel loro complesso, o almeno a quelle che si riferiscono al periodo dal terzo secolo in avanti, non sembra che possono essere seriamente messe in discussione. Da queste cifre tuttavia non è possibile trarre indicazioni affidabili sulla popolazione che abitava nella città, salvo forse per il periodo più antico quando l'estensione dell'area romana era assai limitata, sono le cifre più antiche quelle della cui attendibilità si deve dubitare; queste cifre sono generalmente ritenuto incredibili poi che indicano i maschi adulti all'interno di una determinata area, ma una densità così incredibilmente elevata di popolazione è assurda.
Si è cercato di individuare mail civium capita qualcosa di diverso dai soli maschi adulti: secondo alcuni queste cifre sarebbero quelle relative non solo ai cittadini romani ma a tutti i maschi adulti delle città della Lega Latina; secondo altri queste prime enumerazioni avrebbero coinvolto l'intero corpo civico comprensivo delle donne e dei fanciulli. Quale che sia il credito che si dà alle cifre dei censimenti più antichi, sembra comunque indubitato che il popolamento della campagna romana nei pressi di Roma forse tra il VI e il V secolo assai fitto a confermare gli elevata densità di popolazione nell'area romana sono le notizie relative alle difficoltà annonarie determinate da un'insufficiente produzione delle aree attorno a Roma e dunque l'acquisto del grana in zone più distanti rispetto a quelle limitrofe; le regioni dalle quali provenivano in queste condizioni eccezionali erano quelli delle quale era più facile e più spedito il trasporto: l'Etruria Meridionale, la pianura pontina e i Colli del Lazio meridionale, la Campania. Un dato sicuro sembra essere perciò l'esistenza di una pressione della popolazione sulle risorse, probabilmente anche determinata dal ridursi del Territorio disponibile con la caduta della monarchia; la perdita dell'Agro Pontino avrebbe portato seri problemi di approvvigionamento a Roma. Ma non era solo il territorio circostante la città ad essere fittamente popolato, era il centro urbano stesso ad avere dimensioni cospicue e di conseguenza una cospicua popolazione.
Si è calcolato che l'area della città serviana delle quattro regioni era pari a 285 ettari e l'area circondata dalle mura costruite in cappellaccio che precedono, sullo stesso tracciato, le mura cosiddette serviane era pari a 427 ettari: si tratta dell'area urbana circondata da mura più grande del suo tempo in Italia. Se l'indice di affollamento fosse stato analogo a quello successivo, una tale area avrebbe potuto ospitare qualche centinaio di migliaia di abitanti, è probabile però anche che questo indice di affollamento forse assai meno elevato, molte cinte murarie dell'Italia del tempo racchiudevano ampi spazi vuoti, essendo il circuito delle mura determinato da considerazioni strategiche, ma anche la presenza di ampie zone non abitate entro la cerchia delle mura, è poco probabile, poi che è difficile che la popolazione della Roma già del VI secolo sia potuta essere inferiore a 30.000- 40.000 persone ed è probabile che sia stata assai più elevata. Dopo il reflusso del V secolo si ebbe la grande espansione territoriale dello Stato romano al di là del Tevere e l'occupazione del territorio di Veio e poi della zona sud di Roma. Il popolamento della campagna romana Essere molto consistente, semmai è proprio centro urbano ad aver registrato una stagnazione, infatti le mura del IV secolo in tufo di grotta oscura costruite dopo l'incendio Gallico, secondo lo stesso tracciato delle vecchie, ciò che farebbe pensare che la popolazione del centro urbano non fosse aumentata; ma le mura non ricompreso l’intero abitato e presto la città si espanse molto al di là di esse. Prima la sottomissione dell'intera penisola poi l'esito del confronto secolare con Cartagine dovessero avere fra le loro conseguenze la crescita stessa della popolazione urbana: cominciava così un processo di immigrazione è proprio negli anni in cui si assisteva alla trasformazione dell'economia italica, con l'afflusso massiccio di schiavi soprattutto dall'Oriente e con la creazione delle ville, alle unità produttive specializzate nella produzione di olio di vino. Roma iniziava a piegare alle esigenze di consumo della sua plebe urbana i territori al di là del mare sui quali esercitava il proprio dominio, le province, a cominciare dalla Sicilia.
Nel secondo secolo a.C. si avrà un consistente fenomeno di inurbamento, è però impossibile fornire una qualsiasi stima quantitativa. Se l'arrivo degli schiavi orientali cominciarono a dare a Roma la sua impronta multietnica, sembra sicuro che in massima parte ad alimentare l'immigrazione in questo periodo siano stati gli italici e in particolare gli abitanti delle colonie latine, formate originariamente da cittadini romani che per partecipare alla nuova fondazione e ricevere un lotto di terreno, perdevano la cittadinanza romano, diventando cittadini della nuova comunità. L’immigrazione degli abitanti delle colonie latini era incentivata dal fatto che i latini che migrassero a Roma acquisivano automaticamente la cittadinanza romana. Riprendendo una teoria che ha avuto molta fortuna, quella secondo la quale la popolazione delle concentrazioni urbane preindustriali, per le precarie condizioni igienico sanitarie e alimentari, non sarebbe stata in grado di riprodursi, si sostiene che il numero dei nati e che l’incremento della popolazione della città sarebbe stato conseguito solo con un’immigrazione dalle dimensioni tali da determinare la stagnazione o anzi il regresso della popolazione libera dell’Italia. Va messo in luce però che l’immigrazione e la conseguente crescita della popolazione di Roma non poteva essere in grado, essa sola, di determinare la stagnazione o addirittura il declino della popolazione d’Italia. Ma è soprattutto il punto di partenza della teoria della teoria, che non è affatto sicuro: quella secondo il quale la popolazione dell’Italia sarebbe declinata tra il III e il II secolo a.C. La popolazione dell’Italia negli ultimi due secoli dell’età repubblicana alimentò una fortissima immigrazione a Roma, ma nello stesso tempo fu in grado di crescere. Se si interpretano le cifre dei censimenti augustei come quelle che definiscono il numero dei soli maschi adulti si dovrà arrivare alla conclusione che la popolazione libera dell’Italia nel suo complesso non era pari, nel 28 a.C. a circa 4 milioni, ma a circa 12 e dunque che essa era cresciuta considerevolmente rispetto al III secolo e che era cresciuta nonostante l’immigrazione a Roma. Già nel II secolo Roma doveva essere assai affollata erano nella città, in condizioni precarie, molti contadini che avevano perso la propria terra o comunque la possibilità di guadagnarsi da vivere in campagna. Fu Gaio Gracco introdusse le frumentazioni (distribuzioni di grano a prezzo politico) come risposta all’affollamento di Roma. Ma si instaurava una sorta di circolo vizioso perché: l’inurbamento si aggravava per le frumentazioni, che necessitava di essere sempre ritoccate per l’aumento continuo della popolazione. L’inurbamento si sarà accentuato dopo la concessione della cittadinanza romana, alla conclusione della guerra sociale, agli abitanti dell’intera penisola, esclusi quelli della pianura padana oltre il Po. Anche questi novi cives, trasferendosi a Roma, potevano rivendicare il diritto a ricevere il frumento della res publica.
È proprio attraverso il numero dei beneficiari delle frumentazioni, noto o ricavabile dalla documentazione, che possiamo pervenire ai primi dati abbastanza sicuri sulle dimensioni della popolazione. Un primo dato indiretto deriva dalle Verrinae di Cicerone sulla Lex Terentia Cassia, del 73, una legge che stabiliva nuove norme per quel che riguardava l’esazione del grano siciliano che arrivava a Roma come tributo, nonché per l’acquisto di quote supplementari dagli agricoltori siciliani e per la distribuzioni gratuite di frumento a un certo numero di cittadini beneficiari. Dal testo di Cicerone sembra capirsi che il numero era circa 40.000. Una misura di Catone di dieci anni dopo è probabile che ampliasse il numero di coloro che potevano ricevere grano a prezzo politico. (La misura era a sostegno degli indigenti e degli immigrati recenti). Nel 5 a.C. con la legge proposta da Clodio, si ebbe l’introduzione o reintroduzione della gratuita, e questa volta senza porre un limite ai beneficiari. La misura non poteva far altro che peggiorare la situazione, sia dal punto di vista finanziario che da quello di affollamento della città. Nella vita di Catone Plutarco ci dice che la spesa statale era di 7.500.000 dracme. Ne consegue che i beneficiari sarebbero stati circa 200.000.
In conclusione possiamo dire che il numero di coloro che potevano acquistare il frumento a prezzo politico, con la misura di Catone, dev’essere enormemente accresciuto rispetto al numero previsto nella Lex Terentia Cassia: ed è ovvio che a questo punto i beneficiari non possono essere stati solo i registrati nelle tribù urbane, ma devono essere stati anche gli immigrati recenti, iscritti nelle tribù rustiche. Questo numero complessivo di beneficiari non poteva in nessun modo trarsi da un elenco di cives romani domiciliati stabilmente a Roma, della cui esistenza non abbiamo alcuna notizia sino all’età cesariana, o da un elenco specifico, e chiuso, di partecipanti alle distribuzioni frumentarie, che proprio l’incremento stesso di questi anni testimonia come non esistesse ancora.
Il primo tentativo di soluzione del problema si ebbe durante la dittatura di Cesare. In un primo luogo ben noto della bibliografia cesariana, Svetonio ricorda il recensus che Cesare avrebbe compiuto a Roma, quartiere per quartiere e per mezzo dei proprietari delle insulae. In conseguenza di tale recensus il numero di coloro che ricevevano il frumento pubblico sarebbe stato drasticamente ridotto da 320.000 a 150.000. Per evitare che in futuro scoppiassero sommosse a causa della ricognizione censuale dei cittadini, Cesare avrebbe introdotto il criterio del sorteggio fra coloro che non erano stati censiti per colmare i vuoti. Il numero chiuso dei beneficiari, sembra da attribuirsi ad Augusto, e sino al 2 a.C., la data dell’innovazione, la plebs urbana: il numero dei cittadini maschi adulti oltre i 17 anni residenti legittimazione a Roma. Oltre che i cives romani presenti a Roma in una condizione precaria o solo temporaneamente, la norma cesariana deve aver escluso dal beneficio delle frumentazioni gli stessi proprietari delle insulae. Si è sostenuto che lo scopo del recensus sarebbe appunto quello di ridurre la plebs frumentaria. Cesare avrebbe introdotto infatti, per gli abitanti delle comunità autonome d’Italia, introdotto per gli abitanti delle comunità autonome d’Italia quella procedura decentrata di registrazione che risulta regolarmente dalla penultima sezione del testo epigrafico lucano (tabula Heracleensis). Anziché essere costretti a venire a Roma, i cives romani di queste comunità capi di famiglia, cui competeva di presentarsi davanti al censore per farsi registrare, avrebbero fatto la professione, la loro dichiarazione, al magistrato di grado più elevato della propria comunità.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Epigrafia latina e antichità romane, prof. Gregori, lbro consigliato Roma imperiale. Una metropoli …
-
Riassunto esame Antichità e istituzioni romane del professor Gregori, libro consigliato Roma e il suo Impero: istit…
-
Riassunto esame Antichità e istituzioni romane del professor Gregori, libro consigliato Strategie funerarie onori f…
-
Riassunto esame Civiltà bizantina, prof. Basema, libro consigliato Roma imperiale, Lo Cascio