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della soggettività, figura tecnico-stilistica attraverso la quale osserviamo gli avvenimenti con gli

occhi del protagonista (Una donna nel lago, 1947).

Tra avanguardia, fantascienza e trucchi ottici, il cinema si trasforma dunque in un atlante chimerico

del corpo, dove si ricorre a qualsiasi fantasia combinatoria e a innumerevoli strategie visive.

Parte seconda - Intorno al film

5. Il corpo degli attori: recitazione e divismo

Al centro dello schermo: l’attore in carne e ossa

Concentrandoci sulla funzione dell’attore nel cinema, ci interessa qui osservarne le ricadute sul

discorso del corpo.

Per quanto assorbito all’interno della narrazione, l’attore deve sempre fare i conti con la propria

fisicità. Potremmo dire che le componenti della recitazione vanno riassunte in: componenti vocali;

mimica e gestualità; rapporti tra corpo e spazio.

La componente vocale racconta come la storia della tecnica cinematografica interagisca da

sempre con l’attore. Basti pensare alle difficoltà incontrate dagli attori del muto nel passaggio al

cinema sonoro. O ancora, ricordiamo la tecnica del doppiaggio, prima della quale le pellicole

venivano grate in versioni multiple.

Mimica e gestualità rappresentano doti importanti per l’attore. Gli attori devono offrire ai loro

personaggi un bagaglio di segni e di comportamenti coerenti con la psicologia suggerita dalla

sceneggiatura.

Infine, nel rapporto con lo spazio scenico, il corpo dell’attore affronta un ulteriore banco di prova.

Quando si tratta di spazi codificati l’attore deve tenere conto della scrittura e della scenografia,

della battuta e del set, in una doppia partita che risulta fondamentale per la riuscita del ruolo.

Star: corpi beati

La sociologia dei media ha riflettuto da tempo sulla questione del divo. Nel corso del Novecento si

è passati attraverso diversi stati di divismo, dalla “starità” allo star-system ufficiale hollywoodiano,

dai divi nevrotici degli anni Cinquanta fino alla celebrity culture diffusa e crossmediale di oggi.

E’ sul corpo della donna che si ha la sensazione si giochi la battaglia critica più interessante. Tra i

generi che abbiamo citato solo di sfuggita in precedenza c’è il musical. Molte delle star (specie

femminili) dell’epoca d’oro sono passate attraverso il musical, poiché si tratta del genere che

meglio predispone il corpo dell’attrice a un’idealizzazione. Il musical, nel suo impasto di

performatività e sogno, esalta la duplice natura del cinema, quella di riproduzione di mondo e

quella di allusione onirica. I corpi delle star sono impregnate in questa duplicità: devono mostrare

una funzione artistica, atletica, tecnica, e al contempo vengono subliminali dalla stilizzazione

hollywoodiana.

Qui ci basta sottolineare come il divo sia la figura fondamentale del rapporto tra il grande schermo

e il mondo esterno. E lo statuto delle star, nella sua doppia natura di idealizzazione del corpo e di

impossibilità di contenerne la fisicità, costituisce un banco di prova eccezionale, ancora in parte da

esplorare.

6. Il corpo virtuale: animazione e digitale

La natura riproduttiva del cinema, pur intorbidita dal ricordo a trucchi tecnici, ottici e agli effetti

speciali di vecchia generazione, ha comunque retto fino all’epoca contemporanea. E’ con

l’ingresso del digitale che le cose sono cambiate, almeno per quanto riguarda il supporto materiale

di registrazione delle immagini. Il corpo umano ha subito le conseguenze più appariscenti, in un

contesto in cui le potenziali riconfigurazioni del corpo sono all’ordine del giorno. Prima di affrontare

il tema dell’iconograficità, però, ricordiamo che ben prima dell’avvento dei nuovi media, il corpo nel

cinema poteva non corrispondere a un corpo reale. E’ il caso dell’animazione.

Disegni che si muovono: il corpo animato

Non è un caso che, fin dalle origini, ciò che noi consideriamo cinema d’animazione e il

cinematografo tradizionalmente inteso vissero una storia intrecciata. Nel pre-cinema, infatti, il

Theatre optique di Emile Reynaud, nato nel 1892, proiettava disegni animati con uno speciale

sistema di lastre di vetro dipinte a mano e scorrenti su bande di pelle.

L’animazione secondo l’accezione allargata di oggi, abbraccia diversi ambiti, dal cartone animato

tradizionalmente inteso all’uso di materiali solidi come plastilina o pongo, dall’animazione digitale a

quella tridimensionale. Nel cartoon classico, la fantasia regna sovrana, anche nel disporre del

corpo umano. Legata alla fiaba classica e alla letteratura per l’infanzia, la storia dell’animazione

propone una galleria infinita di corpi disegnati. A divergere sono le pratiche e i contesti. Se i

protagonisti Disney sono puri, consacrati, virginei, nella produzione Warner i corpi vengono di

continuo spezzettati, smontati, sbriciolati, distrutti e ricomposti.

In Europa l’animazione ha fatto rima per molto tempo con ricerca sperimentale, il che ci

riporterebbe nuovamente nell’ambito delle avanguardie, ma se ci riferiamo in particolare al

secondo dopoguerra scopriamo cinematografie nazionali di qualità inestimabile, che hanno

costituito un’alterativa all’animazione americana.

Alcune cinematografie nazionali si sono imposte per repertori di eccezionale valore artistico. E’ il

caso del Giappone, che proprio sulla rappresentazione del corpo ha prodotto le maggiori

innovazioni e garantito l’immaginazione più emancipata. Fin da La leggenda del serpente bianco

(1958), primo lungometraggio anime ufficiale, l’animazione giapponese ha insistito sul concetto di

metamorfosi: da animale a corpo umano, da corpo umano a cosa, da cosa a mostro, da mostro a

corpo umano e cosi via.

In epoca recente, le raffinate tecniche digitali hanno fatto il loro ingresso anche nell’animazione. E’

la produzione statunitense ad aver guidato la rinascita del cartone animato attraverso le mirabile

dell’informatica. Casa leader del settore è la Pixar. I temi delle storie non sono cambiati, è

aumentata però la consapevolezza, l’attenzione ai diversi pubblici. Dagli anni Novanta in poi,

l’animazione è un intrattenimento che unisce adulti e bambini, e si è aperta la possibilità di

sperimentare sull’enciclopedia di riferimento, mescolando, per esempio, le fiabe più disparate

(Shrek, 2001), o sterilizzando i personaggi.

Dal morphing al capture: il corpo digitale

Nel cinema la questione dell’avvento delle nuove tecnologia va analizzata su un duplice versante.

in primo luogo, il cinema ha già affrontato, nella sua storia culturale, l’accusa di essere un doppio

del vero, un simbolo dell’inautentico. Nel controverso rapporto che lega il dispositivo al progresso

tecnico, insomma, ci troviamo di fronte a un ricorso frequente.

I film oggi si realizzano attraverso videocamere digitali, vengono montati su centraline

informatiche, distribuiti su supporti che contengono dei dati numerici e proiettati in digitale. Anche

quello che compare davanti alla macchina da presa può non esistere nel mondo reale. Oggi, gran

parte degli esseri di fantasia viene ideato e realizzato al computer e inserito nello spazio attraverso

la post-produzione digitale. Il corpo umano, a sua volta, viene spesso integrato alle pratiche

infografiche o persino reinventato di sana pianta sulla base di modelli informatici. A volte, tecniche

sempre più raffinate finiscono col reintrodurre la funzione del corpo umano. E’ il caso del motion

capture, in cui l’attore viene dotato di un dispositivo di marcatori luminosi e di piccole telecamere

che ne punteggiano l’intero corpo o la porzione necessaria alla ripresa. I movimenti dell’interprete

vengono poi trasmessi a un computer che crea un’immagine stilizzata del suo corpo. L’attore

dunque recita a tutti gli effetti, ma il personaggio che vediamo sullo schermo può non avere

alcunché di riconoscibile.

In secondo luogo, il cinema, come sempre ha fatto di fronte alle potenti innovazioni tecnologiche

da cui è stato regolarmente investito, ha poi anche rappresentato la virtualità all’interno dei prodotti

artistici (Matrix, 1999).

Era immaginabile che il virtuale facesse tornare di moda la tensione tra reale e artificiale tipica

della filosofia del cinema. E negli ultimi anni, questa tensione verso l’occultamento del corpo, che

finisce poi sempre in una riaffermazione paradossale della sua presenza irriducibile, si ritrova nel

3D, tecnica che punta a sfondare la bidimensionali dello schermo.

7. Il corpo sessualizzato: genere, differenza, erotismo

La simbologia opposta al corpo virtuale è espressa dalla dimensione sessuale del corpo umano.

Cinema e gender: differenze di corpo

Il movimento femminista si è occupato massicciamente di film, sia lottando sul fronte

dell’emancipazione femminile, sia occupandosi di rappresentazione.

Gli stereotipi femminili nel cinema tradizionale o patriarcale, la tendenza di Hollywood a

racchiudere la donna in ruoli fissi e particolarmente passivi, o un vero e proprio sistema linguistico

e psicoanalitico attraverso cui le forme di narcisismo e identificazione appartengono all’eroe

maschile e quelle di desiderio e godimento vengono invece dirette verso la donna. A dimostrare

queste formule è proprio l’uso de corpo femminile.

Negli anni Novanta e Duemila la questione è stata rielaborata. E non riguarda soltanto le donne,

visto che anche altre “minoranze” hanno fatto la loro parte nel discutere le rappresentazioni

sessuali ai cinema.

Importante, per la prosecuzione del confronto, è stato lo slittamento verso la nozione di

“genere” (gender), che non si basa più sull’idea di identità biologica bensì sulla costruzione

identitaria, cui partecipano fattori biologici, sociali, culturali. L’ipotesi facilita anche l’accesso

all’analisi, e rende meno rigide le griglie di riferimento.

E’ vero che, giocando sull’indeterminatezza della nostra lingue, scopriamo spesso è proprio nella

produzione popolare e nei generi che le studiose e i ricercatori impegnati nelle varie branche dei

cultural e gender studies trovano applicazioni interessanti. Pensiamo a tre generi

precedentemente analizzati: all’horror, che propone di continuo un’iconografia di violenza, terrore e

angoscia nei confronti dei personaggi (e dei corpi) femminili; alla fantascienza, che immaginando

mondi alternativi o futuri, costruisce spesso visioni enfatizzate e traumatiche delle figure materne;

o al cinema d’azione, dove per esempio la recente ondata di eroine dal corpo atletico in

sostituzione del tradizionale eroe virile ha suscitato accese reazioni.

L’agguerrito contesto critico e teorico permette di valutare i film e l’iconografia genere sotto aspetti

inediti e ricordarci che il valore di un’opera audiovisiva non può essere limitato a strumenti estetici

generici, ma sottoposto a molti, diversi gradi di giudizio a seconda dell’ottica che scegliamo.

Cinema ed erotismo: il piacere del corpo

L’intera storia del cinema è attraversata dal problema della rappresentazione della nudità,

problema che intreccia la storia della censura e del costume.

In alcuni frangenti, l’erotismo al cinema è sinonimo di grandi incassi. Ovvero: il cinema erotico va

considerato liberatorio o controproducente? In che modo l’atto sessuale può essere rappresentato

al cinema?

Da un punto di vista pratico, la differenza tra erotismo e pornografia è convenzionalmente fissata

nella rappresentazione esplicita del rapporto sessuale. In buona sostanza, se organi sessuali in

eccitazione e dettagli della penetrazione vengono inseriti nel film, si passa dal soft all’hard.

Pornografia: il corpo che gode

Quel che si omette spesso del cinema erotico e pornografico, è la ragione per cui ha successo:

così come si va a vedere un film comico per ridere, o a vedere un thriller per provare suspense, si

va a vedere un film erotico per eccitarsi. Se riso, paura o angoscia sono però stati emotivi che

possiamo condividere teneramente con il resto del pubblico, l’eccitazione no. Ecco perché

erotismo e pornografia sono spesso relegati al consumo casalingo.

In ogni caso, la pornografia ha sempre costituito un territorio scabroso per il pensiero femminista.

La tradizione mainstream della critica di settore ha attaccato con decisione il porno, per ragioni di

sfruttamento del corpo femminile, di condanna del mercato tendenzialmente maschile cui fa

riferimento, e per gli stereotipi culturali veicolati dai film a luci rosse. Contemporaneamente,

un’altra linea di pensiero ha visto nel porno la realizzazione conclusiva di un lungo viaggio verso

l’emancipazione del corpo dai condizionamenti sociali, politi, ideologici, religiosi.

Così come nel cinema mainstream, sono stati rivendicati gusti antitetici e si è sperimentato un

cinema femminista indipendente, anche nel porno il dominio del maschile è stato eroso dal

femminist porn o da segmenti produttivi legati apertamente a un consumo femminile.

Oggi che l’industria del porno deve fare i conti con una rivoluzione digitale ancora più sconvolgente

di quella del cinema ufficiale, non sono poche le contraddizioni da analizzare. Due, in particolare,

sono importanti per il nostro tema. Il primo: nell’epoca dei grandi portali hardcore del web,

l’indicizzazione dei filmanti fa rientrare dalla finestra le scorrettezze politiche che erano state spinte

fuori dalla porta da anni di studi culturali, e gran parte dei “generi” del web sono riconducibili a

stereotipi legati al corpo e alla razza. Il secondo aspetto riguarda ancora la promessa di autenticità.

Se di eccitazione e rappresentazione del piacere si va in cerca, non è detto che la pornografia sia

di per sé risolutiva. Mole volte le tecniche erotiche degli attori suggeriscono tutto tranne che

coinvolgimento passionale. Ecco perché il genere “amatoriale” stipula una garanzia di veridicità.

8. L’abito fa il corpo: cinema, moda, costume

Cinema e costumi: corpi corredati

Spesso il costume viene considerato poco più di un aspetto decorativo all’interno del film. I costumi

nel cinema, in realtà, tendono a imporre la propria presenza, influiscono sulla recitazione e sulla

rappresentazione del corpo, indicano la temporalità, enfatizza il ruolo del personaggio, lo significa

e, incerti casi, tende a inglobarlo. Il costume, insomma, produce senso, e lo fa attraverso le sue

interazioni col corpo.

Da Cabiria (1914) a Camera con vista (1986), non c’è momento della storia del cinema che abbia

escluso la rievocazione del passato dal suo orizzonte, tanto che il pubblico non di rado identifica

determinati film con il nome di “cinema in costume”.

Moda/cinema: corpi vestiti

Se il vestire è un linguaggio non verbale, inteso come congegno di moderazione del mondo, come

forma di progettazione, possiamo allora avvicinare fashion e cinema. Sulle caratteristiche più

comuni ai due mezzi, non sono mancate analisi.

Anche limitandoci ai rapporti più diretti tra corpo, film e moda, vi sono alcuni percorsi obbligati.

Prima premessa: le dinamiche di influenza tra moda e cinema, o tra moda e altri mezzi espressivi,

sono mutue e vicendevoli. Seconda premessa: non ci interessano, in questo contesto, i rapporti

industriali tra cinema e moda, come ad esempio la committenza o il ricorso a star e celebrità.

Non di meno, sul corpo si giocano partite di grande interesse. Esistono: a) film sul mondo della

moda; b) film legati all’industria della moda; c) film dove si incontrano aspetti legati alla moda.

Il primo caso è il più evidente, sia per quel ciò che riguarda i film di finzione sia per quel che

concerne i documentari.

Nel secondo caso il campo si allarga, poiché il corpo sembra costituire un luogo di

sperimentazione dove moda e cinema si incontrano. Tema che, in questo caso, si intreccia con

quello del divismo e l’intervento di stilisti e di maison all’interno dei film supera e ingloba il rapporto

tra set e costumista, spesso aprendo valutazioni sostanziali sulla rappresentazione del corpo.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Analisi del film, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Il corpo nel cinema di Menarini. Gli argomenti trattati sono: il corpo nei generi cinematografici, corpi veri (tra realismo e documentario), corpi fantastici (tra avanguardia e fantascienza), corpi degli attori (recitazione e divismo), corpi virtuali (animazione e digitale), il corpo sessualizzato, rapporto tra moda e cinema.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Docente: Noto Paolo
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lomb94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi del film e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Noto Paolo.

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