RIASSUNTO: MANUALE DEL FILM
Introduzione Il cinema classico assurge a un ruolo indiscutibilmente dominante, anche perché
con pochi rivali, fra la metà degli anni Dieci e inizio 60, Cinema moderno fine anni 50 e cinema
postmoderno alla fine degli anni 70.
Cinema classico ha come obiettivo primario quello di spingere lo spettatore a scivolare nella
finzione, a identificarsi nei protagonisti della storia narrata e a viverne in prima persona i
sentimenti. Il racconto è posto in primo piano e gli eventi si susseguono secondo un nesso
fortemente casuale. Conquista di un fine chiaramente stabilito. La messinscena e il linguaggio
filmico sono subordinati al racconto. Montaggio invisibile, logica dei raccordi, rapporto di
continuità.
Il cinema moderno rende lo spettatore cosciente del proprio ruolo di spettatore e lo spinge ad
un rapporto critico col film concepito come un costruttore semiotico, che si esibisce come tale.
No meccanismi di causa-effetto, effetti casuali, finali aperti. No eroi, personaggi complicati,
incerti. Il lavoro del montaggio si fa più evidente, attraverso forme volutamente sgrammaticate
come i jump cut, o all’opposto si eclissa tramite l’uso dei piani sequenza o long take. Suono
ottiene maggior autonomia.
Il cinema postmoderno è quella tendenza del cinema contemporaneo che sembra raccogliere
dall’esperienza della modernità una certa volontà di rinnovamento del linguaggio
cinematografico, e da quella del classico il tentativo di coinvolgere lo spettatore, sui piani dei
sensi a 360 gradi. Non nasconde la finzione, ricorre a gioco di attrazioni e fuochi d’artificio,
grazie all’uso del digitale. Forma di patiche, continui riferimenti e citazioni. Frenetici movimenti
di macchina, virtuosismo dei piani sequenza, ammalianti scenografie musica ad alto volume
esperienza audiovisiva che travolge spettatore in un vertiginoso gioco di emozioni.
CAPITOLO 1: SCENEGGIATURA E RACCONTO
La sceneggiatura è una descrizione più o meno precisa, coerente, sistematica di una serie di
eventi, personaggi e dialoghi connessi in qualche modo fra loro. Possiamo considerare la
sceneggiatura come un processo di elaborazione del racconto cinematografico che passa
attraverso diversi stadi che vanno dall’idea di partenza alla sceneggiatura vera e propria.
1. Il SOGGETTO è la prima manifestazione concreta di un’idea. È un piccolo racconto, uno
spunto narrativo, il breve riassunto di qualcosa che ancora non c’è, la storia del film a
venire. Contenuto in poche righe, al massimo un paio di paginette. Può avere
un’esistenza legale. Nei casi degli adattamenti, il soggetto può avere centinaia e
centinaia di pagine, è un’opera già esistente. Il soggetto originale si allunga, il soggetto
letterario si abbrevia.
2. Il TRATTAMENTO è la fase successiva, in cui gli spunti del soggetto vengono approfonditi
e sviluppati. La forma è ancora quella letteraria, ma ha acquistato una caratterizzazione
più definita, più funzionale alla descrizione, dialoghi abbozzati.
3. Al trattamento segue la SCALETTA che segna la fase del passaggio dal momento
letterario della storia a quello della costruzione del film. Scene vengono suddivise e
numerate. Controllano ritmi del film. Trattamento e scaletta interagiscono fra loro dando
vita alla sceneggiatura.
4. Nella SCENEGGIATURA tutte le scene sono messe in ordine, descritti con cura gli
ambienti, personaggi ed eventi, indicati con precisione i dialoghi.
5. La sceneggiatura subisce un’ulteriore fase di elaborazione dando vita a quello che viene
comunemente chiamato il DECOUPAGE TECNICO. Qui le scene vengono divise in singole
immagini, dette inquadrature o piani, che a loro volta sono numerate: di esse si indica il
1
contenuto, il punto di vista della cinepresa, la presenza di eventuali movimenti di
macchina.
6. Esiste poi la possibilità di accompagnare al testo scritto di una sceneggiatura delle
immagini, ovvero dei disegni, che prefigurano quelle che saranno le inquadrature del
film, dando così vita allo STORY BOARD.
Sceneggiatura desunta dalla copia definitiva del film. La sceneggiatura segue il film, critico
o studioso, riporta dialoghi e tutto quello che succede nel film.
Concezioni della sceneggiatura nel corso della storia: Durante il muto, sceneggiatura
importante, sceneggiatura di ferro, doveva essere seguita, non si poteva eliminare. Il cinema
americano classico, con l’avvento del sonoro, ha assegnato una notevole funzione alla
sceneggiatura, tanto che il compito del regista consisteva soprattutto nel rispettare le
indicazioni che venivano fornite nel decoupage tecnico. Contrario alla Nouvelle Vague, nel
privilegiare ambienti reali e improvvisazione, la sceneggiatura viene continuamente messa in
discussione. Hitchcock diceva che un buon sceneggiato è già un buon film.
Caratteristiche essenziali:
1) carattere fluttuante e instabile
2) il suo darsi in funzione di un film che è essenzialmente fatto di immagini. (Pasolini la
definisce come struttura che vuol essere altra struttura).
3) Ha una sua funzionalità pratica indica i materiali di produzione necessari, i luoghi
dove dovranno avvenire le riprese, il numero degli attori e di comparse, ricorso o meno
ad effetti speciali, tempi di lavorazione, denaro… (per permettere a produttore di capire
quanto denaro servirà).
RACCONTO: il termine racconto racchiude ben due significati diversi, storia e discorso. Storia è
che cosa viene narrato, mentre il discorso è il come. La narratività è un insieme di codici,
procedure e operazioni, indipendenti dal medium nel quale esse si possono realizzare, ma la cui
presenza in un testo ci permette di riconoscere questo ultimo come un racconto. Il rapporto tra
narratività e racconto è in sostanza simile a quello fra grammatica e lingua.
André Gardies propone il seguente tipo di figura minimale: equilibrio - squilibrio –
riequilibrio. Claude Bremond ci mostra come dietro ogni racconto, le strutture sono
sempre le stesse.
Gremais studia le strutture profonde del racconto. Egli ha dimostrato come al di sotto di
ogni narrazione si ritrovi modello costruito da sei funzioni così strutturate:
(Destinatore - Adiuvante) Soggetto ---- Oggetto (Destinatario – opponente)
Barthes distingue due grandi categorie di elementi: le funzioni (rinviano ad un fare), e
indizi ( (rinviano ad uno stato, arricchiscono il racconto).
Ogni racconto da così vita a un suo mondo, popolato di personaggi, luoghi, tempi, eventi.
Questo mondo ha il nome di diegesi (nome usato da Sorieau, ripreso dagli antichi greci), inteso
come ciò che appartiene alla storia raccontata. La diegesi va così intesa come un costrutto che
nasce da una forma di cooperazione fra un racconto e il suo destinatario: il primo presenta
degli elementi sparsi di un mondo, il secondo li congiunge fra loro allargando il campo anche
tutto ciò che non è espressamente indicato ma la cui esistenza è in qualche modo implicita.
DIEGETICO= tutto ciò che fa parte del mondo della diegesi
EXTRADIEGETICO= tutto ciò che invece vi esula, pur entrando a far parte di un film
NARRATORE il narratore invisibile (foyer), narratore extradiegetico, narratore intradiegetico
( narratore che è un personaggio che potrà rivolgersi direttamente allo spettatore oppure ad un
altro personaggio. 2
SPAZIO: Il racconto cinematografico trova nello spazio un elemento a sé costitutivo proprio
quanto lo sono il tempo e la casualità. Spazio della storia, diegetico, rappresentato – spazio del
racconto, che viene a formarsi sullo schermo attraverso il modo in cui il discorso articola lo
spazio della storia.
In un film si possono articolare quattro tipi fondamentali di rapporti spaziali.
Identità (stesso qui)
Articolazione spaziale fra due inquadrature Contiguità (qui) Di prossimità (là)
Alterità Disgiunzione Di distanza “laggiù”
Il più semplice quello che articola due segmenti dello spazio diegetico in sovrapposizione
parziale fra un’immagine e l’altra (es. parete grande, dettaglio quadro appeso). Opposto
all’alterità che può essere contigua (es. dialogo tra due persone), disgiunzione invece alterità
tra spazi vicini e spazi lontani.
Analisi di Gardies 1. La rappresentazione di uno spazio tende sempre a dare vita a uno o più
significati 2. Tali significati nascono grazie a un lavoro di cooperazione da parte dello spettatore
che deve saperne organizzare i segni che lo articolano 3. Lo spazio rappresentato ha come suo
referente primo, non tanto uno spazio reale, quanto quello immaginario che altri media hanno
contribuito a diffondere.
Spazio funzione narrativamente attiva (Psycho uccelli che danno indizi sul personaggio). I
rapporti fra spazio e personaggio possono poi costruire delle vere e proprie matrici narrative,
delle strutture di profondità su cui racconti, anche molto diversi fra loro, possono articolarsi.
Relazioni di giunzione e disgiunzione. Esempio di Sentieri selvaggi, il dentro e fuori non sono
così solo due luoghi fisici, ma degli spazi che definiscono il dramma di una ben determinata
condizione esistenziale.
TEMPO: assieme alla casualità e allo spazio, il tempo è un altro elemento essenziale di ogni
narratività; gli eventi di un racconto, infatti, non solo accadono sulla base di una certa logica
consequenziale e in uno o più spazi, ma anche in un certo tempo o, come sarebbe meglio dire,
attraverso certe articolazioni temporali. Il tempo del film è il presente.
GERARD GENETTE Tre livelli di rapporti tra tempo della storia e tempo del racconto.
1) ORDINE: ordine degli eventi può essere diverso da quello della storia. Presenza di
flashback o flashforward (rappresentazione audiovisiva di un episodio passato o futuro,
legato ad immagini), analessi o prolessi (momenti passati o futuri evocati da narratore
diegetico tramite parole, non immagini). L’analessi può essere esterna (se avvenuta
prima del periodo del racconto), interna (se durante) o mista. Le analessi o i flashback
assumono spesso il compito di completare un’ omissione. 3
La distinzione di fabula (ordine cronologico degli eventi proprio della storia) e di
intreccio (ordine degli eventi così come si danno nel racconto), e le distinzioni
genettiane mettono in evidenza l’esistenza di una serie di strategie narrative che
permettono di rompere i limiti del rispetto cronologico. (es. The Killing di Kubrick).
2) DURATA: la durata di un film è determinata dal numero di metri della pellicola
impressionata: contrariamente a un romanzo un film dura venti minuti, due ore o dieci
ore per tutti. Il ritmo e la velocità del racconto possono modificarsi nel corso del film.
Genette indica 5 diversi rapporti temporali fra durata della storia e durata del racconto.
Pausa (TR= n, TS=0): a una certa durata determinata del tempo del racconto, non
corrisponde nessuna durata diegetica (es. campo vuoto, fermofotogramma usati da
registi come Ozu, Bresson, Dreyer e Antonioni).
Estensione (TR> TS): il tempo del racconto è superiore a quello della storia (uso della
slowmotion usato da registi come Kurosawa nelle scene d’azione).
Scena (TR=TS): tutti i primi film della storia del cinema come quelli dei fratelli Lumiere.
Sommario (TR<TS): è una configurazione temporale frequentemente usata al cinema
per eliminare dei dettagli considerati inutili o per accelerare il ritmo della narrazione, da
vita alle sequenze.
Ellisse (TR= 0, TS=n): elimina momenti inutili, o cela un omento di rilievo per creare
effetto sorpresa.
Gardies: la durata al cinema risulta allora da quella che si potrebbe chiamare, con
riferimento alla linguistica; una doppia articolazione -> un’alternanza di durate piene e
di durate interrotte.
3) FREQUENZA: si intende per frequenza il rapporto che si stabilisce fra il numero di volte
che un determinato evento è evocato dal racconto e il numero di volte che si presume
esso sia accaduto nella storia. Un racconto può raccontare una volta sola quando è
avvenuto una sola volta, o n volte quando è avvenuto n volte (racconto singolativo e
variante plurale), n volte quando è avvenuto una volta (ripetitivo) e infinite una volta
quando è avvenuto n volte (iterativo).
VEDERE E SAPERE: Focalizzazione è il modo in cui vengono regolati all’interno di un racconto
i rapporti di sapere fra istanza narrante, personaggio e spettatore. Per esempio come afferma
Hitchcock il sapere di più dei personaggi determina effetto suspense, saperne come i
personaggi crea effetto sorpresa.
La FOCALIZZAZIONE è una strategia narrativa che si costruisce attraverso la relazione di tre
diversi elementi ( istanza narrante – personaggio – spettatore) e ne regola i rapporti di sapere.
Di questi tre elementi uno gode di uno statuto privilegiato: è l’istanza narrante.
- Racconto non focalizzato o focalizzazione zero: è il caso della narrazione onnisciente in
cui il narratore ne dice di più di quello che sanno i personaggi (narratore> personaggio).
- Racconto a focalizzazione interna (narratore=personaggio).
- Racconto a focalizzazione esterna (narratore< personaggio). 4
La OCULARIZZAZIONE è la relazione che si instaura tra ciò che la macchina da presa mostra e
ciò che si presume il personaggio veda.
- Ocularizzazione interna (soggettiva), che può essere primaria (vedi lo sguardo del
perosnaggio), o secondaria (prima vedi il personaggio e poi vedi quello che vede).
- Ocularizzazione zero vedi qualcosa direttamente, senza la mediazione di un personaggio
a vederlo.
Assenza di focalizzazione FOCALIZZAZIONE SPETTATORIALE (spettatore sa di più del
personaggio) è il regime della suspence hitchcockiana.
CAPITOLO 2: L’INQUADRATURA
Un film è fatto di immagini in movimento che prendono il nome di inquadrature. L’inquadratura
è l’unità di base del discorso filmico e può essere definita come la rappresentazione di un certo
spazio per un certo tempo essa è una rappresentazione ed ha una dimensione temporale e
spaziale. Un’altra caratteristica essenziale dell’immagine filmica è la sua bidimensionalità.
Ogni inquadratura è sempre il risultato di scelte relative a due livelli. Il primo è quello del
PROFILMICO, ovvero di tutto ciò che sta davanti alla macchina da presa. La nozione di
profilmico è connessa con la MESSA IN SCENA. Il secondo livello che determina le
caratteristiche di un’inquadratura è quello filmico, che concerne il piano discorsivo
propriamente detto, il linguaggio del cinema, i modi con cui viene rappresentato il profilmico.
Per esempio angolazione, distanza, campo fuori campo…
La nozione d’inquadratura presenta tuttavia un ultimo problema, come sostiene Bonitzer, la
parola piano non ha infatti lo stesso significato, per esempio quando parliamo di piano fisso, di
primo piano o di piano sequenza. Nel primo dei tre casi il criterio di definizione riguarda
l’assenza di ogni movimento filmico, nel secondo la distanza fra macchina da presa e soggetto
ripreso, e nel terzo un criterio di ordine narrativo e rifiuto di montaggio.
A) IL PROFILMICO
La scenografia è la modificazione o la creazione di un ambiente in funzione della ripresa
cinematografica e della realizzazione di un film. La scenografia è evidentemente un
elemento di origine teatrale. Grande differenza tra scenografia teatrale e cinematografica:
ogni inquadratura di un film rappresenta un aspetto particolare della scenografia nella sua
complessità, di quella che si potrebbe chiamare scenografia-madre.
SCENOGRAFIE RICOSTRUITE: distinzione fra luoghi che pur ricostruiti vogliono apparire
reali e quelli che invece denunciano apertamente la loro dimensione di artificialità.
Marcel Martin propone un’efficace tripartizione dei modi in cui si può concepire
un’ambiente.
1. Realista: gli ambienti disadorni, le strade piene di macerie, le desolate periferie del
neorealismo connotano una realtà sociale e storica ben precisa.
2. Impressionista: l’ambiente è scelto, modificato e ricostruito a partire dalla dominante
psicologia dell’azione, è il paesaggio di uno stato d’animo. (es. piogge torrenziali di
kurosawa, grand hotel di amarcord).
3. Espressionista/artificiale: qui l’ambiente può essere o meno funzionale alla dominante
psicologica dell’azione, ma è esplicitamente artificiale. Il mondo rappresentato è
deformato e stilizzato in funzione simbolica. (es. il gabinetto del dottor caligari, ombre e
nebbia di Woody Allen). 5
Una sequenza assai stimolante per ciò che concerne il rapporto fra ambiente e figura è
quella del comizio elettorale di Charles Foster Kane. Uno degli aspetti più significativi del
film è la costruzione di un personaggio segnato da forti elementi di ambiguità e
contraddizione, la cui dimensione privata è destinata a una continua serie di fallimenti. La
costruzione narrativa di tale personaggio non passa solo attraverso la storia del film, ma
anche, tramite la sua messa in scena. Kane e la sua concreta realtà fisica (attraverso
l’opposizione grande/piccolo) ha proprio la funzione di visualizzare la dimensione
contraddittoria di tale personaggio. La dialettica grande/piccolo che questa scena propone
attraverso il rapporto fra ambiente e figura, rinvia anche a quella di naturale e artificiale.
Attraverso inquadratura a campo lungo si fa vedere una folla, ma esplicitamente artificiale,
perché solo un fondale dipinto non per niente realistica, rappresenta artificialità politica.
Un film esemplare nell’uso dei rapporti tra figura e ambiente è certamente Lanterne
rosse. Con l’eccezione del prologo, tutto il film è girato nel sontuoso palazzo dove la
giovane protagonista va a vivere come concubina di un ricco signo
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Tecniche e Linguaggi del Cinema e dell'Audiovisivo, prof. Di Donato, libro consigliato Manuale Del …
-
Riassunto esame Tecniche e linguaggi del cinema, prof. Di donato. Libro consigliato Manuale del film, Rondolino, To…
-
Riassunto esame storia del cinema, prof. Tomasi, libro consigliato Manuale del Film, Rondolino, Tomasi
-
Riassunto esame Linguaggio cinematografico, prof. Dagrada, libro consigliato Manuale del film di Rondolino, Tomasi