Estratto del documento

Economia regionale

Capitolo introduttivo

L'economia regionale è quella branca dell'economia che inserisce nello studio del funzionamento del mercato la dimensione spazio come risorsa e fattore produttivo autonomo e come elemento fondamentale della produttività. Essa si suddivide in due ambiti:

  • Teoria della localizzazione, che studia la distribuzione delle attività nello spazio e ha un approccio microeconomico e statico;
  • Teoria della crescita, che studia la crescita economica e del reddito e ha un approccio macroeconomico e dinamico.

La teoria della localizzazione risponde a una domanda molto importante, ovvero: perché un’impresa localizza la propria attività in un posto? Lo spazio è importante perché ha un ruolo di “contenitore” di qualsiasi attività. Le imprese, infatti, devono tener conto oltre che degli altri fattori anche dello spazio, ovvero dove localizzare la propria attività produttiva. Perché decidere dove localizzarsi? Lo spazio è differente, non tutti i posti hanno la stessa dotazione di materie prime, risorse produttive e fattori produttivi. Le risorse sono distribuite in maniera disomogenea. Lo spazio, infatti, agisce sul funzionamento di un sistema economico quale fonte di vantaggio o svantaggi.

Il fondatore dell'economia regionale è Walter Isard, circa nel 1900; prima di lui, autori come Marshall ritenevano il tempo più rilevante dello spazio. L'introduzione della variabile spazio richiede la rimozione delle ipotesi semplificatrice dei rendimenti costanti e di concorrenza perfetta.

Localizzazione e spazio fisico - metrico

La più antica concezione di spazio è quella geografica, sintetizzabile in termini di distanza e costi di trasporto. Concezione dello spazio fisico puramente geografica.

Crescita regionale (rendimenti costanti) e spazio uniforme - astratto

Lo spazio è ripartito in regioni omogenee ed uniformi ed è considerato come un contenitore fisico dello sviluppo. Il vantaggio è la possibilità di utilizzare modelli microeconomici per i fenomeni di crescita locale. Questo è un approccio di breve periodo.

Crescita locale e spazio diversificato - relazionale

Spazio come territorio ed elemento generatore di vantaggi economici e non (economie territoriali). È una concezione di spazio più materiale, attraverso relazioni economiche e sociali.

Crescita regionale e spazio diversificato – stilizzato (rendimenti crescenti)

Lo spazio è puntiforme e stilizzato, privo di qualunque dimensione territoriale. La crescita è endogena e nasce dai vantaggi della concentrazione. Prevale la visione dello spazio quale mero contenitore dello sviluppo.

Convergenza e divergenza

Convergenza: Paradigma neoclassico che interpreta lo sviluppo come un processo tendente ad un equilibrio. La teoria neoclassica individua alcune forme di equilibrio economico generale, una volta che è stato preso in considerazione l'effetto perturbatore dello spazio (insieme degli specifici fattori ambientali).

Divergenza: Le teorie di origine keynesiana si collocano sul fronte della divergenza.

Gli elementi distintivi delle teorie

Lo spazio può essere considerato micro o macroeconomico. La crescita può essere associata all’occupazione, al benessere individuale o al reddito, raggiungibile attraverso produttività, specializzazione e competitività.

Capitolo 1

La distribuzione disomogenea delle materie prime, dei fattori produttivi (capitale e lavoro) e della domanda (mercati), impone alle imprese di scegliere la loro localizzazione. Le prime riflessioni sullo spazio sono contenute nelle teorie delle attività industriali, attraverso la considerazione di entrambe le grandi forze:

  • I costi di trasporto: costo della distribuzione dei mercati, di comunicazione, di informazione ecc.
  • Le economie di agglomerazione: vantaggi di ordine economico che le imprese ottengono dalla prossimità alle altre. Agiscono in senso opposto ai costi di trasporto. Si riassumono in tre grandi categorie:
    • Economie interne all'impresa, dette anche economie di scala, cui sono associati minori costi per unità di prodotto;
    • Economie esterne all'impresa ma interne al settore o economie di localizzazione, che scaturiscono dalla presenza in un'area di un'elevata densità di imprese di uno stesso settore;
    • Economie esterne all'impresa ed esterne al settore o economie di urbanizzazione, che derivano dalla elevata densità e varietà di attività produttive e residenziali in un'area.

Le teorie della localizzazione si suddividono in due gruppi, in base agli obiettivi che si pongono:

  • Massimizzazione dei profitti;
  • Minimizzazione dei costi.

Isotropo: Spazio in cui non ci sono direzioni privilegiate per un fenomeno.

Weber

Il modello di Weber si pone l'obiettivo di evidenziare come la coesistenza di economie di scala e costi di trasporto identifica la divisione spaziale del mercato tra i produttori. Per raggiungere tale obiettivo è necessario rifarsi all'ipotesi di una domanda distribuita omogeneamente sul territorio.

Il modello si fonda su queste ipotesi:

  • Un mercato del bene puntiforme (non esistono costi di trasporto né per i produttori, né per i consumatori);
  • Due mercati delle materie prime anch'essi puntiformi, localizzati ad una certa distanza l'uno dall'altro (M1, M2);
  • Condizioni di concorrenza perfetta;
  • Unica tecnica di produzione;
  • Domanda rigida al prezzo;
  • Costi di produzione costanti.

Nel suo modello, Weber sviluppa un “triangolo localizzativo”, in cui analizza tre fattori:

  • Costi di trasporto;
  • Mercati delle materie prime;
  • Mercati del bene finale.

La scelta localizzativa è il risultato di due stadi:

  1. Primo stadio evidenzia la localizzazione che garantisce i costi di trasporto minimi, cioè minimizza i costi di trasporto totali = costi di approvvigionamento + costi di produzione. I costi di trasporto sono espressi come funzione del peso (x, y, z) della merce da trasportare e della distanza da coprire (a, b, c): CT= xa+yb + zc -> CT= qt*distanza.
  2. Nel secondo stadio, mette a confronto la localizzazione a costo minimo con una localizzazione alternativa, nella quale può godere di economie di localizzazione, quali la disponibilità di manodopera ecc.

Weber evidenzia le isodapane, curve lungo le quali il costo di trasporto minimo rimane costante. La scelta di rilocalizzazione avverrà se e solo se le isodapane di ogni impresa, che misurano un costo aggiuntivo di trasporto pari al vantaggio agglomerativo, si incrociano. All’interno dell'area di intersezione, i costi di trasporto aggiuntivi sono inferiori ai vantaggi che la localizzazione concentrata genera.

I limiti del modello dipendono dalla sua natura:

  1. Statica, tralascia l'innovazione e la variazione nelle condizioni di distribuzione;
  2. Transport oriented;
  3. Astratta, è improbabile riuscire a calcolare l'apporto del peso delle materie prime nel peso del bene finale;
  4. Domanda rigida e illimitata.

Greenhut

Il modello di Weber nega l'esistenza di luoghi di agglomerazione della popolazione: nega le economie di agglomerazione. Greenhut introduce il ruolo della dimensione fisica del mercato e l'ipotesi di una domanda distribuita in modo disomogeneo sul territorio. La presenza di un mercato di vaste dimensioni può, infatti, compensare il maggior costo di trasporto.

La prima differenza rispetto al modello di Weber è che non c'è più il mercato puntiforme, ma la domanda è diffusa, ovvero distribuita omogeneamente sul territorio.

Ipotesi:

  • Domanda rigida;
  • Due produttori identici;
  • Localizzazione data;
  • Costo di trasporto costante, ovvero proporzionale alla distanza;
  • Costo di trasporto al carico del consumatore;
  • Due mercati delle materie prime;
  • Mercati perfettamente separati.

Possibilità:

  • In A costi di approvvigionamento minori che in B;
  • In A costi di approvvigionamento maggiori che in B scelgo comunque A perché ho il mercato di sbocco più basso e compensa i costi di approvvigionamento.

Ogni impresa non compete con tutte le altre ma solo con quelle più prossime.

Hoover

Un raffinamento del modello precedente è dovuto ad Hoover, il quale riesce a endogeneizzare le economie di scala nel modello e a far dipendere anche esse, in modo indiretto, dalla distanza.

Le ipotesi su cui è costruito il ragionamento sono in parte simili a quelle del modello precedente: esiste un mercato lineare, sul quale è distribuita, in modo omogeneo, la domanda di un bene. Due produttori sono localizzati ai due estremi del mercato e producono un bene omogeneo.

A differenza del modello precedente, i costi di trasporto sono a carico del produttore e la produzione per entrambi i produttori è caratterizzata da economie di scala, fino a un certo livello di quantità prodotta; oltre questa quantità, le economie di scala si traducono in diseconomie che fanno crescere i costi medi di produzione qualora aumenti la quantità prodotta, nella tradizionale ottica dei modelli microeconomici neoclassici.

Per vendere il bene lontano dal luogo di produzione, i produttori devono affrontare un costo di trasporto, proporzionale alla distanza da percorrere. La decisione di un produttore di aumentare il mercato servito comporta un cambiamento nei costi di produzione rispetto al livello iniziale. Le economie di scala si tramutano, per ipotesi del modello, in diseconomie e la relazione distanza/costo diviene positiva: un aumento della produzione avviene infatti a costi di produzione maggiori di quanto non avvenisse in precedenza per effetto delle diseconomie di scala e dei costi di trasporto.

Unendo diversi costi di distribuzione così ottenuti è possibile costruire una curva con andamento a U rispetto alla distanza, definita margin line, che altro non è che un costo medio di produzione complessivo, dato dalla somma dei costi di produzione e di trasporto. È facile, a questo punto del ragionamento, comprendere che l'incrocio delle due margin lines costituirà la linea di demarcazione tra i mercati dei due produttori.

Losch

Un passo successivo rispetto a quelli compiuti finora risiede nel definire le diverse quantità del bene offerto dall'impresa che i consumatori sono disposti ad acquistare, al variare della distanza da percorrere per acquistarlo, dato un certo costo di produzione del bene e un certo costo di trasporto. Questo passo presuppone la costruzione della curva di domanda spaziale individuale, che evidenzia le diverse quantità del bene che ogni singolo individuo è disposto ad acquistare dall’impresa in funzione della sua distanza dall'impresa stessa ed al prezzo di produzione, definito dal produttore in base alle condizioni di produzione.

Una volta ottenuta la curva di domanda spaziale individuale è possibile ottenere la curva di domanda spaziale del mercato, come semplice somma delle singole quantità domandate, alle diverse distanze, dagli consumatori esistenti nel mercato, che, analizzati insieme alla tradizionale curva di offerta dell'impresa della teoria microeconomica, definisce l'equilibrio di mercato.

La domanda del bene complessivamente richiesta all'impresa per ogni distanza sarà, pertanto, nell'ipotesi che tutti i consumatori abbiano identiche curve di domanda spaziale individuale, la somma delle singole quantità domandate alle diverse distanze dai consumatori esistenti nel mercato. Ipotizzando una densità di consumatori uniforme per ogni distanza, la quantità complessivamente domandata del bene sarà pari all'area sottostante la curva di domanda individuale, moltiplicata per la densità.

Nell’ipotesi di una pianura omogenea e non più di un semplice mercato lineare, con lo stesso procedimento, si individuano le aree di mercato del produttore. Facendo ruotare di 360 gradi il triangolo formato dalla curva di domanda individuale intorno all'asse verticale, si viene a delineare un mercato circolare; il volume del cono così ottenuto, moltiplicato per la densità, determina la quantità complessiva di bene domandato dal mercato.

È interessante, a questo punto, notare come la dimensione delle aree di mercato che si delineano dal cono di domanda dipende, data una certa struttura della domanda, dai costi di trasporto e dalle condizioni alle quali il bene viene offerto. Un aumento dei costi di trasporto inclina la curva di domanda spaziale individuale e restringe l'area di mercato; un prezzo di vendita più elevato diminuisce la quantità del bene richiesta dal consumatore, a parità di distanza e la curva spaziale individuale subisce pertanto uno spostamento parallelo verso il basso, che riduce l'area di mercato del produttore.

Una volta definita la curva di domanda, si evidenzia all'equilibrio economico spaziale del mercato e la localizzazione dell'impresa. All’interno di ogni singola area, l'impresa si comporta da monopolista: la distanza protegge la sua area di mercato, il produttore produce in condizione di massimizzazione di profitto ed esistenza di extraprofitti. Il mercato, a livello spaziale, è formato da molte aree di mercato, con ampi spazi nei quali esiste una domanda non servita. Tuttavia, quello delineato è un equilibrio di breve periodo.

L'esistenza di extraprofitti nella produzione del bene in aree di mercato ancora non sfruttate, incentiva nuove imprese a entrare nel mercato e localizzarsi proprio nelle aree non ancora coperte da un’offerta. L'entrata di nuove imprese nel mercato comporta effetti congiunti: da un lato il mercato spaziale si satura, fino ad arrivare a condizioni di sovrapposizione tra aree, dall'altra si erodono i margini di profitto delle singole imprese, a causa di una riduzione della domanda, suddivisa tra più produttori e di un aumento dei costi, causato dall'aumento della domanda di fattori.

Nell’ipotesi di un bene omogeneo, i consumatori scelgono di acquistare il bene al minor prezzo di vendita offerto, che sarà quello definito dalla distanza inferiore che separa il consumatore dal produttore. Il risultato del processo è un equilibrio di mercato di lungo periodo, in cui si viene a configurare un mercato spaziale formato da esagoni regolari, senza aree di sovrapposizione.

Hotelling

Non si è mai ipotizzato, finora, che, una volta spartito il mercato, i produttori prendano in considerazione di rilocalizzarsi, ovvero, non si è mai considerata l'esistenza di meccanismi di interdipendenza nelle scelte localizzative delle imprese.

Ipotesi:

  • Esistenza di due soli produttori, ovvero duopolio;
Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 27
Riassunto esame Economia Regionale, prof. Cantabene, libro consigliato Economia Regionale, Capello Pag. 1 Riassunto esame Economia Regionale, prof. Cantabene, libro consigliato Economia Regionale, Capello Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia Regionale, prof. Cantabene, libro consigliato Economia Regionale, Capello Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia Regionale, prof. Cantabene, libro consigliato Economia Regionale, Capello Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia Regionale, prof. Cantabene, libro consigliato Economia Regionale, Capello Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia Regionale, prof. Cantabene, libro consigliato Economia Regionale, Capello Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia Regionale, prof. Cantabene, libro consigliato Economia Regionale, Capello Pag. 26
1 su 27
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/06 Economia applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mary.1291 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia regionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Cantabene Claudia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community