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Chiara Pizzamiglio

1. L’ANALISI DEL MERCATO NELLA SCIENZA ECONOMICA

Richiami della teoria della domanda e dell’impresa

Mercato = è il luogo ideale dove si incontrano domanda e offerta di beni e servizi. Il mercato

è efficiente solo se garantisce l’incontro tra domanda e offerta (che corrisponde

all’intersezione delle due rette domanda e offerta).

Domanda e offerta si incontrano in un punto di equilibrio, il prezzo (luogo della transazione).

Domanda = è la quantità domandata di un bene. È inversamente proporzionale al prezzo del

bene (all’aumentare del prezzo, si riduce la domanda).

La domanda dipende da: prezzo, prezzo del bene sostituto, reddito, preferenze. Un aumento

del prezzo determina spostamento lungo la curva; un aumento degli altri 3 (prezzo del bene

sostituto, reddito, preferenze) determina uno spostamento della curva (NB: un aumento di

reddito determina un aumento della domanda di un bene normale, quindi non alimentare

l’industria alimentare è anticiclica: non segue i cicli economici, è stabile).

Elasticità al prezzo = è la reattività della domanda rispetto solo al variare del prezzo. La

domanda può essere elastica o rigida.

- Domanda rigida: ad una variazione del prezzo, la variazione della domanda è meno

che proporzionale, o uguale poco reattiva (es. benzina, perché non ha sostituti).

- Domanda elastica: la variazione della domanda è più che proporzionale alla variazione

del prezzo molto reattiva (es. mandarini, hanno molti sostituti). Può essere

perfettamente anelastica/rigida (elasticità = 0, sono beni insostituibili),

anelastica/rigida (elasticità < 1, si ha per i beni necessari, tipo i beni alimentari) o

elastica (elasticità > 0, sono beni rinunciabili, di lusso).

Elasticità al reddito = è la reattività della domanda in base al reddito. All’aumentare del

reddito cresce proporzionalmente la domanda di beni non alimentari (curva di Engel:

diminuisce l’incidenza del consumo di alimenti sulla spesa. Ovvero: anche se guadagno il

doppio, non inizierò a mangiare il doppio, ma comprerò circa le stesse quantità di cibo. Quindi

sulla mia spesa totale, l’incidenza del fattore “cibo” diminuirà). Quindi l’elasticità al reddito

dei beni alimentari è rigida, quella dei beni non alimentari è elastica.

Retta di bilancio = il vincolo di bilancio è l’insieme delle possibilità di scelta del consumatore

limitato in base al suo reddito. L’area sotto la retta di bilancio rappresenta tutte le

combinazioni di beni acquistabili sotto il vincolo di bilancio.

Quindi un aumento del reddito sposta la curva parallelamente (posso comprare più sia

prodotto A che prodotto B) mentre un aumento del prezzo restringe la curva (posso comprare

meno del prodotto con prezzo aumentato).

Chiara Pizzamiglio

Domanda aggregata = sommatoria di domande individuali, determinata da una serie di

macro-caratteristiche: incremento demografico, distribuzione del reddito, distribuzione della

popolazione.

Evoluzione della teoria della domanda: si è partiti da un approccio neoclassico, basato su 4

principi:

- Razionalità del consumatore: il consumatore è razionale e cerca di massimizzare la

sua utilità con l’unico vincolo del reddito. Non esiste la preferenza.

- Trasparenza del mercato: c’è simmetria informativa tra produttore e consumatore.

- Utilità marginale decrescente: è l’utilità che deriva dal consumo di una piccola

quantità incrementale di prodotto ed è quindi decrescente (es. 4 bicchieri d’acqua).

L’utilità totale è la somma delle utilità che ottengo per ogni porzione, ed è crescente.

- Omogeneità: tutti i consumatori sono uguali e tutti i prodotti sono uguali.

Questi principi non vanno bene per i prodotti alimentari perché: il consumatore non è

razionale (sulla scelta non influisce solo il reddito); il mercato non è trasparente (ci sarà per

forza qualche info che non viene comunicata, e il consumatore non ha strumenti per capire

se un prezzo è adeguato o no, il che dà spazio a comportamenti opportunistici dei produttori);

prodotti e consumatori non sono omogenei (c’è molta differenziazione tra i prodotti); l’utilità

marginale è l’unica che vale anche per i prodotti alimentari. Per questo motivo si è passati alla

teoria neoistituzionale, in vari passi:

- Lancaster: accetta i primi 3 principi, ma non l’omogeneità. Scelgo il prodotto in base

al reddito ma anche alla caratteristiche intrinseche che mi permettono di massimizzare

l’utilità.

- Becker: approccio della New House Economics. Introduce il concetto di famiglia (non

esistono singoli), e la paragona a un’azienda, che attraverso input entranti crea valore

uscente (output). Gli input sono: capitale, beni acquistati, tecnologie, capitale umano

e tempo di non lavoro. Output è il pasto. Il tempo di non lavoro è il concetto più

importante influenza le scelte.

- Grossman: decisioni hanno l’unico obiettivo di raggiungere un buono stato di salute.

Ci viene dato alla nascita, e si deprezza con l’età, ma ci sono attività che ce lo fanno

aumentare: cure mediche e utilizzo del tempo libero per attività positive. A livello

economico la salute ha utilità diretta (svolgo attività produttive) e indiretta (riduco i

giorni di malattia). Tra consumatore che sceglie un prodotto in base a preferenza e

uno che sceglie in base a salute c’è la time preference: disponibilità a rinunciare a un

beneficio immediato in cambio di un’utilità nel lungo periodo.

Impresa = entità economica in cui avviene creazione di valore. Trasforma input in output

attraverso un processo produttivo. Input: capitale fisso (sede, impianto, macchinari; non varia

al variare della produzione), capitale circolante (materie prime; varia al variare della

produzione e si esaurisce col ciclo produttivo), lavoro. Output: è il prodotto.

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La curva dell’offerta (produttore) ha andamento opposto a quella della domanda: più costa

il prodotto, e più vorrà venderne, perché ha l’obiettivo di massimizzare il profitto (profitto =

ricavi totali – costi totali). Per massimizzare il profitto posso: massimizzare i ricavi (produco

tanto a prezzi bassi, es grandi aziende, o produco poco a prezzi più alti, es piccole aziende) o

minimizzare i costi (variabili).

Curva di isoquanto = curva lungo la quale la quantità prodotta è la stessa, ma cambia la

combinazione capitale/lavoro (azienda piccola userà più lavoro e meno capitale, azienda

grande viceversa).

Costi totali = somma di costi fissi (terreno, impianto; non variano al variare della quantità.

Retta costante che parte da un tot) e costi variabili (materia prima; variano al variare della

quantità. Retta crescente che parte da 0). Quindi costo totale parte dai costi fissi e aumenta

in base ai costi variabili.

Costo medio totale = costo totale/quantità prodotta. Sono anche dati dalla somma tra costi

medi fissi e costi medi variabili. La curva prima scende poi sale (è la somma di costi medi fissi

e variabili!).

Costo medio fisso = costo fisso/quantità prodotta. Più il costo fisso è ripartito su grandi

quantità, più si abbassa (la curva è un’iperbole che dall’alto scende) per ridurre i costi fissi

devo produrre tanto (se la mia produzione tende a ∞, i CmF tendono a 0). Si riferisce al singolo

prodotto (es. una penna).

Costo medio variabile = la curva all’inizio scende fino a un optimum perché la produttività

marginale è crescente, poi sale perché la produttività marginale decresce (ovvero le prime

dosi hanno impatto maggiore sulla produzione rispetto alle ultime).

Costo marginale = di quanto aumenta il costo medio totale se aumento di un’unità la

produzione. Interseca nel punto di minimo la curva dei CmT punto di ottimo tecnico (qui

abbiamo i minimi costi) e punto di fuga (al di sotto andrei in perdita). È la derivata del costo

totale rispetto alla quantità.

Ricavo totale = importo ottenuto dall’impresa con la vendita di quantità q di prodotto a

prezzo p (RT = p x q). Quindi per aumentare i ricavi posso aumentare il prezzo o la quantità. Il

prezzo è dovuto sia al valore che il produttore attribuisce al prodotto, sia alla willingness to

pay del consumatore. Retta che parte da 0, il cui coefficiente angolare è il prezzo. I ricavi

corrispondono al fatturato.

Ricavo marginale = quanto aumenta il ricavo se aumento di un’unità la produzione.

Ricavo medio (unitario) = ricavo totale/quantità venduta ((p x q)/q, quindi p, il prezzo di

vendita).

Break even point = punto in cui costi e ricavi si eguagliano (le due rette si intersecano): sopra

genero profitto, sotto perdita. In realtà le “rette” non sono proprio rette ma curve che si

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intersecano in due punti: la differenza tra i ricavi totali e i costi totali (il punto in cui le rette

sono più distanti) corrisponde alla massimizzazione del profitto (= le tangenti delle curve

sono parallele, le derivate prime sono uguali).

Le principali forme di mercato e le strategie di differenziazione

Libera concorrenza = tipico del settore agricolo, c’è una pluralità di offerenti e acquirenti.

- Prodotto omogeneo (non differenziato): è impossibile differenziare es. il mais, quindi

le aziende usano strategie per differenziare tipo certificazioni o convenience (IV

gamma). Differenziazione serve per poter entrare sul mercato con un prezzo più alto

(giustificato).

- Tante piccole imprese

- Imprenditore price-taker: non decide il prezzo, è deciso dal mercato. L’unica strategia

per massimizzare il profitto è aumentare le quantità

- Barriere all’entrata basse: è facile entrarci (con 2/3 addetti e un pezzo di terra è già

impresa)

- Ruolo pubblicità limitato: non serve perché i prodotti sono uguali ai concorrenti.

Concorrenza monopolistica = settore dell’industria alimentare. Tante imprese ma con

prodotto unico nel suo genere.

- Prodotto altamente differenziato (come nel monopolio)

- Tante imprese piccole e grandi (come nella libera concorrenza): possono farsi

concorrenza perchè una fa qualità, l’altra quantità.

- Imprenditore price maker

- Barriere all’entrata medie: alte se voglio competere con grandi aziende, basse se con

piccole.

- Ruolo pubblicità importantissimo: il prodotto è molto differenziato, bisogna farlo

conoscere.

Oligopolio = caratterizzato da poche aziende.

- Poche imprese medie/grandi

- Prodotti sia omogenei (benzina) sia differenziati (farmaceutico, automobilistico)

- Imprenditore price maker: teoria dei giochi (a ogni mossa del concorrente

corrisponde una contromossa) e oligopolio collusivo (poche imprese si accordano e

fanno cartello, es. benzina)

- Ruolo pubblicità importantissimo

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- Barriere all’entrata alte

- Quota di mercato: è la fetta di mercato occupata dall’azienda (fatturato

azienda/fatturato totale settore). Non ha senso nella libera concorrenza (avrei valori

piccolissimi) e nel monopolio (avrei un’azienda che ha 100%).

Monopolio = opposto della libera concorrenza, c’è un’unica grande azienda (es. sigarette).

- Prodotto omogeneo (es. sigarette) →

- Unica grande impresa: può approfittare del consumatore politiche antitrust.

- Imprenditore price maker: decide tutto, il consumatore non ha altre scelte

- Barriere all’entrata altissime

- Ruolo pubblicità limitato: non ha senso, non ci sono concorrenti

Quindi per i beni alimentari posso avere sia libera concorrenza (materie prime) sia

concorrenza monopolistica (prodotto trasformato).

I fallimenti del mercato e i costi di transazione →

In certi casi il mercato non funziona: fallimento di mercato il mercato non è la forma

migliore per raggiungere l’efficienza del sistema economico. Avviene nei casi del monopolio

e dell’oligopolio collusivo: il consumatore non ha possibilità di scelta, e l’impresa può

approfittarne. In genere in questi casi esistono le politiche antitrust e si ha un intervento

pubblico per riportarlo all’equilibrio o cercare di tutelare la parte più debole. Tipi di fallimenti:

- Asimmetria informativa: diverso grado di informazione tra produttore e consumatore: il

consumatore non ha gli strumenti per capire se il prezzo è adeguato, e il produttore può

approfittarne. Si cerca di colmare il gap con l’etichettatura (ma non si arriva alla

simmetria).

- Esternalità: è un qualcosa che viene creato a terzi senza che questi abbiano pagato per

averla. Può essere positiva (utilità: se compro casa davanti a una discarica e l’anno dopo

ci costruiscono un parco, mi hanno fatto un’utilità senza che io abbia pagato per averla) o

negativa (disutilità: l’obesità perché è pagata dal SSN)

- Bene pubblico: è qualcosa che deve essere garantito a tutti, quindi non c’è mercato (es.

sanità e sicurezza alimentare, o un parco). 2 principi: non esclusione (non si può escludere

nessuno) e assenza di rivalità (anche se qualcuno l’ha pagato, può sfruttarlo anche chi non

ha pagato).

- Costi di transazione: si generano ogni volta che c’è uno scambio e a causa dei quali il

mercato non è sempre la forma migliore. 3 tipi: costi di informazione (quello che la GDO

sostiene per scegliere l’impresa che gli produca un prodotto), costi di negoziazione

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(trattativa per stabilire le condizioni di produzione), costi di monitoraggio (per controllare

che l’azienda rispetti le condizioni). Questi costi possono variare a seconda delle

caratteristiche delle transazioni: frequenza (se la frequenza di transazione è alta, il costo

è più basso), incertezza (più c’è incertezza, più alti sono i costi di transazione), specificità

(se è alta significa che la GDO sta chiedendo all’impresa di adattare tanto la sua

produzione, e quindi i costi saranno più alti

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/01 Economia ed estimo rurale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.pizzamiglio96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e politica alimentare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Banterle Alessandro.
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