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Economia e gestione delle imprese di assicurazione

Lezione 1: 19/02/2020

Il sistema finanziario e il ruolo delle imprese di assicurazione

La prima necessità finanziaria a cui il sistema finanziario ha dato risposta è l’esigenza di pagamento, attraverso l’invenzione delle banche e degli strumenti di pagamento.

  • Esigenza di pagamento si è creata nel mondo reale ed è consistita nel gestire meglio i pagamenti, le compravendite (inizialmente di merci). Il trasferimento di risorse finanziarie a fronte di merci è, in primis, un’esigenza base: da qui nascono i temi relativi al fatto di rendere i pagamenti più sicuri, più veloci, più economici e di rompere le barriere geografiche.

La seconda funzione, che è nata subito dopo, è quella del prestito che nasce dalla necessità di finanziare l’acquisto per cui non si ha un capitale sufficiente.

  • Esigenza del prestito generalmente, lo scambio di risorse finanziarie avviene mediante il lavoro dell'intermediario finanziario, il quale, come è stato detto in precedenza, prende risorse dai soggetti “in surplus” (che hanno un surplus di risorse finanziarie) e dà ai soggetti “in deficit” (che hanno un deficit di risorse finanziarie e ne hanno bisogno per continuare la propria attività produttiva). Gli elementi principali di questi scambi sono tempo ed incertezza. Dalle transazioni monetarie nascono dei rischi, tra questi il rischio di default collegato al rischio di insolvenza del soggetto prenditore.

Per quanto concerne i mercati finanziari si rammentano i seguenti rischi:

  • Rischio di prezzo
  • Rischio di tasso di cambio.
  • Esigenza di sicurezza (gestione dei rischi) il sistema finanziario propone degli strumenti per la gestione di questi rischi: in primis i derivati. Attraverso tali strumenti si copre il rischio predeterminando il prezzo (esecuzione futura con prezzo predefinito oggi).

Riassumendo, il sistema finanziario risponde a quattro principali tipologie di bisogni:

  • Investimento (surplus)
  • Finanziamento (deficit)
  • Pagamento
  • Sicurezza (gestione rischi)

In questo circuito le imprese di assicurazione svolgono essenzialmente due funzioni:

Gestione dei rischi (rischio puro)

Funzione assicurativa

Esempi di rischi puri: rischio di morte, rischio di sopravvivenza, rischio di incendio, rischio di disoccupazione, rischio di sopravvivenza, etc. I rischi puri sono quei rischi legati a eventi che, se si verificano, generano solo ed esclusivamente un danno economico. Essi sono gestiti esclusivamente dalle assicurazioni, mediante polizze, ai sensi del Testo Unico della Finanza. Le banche e gli altri intermediari finanziari non possono gestire il rischio e, pertanto, non possono collocare tali strumenti né tantomeno emetterli. Tuttavia, possono distribuirli. L’attività assicurativa è una riserva di legge attribuita alle assicurazioni.

Il Testo Unico della Finanza individua altre riserve di legge, tra cui:

  • La gestione collettiva del risparmio alle SGR (creazione e costituzione dei fondi comuni)
  • Attività bancaria (raccolta del risparmio tra il pubblico ed erogazione del credito) alle banche

Nella gestione del rischio puro subentrano alcune figure molto tecniche che sono: attuari, ingegneri, fisici, matematici e risk manager. La gestione del rischio puro costituisce il core business dell’attività, in quanto si tratta di una riserva di legge.

Allocazione delle risorse

Attività di investimento e di gestione del risparmio

Accanto all’attività di gestione del rischio puro, le imprese di assicurazione svolgono una seconda attività: si tratta dell’attività di investimento. Le imprese di assicurazione, a differenza di tutte le altre tipologie di imprese, hanno ricavi certi oggi a fronte di costi aleatori futuri. Il ciclo risulta essere invertito.

È infatti molto difficile individuare assicurazioni che intendono finanziarsi. Le stesse devono piuttosto provvedere a incassare i premi (la liquidità) da investire e conservare, in modo tale da essere in grado di pagare tutti i risarcimenti delle polizze nel corso dell’anno (se la polizza è annuale) o nel corso degli anni successivi (se la polizza è pluriennale). Esse non sono caratterizzate da una funzione di indebitamento, ma di investimento. Le imprese di assicurazione sono tra i più importanti investitori istituzionali.

I due mestieri delle assicurazioni

La gestione assicurativa

È anche definita gestione tecnica del rischio o gestione “industriale”. Consiste in:

  • Assunzione dei rischi
  • Riscossione dei premi
  • Pagamento degli indennizzi
  • Riassicurazione dei rischi (o altre tecniche di risk management)

La gestione patrimoniale

È anche definita gestione finanziaria e consiste in:

  • Investimento dei premi
  • Investimento delle riserve tecniche
  • Gestione degli investimenti patrimoniali
  • Disinvestimenti.

Le due gestioni sono solo in teoria separabili, in realtà interconnesse! Entrambe contribuiscono a generare il risultato d’esercizio:

  1. Gestione assicurativa → risultato del saldo tecnico
  2. Gestione finanziaria → risultato del saldo non-tecnico

N.B.: vale in generale, poi specificheremo meglio il caso delle assicurazioni vita.

Le assicurazioni italiane nel ruolo di investitori istituzionali

Le banche, a fine 2018, gestivano ca. 839 miliardi di euro di risparmi degli italiani, seguite dalle assicurazioni con c.a. 736.300 miliardi di euro. Dunque:

  • Per quanto concerne la massa di somme gestite, le assicurazioni sono seconde rispetto alle banche, con un lieve distacco
  • Oltre un terzo (35%) delle masse investite è in capo alle assicurazioni

Gli investitori istituzionali in Italia, per importanza di massa di somme gestite sono, in ordine di ranking:

  1. Banche (gestione patrimoniale individuale)
  2. Assicurazioni
  3. Fondi comuni
  4. Fondi pensione.

Alcuni dati significativi sullo sviluppo del mercato assicurativo italiano

Si distinguono:

  1. Assicurazioni operanti nel ramo vita
  2. Assicurazioni operanti nel ramo danni
  3. Riassicuratrici (assicurazioni di secondo livello: assicurano le assicurazioni)
  4. Multiramo
  • Le assicurazioni non possono svolgere congiuntamente l’attività nel ramo danni e nel ramo vita. Possono essere multiramo solamente le assicurazioni costituite molti anni fa. Il principio della specializzazione è stato introdotto agli inizi degli anni Settanta.
  • Non vi sono riassicuratrici italiane. Si tratta in genere di grandi imprese che lavorano a livello globale e il cui business consiste nel comprare da imprese di I livello di diversi paesi portafogli di rischi. Le assicurazioni di I livello possono svolgere una limitata attività di riassicurazione a livello nazionale.

Raccolta netta degli investitori istituzionali

Tali istogrammi mostrano la raccolta netta degli investitori istituzionali. La lunga crisi, dal 2007 ad oggi, ha portato beneficio al mondo delle assicurazioni che, tendenzialmente, non godevano di grande fiducia da parte del pubblico dei risparmiatori. La motivazione del perché le imprese di assicurazione siano riuscite a catturare i risparmi del pubblico risiede nel fatto che hanno proposto dei prodotti con una caratterizzazione di basso rischio. Inoltre, le stesse hanno potuto beneficiare negli anni della crisi della sfiducia nelle banche da parte dei risparmiatori. La ricerca dell’investitore retail è stata quella di mettere in sicurezza i propri risparmi a causa delle forti perdite della crisi del 2008. Le assicurazioni hanno proposto infatti dei prodotti (cd. gestioni separate) che rispondevano esattamente a questa esigenza. Le polizze, inoltre, forniscono qualche vantaggio che gli strumenti finanziari non hanno (ulteriore elemento apprezzato dai risparmiatori).

La diffusione delle assicurazioni: comparazione europea

L’indicatore premi/PIL indica quanto pesa la raccolta delle assicurazioni sul prodotto interno lordo.

  • Il mercato vita è sviluppato e maturo, in linea con gli altri paesi europei che è anche cresciuto grazie alla crisi. Sfrutta il vantaggio di giocare su due campi:
    1. Il campo del rischio puro: riserva di legge
    2. Il campo delle banche e degli altri intermediari finanziari: funzione di investimento
  • Così facendo le imprese di assicurazione sono in grado di coniugare dei prodotti completamente diversi.
  • Il mercato danni è sotto la media internazionale. Se inoltre all’1,9% si sottraesse la polizza obbligatoria dell’auto il dato si riduce allo 0,9%. È un mercato fermo. Perché?
    1. È difficile stimare il prezzo delle polizze: se il mercato è piccolo non si riesce a collezionare l’esperienza passata per collezionare il futuro.
    2. Problema di sostenibilità del costo: le polizze sono molto costose, pertanto, sono il primo elemento che tende a essere eliminato in quanto considerato non indispensabile.
    3. Il mercato italiano propone polizze a rischi nominati → descrivono nel contratto tutti i rischi coperti e tutti i casi. Se l’evento non è perfettamente corrispondente a quanto nominato in polizza esso non è coperto. Ciò è tipico di un mercato poco maturo. I mercati più maturi, come quelli anglosassoni adottano invece un approccio all risks (nel contratto sono indicati solo i casi di esclusione).

Business vita e danni a confronto

  • La dimensione del business assicurativo si misura in:
    • Raccolta premio
    • Prestazioni erogate
    • Riserve tecniche
  • Business vita → sviluppato e maturo
  • Business danni → contenuto e frenato

Trend storico dello sviluppo del ramo vita e danni in Italia

  • Il ramo danni ha un trend quasi piatto (è un mercato stabile). Tuttavia, notiamo una flessione negativa nel 2011 e negli anni 2015 e 2016. Questo indica che le imprese di assicurazione danni hanno raccolto meno → premi. Ciò avviene a causa della crisi del debito sovrano, gli italiani hanno rinunciato alla copertura assicurativa al fine di risparmiare sui costi.
  • Il ramo vita, molto più sviluppato e maturo del danni, ha avuto un’impennata significativa tra gli anni 2012 e 2014. Gli investitori, infatti, all’indomani della crisi sono andati alla ricerca di un prodotto sicuro sul mercato. Tra il 2014 e il 2016 si è verificato un crollo della raccolta a causa della forte volatilità dei mercati in quegli anni.
  • Il ramo vita, a differenza del danni, è fortemente esposto all’andamento dei mercati finanziari.

Importanza delle riserve tecniche nello SP dei bilanci assicurativi

I debiti che nascono dalle polizze, che corrispondono a tutti gli impegni patrimoniali assunti dalle assicurazioni nei confronti dei clienti, prendono il nome di riserve tecniche. Non si tratta di debiti finanziari, ma di debiti assicurativi. Questi ultimi sono aleatori e stimati. In particolare, la stima concerne: l’importo, la probabilità che l’evento si verifichi e il momento del pagamento. Le riserve tecniche (RT) rappresentano l’85% del passivo dello SP dei bilanci assicurativi:

  • 78.9% riserve matematiche (vita) → sono i debiti sottoscritti nel ramo vita. Il mercato vita è più maturo e gestisce molti più fondi.
  • 6.8% riserve premi e sinistri (danni) → sono i debiti sottoscritti nel ramo vita → Le passività sono coperte con i premi che raccoglie e investe. Il capitale rappresenta una variabile molto importante nelle compagnie di assicurazione in quanto il ciclo invertito (ricavi certi oggi e costi futuri stimati) espone le assicurazioni a un rischio di default molto alto.

La normativa a presidio della solidità patrimoniale delle imprese di assicurazione prende il nome di solvency II. Essa è stata recentemente introdotta (nel 2016) e crea ancor oggi numerosi problemi di applicazione. Si tratta infatti di una normativa “leggera” per un business centenario così ampio.

Gli investimenti nel settore assicurativo italiano

Le riserve tecniche devono essere coperte con l’investimento dei premi e, da ultimo, devono avere un presidio di patrimonio. I premi sono investiti con un asset allocation poco rischiosa, in strumenti pochi rischiosi che consentano la conservazione del capitale. Dalla composizione del portafoglio investimenti delle imprese di assicurazione italiane risulta:

  • Forte prevalenza di titoli a reddito fisso → questa percentuale è cresciuta negli anni
  • Forte prevalenza di titoli di stato domestici (home bias) → ciò può generare il rischio di contagio tra Stato e assicurazione. Il rischio paese può notevolmente influenzare i bilanci di banche e imprese di assicurazione in quanto comporta il deprezzamento dei titoli e la conseguente registrazione di perdite a bilancio. Nonostante ciò la quota di titoli di stato domestici continua a rimanere molto alta. Tendenzialmente ciò avviene nei paesi economicamente più deboli. Quali sono le motivazioni?
    • Sostenere il debito pubblico del paese (dunque contenimento dello spread)
    • Obbligo di alcuni intermediari di sostenere la liquidità sui mercati secondari
    • Vantaggio normativo → proprio dall’inizio della crisi del debito sovrano è stata introdotta a livello internazionale una disposizione che permette di considerare i titoli di debito pubblico dell’area euro come se fossero risk free e, pertanto, non assorbono il patrimonio di vigilanza.
  • Limitati investimenti in immobili → 1% (dunque decisamente contenuta)
  • Contenuti investimenti in azioni

La redditività delle imprese di assicurazione in Italia

  • Il business assicurativo è sempre stato redditizio (ROE) a doppia cifra.
  • Gli anni critici per le imprese di assicurazione sono:
    • Il 2008 (crisi del debito subprime)
    • Il 2011 (crisi del debito sovrano)
  • Nel 2009 e nel 2012 si sono verificate delle riprese immediate per merito del collocamento di polizze (business vita)
  • L’andamento del settore bancario è completamente differente: le assicurazioni sono riuscite facilmente a riprendere la loro attività perché erano esposte al mercato contingente di quei particolari anni. Le banche hanno invece dovuto affrontare tutta la lunga recessione economica a causa delle numerose sofferenze. Si sono verificate infatti grandi svalutazioni sia del portafoglio titoli che delle posizioni creditizie. Dal 2016 al 2017 si è verificata una forte ripresa del settore bancario. Ciò è dovuto al fatto che, per cercare di gestire il grande problema delle sofferenze, è stata avviata nel 2016 asset quality review: le banche sono state costrette a svalutare con criteri più severi rispetto a quelli precedentemente adottati i crediti del proprio portafoglio. L’obiettivo era quello di “ripulire il bilancio”. La mole di sofferenze andava a generare delle svalutazioni, quindi dei costi, e pertanto ad assorbire la redditività prodotta. Tra le varie misure si rammenta la cartolarizzazione dei crediti.
  • Il ROE ad oggi si sta riprendendo in entrambe le industrie (a metà dei livelli pre-crisi).

Classificazione dei rischi

I rischi possono essere classificati:

  1. In base alla natura
    • Rischi puri o assicurativi (riserva di legge) → gestiti tramite polizze
    • Rischi finanziari o speculativi → gestiti tramite i derivati
  2. In base alla modalità di manifestazione (frequency e impact o severity)
    • Rischi LFHI (low frequency, high impact)
    • Rischi HFHI (high frequency, high impact)
    • Rischi LI (low impact)

A ciascun cluster è associata una specifica strategia di gestione.

  • Ritenzione con ritenzione del rischio, si intende quella situazione in cui l’individuo/l’azienda rinuncia a qualsiasi intervento (più o meno consapevolmente), assumendosi l’onere delle eventuali conseguenze del verificarsi dell’evento dannoso.
  • Trasferimento l’individuo/l’azienda trasferisce il rischio attraverso il pagamento del premio all’impresa di assicurazione.
  • Riduzione l’individuo/l’azienda, grazie alla conoscenza dei propri rischi, può definire una serie di attività che permettono di ridurre la probabilità o l’impatto del rischio. I rischi possono essere ridotti con:
    • L’attuazione di procedure operative standard
    • La definizione e la messa in atto di attività di istruzione e formazione del personale
    • L’attuazione di metodologie di sicurezza
    • Etc.

Ciò può consentire l’accesso alla copertura assicurativa per l’individuo/l’azienda, in quanto le misure adottate permettono all’impresa assicuratrice di rendere il costo della polizza sostenibile. A seconda del proprio grado di avversione al rischio e alla valutazione della sua significatività, ciascun soggetto, individuo o azienda, può adottare diverse tecniche di gestione del rischio.

Fasi del processo di risk management

  1. Identificazione dei rischi
  2. Misurazione dei rischi
  3. Pianificazione delle strategie di gestione
    • Eliminazione del rischio
    • Riduzione/controllo del rischio
    • Ritenzione del rischio (consapevole e/o inconsapevole)
    • Trasferimento del rischio
  4. Controllo o monitoring

Trasferimento del rischio:

  • Il rischio puro è gestito tramite le polizze danni
  • Il rischio demografico è gestito tramite le polizze vita
  • Il rischio finanziario è gestito tramite gli strumenti derivati.

N.B.: La funzione economico-sociale delle assicurazioni è di tipo indennitario-risarcitoria.

Contratto di assicurazione (art. 1882 cc)

Contratto attraverso il quale un soggetto – l’assicurato, pagando una somma di denaro detta premio, trasferisce in capo ad un altro soggetto – l'assicuratore...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Melissa.B di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese di assicurazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Isaia Eleonora.
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