Teoria della grammatica generativa di Chomsky
La teoria della grammatica generativa di Chomsky ha come oggetto di studio la facoltà di linguaggio. Egli fa una distinzione tra:
- Competenza (competence): conoscenza implicita del linguaggio che ha il parlante-ascoltatore
- Esecuzione (performance): uso effettivo del linguaggio in situazioni concrete
Competenza ed esecuzione
Secondo Chomsky:
- La competenza è indipendente dall’esecuzione e per questa ragione la sua teoria deve occuparsi solo di quest’ultima;
- La conoscenza del linguaggio coincide con la conoscenza della grammatica che permette di produrre e comprendere gli enunciati.
Pertanto, il linguista articola il suo lavoro in due fasi:
- Costruisce una grammatica universale (GU): il sistema di regole e principi che governano la composizione delle frasi a partire dai loro costituenti interni. I principi della GU sono di entità psicologica in quanto riflettono il modo in cui il cervello acquisisce ed elabora il linguaggio. Essa è in grado di mediare il rapporto tra suoni e significati;
- Fornisce una spiegazione sul perché i fatti della grammatica sono nel modo in cui sono.
La frase è l’essenza del linguaggio e quindi essa assume un primato nella sua teoria: se i parlanti-ascoltatori hanno la capacità di comprendere la struttura in costituenti della frase, essi dispongono delle condizioni necessarie per comunicare correttamente qualsiasi forma di contenuto. Questa concezione ha effetti sia sul piano della microanalisi che sulla macroanalisi.
Microanalisi e macroanalisi
Microanalisi: elaborazione di ogni singolo enunciato all’interno della frase (livelli di elaborazione fonetica, fonologica, morfofonologica, morfologica, morfosintattica, sintattica e semantica ma tali livelli costituiscono anche il livello di elaborazione lessicale e frasale).
Macroanalisi: elaborazione delle relazioni esterne tra enunciati (livello dell’elaborazione pragmatica e testuale/discorsiva).
Quindi ciò che comunemente chiamiamo col nome di linguaggio è in realtà il prodotto di numerose competenze e molteplici processi di elaborazione e la compromissione delle abilità comunicative può dipendere da deficit che interessano questi diversi aspetti.
Il linguaggio del pensiero
Insieme a Fodor, sostiene che gli umani utilizzano una forma di linguaggio che è il linguaggio del pensiero (LDP). Il linguaggio infatti serve a esprimere il pensiero che ha una struttura proposizionale. E il linguaggio per poter esprimere il pensiero deve avere la sua stessa struttura proposizionale. Ne consegue che vi è una dipendenza tra il linguaggio naturale e lo stato mentale che poggia su una forma logica degli enunciati (cioè sulla struttura sintattica che permette la traduzione del pensiero in linguaggio).
Modello del codice
Il modello del codice (≠ pragmatica): la comunicazione verbale consiste nel codificare i pensieri in una successione di suoni in modo tale che chi ascolta possa decodificare i suoni arrivando a condividere i pensieri di chi parla. Esso combina tra loro due idee:
- La metafora del canale: la concezione per cui i segnali sono messaggi che vengono impacchettati, inviati al ricevente attraverso un canale di trasmissione e alla fine spacchettati dal ricevente al fine di comprendere il messaggio;
- La teoria matematica della comunicazione: i segnali sono stringhe di informazioni trasmesse attraverso un canale lungo il quale si possono verificare delle interferenze.
Teoria della pertinenza
TEORIA DELLA PERTINENZA (Sperber e Wilson): modello pragmatico della comunicazione umana legato allo studio delle capacità cognitive che permettono agli esseri umani di produrre e comprendere le espressioni comunicative. A questo proposito, Grice sostiene che la caratteristica essenziale della maggior parte della comunicazione umana è l’espressione e il riconoscimento di intenzioni. Vi è difatti una distinzione tra:
- Significato dell’enunciato: significato letterale
- Significato del parlante: ciò che il parlante vuole dire attraverso il proferimento di un enunciato
Per Sperber e Wilson forniscono un modello ostensivo-inferenziale della comunicazione in cui il parlante fornisce all’ascoltatore solo un indizio (stimolo ostensivo) della sua intenzione di comunicare un certo significato e l’ascoltatore comprende il significato dell’indizio producendo una serie di inferenze guidate dallo stimolo prodotto dal parlante.
Intenzioni e comunicazione
Ci sono due tipi di intenzione:
- Intenzione informativa: attraverso cui chi parla informa i destinatari di qualcosa;
- Intenzione comunicativa: attraverso cui il parlante intende informare i destinatari della propria intenzione informativa.
La comunicazione ha un esito positivo quando l’ascoltatore riconosce l’intenzione comunicativa del parlante, cioè quando riconosce che il parlante ha esplicitamente usato un indizio per comunicare la propria intenzione informativa.
Pertinenza e coerenza
A governare il buon esito di questa operazione è la nozione di pertinenza di uno stimolo per un individuo: cioè la proprietà in grado di determinare quale informazione particolare riceverà l’attenzione di quell’individuo in un dato momento. Tale proprietà si definisce attraverso due nozioni:
- Effetto cognitivo: maggiore è l’effetto cognitivo ottenuto dall’elaborazione di un’informazione, maggiore sarà la pertinenza di quell’informazione in quel dato momento per l’individuo;
- Sforzo di elaborazione: maggiore sarà lo sforzo di elaborazione richiesto, minore sarà la pertinenza dell’informazione in quel dato momento per l’individuo.
Secondo questa teoria, l’interpretazione di un indizio linguistico avviene in due fasi:
- Fase di decodifica in cui i processi linguistici elaborano la rappresentazione semantica dell’enunciato;
- Fase inferenziale in cui i processi pragmatici forniscono l’interpretazione in senso proprio dell’espressione del locutore.
La comunicazione ostensiva-inferenziale è resa possibile dalla teoria della mente: la capacità cognitiva che permette di rappresentare mentalmente gli stati mentali propri (elaborazioni di metarappresentazioni) e altrui. Tuttavia, questa teoria necessita di integrazioni per spiegare il passaggio dalla pragmatica della frase alla pragmatica del discorso.
Secondo Sperber e Wilson, il principio di pertinenza dà conto tanto dell’interpretazione pragmatica degli enunciati quanto della comprensione discorsiva; questo è provato dall’analisi della coerenza discorsiva globale, cioè essa è il modo in cui gli argomenti interni a un discorso sono organizzati in maniera strutturata rispetto a uno scopo, un obiettivo, un tema generale. Questa organizzazione si fonda sull’abilità di stabilire connessioni causali e temporali tra gli enunciati. A loro avviso, la coerenza è derivabile dalla pertinenza.
Critiche alla teoria della pertinenza
Contro questa idea si è schierata Giora che ha mostrato che in alcune situazioni i proferimenti verbali, pur essendo pertinenti, risultano non coerenti (inappropriati dal punto di vista pragmatico). L’autrice parte da una nozione centrale della teoria della pertinenza: la scelta o selezione del contesto. Infatti, mentre Sperber e Wilson sostengono che nella comunicazione il contesto non sia dato a priori ma è aperto a scelte e modifiche durante il processo di comprensione, e che è la pertinenza a determinare il contesto, Giora sostiene che l’idea di pertinenza del contesto può condurre a situazioni in cui le informazioni possono risultare pertinenti ma pragmaticamente inappropriate in quanto parlante e ascoltatore non sono guidati solo da intuizioni di pertinenza, ma anche da intuizioni di coerenza discorsiva. Quindi questo dimostra che la coerenza discorsiva non è derivabile dalla pertinenza e questa non è l’unica proprietà che regola gli scambi comunicativi umani.
La coerenza è indipendente anche dalla coesione. La coesione si realizza attraverso meccanismi grammaticali e lessicali. La coesione grammaticale, a sua volta, include elementi come il riferimento testuale e la sostituzione; mentre la coesione lessicale si fonda sulla reiterazione (ripetizioni, sinonimie ecc.) e la collocazione. Mentre c’è chi sostiene che non si possa avere una coerenza discorsiva senza i marcatori linguistici, noi crediamo che la coerenza sia indipendente dai dispositivi coesivi poiché essa è una proprietà legata all’organizzazione dei pensieri più che all’organizzazione delle relazioni linguistiche tra le frasi.
Questa tesi è dimostrata dalla distinzione tra:
- Coerenza globale: relazione di contenuto che un proferimento verbale ha riguardo ad alcuni aspetti di un argomento interno al discorso;
- Coerenza locale (la coesione dà conto a questo tipo di coerenza): riguarda i collegamenti concettuali tra singole proposizioni.
Un testo è chiamato “pseudo-coerente” (Enqvist) quando è caratterizzato solo da coerenza locale, ma non da coerenza globale.
Differenza tra coerenza e coesione
Coerenza: dipende dalla nozione di discourse topic ovvero una lista delle caratteristiche condivise dagli enunciati del discorso che non dipende dai rapporti lineari tra le frasi consecutive. Essa si riferisce alle connessioni causali e temporali tra i principali eventi di un testo;
Coesione: si ottiene linearmente tra le frasi e si fonda sulla nozione di sentence topic.
Afasia e studi di Broca
Il termine afasia denota un disturbo centrale del linguaggio con alterazioni più o meno gravi delle abilità legate alla comprensione e/o produzione di fonemi, parole o frasi, conseguenti a lesioni cerebrali, in genere localizzate nell’emisfero sinistro del cervello. L’afasia dipende da alterazioni funzionali che interessano il sistema cognitivo alla base dell’elaborazione linguistica e insorge nell’età adulta. Le manifestazioni cliniche dell’afasia sono molteplici e dipendono da diversi fattori eziopatogenetici e fisiopatologici.
Paul Broca
La nascita dell’afasiologia risale al 1861 quando il medico francese Paul Broca descrisse il caso di un paziente di 51 anni che per 20 anni fino alla morte fu in grado di pronunciare solo due sillabe: Tan Tan. Il paziente aveva perso la capacità di parlare a 30 anni e comunicava a gesti, ma nonostante la perdita di parola era sano e intelligente con abilità di comprensione del linguaggio intatte. Dopo 10 anni dalla perdita del linguaggio, i muscoli del braccio destro iniziarono a indebolirsi fino a una completa paralisi dell’arto superiore.
Broca ipotizzò che questi problemi fossero dovuti a una lesione cerebrale nell’emisfero sinistro (nella terza circonvoluzione frontale della corteccia cerebrale, ovvero le aree di Broadmann successivamente denominate l’area di Broca), e le analisi autoptiche effettuate successivamente lo confermarono.
Pochi mesi dopo, il medico vide un altro paziente di 84 anni che dopo aver avuto un ictus era in grado di pronunciare solo cinque parole. Dopo la sua morte, l’esame autoptico rivelò che vi era una lesione nella regione del lobo frontale laterale sinistro. Sulla base di queste osservazioni, Broca sostenne che entrambi i pazienti avevano perso la facoltà di coordinare i movimenti proprio del linguaggio articolato. Infatti, la sua idea era che l’area lesionata fosse la sede della facoltà del linguaggio articolato, cioè la sede dei programmi articolatori che attivano le zone che regolano l’attività dei muscoli facciali e la cavità orofaringea nella produzione del linguaggio. Tale disturbo fu inizialmente denominato da Broca afemia e sostituito da Trousseau col termine afasia.
Nel 1865, Broca dopo aver studiato altri pazienti, arrivò alla conclusione e alla scoperta che “noi parliamo con l’emisfero sinistro” e non con entrambi gli emisferi cerebrali (come sosteneva Aristotele).
Carl Wernicke
Un decennio dopo gli studi di Broca, Wernicke, un neuropsichiatra e neurologo tedesco, riuscì a localizzare un secondo aspetto specifico della funzione linguistica nell’emisfero sinistro: ovvero, la comprensione del linguaggio articolato. Wernicke propose un modello dell’organizzazione del linguaggio del cervello basandosi su alcune osservazioni su alcuni pazienti.
La prima fu una donna di 59 anni che accusò un improvviso mal di testa, vertigini ed espressione verbale confusa. La paziente, nonostante si comportasse in modo normale, non era in grado di comprendere ciò che le veniva detto, non rispondeva in modo pertinente alle domande che le venivano poste e aveva perso anche la capacità di scrivere e leggere. Ciononostante, era in grado di riconoscere i gesti e le situazioni contestuali. Col passare del tempo la paziente migliorò, recuperano quasi del tutto il linguaggio e le capacità perse.
Un altro caso fu quello di un’altra donna di 75 anni che aveva perso la capacità di parlare in modo appropriato: rispondeva in modo sbagliato alle domande e presentava un ridotto vocabolario spontaneo. Alla sua morte, la paziente è stata sottoposta ad un esame autoptico sul suo cervello che evidenziò la presenza di una lesione in alcune circonvoluzioni del lobo temporale sinistro chiamato successivamente area di Wernicke (la lesione della paziente precedente era localizzata nella stessa area).
Ipotesi di Wernicke
Wernicke formulò una serie di ipotesi relativamente ai rapporti tra linguaggio e cervello: ipotizzando l’esistenza di centri sensoriali e di centri motori collegati tra loro da vie di comunicazione.
Il linguaggio è quindi così organizzato:
- Vie uditive che dal nervo uditivo raggiungono la corteccia uditiva;
- Area (sensoriale/area di Wernicke) di memoria in cui sono immagazzinate le immagini dei suoni e delle parole;
- Area contentente la memoria delle immagini motorie delle parole (area di Broca);
- Fibre che collegano il centro delle immagini acustiche delle parole con il centro delle immagini motorie (fascicolo arcuato);
Le immagini acustiche differiscono dai concetti: mentre l’immagine acustica di una parola è un’entità puramente uditiva, il concetto è costituito dalla somma totale delle immagini immagazzinate in memoria e associate a un oggetto particolare. Quindi, per comprendere il significato di una parola è necessario istituire un’associazione tra l’area sensoriale, motoria e i sistemi di rappresentazione concettuale distribuiti nella corteccia.
Lesioni e disturbi del linguaggio
La lesione di uno di questi centri del linguaggio, comprese le fibre, porta a disturbi tra loro differenti:
- Lesione al centro delle immagini motorie causa un’afasia motoria: difficoltà ad esprimersi, ma comprensione preservata;
- Lesione al centro delle immagini sensoriali causa un’afasia sensoriale o afasia di Wernicke: i pazienti affetti da questo tipo di afasia mantengono la chiarezza dei concetti da esprimere ma, avendo perso la memoria delle immagini acustiche associate ai concetti, non sono più in grado di eseguire una perfetta denominazione. Inoltre, essi non riescono a comprendere le parole poiché, senza il ricordo delle immagini sonore, i suoni sono per loro privi di significato;
- Lesione nelle vie di comunicazione che mettono in connessione i due centri causa un’afasia di conduzione: ripetizione deficitaria, comprensione preservata e produzione fluente ma poco informativa.
Modello Wernicke-Lichtheim-Geschwind
Il modello Wernicke-Lichtheim-Geschwind è una versione anatomo-funzionale del modello del codice: in quanto nel centro dei concetti il parlante elabora il pensiero che intende comunicare all’ascoltatore; tale pensiero viene trasferito al centro delle immagini articolatorie - area di Broca - e associato alle sequenze dei movimenti necessari per produrre le parole, invece il processo di decodifica-comprensione procede nel senso inverso: nell’area di Wernicke avviene il processo di conversione della struttura fonologica delle parole udite nel loro significato lessicale.
Il modello di Wernicke è stato rielaborato da Ludwig Lichtheim e da Norman Geschwind. Lichtheim ha ipotizzato l’esistenza di un ulteriore centro di immagazzinamento dei concetti (senza aver dato una localizzazione precisa). Secondo il suo modello il processo di comprensione del linguaggio:
- Prende avvio nell’apparato periferico uditivo e attraverso il nervo acustico arriva nell’area di Wernicke dove avviene il confronto tra i suoni percepiti e le immagini acustiche; riconoscimento delle parole come semplici sequenze di suoni
- Dall’area di Wernicke viene trasferita all’area dei concetti: dove ha luogo l’effettiva comprensione del significato delle parole
Invece il processo di produzione del linguaggio:
- Ha inizio dal centro dei concetti: il parlante pianifica ciò che vuole dire
- L’informazione prodotta nel centro dei concetti viene trasferita poi al centro delle immagini articolatorie (area di Broca): dove i concetti sono associati alle sequenze dei movimenti necessari per produrre le parole.
Per quanto riguarda il processo di ripetizione delle parole, questo può avvenire seguendo due possibili vie:
- Ripetizione con comprensione di quanto udito: l’informazione passa attraverso l’area di Wernicke, entra nel centro dei concetti per raggiungere poi l’area di Broca.
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