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riassunto e appunti esame psicologia della testimonianza

Sintesi e appunti consigliati per svolgere al meglio l'esame di psicologia della testimonianza. Prima parte. Università degli Studi di Bari - Uniba, facoltà di Scienze della formazione, Corso di laurea magistrale in psicologia clinica dello sviluppo e delle relazioni.

Esame di Psicologia della testimonianza docente Prof. A. Curci

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proposito criminoso e la sua attuazione. Questo tipo di dolo costituisce un’attenuante del reato. Nel dolo dall’individuo in una situazione di frustrazione a scatenare il comportamento aggressivo. Un ulteriore

di proposito, che costituisce un’aggravante del reato, intercorre un consistente intervallo temporale tra il passo in avanti viene fatto dalla General Strain Theory (Agnew) secondo cui i comportamenti criminali

sorgere dell’idea criminosa e la sua esecuzione. Una species del dolo di proposito è la premeditazione, e violenti sono una forma di adattamento a particolari categorie di eventi (strain) e alle conseguenti e-

prevista come circostanza aggravante nell’omicidio e nelle lesioni personali. in questo caso il delitto ri- mozioni negative. La GST ha identificato alcune categorie di eventi o situazioni maggiormente associate

chiede un congruo intervallo di tempo tra deliberazione ed esecuzione, ed è caratterizzato da una previa al comportamento criminale, ha approfondito l’effetto di una serie di emozioni negative su definite ma-

riflessione, preordinazione e preparazione sia in senso temporale sia nei mezzi e modalità. Il processo nifestazioni di crimine, e ha individuato una serie di fattori in grado di spiegare come mai solo alcuni

penale odierno si fonda su una concezione dualistica dell’uomo in cui ragione ed emozione si contrap- individui esposti a strain mettano in atto comportamento criminale. Se si considerano i comportamenti

pongono, e la ragione ha uno status superiore rispetto alle emozioni. Dal punto di vista scientifico, signi- aggressivi e criminali come strategie di regolazione emozionali, ne consegue che gli individui tendenti

ficativi tentativi di superare il dualismo cognizione-emozione sono stai avanzati sia dalle neuroscienze ad esperire intense e frequenti emozioni negative potrebbero commettere con maggiori probabilità com-

che dalla psicologia cognitiva. Il lavoro di Damasio rappresenta sicuramente un punto di riferimento nel portamenti criminali. L’esperienza emozionale può essere distinta in aspetti statici e dinamici. Le emo-

dibattito attuale delle neuroscienze. L’autore contesta la convinzione diffusa secondo cui la logica for- zioni sono aspetti dinamici in quanto reazioni transitorie di breve durata evocate da uno stimolo, invece

male è sempre in grado di portare alla soluzione migliore fra quelle possibili. Attraverso l’analisi di pa- le disposizioni affettive sono aspetti stabili dell’esperienza emozionale e si riferiscono alla predisposi-

zienti affetti da intervenute lesioni alla corteccia prefrontale, Damasio dimostra che l’apparato della ra- zione individuale a esperire certe emozioni. La rabbia di tratto è una delle disposizioni affettive più stu-

zionalità non è indipendente da quello della regolazione biologica, e che le emozioni spesso sono in gra- diate in riferimento ai comportamenti criminali. La relazione tra rabbia di tratto e aggressione è stata

do di condizionare fortemente le convinzioni e le scelte dell’individuo. L’assunto comune alle numerose confermata sia dagli studi condotti in laboratorio che in altri contesti. La rabbia di tratto predice il com-

teorie cognitive elaborate in ambito psicologico è che l’attività cognitiva in forma di giudizi, valutazio- portamento aggressivo solo in presenza di stimoli ostili o percepiti come tali. Un’altra disposizione af-

ni, pensieri sia necessaria perché l’emozione si manifesti. In particolare, i teorici dell’appraisal conside- fettiva particolarmente influente nella letteratura criminologica è il nevroticismo, più generalmente defi-

rano l’emozione una reazione a breve termine ad un evento, determinata dalla valutazione cognitiva del- nito come affettività negativa. Gli individui con elevata affettività negativa rispetto a quelli con bassa

lo stesso su una serie di dimensioni. Una delle definizioni d’emozione più diffusa è quella di Scherer se- affettività tendono a valutare gli eventi negativamente, ad attribuire la colpa agli altri, a sperimentare in-

condo cui l’emozione è una risposta multicomponenziale alla valutazione di uno stimolo, interno o e- tense reazioni emozionali e a reagire in modo aggressivo e antisociale. Elevati livelli di emozionalità

sterno, rilevante per gli obiettivi dell’individuo, in particolare quelli sociali. Le componenti negativa sono predittivi di disturbi della condotta e comportamenti aggressivi.

dell’emozione sono la valutazione cognitiva, l’attivazione fisiologica, l’espressione motoria, le intenzio-

ni comportamentali e il vissuto soggettivo. Un assunto implicito nei succitati dettati legislativi è che le Le abilità individuali di regolazione emozionale e il comportamento criminale.

emozioni siano pericolose, irrazionali e distruttive, e che quindi l’uomo debba agire facendosi guidare Ciascuno di noi si differenzia nella capacità di regolare i propri stati affettivi. Gli individui abili nel fare

dalla ragione. Ma le emozioni sono veramente così distruttive e disfunzionali? Una delle prospettive più ciò possono essere definiti emozionalmente intelligenti. Il concetto di Intelligenza Emotiva può essere

influenti nella letteratura è quella funzionalista (Frijda), secondo cui le emozioni sono reazioni finalizza- genericamente definito come la capacità di regolare le emozioni in se stessi e negli altri. Una delle con-

te a garantire l’adattamento dell’individuo alle richieste dell’ambiente e il raggiungimento dei propri cettualizzazioni più diffuse di IE è quella di Mayer e Salovey secondo i quali l’IE è un’abilità che si ar-

scopi. Velocizzando i processi cognitivi in favore di una rapida azione, le emozioni consentono di piani- ticola in quattro rami: percezione, uso, comprensione e gestione delle emozioni. L’individuo emozio-

ficare e mettere in atto una risposta in maniera molto veloce. L’autore definisce le emozioni come stati nalmente intelligente è in grado di percepire e riconoscere le espressioni emozionali, pensare e ragionare

di action tendency e identifica per gran parte delle emozioni la principale tendenza all’azione associata utilizzando le emozioni, comprendere le emozioni semplici e complesse, e infine regolare le proprie

(x es. rabbia attacco, paura fuga, ecc…). Ovviamente sostenere che le emozioni possano essere fun- emozioni e le reazioni personali alle emozioni degli altri. È importante sottolineare che queste abilità

zionali non significa che tutte lo siano realmente. Lo stesso Frija sostiene che le emozioni sono funzio- sono tutte interconnesse. In uno studio di Gibbs e Giever l’IE è stata messa in relazione con vari com-

nali la maggior parte delle volte. portamenti devianti. Elevati punteggi di IE erano associati a livelli più bassi di devianza. Gli individui

emozionalmente intelligenti sono anche empatici. L’empatia fa riferimento alla capacità di percepire,

Il comportamento criminale è una forma di regolazione emozionale? immaginare e avere una comprensione diretta degli stati mentali e dei comportamenti altrui. Feshbach e

Quali sono le caratteristiche delle emozioni che le rendono disadattive e che possono portare l’individuo Feshbach hanno definito l’empatia come un’esperienza affettiva condivisa fra due individui dipendente

a mettere in atto dei crimini? È utile introdurre il concetto di regolazione emozionale: tutti i processi re- da tre componenti: l’abilità dell’osservatore di capire che l’altra persona sta provando delle emozioni e

sponsabili del monitoraggio, valutazione e modificazione delle reazioni emozionali al fine di raggiunge- di identificare che tipo di emozioni sta sperimentando, l’abilità di percepire la situazione dal punto di

re i propri obiettivi. La regolazione dei propri stati affettivi consente all’individuo di rispondere con una vista dell’altro e infine l’abilità di sperimentare eccitazione affettiva come conseguenza di questa presa

vasta gamma di emozioni alle richieste dell’ambiente in modo socialmente tollerabile e sufficientemente di prospettiva. L’empatia esercita un effetto di inibizione sui comportamenti aggressivi tale che

flessibile da permettere reazioni spontanee. Gli individui sono più motivati a regolare le emozioni inten- l’assistere alle conseguenze dei comportamenti aggressivi produce uno stato di eccitazione

se e negative. Emozioni di questo tipo hanno un’elevata spinta motivazionale e un forte potere informa- nell’osservatore. In seguito, proprio questo stato rappresenta una conseguenza negativa del comporta-

tivo in quanto segnalano uno stato di minaccia incombente per i propri scopi e quindi l’urgenza e mento aggressivo che funziona da inibitore della violenza. Diversi studi hanno confermato l’esistenza di

l’utilità di agire per modificare il rapporto con l’ambiente. L’incapacità di regolare le emozioni può sfo- una relazione negativa tra empatia e comportamento criminale con particolare riferimento alla compo-

ciare nell’attivazione di stati emozionali molto intensi, oltre che in errori nei processi di identificazione nente cognitiva dell’empatia cioè all’abilità di comprendere e identificare le emozioni altrui. Esistono

e gestione delle stesse. Tutto ciò influenza l’abilità dell’individuo di interagire con l’ambiente in modo anche ricerche che non hanno confermato l’esistenza della relazione tra empatia e crimine o hanno addi-

adattivo. I problemi di regolazione emozionale sono tipici dei disturbi psicopatologici e di alcune cate- rittura trovato una relazione in direzione contraria rispetto a quella attesa. Sono state formulate due teo-

gorie di criminali. Numerosi modelli teorici hanno considerato i comportamenti criminali, soprattutto rie alternative. Secondo una prima ipotesi l’aggressione è una risposta autorientata conseguente

quelli aggressivi, come una forma di regolazione emozionale. La prima teoria che ha influito è quella all’eccitazione empatica. È possibile, cioè, che l’aggressore, in risposta agli stimoli di sofferenza

della frustrazione-aggressione di Dollard. L’assunto base di questa teoria è che la condotta aggressiva dell’altro, sperimenti uno stato di disagio personale piuttosto che preoccupazione per l’altro. Questo sta-

sia una risposta ad uno stato di frustrazione, cioè una reazione a qualsiasi interferenza nel raggiungimen- to viene percepito dall’aggressore come avverso e lo motiva ad interrompere l’esposizione allo stimolo.

to di un obiettivo. Le condotte aggressive sono sempre determinate da uno stato di frustrazione, vicever- L’aggressione è una delle strategie per raggiungere questo obiettivo. Una seconda ipotesi sostiene che

sa questo stato provoca sempre un comportamento aggressivo. Berkowitz ha riformulato il precedente l’aggressione è la conseguenza di una risposta empatica inappropriata e contraria in cui gli stimoli rela-

modello, sostenendo che lo stato di frustrazione è in grado di stimolare una risposta aggressiva in quanto tivi alla sofferenza dell’altro provocano nell’aggressore un’eccitazione affettiva di valenza positiva. Ne-

capace di provocare emozioni negative. Quindi, secondo l’autore sono le emozioni negative esperite

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gli individui violenti, la risposta emozionale alle manifestazioni di sofferenza degli altri è incongruente e Un altro filone di ricerche rappresentato da Hare e Patrick sostiene che alla base della psicopatia

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anzi contraria rispetto agli stati emozionali altrui. vi sia una bassa reattività agli stimoli nocivi e minacciosi. Questa bassa reattività alla paura e al-

le conseguenze dolorose delle proprie azioni comporterebbe nello psicopatico una scarsa sensi-

Al di là delle emozioni. bilità alle punizioni.

Dodge e Cole hanno per primi identificato due manifestazioni di comportamento aggressivo: reattivo e

proattivo. L’aggressione reattiva è una risposta impulsiva, affettivamente connotata evocata da uno sti- Temi “caldi” tra psicologia e diritto.

molo esterno percepito come una minaccia o provocazione. L’aggressione proattiva è messa in atto in Considerando le diverse intensità di dolo (d’impeto, di proposito, di premeditazione), questa distinzione

risposta ad uno stimolo di natura interna (obiettivo), è diretta al raggiungimento di un obiettivo, è ac- in ambito giuridico ricorda molto la dicotomia reattivo-proattivo (o strumentale) in ambito psicologico.

compagnata da una scarsa attivazione fisiologica. Quindi solo alcune manifestazioni di aggressione, È come se i reati commessi sotto la spinta emotiva e i criminali che li hanno commessi vengano consi-

quelle reattive, possono essere considerate forme di regolazione emozionale. La tendenza ad agire ag- derati meno riprovevoli, meno dediti all’agire criminale e più facilmente riabilitabili rispetto ai criminali

gressione reattiva, o proattiva o entrambe è un tratto di personalità stabile associato a una serie di carat- che pianificano i loro crimini. Su queste basi una pena meno afflittiva è stimata come più adeguata. Vi-

teristiche emotive, cognitive e comportamentali. Gli individui tendenti ad agire forme reattive di aggres- ceversa i reati agiti sotto il pieno controllo dell’individuo e accuratamente pianificati vengono conside-

sione manifestano spiccate reazioni fisiologiche alla frustrazione, tendono ad esperire una serie di emo- rati opera di individui pericolosi, dediti all’agire criminale e più difficili da riabilitare, quindi per questi

zioni negative come ansia, depressione e rabbia e sono caratterizzati dal tratto di affettività negativa. è necessaria una pena più dura. In ambito psicologico, la distinzione tra reattivo e strumentale non di-

Nell’interpretare gli stimoli sociali, questi individui hanno una maggiore tendenza rispetto agli altri ad pende tanto dall’esperienza emozionale o dall’intenzionalità, quanto piuttosto dalla motivazione e

attribuire intenti ostili e dannosi a stimoli ambigui. Gli individui tendenti ad agire forme proattive di ag- dall’attivazione di questi comportamenti. Non è possibile sostenere che l’individuo che ha commesso

gressione soddisfano i criteri diagnostici della psicopatia e sono caratterizzati da scarsa ansia e paura. un’aggressione reattiva è meno dedito alla violenza rispetto ad uno che ha pianificato nel dettaglio il

Questi individui considerano l’aggressione un modo accettabile per raggiungere i propri obiettivi, si a- reato che ha commesso. Le ricerche hanno mostrato che entrambe queste forme di aggressione sono

spettano conseguenze positive dai comportamenti aggressivi e considerano l’aggressione come poco ri- predittive del comportamento criminale. giustificare parzialmente i reati agiti d'impeto e punire più a-

provevole a livello sociale. Sono soprattutto gli individui tendenti ad aggredire proattivamente a svilup- spramente quelli accuratamente pianificati sembra anche riflettere la tendenza ad assumere come perfet-

pare una carriera criminale. La categoria più numerosa è costituita dagli individui tendenti ad agire en- tamente sani gli individui che progettano il reato proattivamente e in certo senso deboli gli individui che

trambe le forme di aggressione. sono stati sopraffatti dalle proprie emozioni. Questi assunti non sono stati supportati dalla letteratura. In-

fatti, le evidenze empiriche hanno dimostrato che tanto la violenza proattiva tanto quella reattiva posso-

L’assenza di emozioni può spiegare i comportamenti violenti? no manifestarsi sia in condizioni di patologia che di normalità. In ambito psicopatologico, gli psicopatici

L’attenuata capacità di processare l’informazione emozionale è alla base di un disturbo psicopatologico tendono ad agire molto più degli altri forme reattive e proattive di violenza anche se quello che li con-

strettamente associato all’agire criminale: la Psicopatia. L’attuale classificazione della psicopatia si basa traddistingue è la violenza strumentale. Alla base di questo disturbo ci sono delle disfunzioni biologiche

sulla Psychopathy Checklist-Revised (PCL-R). Pur non essendo esplicitamente annoverata fra i disturbi soprattutto associate all’amigdala. Un altro disturbo associato però solo all’aggressione reattiva è il Di-

inclusi nel DSM-IV la diagnosi di psicopatia identifica una patologia omogenea e quindi più utile rispet- sturbo Esplosivo Intermittente e il Disturbo nel Controllo degli Impulsi non Altrimenti Specificato ca-

to alla diagnosi di Disturbo della Condotta o Disturbo Antisociale di Personalità. Mentre questi ultimi ratterizzati dalla difficoltà dell’individuo che ne è affetto di controllare e inibire gli impulsi. Entrambe le

due disturbi sono scarsamente specificati e si concentrano solo sulle caratteristiche comportamentali del- forme di violenza possono anche realizzarsi in situazioni di normalità. Il comportamento aggressivo

la patologia, la diagnosi di Psicopatia implica anche presenza di un deficit legato all’esperienza emotiva. strumentale può essere una risposta appresa e rinforzata che consente all’individuo di ottenere una serie

La psicopatia è caratterizzata da un quadro pervasivo di sintomi comportamentali (numerosi arresti, di vantaggi e che quindi tende ad essere perpetrata. L’aggressione reattiva può essere una strategia ap-

comportamenti violenti, numerosi matrimoni, storia lavorativa povera), interpersonali ed emotivi (super- presa di regolazione dei propri stati emozionali negativi. Un’altra circostanza attenuante connessa alle

ficialità affettiva, menzogna patologica, assenza di rimorso o empatia). Fino ad un detenuto su tre è psi- emozioni è la provocazione, un tipico esempio di aggressione reattiva. L’art. 62 c.p. stabilisce che, nella

copatico e questa percentuale tende ad aumentare quando si considerano solo i criminali recidivi violen- determinazione della pena, costituisce circostanza attenuante l’aver agito in stato d’ira determinato da

ti. I bambini e gli adulti con psicopatia tendono a mettere in atto un maggior numero di aggressioni reat- un fatto ingiusto altrui. È necessario che il fatto commesso dalla vittima sia oggettivamente ingiusto e

tive e soprattutto proattive rispetto alla popolazione generale. Gli individui con psicopatia sono facili al- non solo considerato tale dal reo. È necessario che il reato sia stato indotto da un vero e proprio stato

la noia, impulsivi, incapaci di sperimentare in maniera reale e profonda tutte le emozioni, distaccati e d’ira, e che quest’ultimo sia in qualche modo adeguato all’offesa. Questo non trova fondamento in am-

superficiali. Generalmente hanno uno stile interpersonale manipolativo, tendono a mentire in maniera bito psicologico. Innanzitutto, gli individui differiscono l’uno dall’altro nel modo che hanno di interpre-

patologica, sono incapaci di provare colpa e rimorso per le loro azioni visto che mostrano scarso interes- tare gli eventi. Non ha alcun significato psicologico individuare una valutazione “oggettiva” degli even-

se verso gli effetti delle loro azioni sugli altri individui. Una delle caratteristiche che contraddistingue le ti. Inoltre, ancora una volta si presuppone l’occasionalità della risposta, che invece potrebbe essere un

interazioni sociali degli psicopatici è l’assenza di empatia. Pur essendo in grado di rappresentarsi gli sta- modo abituale dell’individuo di rispondere agli eventi.

ti mentali, i desideri e le intenzioni altrui, questi individui non riescono a processare gli stimoli di soffe-

renza dell’altro. Sono incapaci di apprendere attraverso la punizione. Diversi studi hanno dimostrato la Utilizzare la psicologia delle emozioni nei processi di trattamento del reo.

loro incapacità di apprendere le associazioni stimolo-punizione tipiche del condizionamento avversivo e L’articolo 27 della Costituzione sancisce che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. La

dell’apprendimento all’evitamento passivo. Due sono le principali ipotesi formulate per spiegare la psi- riforma dell’ordinamento penitenziario di cui alla legge 354/75 ha stabilito che per ciascun condannato

copatia ed entrambe individuano alla base del disturbo delle difficoltà nel processamento di informazio- o internato venga tracciato un percorso individualizzato di trattamento che miri alla rieducazione e riso-

ni emozionali. cializzazione dell’individuo. Questo percorso viene formulato tenendo conto delle carenze fisico-

Modello sui meccanismi di inibizione della violenza di Blair: alla base della condotta psicopati- psichiche e delle altre cause del disadattamento sociale emergenti dall’osservazione scientifica della

- ca ci sarebbe un deficit empatico. Gli stimoli di sofferenza dell’altro attivano il sistema emozio- personalità del condannato o internato. Per quanto riguarda i programmi di trattamento svolti in fase di

nale di base dell’osservatore, il quale a sua volta produce uno stato di attivazione emozionale: il esecuzione della pena la situazione italiana è piuttosto disorganizzata. Innanzitutto, non esiste un organo

senso di colpa. In futuro sarà proprio questa emozione ad inibire la condotta che l’ha attivata. di controllo deputato alla valutazione e alla sistematizzazione degli interventi psicologici attuabili nelle

Gli psicopatici hanno un deficit del sistema emozionale di base tale da manifestare una ridotta o strutture responsabili dell’esecuzione della pena. Inoltre, c’è una scarsa attenzione alla valutazione

assente risposta affettiva agli stimoli di sofferenza dell’altro, perciò il comportamento violento dell’efficacia dei trattamenti con il risultato che vengono implementati i più svariati trattamenti senza

non verrà in alcun modo inibito. conoscerne la reale utilità. Ben diversa è la situazione nei sistemi penitenziari di alcuni paesi anglosas-

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soni dove sulla spinta del movimento “What works” vengono implementati solo quei programmi di trat- l’osservazione scientifica del reo. Questa potrebbe essere condotta attraverso la Psychopathy Checklist-

tamento che dimostrano di avere certi requisiti. I programmi di trattamento accreditati entrano a far par- Revised, un’intervista semi-strutturata composta da 20 item e considerata ad oggi lo strumento più affi-

te dell’Offending Behaviour Programme (OBP). Ciascuno di questi programmi si concentra su una serie dabile per diagnosticare la psicopatia negli adulti. Attualmente non esistono programmi di trattamento

di fattori considerati responsabili del comportamento criminale e cerca di intervenire e monitorare efficaci su questo gruppo di individui e gli studi d’efficacia ben controllati sono ancora scarsi quindi non

l’intervento su questi fattori. Esempi: Ragionamento e Riabilitazione (R&R), Aumento delle Capacità di è possibile concludere circa la trattabilità o meno di questi individui. Tuttavia esistono alcune ricerche

Pensiero (ETS), Auto-Cambiamento Cognitivo (CSCP), Prima Pensa o formalmente conosciuto come che indicano cosa non va fatto. Gli psicopatici sottoposti a trattamenti finalizzati ad aumentare le loro

Problem Solving, Controllare la Rabbia e Imparare a Gestirla (CALM). Nello specifico, il programma abilità a comprendere e usare le emozioni, ad essere empatici, a essere socialmente competenti, a ritar-

R&R è adatto per detenuti che hanno dei deficit cognitivi, scarsi livelli di scolarizzazione e problemi di dare la gratificazione e ad aumentare l’autostima aumentano piuttosto che ridurre il comportamento vio-

droga o alcol, e che hanno commesso reati di droga, sessuali, violenti. Comprende 35 sessioni organiz- lento. Altri studi hanno mostrato che questi interventi non esercitano alcun effetto o addirittura produ-

zate in dieci moduli, da svolgere in gruppi di 6-8 partecipanti. Il programma verte sull’addestramento cono degli effetti iatrogeni con criminali psicopatici.

delle seguenti capacità cognitive: problem solving, pensiero consequenziale, ragionamento mezzi-fini,

presa di prospettiva, ragionamento critico, ragionamento astratto, pensiero creativo e valoriale. Sono i- CAPITOLO 15

noltre previste delle sessioni di follow-up per valutare l’efficacia dell’intervento. ETS è una versione più EFFETTI A LUNGO TERMINE DELLA MESSA ALLA PROVA.

breve del R&R, comprendente 20 sessioni. Il programma Prima Pensa si concentra sui comportamenti RISULTATI PRELIMINARI DI RICERCA.

criminali commessi dagli individui. Viene chiesto al partecipante di analizzare sia individualmente che Messa alla prova e recidiva.

in gruppo i crimini commessi al fine di identificare i fattori di rischio e modificare i comportamenti, le La messa alla prova è un istituto molto flessibile che si può applicare ad ogni tipologia di reato e che

attitudini e le capacità cognitive. Il programma prevede 22 sessioni e mira ad intervenire su quattro va- permette di sospendere il processo, fino a un massimo di 3 anni, mettendo alla prova il minorenne sulla

riabili associate alla recidiva criminale e ad una sua possibile riduzione: problem solving sociale, auto- base di un progetto educativo predisposto dai servizi sociali minorili. La messa alla prova è un istituto

controllo, competenze sociali, valori e credenze. CSCP è un programma intensivo per detenuti adulti ad giuridico che deriva da un approccio rieducativo che viene utilizzata soprattutto con i minori in modo da

alto rischio con una storia di reati violenti reattivi e proattivi, e con un’elevata motivazione al cambia- dare a questi la possibilità di “rifarsi una vita”. La messa alla prova è l’unico istituto in Italia che con-

mento. Il programma consiste nell’apprendimento di quattro abilità: prestare attenzione al proprio pen- sente di applicare strategie di giustizia riparativa, che si contrappone alla tradizionale giustizia punti-

siero, riconoscere i propri pensieri e le emozioni associate ai comportamenti criminali o violenti, indivi- va/retributiva. Questo si utilizza con i minori perché si pensa che questi siano più facilmente rieducati.

duare e riflettere su nuovi pensieri e stati emozionali in grado di portare lontano dalla violenza e dal La messa alla prova non viene data a reati per associazione a delinquere, ma per reati comuni come

crimine, e infine applicare questi nuovi pensieri a situazioni di vita reale. Il programma si divide in due spaccio e/o furti. Al termine della messa alla prova il reato si estingue, cioè viene cancellato dalla fedina

parti. La prima generalmente dura 8 mesi, si svolge in carcere ed è finalizzata all’apprendimento delle 4 penale (il processo diventa un’esperienza educativa). Il minore, durante la messa alla prova, deve fare

abilità. La seconda fase si svolge fuori dal carcere, dura dodici mesi ed è finalizzata al trasferimento del- una serie di cose seguendo un progetto scritto dai servizi sociali minorili e accettato da chi ha commesso

le abilità apprese a situazioni di vita reali. Il programma CALM è utilizzato nel miglioramento dei pro- il reato. Si effettuano delle verifiche periodiche al termine delle quali il giudice onorario si decide di

cessi di gestione della rabbia e delle emozioni in genere. Viene implementato su criminali con una storia

di violenza reattiva e quelli considerati pervasivamente aggressivi. Modificare i pattern di pensiero, i li- modificare il progetto o meno. Al termine si effettua una verifica finale in udienza nella quale si decide

velli di eccitazione e la capacità di comunicazione dei partecipanti sono i principali obiettivi del tratta- se estinguere o meno il reato. La messa alla prova può essere data solo una volta, non viene concessa in

mento. Il programma mira a ridurre l’aggressione attraverso la comprensione dei fattori che provocano caso di recidività.

aggressione e rabbia, il cambiamento nei modi di interpretare gli eventi associati alla rabbia, Nella valutazione della fattibilità della messa alla prova il giudice può richiedere l’intervento dello psi-

l’apprendimento di tecniche per ridurre il livello di eccitazione emozionale, il potenziamento delle abili- cologo per valutare la personalità del minore, dell’ambiente di vita e dare un giudizio psicologico per

tà per risolvere attivamente i conflitti interpersonali, e infine la pianificazione delle reazioni alle poten- vedere se può essere attivato un processo di messa alla prova.

ziali ricadute. Le caratteristiche dell’utente sono uno degli aspetti essenziali da tener presente Il progetto dovrebbe essere elaborato tenendo conto delle caratteristiche della persona minorenne. Per

nell’elaborazione e nella scelta del programma di intervento psicologico visto che la popolazione crimi- essere rieducato:

nale è estremamente eterogenea. Per questo diventa importante identificare gli aspetti individuali da va- 1) lo si inserisce all’interno della scuola (anche corsi serali o corsi specifici) o in un ambiente lavo-

lutare in sede di progettazione del trattamento. Anche in riferimento a questo punto la situazione italiana rativo;

è poco organizzata in quanto spesso la valutazione di disturbi psichiatrici è uno dei pochi aspetti che 2) Gli si danno prescrizioni: non frequentare i pregiudicati, ritornare ad una certa ora, non frequen-

viene considerato nel determinare il programma di intervento da implementare. Diversamente, un ap- tare posti in cui è possibile incontrare pregiudicati, ecc...;

proccio promettente anche per il contesto italiano potrebbe essere quello di valutare il tratto di aggres- 3) Lo si inserisce in associazioni di volontariato o attività ricreative: alla base di questo vi è l’idea

sione reattiva-proattiva del reo. L’utilità di un approccio di questo tipo sta nell’accertata presenza di ca- che il soggetto deve rimediare con il suo impegno al danno causato alla società;

ratteristiche distintive sul piano emotivo, cognitivo e comportamentale in ciascun gruppo. Per quanto 4) Riconciliazione con la vittima: bisogna chiedere scusa alla vittima (se si vuole). Così il soggetto

riguarda la diagnosi, l’esperto potrebbe valutare il tratto di aggressione reattiva-proattiva sia attraverso prende consapevolezza di quello che ha fatto. Tuttavia a volte è possibile che la vittima non accetti que-

colloquio clinico che attraverso specifici strumenti diagnostici. L’esperto dovrebbe individuare il pro- sto o a volte non esiste una vera e propria vittima (nel caso di spaccio, vandalismo, ricettazione). In que-

gramma di trattamento più adeguato in conformità a quanto emerso durante l’osservazione scientifica. sto caso vi è la riparazione simbolica che avviene attraverso una lettera di scusa, o adozioni a distanza,

Nel fare questo sarà importante che le disfunzioni emotive e cognitive tipiche di ciascun individuo di- volontariato, donazioni, ecc... (gesto simbolico riparativo).

ventino il focus del trattamento. Così ad esempio con condannati e internati violenti classificati come Le numerose ricerche empiriche sul nostro istituto della messa alla prova hanno mostrato che esso è ef-

reattivi si può usare il CALM, mentre per i detenuti pervasivamente aggressivi il CSCP. Sarebbe neces- ficace sul piano rieducativo. I suoi effetti positivi a breve termine (2-3 anni) sono stati esplorati esami-

sario iniziare i programmi di trattamento e rieducazione in queste strutture e dopo continuarli per un nando la recidiva in una ricerca condotta a Bologna. I risultati hanno confermato l’efficacia della messa

tempo prefissato al di fuori di esse. Tutti i programmi di trattamento sono più facilmente applicabili ed alla prova a breve termine nell’evitare la reiterazione del reato (reoffending). Sull’assenza di recidiva

efficaci se attuati su criminali senza particolari disturbi psicopatologici. Nei casi in cui il comportamento sembravano giocare un ruolo rilevante sia l’attenta preselezione dei minorenni messi alla prova sia i

aggressivo è regolato anche da processi neurobiologici, potrebbero essere necessari dei programmi di contenuti introdotti nei progetti di messa alla prova.

trattamento più complessi. Ad esempio gli psicopatici sono molto difficili da trattare e resistenti al cam- Il progetto della ricerca riportata in questo capitolo (Mestitz e Colamussi) mira a verificare l’incidenza

biamento. Su queste basi si potrebbe pensare di includere la valutazione della psicopatia durante della recidiva a lungo termine in un gruppo campione di minorenni messi alla prova 7 anni prima. I dati

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sulla recidiva sono stati tratti da due fonti: il casellario giudiziale e le registrazioni conservate presso la 2) la messa alla prova rappresenta un fattore protettivo che contribuisce ad attenuare/inibire la reci-

Procura per i minorenni di Bari. L’obiettivo principale è stato quello di esplorare le conseguenze a lungo diva.

termine degli interventi di messa alla prova, per valutare se a distanza di 7 anni la misura contribuisce ad

abbassare o neutralizzare la recidiva. Metodo e campione.

Dapprima abbiamo scelto il nostro campione tra tutti i minorenni che erano stati iscritti nel Registro Ge-

L’approccio teorico. nerale delle Notizie di Reato dell’anno 2000. Sono stati prima rilevati tutti i dati disponibili nel RGNR

La ricerca si inserisce nel filone della maggior parte degli studi criminologici sul tema del reoffending, i sul campione di minorenni e i reati da loro commessi, mediante una griglia costruita ad hoc. In una fase

quali si sono appunto concentrati su periodi di tempo brevi partendo dal presupposto che la reiterazione successiva, sono stati acquisiti i dati riguardanti i soggetti recidivi. I dati sulla recidiva di ciascun mino-

dei reati tende a verificarsi relativamente presto. Le ricerche condotte sui “fattori di rischio” che portano renne sono stati rilevati da due fonti: la scheda interna della Procura per i Minorenni per gli infradiciot-

a commettere reati e continuare su un percorso deviante hanno mostrato che essi sono collocabili in tre tenni e il casellario giudiziale per gli adulti della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario.

aree: la prima infanzia, il contesto familiare e il contesto scolastico. Viceversa non sono stati condotti Il disegno della ricerca prevedeva un confronto tra tre gruppi: l’universo dei minorenni messi alla prova

molti studi per identificare i “fattori protettivi”. In uno dei pochi studi è stata esaminata l’influenza delle nel 2000 (gruppo map) e altri due gruppi campioni: i soggetti plurirecidivi da minorenni (gruppo recidi-

family group conferences, una strategia di giustizia riparativa che si avvicina molto alla nostra media- vi) e gli altri (gruppo altri), cioè i ragazzi che non avevano usufruito della messa alla prova e che non

zione penale. La differenza è che alle family group conferences prendono parte non solo il mediatore, la risultavano recidivi da minorenni. Il gruppo “recidivi” è un campione estratto con procedura rigorosa-

vittima e l’autore del reato, ma anche i loro rispettivi gruppi familiari, avvocati, amici e sostenitori. I ri- mente casuale e automatica. Si tratta di un campione molto rappresentativo poiché è costituito da circa

sultati mostrano appunto che le family group conferences possono fungere da fattori protettivi. In questo la metà dell’universo di riferimento. Il gruppo “altri” è costituito dai soggetti estratti, anch’essi con pro-

studio era emerso che più dei 2/5 dei minorenni coinvolti non avevano più commesso reati o ne avevano cedura rigorosamente casuale e automatica. Da questi pochi dati descrittivi sul campione si evidenziano

commesso uno solo. I fattori socio-psicologici che entravano in gioco nella riduzione della recidiva era- subito alcuni fenomeni di rilievo:

no soprattutto: il rimorso, la vergogna, la partecipazione; viceversa, i fattori che consentivano di preve- che solo una minima parte dei minorenni viene trattata con la messa alla prova;

-

dere il reoffending appartenevano alla storia di vita del minorenne, soprattutto il precoce coinvolgimen- che i minorenni recidivi sono percentualmente una minoranza molto contenuta;

-

to in reati e attività illecite risultava associato alla criminalità dei genitori. Abbiamo, pertanto, ipotizzato che la stragrande maggioranza dei minorenni sono “primari”, i quali entrano per la prima volta

-

che anche il nostro istituto della messa alla prova potesse fungere da “fattore protettivo” attenuando i nel circuito penale.

comportamenti devianti, perché come tutte le strategie di giustizia riparativa sollecita la presa di co- L’istituto della messa alla prova si conferma come una misura processuale piuttosto residuale sul territo-

scienza e l’assunzione di responsabilità del minorenne rispetto al reato, di conseguenza induce rimorso, rio nazionale. Ciò sembra dovuto al consistente impegno di risorse umane, materiali e di tempo che

senso di colpa e sentimenti di compassione e vergogna nei confronti della vittima, e prevede una parte- comporta la sua applicazione.

cipazione attiva del minorenne al progetto educativo. Affrontiamo il tema della recidiva a due diversi

livelli di analisi, quello giuridico e quello socio-psicologico. Discussione dei risultati.

Sul piano giuridico, questo lavoro ha l’obiettivo di valutare l’efficacia del paradigma della giustizia ripa- Analisi socio-psicologica.

rativa rispetto a quello tradizionale della giustizia punitivo/retributiva. L’attenzione rivolta a questo isti- La distribuzione del campione per genere riconferma la preponderanza dei maschi nella devianza mino-

tuto è stata determinata dall’esigenza di ricercare una risposta alternativa a quella esclusivamente puni- rile. La nazionalità in base al luogo di nascita rivela che la quasi totalità è nata in Italia. Dunque, le va-

tiva, al punto da indurre la Corte Costituzionale ad intervenire per segnare l’abbandono della filosofia riabili genere e nazionalità non risultano significative nel nostro campione. Invece l’età è una variabile

“carcerocentrica”, considerata inadeguata alle esigenze di crescita e di sviluppo del minore, e riconosce- significativa poiché la metà del campione è composta da soggetti nella fascia 16-17 anni. Ci sembra uti-

re il primato della funzione educativa non solo della pena ma dell’intero evento processuale di cui lo le operare una distinzione principale tra i devianti, cioè i ragazzi che con la maggiore età smettono di

stesso è protagonista. La prassi giurisprudenziale ha, dunque, introdotto un sistema di giustizia “mite”. commettere reati e i criminali, quelli che viceversa da adulti continuano a delinquere. Le ricerche sulla

La messa alla prova assolve contemporaneamente ad un ruolo polifunzionale, strumentale alla responsa- devianza minorile hanno individuato due principali gruppi o modelli: nel primo, la commissione di reati

bilizzazione del minore deviante, alla più immediata e percepibile soddisfazione della persona offesa, inizia nella fase adolescenziale e cessa con la transizione all’età adulta (adolescent-limited antisocial be-

attraverso la ricomposizione del conflitto individuale e collettivo generato dal reato. Il presente studio ha havior), mentre nel secondo i problemi comportamentali emergono prima dell’adolescenza e il compor-

inteso verificare se la messa alla prova risponde anche ad una funzione di natura preventiva, intesa nel tamento deviante continua in età adulta (life-course persistent antisocial behavior). Il comportamento

duplice senso di “prevenzione generale”, soddisfatta allorquando la condotta riparativa ristabilisce la pa- antisociale della maggioranza di ragazzi che appartengono al primo gruppo è considerato “normale” dal

cifica convivenza tra le persone e inibisce la ricaduta del minorenne nel circuito penale; nonché, di punto di vista dello sviluppo perché è un mezzo mediante il quale i giovani iniziano a stabilire la propria

“prevenzione speciale” conseguita attraverso la riconciliazione, in modo particolare, tra la vittima e indipendenza dai genitori e generalmente è una fase che viene superata con lo sviluppo. I ragazzi che

l’autore del reato che comporta anche il recupero sociale di quest’ultimo. Questa ricerca, inoltre, può appartengono al secondo gruppo o modello hanno invece un percorso di sviluppo differente e partono

fornire utili spunti per suggerire riforme legislative a diversi livelli. spesso da situazioni socio-familiari carenti e/o da caratteristiche di personalità svantaggiate. In particola-

Sul piano socio-psicologico il focus della ricerca si colloca evidentemente sul trattamento della devianza re, i reati commessi prima dei 13 anni si associano a un rischio 2-3 volte superiore di sviluppare una car-

minorile. L’approccio teorico si colloca in quel settore della psicologia giudiziaria che concentra la sua riera criminale e pertanto si possono considerare come fattori predittivi. L’analisi dei dati raccolti dai

attenzione sull’azione giurisdizionale e soprattutto sugli scopi messi in atto da coloro che applicano le certificati del casellario giudiziale rispetto ai nostri tre gruppi campione rivela che la consistente mag-

norme e ne esplora i processi, la ricaduta e il significato sociale. La messa alla prova assume rilevanti gioranza del campione ha cessato di commettere reati con la transizione all’età adulta. Solo basse per-

aspetti sociali che la ricerca empirica ci può permettere di osservare. Nell’amministrazione della giusti- centuali di ragazzi dei gruppi “altri” e “map” si sono trasformati dopo 7 anni in criminali da adulti. Vi-

zia penale minorile l’attenzione tende a concentrarsi più sull’autore del reato che sul fatto di reato e gli ceversa la maggioranza dei ragazzi devianti, già recidivi da minorenni, a distanza di 7 anni si sono tra-

interventi si focalizzano più sui fattori a monte che su quelli trattamentali. Le conseguenze più rilevanti sformati in criminali adulti. L’analisi qualitativa che abbiamo condotto sui provvedimenti giudiziari ci

di tale impostazione sono due: da un lato la prospettiva e gli interessi delle vittime sono alquanto trascu- ha permesso poi di individuare diverse sottocategorie di minorenni che rappresentano diversi livelli di

rati e dall’altro ci si concentra sulla recidiva piuttosto che sul processo trattamentale. devianza e criminalità. Abbiamo individuato cinque nuove categorie in base a due criteri oggettivi e dati

Ipotesi di lavoro: controllabili empiricamente, cioè i reati commessi e i provvedimenti registrati nei certificati del casella-

1) I minorenni devianti che hanno intrapreso un percorso rieducativo mediante la messa alla priva è rio giudiziale. Abbiamo proceduto dapprima individuato gli indicatori empirici delle diverse categorie,

meno probabile che si trasformino in criminali adulti;

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poi ciascuna di noi ha proceduto autonomamente a collocare i casi nelle categorie e quindi abbiamo ef- 4) Quindi i risultati sembrano dimostrare che la messa alla prova effettivamente funziona come

fettuato il confronto tra le nostre collocazioni: “fattore protettivo” nei confronti della recidiva in età adulta.

1) Devianti in erba sono i minorenni privi di registrazioni nei certificati del casellario giudiziale I risultati tuttavia non sono conclusivi in quanto a monte i giudici applicano la messa alla prova selezio-

che hanno commesso un solo reato o solo reati di scarso allarme sociale. nando prevalentemente i minorenni “primari” i quali sembrano fornire maggiori garanzie di “ravvedi-

2) Devianti esperti sono i minorenni i cui certificati del casellario giudiziale riportano soltanto mento” e quindi di successo della misura. Il risultato riconferma empiricamente i due modelli emersi

provvedimenti di organi giudiziari minorili ma nessuno emesso da organi giudiziari ordinari, i dagli studi condotti in altri paesi sulla devianza minorile: adolescent-limited antisocial behavior e life-

quali hanno commesso più di un reato e/o i reati di maggiore allarme sociale (uso/spaccio di stu- course persistent antisocial behavior. Sarebbe necessario fare nuove ricerche approfondite sui dati con-

pefacenti, rapina, estorsione, violenza sessuale). servati presso gli Uffici di Servizio Sociale Minorile per esplorare il processo trattamentale mediante la

3) Giovani criminali sono i minorenni i cui certificati del casellario giudiziale contengono 1-2 messa alla prova, l’influenza dei contenuti dei progetti e del contesto socio-familiare dei minorenni,

provvedimenti emessi da organi giudiziari ordinari. nonché l’impiego della mediazione penale e di altre strategie di giustizia riparativa nel trattamento dei

4) Criminali esperti sono i minorenni per i quali nei certificati del casellario giudiziale risultano 3- minorenni devianti.

5 provvedimenti emessi da organi giudiziari ordinari.

5) Criminali di carriera sono i minorenni per i quali nei certificati del casellario giudiziale com- CAPITOLO 16

paiono 6 e più provvedimenti emessi da organi giudiziari ordinari. LA FORMAZIONE COME RISORSA DI INCLUSIONE, REINSERIMENTO E CAMBIA-

La maggioranza dei nostri soggetti si distribuisce nelle due categorie dei “devianti in erba e “devianti MENTO SOCIALE.

esperti”. I minorenni che si trasformano in criminali adulti provengono invece in maggioranza dal grup-

po “recidivi” da minorenni e si concentrano soprattutto nella categoria che abbiamo definito dei “giova- Premessa.

ni criminali”. La categoria “devianti in erba” non esiste nel gruppo dei “recidivi”. Le percentuali dei La formazione in psicologia giuridica è considerata sotto due principali profili. A) Il primo è un profilo

“devianti esperti” sono identiche nel gruppo “map” e nel gruppo “recidivi” mentre è notevolmente più di base e applicato che rinvia ai contenuti del lavoro psicologico, al pensare e al fare professionali entri i

bassa nel gruppo “altri”. Sono risultati che suggeriscono l’efficacia dell’intervento mediante la messa luoghi della giustizia. Si compone di diversi piani interagenti: il contesto normativo e giuridico, come

alla prova quando i reati sono di una certa gravità. Resta da capire se la messa alla prova funziona per- insieme di norme che regolano le finalità e il funzionamento del sistema; i contesti istituzionali, quali

ché è valida in se stessa e/o perché a monte i giudici hanno scelto di applicare la misura solo a minoren- luoghi organizzativi dell’agire professionale; i sistemi di comunicazione e di interazione quali possibili-

ni “primari” e non a recidivi. Probabilmente entrambi i fattori interagiscono. tà di incontro fra professionalità, obiettivi organizzativi e utenza. B) Il secondo profilo riguarda la com-

Analisi processuale. plessa relazione fra diritto e scienze sociali, che costituisce l’oggetto di un dibattito oggi molto fertile.

Da punto di vista processuale, un dato particolarmente significativo è rappresentato dal profilo oggettivo Al suo interno si colloca la caratteristica strutturale della psicologia giuridica: l’interdisciplinarità, quale

riguardante la tipologia dei reati per i quali viene adottata la misura in questione. Mentre per la categoria capacità di connessione tra psicologia e diritto. Su questo terreno si innesta la centralità del soggetto in

dei “devianti in erba” si prediligono altre più celeri forme di proscioglimento, probabilmente consistenti formazione, inteso come attore sociale competente, in grado di direzionare i percorsi di sviluppo del

nella sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto, nel perdono giudiziale, nella pronuncia proprio sé professionale e delle proprie competenze secondo criteri di intenzionalità, di responsabilità e

del difetto di imputabilità; l’adozione della messa alla prova si riconduce prevalentemente alla categoria di scelta. Tale visione configura la partecipazione del professionista sia all’individuazione dei propri bi-

dei “devianti esperti”, vale a dire imputati di fattispecie di reato di un certo allarme sociale. La quasi to- sogni d’apprendimento che alla definizione degli obiettivi da raggiungere; delinea la continuità

talità dei provvedimenti di messa alla prova è stata disposta in sede di udienza preliminare, che si con- dell’apprendimento nel corso della vita lavorativa e con riguardo agli ambiti del proprio agire. Stabili-

ferma la sede privilegiata per l’adozione del provvedimento. Quanto agli esiti della misura, nel 99% dei sce, in altri termini, la centralità non solo del soggetto ma dell’intersoggettività all’interno dei percorsi

casi sono risultati positivi, comportando l’estinzione del reato. Occorre evidenziare le difficoltà che con- della formazione. Sono qui riconoscibili i concetti di “Reflection-in-Action” e “Reflection on Reflec-

cretamente si affrontano nell’applicazione delle strategie di giustizia riparativa, basti pensare agli effetti tion-in-Action” di Schon con l’importante passaggio epistemologico dalla razionalità tecnica a quella

del reato commesso che non sempre sono suscettibili di una riparazione diretta; ancora, non va sottaciu- riflessiva: il professionista si auto-osserva nel corso dell’azione, in questo modo apprende e genera una

ta la reticenza da parte del minorenne ad agire in termini riparatori, nonché l’atteggiamento talvolta osti- conoscenza della pratica professionale, costruisce e ricostruisce teorie che gli consentono di concettua-

le della vittima che potrebbe non voler partecipare alla mediazione e neppure accontentarsi di una sem- lizzare il proprio lavoro relazionandolo a situazioni e questioni di carattere generale. La formazione si

plice lettera di scuse. Si aggiunge un altro ostacolo di natura ideologica legato alla ostilità rappresenta così come occasione, per il professionista, di confrontare tali teorie “personali” con quelle

nell’acquisizione della cultura della mediazione in ambito penalistico. Convinzione comune, come utile elaborate da altri professionisti, con le sollecitazioni teoriche proposte dallo staff, come luogo per nuove

punto di partenza per riformare il sistema, è la non efficacia sul terreno educativo della risposta repres- elaborazioni teoriche da sottoporre alla prova delle sfide quotidiane. Si vuole creare “rottura” rispetto

siva che attraverso il sistema carcerario finisce in sostanza per non dare risposta alcuna alla condotta an- alle tradizionali forme di risposta al reato, per adottare una diversa visione inclusiva di tutti i soggetti.

tigiuridica posta in essere dal minorenne, il cui comportamento rimane, il più delle volte impunito e, La prospettiva che intendiamo affermare non nega la responsabilità soggettiva del reo. Ma all’interno di

pertanto, suscettibile di essere ripetuto in termini di recidiva. Potenziare il ricorso agli strumenti di giu- questo processo intende individuare le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti, del sociale in senso lato

stizia riparativa trova terreno fertile proprio nel settore della giustizia minorile, dove il destinatario di e delle risposte istituzionali, esplicitando l’ipotesi secondo cui le stesse modalità della risposta di giusti-

tali interventi è quello più adatto, in quanto dotato di personalità in formazione. zia intervengono come criteri di efficacia dell’intervento e, quindi, di prevenzione della recidiva. La de-

finizione di un accordo fra sistema penale e contesto esterno al carcere appare premessa indispensabile

Nota conclusiva. all’effettivo raggiungimento delle finalità riabilitative. Perché tale intesa possa realizzarsi appare indi-

Le nostre ipotesi risultano confermate: spensabile la promozione di una cultura in grado di mantenere attiva e propositiva la relazione tra

1) La maggioranza dei ragazzi devianti che sono già recidivi da minorenni sono divenuti adulti l’istituzione penitenziaria e le agenzie che operano sul territorio. Il “Self-directed Learning” (Knowles),

criminali; l’apprendere ad apprendere, l’autoformazione, sembra poter costituire una buona guida della mente. Se

2) La maggioranza dei minorenni devianti che hanno intrapreso un percorso rieducativo mediante è vero che le occasioni di apprendimento possono essere molteplici, è vero però anche che è cruciale che

la messa alla prova non si sono trasformati in criminali adulti; gli individui divengano consapevoli di averle attraversate e di che cosa sia accaduto. A tal fine

3) Per la prima volta questa ricerca sembra confermare su base empirica che la messa alla prova l’apprendimento deve essere anche necessariamente metaapprendimento: la consapevolezza del cam-

produce effetti positivi a lungo termine; biamento prodotto in sé dagli eventi è la condizione imprescindibile dell’autonomia.

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L’integrazione tra competenze e professioni in ambito giuridico e criminologico. persona reclusa è de-socializzata a causa del periodo di restrizione e ciò richiede un sostegno mirato ad

Nel contesto forense e criminologico si riscontra frequentemente la mancanza di professionalità specifi- attivare le potenziali risorse volte a fronteggiare i rischi di recidiva. L’uscita dal carcere costituisce uno

che che operino in modo complesso integrando il sapere giuridico e quello psicologico-sociale. Il duali- dei momenti più delicati nel processo di reinserimento sociale, momento che va costruito fin dai primi

smo psicologia/diritto si riflette anche nel mondo della formazione universitaria e di quella rivolta ai tempi di detenzione. Il Jail coaching rientra nella più ampia categoria del Life coaching, un rapporto di

professionisti. Le Facoltà di Scienze della Formazione e Giurisprudenza dell’Università di Cagliari han- formazione uno-a-uno o uno-a-tanti (team coaching) che si stabilisce tra coach e utante/i. Si tratta di una

no organizzato il Master biennale di secondo livello in Psicologia giuridica e Criminologia. Il Master ha tecnica innovativa volta a migliorare le prestazioni e a sviluppare le competenze nella gestione delle re-

l’obiettivo di sostenere la formazione di linguaggi e prassi operative condivise, realizzando una comuni- lazioni interpersonali attraverso soluzioni e processi creativi. Il coach supporta, stimola e guida il suo

cazione intersistemica tra gli allievi, tra università e territorio, tra enti differenti. I presupposti teorici che cliente-utente (coachee) al fine di incrementare, rinforzare e gestire efficacemente i problemi legati al

hanno guidato l’elaborazione del modello formativo del Master. suo re-inserimento; permette l’espressione delle sue migliori potenzialità e risorse e la produzione di ri-

La formazione psicosociale degli operatori. Promuovere formazione significa intervenire a livello pro- sultati desiderati in sintonia con il contesto di vita e le situazioni incontrate. Inoltre aiuta le persone a de-

fondo attraverso processi in grado di rendere individui e gruppi in formazione soggetti attivi del cam- finire obiettivi motivanti, a identificare e acquisire le competenze trasversali necessarie per il loro rag-

biamento. Un presupposto fondamentale nell’organizzazione della nostra proposta è stato quello di pen- giungimento. Il professionista stimola, in un’atmosfera di creatività e autoriflessione, la ricerca persona-

sare a un’offerta formativa in cui fosse possibile verificare continuamente la ricaduta e l’applicazione le delle soluzioni da parte del coachee anche al fine di sviluppare un suo più adeguato livello di empo-

dei contenuti teorici sui processi pratici. Il raggiungimento dell’obiettivo è stato garantito attraverso werment. Il coach lavora soprattutto sulla consapevolezza del coachee, nell’obiettivo di recuperare e at-

l’alternanza della formazione in aula con l’attività sul campo. L’utilizzo di un approccio di questo tipo tivare quelle risorse personali che, a causa della detenzione, hanno subito una sorta di “arresto”. Ciò co-

ha prodotto un interessante confronto tra coloro che all’interno del gruppo dei partecipanti avevano una stituisce una risorsa atta a contenere il rischio di “passività da detenzione”, a sostenere la mobilitazione

formazione a carattere giuridico e coloro che ne avevano una di carattere psicologico. In entrambi i di tutte le risorse necessarie per fronteggiare le difficoltà del rientro nella società libera e contrastare i

gruppi si è assistito alla presenza di solide “resistenze” che gradualmente hanno lasciato spazio ad una rischi di recidiva. Si tratta di una consulenza finalizzata a supportare il detenuto nel suo reinserimento

feconda integrazione e ad uno scambio di idee e prassi operative. sociale, sostenendolo in obiettivi legati alle sfere dello studio/lavoro e affettiva/relazionale. La nostra

L’appartenenza al gruppo come strumento formativo. Secondo gli studi condotti in psicologia sociale, sperimentazione di Jail coaching si articola in due azioni progettuali: la prima, presso la casa circonda-

anche i processi di conoscenza sono legati a dinamiche gruppali; ognuno di noi, infatti, riale di San Sebastiano, è volta principalmente all’affiancamento del detenuto che decide di intraprende-

nell’elaborazione delle proprie idee e del proprio pensiero si rifà a idee e modelli propri del gruppo so- re un percorso formativo universitario; la seconda è finalizzata all’inserimento lavorativo di indultati

ciale di appartenenza e veicolate all’interno della società. La scelta del gruppo come strumento di lavoro mediante un progetto di borsa-lavoro. L’attività di coaching in carcere ha finora coinvolto un detenuto

all’interno della nostra offerta formativa rappresenta la possibilità di studiare l’oggetto nella sua interez- con pena definitiva, che è stato supportato sin dalla scelta del corso di laurea, pianificazione degli esami,

za e a partire dalla considerazione di diversi livelli di analisi. Il gruppo sembra rappresentare un “facili- ecc… La sperimentazione è durata circa 7 mesi con incontri bisettimanali di 2 ore. Durante la consulen-

tatore dei processi”. Se la discussione fra individui con punti di vista diversi su un particolare tema av- za sono emerse problematiche del detenuto legate al suo stile comunicativo e a modalità comportamen-

viene in un contesto cooperativo si può arrivare facilmente alla generazione di punti di vista alternativi, tali. Per il detenuto l’accompagnamento nel percorso universitario è stato uno strumento per alimentare

alla messa in evidenza di elementi altrimenti trascurati, all’integrazione delle posizioni di partenza. una più positiva percezione di sé. Fra i problemi, evidenziamo il rapido turnover della popolazione dete-

Professionalità e contesti di appartenenza. Il lavoro nell’ambito forense e criminologico non può pre- nuta e il basso livello di scolarizzazione degli ospiti dell’istituto. La seconda azione che illustriamo è

scindere dalla considerazione delle relazioni esistenti a differenti livelli tra individui e contesto di appar- una forma di Team Jail coaching rivolta ad ex detenuti, nello specifico indultati, iscritti a un programma

tenenza. Per capire in maniera esaustiva il comportamento delle persone o dei gruppi anche in termini di di borsa-lavoro. Consiste in incontri bisettimanali di 2 ore ciascuno. Dei 23 indultati partecipanti, 12 so-

devianza, non possiamo non considerare che l’unità di analisi dei nostri ragionamenti deve essere no riusciti a concludere il percorso, gestendo in maniera efficace alcune difficoltà strutturali del proget-

l’individuo nel suo contesto. L’ambito di intervento degli operatori è costituito dal sistema in cui indivi- to, quali: l’inadeguatezza del compenso, cambiamenti non previsti dell’attività lavorativa, problematiche

duo e ambiente sono copresenti; sistema che, data la sua complessità, richiede di lavorare con le singole personali. per l’èquipe e gli Enti ospitanti è stato raggiunto un importante obiettivo di percorso, fonda-

parti che lo compongono. Questo fatto si traduce immediatamente nell’impossibilità di realizzare inter- mentale ai fini della ricerca di un lavoro stabile, soprattutto per quanto concerne lo sviluppo

venti da parte di un unico operatore e nella necessità di impiegare figure in grado di osservare e leggere dell’efficacia della persona e l’assunzione di responsabilità individuale. Rispetto al life coaching, nel jail

il fenomeno con lenti differenti. Un’organizzazione integrata dei diversi servizi e di più operatori coaching riteniamo salienti quelle che possiamo definire come competenze di contesto, al fine di pro-

all’interno di uno stesso servizio risponde alle necessità appena presentate. Il lavoro di rete poggia sulla muovere “piani d’azione” individualizzati e di gruppo per il reinserimento sociale, in grado di tenere

presenza di figure con bagagli esperienziali diversi; ognuna fa riferimento ai propri modelli teorici e ha conto delle risorse e delle abilità personali, ma anche delle problematicità, talora prevalenti nella realtà

quindi professionalità specifiche. In questo senso, il lavoro risulterà produttivo se ogni operatore sarà in circostante. Il jail coach deve saper gestire e aiutare il coachee a riconvertire in risorse i “drammi perso-

grado di mettersi in relazione con gli altri e di cogliere l’importanza di un intervento di tipo multidisci- nali”, che vengono condivisi durante gli incontri e che rischiano di canalizzare l’attenzione, compromet-

plinare. tendo la circolazione di pensieri/emozioni positive e motivanti. Chi ha vissuto in stato di detenzione non

presenta un semplice disagio, ma una sorta di “disadattamento” sociale. In carcere ogni momento della

What is “Jail coaching”? Esperienze di inserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti nell’ottica del- giornata è pianificato da altri e gli spazi decisionali della persona detenuta sono sensibilmente ridotti: il

la mediazione interistituzionale. jail coach dovrà sostenere il percorso di riacquisizione dell’autonomia. Il livello di scolarizzazione dei

La collaborazione interistituzionale e il lavoro di rete costituiscono i principali presupposti di efficacia partecipanti è molto basso e, soprattutto all’inizio, le capacità di concentrazione, di ascolto e di confron-

di ogni intervento. La necessità di un network fra istituzioni coinvolte nasce dalla convinzione che la to efficace in gruppo appaiono particolarmente limitate. È necessario che il jail coach adotti uno stile

complessità di un fenomeno piò e deve essere letta in una chiave altrettanto complessa che sia interdi- comunicativo semplice, immediato, con ampio utilizzo di esempi e definizioni pratiche. La scelta condi-

sciplinare e interistituzionale. Abbiamo sperimentato l’importanza di una funzione (la “mediazione inte- visa del “tu” formale è risultata efficace per creare una relazione di intimità e fiducia con i partecipanti.

ristituzionale”), capace di far comunicare le istituzioni e di mediare tra i loro interessi prioritari. La me- “Il reinserimento sociale non rappresenta semplicemente la fase successiva al periodo di detenzione; es-

diazione interistituzionale può costituire una risorsa atta a promuovere circolarità di pensiero e di azione so va considerato in riferimento alla storia personale dell’individuo, sulle cui scelte incidono, oltre alle

fra sapere scientifico e know how delle istituzioni coinvolte nella prevenzione del crimine e nel reinse- condizioni problematiche preesistenti, il modo in cui queste variabili sono state modificate dallo stesso

rimento sociale del suo autore. Vogliamo approfondire i risultati della prima sperimentazione di “Jail sistema penale nonché l’esperienza detentiva. La definizione di un accordo fra sistema penale e contesto

coaching”, una tipologia di coaching così denominata in riferimento alla specificità dei “clienti” (dete- esterno al carcere appare premessa indispensabile all’effettivo raggiungimento delle finalità riabilitative.

nuti ed ex detenuti) e ai prioritari obiettivi di inclusione sociale. Muoviamo dalla considerazione che la Perché tale intesa possa realizzarsi appare indispensabile la promozione di una cultura in grado di man-

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tenere attiva e propositiva la relazione tra l’istituzione penitenziaria e le agenzie che operano sul territo- senso comune che forse ci porterebbe a sottolineare la necessità della sola educazione scolastica, sono in

rio, coerentemente con una prospettiva di progettazione degli interventi guidata da un approccio di tipo molti a sottolineare l’efficacia di programmi riabilitativi misti, con inserimento in laboratori professio-

comunitario” (Patrizi). Il termine “carcere” riconduce alla parola chiave “carcerAzione”. Proviamo a nali, al fine di sviluppare un più generale senso del lavoro e della responsabilità. Uggen esplicitamente

pensarlo come ricerca-azione nel contesto detentivo, credendo che in qualsiasi sua forma ed espressione riafferma il concetto di interesse professionale, sostenendo che l’intervento riabilitativo più efficace non

possa essere un importante strumento di sostegno personale e culturale per attuare un cambiamento è quello dove si prescrive il lavorare per il lavorare, quanto quello in cui si assecondano desideri e com-

all’interno del fenomeno sul quale si opera. petenze, al cui screening serve un orientatore professionale. Gli studi del National Institute of Correc-

tions (Finn) sono un punto di riferimento per chi si pone come meta un intervento efficace avendo sup-

portato sempre più l’ottica dell’orientamento e dell’inserimento lavorativo personalizzati. Le meta-

analisi di Lipsey e Wilson confermano l’efficacia dei programmi di orientamento professionale e inse-

Il ruolo dell’orientamento professionale in carcere come fattore di reinserimento. rimento lavorativo protetto come variabile inibitrice del tornare a delinquere.

Ci siamo interrogati circa il percorso riabilitativo che di solito viene fornito durante la detenzione, sco-

prendo che, a dispetto di tanta “terapia occupazionale” e di tanti laboratori occupazionali, quello che Etica-mente in azione.

manca è un vero e proprio servizio di orientamento. La ricerca sulle origini dell’orientamento professio- Alcune declinazioni dei principi fondamentali della psicologia della responsabilità nelle buone pratiche

nale per detenuti ci conduce negli Stati Uniti, dove la Manpower Administration di Washington è prota- organizzative e lavorative in contesti di formazione ed intervento psicologico-giuridico.

gonista, nella seconda metà degli anni ’60, di una serie di progetti di ricerca-azione, volti allo sviluppo Il progetto LINKontro. Il progetto LINKontro contribuisce alla messa a punto di una cultura delle buone

delle competenze occupazionali di detenuti ed ex detenuti, con lo scopo di supportarne il reinserimento prassi che possa connettersi e realizzare i principi ispiratori delle Disposizioni sul processo penale a ca-

professionale. Si dimostra il ruolo fondamentale giocato dal lavoro contro il delinquere recidivo. rico di imputati minorenni: la minima offensività, l’attitudine responsabilizzante, la de-

L’eccellente lavoro di ricerca promosso dalla Manpower Administration continua con successo fino agli istituzionalizzazione, la de-stigmatizzazione, l’attenzione alla personalità e all’educazione dei soggetti

inizi degli anni ’70 e culmina in quello che potremmo etichettare come il primo vero e proprio interven- in età evolutiva e pertanto la non interruzione dei suoi processi socializzativi ed educativi in atto. Il pro-

to di orientamento professionale a beneficio di detenuti. Ne nasce un nuovo modo di classificare i dete- getto ha cercato di lavorare raccogliendo un mandato di ricerca e valorizzazione dei modelli organizza-

nuti, che incrocia la diagnosi clinica a quella orientativa, assegnando poi i detenuti stessi a programmi di tivi e delle buone prassi attive. Lo ha fatto in una logica progettuale che si fonda sulla metodologia della

riabilitazione professionali specifici. Il periodo a cavallo tra la metà degli anni ’60 e la metà degli anni ricerca-intervento partecipante e ciò ha prodotto in primo luogo la costituzione di gruppi di lavoro inter-

’70 è rimasto famoso nella storia penitenziaria come quello del “nothing works”, “niente è utile, nulla istituzionali che non si sono solo confrontati, ma si sono anche in parte raccontati e rivelati reciproca-

può funzionare”, la dichiarazione espressa dal criminologo Martinson, convintosi dell’inutilità di qualsi- mente come fonti di risorse attuali e potenziali. L’unità di analisi non è più solo la personalità del reo,

asi trattamento detentivo in termini di riabilitazione sociale e prevenzione di nuovi atti criminosi. Ciò alla ricerca delle cause che l’hanno prodotta, bensì la stessa azione, intesa in chiave comunicativa.

promuove una miriade di altri studi x cogliere una simile sfida per scovare cosa possa veramente fun- L’”azione deviante comunicativa” si configura come un costrutto psico-sociale complesso che rinvia al-

zionare. L’interesse verso il problema del reinserimento professionale dei detenuti e degli ex detenuti le molteplici dimensioni del sé, dell’identità, dei sistemi relazionali significativi di appartenenza, degli

comincia ad interessare anche chi si occupa di counseling di orientamento; ne sono prova i contributi di osservatori, dei contesti socio-culturali in cui gli attori e gli osservatori si muovono e interagiscono. Il

Duffy e Vandersteen e di Moore e Miller, interessanti in quanto tentativi espliciti di introdurre nei con- metodo prescelto nel progetto è l’approccio comunicativo-sistemico che consente di focalizzare

testi del carcere i primi modelli di orientamento professionale. A partire dagli anni ’80 si realizza una l’attenzione sia sui soggetti intenzionati che producono devianza sia sui loro contesti di vita che inclu-

vera e propria revisione dei modelli e degli interventi di orientamento che devono essere in grado di ri- dono tutti i sistemi relazionali di cui fanno parte. In questa prospettiva è stato proposto il costrutto di

volgersi a qualsiasi tipo di minoranza. In questi anni si è assistito al boom economico dei paesi occiden- “comunità di pratiche”, proprio per sottolineare l’importanza per e organizzazioni di comprendere come

tali che ha decretato un forte flusso migratorio di lavoratori in cerca di fortuna, con conseguenti proble- funzionano i gruppi di lavoro reali che operano nella vita organizzativa quotidiana e come siano centrali

mi di inserimento professionale e sociale. Cambia la modalità stessa di erogare l’orientamento in carce- i processi discorsivi di negoziazione e costruzione dei significati condivisi nelle pratiche di intervento.

re; si intuisce che il cliente-detenuto proviene da una cultura che è generalmente quella di strada. Viene Impegno reciproco, impresa comune e repertorio condiviso sono gli aspetti che caratterizzano le comu-

proposto dall’Università del Tennesse il primo programma di auto-orientamento computerizzato per nità di pratiche: 1) il “fare” per qualcosa che ci include, per esempio un impegno comune produce inte-

soggetti appartenenti a fasce deboli, tra i quali i detenuti,; programma integrato da video in modo da razioni pratiche e comunicative ed è criterio di appartenenza alla comunità stessa; 2) questo fare richiede

rendere facile e soddisfacente l’apprendimento di tutta una serie di competenze professionali. Negli costantemente di negoziare ciò che si fa e porta come risultato le pratiche “praticate”, che permettono la

stessi anni nasce negli Stati Uniti la rivista Journal of Offender Counselling, Service e Rehabilitation realizzazione di un’impresa comune; 3) i risultati di questa negoziazione consentono di costruire nel

che intende analizzare i processi di orientamento, formazione e reinserimento di detenuti ed ex detenuti. tempo repertori condivisi di azioni, parole, gesti, ecc…che fondano l’attività e l’esistenza delle comuni-

Inizialmente tale pratica è offerta secondo la prospettiva della psicologia rieducativa, ampiamente radi- tà di pratiche stesse. La partecipazione alle varie comunità di pratiche produce pluriappartenenze ed esse

cata alla tradizione clinica e, solo a partire dalla metà degli anni ’80, si affianca a questa filosofia sono considerate dimensioni molto importanti nella definizione delle identità personali e sociali. È ne-

l’approccio sociale-lavorista, per esempio con il contributo di Homant che vuole sottolineare quanto cessario accompagnare le buone pratiche dentro le comunità di pratiche esistenti e praticanti per farle

l’autostima sia una variabile interveniente fondamentale nel prevenire la ricaduta a delinquere. Lo studio discorrere, dialogare, interagire, cambiare.

di Homant avvia una riflessione sulle diverse variabili che intervengono sull’efficacia di un percorso di La prevenzione, tra situazioni di emergenza e bisogni di sicurezza: lavorare nel territorio con il 118 e la

orientamento, distinguendo tra variabili criminogene (x es il bisogno di lavoro) e variabili non crimino- Polizia Municipale. Nell’insieme delle problematiche che caratterizzano il lavoro degli operatori

gene (x es l’autostima). Sulle pagine della stessa rivista inizia, inoltre, un’attenta revisione dei fallimenti dell’emergenza, una delle più complesse è quella relativa all’eterogeneità delle risposte da mettere in at-

delle diverse prassi di orientamento professionale e riabilitazione professionale tesa a cogliere ragioni e to anche nel corso di un solo turno di servizio. Non raramente una situazione di emergenza può interes-

linee correttive. A partire dagli anni ’90 le scienze sociali sono interessate dallo sviluppo dei gender stu- sare più operatori dello stesso corpo o richiedere forme di collaborazione tra personale di diversi servizi.

dies, una visione di ricerca che mette a tema il ruolo del genere nell’influenzare tutta una serie di co- La capacità di lavorare in rete in occasione di eventi straordinari e non prevedibili rappresenta un obiet-

strutti psico-sociali, con l’intento di rivalutare il ruolo della donna. La psicologia dell’orientamento vie- tivo fondamentale per mettere in atto iniziative finalizzate al superamento dell’emergenza, sia per raf-

ne fortemente influenzata da questi movimenti intellettuali, propiziando percorsi di orientamento profes- forzare la politica di rassicurazione dei cittadini. Ciò richiede oltre a momenti di confronto e di progetta-

sionale pensati ad hoc per detenute ed ex detenute. Si comincia a parlare di empowerment da un lato, e zione comune, competenze individuali e collettive che devono necessariamente essere individuate e po-

di approccio olistico alla persona dall’altro, fondamentale nell’intervento con le donne. Della stessa filo- tenziate nel personale direttamente interessato. L’emergenza, in termini psicosociali, si configura come

sofia costumer-based è anche il crescente accento che viene posto sul delinquente minore. A dispetto del una situazione di profonda disorganizzazione e destabilizzazione dei normali processi di funzionamento

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della vita comunitaria e dei singoli. La destrutturazione della quotidianità, la rottura delle abituali reti di compresi i comportamenti di tipo criminale. Nella stessa ottica processuale ci riferiamo alla prevenzio-

sostegno sociale, l’incapacità di anticipare gli eventi critici e dar loro un significato rappresentano gli ne, qui intesa come orientamento e come insieme di attività atte a contrastare il rischio di devianza. Dal-

elementi caratterizzanti dell’emergenza e minano le basi stesse del benessere individuale e collettivo. la prevenzione primaria, tesa a costruire condizioni di benessere individuale e sociale, fino all’intervento

Questo scenario richiede interventi oltre che immediati, pianificati e su molteplici livelli, di contatto di- in situazioni di problematicità e in quelle di devianza evidenziata (prevenzione secondaria e terziaria).

retto con i soggetti coinvolti. Obiettivo fondamentale dell’intervento formativo è stato quello di offrire La migliore forma di deterrenza dei comportamenti problematici di tipo deviante consiste nella solleci-

conoscenze teoriche o operative per la valorizzazione e l’aggiornamento professionale dell’operatore del tazione di azioni socialmente positive, attrattive e motivanti per i soggetti coinvolti, e nel miglioramento

118 e Polizia Locale al fine di: della continuità fra il sistema delle risposte sociali esterne e i meccanismi di risposte cognitive/emotive

Saper anticipare una situazione di emergenza per determinati contesti o target d’utenza; interne all’individuo. Si è fatta strada una concezione promozionale della persona che, al contrasto reat-

- tivo delle problematicità già attive e riconosciute, sostituisce/affianca il rafforzamento delle competenze

Saper gestire situazioni di emergenza sia in termini di coordinamento/collaborazione con i servi-

- atte a fronteggiare le indefinite forme di disagio. Si tratta di favorire l’utilizzo, da parte dell’attore socia-

zi preposti, sia nel rapporto di aiuto diretto con i soggetti coinvolti; le, delle sue risorse interne e di quelle di rapporto. Le realtà osservate/studiate (la devianza e la preven-

Facilitare processi di empowering della popolazione e/o di gruppi specifici.

- zione) costituiscono l’esito di una incessante produzione di senso che può essere ratificata nelle sua di-

Ulteriore obiettivo trasversale potrà essere l’attivazione di network e/o tavoli di coordinamento locali sfunzionalità evidenziate o (ri)orientata in senso partecipato.

che si possano proporre come reti territoriali allargate finalizzate all’anticipazione, prevenzione, gestio-

ne, comunicazione efficace in emergenza. Risolvere emergenze struttura un senso di protezione e sicu- Giovani, adulti, comunità. La prospettiva psicologico-giuridica e il ruolo della ricerca qualitativa per

rezza riducendo l’ansia sociale. Co-costruire organizzazione in emergenza significa porre a base la prevenzione delle dipendenze.

l’obiettivo di sviluppare strumenti psicosociali di lettura degli aspetti organizzativi del lavoro, analizzare È stata condotta in provincia di Sondrio una ricerca con l’obiettivo principale relativo alla necessità di

ruoli e compiti specifici, prevedere ed attivare modalità di comunicazione e informazione sviluppando approfondire la comprensione dei meccanismi legati all’uso e all’abuso di alcol e droghe, alla loro am-

tecniche di comunicazione appropriate al contesto, promuovere lo sviluppo della rete locale e pia diffusione e ai modelli di funzionamento delle relazioni familiari e comunitarie di cui sono protago-

dell’èquipe inter e multi disciplinare di lavoro e leggere le dinamiche, i ruoli, i compiti, le condivisioni, nisti i giovani. Lo studio di tali fattori da un punto di vista psicologico-giuridico, la loro connessione

le con-unioni che scaturiscono. Ulteriore obiettivo è sviluppare competenze di osservazione, ascolto e con i comportamenti a rischio e l’esigenza di produrre risultati che avessero una forte valenza immedia-

comunicazione nella relazione d’aiuto, sviluppare tecniche di osservazione, tecniche di ascolto attivo, tamente operativa e applicativa hanno portato a immaginare un’articolazione degli obiettivi in tre livelli

strategie di comunicazione efficace nella relazione d’aiuto. La struttura formativa fa riferimento alla separati ma interconnessi: obiettivi di tipo conoscitivo, obiettivi di intervento (azioni per progettare) e

psicologia culturale delle organizzazioni e si definisce nell’ottica dell’apprendimento contestualizzato e infine obiettivi di valorizzazione delle risorse attive o attivabili (azioni per intervenire). L’approccio

collaborativo. Questo modello prevede: rientra in una prospettiva di ricerca-azione ed è metodologicamente coerente con l’utilizzo di un impian-

L’attenzione alle esigenze specifiche del contesto organizzativo e dei gruppi di lavoro protago-

- to di ricerca di tipo qualitativo. La cornice concettuale è quella che riconduce la prevenzione dei rischi

nisti del processo di formazione; di disagio e di devianza alle modalità di funzionamento dei sistemi di mediazione autoregolativa, cioè il

La co-costruzione collaborativa delle esperienze formative;

- modo in cui le condizioni di vita della persona vengono percepite e utilizzate dalla persona stessa e dai

Il monitoraggio in itinere e la valutazione finale del gradimento, dell’efficacia e dell’impatto de-

- suoi principali contesti di appartenenza e di interazione. Per la raccolta delle informazioni è stato utiliz-

gli interventi formativi proposti. zato un impianto metodologico qualitativo di tipo narrativo. Sono stati realizzati dei focus group con

Partire dall’esperienza degli operatori, far emergere e valorizzare le prassi di lavoro già consolidate e giovani con e senza precedenti segnalazioni per uso di alcol e/o droghe (due fasce d’età: 15-18 e 19-25),

funzionali e quelle ancora da sistematizzare consente di promuovere lo sviluppo di spazi di confronto e i loro genitori, i loro insegnanti e gli operatori dei servizi socio-educativi del territorio (in quanto testi-

condivisione fra gli operatori e l’attivazione di processi di apprendimento di tipo bottom-up capaci di moni privilegiati delle risorse e dei vincoli presenti nella comunità). Tre ulteriori focus group sono stati

incidere in maniera significativa nello svolgimento quotidiano del lavoro. condotti con rappresentanti delle forze dell’ordine locali e con i responsabili degli uffici di piano per a-

vere un ulteriore punto di vista, quello del livello di programmazione e gestione delle iniziative e attività

che coinvolgono il mondo giovanile. Tutti i focus group sono stati analizzati per temi narrativi e in rife-

CAPITOLO 17 rimento ad alcune aree specificamente previste dalla progettazione: qualità della comunicazione familia-

NUOVE FORME DI PREVENZIONE E TRAMMANETO DELLA DEVIANZA. re, monitoring genitoriale e strategie di neutralizzazione; ruolo delle cornici normative formali e infor-

mali nella vita e nelle scelte dei giovani; conoscenza e uso delle droghe e dell’alcol; tempo libero e ri-

Premessa. sorse/opportunità del contesto di appartenenza. Risultati relativi alle prime tre aree:

La devianza e la sua prevenzione possono essere considerate come elementi di un processo circolare di Comunicazioni familiari e monitoring. Ragazzi e genitori sono concordi nell’affermare che in casa si

reciproca costruzione. Infatti, possono essere utilizzati come termini che indicano realtà date o come co- parla per lo più di argomenti generali. I genitori evidenziano quanto sia più facile che i figli parlino più

strutti atti a rappresentare il divenire delle realtà sociali. Ragioneremo in questa seconda chiave di lettu- dei fatti altrui che dei propri. I ragazzi riferiscono di non riuscire a parlare con facilità di argomenti deli-

ra a partire dalla concezione di devianza consegnataci dagli sviluppi dell’interazionismo simbolico. La cati, dei problemi personali né di tutto ciò che riguarda la loro sfera emotiva e affettiva. Emerge l’idea

devianza non corrisponde linearmente a “deviazioni” dalle regole sociali, né costituisce un’etichetta eu- che sia difficile comunicare per la percezione di una forte distanza e non conoscenza tra i due gruppi. Si

femistica per designare quei comportamenti di trasgressione della norma penale più direttamente identi- immagina una comunicazione resa difficile dall’aspettativa dei ragazzi circa le reazioni dei genitori, in

ficati come criminali. Il costrutto è emerso in letteratura in accordo con una serie di ragioni. La principa- cui la possibilità di una negoziazione o una discussione costruttiva non viene considerata. Gli adolescen-

le risiede nella relazionalità del termine. La trasgressione di regole e norme riconduce a una rete di rela- ti “non a rischio” riferiscono, in particolare, una difficoltà a parlare con i genitori di argomenti che li

zioni che include: il comportamento trasgressivo, il soggetto della condotta, la norma, la presenza di al- porterebbero a discussioni da loro ritenute inutili; i ragazzi appartenenti al gruppo “a rischio/segnalati”

tri individui che osservano, rilevano, significano il comportamento e il suo autore. La lezione interazio- motivano l’assenza di comunicazione spontanea con la ristrettezza mentale percepita nella famiglia. La

nista ha evidenziato tale rete attraverso le seguenti dimensioni necessarie perché si possa parlare di de- letteratura scientifica sull’argomento suggerisce che la percezione dei figli di comunicare con i genitori

vianza: a) la presenza di un comportamento che devia da una norma; b) la preesistenza di tale norma; c) in modo aperto e di essere da loro sostenuti è correlata a un basso livello di rischio, mentre la presenza

la reazione sociale, intesa non solo come successiva al comportamento, ma nella chiave anticipatoria dei di un’elevata problematicità nella comunicazione è correlata al rischio psicosociale; ciononostante, è an-

processi sociali e cognitivi che (pre)individuano e caratterizzano persone, gruppi, condizioni (x es stere- che possibile ipotizzare che le differenti percezioni siano normali conseguenze dei cambiamenti e delle

otipi e pregiudizi). La devianza quindi nell’accezione da noi adottata, include varie tipologie d’azione, difficoltà tipiche della fase di sviluppo.

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I giovani e le regole. Una delle categorie a partire dalle quali è possibile ricostruire il quadro teorico ri- a) La vittima passiva o sottomessa. Le vittime sono sia maschi che femmine, registrano livelli più

guarda la “richiesta di regole” che i giovani rivolgono al mondo degli adulti. Questo aspetto ha a che fa- bassi di autostima e sono tipicamente più ansiose e insicure rispetto agli altri bambini. Sono

re con la ricerca di coerenza fra richieste e comportamenti degli adulti. Il tema delle regole è quello che spesso descritte come solitarie, con delle scarse abilità socio-relazionali e di problem solving.

connette l’area delle comunicazioni familiari e quella delle relazioni fra i giovani e gli adulti esterni alla Hanno problemi di concentrazione durante le lezioni e possono sviluppare difficoltà di appren-

famiglia: gli operatori sono riconosciuti e si descrivono come coloro che possono “mediare”, colmare le dimento. Sembra che il comportamento e l’atteggiamento delle vittime segnalino agli altri

distanze, guidare i giovani. Altri temi narrativi emergono con evidenza: sono relativi alla negoziazione l’insicurezza, l’incapacità, nonché l’impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ri-

delle regole con gli adulti, alla percezione di incongruenza fra le regole imposte e comportamenti attuati, cevuti, rendendo possibile definire le vittime passive come caratterizzate da un “modello reatti-

a un mettere alla prova la tenuta delle regole e l’efficacia dei meccanismi di controllo sociale attraverso vo ansioso o sottomesso, associato (nel caso dei maschi) alla debolezza fisica”.

l’attuazione di comportamenti a rischio. Gli adulti, i genitori e gli insegnanti in particolare, dimostrano b) La vittima provocatrice. È caratterizzata da una combinazione di entrambi i modelli reattivi,

di saper leggere i significati che i ragazzi attribuiscono all’attuazione di comportamenti a rischio e ne quello ansioso e quello aggressivo. Si tratta di un soggetto soprattutto maschio, solitamente insi-

sono consapevoli. Infatti, per i giovani è problematica la percezione di un’incongruenza fra regole dei curo, con una bassa autostima, che provoca gli attacchi subiti (“bullo-vittima”).

genitori, della scuola e i comportamenti effettivi messi in atto dagli adulti. Queste evidenze segnalano c) Il bullo dominante. Si accosta molto alla figura dell’ “alunno aggressivo rifiutato”. È caratteriz-

una sensibilità e un’apertura da parte degli adulti, in particolare quelli che hanno un ruolo educativo, che zato da “cognizione fredda”: sarebbe cioè capace di conoscere i sentimenti, i pensieri e le moti-

ben si accorda con una funzione di modellamento ed esempio che sembra essere un limite degli ambien- vazioni degli altri, ma utilizzerebbe tale conoscenza per manipolare la situazione a proprio van-

ti familiari. taggio, solo al fine di dominare gli altri. Carenze nell’ambito delle competenze prosociali si ac-

Degno di nota è il contributo che un’impostazione metodologica di tipo qualitativo può fornire allo stu- compagnano a una scarsa capacità empatica. Non riflette sulle conseguenze delle proprie azioni,

dio dei giovani, delle relazioni fra le persone e alla vita delle comunità. La ricerca qualitativa è conside- né prova sensi di colpa per le prevaricazioni messe in atto: spesso quindi è pronto a giustificare

rata non solo una valida alternativa rispetto alla tradizione metodologica (neo)positivista, ma un utile e il proprio comportamento, rifiutandosi di assumersi le proprie responsabilità.

necessario completamento nella direzione degli approcci mixed methods. In tutti i gruppi di partecipanti d) Gli altri protagonisti: i bulli passivi e gli spettatori. Vi sono individui non direttamente coinvol-

è emersa una valutazione positiva dell’opportunità, offerta dalla ricerca, di avere uno spazio di espres- ti, ma che assistono al comportamento del bullo e lo rinforzano o sono semplicemente a cono-

sione e di confronto, di sperimentarsi in una partecipazione attiva alla vita della comunità ed è stata evi- scenza degli episodi di prevaricazione. I primi possono essere definiti “bulli passivi”, seguaci o

denziata l’assoluta esigenza di dare voce al proprio punto di vista. sobillatori poiché simpatizzano e sostengono il bullo nelle sue prevaricazioni. Coloro che con

apparente indifferenza non intervengono sono i cosiddetti spettatori che, pur non approvando le

Il bullismo. Una ricerca sulle caratteristiche cognitive, emotive e comportamentali delle azioni provo- prepotenze, di fatto le tollerano e non intervengono a difesa della vittima per paura di ritorsioni

catorie. o per conservare la tranquillità personale. Da ciò è possibile riconoscere nel bullismo una di-

Il bullismo è riconosciuto a livello internazionale come un fenomeno dinamico e multidimensionale fra mensione di gruppo: il rinforzo reciproco, volontario o involontario, dei soggetti coinvolti de-

coetanei, un comportamento a rischio che può, in modo diretto o indiretto, mettere a repentaglio la salu- termina effetti significativi per il perpetrarsi degli episodi di prepotenza. La dominanza del bullo

te psicofisica immediata e futura dei bambini e adolescenti coinvolti. Il bullismo vien considerato come sembra essere rafforzata dal supporto dei sostenitori, dalla deferenza di coloro che hanno paura e

uno dei più significativi fenomeni di devianza di gruppo attualmente esistenti. È definito come dall’assenza di intervento della maggioranza silenziosa. Nel descrivere la condotta dei propri

un’oppressione psicologica o fisica, reiterata nel tempo, agita da una persona o da un gruppo di persone coetanei, la reazione più frequente agli episodi di bullismo risulta essere il divertimento. Molti

più potenti nei confronti di un’altra persona percepita più debole. Caratteristiche distintive del fenome- altri ragazzi sono spaventati e si allontanano o disapprovano ma senza intervenire; rimangono

no: quindi una minoranza coloro che aiutano realmente la vittima, intervenendo o chiedendo l’aiuto

di un adulto.

Intenzionalità il bullo mette in atto premeditatamente dei comportamenti aggressivi con lo

- La ricerca che presentiamo in questa sede, “Comportamenti a rischio e bullismo: una ricerca applicata

scopo di offendere l’altro o di arrecargli danno; per la definizione di una metodologia di intervento”, rappresenta un’indagine esplorativa, preliminare

Persistenza l’interazione bullo-vittima è caratterizzata dalla ripetitività di comportamenti di

- per la messa a punto di un modello di studio e di intervento sui comportamenti a rischio con specifico

prepotenza protratti nel tempo; riferimento al bullismo. Sono stati utilizzati due strumenti: uno standardizzato di tipo clinico, Child Ba-

Asimmetria di potere si tratta di una relazione fondata sul disequilibrio e sulla disuguaglianza

- havior Checklist/4-18 (CBCL/4-18), e un questionario sperimentale specificamente rivolto alla rileva-

di forza tra il bullo, che spesso è più forte o sostenuto da un gruppo di compagni, e la vittima che zione delle condotte prevaricatorie e ad indagare lo stile di vita degli adolescenti. La ricerca ha coinvolto

non è in grado di difendersi; studenti di scuole medie inferiori del Comune di Roma. L’80% degli intervistati ha risposto che

Natura sociale del fenomeno l’episodio avviene frequentemente alla presenza di altri compa-

- all’interno della scuola d’appartenenza sono presenti degli episodi di prepotenze fra compagni. La mo-

gni che possono assumere un ruolo di rinforzo del comportamento del bullo o semplicemente dalità verbale è la più diffusa, la classe e i corridoi sono i luoghi privilegiati in cui avvengono le condot-

sostenere e legittimare il suo operato; te prevaricatorie. Sebbene la maggior parte dei ragazzi dichiari che cerca di aiutare il più debole, sono

Tipologie diverse con cui si manifesta il comportamento d’attacco può essere perpetrato an-

- anche molti coloro che dichiarano di divertirsi e fare il tifo per il bullo ma anche coloro che rispondono

che con modalità verbali di tipo diretto ma anche e soprattutto con modalità indirette (prese in di far finta di niente o di non riuscire a intervenire perché troppo spaventati. Gli insegnanti nella mag-

giro ripetute, offese, brutti scherzi, percosse, furti di denaro…). Una forma particolare è il gior parte dei casi interverrebbero per punire il bullo e aiutare la vittima. I soggetti si collocano

cyberbullismo: un fenomeno che si caratterizza per la sua natura mediatica e ha come riferimen- nell’ambito dei tre diversi profili: coloro che assistono alle prepotenze, coloro che le subiscono e coloro

to non solo il gruppo classe, ma spesso l’intero villaggio globale. Inoltre, la natura dell’attacco è che le agiscono. È residuale il numero di intervistati che riferisce di essere sia attore che vittima delle

indiretta al punto che spesso gli attori delle prepotenze possono rimanere nell’anonimato per prepotenze. Risultati della CBCL:

sempre. Rispetto ai bambini che assistono alle prevaricazioni, nell’ambito della Scala di Internalizzazio-

-

Si riscontra una prevalenza di fenomeni di bullismo in ambito scolastico, in particolare nei corridoi e nei ne, poco più della metà dei soggetti si colloca nella fascia di punteggio “patologica”. Dei restan-

cortili. Alcuni studi rivelano inoltre che gli adolescenti che frequentano le scuole e vivono in paesi in cui ti, quasi la metà dei maschi è nel range normale, mentre per le ragazze la distribuzione dei pun-

le differenze socio-economiche sono più grandi sarebbero a più alto rischio di bullismo. È possibile teggi ottenuti vede una posizione non trascurabile anche nella fascia borderline. Rispetto alla

tracciare un profilo delle principali caratteristiche cognitive, emotive e comportamentali degli attori Scala di Esternalizzazione, la maggior parte del campione presenta dei pattern comportamentali

coinvolti che sono di quattro tipologie: nella norma.

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nei luoghi isolati e in situazioni poco controllate dal personale scolastico. Altri luoghi deputati a queste

Per quanto concerne il sottocampione di coloro che agiscono le prepotenze, riportano punteggi

- condotte sembrano essere spazi di aggregazione giovanile come le palestre, i campi sportivi, i giardini

molto alti nella Scala di Internalizzazione sia i maschi che le femmine, mentre, per la Scala di pubblici e le piazze. La richiesta di intervento va nella direzione di un maggiore e più capillare control-

Esternalizzazione, se una percentuale simile accomuna i maschi e le femmine in relazione ai lo: i bambini della sciola primaria propongono interventi altamente punitivi nei confronti del bullo, i ra-

pattern di comportamento patologici, la situazione cambia nettamente rispetto alla fascia di pun- gazzi della scuola secondaria suggeriscono la necessità di un confronto fra adolescenti e adulti. L’intero

teggi relativi alla normalità laddove si colloca il 17% dei maschi e nessuna femmina. campione ritiene fondamentale promuovere interventi che offrano sostegno e supporto psicologico e

Per quanto riguarda le vittime, riportano punteggi sopra la media nel range patologico in en-

- materiale al bullo, alla vittima e alle relative famiglie.

trambe le scale e senza notevoli differenziazioni rispetto al genere. I genitori interpellati considerano il bullismo “un insieme di comportamenti di prevaricazione verso il

Gli studi sul bullismo concordano tutti nel riconoscere che questo fenomeno genere grande sofferenza e ragazzo più debole o diverso”. Per quanto riguarda la necessità di interventi e a chi rivolgersi in caso di

mina la personalità della vittima, con danni che possono manifestarsi anche dopo molto tempo. L’essere necessità, essi tendono a dare responsabilità alla scuola, attraverso un incremento di forme di controllo

vittima di tale fenomeno rappresenta un significativo rischio di perpetrare idee suicidarie. Anche per il a richiedere un’intensificazione di progetti di prevenzione attraverso ampie campagne informative.

bullo si prospettano conseguenze che influiscono sulla sua crescita personale: ragazzi coinvolti in com- Il campione di insegnanti ha prodotto risultati omogenei, il che evidenzia una percezione comune rispet-

portamenti di prevaricazione a scuola sono coinvolti anche in comportamenti devianti contro la persona to al bullismo definito “un insieme di comportamenti caratterizzati da episodi di prepotenza”, compiuti

o la proprietà. Il bullo rischia di acquisire modalità relazionali contrastanti con le regole sociali, caratte- da un piccolo gruppo di ragazzi, in prevalenza maschi, su un soggetto considerato più debole o diverso.

rizzate fa forte aggressività e dal bisogno di dominare sugli altri. Le azioni da intraprendere dovrebbero Alcuni insegnanti della scuola primaria ritengono che questi atti siano già presenti in tenera età (5 anni).

prevedere lo sviluppo di un sistema di: Gli insegnanti mettono in risalto l’importanza dell’istituzione scolastica nel far fronte a questi episodi di

Prevenzione in età precoce da proseguire nell’infanzia e nell’adolescenza, con l’obiettivo di ri-

- prepotenza e indicano se stessi come l’interlocutore a cui rivolgersi ma, allo stesso tempo, dichiarano di

durre i fattori di rischio e di potenziare i fattori di protezione; sentirsi poco tutelati nel gestire situazioni a rischio, per questo suggeriscono la promozione di interventi

Formazione di tutti gli adulti che sono a contatto con i bambini;

- socio-relazionali ed educativi più mirati che coinvolgano anche personale esterno, per potenziare le loro

Politiche sociali e programmi di intervento basati sulla ricerca scientifica, appropriati in relazio-

- abilità nell’affrontare tali situazioni, senza però sottovalutare l’efficacia di interventi di controllo e di

ne all’età, al genere, alla cultura e che coinvolgano le famiglie, i coetanei, le scuole e la comuni- punizione. Per questo campione, sia la scuola sia la società dovrebbero attivarsi nell’affrontare il dilaga-

tà; re del bullismo e occuparsi costantemente dei giovani con una collaborazione tra le varie istituzioni.

Monitoraggio e valutazione in itinere dei percorsi di intervento.

- Per il campione dei rappresentanti delle istituzioni locali anche chi non ha avuto esperienze dirette di

La prevenzione è infatti possibile, a condizione che esista un sistema attento ai segnali del disagio, ma bullismo ha fornito una definizione specifica del fenomeno: “atteggiamenti prevaricatori e prepotenti

anche capace di promuovere risorse, potenzialità e competenze. che uno o più soggetti pongono in essere nei confronti di altri soggetti non in grado di opporsi o, spesso,

meno forti fisicamente”; percepito come un elemento presente tra ragazzi aventi la stessa età, esso è

Il bullismo. Un progetto internazionale di prevenzione e intervento centrato sul contributo di bambini e compiuto da gruppetti di due o quattro individui, per lo più maschi, anche se gli operatori più esperti ri-

ragazzi. feriscono l’aumento degli episodi di violenza e di prevaricazione ad opera delle femmine. Agire in

Peer Education Against Bullying è un progetto che ha voluto sensibilizzare i minori di età compresa fra gruppo permette di diminuire il senso di responsabilità individuale dei gesti compiuti. Per questo cam-

gli 8 e i 14 anni sul fenomeno del bullismo, con l’obiettivo di fornire loro strategie comportamentali e pione, frequentare cattive compagnie non risulta particolarmente rilevante, così come non sembrano

comunicative che consentano di affrontare nel miglior modo possibile gli episodi di violenza fra pari, di emergere fattori legati alla classe sociale o alle condizioni economiche, mentre è centrale l’immagine di

avvalersi del sostegno dell’adulto, di ridurre i rischi di isolamento e disagio, di acquisire consapevolezza un ragazzo fragile e bisognoso di figure di riferimento, che lo guidino nel processo di crescita e di matu-

della propria aggressività/remissività e di riflettere sulle conseguenze che questi comportamenti possono razione. In merito agli interventi da attivare si suggerisce la necessità di prendere provvedimenti diretti,

avere sugli altri. Si è svolta un’attività di ricerca quantitativa e qualitativa, propedeutica a quelle succes- coinvolgendo i ragazzi stessi. Alcuni soggetti hanno avanzato la proposta di creare una rete fra i servizi,

sive di educazione fra pari, che ha portato alla realizzazione di un DVD come strumento preventivo e di includendo la scuola e la famiglia; altri hanno suggerito l’idea di incoraggiare le interazioni ludico-

intervento nei confronti del fenomeno. La prima fase conoscitiva ha previsto la selezione di tre campio- sportive o educative tra i ragazzi e la necessità di promuovere azioni di sensibilizzazione per gli operato-

ni: insegnanti, genitori, educatori; magistrati, polizia, medici e assistenti dei servizi sociali; bambini di ri scolastici e dei servizi territoriali.

età compresa fra 8 e 14 anni. Al primo gruppo di adulti e ai bambini è stato somministrato un questiona- I risultati emersi dall’indagine conoscitiva hanno indirizzato la scelta dei percorsi educativi, la creazione

rio originale, per il gruppo degli operatori è stata costruita un’intervista semi-strutturata. L’analisi dei e la selezione dei contenuti, destinati all’educazione dei propri coetanei (peer education), da inserire in

dati è stata supportata dall’utilizzo di software specifici quali SPSS per l’analisi quantitativa e ATLAS.it un DVD. L’elemento innovativo del progetto è stata la partecipazione attiva dei minori che hanno scelto

per l’analisi qualitativa. cosa creare e i materiali didattici da inserire nello strumento multimediale realizzato, attraverso le forme

La percezione del fenomeno da parte del campione di bambini appare omogenea, le differenze riscontra- comunicative più vicine al loro linguaggio e, per questo, più efficaci; il tutto allo scopo di rendere lo

te sono da riferire alle diverse età dei ragazzi. Tutti i soggetti hanno associato il bullismo ad azioni fisi- strumento fruibile sia dagli adulti sia dai giovani, tale da poter essere diffuso nelle scuole e nelle istitu-

che e verbali dirette ma, mentre per i bambini della scuola primaria anche la caricatura è una specifica zioni coinvolte nella ricerca, come strumento di prevenzione e sensibilizzazione al fenomeno del bulli-

azione di bullismo, gli studenti della scuola secondaria danno rilevanza ad azioni più dure. L’identikit smo. Si è deciso di dividere il DVD in tre macro aree: Area Bambini da 8 a 10 anni, Area Ragazzi da 11

del bullo racchiude le seguenti caratteristiche: sicuro di sé, elevata autostima, si diverte ad imporsi sugli a 14 anni e Area Adulti. I bambini si sono ispirati alle campagne pubblicitarie esistenti e alle trasmissio-

altri e cerca di emergere nel gruppo; i ragazzi più grandi spiegano la necessità di compiere atti prevari- ni televisive conosciute, sono stati disposti a confrontarsi su episodi vissuti personalmente e hanno volu-

catori con il bisogno della persona di nascondere le proprie insicurezze e la propria fragilità, associando to condividere con i coetanei i dibattiti emersi sulle relazioni con i bulli ed eventuali strategie

la condotta agli ambienti familiari caratterizzati da esperienze di violenza, da un’inadeguata capacità d’intervento più o meno efficaci. Sono state svolte attività di role playing che hanno portato alla crea-

educativa dei genitori e da un eccessivo permissivismo. Anche alcuni fattori socio-relazionali, come zione del materiale inserito nel DVD. Nella scuola secondaria di primo grado i ragazzi hanno trovato,

“frequentare cattive compagnie e imitarne i comportamenti violenti per apparire più forte”, appaiono es- attraverso la messa in scena di una recita a soggetto, un modo efficace per comunicare con i coetanei ri-

sere determinanti. La vittima è riconosciuta per diversità fisica, handicap o età, fragilità e incapacità di spetto alla propria esperienza.

reagire; la paura di essere sottoposto a ulteriori ritorsioni spinge chiunque subisce soprusi a non parlare

delle prepotenze subite. Anche chi assiste evita di intervenire e denunciare tali atti per paura di diventare Sex Offenders: è possibile una forma di trattamento?

vittima. Gli episodi di bullismo si verificano per la maggior parte all’interno della scuola, nello specifico

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I sex offenders in cella di certo rassicurano l’opinione pubblica ma la pena detentiva ha una scadenza e lo sessuale “condizionandolo” con delle sensazioni spiacevoli o sostituendolo con uno stimolo non de-

senza un adeguato intervento, che prenda in gestione le componenti psico-emotive sottostanti al funzio- viante.

namento della personalità di questi soggetti, il rischio di recidiva è molto alto poiché in essi manca il ri- Il Sexual Offender Treatment Programme (SOTP) è tra i programmi che si rifanno a tali principi. Consta

conoscimento della responsabilità rispetto al reato e, anche quando la responsabilità viene riconosciuta, di quattro moduli: il primo, definito di base, consiste nel lavorare in gruppo al fine di contrastare

sono lo stesso senso di colpa e la vergogna a spingerli a recitare. La violenza sessuale e l’abuso dei mi- l’atteggiamento di minimizzazione o di negazione del reato, migliorare l’empatia con la vittima, accre-

nori sono fenomeni che esistevano sin dall’inizio dei tempi, come pratiche miste a rituali con valenza scere la motivazione a non reiterare la condotta e a sviluppare strategie di prevenzione; il secondo mo-

positiva o educativa. Solo all’inizio del Novecento la relazione sessuale con un minore inizia ad essere dulo promuove il miglioramento delle abilità sociali ed emotive, e prevede un lavoro sulle fantasie de-

considerata perversione. La violenza sessuale oggi viene analizzata in relazione al contesto socio- vianti; il terzo è specificatamente rivolto alla riduzione della recidiva; il quarto favorisce lo sviluppo di

culturale, dove interagiscono fattori propri della vittima, dell’aggressore, della relazione vittima- quelle capacità cognitive necessarie per i processi decisionali, di risoluzione dei problemi, e per i pro-

aggressore, della cultura di appartenenza e del livello di tolleranza che la collettività esprime rispetto cessi interpersonali.

all’evento (approccio teoretico integrato). Il sex offender suscita forte condanna sociale sia da parte L’istituto di pena di Prato ha strutturato un programma trattamentale che prevede un percorso terapeuti-

dell’opinione pubblica, sia da parte degli altri detenuti e degli operatori. Un’indagine svolta da Araji e co per gli autori di violenza sessuale e una puntuale valutazione del rischio di recidiva attraverso

Finkelhor ha individuato quattro aspetti psicologici che caratterizzerebbero questi soggetti: l’individuazione di quei fattori di rischio responsabili della condotta sessualmente deviante. Viene pre-

l’identificazione emotiva con la vittima, l’eccitazione sessualmente deviante, l’incapacità ad intrapren- stata attenzione ai fattori motivazionali, emotivi, cognitivi e morali, “interni” al soggetto, e ai fattori “e-

dere relazioni adeguate con i pari e la mancanza di inibizione comportamentale e di autocontrollo. Da sterni” ambientali e contestuali in cui si è verificato il reato.

una ricerca condotta da Jaria, Capri e Lanotte sono emersi invece alcuni specifici aspetti di personalità: In Italia uno dei più importanti progetti di ricerca approvati in ambito penitenziario è senz’altro

immaturità affettiva, identificazione deficitaria e la presenza di relazioni interpersonali inadeguate. Il W.O.L.F (Working On Lessening Fear- lavorare per diminuire la paura). In questo progetto vennero

trattamento deve essere considerato come un possibile strumento sia di riduzione della recidiva del reato direttamente coinvolti operatori del settore per affrontare le tematiche inerenti al trattamento dei sex of-

che di gestione del fenomeno e dei suoi effetti. Non bisogna dimenticare inoltre che l’intervento tratta- fenders e per individuare i bisogni di formazione professionale.

mentale con tale tipologia di rei ne aumenta la conoscenza scientifica; ne è un esempio il lavoro di tera- Si può trattare il soggetto: a) prima che giunga a compiere un reato; b) quando è nella condizione di in-

pia rivolto ai pedofili, che ha permesso di distinguerne diversi profili: amante, violento-sadico, violento dagato/imputato; c) quando è un detenuto definitivo. Gli interventi psicologici hanno un significativo

per necessità, incestuoso, esibizionista e occasionale. L’intervento tempestivo con alcuni di essi è inoltre successo e portano ad una relativa riduzione della recidiva, tuttavia ancora oggi non è possibile indivi-

un mezzo di prevenzione, ad esempio nei casi di pedofilia immaginaria. Questa è una forma di pedofilia duare il modello trattamentale più adeguato ed efficace. In Italia si assiste a una maggiore richiesta di

che non si associa a un vero comportamento pedosessuale, ma che spesso è la prima fase di trattamento da parte degli abusanti stessi, trattamento che deve essere altamente mirato e individualizza-

un’escalation in tale condotta. Le prime forme di trattamento previste per i sex offenders consistevano to. La strada da percorrere è ancora molto lunga. Appare quindi necessario:

nella castrazione chirurgica e nell’imprigionamento del colpevole. A partire dagli anni ’70 sono state Incrementare le ricerche sul tema

-

sperimentate le prime terapie comportamentali, orientate a ridurre il rischio di recidiva, consistenti in Aumentare le conoscenze sui meccanismi psicologici sottostanti alle varie forme di violenza

-

tecniche avversive e in programmi di ricondizionamento. Attualmente i principali trattamenti utilizzati sessuale

possono essere suddivisi in due grandi categorie: di tipo farmacologico e di tipo psicologico. Gli inter- Individuare specifici programmi di trattamento

-

venti farmacologici hanno l’obiettivo di ridurre il piacere sessuale e la produzione di fantasie sessuali Formare il personale in modo tale che abbia strumenti e modelli operativi per trattare gli autori

-

attraverso l’impiego dell’ormone antiandrogenico, che agisce sui meccanismi di accelerazione del meta- di reati sessuali e sia capace di superare le resistenze suscitate dal lavoro con tali soggetti

bolismo e di sintesi del testosterone, ed inoltre diminuisce i livelli di aggressività con la somministra- Identificare indicatori che misurino con sufficiente margine di sicurezza i rischi di recidiva

-

zione degli antidepressivi. I trattamenti psicologici più largamente utilizzati sono quelli ad impostazione Garantire la continuità all’esterno del percorso trattamentale iniziato in carcere, con la presa in

-

psicodinamica e cognitivo-comportamentale, i primi orientati all’individuazione delle cause sottostanti carico da parte dei servizi territoriali.

al comportamento deviante; mentre l’obiettivo principale dei trattamenti di matrice comportamentista è

l’estinzione del sintomo e la riduzione della recidiva. CAPITOLO 18

Nello specifico, il percorso psicodinamico, attraverso un’indagine eziologica che analizza la storia indi- PSICOSESSUOLOGIA GIURIDICA

viduale ed eventuali traumi presenti, mira ad aiutare il soggetto a prendere coscienza delle proprie parti

inconsce aggressive e disfunzionali espresse nelle condotte devianti, con l’obiettivo finale di accrescerne Se la psicosessuologia è la disciplina che studia gli aspetti psicologici della sessualità umana, la psico-

la consapevolezza e il controllo. Vengono analizzati gli atteggiamenti soggettivi dell’autore rispetto al sessuologia giuridica studia quelli che siano giuridicamente rilevanti. La psicosessuologia giuridica può

reato commesso e i meccanismi di difesa sottostanti. Tra gli atteggiamenti maggiormente riscontrabili è essere considerata come area comune tra psicologia, sessuologia e diritto e i suoi campi di studio occu-

da ricordare l’autogiustificazione: il reo riconosce la natura deviante dell’atto, ma ne attribuisce le cause pano quasi tutti gli ambiti giuridici. Dal punto di vista giuridico possiamo classificare gli atti sessuali ri-

a fattori esterni o attribuisce la responsabilità parziale o totale alla vittima accusata di provocazione. Un levanti a seconda delle tradizionali partizioni di questa disciplina: diritto civile, penale, processuale civi-

altro atteggiamento soggettivo è il riconoscimento della responsabilità, ma misto a forti sensi di colpa e le, processuale penale, diritto canonico, internazionale, ecc… Al diritto civile competono le problemati-

vergogna con conseguente identificazione con il reato e il sintomo. In questi casi il trattamento deve aiu- che relative alla valutazione del danno che colpisce la sfera sessuale, i disturbi dell’identità di genere e

tare il sex offender a conoscere anche le altre parti del sé per giungere a una nuova identificazione. la riattribuzione del sesso, i comportamenti e le patologie sessuali che incidono sul matrimonio e sul suo

I modelli cognitivo-comportamentali sono finalizzati prevalentemente a ridurre nel soggetto l’interesse scioglimento, i problemi legati all’infertilità e alla fecondazione assistita. Del diritto processuale civile

per i comportamenti sessualmente devianti attraverso la modificazione delle distorsioni cognitive e fanno parte le attività peritali legate a tali ambiti. Del diritto penale fanno parte i reati cosiddetti sessuali:

l’impiego di tecniche volte ad accrescere le cosiddette social skills, col fine di favorire lo sviluppo delle omicidio e lesioni a matrice sessuale, violenza sessuale, prostituzione, pedofilia, incesto, molestie e

capacità relazionali non sessualmente disturbanti. Fanno riferimento alla teoria social-cognitiva di Ban- mobbing sessuali, ecc… Del diritto processuale penale fanno parte le attività peritali legate a tali ambiti,

dura. La violenza sessuale secondo questo approccio è strettamente correlata alla formazione di distorte nonché le norme relative all’ascolto protetto del minore vittima e/o testimone di reati sessuali. Sono stu-

convinzioni che il soggetto stesso si costruisce, e che trovano radici e supporto nelle sue interazioni con diati dal diritto canonico le situazioni classificate di “impotenza copulativa” e fanno parte del diritto in-

l’ambiente. Tali programmi trattamentali per autori di reato sessuale si basano essenzialmente sulle tec- ternazionale le norme che regolano la tratta di esseri umani a fini sessuali e la repressione della pedo-

niche del condizionamento e del de-condizionamento comportamentale. Mediante alcune tecniche mira- pornografia.

te, come la terapia avversiva o la desensibilizzazione sistematica, si possa arrivare ad eliminare lo stimo-

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Dal punto di vista della psicosessuologia la distinzione più rilevante è quella tra comportamenti conside- Caratteristiche di personalità dei sex offenders: spunti per la valutazione psicossessuologica.

rati normali e comportamenti considerati patologici. Tra i primi rientra, per esempio, l’orientamento ses- È lecito presupporre alla base del comportamento sessualmente violento molteplici fattori causali. Una

suale. Tra i secondi, hanno rilevanza giuridica il sadismo sessuale, la pedofilia, alcuni comportamenti fondamentale distinzione da evidenziare è quella tra “molestatori di minori” e “pedofili”. Il primo ter-

esibizionistici e voyeuristici, la necrofilia, la zoofilia, ecc… mine è relativo ad un individuo che è stato dichiarato colpevole di abuso sessuale su minori; in questo

caso non ci si riferisce a impulsi o interessi, ma a comportamenti esterni o manifesti. Il pedofilo ha, in-

La valutazione dell’abuso sessuale sui bambini: nodi problematici e buone prassi. Il contributo della vece, un interessamento sessuale specifico per i bambini o potrebbe estrinsecarlo nel comportamento. In

psicologia giuridica clinica. questo caso sarebbe presente un’inclinazione, una propensione, una motivazione mirata verso la sessua-

Nella valutazione di abuso sessuale si corre da una parte il pericolo di considerare come non accaduti lità con i minori, ossia una diatesi; nell’altro caso, invece, si rivelerebbe la presenza di un comportamen-

dei veri abusi (falsi negativi) e dall’altro il rischio di considerare come abusi fatti che di per sé non lo to disordinato, che potrebbe essere o meno correlato alla diatesi. La figura del pedofilo predilige una

sono (falsi positivi). Vi sono alcune linee-guida tratte dalla ricerca scientifica internazionale che permet- sessualità oggettivante in cui l’oggetto sessuale viene deumanizzato e negato; manifesta carenze a livel-

tono di evitare gli errori più comuni, suggerendo strategie operative corrette dal punto di vista del meto- lo empatico, che non gli consentono di comprendere il bambino che hanno di fronte con le sue difficoltà

do e del contenuto. Buone prassi fondate scientificamente: ed espressioni. Diverse ricerche confermano l’ipotesi che un’alta percentuale di aggressori sessuali ab-

bia subito abusi durante l’infanzia e questo fenomeno viene identificato dagli studiosi come “ciclo ripe-

Operare secondo un modello falsificazionista.

- titivo dell’abuso” o “trasmissione transgenerazionale del modello abusante”. Ovviamente non tutti i

Rendere espliciti i modelli teorici di riferimento, ma soprattutto utilizzare metodologie e stru-

- soggetti che a loro tempo sono stati vittime di abuso diventeranno domani autori di abuso, in quanto la

menti riconosciuti come affidabili dalla comunità scientifica. reazione ad ogni evento traumatico è determinata da fattori diversi, quali la sensibilità individuale, fatto-

Raccogliere elementi sulla personalità della vittima e sul suo livello di sviluppo cognitivo.

- ri esterni ed interni che possono facilitare o rendere più difficoltosa la rielaborazione del trauma. Diversi

Analizzare le caratteristiche proprie della denuncia, come la capacità linguistica, i livello di

- modelli che cercano di spiegare la personalità del sex offender (Modello Multivariato Quadripartito,

spontaneità, la completezza rispetto al racconto e l’eventuale presenza di dettagli elaborati, in- Modello di Giudizio delle Distorsioni Cognitive, ecc..) danno un ampio rilievo ai fattori cognitivi costi-

congruenti e incompatibili con le conoscenze sessuali pertinenti all’età. tutivi dello schema sessuale deviante di questi individui. Tra questi, il disimpegno morale è un costrutto

Vagliare accuratamente anche le eventuali motivazioni a mentire o le difficoltà a indicare

- proposto da Bandura e consiste nell’insieme dei dispositivi cognitivi interni all’individuo, socialmente

l’abusante, come pure le possibili influenze suggestive del sistema relazionale del minore. appresi, che lo liberano dai sentimenti di autocolpevolizzazione, nel momento in cui non vengono ri-

Gli ambiti di valutazione sono: spettate le norme. I meccanismi di disimpegno morale possono essere distinti tra:

Condizioni familiari: valutazione dei fattori di rischio di abuso e delle capacità genitoriali;

- Processi di disimpegno che operano sulla definizione della condotta;

-

Condizioni fisiche del bambino o adolescente: valutazione delle informazioni su indicatori fisici

- Meccanismi che determinano una distorsione nella relazione causa-effetto;

-

di abuso derivanti dall’esame medico e dagli esami di laboratorio; Processi che provocano una rivalutazione della vittima.

-

Comportamenti del bambino o adolescente: valutazione della comparsa, in modo repentino, di

- Il disimpegno morale si concretizza in una ristrutturazione cognitiva del comportamento deviante in

cambiamenti comportamentali indicatori psicologici di abuso, quali disturbi del sonno, disturbi condotta corretta o comunque degna di giustificazione, attraverso un confronto vantaggioso. La ristrut-

dell’alimentazione, disturbi della condotta, conoscenze e condotte sessuali non appropriate turazione cognitiva della condotta deviante può essere dovuta anche ad un mancato riconoscimento della

all’età del bambino, ecc… propria responsabilità, attraverso un dislocamento o una diffusione di responsabilità. L’individuo può

Dichiarazioni del bambino o adolescente: costituiscono l’aspetto fondamentale della validazio-

- auto-giustificare il suo comportamento deviante anche attribuendo la colpa alla vittima o disumaniz-

ne e vanno rilevate tramite modalità di interviste che garantiscono una raccolta libera e il più zandola. Inoltre, il soggetto può minimizzare o ignorare gli effetti nocivi delle sue azioni. Il cambiamen-

possibile completa del racconto di abuso, senza l’utilizzo di domande suggestive o chiuse. to nel comportamento di una persona non avviene in modo repentino, ma attraverso una diminuzione

Queste caratteristiche, insieme alla videoregistrazione dell’intervista, rendono valida e utilizzabile, da graduale delle sanzioni interne. I sex offenders mostrano specifiche distorsioni cognitive, meccanismi di

un punti di vista legale-giudiziario, la testimonianza. Per la valutazione dell’accuratezza delle dichiara- disimpegno morale e di difesa che facilitano e giustificano i loro crimini. Nel meccanismo della disu-

zioni del bambino o adolescente assume fondamentale importanza l’approfondimento delle sue compe- manizzazione, le vittime vengono private della dignità umana in modo da non suscitare alcun sentimento

tenze psichiche e cognitive attraverso gli strumenti psicodiagnostici scientificamente più accreditati. I di identificazione e di empatia. Nel meccanismo di attribuzione della colpa alla vittima, tutte le respon-

protocolli di intervista maggiormente utilizzati sono: l’Intervista Cognitiva per Bambini, l’Intervista sabilità per un determinato evento dannoso sono attribuite a un presunto atteggiamento provocatorio

Strutturata e la Step-Wise Interview. Esse permettono di applicare procedure di assessment di un pre- della vittima. Secondo il modello delle dispersioni cognitive di Ward è possibile evidenziare sette temi

sunto abuso, ovvero di valutare il grado di probabilità in senso psicologico-giuridico di un abuso sessua- tipici delle distorsioni cognitive di questi individui:

le. 1) Incontrollabilità (il vissuto dell’autore di non poter controllare il proprio comportamento);

Una procedura specifica in tale senso è la cosiddetta Statement Validity Analysis (SVA- l’Analisi della 2) Mondo pericoloso (se io non riesco/posso autocontrollarmi, percepisco anche gli altri come pe-

Validità delle Affermazioni) la quale è composta dalla Criteria-based Content Analysis (CBCA- ricolosi proprio perché incapaci ad autogestirsi);

l’Analisi del Contenuto Basata su Criteri), che permette di valutare la qualità di un’affermazione, e dalla 3) Autorizzazione (intesa come il diritto di compiere l’abuso);

Checklist di Validità, che permette di valutare la credibilità delle dichiarazioni. 4) Bambini come esseri sessuali;

Si può anche applicare il cosiddetto “Reality Monitoring”: si tratta di uno strumento psicologico- 5) Natura del danno (minimizzazione, negazione o rimozione del danno arrecato);

giuridico che permette di valutare la “fonte” dei ricordi, cioè se essi sono frutto di fantasia (fonte inter- 6) Donne impossibili da conoscere;

na) o realmente accaduti (fonte esterna). Nei casi di abuso collettivo vanno ancora di più ricostruite la 7) Donne come oggetti.

genesi del primo sospetto e le eventuali reciproche influenze nelle dichiarazioni, i possibili elementi di Lo schema sessuale deviante prototipico dei sex offenders presenta delle caratteristiche cognitive che

“contagio” fra i minori, ma anche i possibili elementi di contagio fra adulti e gli stili di comunicazione possono essere schematizzate come di seguito:

tra il minore e gli adulti di riferimento. Abbiamo il dovere di operare secondo metodiche moderne per Contiene particolari immagini di sé, dell’atto sessuale e della vittima.

-

fare in modo che i bambini che abbiano subito un abuso sessuale siano sostenuti nel loro processo di ri- L’abusante percepisce se stesso e interagisce con gli altri in modo rigidamente egocentrico.

-

velazione, ma anche evitare che vi siano bambini che crescano con la convinzione di aver subito un abu- L’abusante considera l’atto sessuale come un mezzo utile per il raggiungimento della felicità e

-

so sessuale quando invece questo non si è mai verificato. per affrontare e gestire lo stress.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica dello sviluppo e delle relazioni
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher abatiello1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della testimonianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Curci Antonietta.

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