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Riassunto diritto pubblico e amministrativo

Appunti di principi di diritto pubblico e amministrativo basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Tirelli dell’università degli Studi Seconda Università di Napoli SUN - Unina2, facoltà di economia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Principi di diritto pubblico e di diritto amministrativo docente Prof. S. Tirelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

Se una controversia non può

Art 12 Disposizioni sulle leggi C.C.:

essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle

disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe (analogia

legis); se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi

generali dell'ordinamento giuridico dello Stato (analogia iuris ).

LA COSTITUZIONE

Nb. La consuetudine Costituzionale non è una fonte del diritto, ma è

considerata solo una prassi (es. le consultazioni del presidente della

Repubblica prima di nominare il presidente del Consiglio).

La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale

dello Stato italiano, ovvero il vertice nella gerarchia delle fonti di

diritto, e fondativa della Repubblica italiana.

È stata approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e

promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27

dicembre 1947, e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica

Italiana n298 edizione straordinaria; ed è entrata in vigore il 1

gennaio 1948

La Costituzione si dice: Lunga: perché quando è stata redatta erano

presenti 139 articoli;

e Rigida: non perché sia immodificabile, ma perché eventuali

revisioni costituzionali sono possibili solo attraverso un procedimento

aggravato (previsto dall’articolo 138 della Costituzione stessa), cioè

rispetto a quello previsto per norme ordinarie presenta degli aggravi

Le leggi di revisione della Costituzione e

di forma, dettati dall’Art 138:

le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con 2

successive deliberazioni ad intervallo non minore di 3 mesi …

Inoltre, è rigida perché non tutte le norme costituzionali si possono

modificare, come dice L’Art 139: La forma Repubblicana non può

essere oggetto di revisione costituzionale. Quindi l’art 138 non può

essere utilizzato per cambiare la forma Repubblicana; si tratta di una

scelta irreversibile.

DIFFER Ottriata Scritta Breve Flessibi Liberale

ENZE: le

STATUT

O

ALBERT

INO

(1848)

COSTIT Deliber Scritta Lunga Rigida Democr

UZIONE ata atica

STRUTTURA DELLA Articoli

COSTITUZIONE

Principi Fondamentali 1-12

PARTE I: Titolo I: Rapporti 13-28

civili

Diritti e doveri

Titolo II: Rapporti etico - 29-34

sociali

dei cittadini

Titolo III: Rapporti 35-47

economici

Titolo IV: Rapporti politici 48-54

Titolo I: Il Sezione I: Le 55-69

Parlamento Camere

Sezione II: La formazione 70-82

delle leggi

Titolo II: Il Presidente della 83-91

Repubblica

PARTE II:

Titolo III: Il Sezione I: Il 92-96

Governo consiglio dei

ministri

Ordinamento

Sezione II: La pubblica 97-98

amministrazione

della

Sezione III: Gli organi 99-100

ausiliari

Repubblica

Titolo IV: La Sezione I: 101-110

Magistratura Ordinamento

giurisdizionale

Sezione II: Norme sulla 111-113

giurisdizione

Titolo V: Le Regioni, Le 114-133

Provincie, i Comuni

Titolo VI: Sezione I: La 134-137

Garanzie Corte

Costituzionali costituzionale

Sezione II: Revisione della 138-139

Costituzione

Disposizioni transitorie e I - XVIII

finali

STRUTTURA DELLA Articoli

COSTITUZIONE

Principi Fondamentali 1-12

PARTE I: Titolo I: Rapporti 13-28

civili

Diritti e doveri

Titolo II: Rapporti etico - 29-34

sociali

dei cittadini

Titolo III: Rapporti 35-47

economici

Titolo IV: Rapporti politici 48-54

Titolo I: Il Sezione I: Le 55-69

Parlamento Camere

Sezione II: La formazione 70-82

delle leggi

Titolo II: Il Presidente della 83-91

Repubblica

PARTE II:

Titolo III: Il Sezione I: Il 92-96

Governo consiglio dei

ministri

Ordinamento

Sezione II: La pubblica 97-98

amministrazione

della

Sezione III: Gli organi 99-100

ausiliari

Repubblica

Titolo IV: La Sezione I: 101-110

Magistratura Ordinamento

giurisdizionale

Sezione II: Norme sulla 111-113

giurisdizione

Titolo V: Le Regioni, Le 114-133

Provincie, i Comuni

Titolo VI: Sezione I: La 134-137

Garanzie Corte

Costituzionali costituzionale

Sezione II: Revisione della 138-139

Costituzione

Disposizioni transitorie e I - XVIII

finali

I Principi Fondamentali (primi 12 articoli della Cost), rappresentano

il substrato su cui si basa la nostra Costituzione; in base al loro

contenuto, in quanto rappresentano le fondamenta del nostro

ordinamento, non possono costituire oggetto di revisione

costituzionale. Non vi è alcun divieto espresso, ma è implicito perché

rappresentano il “DNA” del nostro ordinamento Repubblicano, quindi

andando a modificare uno di questi tratti si modificherebbe l’intero

ordinamento.

Art 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei

limiti della Costituzione.

Democrazia: governo del popolo, significa che le decisioni vengono

prese ascoltando tutti e rispettando le regole della maggioranza.

Abbiamo diversi strumenti di democrazia: È indetto

-il referendum abrogativo previsto dall’articolo 75 Cost:

referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di

una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono

cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

-referendum consultivo

Fondata sul lavoro: il lavoro è visto oggettivamente (comprende tutte

le forme di lavoro, es. imprenditori, lavoratori, ecc). Scrivere “fondata

sui lavoratori” avrebbe richiamato idee rivoluzionarie.

Sovranità: Un ente si dice sovrano quando non riconosce al di sopra di

esso alcun altra autorità, e non vi è alcuno strumento giuridico per

costringerlo a tenere un determinato comportamento. La sovranità

può essere esercitata nelle forme e nei limiti previsti dalla

costituzione, quindi il legislatore si è autolimitato. Bisogna dire che

può esserci uno Stato solo se c’è: popolo, territorio e sovranità.

La sovranità è esercitata dal popolo, perché la parte elettorale è

proprio il popolo (con diritto di voto). Autonomia: capacità di darsi da

se le norme, questa capacità deriva dalla sovranità.

Art 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili

dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge

la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di

solidarietà politica, economica e sociale.

I diritti inviolabili: in parte sono elencati, altri volutamente non lo sono

perché si tratta di una categoria il cui ampliamento o restringimento

dipende dall’evoluzione della società e della civiltà.

Esempi di diritti inviolabili: diritto allo studio, diritto alla salute,…

Dell’uomo: l’uomo è visto sia come singolo (quando è solo) sia nelle

formazioni sociali (nel contesto sociale in cui vive, cioè insieme alle

altre persone).

Riconosce: vuol dire che i diritti inviolabili preesistono all’ordinamento

Repubblicano, per questo sono riconoscibili. La fonte di questi diritti

non è l’ordinamento Repubblicano, ma è l’uomo stesso (come tra

l’altro l’uomo è la causa dell’ordinamento giuridico, che senza l’uomo

non avrebbe senso di esistere).

Garantisce: si preoccupa di tutelarne il concreto esercizio.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti

Art 3:

alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di

religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine

economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza

dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e

l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione

politica, economica e sociale del Paese.

Il primo comma sancisce il principio di uguaglianza formale davanti

alla legge, che può essere inteso anche come divieto di

discriminazioni. Eliminando quest’articolo tutti rimarrebbero uguali

davanti alla legge, perché l’ordinamento si è evoluto sulla base di

quest’articolo.

L’uguaglianza non è assoluta, ma solo davanti alla legge.

Di sesso: perché prima del 2 giugno 1946 (giorno in cui le donne

votarono per la prima volta, al referendum per la scelta tra Monarchia

e Repubblica), c’era una grande distinzione.

Di razza: si tratta di un discorso ancora attuale; venne scritto a causa

dei sei milioni di ebrei finiti in campi di concentramento, e per le leggi

razziali presenti precedentemente con il fascismo.

Opinioni politiche: è stato fatto presente dal legislatore perché

nell’ordinamento precedente al nostro non vi erano opinioni politiche,

o meglio ve ne era una e sola (quella del Duce), e le altre venivano

represse con la forza (ne è un esempio l’omicidio del socialista

Giacomo Matteotti avvenuto nel 1924). I membri del

In riferimento a ciò bisogna tener presente l’Art 68 Cost:

Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni

espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

Esso dice che un parlamentare non può essere perseguitato e

sanzionato per l’espressione di un’opinione politica nell’esercizio della

sua rappresentanza, anche e soprattutto nel caso in cui

quest’opinione è contraria a quella dominante.

Rimuovere gli ostacoli: la norma assegna all’ordinamento (a tutti noi)

il dovere di intervenire nella realtà per rimuovere ostacoli che limitano

di fatto (e non solo giuridicamente) la libertà dei cittadini.

Tutti i lavoratori: intende quella classe sociale che precedentemente

era rappresentata dalla sinistra (es. operai) e che non aveva

un’effettiva (cioè reale, concreta) partecipazione.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e

Art 4:

promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità

e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al

progresso materiale o spirituale della società.

Riconosce: vuol dire che è qualcosa di preesistente. Effettivo: deve

essere concretamente esercitato.

Promuove: è necessario promuoverlo per l’adempimento del dovere di

solidarietà.

Il lavoro non è solo un diritto, ma anche un dovere (nei limiti delle

possibilità), e lo è sempre per il principio fondamentale di solidarietà.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le

Art 5:

autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più

ampio decentramento amministrativo; adegua i principî ed i metodi

della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del

decentramento.

Una e indivisibile: l’articolo sancisce il principio di unità nazionale.

Decentramento: de localizzare sul territorio le sedi del potere

centrale. Vantaggi del decentramento:

- maggiore presenza sul territorio garantisce più controllo;

- favorire l’accesso dei cittadini ai servizi dello Stato (i cittadini

devono poter interagire con lo Stato).

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze

Art 6:

linguistiche.

L’articolo vuole precisare che ognuno ha il diritto di parlare la propria

lingua.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine,

Art 7:

indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei

Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di

revisione costituzionale.

La Chiesa è una forma di Monarchia di tipo assoluto. L’ordinamento

Italiano riconosce l’ordinamento della Chiesa, il rapporto tra i due

ordinamenti (entrambi di tipo sovrano) è regolato dai patti

Lateranensi (1922) che sono un accordo internazionale, e nel

prospetto delle fonti interne si vanno a collocare sullo stesso piano

delle leggi ordinarie.

Per modificare i Patti Lateranensi, nel caso in cui ci sia il consenso di

entrambe le parti, si procede con l’iter ordinario; nel caso in cui è solo

lo Stato a voler modificare gli accordi, è necessario intervenire con il

procedimento aggravato (art 138 Cost).

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti

Art 8:

alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di

organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con

l’ordinamento giuridico italiano.[…]

Per confessioni si intende l’insegnamento della religione.

: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca

ART 9

scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e

artistico della Nazione.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del

Art 10:

diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in

conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio

delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha

diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni

stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per

reati politici.

Secondo l’art10 gli stranieri, la cui libertà non è tutelata nel loro paese, hanno il

diritto di soggiornare in Italia.

Art 11: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla

libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle

controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli

altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un

ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;

promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale

scopo.

Limitazioni di sovranità: limitare la sovranità di un altro Stato,

significa ad esempio mandare forza militare; ma esistono anche altri

modi per limitare la sovranità di uno Stato.

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde,

Art 12:

bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

ORGANI COSTITUZIONALI

E fonti del diritto che questi producono

Gli organi costituzionali sono organi depositari della sovranità

popolare e sono disciplinati dalla Costituzione, nel nostro ordinamento

sono cinque. Nella Costituzione sono previsti anche altri tipi di organi

detti organi a rilevanza costituzionale (es. Corte dei Conti, Consiglio di

Stato, CNEL), ma si differenziano dagli organi costituzionali per 2

fattori:

Non sono rappresentanza della sovranità popolare;

O La loro disciplina non è trattata dalla Costituzione, essa ne parla

O

minimamente.

GLI ORGANI COSTITUZIONALI: IL CORPO ELETTORALE

Per corpo elettorale, si intende chi ha diritto di voto, e come precisato

dall’ Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno

Art 48:

raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e

segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

Personale: non è delegabile, ci sono eccezioni, come il voto assistito

ammesso per non vedenti. Eguale: nessun voto ha una valenza

politica superiore a quella di un altro.

Libero: Chiunque può votare chi vuole, il voto non può essere estorto

con violenza o altro, ma deve formarsi con il libero convincimento.

Segreto: la segretezza è volta a garantire la libertà del voto.

Dovere civico: il suo esercizio è dovere civico, ma il mancato esercizio

non dà luogo a particolari sanzioni. Collegato al diritto di voto è L’art

49: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per

concorrere con metodo democratico a determinare la politica

nazionale.

GLI ORGANI COSTITUZIONALI: IL PARLAMENTO

Alcuni dei dati sotto riportati possono essere stati modificati dalle

riforme del Governo Renzi 2014.

Art 55: Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del

Senato della Repubblica.

Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due

Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.

I due organi Senato della Repubblica

complessivamente e

singolarmente sono

depositari della sovranità,

entrambi non riconoscono

altra autorità al di sopra di

loro (es. il Tribunale non può

emettere sentenze nei

confronti della Camera).

Detto ciò si apprende che il

nostro è un sistema

bicamerale, basato sul

principio del bicameralismo

perfetto (cioè Camera e

Senato hanno gli stessi

identici poteri), quindi non si

differenziano per i loro

poteri, ma per: Camera dei

Deputati

Numero Sono presenti 630 Sono presenti 315

deputati, essi senatori, ai quali

eleggono si aggiungono

al loro interno un i senatori a vita, che sono

presidente. gli ex Presidenti Della

Repubblica, e altre persone da esso nominati che

non possono superare il n° di 5 (la norma che

sancisce ciò viene interpretata restrittivamente).

Elettorato La capacità di La capacità di

votare si acquista votare si acquista

a 18 anni. a 25 anni.

Attivo

Elettorato La capacità di La capacità di

poter essere poter essere

votati si votati si acquista

a 40

Passivo acquista a 25 anni.

anni.

La camera è eletta su base Il Senato è eletto su base

nazionale. regionale.

Camera e Senato solitamente si riuniscono separatamente, tranne

che per casi particolari, quale l’elezione del Presidente della

Repubblica. Quando si riuniscono in seduta comune, la presidenza è

data al Presidente della Camera. Al Presidente del Senato è dato il

ruolo di supplente del Presidente della Repubblica (nel caso in cui il

Presidente della Repubblica è impedito poniamo in essere l’istituto

della supplenza).

La durata fisiologica delle camere è di 5 anni (detta legislatura),

tuttavia possono essere sciolte anche anticipatamente (scioglimento

anticipato delle camere), e nulla impedisce che il Presidente della

Repubblica sciolga solo una camera.

Verifica dei poteri: sono Camera e Senato stessi a controllare la

regolarità delle proprie elezioni, queste possono prevedere un quorum

deliberativo che sia una maggioranza semplice (> ½) o maggioranza

qualificata (>2/3).

Il quorum deliberativo esprime il numero legale di voti a favore che è

necessario perché una deliberazione possa dirsi approvata.

Il quorum costitutivo indica il numero delle persone che è necessario

partecipino alla votazione ai fini della validità della stessa.

Il quorum costitutivo (quindi la sussistenza del numero legale di

presenti) si presume sempre, altrimenti le assemblee elettive non

potrebbero funzionare; quindi all’inizio dell’assemblea non si procede

a contare le presenze, a meno che qualcuno lo chieda.

Ogni parlamentare non è sottoposto a vincolo di mandato, come

Ogni membro del Parlamento rappresenta

precisato dall’Art 67 Cost:

la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

IL PROCEDIMENTO LEGISLATIVO (modo di formarsi della legge, è

La funzione legislativa

disciplinato dagli art 70 a 82 della Cost) Art 70:

è esercitata collettivamente dalle due Camere.

L’iniziativa di proporre una legge (ovvero un disegno di legge) deve

essere fatta già in forma di articolato; il seguente articolo ci va a

precisare da chi può essere effettuata:

L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun

Art 71:

membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da

legge costituzionale.

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da

parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in

articoli.

Bisogna precisare che il Governo può emanare decreti legge e decreti

legislativi (formalmente sono atti Presidenziali) e a differenza delle

Camere, per il Governo non vi è alcuna norma in Costituzione che gli

attribuisce espressamente il potere legislativo.

Il funzionamento di Camera e Senato è dettato dai regolamenti

parlamentari, questi prevedono che tutti i disegni di legge non

approvati, allo scadere della legislatura decadono, tranne quelli di

iniziativa popolare. Ciò si verifica perché con il cambiare della

legislatura cambia l’indirizzo politico (l’obiettivo); mentre non

decadono quelli di iniziativa popolare perché prescindono dal mutare

delle maggioranze.

Art 72: Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo

le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi

dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con

votazione finale.

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di

legge dei quali è dichiarata l’urgenza. Può altresì stabilire in quali casi

e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a

commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare

la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al

momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è

rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della

Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e

votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua

approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento

determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte

della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia

costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di

autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di

bilanci e consuntivi.

Secondo i Regolamenti Parlamentari, ciascuna camera, può avere al

suo interno, commissioni le quali possono essere incaricate dal

Presidente della camera, con il consenso della camera stessa ad

esaminare ed approvare i disegni di legge, si tratta perciò di un iter

accelerato (Nb. ogni camera ha le proprie commissioni; nulla vieta

che un disegno di legge in una camera venga approvato tramite

commissione in sede deliberante e nell’altra venga approvato

normalmente). Si ha commissione in sede deliberante quando

esamina il disegno di legge e con la sua approvazione il disegno

diventa legge senza passare per la camera; si ha commissione in sede

redigente quando esamina il disegno di legge ma lo rimette

all’approvazione della camera.

Quest’iter accelerato non può essere utilizzato per i disegni di legge

sanciti nell’ultimo comma.

Come precisa l’articolo 72, di un disegno che segue l’iter accelerato,

su richiesta di chi sopraindicato, può esserne annullata l’approvazione

e rimessa alla votazione della camera.

Art 73: Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica

entro un mese dall’approvazione.

Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri

componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel

termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in

vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo

che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

Si tratta di un controllo che la legge deve superare per entrare in

vigore. Se non viene superato, la legge rimane sospesa.

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge,

Art 74:

può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova

deliberazione.

Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere

promulgata.

Il Presidente della Repubblica rimette la legge alle Camere con un

messaggio nel quale spiega il motivo della non promulgazione (il

motivo più frequente della non promulgazione è la violazione dell’art

4comma: Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese

81,

deve indicare i mezzi per farvi fronte). A questo punto le camere

possono fare due cose: accogliere le ragioni del Presidente della

Repubblica; altrimenti possono rimettere al Presidente della

Repubblica la legge precedentemente non promulgata, nello stesso

identico modo (e testo), in questo caso il Presidente della Repubblica

“deve promulgare”: in caso di secondo rifiuto di promulgazione, si

avrebbe violazione della Costituzione da parte del Presidente della

Repubblica (cioè del 2 comma dell’articolo sopraindicato).

È indetto referendum popolare per deliberare

Art 75:

l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente

valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o

cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi

tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a

ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad

eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum

è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli

aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente

espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Nel referendum intervengono due organi giurisdizionali:

- Corte di Cassazione: controllo formale (della forma e modalità di

svolgimento del referendum);

- Corte Costituzionale: controllo che attiene alla chiarezza e alle

conseguenze del quesito. Nb. una eccessiva pluralità di quesiti genera

confusione, perciò il numero di questi deve essere limitato.

Perché il referendum abrogativo sia approvato, è necessario:

Quorum costitutivo di almeno la metà più uno degli aventi diritto;

O Quorum deliberativo di almeno la maggioranza più uno dei voti

O

validi. L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato

Art 76:

al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e

soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

L’esercizio della funzione legislativa da parte del Governo avviene

tramite i decreti legge e i decreti legislativi (sono entrambi atti

aventi forza di legge); la delega ad esercitare questa funzione deve

possedere un contenuto minimo e deve essere espresso un tempo

definito massimo di esercizio della delega ad emanare norme.

L’esercizio della funzione legislativa da parte del Governo in caso di

delega, produce atti chiamati decreti legislativi; ma vi sono casi

straordinari in cui la delega non è necessaria, in questo caso gli atti

prodotti si chiamano decreti legge. L’articolo seguente disciplina

quanto appena detto.

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere,

ART 77:

emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo

adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza

di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle

Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si

riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in

legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere

possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base

dei decreti non convertiti.

Quindi i decreti legge non richiedono la delega del Parlamento, ma

qualora vengano emanati, devono essere trasmessi il giorno stesso

alle Camere, anche se sono sciolte; se non vengono convertiti in legge

entro 60 giorni, per qualsiasi motivo, decadono con effetto retroattivo

(cioè come se non fossero mai esistiti). Tuttavia se un decreto legge è

in prossimità di scadenza, il Presidente della Repubblica può

riemanare (reiterare) un nuovo decreto avente lo stesso testo del

precedente, quindi i 60 giorni tornano a decorrere da zero (Il

Presidente della Repubblica può reiterare i decreti legge perché non si

tratta di un comportamento espressamente vietato dalla legge). Ma

così facendo il ruolo legislativo del Parlamento perderebbe efficacia;

quindi dato che per emanare un decreto legge è necessaria la

straordinarietà della fattispecie, è stato definito che un decreto legge

non può essere reiterato più di una volta, altrimenti si tratterebbe di

ordinarietà (cioè non legiferabile da decreti legge).

L’ultimo comma ci parla della “legge risanatoria” con la quale il

Parlamento va a decidere lo svolgersi dei rapporti giuridici sorti grazie

al decreto legge decaduto. Come ben sappiamo l’art 11 delle

La legge non dispone che per l'avvenire:

Disposizioni sulle leggi dice:

essa non ha effetto retroattivo. Tuttavia la legge sanatoria non guarda

al futuro, ma al passato.

GLI ORGANI COSTITUZIONALI: IL PRESIDENTE DELLA

REPUBBLICA

83: Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in

Art

seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre

delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo

che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta

ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio

segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo

scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Quindi è eletto da entrambe le camere, più 3 rappresentanti per ogni

regione (eccez. Valle d’Aosta) cosicché tutte le forze politiche si

sentano rappresentate. Si può dire che il Presidente della Repubblica

è un organo posto tra Parlamento e Governo.

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni

Art 84:

cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti

civili e politici.

L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi

altra carica. L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati

per legge.

Art 85: Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.

Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera

dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati

regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro

cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione

delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del

Presidente in carica.

Art 86: Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che

egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

[…]

Art 87: Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e

rappresenta l’unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di

iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti aventi

valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati

internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di

difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra

deliberato dalle Camere.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene. Conferisce le

onorificenze della Repubblica.

Bisogna precisare che il Presidente della Repubblica è capo dello

Stato, non del Governo. Egli presiede il Consiglio superiore della

magistratura CSM; tuttavia nella realtà è raro che presieda il CSM.

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti,

Art 88:

sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato,

salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi

della legislatura.

Nel secondo comma è espressa la regola del “semestre bianco”, fatta

per prevenire, nel caso in cui il Presidente aspiri ad essere rieletto,

che sciolga un Parlamento eventualmente ostile nei suoi confronti.

Art 89: Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è

controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la

responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono

controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei ministri.

Quest’articolo sancisce la norma della controfirma; questa misura fa

intendere come questi atti non siano imputabili solo al Presidente

della Repubblica, ma al Governo. È stato necessario rendere

necessaria la controfirma, perché nel nostro ordinamento vige il

principio di irresponsabilità del Presidente della Repubblica; cioè egli

non è responsabile delle proprie azioni e non ne risponde.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti

Art 90:

compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto

tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta

comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Riprendendo il discorso dell’irresponsabilità del Presidente della

Repubblica, possiamo chiarire che gli unici reati a lui imputabili sono

quelli di alto tradimento e di attentato alla Costituzione.

Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue

Art 91:

funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di

osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta

comune.

GLI ORGANI COSTITUZIONALI: IL GOVERNO

Il Governo è l’organo titolare del potere esecutivo, per la sua

capacità di emanare i Regolamenti. È un organo complesso (a sua

volta composto da più organi) perché è composto dal Presidente del

Consiglio dei Ministri, e dai Ministri.

Organo: si intende la persona fisica che ha il potere di rappresentare

la volontà dell’istituzione che rappresenta.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del

Art 92:

Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei

ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei

ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio, nella

prassi la nomina è preceduta da un complesso processo, detto fase

delle consultazioni. Invece i ministri invece vengono nominati dal

Presidente del Consiglio, anche se la sua proposta non ha valore

vincolante nei confronti del Presidente della Repubblica che può non

“accettare”.

L'incaricato, di norma accetta con riserva, e dopo un breve giro di

consultazioni, si reca nuovamente dal capo dello Stato per sciogliere,

positivamente o negativamente, la riserva.

Il Governo non ha durata precostituita, ma dura finché persiste una

relazione di fiducia con il Parlamento. La sua durata minima è invece

di 10 giorni.

Art 93: Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di

assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente

della Repubblica.

Art 94: Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione

motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua

formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la

fiducia.

Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del

Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei

componenti della Camera e non può essere messa in discussione

prima di tre giorni dalla sua presentazione.

La fiducia viene data in base al “programma di Governo” presentato

in parlamento; quindi in caso di mancanza della fiducia del

Parlamento, il Governo è obbligato a dare le dimissioni.

All’interno del Governo non sono presenti solo i ministri (detti anche

segretari di Stato), ma anche:

Sottosegretari: sono un aiuto dei ministri, non partecipano alle

O

riunioni del Consiglio dei Ministri (che sono segrete), tuttavia l’unico

che vi partecipa è il sottosegretario del Presidente del Consiglio,

egli redige il verbale ma non prende parte alle votazioni. I

sottosegretari possono essere anche viceministri.

Viceministro: sostituisce il ministro in caso di sua assenza, e in

O

questo caso partecipa anche al Consiglio dei Ministri e prende parte

alle votazioni.

Ministri senza portafoglio: sono ministri senza però essere

O

preposti ad ministero).

un dicastero (colloquialmente spesso chiamato Essi non

hanno una propria autonomia.

Art 95: Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica

generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di

indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando

l’attività dei ministri. I ministri sono responsabili collegialmente degli

atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro

dicasteri.

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e

determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

Dirige: perché l’indirizzo politico amministrativo è determinato dal

Consiglio dei Ministri nel suo complesso. Alla domanda: chi comanda

nel Governo? Verrebbe da rispondere: Il Presidente del Consiglio.

Ma bisogna precisare che il Presidente del Consiglio ha solo un ruolo

di preminenza, ma non di supremazia nei confronti dei ministri.

Preminenza: “primus inter pares” cioè primo tra i pari.

Quindi il Presidente della Repubblica non può revocare nessun

ministro; tuttavia un ministro può essere revocato (come già accaduto

nel caso del ministro Mancuso che si era posto in conflitto con

l’indirizzo di Governo) con una mozione di sfiducia individuale (è un

atto proposto dal Parlamento).

LE FONTI DEL GOVERNO

Gli atti imputabili al Governo sono i decreti legge e decreti legislativi

(fonti di 1° grado ovvero aventi valore di legge ordinaria), e i

regolamenti (fonti di 2° grado, quindi non devono contraddire le

leggi ordinarie). Questo fondamento (possibilità) del Governo di

emanare norme di natura secondaria è insito nella natura stessa del

Governo, perché per poter esercitare il potere esecutivo è necessario

emanare regolamenti. Secondo il principio di legalità il regolamento

non deve derogare alla legge, questo principio deve essere rispettato

in senso sostanziale (non è prevista delega del Parlamento, è solo

necessario che il regolamento non contrasti la legge), e non formale

(prevederebbe la delega del Parlamento).

Si possono distinguere 5 tipi diversi di regolamenti:

Regolamenti di esecuzione: sono emanati per eseguire una legge.

O Regolamenti di attuazione: quelli con i quali la legge è attuata.

O Regolamenti di organizzazione: hanno solo una valenza interna

O

(es. l’org. dei pubblici uffici).

Regolamenti indipendenti: sono quelli che il governo emana nelle

O

materie prive di disciplina; tuttavia non tutte le materie possono

essere disciplinate da regolamenti indipendenti, si tratta delle materie

coperte da riserva di legge, cioè riservate dalla Costituzione alla

disciplina legislativa. Abbiamo:

 Riserva di legge assoluta: la Costituzione prevede che venga

disciplinata interamente dalle leggi di 1° grado.

 Riserva di legge relativa: la Costituzione prevede che le leggi di 1°

grado possono anche solo accennare la materia, per poi concedere al

Governo di emanare regolamenti in materia.

Regolamenti di delegificazione: sono sorti da quando si è sentita

O

l’esigenza di semplificare l’ordinamento; essi fanno si che una materia

precedentemente regolata per legge, diviene regolata dal

regolamento, e con la sua entrata in vigore viene abrogata la legge.

L’effetto abrogativo però non dipende direttamente dall’entrata in

vigore del regolamento, ma è previsto a priori da una legge che

sancisce che quella materia diventi oggetto di delegificazione. Quindi

i regolamenti non derogano al principio di gerarchia delle fonti, dato

che entrano in vigore grazie ad una legge di delegificazione,

prevalgono semplicemente per il criterio cronologico.

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Il concetto di pubblica amministrazione prima era inteso come quei

soggetti pubblici che esercitavano una determinata attività

amministrativa. Questa definizione si basa sul punto di vista

soggettivo, ma con il passare degli anni non si tiene più conto di

questo carattere soggettivo, ma di quello oggettivo, cioè dell’attività

che svolge questo soggetto (quindi anche un soggetto privato è

considerato di pubblica amministrazione se svolge un’attività

pubblica, ad esempio poste italiane spa e fs spa sono

soggettivamente privati, ma oggettivamente pubblici).

Un carattere importante della pubblica amministrazione è la scelta del

contraente, mentre tra privati ciascuno può scegliere il proprio

contraente a proprio piacimento (es. un privato può scegliere

tranquillamente con quale banca accendere un mutuo); la pubblica

amministrazione laddove deve scegliere il proprio contraente, deve

scegliere il miglior contraente possibile, secondo determinate regole

previste. Quindi questo criterio vale anche per quei soggetti

soggettivamente privati, ma oggettivamente pubblici.

Art 97: Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento

dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la

sostenibilità del debito pubblico.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in

modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità

dell'amministrazione.

Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza,

le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante

concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Nb: Il primo comma dell’art 97 è stato aggiunto nel periodo di

Governo Monti, con procedimento di revisione costituzionale, e

applicabile dal 2014 (si modificò anche l’art 81).

L’art 97 sancisce i principi su cui si basa la pubblica amministrazione,

cioè legalità, imparzialità e buon andamento; con la revisione

effettuata dal Governo Monti si va ad aggiungere il principio di

pareggio di bilancio, anche se non è scritto espressamente.

Secondo il principio di legalità (che si basa non solo sulle norme, ma

soprattutto sui principi fondamentali della Costituzione), la pubblica

amministrazione può esercitare un potere laddove vi sia una norma

che le

attribuisca quel potere per intervenire in una determinata sfera.

Quindi la pubblica amministrazione è limitata dalla legge, poiché è

essa che le attribuisce i poteri.

La pubblica amministrazione era mera esecuzione della legge, dato

che più di un secolo fa, le persone al potere erano la sola casta, quindi

i pochi interessi da perseguire erano facilmente raggiungibili; con il

susseguirsi di vari avvenimenti (1907 primo suffragio universale

maschile; 1919-1920 biennio rosso cioè un periodo di rivolte nelle

fabbriche; 1921 primo congresso PCI; 1946 primo suffragio universale

femminile), soprattutto l’allargarsi del suffragio, aumentarono gli

interessi da perseguire dalla legge, e più il comando è largo, più è

indefinito, ciò porta ad aumentare lo spazio discrezionale della

pubblica amministrazione; che ad oggi qualora non ha il potere

conferito dalla legge, punta a ricercare il consenso degli amministrati.

Dagli anni 90’ si è tesi a privatizzare la pubblica amministrazione, ma

nel caso in cui questa diventi un’impresa, lo scopo diverrebbe il

profitto, mentre il suo scopo deve essere il soddisfacimento dei

bisogni umani. Inoltre un’impresa prevede anche un risultato

amministrativo, che invece in pubblica amministrazione non si può

dare in termini economici, perché per esso si intendono i beni e

servizi erogati. Quindi nel campo della pubblica amministrazione, il

principio di risultato non si riferisce al risultato economico (come le

imprese), ma all’utilità che l’ente riesce a produrre per le persone.

Secondo il principio di imparzialità (es. arbitro, giudice): è imparziale

chi rispetto a due parti contrapposte, si pone in un piano di

superiorità e di terzietà; quindi non deve avere un interesse diretto e

deve essere indifferente rispetto agli interessi in gioco.

È difficile applicare questo concetto alla pubblica amministrazione,

dato che è una delle due parti del rapporto; cioè se essa nasce per

curare un determinato interesse, come fa ad esserne imparziale?

La risposta a questa domanda la si trova nell’art 3 Cost, che sancisce

il principio della non discriminazione; quindi l’agire della pubblica

amministrazione deve essere caratterizzato dal non preferire diverse

posizioni.

Del principio di buon andamento è tuttora dubbio il significato; si dice

che attiene al c.d. merito amministrativo (è uno spazio di

discrezionalità insindacabile), che esprime un'attività del

tutto discrezionale, nel cui espletamento la pubblica amministrazione

compie valutazioni ed apprezzamenti circa l'opportunità, l'utilità, la

convenienza e la giustizia di una certa scelta (es. la scelta della

pubblica amministrazione di dove collocare fisicamente un’opera

pubblica).

Il principio di buon andamento spesso viene identificato con il

principio di risultato, perché anch’esso mira alla tutela e allo sviluppo

della persona umana.

In particolare alla tutela delle situazioni giuridiche soggettive,

soprattutto se attive (di vantaggio), come:

- L’interesse legittimo:, che si esplica nella realtà. È risarcibile. È a

soddisfazione incerta (o meglio dipende dalle valutazioni della

pubblica amministrazione).

- Il diritto soggettivo: Situazione giuridica soggettiva a soddisfazione

certa (es. diritto di proprietà). Quindi la differenza tra diritto

soggettivo e interesse legittimo sta nella certezza della sua

soddisfazione.

L’attività amministrativa è sempre giustiziabile dal giudice sempre per

la tutela dei diritti soggettivi delle persone.

Art 28 Cost: I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici

sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e

amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi

la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

Bisogna precisare quindi che la responsabilità penale è personale del

dipendente e non si estende all’ente pubblico. La responsabilità civile

invece si estende all’ente pubblico, perché il dipendente agisce come

organo della pubblica amministrazione (rappresentanza organica). La

responsabilità civile si divide in extracontrattuale, contrattuale e

precontrattuale; nel caso della pubblica amministrazione, la

responsabilità civile può presentarsi contrattuale ed

extracontrattuale, mentre la responsabilità precontrattuale (che si

presenza in mancanza di buona fede) può presentarsi non in

mancanza della buona fede soggettiva (l’ignoranza incolpevole di

ledere l’altrui diritto), ma in mancanza della buona fede oggettiva (il

comportamento della persona onesta e leale).

Si parla anche di responsabilità da contatto amministrativo, che non

per forza è causata da un comportamento contra ius (contrario alla

legge).

Il principio di sussidiarietà (principio di diretta integrazione

comunitaria).

Sussidiarietà: il fatto, la caratteristica, la situazione di essere

sussidiario, di svolgere funzione di complemento, d’integrazione. In

particolare il concetto per cui un’autorità centrale avrebbe una

funzione essenzialmente sussidiaria, essendo ad essa attribuiti quei

soli compiti che le autorità locali non siano in grado di svolgere da sé.

Esistono due sfaccettature del principio di sussidiarietà:

 Sussidiarietà verticale: può esserci sia tra enti pubblici, sia tra ente

pubblico e privato. Il principio in senso verticale prevede che l’ente di

grado superiore deve provvedere qualora l’ente di grado inferiore non

riesca a provvedere ai proprio compiti e interessi. Questo rapporto

può essere:

 Di tipo ascendente: cioè verso l’alto (es. la pubblica

O

amministrazione sostituisce il privato);

Di tipo discendente: cioè verso il basso (es. il nonno civico ovvero

O

un privato che va in aiuto alla pubblica amministrazione).

Il principio della sussidiarietà verticale costituisce mezzo di attuazione

di altri principi: libertà, solidarietà, uguaglianza.

 Sussidiarietà orizzontale: essa opera al livello degli amministrati.

Art 118, 4 comma: Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e

Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e

associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla

base del principio di sussidiarietà.

L’articolo 118 ci introduce la sussidiarietà orizzontale.

Art 114, 1 comma: La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle

Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

Quest’articolo prima del 2001 elencava Comuni, Province, Città

metropolitane, Regioni e Stato, in ordine inverso; ma è stato

modificato con un capovolgimento per far si che la Repubblica inizi

dai Comuni e non dallo Stato.

GLI ORGANI COSTITUZIONALI: LA CORTE COSTITUZIONALE e il

sistema delle garanzie

Il sistema delle garanzie serve a tutelare e garantire la forma

repubblicana.

REVISIONE COSTITUZIONALE - LEGGI COSTITUZIONALI

Una prima garanzia prevista dalla Costituzione, è quella del

procedimento aggravato di revisione costituzionale, previsto nel

seguente articolo:

Art 138: Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi

costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive

deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a

maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella

seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando,

entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un

quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque

Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è

promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella

seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due

terzi dei suoi componenti.

Leggendo quest’articolo si comprende che le leggi che modificano la

costituzione devono essere approvate da ciascuna camera per due

volte, e tra la prima e la seconda volta devono passare tre mesi, e

nella seconda votazione è necessaria la maggioranza assoluta.

La Costituzione ha previsto un referendum popolare anche per le leggi

di revisione costituzionale, ma a differenza del referendum abrogativo

(art 75), questo referendum costituzionale non prevede un quorum

costitutivo, ma solo il quorum deliberativo, perché si tratta di una

legge che ha già ricevuto ampio consenso dal Parlamento; con

l’ampliarsi del consenso Parlamentare non si può dar luogo al

referendum (se la legge è stata approvata nella seconda votazione da

ciascuna camera a maggioranza di 2/3 dei suoi componenti) come ci

dice art 138 ultimo comma.

Un’ulteriore garanzia data dalla Costituzione, oltre quella del

procedimento aggravato visto con l’art 138 per le revisioni

Costituzionali, sta nella sua rigidità, ovvero nell’impossibilità di

revisionare i principi fondamentali (art 1-12) e la forma repubblicana

(art 139: La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione

costituzionale) sui quali si basa l’intero ordinamento.

LA CORTE COSTITUZIONALE (ha sede nel Palazzo della Consulta)

La Corte Costituzionale è posta a garanzia della Costituzione, in

quanto il suo compito è quello di salvaguardare le norme

fondamentali dell’ordinamento dello Stato.

Si deve precisare una preesistente distinzione tra due sistemi di

controllo Costituzionale:

 Controllo a tipo diffuso: ogni giudice ha il potere di verificare la

conformità di una norma alla Costituzione; si tratta di un sistema

incidentale in quanto nasce all’interno di un altro procedimento

giurisdizionale, la cui sentenza può dipendere dall’applicazione o

meno di quella norma; la sentenza di legittimità in merito ha una

efficacia inter paris (solo alle parti di quel processo).

 Controllo di tipo accentrato: prevede l’esistenza di un giudice che si

occupa esclusivamente della costituzionalità delle norme; la sua

sentenza ha efficacia generale.

Nel nostro ordinamento è presente un sistema di controllo

Costituzionale di tipo accentrato, in quanto è effettuato dalla Corte

Costituzionale; con il seguente articolo ne esaminiamo la

composizione:

Art 135: La Corte costituzionale è composta di quindici giudici

nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo

dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme

magistrature ordinaria ed amministrative.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a

riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i

professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati

dopo venti anni d’esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni,

decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non

possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e

dall’esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite

dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è

rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di

giudice. L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con

quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con

l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio

indicati dalla legge. Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della

Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici

membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per

l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni

mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei

giudici ordinari.

I giudici non sono eletti dal popolo poiché sono comunque soggetti

soltanto alla legge.

Art 101: La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono

soggetti soltanto alla legge.

Passiamo ora ad esaminare le competenze della Corte Costituzionale:

Art 134: La Corte costituzionale giudica:

-sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi

e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;

-sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo

Stato e le Regioni, e tra le Regioni; -sulle accuse promosse contro il

Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

Quindi la Corte Costituzionale ha le seguenti competenze:

 Giudizio di legittimità (conformità alla Costituzione) delle leggi e

degli atti aventi forza di legge, quindi anche di decreti legislativi e

decreti legge. Sono soggette al giudizio di legittimità anche le leggi di

revisione costituzionale che devono essere necessariamente conformi

ai principi fondamentali. Non sono soggetti a giudizio di legittimità i

regolamenti parlamentari, in quanto sono regolamenti redatti da un

organo (il Parlamento) per disciplinare solo la propria organizzazione

interna.

 Giudizio sui conflitti d’attribuzione: ha quindi la funzione di arbitro

nel caso in cui si generino conflitti di attribuzione delle competenza

tra poteri dello Stato, tra Stato e Regioni, e tra Regioni; i conflitti di

attribuzione possono essere positivi se i soggetti in conflitto

affermano entrambi la propria competenza sulla materia, oppure

negativi se entrambi i soggetti affermano la propria incompetenza.

 Giudizio di accusa nei confronti del Presidente della Repubblica:

essa ha facoltà di giudicare il Presidente della Repubblica per i soli

reati di alto tradimento o attentato alla Costituzione (art 90).

 Un altro compito anche se non specificato dall’art 134 è il giudizio

sull’ammissibilità dei referendum

abrogativi disciplinati dall’art 75.

Art 137, ultimo comma: Contro le decisioni della Corte costituzionale

non è ammessa alcuna impugnazione.

Andiamo ora ad approfondire il giudizio di legittimità.

La richiesta di esaminare una norma non può essere proposta

direttamente dai cittadini ma:

Art 127: Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la

competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità

costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni

dalla sua pubblicazione.

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
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