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Riassunto - Diritto penale transnazionale -

L'efficacia della legge penale nello spazio, la definizione del reato di natura transnazionale nella Convenzione di Palermo
del 2000, l'estradizione, il mandato di arresto europeo, ecc...
Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Zappulla.

Esame di Fondamentali di Diritto penale transnazionale docente Prof. A. Zappulla

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rispettivi elementi costitutivi.

Il principio "in dubbio pro reo" e il criterio di prova della responsabilità dell'"al di

là di ogni ragionevole dubbio".

Il principio processuale "in dubbio pro reo" (nel dubbio in favore del reo) è stato formulato nel

senso che la responsabilità penale dev'essere provata "al di là di ogni ragionevole dubbio". Nel

processo penale, la prova della responsabilità dell'imputato deve essere fornita dal pubblico

ministero al di là di ogni ragionevole dubbio: qualsiasi elemento di dubbio deve condurre

all'assoluzione o al proscioglimento.

<<Condanna dell'imputato>>, <<Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato

risulta colpovole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il

giudice applica la pena e le eventuali misure di sicurezza.

Le posizioni della Corte costituzionale circa l'efficacia delle norme comunitarie e

di quelle della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e i rapporti con

le norme costituzionali e ordinarie dell'ordinamento interno dello Stato.

<<La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,

nonchè dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali>>. La

Corte Costituzionale ha ribadito come le norme comunitarie abbiano <<piena efficacia

obbligatoria>>. <<Il fondamento costituzionale di tale efficacia diretta>> delle norme comunitarie

nell'ordinamento dello Stato <<è stato individuato nell'art. 11 Cost, nella parte in cui consente le

limitazioni della sovranità nazionale necessarie per promuovere e favorire le organizzazioni

internazionali rivolte ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni>>.

Così, fra l'altro, il giudice italiano può disapplicare norme in contrasto con norme comunitarie.

Questo indirizzo non riguarda le norme della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

La possibilità del contrasto tra norma interna e la norma della CEDU, in cui sono stabilite norme

e principi fondamentali, va configurata come questione di legittimità costituzionale. Il giudice

non ha il potere di disapplicare la norma legislativa ordinaria ritenuta in contrasto con la norma

CEDU. Esse rimangono pur sempre ad un livello sub-costituzionale, ed è necessario che esse siano

conformi a Costituzione.

Gli organi di giustizia internazionali. La formazione del diritto penale

internazionale e del concetto di crimine internazionale dell'individuo. La

cooperazione fra gli Stati in materia penale .

La Corte Internazionale di Giustizia è il principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite

(ONU). Fondata nel 1945, ha sede nel Palazzo della Pace all'Aja, nei Paesi Bassi. Ha le funzioni di

dirimere le controversie di diritto internazionale fra gli Stati membri. E di fornire pareri consultivi

richiesti dall'Assemblea Generale e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La Corte di Giustizia delle Comunità Europee è l'organo di giustizia della Comunità europea,

con sede in Lussemburgo fondata nel 1951, per garantire il rispetto da parte degli Stati membri

degli obblighi sanciti dal diritto comunitario, l'applicazione dei trattati e risolvere le controversie

provocate dall'applicazione degli stessi.

La Corte europea dei diritti dell'uomo è stata istituita con la Convenzione dei diritti dell'uomo

(CEDU). Giudica sui ricorsi sia di singoli individui che di Stati contraenti in cui si lamenti la

violazione di una disposizione della Convenzione. Gli Stati firmatari si sono impegnati a dare

esecuzione alle decisioni della Corte, e il controllo sull'adempimento di quest'obbligo è rimesso al

Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa.

La Corte Penale Internazionale è il tribunale per i più gravi crimini internazionali. La Corte ha

sede all'Aja ed ha competenza solo se ed in quanto gli Stati non vogliono o non possono agire per

punire i crimini internazionali, come: crimini per genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di

guerra, crimini di aggressione ecc.

Con i processi di Norimberga e di Tokyo fu sancito il principio che la dimensione collettiva di un

conflitto non esclude in nessun caso la responsabilità individuale. Nello Statuto della Corte penale

internazionale permanente sono previste come pene applicabili la reclusione fino a trent'anni;

l'ergastolo, la multa; la <<confisca dei profitti, dei beni e degli averi provenienti direttamente dal

crimine.

Il diritto penale internazionale è costituito da fonti normative diverse e concorrenti: le fonti del

diritto internazionale, e quindi le convenzioni, le consuetudini e i principi generali, le fonti del

diritto interno degli Stati.

La cooperazione tra gli Stati in materia penale poggia sul principio "aut dedere aut indicare", con

cui è definito l'obbligo dello Stato di consegnare o giudicare il presunto autore di un illecito, sia

internazionale che interno sulla base di un trattato di estradizione.

Nel quadro del diritto internazionale sono ormai consolidati sia il principio della responsabilità

personale dell'individuo, per aver commesso un crimen iuris gentium, quand'anche egli avesse

agito nella qualità di organo di uno Stato, sia il principio della universalità della giurisdizione,

secondo il quale ogni crimen iuris gentium può essere perseguito dall'autorità giurisdizionale di

ogni Stato o da un organo giurisdizionale internazionale.

Gli aspetti della cooperazione fra gli Stati in materia penale concernono: l'estradizione, la

reciproca assistenza giudiziaria, il trasferimento dei detenuti, il sequestro e la confisca dei

proventi dei reati, il riconoscimento delle sentenze penali straniere, il trasferimento dei

procedimenti.

Nell'Unione europea il III pilastro riguarda la cooperazione di polizia e la cooperazione

giudiziaria in materia penale, in funzione delle quali sono stati istituiti gli organismi

dell'Europol e dell'Eurojust, strutture di analisi e di coordinamento delle attività di polizia e di

indagine giudiziaria.

Reciproco riconoscimento, fra gli Stati, delle sanzioni pecunarie, è stato affermato che il principio

del reciproco riconoscimento delle decisioni definitive dovrebbe diventare in fondamento della

cooperazione giudiziaria nell'Unione in materia tanto civile quanto penale.

La nozione di reato .

Reato è il fatto per il cui autore è prevista una pena, per evitarne la realizzazione. La nozione di

reato implica perciò la corrispondenza del fatto commesso con la fattispecie penale.

I REATI DEL CODICE PENALE E LE DISPOSIZIONI COLLEGATE

Estensione della responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti

da reato.

Per combattere la corruzione dei pubblici funzionari è stata introdotta nel nostro ordinamento la

responsabilità delle persone giuridiche, e degli enti privi di personalità giuridica, per determinati

delitti, commessi nell'interesse o a vantaggio di questi: responsabilità, definita amministrativa, di

competenza del giudice penale.

I reati per i quali può essere fatta valere la responsabilità amministrativa dell'ente sono quelli di:

corruzione, malversazione, indebita percezione di erogazioni, truffa e frode informatica

commesse a danno dello Stato o di altro ente pubblico. Sono stati poi inseriti: delitti di falsità di

monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo; i reati societari previsti del codice civile; i

delitti di terrorismo; i delitti di schiavitù e tratta; associazione per delinquere. di tipo mafioso,

finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di

proveienza illecita. Delitti di devastazione e pubblica intimidazione.

Nell'art. 419 c.p. <<Devastazione e saccheggio>>: <<Chiunque commette fatti di devastazione o

di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni>>.

Nell'art. 420 c.p. <<Pubblica intimidazione col mezzo di materiale esplodente>>:

<<Chiunque, al solo fine di incutere pubblico timore o di suscitare tumulto o pubblico disordine,

fa scoppiare bombe, mortaretti o altre macchine o materie esplodenti, è punito con la reclusione

da sei mesi a tre anni>>.

Competenza giurisdizionale e coordinamento dell'azione penale.

Ciascuno Stato membro si adopera per far sì che la propria competenza giurisdizionale copra

almeno i casi in cui i reati: sono stati commessi interamente o parzialmente nel suo territorio,

indipendentemente dal luogo in cui l'organizzazione criminale è stabilita o esercita le sue attività

criminali; sono stati commessi da un suo cittadino; oppure sono stati commessi a beneficio di una

persona giuridica stabilita nel territorio di tale Stato membro.

Se un reato rientra nella giurisdizione di più Stati membri, ciascuno dei quali è legittimato ad

esercitare l'azione penale in relazione ai medesimi fatti, gli Stati in questione collaborano per

stabilire quale di essi perseguirà gli autori del reato al fine di accertare l'azione penale in un unico

Stato membro. A tale scopo gli Stati membri possono avvalersi dell'Eurojust, per agevolare la

cooperazione tra le rispettive autorità giudiziarie, nonchè coordinare le loro azioni.

Si tiene conto dei seguenti fattori:

 Lo Stato membro nel cui territorio sono stati commessi i fatti;

 Lo Stato membro di cui l'autore del reato ha la nazionalità o nel quale è residente;

 Lo Stato membro di origine delle vittime;

 Lo Stato membro nel cui territorio è stato trovato l'autore del reato.

SULLA SPECIFICITA' DELLA REPRESSIONE DELLE FORME DI CRIMINALITA' ORGANIZZATA

E L'AUTONOMIA DELLE FIGURE DELITTUOSE ASSOCIATIVE

Posizione dei problemi e definizione dell'oggetto della ricerca.

Bisogni di coordinamento e omogeneizzazzione internazionali di superamento delle differenze e

delle divisioni fra i sistemi giuridici e istituzionali dei vari Stati, sono essenziali per la repressione

delle forme di criminalità organizzata.

Nel nostro Paese, l'espressione "criminalità organizzata" ha incominciato a essere usata alla metà

degli anni settanta, in relazione ai fenomeni dei sequestri di persona e di diffusione degli

stupefacenti e alla comparsa dei primi gruppi terroristici. Con l'espansione dei fenomeni

organizzativi delle attività delittuose hanno assunto maggiore rilevanza complessiva, le figure

delittuose autonome associative. In particolare, le figure di <<Associazioni con finalità di

terrorismo o di eversione dell'ordine democratico>>, <<dell'ordinamento costituzionale>>, di

<<Associazione di tipo mafioso>>.

Le ragioni di coordinamento e omogeneizzazzione internazionali riguardano le agenzie, le

tecniche e le attività investigative, le discipline del processo, della custodia cautelare e della prova,

di prevenzione, dei controlli e delle misure patrimoniali, del segreto e della funzione di controllo

degli istituti bancari, del riciclaggio, fiscali.

Il comportamento criminale non è più dominio esclusivo dei singoli, bensì anche di

organizzazioni che pervadono la società civile. La criminalità si organizza sempre più oltre e

attraverso le frontiere nazionali, approfittando anche della libera circolazione delle merci, dei

capitali, dei servizi e delle persone. Le innovazioni tecnologiche come Internet ed i servizi di

banca elettronica si rivelano strumenti utili per commettere reati o per trasferire i proventi in

attività apparentemente lecite.

La frode e la corruzione assumono proporzioni molto ampie, a danno tanto dei cittadini come

delle istituzioni. A fronte dell'evoluzione di queste attività criminose, lo sviluppo di mezzi efficaci

di prevenzione e repressione deve procedere di pari passo.

E pertanto è necessario cercare, a livello europeo, di ottimizzare le sinergie nella cooperazione tra

forze di polizia e autorità giudiziarie; inoltre, pervenire a <<definizioni comuni, norme comuni e

una metodologia comune>>.

Il principale movente della criminalità organizzata è la ricerca del profitto finanziario, che l'attira

verso un numero sempre maggiore di campi d'attività in cui sorge la possibilità di reati

economicicome: corruzione, contraffazione, frode dell'IVA e altra frode fiscale, pirateria, frode ai

danni degli interessi finanziari della Comunità, e le impone pure di riciclare in seguito i proventi.

E' stato formulato l'invito ad adottare un'azione comune volta a rendere perseguibile penalmente,

nell'ordinamento giuridico di ciascuno Stato membro, l'appartenenza di una persona, presente sul

suo territorio, ad un'organizzazione criminale a prescindere dal luogo, all'interno dell'Unione, in

cui tale organizzazione è concentrata o in cui perpetra la sua attività criminosa. Il Consiglio

dell'Unione Europea ha sottolineato, inoltre, <<quanto sia importante per ogni Stato membro

disporre di una normativa ben sviluppata e di ampia portata nel settore della confisca dei proventi

da reato e del relativo riciclaggio. Fra l'altro, di <<istituire procedure speciali per rintracciare,

sequestrare e confiscare i proventi del reato>>.

Infine, tra le <<Raccomandazioni>> alla <<Prevenzione della criminalità organizzata>>, si è fatto

riferimento alla necessità di <<rafforzare la trasparenza nella pubblica amministrazione>>. Va

fatto rilevare come nel Trattato sull'Unione Europea, fra gli obbiettivi de <<L'azione comune nel

settore della cooperazione giudiziaria in materia penale>>, <<la progressiva adozione di misure

per la fissazione di norme minime relative agli elementi costitutivi dei reati e alle sanzioni, per

quanto riguarda la criminalità organizzata, il terrorismo o il traffico illecito di stupefacenti>>.

Lotta contro il tettorismo.

Il terrorismo costituisce una delle più gravi violazioni dei valori universali di dignità umana,

libertà, uguaglianza e solidarietà, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sui quali è

fondata l'Unione europea. Esso rappresenta inoltre uno dei più seri attentati alla democrazia e allo

Stato di diritto, principi che sono comuni agli Stati membri e sui quali si fonda l'Unione europea.

L'elaborazione di un quadro giuridico comune a tutti gli Stati membri e, nella fattispecie, di una

definizione armonizzata dei reati di terrorismo, ha consentito di sviluppare ed espandere la

politica antiterrorismo dell'Unione europea.

In questi ultimi anni la minaccia del terrorismo si è rafforzata ed evoluta rapidamente. Tali cellule

terroristiche si collegano a reti internazionali e ricorrono sempre più alle nuove tecnologie, in

particolare a internet.

Internet è utilizzato per ispirare e mobilitare reti terroristiche locali e singoli individui in Europa,

e costituisce inoltre una fonte di informazioni sulle risorse e sui metodi terroristici, fungendo così

da <<campo di addestramento virtuale>>. Attività quali la pubblica provocazione per commettere

reati di terrorismo, il reclutamento e l'addestramento a fini terroristici.

Reati connessi ad attività terroristiche.

Si intende per: "pubblica provocazione per commettere reati di terrorismo", la diffusione di un

messaggio con l'intento di istigare a commettere dei reati. Qualora tale comportamento dia luogo

al rischio che possano essere commessi uno o più reati.

"addestramento a fini terroristici" l'atto di fornire istruzioni per la fabbricazione o l'uso di

esplosivi, armi da fuoco o altre armi o sostanze nocive o pericolose al fine di commettere dei reati.

Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie per garantire che siano considerati reati

connessi ad attività terroristiche i seguenti atti intenzionali;

Pubblica provocazione; reclutamento a fini terroristici; addestramento a fini terroristici; furto

aggravato con l'intenzione di commettere un reato; estorsione commessa con l'intenzione di

perpretare un reato; redazione di un falso documento amministrativo con l'intenzione di

commettere un reato.

GLI ISTITUTI DI COOPERAZIONE GIUDIZIARIA INTERNAZIONALE

La cooperazione giudiziaria nel circuito europeo.

Dopo la precisazione che l'obbiettivo di lungo periodo deve essere rappresentato

dall'armonizzazione dei sistemi processuali e penali dei diversi Stati, è proprio con il Trattato di

Amsterdam che s'individua nel mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziali lo strumento

idoneo a rendere più efficienti le procedure di cooperazione giudiziaria.

Con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore 1° dicembre 2009, si è compiuto un ulteriore passo

nella costruzione di uno spazio penale europeo, rafforzando l'efficienza e la legittimità

democratica dell'Unione. Introducendo il mutuo riconoscimento, quale elemento che impone

l'esecuzione di una decisione adottata nello Stato richiedente.

Eurojust, organo creato nel 2002, ha lo scopo di promuovere il coordinamento d'indagini e

procedimenti giudiziari fra gli Stati membri dell'Unione europea nella loro azione contro le forme

gravi di criminalità organizzata e transfrontaliera. Con Eurojust la cooperazione non è più

finalizzata al soddisfacimento d'interessi esclusivi dei singoli Stati, ma è strumentale alla

realizzazione di una dimenzione di giustizia penale europea.

La sua istituzione mira sia ad assicurare la cooperazione nell'area della criminalità transnazionale

attraverso un coordinamento fra le autorità nazionali, rispettando le differenze tra i sistemi penali

nazionali, sia a impedire che tali differenze costituiscano un ostacolo all'azione comune.

Fonti normative: funzione sussidiaria della disciplina del codice.

I principi costituzionali a cui ci si riferisce sono: di conformarsi alle norme di diritto

internazionale (art. 10 Cost.); di tutelare la libertà personale (art. 13 Cost.); di garantire il diritto di

difesa (art. 24 Cost.); di vietare l'estradizione per reati politici; di permettere l'estradizione del

cittadino soltanto quando sia prevista dalle Convenzioni internazionali (art. 26 Cost.).

Disposizione generale dell'art. 696 che stabilisce la prevalenza delle norme delle Convenzioni

internazionali e di quelle di diritto internazionale rispeto alle disposizioni del c.p.p., che in

quanto norme a carattere interno, disciplinano le situazioni verso le quali non risultano vincoli di

diritto internazionale assunti dallo Stato.

Va aggiunta la disposizione generale con cui l'Italia consente le limitazioni di sovranità necessarie

ad assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni (art. 11 Cost.).

L'estradizione in generale.

L'estradizione consiste nella consegna di un individuo dallo Stato nel cui territorio egli si

trovi a un altro Stato che l'abbia richiesto per eseguire una sentenza di condanna a pena

detentiva o un altro provvedimento restrittivo della libertà personale (art. 697).

L'estradizione si distingue per l'estero (detta anche passiva) e dall'estero (detta anche attiva). Si

distingue anche in processuale (o cognitiva) e esecutiva: la prima è orientata al giudizio, la

seconda è diretta all'esecuzione della pena.

La domanda dello Stato richiedente è condizione necessaria per innescare il

procedimento di estradizione. Non è prevista nel nostro codice la possibilità che lo Stato offra

la consegna di una persona a un altro Stato che non l'abbia richiesta. E' pure esclusa la possibilità

di effettuare un'estradizione mascherata procedendo a semplice consegna della persona richiesta

dallo Stato estero. E' altresì esclusa l'estradizione della persona che non debba essere privata della

libertà nello Stato richiedente.

Non tutti gli imputati o condannati all'estero possono essere richiesti in estradizione, bensì solo

quelli per i quali esiste un provedimento giudiziario che li assoggetta a pena detentiva o a misura

limitativa della libertà personale. L'estradizione passiva.

Il nostro codice, per quanto riguarda l'estradizione passiva, adotta il cosidetto sistema misto: che

comprende una fase di carattere amministrativo, e una fase di carattere giurisdizionale.

La fase di carattere amministrativo tende a disciplinare il potere del ministro della giustizia nella

concessione dell'estradizione;

La fase a carattere giurisdizionale è volta ad accertare l'esistenza delle condizioni di legittimità

della richiesta di estradizione e a garantire il rispetto delle esigenze di libertà personale

dell'estradando.

Il potere di concedere l'estradizione spetta al ministro della giustizia, ma esso è condizionato dalla

decisione favorevole della corte d'appello. La decisione è rimessa al ministro della giustizia il

quale adotterà i criteri che riterrà più conformi all'indirizzo politico assunto dal governo nei

confronti del paese richiedente.

L'estradizione non può essere concessa:

 Quando si tratti di un reato politico;

 Quando vi sia ragione di ritenere che possano essere perpetrati atti di persecuzione o di

discriminazione dovuti a <<motivi di razza, religione, idee politiche ecc>>;

 Quando sia possibile presumere che la persona sarà sottoposta ad atti contrari a qualcuno

dei diritti fondamentali della persona;

 Quando la legge dello Stato richiedente prevede la pena di morte.

Il procedimento di estradizione: la fase giurisdizionale.

La fase giurisdizionale inizia con la trasmissione della domanda di estradizione al procuratore

generale presso la corte d'appello nel cui distretto la persona ha la residenza, la dimora o il

domicilio nel momento nel quale la domanda perviene al ministro della giustizia.

Il ministro della giustizia, che è l'organo destinatario della richiesta d'estradizione formulata

all'estero, qualora ritenga che la domanda debba essere respinta non procede alla trasmissione

della stessa all'organo giudiziario, impedendo l'avvio del procedimento.

La trasmissione, da parte del ministro, della domanda di estradizione all'autorità giudiziaria, dà

avvio all'attività istruttoria. Alla domanda occorre che siano allegati: copia della sentenza di

condanna a pena detentiva o del provvedimento della libertà personale; la relazione sui fatti

addebitati all'estradando; i testi delle leggi applicabili; i dati segnaletici e le altre informazioni

sull'identità, nozionalità ecc.

L'autorità giudiziaria disponde la comparizione davanti a sè della persona <<per provvedere alla

sua identificazione e per raccogliere l'eventuale consenso all'estradizione>>. La prestazione del

consenso esaurisce il procedimento e autorizza il ministro a concedere l'estradizione.

In mancanza del consenso, il procuratore generale provvede agli accertamenti necessari, e dovrà

depositare presso la corte d'appello la sua requisitoria e gli atti. Si fissa la data dell'udienza

convocando i soggetti legittimati ad intervenire: procuratore generale, estradando, difensore ed

eventuale rappresentante dello Stato richiedente. La corte decide solo dopo aver sentito il

pubblico ministero e il difensore, l'estradando e il rappresentante dello Stato richiedende.

Con la propria decisione la corte si esprime sulla concessione dell'estradizione verificata:

 L'osservanza delle disposizioni di diritto sostanziale che regolano il rapporto di

estradizione, nelle norme interne;

 Il rispetto delle raganzie previste in ordine alla tutela dei diritti fondamentali

dell'individuo;

 La sussistenza di <<gravi indizi di colpevolezza>> ovvero di una sentenza irrevocabile di

condanna.

Il giudice deve in ogni caso verificare il rispetto dei diritti fondamentali dell'imputato nel

procedimento promosso all'estero nei confronti dell'estradando.

I provvedimenti cautelari.

Le misure cautelari previste sono quelle coercitive (art. 281-286) e il sequestro del corpo

del reato o delle cose pertinenti al reato (art.253).

Le misure possono essere disposte dal giudice durante il procedimento di estradizione, ma

sempre in funzione del provvedimento di estradizione. Nei casi di urgenza, il potere di arresto e di

sequestro è attribuito anche alla polizia giudiziaria.

E' possibile disporre l'applicazione provvisoria delle misure coercitive e del sequestro

nelle ipotesi in cui:

 Lo Stato estero ne abbai fatto domanda, dichiarando che intende presentare richiestra di

estradizione e che contro quella persona è stata emessa una condanna a pena detentiva.

Lo Stato estero in questo caso sarà legittimato ad avanzare una richiesta allo Stato italiano

di una applicazione provvisoria di una misura coercitiva a quella persona solo fino a

quando non sia pervenuta allo Stato italiano la domanda di estradizione;

 Il ministro della giustizia ne abbia fatto richiesta motivata;

 Sia stata presentata dallo Stato estero una relazione nella quale è contenuta la descrizione

dei fatti, l'indicazione del reato e gli elementi d'identificazione della persona richiesta;

 Sussista il pericolo di fuga.

La revoca della misura coercitiva deve avvenire per decorso dei termini in due ipotesi:

 Se il ministro non ne chiede il mantenimento entro dieci giorni;

 Se non siano pervenuti al ministro degli affari esteri i documenti entro quaranta giorni

dalla comunicazione, che il ministro deve dare allo Stato estero, dei provvedimenti

cautelari disposti. Gli effetti della decisione.

La sentenza può essere favorevole o contraria all'estradizione della persona. Nella prima ipotesi, la

corte, su richiesta del ministro della giustizia, dispone la custodia in carcere dell'estradando e il

sequestro del corpo del reato, la corte non può disattendere alla richiesta vincolante del ministro.

Nell'ipotesi di sentenza contraria all'estradizione, la corte revoca le misure cautelari disposte e

detta i provvedimenti opportuni per la restituzione delle cose sequestrate.

La fase amministrativa.

La decisione emessa in sede giudiziaria innesta un procedimento amministrativo. La sentenza

contraria all'estradizione assume carattere vincolante per il ministro della giustizia, il quale non

può fare altro che rifiutare la consegna della persona richiesta.

La sentenza favorevole, come anche il consenso dell'estradando, non obbligano il ministro a

concedere l'estradizione. E', infatti, rimessa alla valutazione discrezionale del ministro della

giustizia la decisione di accoglimento o rifiuto della domanda d'estradizione.

I parametri di tale valutazione appartengono al campo della discezionalità politica. La decisione

del ministro, comunque, deve intervenire entro quarantacinque giorni dalla ricezione del verbale

di consenso dell'interessato. Trascorso inutilmente tale termine, o rifiutata l'estradizione, decade

l'eventuale misura coercitiva e la persona richiesta va rimessa in libertà.

Nel caso in cui, invece, il ministro ritenga di concedere l'estradizione, deve comunicare allo Stato

estero la data e il luogo in cui sarà possibile procedere alla consegna della persona. A quindici

giorni da tale data, a richiesta dello Stato estero interessato, deve intervenire alla consegna

dell'estradando. In caso contrario, il provvedimento di estradizione <<perde efficacia>> e la

persona richiesta deve essere posta in libertà.

Tette le decadenze non impediscono la riproposizione di una nuova domanda di estradizione.

La consegna dell'estradando è sospesa se nel territorio nazionale pende nei suoi confronti un

procedimento penale ovvero vi deve scontare una pena per reati diversi da quelli per cui è

concessa l'estradizione. In alternativa vi è la possibilità di un'esecuzione della pena all'estero,

secondo le modalità concordate. Il principio di specialità.

Ogni estradizione contiene la clausola di specialità, essa è un principio che ne designa i limiti e ne

garantisce il contenuto, evitando facili elusioni cui potrebbero essere spinti quegli Stati che

fossero mossi da eccessivo spirito persecutorio nei confronti della persona richiesta (sopratutto

per fini politici).

La clausola di specialità è considerata norma internazionalmente riconosciuta. Essa pone il divieto

di adottare misure restrittive della libertà personale per fatti anteriori e diversi da quelli per i quali

è stata concessa l'estradizione.

La clausola di specialità copre esclusivamente i fatti commessi anteriormente alla consegna.

Quelli successivi, invece, non comportano alcuna limitazione ai poteri dello Stato richiedente.

L'estradizione suppletiva, la riestradizione e l'estradizione in transito.

L'estradizione suppletiva si realizza allorchè lo Stato estero, che ha già ottenuto in consegna la

persona estradata, presenti una nuova domanda di estradizione che abbia per oggetto un fatto

anteriore alla consegna e diverso da quello per il quale l'estradizione è stata concessa. Lo scopo è

di ottenere un'estradizione dell'estradizione già avvenuta, superando così i limiti derivanti dal

principio di specialità.

La riestradizione si configura quando lo Stato che ha ottenuto la consegna della persona

richiesta chiede il consenso dello Stato italiano per estradare verso un altro Stato la medesima

persona.

L'estradizione in transito si realizza quando la persona, estradata da uno Stato estero a un altro,

passa attraverso il territorio nazionale e lo Stato destinatario chieda l'autorizzazione al ministro

della giustizia.

L'autorizzazione non è necessaria quando il transito avvenga per via aerea, senza scalo nel

territorio dello Stato. L'estradizione attiva.

La richiesta a uno Stato estero di consegnare un condannato da sottoporre in Italia ad

una condanna penale di reclusione configura l'estradizione attiva, o dall'estrero.

Avanzare la richiesta di estradizione spetta al ministro della giustizia che provvede di sua

iniziativa o su domanda del procuratore generale della corte d'appello nel cui distretto è stata

emessa la sentenza di condanna.

Il ministro può anche chiedere l'arresto provvisorio della persona nei cui confronti la domanda di

estradizione sarà presentata. Il mandato d'arresto europeo.

Il mandato di arresto europeo è una decisione giudiziaria emessa da uno Stato membro

dell'Unione europea in vista dell'arresto e della consegna da parte di un altro Stato

membro di una persona, al fine dell'esercizio di azioni giudiziarie in materia penale o

dell'esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà personale.

Il mandato di arresto europeo concorre con il modello estradizionale classico, e si trova a

competere con esso adottando altri strumenti analoghi che rendono il procedimento di consegna

della persona più snello (MAE, mandato di arresto europeo). Fondato sul principio del

riconoscimento reciproco: un principio che implica un sistema di libera circolazione delle

decisioni giudiziarie in materia penale.

Ciò significa che ogni Stato membro deve prevedere l'obbligo di dare esecuzione a una decisione

giudiziaria, avente finalità cautelari o privative della libertà personale, emessa da un altro Stato

membro; attraverso una procedura di consegna semplificata; senza che questa decisione possa

essere ostacolata da deliberazioni affidate a organi politici.

Al mandato di arresto europeo l'Italia darà esecuzione soltanto nel rispetto dei diritti garantiti

dalla Costituzione e dalla Convenzione europea e a condizione che si fondi su di un

provvedimento cautelare motivato di un organo giurisdizionale o su di una sentenza irrevocabile.

Senza una decisione favorevole della Corte d'appello competente per territorio non può farsi

luogo alla consegna. La Corte può, su richiesta, richiedere ogni ulteriore accertamento che ritenga

necessario ai fini della decisione. La mancata decisione nei termini comporta la messa in libertà

della persona richiesta.

Due principi governano il mandato di arresto europeo: quello della dipendenza della decisione

della Corte d'appello, che ne condiziona l'efficacia, e quello della deducibilità del periodo di

durata della privazione della libertà personale dal computo della pena detentiva da eseguire.

La consegna deve essere, invece, rifiutata se nella documentazione trasmessa allo Stato di

emissione non vi siano indicazioni sulle specifiche fonti di prova relative all'attività criminosa e al

coinvolgimento nella stessa della persona richiesta.

Le rogatorie internazionali.

Le rogatorie sono delle richieste che le autorità di uno Stato (definito rogante o assistito)

avanzano alle corrispondenti autorità di un altro Stato (rogato o assistente) per il

compimento di attività processuali di diverso tipo, esse posso essere: comunicazioni,

notificazioni o acquisizioni probatorie.

Esse si distinguono in passive, o dall'estero, e attive, o all'estero.

Le rogatorie passive sono richieste dall'autorità straniera e sono disposte dal ministro della

giustizia. Il ministro non vi da corso quando ad una sua valutazione discrezionale ritenga che la

richiesta possa compromettere <<la sovranità, la sicurezza o altri interessi dello Stato>>. Anche

quando vi siano <<fondate ragioni>> per ritenere che si arrivi ad un processo influenzato da

considerazioni ritenute discriminatorie quali: opinioni politiche, sesso, razza, religione ecc.

Spetta comunque al ministro il potere di non attivare il procedimento di rogatoria. L'esecuzione

delle rogatorie è subordinata alla decisione favorevole della corte d'appello del luogo in cui si deve

procedere all'atto richiesto.

Se la domanda riguarda più atti da compiersi in diversi distretti di corte d'appello, il ministro della

giustizia la trasmette alla Corte di cassazione affinchè individui l'unico giudice competente onde

evitare decisioni contrastanti, La Corte deciderà sulla designazione della corte d'appello e la

comunicherà al ministro.

Il procedimento inizia con la trasmissione degli atti al procuratore generale da parte del ministro

e si chiude con un'ordinanza inoppugnabile della corte d'appello. Copia degli atti delle rogatorie

inviati all'autorità straniera.

La richiesta va rigettata nelle situazioni:

 Contrarietà dell'atto di legge o ai principi fondamentali dell'ordinamento (sospetto di

obbiettivi persecutori nei confronti dell'imputato);

 Nel caso in cui il fatto oggetto del procedimento al quale si riferisce la rogatoria non sia

previsto come reato dalla legge italiana;

 Quando non risulta che sia intervenuto il consenso dell'imputato.

Vi è, infine, un'ipotesi di sospensione della rogatoria, quando essa possa pregiudicare indagini o

procedimenti in corso nello Stato.

Se la decisione è favorevole, la corte d'appello delega al compimento dell'atto un giudice per le

indagini preliminari del luogo ove l'atto deve eseguirsi.

Le forme previste per l'esecuzione della rogatoria sono quelle imposte dalla normativa italiana.

Le rogatorie attive sono richieste dell'autorità giudiziaria italiana (giudice o pubblico

ministero) e sono disposte dal ministro della giustizia mediante l'inoltro per via diplomatica.

Spetta sempre, però, al ministro il potere di bloccare l'iniziativa ove <<ritenga che possono essere

compromessi la sicurezza o altri interessi essenziali dello Stato>>. In ogni caso il ministro dovrà

comunicarlo all'autorità straniera.

L'utilizzabilità degli atti rogati.

In applicazione del principio locus regit actum è stato deciso che la validità e l'utilizzabilità delle

indagini eseguite all'estero devono essere vagliate alla luce della legge degli Stati nel cui territorio

sono state eseguite. Gli effetti delle sentenze penali straniere.

L'stituto che il codice utilizza è quello del riconoscimento delle sentenze penali straniere. Si sono,

però, tenute ben distinte due figure di riconoscimento.

La prima figura riguarda il riconoscimento della sentenza al fine di stabilire la recidiva o un altro

effetto penale della condanna ovvero l'abitualità a delinquere e applicare una pena accessoria o

una misura di sicurezza personale.

L'iniziativa parte dal ministro della giustizia che, quando riceve una sentenza penale pronunciata

all'estero, la trasmette al procuratore generale presso la corte d'appello nel cui distretto la

persona, oggetto della sentenza estera, risiede.

Quando, invece, il procuratore generale sia informato dall'autorità straniera, dell'esistenza di una

sentenza penale di condanna pronunciata all'estero, ne richiede la trasmissione mediante

rogatoria. Ricevuta la sentenza, il procuratore generale promuove il relativo procedimento

specificando nella richiesta gli <<effetti per i quali il riconoscimento è domandato>>.

La seconda figura regolata è quella del riconoscimento a norma di accordi internazionali. Si

tratta di un riconoscimento basato su norme pattizie e finalizzato all'esecuzione della sentenza o

ad <<altri effetti>>. Lo stesso riconoscimento si applica quando si tratta dell'esecuzione di una

confisca.

Trattandosi di applicazione di accordi di collaborazione internazionale, l'iniziativa spetta

esclusivamente al ministro.

Il riconoscimento della sentenza per gli effetti civili è richiesto invece dalla persona interessata,

vale a dire da colui che <<ha interesse a far valere in giudizio le disposizioni penali di una

sentenza straniera>>.

La sentenza può essere riconosciuta quando:

 Sia irrevocabile secondo le leggi dello Stato che l'ha pronunciata;

 Non contenga disposizioni contrarie ai principi fondamentali dell'ordinamento giuridico;

 Sia stata emessa da un giudice indipendente e sia stata assicurata la difesa;

 Non vi siano fondate ragioni per ritenere che lo svolgimento o l'esito del processo sia stato

influenzato da spinte di persecuzione (per razza, religione, opinioni politiche ecc);

 Il fatto sia previsto dalla legge italiana;

 Per lo stesso fatto e contro la stessa persona non sia stata pronunciata una sentenza

irrevocabile da un'autorità giurisdizionale italiana ovvero non sia in corso in Italia un

procedimento penale;

 La confisca abbia per oggetto beni che sarebbero confiscabili se si procedesse nello Stato.

Con il riconoscimento della sentenza straniera . la corte determina la pena da eseguire,

procedendo alla conversione della pena inflitta nella predetta sentenza in una delle pene similari

previste per lo stesso reato dalla legge italiana.

Sono stabiliti alcuni parametri di conversione, ispirati al principio del sostanziale rispetto della

decisione straniera, sia con riferimento alla natura della sanzione che con riguardo alla quantità

della pena. La sanzione, infatti, deve corrispondere per specie a quella prevista nella sentenza

straniera; la quantità di pena va determinata, secondo i criteri stabiliti dalla legge italiana, sulla

base della pena stabilita nella predetta sentenza.

In nessun caso la pena da eseguire può essere più grave, per specie e quantità, nè di quella

stabilita per lo stesso fatto dalla legge italiana, nè di quella fissata nella sentenza straniera da

eseguire.

Quando accordi internazionali lo prevedono, il ministro della giustizia può disporre di effettuare

indagini su beni chepossono essere oggetto di una successiva confisca, procedendo al loro

sequestro. Se è ordinato il sequestro, questo perde efficacia se lo Stato estero non richiede

l'esecuzione della confisca entro due anni dal momento in cui esso è stato eseguito; in tal caso, la

corte ordina la restituzione della cosa sequestrata a chi ne abbia diritto.

Divenuta definitiva la decisione di riconoscimento, il procuratore generale presso la corte che l'ha

deliberata provvede all'esecuzione. Le pene e la confisca sono eseguite secodo la legge italiana.

Se si tratta di eseguire pene pecuniarie, le somme ricavate sono versate nella cassa delle

ammende, salvo che lo Stato estero ne faccia richiesta e sia prevista una condizione di reciprocità.

Nei casi previsti dagli accordi internazionali, la corte d'appello ordina la devoluzione delle cose

confiscate, con sentenza definitiva, allo Stato estero nel quale è stata pronunciata la sentenza

ovvero è stato adottato il provvedimento di confisca.

L'esecuzione all'estero delle sentenze penali italiane.

L'esecuzione all'estero delle sentenze penali italiane consente l'espiazione della pena nei contesti

sociali di provenienza del condannato.

Le condizioni previste sono:

 Che si tratti di una sentenza di condanna restrittiva della libertà personale;

 Che il condannato, reso edotto delle conseguenze, acconsenta all'esecuzione all'estero;

 Che gli organi competenti ritengano tale esecuzione idonea a favorire il reinserimento

sociale del reo;

L'iniziativa spetta al ministro della giustizia il quale, sia quando domanda l'esecuzione all'estero

sia quando vi acconsente (su richiesta dello Stato estero), deve preventivamente attivare un

procedimento giurisdizionale presso la corte d'appello per ottenere la deliberazione favorevole.

Essa, infine, si limiterà ad accertare la sussistenza dei presupposti di legittimità dell'esecuzione

all'estero e a verificare che non vi siano elementi da cui emerga la possibilità che il condannato

venga sottoposto all'estero <<ad atti persecutori o discriminatori>>.

Quando il condannato si trova all'estero, il ministro può richiederne la custodia cautelare in attesa

della decisione sulla domanda di esecuzione della pena restrittiva della libertà personale. Se

l'esecuzione riguarda la confisca, può chiedere il sequestro.

I SOGGETTI DELLA COOPERAZIONE

Premessa.

La cooperazione penale giudiziaria e di polizia nello Spazio europeo conosce due generi di attori:

le autorità giudiziarie e di polizia degli Stati membri e gli organismi centrali dell'Unione,

tra i quali spiccano Eurojust, Olaf ed Europol.

Un rapporto di fiducia reciproca tra le autorità dei diversi Stati membri non può nascere

all'improvviso, ma deve alimentarsi attraverso la progressiva creazione di reti, strutture ed organi

comuni a carattere sovranazionale, in grado di marcare il passaggio verso l'individuazione di

forme coordinate ed efficaci di contrasto della criminalità transnazionale, e promuovere la piena

realizzazione di uno spazio giudiziario comune, fondato sui principi di territorialità europea e di

libera circolazione delle decisioni giudiziarie.

I nuovi organi sovranazionali hanno lo scopo di agevolare e supportare gli organi

investigativi degli Stati membri quando l'oggetto dell'indagine assuma una valenza

transnazionale.

Già, nell'attuale sistema normativo, l'Olaf, pur svolgendo indagini amministrative, raccoglie ed

elabora notizie di illeciti contro gli interessi finanziari dell'Unione europea, che essa poi trasmette

alle singole autorità nazionali competenti per l'accertamento e il giudizio (penale, amministrativo,

disciplinare).

E che, dal canto suo, Europol assiste le autorità competenti degli Stati membri raccogliendo dati e

promuovendo scambi di informazione finalizzati al contrasto di forme gravi di cirminalità

transnazionale; mentre Eurojust è chiamata a rafforzare i meccanismi di funzionamento della

cooperazione giudiziaria e a coordinare le attività degli organi investigativi nazionali.

Olaf e la tutela degli interessi finanziari dell'Unione.

L'Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) è impegnato in un'attività di tipo

amministrativo, e svolge una funzione di collaborazione con le autorità nazionali che può

avere forte rilievo ai fini della cooperazione penale.

L'istituzione dell'Olaf risponde all'esigenza di rendere più efficace la tutela degli interessi

finanziari comunitari e l'attività di contrasto alle frodi, nella dimenzione spesso

transnazionale che esse assumono.

L'Olaf è chiamata a una molteplicità di funzioni. Svolge indagini amministrative che

riguardano la frode, la corruzione ed ogni altra attività illecita lesiva degli interessi

finanziari della Comunità europea.

<<l'Ufficio è l'interlocutore diretto delle autorità giudiziarie e delle autorità di polizia>>. L'Olaf

deve, infatti, prestare assistenza alle autorità giudiziarie nazionali, collaborando con esse e

fornendo loro i risultati delle proprie attività di indagine, affinchè se ne possano giovare

nell'abito dei procedimenti nazionali, sopratutto nei casi in cui le frodi abbiano una

dimensione organizzata ed transnazionale.

All'Ufficio spettano anche funzioni extrainvestigative: esso ha anche il compito di predisporre

le strategie per le attività di contrasto e di preparare le iniziative legislative connesse alla

lotta contro le frodi.

Esso esercita le sue funzioni investigative in modo del tutto indipendente.

Segue: i poteri investigativi di natura investigativa.

L'Olaf è un soggetto dotato di poteri investigativi autonomi e le sue indagini hanno

natura amministrativa. Esse non possono incidere <<sui poteri delle autorità competenti degli

Stati membri di avviare procedimenti penali>>. Si tratta di indagini che hanno ad oggetto

illeciti suscettibili di tipo amministrativo ed anche penale.

Le indagini che l'Olaf svolge possono essere esterne od interne.

Le indagini esterne vengono effettuate nell'ambito degli Stati membri, anche presso Stati terzi,

nei confronti di operatori privati sospettati di aver operato infrazioni suscettibili di recare danno

al bilancio dell'Unione ovvero frode, corruzione e qualsiasi altra attività illecita lesiva degli

interessi finanziari della Comunità europea.

Le indagini interne sono quelle svolte nei confronti dei membri e delle istituzioni, degli organi e

degli organismi comunitari se siano sostettati di frode, corruzione o altra attività illecita lesiva

degli interessi finanziari dell'Unione.

L'Olaf dispone di alcuni strumenti di indagine. Per quanto riguarda le indagini esterne, il mezzo

principale sono i controlli e le verifiche in loco. Si tratta di ispezioni che vengono effettuate

nelle sedi di operatori sospetti, ma anche di terzi che siano in rapporti con essi.

Tale genere di indagini viene condotto con le stesse modalità dei controlli amministrativi

nazionali; dunque, facendo applicazione delle regole dello Stato membro in cui si

svolgono.

Nelle indagini interne l'ufficio anti-frode può accedere senza preavviso ai locali delle istituzioni,

nonchè ad ogni documento ivi esistente, ed è previsto che esso abbia facoltà di sentire qualsiasi

persona per ottenere informazioni utili.

L'impulso alla procedura d'indagine dell'Olaf deriva da una decisione del suo direttore

generale, per indagini interne ed esterne, su richiesta delle istituzioni o delle autorità

nazionali interessate. Tale richiesta non determina, però, alcun obbligo ad agire.

L'Olaf ha stabilito che ogni notizia di illecito debba presentare tre requisiti per

giustificare l'avvio di un'indagine:

 Deve riguardare un'infrazione di competenza dell'ufficio;

 Deve contenere sospetti sufficientemente gravi;

 L'apertura dell'indagine deve rispondere ad un bisogno di tutela che le autorità nazionali

che non sono in grado di soddisfare (applicazione del principio di sussidiarietà).

Segue: i rapporti tra Olaf e autorità giudiziarie nazionali.

Terminata l'attività investigativa, l'Olaf redige una relazione conclusiva, ove si da conto dei

fatti accertati, se ne valuta il rilievo dell'illecito e si formulano le raccomandazioni dirette

alle autorità comunitarie e/o nazionali per azioni penali, disciplinari, civili ed amministrative

di loro competenza.

Trasmette alle autorità giudiziarie delle informazioni su fatti penalmente perseguibili (raccolte

nel corso delle sue indagini) e possono assumere un valore probatorio.

A questo proposito le relazioni conclusive dell'Olaf hanno lo stesso valore probatorio

attribuito ai procedimenti nazionali, quindi alle omologhe relazioni degli ispettori

amministrativi nazionali.

Viene così fissato un principio di generale circolazione probatoria tra l'ambito

amministrativo comunitario ed i circuiti giudiziari nazionali.

L'Olaf svolge le sue indagini, e redige le sue relazioni conclusive, tenendo conto delle

procedure dello Stato membro interessato.

Europol: competenze, poteri e struttura.

L'Europol è l'Ufficio europeo di polizia, organismo dell'Unione europea che opera nel

settore della cooperazione di polizia con il compito di raccogliere, scambiare ed

analizzare le informazioni sulle forme di criminalità transfrontaliera che coinvolgono

due o più Stati membri.

Lo scopo dell'Europol è di promuovere il coordinamento ed effettuare specifiche operazioni

investigative da parte delle autorità nazionali, e di definire gli accordi di collegamento tra organi

inquirenti, giudiziari e di polizia, specializzati nelle attività di contrasto alla criminalità

organizzata transfrontaliera. Vi è, quindi, la possibilità per Europol di assistere le autorità

nazionali.

L'area di competenza di Europol è assai vasta, va dal traffico illecito di armi alla criminalità

informatica, dai furti organizzati al traffico di organi ecc. A tali reati si aggiungono anche quelli

che vi sono connessi per essersi procurati i mezzi per compierli, agevolarne il compimento ecc.

Ha anche competenza sulla protezione della moneta dell'euro contro la falsificazione.

Le linee d'azione generale dell'Europol sono:

 Raccogliere, conservare, trattare, analizzare e scambiare informazioni;

 Comunicare alle autorità degli Stati membri ogni informazione che le riguardano e ogni

collegamento constatato tra i reati;

 Facilitare le indagini degli Stati membri, trasmettendo alle unità nazionali tutte le

informazioni necessarie e pertinenti;

 Fornire inteligence e supporto analitico in relazione ad eventi internazionali di primo

piano;

 Chiedere alle autorità competenti degli Stati membri di avviare, svolgere o coordinare

indagini e di porre l'istituzione di squadre di indagini comuni;

 Preparare valutazioni sulle minacce, nonchè analisi strategiche e rapporti su situazioni

specifiche.

Europol non è dotato di poteri autoritativi nei confronti delle autorità competenti degli

Stati membri. Queste ultime non possono essere costrette dalle sue sollecitazioni per avviare,

svolgere o coordinare indagini; esse sono solo tenute ad esaminarle e ad informare Europol della

loro eventuale decisione di non darvi seguito, e dei motivi che la giustificano.

Europol, prima di formulare una richiesta per l'avvio di indagini penali, dovrà informare Eurojust,

che mira ad assicurare una funzione di collegamento e cooperazione tra i due organismi, che ha lo

scopo di evitare duplicazioni di iniziative e di favorire un'azione comune.

Ad Europol è offerta la possibilità di partecipare (con funzioni di supporto) alle squadre

investigative comuni quando esse svolgono indagini in merito ai reati che rientrano nella sua sfera

di competenza. Ma non può prendere parte all'esecuzione di alcuna misura coercitiva, che resta di

competenza delle autorità nazionali.

L'organo decisionale di Europol è costituito dal:

 Consiglio di amministrazione, il quale è formato da un rappresentante di ciascuno Stato

membro e un rappresentante della Commissione (ognuno con diritto di voto);

 Direttore, che è il rappresentante legale di Europol ed è responsabile della gestione

quotidiana (e viene nominato dal Consiglio dell'Unione europea per un mandato di

quattro anni).

La struttura di Europol si fonda su un corpo centrale (posto sotto l'autorità del direttore) e su

singole unità nazionali, istituite da ciascuno Stato membro. La gestione del raccordo tra Europol

e le unità nazionali è affidata ad ufficiali di collegamento, che sono distaccati alla sede centrale

(e sono soggetti alla legislazione nazionale dello Stato membro di origine).

Ogni unità nazionale agisce quale unico organo di collegamento fra Europol e le autorità

competenti degli Stati membri. Le unità nazionali mirano ad assicurare un flusso di

informazioni reciproco tra esse ed Europol, finalizzate a rendere efficace l'opera di coordinamento

investigativo dell'organismo.

Gli ufficiali di collegamento, a loro volta, costituiscono gli uffici nazionali di collegamento

presso l'Europol, e sono incaricati ad agevolare gli scambi di informazioni fra le unità nazionali ed

Europol. Essi cooperano con Europol, comunicando informazioni provenienti dalle rispettive

unità nazionali e trasmettendo a queste le informazioni provenienti da Europol.

Segue: la banca dati.

Al fine di raggiungere i suoi obbiettivi l'Europol ha istituito una banca dati che viene

alimentata direttatmente dagli Stati membri ed è accessibile alla consultazione delle unità

nazionali. I dati immessi nel sistema possono riguardare le persone che hanno commesso o sono

sospettate di poter commettere un reato di competenza di Europol.

Europol può costituire archivi di lavoro a fini di analisi per raccogliere dati a sostegno delle

indagini penali. Questi archivi possono contenere anche dati su possibili testimoni, vittime, e

persone che hanno avuto rapporti con l'autore del reato.

I dati personali possono essere trasmessi o usati per la prevenzione e la lotta contro le

tipologie di reati di competenza di Europol. Europol può usare tali dati solo per lo

svolgimento dei propri compiti ed è tenuto a conservarli solo per il tempo necessario al loro

svolgimento.

Ogni persona ha diritto di richiedere se i dati personali che la riguardano sono stati trattati da

Europol; ha diritto di richiedere un controllo sulla correttezza della raccolta, se non sono corretti,

ha diritto di richiedere che vengano rettificati.

A tale riguardo il direttore nomina un responsabile della protezione dei dati, che ha il

compito di garantire, in maniera indipendente, la legittimità del loro trattamento.

Infine è prevista una duplice forma di controllo sulla gestione e la trasmissione dei dati

personali:

 Autorità di controllo nazionale, designata all'interno di ogni Stato membro, la quale

cura che l'inserimento, il recupero e la comunicazione a Europol da parte del proprio

Stato;

 Autorità di controllo comune, composta da membri di ciascuna autorità di controllo

nazionale, operando in condizione di totale indipendenza, verifica la legittimità, il

trattamento e l'uso dei dati. Accertando che non vengano lesi i diritti delle persone

coinvolte. Interpol.

L'Organizzazione internazionale di polizia criminale (Interpol) è stata costituita a Vienna nel

1923, sulla base di accordi intergovernativi multilaterali, con il compito di favorire la più ampia

assistenza di polizia giudiziaria, nel rispetto dei limiti fissati dalle leggi interne dei diversi Paesi

e nello spirito della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Ha sede a Lione e costituisce l'organismo di riferimento attraverso cui sono sviluppate

forme di collaborazione internazionale finalizzate alle attività di prevenzione e di

indagine relative ai casi transnazionali.

All'Interpol aderiscono 186 Stati, ed è composta da:

 Organizzazione centrale, che comprende l'assemblea generale, comitato esecutivo,

segretario generale e dei consiglieri;

 Organizzazione periferica, rappresentata da uffici centrali nazionali.

Il collegamento tra le diverse forze di polizia è funzionale ad un proficuo scambio di informazioni,

utilizzate dalle autorità giudiziarie nazionali per inoltrare successive richieste di assistenza e

all'aquisizione di elementi probatori utilizzabili in sede processuale.

Un'altra funzione di Interpol è quella di agevolare la cooperazione internazionale tra i Paesi

aderenti, supportandoli nei procedimenti estradizionali, nella trasmissione delle rogatorie

internazionali e nella ricerca di latitanti nascosti in territorio straniero.

Il Magistrato di collegamento.

Un'altra forma di cooperazione giudiziaria è rappresentata dall'istituzione di un quadro di

scambio di magistrati di collegamento, cioè di magistrati esperti nel campo della cooperazione

giudiziaria, con il compito di rendere più efficacie l'applicazione delle regole esistenti in materia

penale, attraverso un canale di comunicazione tra le diverse autorità nazionali.

La figura del magistrato di collegamento è stata concepita per agevolare i meccanismi di

funzionamento dell'assistenza giudiziaria e far si che gli atti di rogatoria possano essere

redatti nelle forme e secondo tecniche più appropriate per essere utilizzare nel processo

nazionale le prove acquisite all'estero.

Contatti che il magistrato di collegamento intrattiene con gli uffici giudiziari dello Stato in cui

viene distaccato gli consentono di seguire la fase di esecuzione delle domande di assistenza.

Funzioni di collegamento quali:

 Fornire informazioni su specifiche richieste di cooperazione giudiziaria;

 Seguire l'evoluzione della pratica presso la competente autorità giudiziaria;

 Fungere anche da canale di trasmissione della domanda di assistenza, indirizzandone

l'inoltro;

 Promuovere riunioni di informazione e coordinamento tra i magistrati inquirenti e gli

ufficiali di polizia giudiziaria che nei diversi Paesi interessati indagano su fatti di reato a


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e gestione delle amministrazioni pubbliche
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cesco91yt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamentali di Diritto penale transnazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Zappulla Angelo.

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