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- gestore  dell’impianto.

Possono essere due figure separate o essere rappresentati dalla stessa persona.

Un individuo può concedere il proprio impianto a chi volesse organizzare un evento sportivo,

l’organizzatore  dal  suo  deve  far  si che la manifestazione avvenga in modo sicuro, deve

neutralizzare le fonti di pericolo adottando le misure tecniche di cautela, ad esempio gli

organizzatori di eventi internazionali (FIA) si sono tanto preoccupati per la sicurezza tanto da

scontarsi con i gestori dell’impianto  come  nel  caso  del  Gran premio di Monza.

L’organizzatore  deve  mantenere  la  sicurezza  anche  del  pubblico,  quando  esso  c’è.  

Se ad esempio uno spettatore subisce un danno (pallina in un occhio) di chi è la colpa? È tutta

dell’organizzatore?

Bisogna vedere se si è pagato o no il biglietto, se si è pagato la responsabilità è contrattuale perché

lo spettatore ha  pagato,  se  non  c’è  stato  nessun  pagamento  o  la  manifestazione  è  gratuita  la  

responsabilità  è  sempre  dell’organizzatore ma è extracontrattuale.

La  responsabilità  è  esclusa  se  è  previsto  un  servizio  d’orine  oppure  quando  gli  incidenti  sono  

lontani dalla struttura della manifestazione.

L’articolo  1218  che  tutela  la  responsabilità contrattuale afferma che l’organizzatore evita qualsiasi

tipo di sanzione se è in grado di dimostrare la propria estraneità ai fatti e il giusto rispetto per i

contratti intrapresi

Differenza articoli 2043 e 1218 nel primo il danneggiato deve dimostrare la colpa del

danneggiante, cioè il danneggiato  fa  notare  che  non  c’è  stato  il  rispetto  del  contratto. Nel secondo

caso è il presunto danneggiante che si difende dalle accuse.

Nei  confronti  degli  atleti  la  responsabilità  è  dell’organizzatore  se  esso  non  ha  garantito  la  sicurezza  

necessaria alla tutela (caso Gianpà).

Ma  l’organizzatore  deve  rispettare  solo le regole federali? E se dimostra di averle rispettate è

comunque colpevole?

I giudici dicono che non basta dimostrare il rispetto delle norme federali, le federazioni dettano

delle regole minime, molto generali, che non possono essere sufficienti.

Ad esempio in una palestra omologata durante una partita di basket, uno dei giocatori andando a

sbattere su una porta vetro ha riportato diversi danni alla sua persona.

Il  tribunale  ha  condannato  l’organizzatore poiché doveva mettere in  sicurezza  l’impianto  ad  

esempio con vetri infrangibili.

Quindi è chiaro che non bisogna basarsi solo sulle norme federali.

Tra  l’organizzatore  e  l’atleta  c’è  una  responsabilità  extracontrattuale.

Responsabilità dell’allenatore la norma è la 2048 ed afferma che i precettori (coloro che

insegnano) sono responsabili del danno dei loro apprendisti poiché sono responsabili degli allievi

nelle ore di allenamento, e in caso di danni deve difendersi dimostrando di aver fatto il possibile

altrimenti deve risarcire il danno.

Si  tiene  cono  di  più  fattori,  come  l’età  della  persona,  o  se  l’attività è di gruppo o singola, ma è

colpa  dell’allenatore  anche  se  l’allievo  è  maggiorenne?

I giudici  si  sono  divisi,  alcuni  ritengono  che  l’allenatore  è  colpevole  se  i  maggiorenni  inducono  

danni a terzi durante  l’attività  sportiva.  L’allenatore  può  incorrere anche in responsabilità penale

se l’allievo  muore  (affoga  in  piscina)  ciò  perché  si  viola  l’obbligo  di  sorveglianza.,  l’articolo che

regola questo caso è il 40 del codice penale ed afferma che: “chi  non  impedisce un fatto che sia

d’obbligo che dovesse impedire, è colpevole e può costituire un omicidio omissivo”.

Tutela sanitaria prima di ogni competizione è necessaria una visita medica per evitare che si

faccia  male  l’atleta  o  per  vedere dopo un infortunio se è tutto regolare per evitare ricadute.

Responsabilità del medico Paga se effettua una diagnosi sbagliata. La normativa del 1982

impone ai soggetti di effettuare una  visita  di  controllo  per  l’idoneità fisica rilasciata da un medico

accreditato che segue dei protocolli.

Questi protocolli però presentano delle lacune essendo di circa 30 anni fa, le nuove discipline

quindi fanno riferimento allo sport più simile, ad esempio li beach volley fa riferimento alla

pallavolo.

Secondo la  normativa  del  1983  per  l’attività non agonistica basta presentare il certificato del

medico di base o del pediatra.

Il medico ha le competenze per valutare le condizioni di  un  atleta  nel  caso  in  cui  quest’ultimo

mentisse sulle sue condizioni fisiche pur di partecipare ad una competizione (comportamento

reticenti o menzionieri)  i  giudici  hanno  ritenuto  che  il  medico  al  di  la  di  ciò  che  l’atleta  afferma,  

deve rendersi conto se ci sono dei problemi altrimenti incorre in responsabilità.

La norma 2236 afferma che nei casi di particolare gravità il medico risponde alla colpa:

- di dolo  (se  in  accordo  con  l’atleta);

- colpa grave ( se negligente).

Il medico rispetta un codice etico (insieme di regole):

▪L’articolo  75  afferma  che  il medico deve valutare se un atleta può proseguire  un’attività  sportiva;

▪L’articolo  756  vieta  la  somministrazione  di  sostanze  dopanti  (  in  questo  caso la norma statale

interviene dando al medico una pena che può nei casi più gravi, la fine della professione).

Il principio principale è la tutela del paziente.

Responsabilità tecnici hanno  il  compito  di  regolare  l’attività  sportiva.

A seconda della disciplina cambiano i compiti, nel nuoto ad esempio un tecnico prende i tempi,

nella ginnastica esprime una votazione.  L’arbitro  garantisce  la  sicurezza  del  luogo  e  controlla  che  

gli attrezzi siano conformi a quelli regolamentari.

Doping

Si intende la somministrazione di sostanze dopanti.

Questo fenomeno si è  sviluppato  a  partire  dagli  anni  60  nei  paesi  dell’Est  per  poi  diffondersi  in  

tutta Europa a tutti i livelli: professionistico, dilettantistico e amatoriale.

La prima iniziativa contro il doping a livello europeo è stata la risoluzione del Comitato dei Ministri

del  Consiglio  d’Europa del 1966 con la quale si invitavano i governi degli stati membri a contrastare

questo fenomeno, seguì dieci anni dopo la Carta Europea dello sport per tutti.

Importante è stato il ruolo della Commissione Europea, che nella lotta al doping ha espresso tre

principi:

- Il diritto di tutti (sportivi e non) alla tutela della salute;

- Il  principio  d’integrità che deve garantire la regolarità della competizione sportiva;

- L’attenzione  particolare  alle  persone  più  vulnerabili  (bambini).

Il  16  novembre  del  1989  si  è  giunti  all’emanazione della Convenzione di Strasburgo contro il

doping, entrata in vigore con la ratifica di 4 stati membri (l’Italia  ha  ratificato  il  29  novembre  1995  

con la legge 522).

La convenzione elencava una lista di farmaci e metodi proibiti.

Si stabilì inoltre la figura dello sportivo in colui che partecipa assiduamente ad attività sportive (di

entrambi i sessi). Per coordinare le informazioni relative ai controlli da effettuare sugli sportivi è

stata istituita una banca dati (Adams) nella quale gli atleti inseriscono i propri dati personali, i

programmi di allenamento, la loro reperibilità cosi che le federazioni possono effettuare controlli a

sorpresa.

Il codice mondiale antidoping rappresenta il documento fondamentale su cui si basa il programma

mondiale della lotta al doping. Esso (il codice) detta i valori fondamentali a cui lo sport deve

tendere, e tutti insieme questi valori formano  lo  “spirito  sportivo”.

I valori principali sono :

- Etica;

- Fair play;

- Onestà e salute;

- Divertimento;

- Lavoro di gruppo;

- Rispetto delle norme e delle leggi;

- Coraggio;

- Solidarietà.

Nel nostro ordinamento il doping ha duplice valenza, è considerato sia:

- illecito disciplinare violazione delle norme federali, dato che tutte le federazioni e gli enti

vietano  nei  regolamenti  interni  l’assunzione di sostanze dopanti, poiché esse alterano i

risultati di una gara;

- reato.

La  legge  376  del  2000  punisce  l’uso  di  sostanze  dopanti  con  una pena, in questo caso si vuole

tutelare sia l’individuo  che  l’intera società pubblica.

Avendo  duplice  valenza  sono  molte  le  regole  da  tenere  presente  per  punire  l’atleta.

Nel caso di illecito sportivo:

Le federazioni prevedono  una  responsabilità  oggettiva  dell’atleta, infatti in ambito sportivo è

sufficiente  che  l’atleta  risulti  positivo  ai  test antidoping (o che rifiuti di sottoporsi al test o che non

si presenti) per essere sanzionato. Il test antidoping si effettua mediante le analisi delle urine o, in

alcuni casi attraverso le analisi del sangue.

L’articolo  2  al  comma  1  stabilisce  che  ciascun  atleta  ha  l’obbligo  di  accertarsi  di  non  usare  sostante  

dopanti.

Qual’ora ci siano problemi di salute,  all’atleta  è  permesso  prendere  dei  farmaci che non siano volti

a modificare la prestazione fisica.  Per  non  incorrere  in  sanzioni  l’atleta  presenta  un  certificato  del  

medico  curante  con  la  conferma  dell’uso di farmaci per validi motivi di salute.

Se dovessero esserci dei controlli e dai risultati si evidenziasse un elevata quantità di un farmaco

segnalato  dal  medico,  l’atleta  non  rischia sanzioni, al contrario se ci sono dosi massicce di farmaci

non segnalati dal medico curante, si presenta per  l’atleta  l’ipotesi  di  un  reato.

Ci sono stati dei fraintendimenti tra le federazioni nazionali e internazionali dato che alcuni

farmaci erano permessi dalle prime, vietati dalle seconde.

Per questo è stata creata la WADA (World Anti-Doping Agency) o AMA (Agenzia Mondiale

Antidoping) con sede dal 2001 a Montrèal ma istituita nel 1999 a Losanna, che ha creato una lista

di medicinali vietati, modificata e aggiornata ogni anno (tutto ciò è valido in ambito sportivo).

Nel caso di reato:

La situazione è diversa, infatti  l’atleta  è  punito  anche  a  titolo  di  dolo  (se  c’è  l’intenzionalità)  per  

raggiungere un fine specifico, non deve per forza concretizzarsi il  fatto,  basta  l’intenzionalità  per  

essere puniti.

Solo in Italia il doping è anche reato, nel resto dei paesi è solo un illecito disciplinare.

La  legge  376  del  200  nell’articolo  1  definisce  il  doping  come: “La  somministrazione  e  l’assunzione

di farmaci o pratiche mediche (autoemotrasfusioni) di sostanze farmacologicamente attive non

giustificate da problemi patologici (certificati) ai fini di migliorare le prestazioni fisiche”.

Il legislatore ha anche specificato  che  è  considerato  doping  l’assunzione  e  la  somministrazione di

sostanze utilizzate per modificare i risultati dei test antidoping.

L’articolo  9  descrive  il  reato e le sanzioni adottate, salvo che non si tratti di un reato grave (reato di

omicidio, infatti queste leggi sono più leggere). Il reato è punito con la reclusione da 3 mesi a 3

anni più un importo in denaro che si aggira intorno ai 15 e i 100 milioni di lire.

Chiunque è punibile:

- chi consiglia;

- chi procura;

- chi somministra.

La pena è aggravata se il comportamento:

- è rivolto a minorenni;

- se  c’è  il  coinvolgimento  di  un  soggetto  istituzionalmente ammesso alla lotta al doping

(dipendenti C.O.N.I.);

- se reca un danno irreversibile alla salute della persona (morte).

Il  medico  in  tale  circostanza  viene  cancellato  dall’ordinamento (pena accessoria) e subisce

l’interdizione del proprio lavoro e con le condanne avviene anche la confisca del farmaco

utilizzato.

Anche in questo caso sono seguite delle liste simili alla AMA delle sostanze vietate (ad esempio il

testosterone).

Nel  nostro  ordinamento  l’organo  competente in questo caso è la Commissione per la vigilanza e il

controllo sul doping, organo introdotto nel 2000 a composizione mista, cioè composto da:

- rappresentanti dei ministri;

- rappresentanti del C.O.N.I. (atleti, allenatori);

- rappresentanti medici (dottori, psicologi).

La  commissione  propone  l’elenco  delle  sostanze vietate che devono essere recepite con un

decreto da parte del Ministero della Salute. In più la commissione si occupa dei controlli

antidoping e predispone ed organizza campagne anti doping.

Altri organi competenti sono il Tribunale Nazionale Antidoping (giudica in primo grado o in

secondo grado dopo una sentenza degli organi federali)

L’ufficio di procura antidoping invece ha la funzione  dell’accusa,  cioè  chiede  la  squalifica  o  il  

deferimento di atleti colpevoli.

Infine  c’è il Comitato  per  l’esenzione  ai  fini  terapeutici (CET) cioè l’atleta  informa  il  comitato  dei  

farmaci utilizzati per non incorrere in sanzioni.

Il Contratto generale

Il contratto è uno strumento giuridico, ed è quello più utilizzato tra i privati, poiché serve a

soddisfare gli interessi di natura patrimoniale relativi alla sfera economica.

I contratti possono essere bilaterali, tra due soggetti, o plurilaterali, tra più di due parti che danno

vita ad enti.

Il contratto è definito dal codice civile come figura generale, alcuni contratti trovano

regolamentazione nel contatto stesso, altri sono regolamentati da una legge specifica, la legge

numero 91 del 23 marzo del 1981.

Esiste una categoria di contratti, che non sono regolamentati ne dal codice civile ne dalla legge

specifica, questi sono definiti contratti atipici (i più utilizzati nel settore sportivo).

Con i contratti possiamo soddisfare interessi personali e patrimoniali.

Come già detto il contratto si realizza tra due parti,lo sportivo da una parte e la società dall’altra.

Quest’ultima assume  l’obbligo di retribuire lo sportivo e, in cambio riceve la sua prestazione

sportiva [Principio della Corrispettività delle parti].

Contratto come autonomia

L’autonomia  è  vista  come  libertà dei privati, ed è riconosciuta dalla costituzione, quindi questa

autonomia contrattuale è tutelata per entrambe le parti (sportivo e società) del contratto.

Quando  però  non  c’è  una  parità  contrattuale,  cioè  quando  c’è  una  parte  più  debole,  lo  Stato  per  

garantire una pari contrattualità prevede delle limitazioni a questa autonomia.

Le parti molto spesso sono rappresentate da soggetti che hanno lo stesso interesse nello stipulare

il contratto.

In questo caso il contratto è visto come sistema che deve garantire il rispetto di una solidarietà

sociale. Anche se autonomo, il contratto deve basarsi sulla:

- Libertà di stipulare o no un contratto;

- Libertà  di  scegliere  l’altro  contraente;

- Libertà di contenuto rispetto ai contratti tipici (regolamentati dal codice civile) si è liberi di

aggiungere delle clausole;

- Libertà delle forme del contratto (scritto o orale) nel caso sia scritto ci sono più garanzie.

Per il contratto di lavoro professionistico si richiede la forma scritta, altrimenti è nullo.

Contratti Atipici (Leasing)

Sono contratti di locazione finanziale (uso del veicolo per il tempo previsto dal contratto, alla fine

di tale tempo viene restituito) non regolamentati.

Il nostro ordinamento li riconosce e prevede che debbano essere conformi alle discipline e che

siano portatori dei diritti che possono essere tutelati e che abbiano una certa rilevanza economica.

La libertà contrattuale non è illimitata, e proprio per il principio di parità e di solidarietà che nel

tempo sono state poste delle limitazioni.

Il notaio è il professionista dei contratti, ma in alcuni casi come per il contratto di lavoro sportivo,

non  c’è  bisogno del notaio, ma la società ha dei moduli prestampati da far compilare allo sportivo.

Una limitazione è che le parti non sono libere di scegliere il contenuto, ciò è stato ideato per

tutelare il contraente più debole.

La tutela sta, ad esempio, nel togliere alla società, la libertà di contenuto. Per questo è stato

creato un contratto “tipo”, il contratto normativo dove abbiamo i sindacati o la società da una

parte e il  professionista  dall’altra.  Hanno lo scopo di porre delle regole obbligatorie e si pongono

come  modelli  di  contratti  individuali  o  definiti  contratti  collettivi  (nell’ambiente  lavoro  sono  

rispettate le ore di lavoro e la retribuzione).

Elementi essenziali del contratto

▪ Accordo tra le parti (bilaterale/plurilaterale) in un  accordo  c’è  una  fase  preliminare  che  vieta  

trattative e dove le parti possono accettare o ritirarsi.

L’accordo  si  verifica  quando  le  due  coincidono.

Nel periodo delle trattative si è liberi, ma bisogna avere un comportamento corretto (essere

chiari), poiché se dovessero esserci dei comportamenti in “mala  fede” si incorre in una

responsabilità extracontrattuale cioè è  previsto  l’obbligo  al  risarcimento.  In  questo  caso  è  difficile

stabilire il valore del danno, esso rappresenta più che altro le spese effettuate inutilmente

(alberghi, viaggi, pranzi) da una delle due parti.

Stabilito l’accordo  si  avranno  le  successive  fasi.

▪ Causa è previsto che la causa sia lecita (scopo contrattuale);

▪Oggetto rappresenta il bene o la prestazione che è scambiata tra le parti, la maggior parte dei

contratti di scambio hanno 2 oggetti (quasi  uno  “scambio”), solo alcuni ne hanno solo uno

(donazione).  L’oggetto deve essere (non esiste oggi, ma esisterà domani) lecito e descritto dal

contratto;

▪Forma è libera, scritta o orale. Scritta se in ambito sportivo.

Invalidità Contrattuale

Un contratto può essere nullo quando manca un elemento essenziale o quando risulta dannoso

per lo statuto. Annullabilità

Il contratto produce effetti, ma è viziato  da  una  sanzione.  Se  c’è raggiro,violenza,minaccia il

soggetto può chiedere  l’annullamento  e  può  nei  casi  più  estremi  denunciare l’accaduto.

Risoluzione e Rescissione

Si verificano quando  c’è  uno squilibrio tra le parti.

▪ La rescissione si  ha  quando  c’è  uno squilibrio durante la fase di lavorazione del contratto.

▪La risoluzione avviene per uno squilibrio successivo al contratto, e può essere:

- Per adempimento una delle parti non esegue le prestazioni dovute, la parte

adempiente ha il modo di tutelarsi chiedendo la risoluzione (interruzione del contratto);

- Per eccessiva onerosità.

Nella sentenza di risoluzione il contratto non ha più effetti.

Le parti possono risolvere con:

- Clausola risolutiva espressa: si risolve la questione;

- Intimazione in adempiere; la parte adempiente mette per iscritto che gli è dovuta la

prestazione in un tempo prestabilito, superato il quale si risolverà la questione;

- Termine essenziale: si stabilisce solo il tempo entro la quale deve esserci il risarcimento

non altro;

- Impossibilità sopravvenuta della prestazione :si verifica solo per la prestazione dello

sportivo.  L’impossibilità  sopravvenuta si verifica quando per un evento, successivo alla

conclusione del contratto, che sia imprevisto o involontario, non permette allo sportivo di

effettuare la prestazione. La  malattia  o  l’invalidità  possono  caratterizzare  l’evento.  

L’articolo  24  “malattie e infortuni”afferma  che  nonostante  l’evento  involontario  lo  sportivo  

ha diritto alla retribuzione. Se questa malattia (o infortunio) supera i 9 mesi, si ha una

riduzione del 50% dello stipendio oppure si avrà la risoluzione del contratto, cioè si chiude

l’accordo contrattuale e lo sportivo è libero.

Rapporto Sport-Lavoro

Questo affiancamento in ambito giuridico non è stato ben riconosciuto.

Con la legge 91 del 1981 si è avuta una regolamentazione del fenomeno sportivo mentre nel

periodo antecedente (a questa legge) i problemi connessi alla conciliazione lavoro e sport erano

difficoltosi.

La legge 91 prevede che la prestazione dello sportivo sia subordinata al lavoro.

Con  l’intervento  legislativo lo sport si è trasformato in un vero lavoro.

Rapporto Lavoro Subordinato o Autonomo

▪ Nel lavoro subordinato da una parte abbiamo il lavoratore  dall’altra  il  datore  di  lavoro.  Il  

lavoratore rispetta le direttive che gli vengono impartite dal datore di lavoro, e quindi le modalità

esclusive non sono libere; è una prestazione di mezzi e non di risultati (quando il lavoratore ha

eseguito la sua prestazione, ha diritto alla retribuzione) I rischi connessi alla prestazione lavorativa,

ricadono sul datore e non sul lavoratore. La subordinatura la ritroviamo in una serie di norme che

riguardano il suo comportamento complessivo, tra gli obblighi troviamo il divieto di non

partecipare  ad  altre  manifestazioni  sportive.  E’  d’obbligo  l’assicurazione.

Alla mancanza di questi obblighi vi è la sanzione disciplinare.

▪ Nel lavoro autonomo troviamo professionisti , anche in questo caso sono previste le tutele, ma

se ne fa carico il lavoratore.

La legge 91 introduce una disciplina speciale nel lavoro sportivo poiché tiene conto delle esigenze

sportive.

E’    vero  che  la  federazione  è  estranea  al  rapporto  lavoro-sport ma riesce ad avere incidenza su

tutto il rapporto contrattuale tanto da dare delle influenze sui contenuti.

Incide perché gli atleti sono tesserati alla società e la società è affiliata con la federazione e quindi

si assume la responsabilità e può controllare il contenuto del contratto stipulato dai contraenti e

può approvarlo.

L’approvazione  viene  data  dopo  che  la  federazione  controlla il contenuto o la retribuzione.

Articoli della legge 91 del 1981

Questa legge è  applicata  al  settore  professionistico,  viene  specificata  la  figura  dell’atleta,  

dell’allenatore  e  del  direttore  tecnico.

Il professionismo presenta delle onerosità (dalla prestazione corrisponde una restituzione) e una

continuità (prestazioni collegate nel tempo, dello sportivo connesse alle esigenze della società).

In totale ci sono 18 articoli:

- Capo I I primi 9 fanno riferimento allo Sport Professionistico;

- Capo II Dal 10 al 14 si fa riferimento alle Federazioni Nazionali e alle Società Sportive;

- Capo III Il 15 rappresenta delle disposizioni di carattere tributario;

- Capo IV Gli ultimi 3 (16-17-18) rappresentano alcune disposizioni finali.

Articolo 1: Attività sportiva

L’esercizio  dell’attività  sportiva,  sia  essa  svolta  in  forma  individuale  o  collettiva,  sia  in forma

professionistica o dilettantistica è libera.

Articolo 2: Professionismo Sportivo

Sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi e i preparatori atletici

che  esercitano  l’attività  sportiva  a  titolo  oneroso  con  carattere  di  continuità  nell’ambito  delle  

discipline regolamentate dal C.O.N.I. e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive

nazionali,  secondo  le  norme  emanate  dalle  federazioni  stesse,  con  l’osservanza  della  direttive  

stabilite  dal  C.O.N.I.  per  la  distinzione  dell’attività  dilettantistica  da  quella  professionistica.

Articolo 3: Prestazione sportiva dell’atleta

La  prestazione  a  titolo  oneroso  dell’atleta  costituisce  oggetto  di  lavoro  subordinato,  regolato  dalle  

norme contenute nella presente legge. Essa costituisce tuttavia oggetto di contratto di lavoro

autonomo quando ricorre almeno uno dei seguenti requisiti:

- L’attività  sia  svolta  nell’ambito  di  una  singola  manifestazione  sportiva  o  di  più  

manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo;

- L’atleta non sia contrattualmente vincolato per ciò che riguarda la frequenza o sedute di

preparazione  all’allenamento;

- La prestazione che è oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non superi

8 ore settimanali oppure 5 giorni ogni mese, ovvero 30 giorni ogni anno.

Articolo 4: Disciplina del lavoro subordinato sportivo

Il rapporto di prestazione sportiva a titolo oneroso si costituisce mediante assunzione diretta (le

parti si scelgono liberamente) o con la stipulazione di un contratto in forma scritta (pena

l’annullamento)  tra  lo  sportivo e la società destinataria delle prestazioni sportive, secondo il

contratto  tipo  predisposto  conformemente  all’accordo  stipulato  ogni  3  anni  dalla  federazione  

sportiva  nazionale  e  dei  rappresentanti  delle  categorie  interessate.  La  società  ha  l’obbligo di

depositare  il  contratto  presso  la  federazione  sportiva  nazionale  per  l’approvazione.

Articolo 5: Cessione del contratto

Il  contratto  di  cui  l’articolo  precedente  può  contenere  l’approvazione  di  un  termine  risolutivo,  non  

superiore a 5 anni dalla dati  di  inizio  del  rapporto.  E’  ammessa  la  successione  di  contratto  a  

termine fra gli stessi soggetti.

Articolo 6: Premio di addestramento

Articolo 7: Tutela Sanitaria

L’attività  sportiva  professionistica  è  svolta  sotto  controlli  medici,  viene  istituita  una scheda

sanitaria per ciascuno sportivo professionista. Ne viene depositata una copia presso la federazione

sportiva  nazionale  e  una  alla  società  d’appartenenza.

L’aggiornamento  delle  schede (aggiornamento semestrale) è un lascia passare per svolgere

competizioni.

Articolo 8: Assicurazione Contro i Rischi

Le società devono stipulare una polizza assicurativa individuale a favore degli sportivi

professionisti contro il rischio di infortuni o nei casi peggiori di morte.

Articolo 9: Trattamento Pensionistico

L’assicurazione  obbligatoria  per  invalidità,  vecchiaia  o  superstiti  è  estesa  a  tutti  gli  sportivi  

professionisti, i contributi sono calcolati sul compenso globale annuo, e sono ripartiti tra società

sportive (i due/terzi) e assicurati (un/terzo) se si tratta di lavoro subordinato, se invece è

autonomo tutti (contributi) sono a  carico  dell’assicurato.  Gli  sportivi  professionisti  iscritti  al  fondo  

sociale possono avere il diritto di pensione al compimento del 45esimo anno di età (43 per le

donne) quando risultino a loro favore versati almeno 20 anni di contributi.

I  primi  6  articoli  stabiliscono  la  subordinazione  e  la  costituzione,  il  7  è  una  disposizione,  l’8  e  il  9  

prevedono la non applicabilità di alcuni articoli di leggi importanti (20 maggio 1970, legge 604 del

1966, legge 230 del 1962).

Articolo 10: Costituzione (Atto costitutivo) e affiliazione

Possono stipulare contratti con atleti professionisti solo società sportive per azioni (S.P.A.) o

società a responsabilità limitata (S.R.L.).

L’atto costitutivo prevede che la società possa svolgere esclusivamente attività sportive, e che una

quota degli  utili  (minimo  il  10%)  sia  destinata  a  scuole  giovanili.  Prima  di  depositare  l’atto  

costitutivo,  la  società  deve  ottenere  l’affiliazione  da  una  o  più  federazioni riconosciute dal C.O.N.I.

L’’affiliazione  può  essere  revocata  dalla  federazione  nazionale sportiva (gravi infrazioni) e alle

società è concesso un ricorso alla giunta del C.O.N.I. che si pronuncia entro 60 giorni.

Articolo 11: Deposito degli atti costitutivi

Le società entro 30 giorni devono  depositare  l’atto  costitutivo  presso  la  federazione alla quale

sono affiliate.

Articolo 12: Garanzia per il regolare svolgimento dei campionati sportivi

Le società  sono  sottoposte  ai  controlli  (al  fine  di  verificarne  l’equilibrio  finanziario) e ai

conseguenti provvedimenti delle federazioni sportive per delega del C.O.N.I.

Articolo 13: Potere di denuncia al tribunale

Le federazioni nazionali sportive possono procedere alla denuncia di una società.

Articolo 14: Federazioni Sportive Nazionali

Sono costituite dalle società e dagli organi affiliati, sono rette da norme statuarie e da

regolamenti basati sul principio di democrazia. Alle federazioni è riconosciuta autonomia tecnica,

organizzativa e di gestione sotto la vigilanza del C.O.N.I.

Articolo 15: Trattamento Tributario

Articolo 16: Abolizione vincolo sportivo

Entro 5 anni dalla data in vigore di questa legge saranno eliminate le limitazioni alla libertà

contrattuale  dell’atleta  professionista.

Articolo 17

Articolo 18: Trasformazione delle società

Applica  la  legge  dell’8  luglio  1977  agli  organi  del  C.O.N.I.

I meriti della legge 91 del 1981

I meriti li ritroviamo:

- nell’articolo 3 dove è stata inquadrata la prestazione sportiva in ambito lavorativo;

- Nell’aver qualificato il professionismo sportivo (Articolo 2);

- Nell’aver  inserito  la  prestazione  dell’atleta  nel  contratto  di  lavoro  subordinato. (Articolo 4).

I Demeriti della legge 91 del 1981

Il demerito più grande è sicuramente quello di non aver dato la possibilità di ampliare questa legge

al dilettantismo. Mobbing

Deriva dal verbo (assalire, aggredire) e indica la condotta di colui che, tramite pratiche

TO MOB

vessatorie, caratterizzate  da  violenza  morale,  induce  altri  all’allontanamento  dal  posto  di  lavoro.

L’autore  di questo fenomeno è chiamato , la vittima .

MOBBER MOBBIZZATO

E’  anche  stato  definito  come  un’azione, o una serie di azioni, che si ripetono per lungo tempo,

compiuta da uno o più mobber per danneggiare qualcuno per uno scopo ben preciso.

Tale  scopo  è  l’annientamento  sociale  e  professionale,  il  mobbizzato  infatti  arriva  ad  abbandonare  il  

posto di lavoro, con ricadute sia sul piano economico che sul piano della serenità affettiva tanto da

cadere in uno stato depressivo.

Ci sono 5 requisiti per dichiarare una condotta come mobbing

1. Il luogo in cui la condotta è attuata;

2. La  strategia  persecutoria,  o  meglio  l’intenzionalità;

3. L’andamento  in  fasi  successive;

4. La modalità vessatoria;

5. La frequenza e la durata.

Essendo un processo in continua evoluzione, prevede nel tempo un peggioramento che può

essere racchiuso in 4 fasi ( il terzo punto elencato prima);

- Conflitto latente il soggetto è coinvolto in piccoli contrasti quotidiani a lavoro;

- Conflitto mirato la situazione di contrasto è un vero e proprio conflitto non è più un

fatto occasionale;

- Conflitto pubblico la situazione conflittuale diviene di dominio pubblico (primi cedimenti

da parte del mobbizzato);

- Esclusione anticipata dal mondo del lavoro definitivo allontanamento dal posto di

lavoro.

Possiamo distinguere:

▪Mobbing verticale posto tra soggetti di cariche grado e qualifiche diverse;

- Mobbing verticale discendente attuato da un superiore gerarchico;

- Mobbing verticale ascendente attuato  da  dipendenti  verso  un’autorità  superiore;

▪Mobbing orizzontale attuato tra colleghi di lavoro pariordinati;

▪Mobbing diretto il comportamento vessatorio è attuato direttamente nei confronti della

vittima;

▪Mobbing indiretto il comportamento vessatorio è attuato nei confronti di familiari o amici

della vittima;

▪Mobbing leggero il comportamento vessatorio si esprime mediante atti silenziosi e non palesi

difficilmente dimostrabili atti ad isolare la vittima;

▪Mobbing pesante il comportamento vessatorio è palese ed è espresso mediante atti di

violenza sia psicologica che fisica.

Riconoscimento del mobbing

E’  stato  giuridicamente  riconosciuto  in due sentenze ( 16 Novembre e 30 Dicembre 1999) dal

Tribunale di Torino, recentemente invece la Corte Costituzionale con la sentenza numero 359 del

2003 ha espressamente dato un significato al mobbing.

Il mobbing rientra nella responsabilità contrattuale, poiché è a carico del  datore  di  lavoro  l’obbligo

di adattare misure, che a secondo della particolarità del lavoro, sono necessarie a tutelare

l’integrità  fisica  e  la  personalità dei propri lavoratori.

Mobbing in ambito sportivo

Le società sono tenute ad assicurare a ciascun tesserato  lo  svolgimento  dell’attività  sportiva  con  

l’osservanza  dei  limiti  previsti  dalla  categoria  d’appartenenza,  in  più  fornisce  al  calciatore  

attrezzature idonee alla preparazione e mette a sua disposizione un ambiente consono per la sua

dignità professionale.

Il calciatore deve partecipare:

- Agli allenamenti e alla preparazione precampionato (salvo casi di malattia o infortunio)

negli orari previsti;

- A tutte  le  gare  ufficiali  o  amichevoli,  da  disputare  in  Italia  o  all’estero.

Il calciatore è tenuto ad osservare strettamente il dovere di fedeltà nei confronti della società,

evitando  comportamenti  che  siano  tali  da  arrecare  pregiudizio  all’immagine  della  società.  Inoltre  il  

calciatore deve custodire con diligenza gli indumenti ed i materiali sportivi forniti dalla società e

non deve interferire nelle scelte tecniche e gestionali della stessa.

Possiamo avere dei casi di mobbing verticali:

SOCIETA’  SPORTIVA CALCIATORE

ALLENATORE CALCIATORE

L’allenatore  è  tenuto  a  mantenere  una  condotta  conforme  ai  principi di lealtà ed è obbligato al

rispetto  dell’istituzioni  impartite    dalla società, a rispettare il dovere di fedeltà e a fornire esempio

di disciplina e correttezza civile. Ha diritto però a non subire interferenze da parte della società

riguardo alla scelta di natura tecnico-sportiva.

Può presentarsi anche un fenomeno di mobbing orizzontale:

CALCIATORI(compagni di squadra) SINGOLO CALCIATORE

O anche di mobbing verticale ascendente al  fine  di  provocare  l’esonero  dell’allenatore:

CALCIATORI ALLENATORE

In Italia i casi sono stati quelli dei calciatori: Zanin, Iaquinta, Taddei, Cassano, Jimenez e Marchini.

Il contratto di Sponsorizzazione

“L’arte  di  far  parlare  di  se,  parlando  di  altro”

La  sponsorizzazione  consiste  nell’attività  di  diffusione di un messaggio commerciale attraverso la

realizzazione di un evento o una serie di eventi organizzati dallo sponsee che veicola il messaggio

stesso,  il  quale  è  terzo  rispetto  all’impresa,sponsor, cui il messaggio è riferito.

Fondamento della sponsorizzazione è il diritto della persona celebre allo sfruttamento

commerciale della propria immagine (right of publicity).

Differenze tra Sponsorizzazione e pubblicità

La pubblicità mira  alla  sollecitazione  del  pubblico  dei  consumatori  al  fine  dell’acquisto  del  

prodotto o dell’oggetto di propaganda;

La sponsorizzazione è direttamente finalizzata  allo  svolgimento  di  un’attività  (o  servizio)  dal  

godimento dei quali possa trarre apprezzamento il consumatore tanto da acquistare

indirettamente il prodotto;

La pubblicità come mezzo di comunicazione utilizza il mezzo televisivo (messaggio di breve

durata);

La sponsorizzazione si  realizza  mediante  una  comunicazione  di  lunga  durata  poiché  l’oggetto  

principale    non  è  il  prodotto,  ma  l’evento.

La pubblicità c’è la possibilità di programmazione certa dei tempi, dei contenuti e dei risultati,

tutto  dipende  dalla  frequenza  e  dall’intensità  della  diffusione  del messaggio;

La sponsorizzazione ci sono altri fattori che possono incidere sul guadagno, come il successo

della squadra, audance che la squadra ottiene,  la  simpatia  del  pubblico  verso  un’atleta;

La pubblicità colpisce indistintamente tutte le categorie dei consumatori;

La sponsorizzazione colpisce solo coloro che risultano interessati;

La pubblicità sul piano economico ha costi certi e rendimenti costanti;

La sponsorizzazione ha costi incerti e incostanti.

Spesso  la  sponsorizzazione  è  l’unica  alternativa  di  propaganda  efficace  la  dove, un’impresa  abbia  

già largamente investito nella pubblicità(saturazione del pubblico).

Sponsorizzazione e figure affini

- Mecenatismo circostanza  in  cui  un  soggetto,  finanzia  un’attività  senza  il  fine  della  propaganda  

pubblicitaria  del  proprio  marchio,  non  c’è  l’obbligo da parte del ricevente di effettuare prestazioni

per ricambiare;

- Patrocinio accordo  in  cui  un  soggetto  consente  l’uso del proprio nome per lo svolgimento di

un’attività (essendo finanziato o no) finalizzata all’assistenza verso fondazioni artistiche. A

differenza della sponsorizzazione, il soggetto (patrocinio) non è un imprenditore e non trae nessun

vantaggio economico (effettua una donazione);

-Pubblicità testimoniale consiste  nell’utilizzo  del  nome  di  un  soggetto  come  “testimone”  per  

finalità  promozionali  in  favore  di  un’azienda. Il rapporto azienda-testimone (è il testimone che

segue  l’azienda  nello  svolgimento  della  sua  attività,  promo  pubblicitaria)  è  l’opposto  di  quello  

sponsor-sponsee (lo sponsor segue lo sponsee nello svolgimento della sua attività che non

comprende il fine pubblicitario);

-Product placament pubblicità di un prodotto durante uno spettacolo in virtù di un accordo tra

produttore  e  titolare  dell’evento.  A  differenza  della  sponsorizzazione  (immedesimazione  tra  il  

prodotto  e  l’evento)  nel  product  placament c’è  solo  lo  scopo  ai  fini  pubblicitari del prodotto.

-Merchandising cessione a titolo  oneroso  del  marchio  di  un’impresa  a  favore  di  un’altra  impresa

che ha interesse ad apporre il marchio sui propri prodotti con maggiore possibilità di collocazione

del marchio.

-Vendita promozionale accordo  tra  impresa  e  soggetto,  quest’ultimo  organizza  un evento per

aumentare  la  vendita  dei  prodotti  dell’impresa.  A  differenza  della sponsorizzazione questa vendita

promozionale è un accordo di natura occasionale a durata limitata.

-Partnership Accordo  tra  imprenditore  e  società,  diretto  all’utilizzazione  ai  fini  pubblicitari  e  

dietro corrispettivo di spazi e attività che fanno capo alla società senza coinvolgere i tesserati.

Tipologie di sponsorizzazione

▪ Sponsorizzazioni culturale o artistiche: non molto diffuse in Italia al contrario, molto sviluppate

negli Stati Uniti.

▪Sponsorizzazione Radiotelevisiva: unico oggetto di specifico riconoscimento legislativo, con la

legge del 17 dicembre 1992.

▪Sponsorizzazione sportiva: in Italia la prima sponsorizzazione sportiva si ebbe nel 1947 tra la

squadra di pallacanestro Olimpia Borletti di Milano trasformata in Simmenthal Milano. Si presenta

la particolarità che la veicolazione del segno distintivo dello sponsor si vede, nella stampigliatura di

esso nei materiali sportivi usati dallo sponsor,  anche  mediante  l’accostamento  del  nome  dello  

sponsor a quello dello sponsee cosi da consentire una maggior diffusione del messaggio

promozionale.

In più lo sponsor non si limita a dare un corrispettivo in denaro, bensì principalmente in mezzi e in

attrezzature come maglie o scarpe.

La sponsorizzazione rientra nella categoria dei contratti atipici, poiché non è disciplinata dal

legislatore,  ma  la  sua  regolamentazione  discende  dall’autonomia dei privati. Lo scopo consiste

nella diffusione a scopi pubblicitari da parte dello sponsee del marchio dello sponsor dietro

corrispettivo. Possiamo quindi definirlo un contratto a titolo oneroso.

Il mancato raggiungimento del ritorno pubblicitario in favore dello sponsor a cause del basso

rendimento sportivo dello sponsee, non costituisce inadempimenti del contratto poiché il

finanziamento a carico dello sponsor è dato dalla consapevolezza che il ritorno pubblicitario possa

non realizzarsi.

Serie di clausole

- Clausola penale in caso di inadempimento, la parte inadempiente è obbligata a versare la

somma  di  denaro  stabilita  a  prescindere  dal  danno  patito  dall’altra  parte;

- Clausola di esclusiva limita entrambi le parti a concludere contratti di sponsorizzazione

con terzi, per la durata del contratto che le lega;

- Clausola compromissoria attuazione mediante le quali le parti devolvono al giudizio di un

privato (arbitro) la risoluzione delle controversie che dovessero tra loro insorgere.

Forma contratto di sponsorizzazione

Non è d’obbligo  la  forma  scritta  (salvo  i  casi  in  cui  la  legge lo preveda) ma è la più consigliata e la

più valida. Licensing e Merchandising

-Merchandising: si indica lo sfruttamento del valore suggestivo acquisito da nomi, espressioni,

figure, dotate di valore attrattivo, al fine di promuovere la diffusione e la vendita dei prodotti che

appartengono ad un diverso settore di mercato.

Il valore dipende dalla sua popolarità (popularity properties).

-Licensing: si indica il contratto di licenza  d’uso  del  marchio, concesso da parte del suo titolare

(licenziante) ad un altro soggetto (licenziatario), affinché quest’ultimo  apponga  il  marchio  stesso  

sui prodotti identici o simili a quelli per cui è stato creato.

Differenze tra le due

-Differente  è  l’oggetto  e  la causa nel merchandising il segno viene ceduto per essere opposto

sui prodotti di natura diversa da quelli per i quali lo stesso segno è stato originato mentre nel

licensing i prodotti del licenziatario sono identici (o simili) a quelli del licenziante.

-Il merchandising può riguardare oggetti diversi quali nomi, figure, immagini, nel licensing

troviamo solo marchi o brevetti.

-Differente è lo scopo nel merchandising è quello di promuovere la diffusione e la vendita di

prodotti estranei al settore al quale appartiene il prodotto, lo scopo del licensing è quello di

espandere un marchio nel settore del marchio stesso.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie, sportive e della salute
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher attilio1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Agostinis Barbara.

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