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Riassunto Diritto Commerciale - Contratti

Il file comprende tutti i tipi di arbitrato, l'impresa familiare e i seguenti contratti: azienda (trasferimento, usufrutto, affitto), fideiussione e contratto autonomo di garanzia, mandato e mandato di credito, d'opera, agenzia, mediazione, estimatorio, somministrazione, concessione di vendita, affiliazione commerciale, appalto, subfornitura, vendita, permuta, associazione in partecipazione, locazione... Vedi di più

Esame di Diritto commerciale avanzato docente Prof. D. Mantucci

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ESTRATTO DOCUMENTO

La vendita è il contratto che ha ad oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o di

un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo.

Si tratta di un contratto consensuale, ovvero si perfeziona con l’accordo tra le parti, senza

che siano necessari la consegna o il pagamento del prezzo.

La vendita è inoltre un contratto con effetti reali. Il consenso delle parti è perciò di regola

sufficiente perché la proprietà della cosa si trasferisca dal venditore al compratore, con

conseguente passaggio del rischio di perimento fortuito della cosa.

In alcuni casi tuttavia gli effetti reali della vendita si producono in un momento successivo

alla stipulazione del contratto. Al verificarsi di determinati eventi che determinano il

passaggio automatico della proprietà, senza che occorra un’ulteriore manifestazione di

volontà del venditore. Si parla in tal caso di vendita obbligatoria, o con effetti reali differiti.

In particolare si possono avere tre situazioni:

• la vendita di cose generiche: in questo caso la proprietà passa al compratore con

l’individuazione che consente di isolare le cose che formano oggetto della vendita.

Se si tratta di cose che devono essere trasportare, l’individuazione avviene con la

consegna al vettore;

• la vendita di cose future: il compratore acquista la proprietà non appena la cosa

viene ad esistenza, e se questa non viene ad esistenza il contratto è inefficace;

• la vendita di cose altrui: il venditore è obbligato a procurarsi la cosa da vendere al

compratore, e quest’ultimo ne diventa proprietario dal momento in cui il venditore

effettua l’acquisto.

Il venditore deve:

• consegnare la cosa al compratore;

• garantire il compratore dall’evizione e dai vizi della cosa.

Si ha evizione quando il compratore perde in tutto o in parte la proprietà della cosa

acquistata o subisce una limitazione nel libero godimento della stessa, a seguito

dell’azione giudiziaria di un terzo che vanta diritti sulla medesima.

Se l’evizione è totale, il venditore dovrà rimborsare al compratore il prezzo pagato e le

spese sostenute, anche se immune da colpa. Sarà inoltre tenuto a rimborsare

integralmente il danno se il fatto che ha prodotto evizione è imputabile ad un suo

comportamento doloso o colposo. Al contrario, se l’evizione è parziale, il compratore ha

diritto alla sola riduzione del prezzo oltre al risarcimento danni, ma può chiedere la

risoluzione del contratto se prova che non avrebbe acquistato la cosa senza la parte di cui

non è diventato proprietario.

La garanzia per evizione può essere esclusa dalle parti. In tal caso, il venditore non è

tenuto al risarcimento dei danni e deve rimborsare al compratore evitto solo il prezzo

pagato e le spese, obbligo che viene meno in caso di vendita a rischio e pericolo del

compratore.

Il venditore deve inoltre garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendono

inidonea all’uso cui è destinata o ne diminuiscano il valore.

La garanzia copre di regola solo i vizi occulti, quelli cioè taciuti e non riconoscibili. Di

conseguenza, il compratore è tenuto a controllare la cosa nel momento dell’acquisto.

Tale garanzia si estende ai vizi facilmente riconoscibili quando il venditore ha dichiarato

che la cosa era esente da vizi, ed i vizi apparenti che il compratore non ha potuto cogliere

al momento dell’acquisto

La garanzia per vizi può essere limitata od esclusa ma il patto è improduttivo di effetti se il

venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa.

In presenza di vizi coperti dalla garanzia, il compratore può chiedere alternativamente:

la risoluzione del contratto, con rimborso integrale del prezzo e delle spese sostenute; la

riduzione del prezzo in rapporto al minor valore della cosa a causa dei vizi.

L’esercizio delle azioni derivanti dalla garanzia per vizi deve essere intrapresa entro 8

giorni dalla scoperta, salvo che il venditore abbia riconosciuto l’esistenza del vizio o l’abbia

occultato, e sempre entro 1 anno dalla cosegna.

Dalla garanzia per vizi occulti, la legge distingue il caso in cui la cosa venduta non abbia le

qualità promesse, ossia quelle per il cui uso è destinata. In tal caso, il compratore ha diritto

alla risoluzione del contratto secondo le disposizioni generali sulla risoluzione per

inadempimento. In deroga a queste, la relativa azione è soggetta agli stessi termini di

prescrizione e decadenza stabiliti per la garanzia per vizi.

Quando la cosa consegnata sia completamente diversa da quella pattuita, l’azione di

risoluzione per inadempimento non è soggetta a termini di decadenza e soggiace

all’ordinaria prescrizione decennale.

Durante il periodo coperto dalla garanzia, il compratore ha diritto di ottenere la sostituzione

o la riparazione della cosa per difetti di funzionamento. L’azione va esercitata entro 30

giorni dalla scoperta, e si prescrive dopo 6 mesi dalla scoperta.

Quando la vendita ha per oggetto beni di consumo è stata introdotta un’ulteriore tutela del

compratore. In base a tale disciplina, il venditore ha l’obbligo di consegnare al

consumatore beni conformi al contratto di vendita ed è responsabile nei confronti dello

stesso per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene.

In caso di difetto di conformità, il consumatore può chiedere alternativamente la

riparazione del bene o la sua sostituzione a spese del venditore. Qualora ciò non sia

possibile, egli può richiedere una riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto.

Il venditore è responsabile solo se il difetto di conformità si manifesta entro 2 anni dalla

consegna del bene. Il difetto va denunciato entro 2 mesi dalla scoperta a pena di

decadenza, ed esperita la relativa azione in 24 mesi dalla consegna del bene.

Il compratore deve:

• pagare il prezzo convenuto;

• pagare le spese del contratto di vendita e quelle accessorie, comprese le spese di

trasporto se non è stabilito diversamente.

In caso di mancata determinazione del prezzo, il contratto è nullo a meno che non si tratti

di cose che il venditore vende abitualmente ed in tal caso si fa riferimento al prezzo

normalmente praticato.

Un particolare tipo di vendita è quello con riserva di proprietà, nel quale sono presenti di

regola le rate che determinano il pagamento del prezzo frazionato nel tempo.

Essa offre un’efficace tutela al venditore contro l’inadempimento del compratore e nel

contempo lo libera immediatamente dai rischi inerenti al perimento del bene. Infatti, il

compratore diventa proprietario della cosa acquisita solo con il pagamento dell’ultima rata

del prezzo, fermo restando che il venditore non ne può disporre. Inoltre, il rischio di

perimento della cosa è a carico del compratore fin dal momento della consegna, dato che

può goderne fin da subito. Il compratore sarà dunque tenuto al pagamento di tutte le rate

anche se la cosa perisce per causa a lui non imputabile.

A tutela del compratore, la legge precisa che il mancato pagamento di una singola rata

non comporta la risoluzione del contratto, a meno che l’importo in questione non superi

l’ottava parte del prezzo. Il venditore potrà agire giudizialmente per il pagamento della rata

scaduta.

Risolto il contratto, il venditore ha diritto alla restituzione della cosa di sua proprietà, ma

dovrà restituire le somme riscorre al netto della somma dovutagli per l’uso e per il

risarcimento danni. PERMUTA

La permuta è il contratto avente ad oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di

cose, o di altri diritti, da un contraente all’altro.

L’elemento caratteristico è che manca nello scambio il denaro come misura del valore del

bene. Si può dire che i beni scambiati sono l’uno la misura dell’altro.

Per queste affinità con la vendita il codice civile avvicina la disciplina della permuta a

quest’ultima, stabilendo che anche il permutante può subire evizione e se non intende

riavere la cosa data ha diritto al valore della cosa evitta, secondo le norma stabilite per la

vendita, salvo in ogni caso il risarcimento del danno.

ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE

L’associazione in partecipazione è il contratto nel quale una parte (associante) attribuisce

all’altra (associato) una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari,

verso il corrispettivo di un determinato apporto.

Tale contratto è: oneroso, bilaterale, aleatorio e di durata. La forma è libera.

L’apporto dell’associato è per lo più costituito da una somma di denaro. Tale contratto

permette quindi di reperire risorse finanziarie per lo svolgimento dell’attività o per il

compimento di determinate operazioni economiche, senza gravarsi di oneri fissi.

Il corrispettivo dell’apporto è invece costituito da una partecipazione agli eventuali utili.

L’associato è esposto quindi al rischio di perdere il capitale apportato, dato che partecipa

in egual modo alle perdite dell’impresa dell’associante o dell’affare, sia pure nei limiti di

quanto apportato.

L’apporto dell’associato entra a far parte del patrimonio dell’associante, che ne può

liberamente disporre. L’associante fa propri gli utili dell’impresa o dell’affare, salvo l’obbligo

di corrispondere all’associato la quota di utili pattuita e di restituirgli l’apporto alla scadenza

del contratto.

Nell’associazione in partecipazione l’attività d’impresa o l’affare dedotto in contratto

restano imputabili al solo associante.

Infatti, i terzi sono titolari di diritti e obbligazioni nei confronti del solo associante, così

come egli stesso è responsabile della gestione dell’impresa o dell’affare.

Nulla vieta allo stesso soggetto di attribuire in capo all’associato il potere di compiere atti

di impresa in suo nome e per suo conto tramite distinti rapporti contrattuali che si

affiancano all’associazione in partecipazione.

Estremamente limitati sono i poteri di controllo che la legge riconosce all’associato.

Principalmente, egli ha diritto al rendiconto dell’affare compiuto.

Il contratto potrebbe infine essere stipulato con più associati.

Il contratto di associazione in partecipazione viene collocato tra i cosiddetti contratti di

scambio, in quanto fonda il rapporto sulla base del sinallagma intercorrente tra le due

principali prestazioni delle parti. Esso presenta molti elementi di differenziazione con il

contratto di società, tra i quali: non si costituisce un soggetto giuridico e né si persegue un

scopo comune.

È un istituto flessibile in quanto viene disciplinato da soli 6 articoli, che lasciano inoltre

molta libertà alle parti.

Particolari problematiche ha portato la possibilità o meno di apportare la propria opera: per

finalità elusive.

Con la riforma Fornero si è stabilito che qualora l’apporto dell’associato consista in una

prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attività non

possa essere superiore a 3, indipendentemente dal numero degli associati, con l’unica

eccezione degli associati legati a quest’ultimi da un rapporto coniugale, di parentela entro

il 3 grado o di affinità entro il 2. In caso di violazione di questo divieto, il rapporto di lavoro

con tutti gli associati si considera rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

La disciplina viene rafforzata disponendo che i rapporti di associazione in partecipazione

con apporti di lavoro attuati senza che vi sia effettiva partecipazione dell’associato agli utili

dell’impresa o dell’affare, ovvero senza la consegna del rendiconto, si presumono di lavoro

subordinato a tempo indeterminato.

LOCAZIONE E AFFITTO

La locazione è il contratto col quale una parte si obbliga a far godere all’altra una cosa

mobile o immobile per un dato tempo, verso un determinato corrispettivo.

Salvo diverse norme di legge, la locazione non può stipularsi per un tempo eccedente i 30

anni. Se stipulata per un periodo più lungo o in perpetuo, è ridotta al termine suddetto.

Il locatore deve:

• consegnare al conduttore la cosa locata in buono stato di manutenzione. Alla

consegna la cosa locata deve risultare priva di vizi o difetti che sin dall’inizio ne

limitino o non ne consentano del tutto l’uso pattuito. Il locatore dovrà quindi

verificare che sia in buon stato, perché la mancata verifica è motivo di colpa;

• mantenere la cosa locata in condizioni da servire all’uso convenuto. Il locatore deve

provvedere sempre alle necessarie riparazioni, di sua pertinenza (opere di

manutenzione straordinaria e ordinaria), volte a garantire al conduttore un reale

godimento del bene. Solo le opere di piccola manutenzione sono a carico del

conduttore;

• garantirne al conduttore il pacifico godimento del bene durante la locazione. Il

locatore ha il dovere di provvedere a tutelare il conduttore dalle azioni di chi non si

limita ad una semplice e immotivata opera di disturbo, ma pretenda di avere un

diritto sulla cosa locata;

• provvedere alla registrazione del contratto nel termine di 30 giorni, dandone

documentata comunicazione, nei successivi 60 giorni, al conduttore e

all’amministratore del condominio (qualora l’immobile sia all’interno del

condominio).

Il conduttore deve:

• prendere la cosa in consegna e osservare la diligenza del buon padre di famiglia

nel servirsene per l’uso determinato nel contratto o per l’uso che può altrimenti

presumersi dalle circostanze. Non può quindi effettuare innovazioni che ne mutino

la destinazione o la natura, dovendo esercitare il suo diritto entro l’ambito delle

specifiche facoltà che risultano dal contratto;

• corrispondere nei termini convenuti il corrispettivo;

• restituire la cosa locata nello stato in cui l’ha ricevuta, salvo il deterioramento o il

consumo risultante dall’uso della cosa in conformità del contratto.

Il locatore deve eseguire tutte le riparazioni necessarie, eccettuate quelle di piccola

manutenzione che sono a carico del conduttore. Se si tratta di cose mobili, le spese di

conservazione e di ordinaria manutenzione sono, salvo patto contrario, a carico del

conduttore.

Il conduttore deve dunque dare avviso al locatore delle riparazioni necessaria e, se

urgenti, può eseguirle direttamente, salvo rimborso, purché ne dia contemporanea

comunicazione al locatore.

Se al momento della consegna la cosa locata è affetta da vizi che ne diminuiscono in

modo apprezzabile l'idoneità all'uso pattuito, il conduttore può domandare la risoluzione

del contratto o una riduzione del corrispettivo, salvo che si tratti di vizi da lui conosciuti o

facilmente riconoscibili. Il locatore è tenuto a risarcire al conduttore i danni derivati da vizi

della cosa, se non prova di avere senza colpa ignorato i vizi stessi al momento della

consegna.

Il patto con cui si esclude o si limita la responsabilità del locatore per i vizi della cosa non

ha effetto se il locatore li ha in mala fede taciuti al conduttore oppure se i vizi sono tali da

rendere impossibile il godimento della cosa.

Se i vizi della cosa o di parte notevole di essa espongono a serio pericolo la salute del

conduttore o dei suoi familiari o dipendenti, il conduttore può ottenere la risoluzione del

contratto, anche se i vizi gli erano noti, nonostante qualunque rinunzia.

Le disposizioni degli articoli precedenti si osservano, in quanto applicabili, anche nel caso

di vizi della cosa sopravvenuti nel corso della locazione.

Il locatore non può compiere sulla cosa innovazioni che diminuiscano il godimento da

parte del conduttore.

Se nel corso della locazione la cosa abbisogna di riparazioni che non possono differirsi

fino al termine del contratto, il conduttore deve tollerarle anche quando importano

privazione del godimento di parte della cosa locata.

Se l'esecuzione delle riparazioni si protrae per oltre un sesto della durata della locazione

e, in ogni caso, per oltre 20 giorni, il conduttore ha diritto a una riduzione del corrispettivo,

proporzionata all'intera durata delle riparazioni stesse e all'entità del mancato godimento.

Indipendentemente dalla sua durata, se l'esecuzione delle riparazioni rende inabitabile

quella parte della cosa che è necessaria per l'alloggio del conduttore e della sua famiglia,

il conduttore può ottenere, secondo le circostanze, lo scioglimento del contratto.

Il locatore è tenuto a garantire il conduttore dalle molestie che diminuiscono l'uso o il

godimento della cosa, arrecate da terzi che pretendono di avere diritti sulla cosa

medesima. Non è tenuto a garantirlo dalle molestie di terzi che non pretendono di avere

diritti, salva al conduttore la facoltà di agire contro di essi in nome proprio.

Il conduttore risponde della perdita e del deterioramento della cosa che avvengono nel

corso della locazione, anche se derivanti da incendio, qualora non provi che siano

accaduti per causa a lui non imputabile. È pure responsabile della perdita e del

deterioramento cagionati da persone che egli ha ammesse, anche temporaneamente,

all'uso o al godimento della cosa.

Il conduttore che ha eseguito addizioni sulla cosa locata ha diritto di toglierle alla fine della

locazione qualora ciò possa avvenire senza nocumento della cosa, salvo che il

proprietario preferisca ritenere le addizione stesse. In tal caso questi deve pagare al

conduttore una indennità pari alla minor somma tra l'importo della spesa e il valore delle

addizioni al tempo della riconsegna.

Il conduttore, salvo che non sia stato pattuito diversamente al momento della conclusione

del contratto, ha facoltà di sublocare, cioè mettere temporaneamente la cosa locatagli

nella disponibilità di un altro soggetto, previa comunicazione al locatore. Non può però

sublocare totalmente l’immobile.

Il conduttore non può invece cedere il contratto a terzi senza il consenso del locatore. In

tal caso, infatti, la trasmissione della cosa locata è da intendersi in via definitiva e non più

solo temporanea.

Si verifica poi la possibilità che un soggetto legato al conduttore possa subentrare nella

sua posizione contrattuale, come ad esempio in caso di morte del conduttore. In tal caso si

parla di successione nel contratto.

In relazione al pagamento del canone da parte del conduttore, la legge prevede i

cosiddetti casi di morosità incolpevole, ovvero situazioni di sopravvenuta impossibilità a

provvedere al pagamento del canone locativo a ragione della perdita o consistente

riduzione della capacità reddituale. Sono considerati casi di morosità incolpevole: la

perdita di lavoro per licenziamento; riduzioni dell’orario di lavoro; cassa integrazione

ordinaria o straordinaria; cessazione dell’attività; ecc.

In tali casi il conduttore ha diritto a ricevere dei contributi dal Comune.

Quando la locazione ha per oggetto il godimento di una cosa produttiva, mobile o

immobile, l'affittuario deve curarne la gestione in conformità della destinazione economica

della cosa e dell'interesse della produzione. A lui spettano i frutti e le altre utilità della cosa.

In questo caso si parla di affitto.

Se le parti non hanno determinato la durata dell'affitto ciascuna di esse può recedere dal

contratto dando all'altra un congruo preavviso. Sono salvi gli usi che dispongono

diversamente.

Il locatore è tenuto a consegnare la cosa, con i suoi accessori e le sue pertinenze, in istato

da servire all'uso e alla produzione a cui è destinata.

Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto, se l'affittuario non destina al servizio

della cosa i mezzi necessari per la gestione di essa, se non osserva le regole della buona

tecnica, ovvero se muta stabilmente la destinazione economica della cosa.

Il locatore può accertare in ogni tempo, anche con accesso in luogo, se l'affittuario osserva

gli obblighi che gli incombono.

L'affittuario può prendere le iniziative atte a produrre un aumento di reddito della cosa,

purché esse non importino obblighi per il locatore o non gli arrechino pregiudizio, e siano

conformi all'interesse della produzione.

Il locatore è tenuto ad eseguire a sue spese, durante l'affitto le riparazioni straordinarie. Le

altre sono a carico dell'affittuario.

Se l'esecuzione delle riparazioni che sono a carico del locatore determina per l'affittuario

una perdita superiore a 1/5 del reddito annuale o, nel caso di affitto non superiore a 1

anno, al quinto del reddito complessivo, l'affittuario può domandare una riduzione del fitto

in ragione della diminuzione del reddito oppure, secondo le circostanze, lo scioglimento

del contratto.

Se, in conseguenza di una disposizione di legge o di un provvedimento dell'autorità

riguardanti la gestione produttiva, il rapporto contrattuale risulta notevolmente modificato in

modo che le parti ne risentano rispettivamente una perdita e un vantaggio, può essere

richiesto un aumento o una diminuzione del fitto ovvero, secondo le circostanze, lo

scioglimento del contratto.

L'affittuario non può subaffittare la cosa senza il consenso del locatore. La facoltà di

cedere l'affitto comprende quella di subaffittare; la facoltà di subaffittare non comprende

quella di cedere l'affitto.

Se si è convenuto che l'affitto possa sciogliersi in caso di alienazione, l'acquirente che

voglia dare licenza all'affittuario deve osservare la disposizione dell'articolo 1616. Quando

l'affitto ha per oggetto un fondo rustico, la licenza deve essere data col preavviso di sei

mesi e ha effetto per la fine dell'anno agrario in corso alla scadenza del termine di

preavviso.

L'affitto si scioglie per l'interdizione, l'inabilitazione o l'insolvenza dell'affittuario salvo che al

locatore sia prestata idonea garanzia per l'esatto adempimento degli obblighi

dell'affittuario.

Nel caso di morte dell'affittuario, il locatore e gli eredi dell'affittuario possono, entro tre

mesi dalla morte, recedere dal contratto mediante disdetta comunicata all'altra parte con

preavviso di sei mesi. Se l'affitto ha per oggetto un fondo rustico, la disdetta ha effetto per

la fine dell'anno agrario in corso alla scadenza del termine di preavviso.

CONTRATTO DI RETE

Con il contratto di rete due o più imprese si obbligano ad esercitare in comune una o più

attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo scopo di accrescere la

reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato.

Il contratto di rete tra imprese è un nuovo strumento giuridico introdotto nell’ordinamento

italiano nel 2009, che consente alle aggregazioni di imprese di instaurare tra loro una

collaborazione organizzata e duratura, mantenendo la propria autonomia e la propria

individualità (senza costituire un’organizzazione come la società o il consorzio), nonché di

fruire di incentivi e di agevolazioni fiscali.

Per aggregazione di imprese si intende una realtà economico-produttiva unitaria costituita

da una molteplicità di imprese, tipicamente di piccole e medie dimensioni, tra le quali

intercorrono particolari rapporti di collaborazione ed interdipendenza.

Dal punto di vista interno all’organizzazione, le singole imprese, pur mantenendo ciascuna

la propria autonomia e la propria indipendenza giuridica ed economica, perseguono, oltre

al singolo interesse individuale, un interesse comune e, a tal fine, strutturano i loro rapporti

in modo tale che ciascuna di esse condiziona ed è condizionata dalle altre.

Dal punto di vista esterno, l’aggregazione può arrivare ad essere percepita, in particolare

dai clienti e dai fornitori, come un’entità unitaria che assorbe le singole imprese che la

costituiscono.

Il modello prediletto di aggregazione tra imprese è il cosiddetto distretto industriale, ossia

quel fenomeno industriale, tipicamente italiano, caratterizzato da una elevata

concentrazione, in un territorio ristretto, di piccole imprese specializzate nel medesimo

settore produttivo, nell’ambito del quale stringono forti legami, in termini occupazionali e

sociali, con la comunità locale.

Nella completa assenza di specificazioni o limitazioni legislative, pacificamente si ritiene

che qualunque tipo di impresa possa essere parte del contratto di rete, purché

sostanzialmente corrisponda alla figura dell’imprenditore e formalmente sia iscritta nel

registro delle imprese.

Lo scopo del contratto deve essere quello di perseguire l’accrescimento individuale o

collettivo della propria capacità innovativa e della propria competitività sul mercato.

La legge prevede espressamente che con il contratto di rete le parti si obbligano, sulla

base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati

attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni

di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologia ovvero ancora ad esercitare in

comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

Nello schema normativo, quindi, è previsto che le parti prima predispongano un cosiddetto

programma di rete, ossia un piano generale d’azione volto ad accrescere la capacità

innovativa e la competitività (fase statica dell’atto), e successivamente ne diano

esecuzione (fase dinamica del rapporto giuridico).

Tali attività possono essere di 3 tipi:

• collaborazione tra le parti in ambiti attinenti l’esercizio delle proprie imprese;

• scambio tra le parti di informazioni o di prestazioni (industriale, commerciale,

tecnica e tecnologica);

• esercizio in comune tra le parti di una o più attività rientranti nell’oggetto delle

rispettive imprese.

Per questo motivo, l’oggetto non è l’elemento che consente di distinguere il contratto di

rete da tutte le altre figure contrattuali stipulabili tra imprese, in quanto il programma di rete

potrà, di volta in volta, coincidere con uno o più degli altri contratti tipici. Ciò che distingue

il contratto di rete è la causa.

Il contratto di rete deve essere stipulato per atto pubblico, per scrittura privata autenticata

o per “atto firmato digitalmente” e va annotato in ogni registro delle imprese presso cui è

iscritta ciascuna impresa partecipante.

La legge prescrive dettagliatamente anche il contenuto del testo contrattuale, individuando

contenuti necessari e contenuti facoltativi.

I contenuti necessari, in mancanza dei quali il contratto è nullo, sono: le generalità delle

parti; gli obiettivi strategici; il programma di reta, con l’enunciazione dei diritti e degli

obblighi assunti da ciascun partecipante; la durata; le modalità di adesione; le regole per

l’assunzione delle decisioni.

Tra gli elementi facoltativi rientrano invece: il fondo patrimoniale; l’organo comune; il diritto

di recesso anticipato; la modalità di modifica a maggioranza del programma di rete.

Per fondo patrimoniale comune si intende una dotazione patrimoniale destinata

all’esecuzione del programma.

Le parti sono libere di stabilire la misura e i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e

degli eventuali contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a versare al fondo.

Nel caso in cui la rete sia dotata di fondo patrimoniale comune e di organo comune si

assiste ad un importante limitazione della responsabilità patrimoniale rispetto alle

obbligazioni contratte per l’esecuzione del programma. Le imprese aderenti, infatti, non

rispondo di tali obbligazioni. Ovviamente, se non si verifica questa situazione, le imprese

aderenti rispondono in maniera solidale per le obbligazioni contratte.

Entrando nello specifico, se la rete è dotata di fondo patrimoniale comune, si applicano le

seguenti disposizioni:

• il contratto deve prevedere una denominazione ed una sede per la rete;

• la rete che si iscrive nel registro, con tale iscrizione, acquista soggettività giuridica;

• la rete è tenuta a redigere annualmente una situazione patrimoniale, osservando

per quanto possibile le norme dettate per la redazione del bilancio d’esercizio delle

società per azioni;

• la rete è tenuta ad indicare negli atti e nella corrispondenza la propria sede, l’ufficio

del registro delle imprese presso cui è iscritta ed il numero di iscrizione.

Il contratto di rete può poi prevedere anche un organo comune, ossia il soggetto incaricato

di gestire in nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del contratto o di singole parti

o fasi dello stesso.

In assenza di precisazioni, l’organo comune può essere composto sia da persone fisiche

che giuridiche, può avere una composizione individuale o collegiale e possono farne parte

soggetti sia interni che esterni alle imprese aderenti.

La disciplina delle competenze dell’organo comune e delle sue modalità di funzionamento

è rimessa interamente all’autonomia negoziale delle parti contraenti.

A seconda che siano presenti o meno il fondo patrimoniale comune e l’organo comune, si

possono distinguere: rete-contratto, nella quale il fondo patrimoniale comune è un

complesso di beni su cui insistono una serie di diritti dei soggetti partecipanti alla rete e

l’organo comune agisce quale mandatario; rete-organizzazione, nella quale il fondo

comune è il patrimonio proprio della rete.

CONTRATTI DI ENERGIA

La fornitura di energia è un contratto tramite il quale l’energia prodotta viene trasferita

all’utilizzatore finale. Nello specifico è un contratto con cui una parte (venditore) si obbliga,

verso il corrispettivo di un prezzo, a somministrare a favore dell’altro (utente consumatore)

energia.

È un contratto:

• consensuale, ossia si perfeziona con l’accordo delle parti;

• oneroso;

• a prestazioni corrispettive, ossia l’energia viene erogata a seguito del pagamento

delle bollette;

• di durata, nel senso che l’esecuzione del contratto si protrae nel tempo per

soddisfare un bisogno del consumatore che si estende anche esso nel tempo.

Nel 2007 si è assistito alla liberazione di questo particolare mercato. Gli utenti sono

dunque liberi di scegliere il venditore di energia.

In Italia, l’Autorità per l’energia e il gas ha continuato a garantire determinate condizioni

fisse per gli utenti che non vogliono passare al mercato libero e, inoltre, ha continuato a

garantire regole comuni per quanto riguarda gli standard qualitativi, la condotta

commerciale e la continuità del servizio.

La completa liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica comporta che: tutti possono

scegliere liberamente un nuovo venditore di elettricità; tutti possono cambiare contratto

selezionando l’offerta più vantaggiosa e conveniente.

Il servizio di maggior tutela per la fornitura di energia elettrica e gas garantisce

l’applicazione dei prezzi stabiliti dall’Autorità Garante per l’Elettricità e il Gas (AEEG),

autorità dipendente dal Ministero delle Finanze, che aggiorna ogni trimestre i valori di

riferimento per le tariffe biorarie.

Gli utenti che non hanno sottoscritto contratti con un nuovo venditore e rimangono legati al

vecchio gestore continuano ad essere gestiti secondo le modalità e le tariffe stabilite

dall’AEEG in un regime vincolato detto “servizio di maggior tutela”, accessibile alle famiglie

e alle piccole imprese.

Quelli invece che passano al mercato libero, ovvero che diventano clienti di un venditore

che opera su detto mercato, sono gestiti con condizioni contrattuali e prezzi liberamente

stabiliti dal singolo venditore.

L’AEEG è un organismo indipendente, istituito nel 1995, con il compito di tutelare gli

interessi dei consumatori e di promuovere la concorrenza, l’efficienza e la diffusione di

servizi con adeguati livelli di qualità.

L’Autorità svolge anche una funzione consultiva nei confronti del Parlamento e del

Governo, ai quali può formulare segnalazioni e proposte. Presenta poi annualmente una

Relazione Annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta.

Le principali competenze dell’AEEG sono:

• stabilisce le tariffe per l’utilizzo delle infrastrutture, garantendo la parità di accesso;

• assicura la pubblicità e la trasparenza delle condizioni di servizio;

• promuove adeguati standard di sicurezza negli approvvigionamenti, con particolare

attenzione all’armonizzazione della regolazione per l’integrazione dei mercati e

delle reti a livello internazionale;

• definisce i livelli minimi di qualità dei servizi, per gli aspetti tecnici, contrattuali e per

gli standard di servizio;

• accresce i livelli di tutela e informazione ai consumatori;

• aggiorna trimestralmente le condizioni economiche di riferimento per i clienti che

non hanno scelto il mercato libero;

• svolge attività di monitoraggio, vigilanza e controllo e può imporre sanzioni.

Al fine di tutelare gli interessi dei consumatori e perché possano sfruttare pienamente i

vantaggi dell’apertura dei mercati energetici, la Commissione europea ha redatto una

Carta europea dei consumatori di energia, che prevede alcuni diritti fondamentali:

• allacciamento: il diritto di ricevere servizi regolari, prevedibili e sicuri di erogazione

di energia elettrica e gas;

• fornitura: il diritto di cambiare fornitore di energia elettrica e gas;

• contratto: nella Carta sono elencati gli elementi minimi che deve avere qualsiasi

contratto stipulato con il fornitore;

• informazioni: il diritto di avere informazioni aggiornate sulla fornitura di energia, le

condizioni contrattuali, i prezzi, le misure di efficienza energetica, l’origine e le fonti

di produzione;

• prezzi: l’energia deve essere erogata a prezzi ragionevoli e trasparenti;

• misure sociali: il diritto, per i cittadini vulnerabili, ad avere livelli minimi di servizi

energetici per evitare la povertà energetica;

• composizione delle controversie: il diritto a procedure di ricorso semplici e poco

costose in caso di controversie;

• divieto di pratiche commerciali sleali e diritto a procedure trasparenti.

I principali operatori del mercato energetico possono, su base volontaria, firmare la Carta.

Prima di aderire ad un contratto di energia si ha diritto di richiedere informazioni dettagliate

dell’offerta e del contratto proposto. Nell’offerta devono essere specificati:

• il prezzo del servizio, le eventuali modifiche nel corso del tempo;

• eventuali spese a carico del cliente;

• le condizioni per aderire all’offerta;

• le modalità e i tempi di recesso;

• come e quando saranno misurati i consumi;

• con quale scadenza dovrà essere pagato il servizio.

Prima di firmare qualsiasi proposta si deve analizzare la Nota Informativa predisposta

dall’Autorità, con elencate le informazioni chiare e complete che devono essere fornite da

chi propone il contratto.

Occorre ancora precisare che sul libero mercato è frequentemente richiesto di

sottoscrivere una proposta di contratto prestabilita dal venditore. Si tratta di un documento

che deve contenere tutti gli elementi del contratto e, una volta firmato, generalmente

impegna l’utente salvo il diritto di ripensamento da esercitare entro 10 giorni dalla firma.

Il contratto per la fornitura di energia elettrica può essere stipulato in diversi modi: presso

le filiali dell’azienda, presso gli sportelli appositi o in altri luoghi.

Tuttavia, nel caso in cui si stipula un contratto in un luogo diverso dalla sede dell’azienda,

si può recedere entro 14 giorni.

Una volta scelto il fornitore e sottoscritto il contratto, questo deve essere spedito entro 10

giorni presso l’abitazione. Ricevuto il contratto, il consumatore deve controllare che tutte le

clausole previste siano presenti e deve verificare con attenzione le caratteristiche dello

stesso.

L’Autorità ha definito le clausole indispensabili ed essenziali che un contrato deve

riportare, e sono: indirizzo e identità del fornitore; indirizzo del cliente; tipologia del

servizio; data di inizio e, se non a tempo indeterminato, le modalità di rinnovo.

Nel caso in cui si voglia cambiare fornitore, questa scelta non comporta spese per l’utente

a meno che non abbia già cambiato fornitore nei 12 mesi precedenti. In quest’ultimo caso,

il distributore di energia addebiterà al venditore prescelto un contributo fisso che sarà a

sua volta addebitato al cliente.

Il contributo non è mai dovuto se l’utente intende tornare al mercato libero di maggior

tutela.

Per aderire ad una nuova offerta è sufficiente stipulare il contratto con il fornitore prescelto

che inoltrerà la richiesta di recesso al vecchio fornitore e si occuperà delle procedure

necessarie di attivazione del nuovo servizio.

Nessun intervento fisico deve essere fatto agli impianti. Non vi è sostituzione del contatore

e le uniche spese che si devono sostenere sono quelle che fanno riferimento alla

sottoscrizione del contratto e alle imposte di bollo, in conformità con la disciplina fiscale.

Una volta completato il passaggio, il nuovo fornitore invierà le bollette in modo tale che sia

assicurata la continuità e la sicurezza del servizio ed il vecchio venditore emetterà la

bolletta di chiusura del rapporto.

Nella realtà gli utenti sono bersaglio di truffe di vario tipo.

Gli utenti che ricevono lettere o bollette da un fornitore diverso da quello abituale devono

contestare la bolletta, richiedendo il ripristino della fornitura preesistente e hanno, altresì, il

diritto di chiedere al Giudice di Pace un risarcimento del danno morale sia da parte della

società “madre” che dalla società che si è occupata di “procacciare” il contratto.

Diversa è l’ipotesi in cui vi sia inadempimento della società che eroga il servizio. In tal

caso se l’inadempimento è determinato da negligenza, l’utente può chiedere il

risarcimento dei danni subiti dall’utente davanti al Giudice di Pace o al Tribunale (a

seconda del valore della controversia). ARBITRATO

L’arbitrato è un istituto disciplinato dagli art. 806-840 del c.p.c. e riformato ampiamente dal

d.lgs. 40/2006, che attribuisce alle parti il potere di affidare a giudici privati, detti arbitri, la

decisione in merito alle loro controversie, derogando così alla competenza dell’autorità

giurisdizionale dello Stato.

Le parti non possono appellarsi all’arbitrato per controversie legate al diritto di famiglia e

per quelle che non possono formare oggetto di transazione, cosiddetti diritti indisponibili.

Si tratta di una comune modalità di risoluzione delle controversie civili e commerciali che

può essere prevista direttamente alla redazione del contratto con l’inserimento della

clausola compromissoria o, alternativamente, dopo l’insorgere della controversia con la

sottoscrizione per iscritto di un apposito accordo, il compromesso arbitrale.

Una peculiare caratteristica è che sono le parti a scegliere le figure degli arbitri, che

decideranno poi sulla controversia in base alla maggioranza semplice. Le parti

nomineranno un arbitro a testa e un altro sarà nominato da un soggetto al di sopra delle

parti.

Il giudizio arbitrale si conclude con la decisione degli arbitri, con efficacia vincolante nei

rapporti fra le parti e definito lodo arbitrale. Questo deve essere pronunciato, salva diversa

pattuizione delle parti, entro il termine di 240 giorni dall’accettazione della nomina. Inoltre,

il lodo arbitrale ha, dalla data della sua sottoscrizione, gli effetti della sentenza pronunciata

dall’autorità giudiziale. Alle parti è fatta salva la facoltà di richiedere al tribunale la

concessione della esecutorietà del lodo. Dunque, in seguito alla presentazione dell’istanza

e al deposito del lodo, il tribunale lo dichiara esecutivo con decreto dopo averne accertato

la regolarità formale. Il lodo arbitrale potrà poi essere impugnato per nullità, per

revocazione straordinaria e per opposizione di terzi.

L’istanza di arbitrato deve essere firmata su tutti i documenti originali dalla parte

personalmente. Se la parte è assistita da un difensore, la domanda può essere firmata dal

solo difensore munito di idonea procura, cha va allegata alla domanda.

La domanda di arbitrato è inviata alla Camera Arbitrale, con raccomandata o tramite posta

certificata all’indirizzo della Camera di Arbitrato e Conciliazione s.r.l., oppure con notifica

tramite ufficiale giudiziario.

L’istanza può essere consegnata personalmente dalla parte interessata presso la

segreteria della Ar.Co..

Il procedimento arbitrale comincia con la presentazione di una domanda di arbitrato, nella

quale viene precisato l’oggetto della domanda.

Le premesse della domanda di arbitrato sono equiparate dalla legge alla domanda

proposta in sede giudiziale. Quindi ha i seguenti effetti:

• la proposizione della domanda di arbitrato è idonea per sospendere il corso della

prescrizione e quindi la sospensione della stessa, dal momento in cui viene

proposta;

• la possibilità di trascrizione della domanda di arbitrato, in relazione a beni immobili

e beni mobili registrati.

Nei confronti dei terzi l’arbitrato ha lo stesso tipo di effetto del processo ordinario. Una

volta iniziato il processo arbitrale può verificarsi che una delle parti esponga un’eccezione

relativa all’interpretazione, alla validità e all’efficacia della convenzione di arbitrato,

cosiddetta eccezione d’incompetenza.

L’eccezione d’incompetenza viene sollevata dalla parte quando ritiene che durante il

processo arbitrale siano sollevate questioni che non rientrano all’interno della clausola

compromissoria e/o del patto compromissorio.

Questa eccezione deve essere fatta valere durante il procedimento, infatti, una volta

emesso il lodo, questo non è più impugnabile per vizio di incompetenza dell’arbitro.

Quindi, questa incompetenza va fatta valere alla prima difesa successiva alla nomina degli

arbitri.

Esistono diversi tipi di arbitrato. Questi sono:

• rituale: quando, svolgendosi secondo le regole del codice di procedura civile,

conduce ad una decisione, il lodo rituale, che ha efficacia di sentenza. Detta

sentenza può assumere esecutività soltanto attraverso un procedimento

giurisdizionale, ossia attraverso il deposito del loro presso la cancelleria del giudice

competente per territorio e la successiva pronunzia da parte del giudice di un

decreto che lo dichiara esecutivo;

• irrituale: quando conduce ad una decisione, il lodo irrituale, che ha natura ed

efficacia negoziale. Sostanzialmente sono gli arbitri stessi che decidono le regole di

svolgimento della procedura;

• di diritto: quando gli arbitri decidono secondo le norme di un certo ordinamento

giuridico;

• di equità: quando gli arbitri, invece di decidere seguendo le norme di un

determinato ordinamento giuridico, decidono secondo criteri di equità;

• amministrato: il codice di procedura civile si occupa all’art. 832 dell’arbitrato

secondo regolamenti precostituiti, e in questo caso si parla di arbitrato

amministrato. Con questa espressione si allude a un apposito organismo che

provvede all’emissione del giudizio arbitrale, attraverso la determinazione delle

regole del giudizio o la predisposizione dell’elenco degli arbitri da nominare;

• ad hoc: quando il procedimento è direttamente disciplinato dalle parti nella loro

convenzione arbitrale (clausola o compromesso), senza il riferimento ad una

istituzione arbitrale;

• internazionale: nel diritto internazionale è uno dei mezzi di soluzione pacifica delle

controversie. Più precisamente, secondo la pertinente Convenzione dell’AIA,

l’arbitrato ha per oggetto il regolamento di liti fra Stati per opera di giudici di loro

scelta e sulla base del rispetto del diritto. Il ricorso all’arbitrato implica l’impegno di

assoggettarsi in buona fede alla pronuncia. L’arbitrato internazionale è infatti

caratterizzato dalla volontà degli Stati di dirimere una controversia, presente o

futura, a mezzo di arbitri scelti dalle parti stesse, che devono decidere secondo

diritto. La decisione degli arbitri è vincolante per le parti. L’arbitrato menzionato tra i

mezzi pacifici di risoluzione delle controversie nell’art. 33 della Carta delle Nazioni

Unite, è una forma di regolamento giudiziale, in quanto la procedura si conclude

con una sentenza arbitrale che ha efficacia obbligatoria per le parti.

Le convenzioni dell’AIA del 1899 e del 1907 hanno istituito la Corte permanente

d’arbitrato, una lista di arbitri designati dagli Stati contraenti tra i quali gli Stati parti di

controversie possono, di volta in volta, scegliere gli arbitri cui affidare la soluzione delle liti.

La competenza arbitrale si fonda sul consenso delle parti in lite, che è sempre necessario

e può manifestarsi mediante diversi strumenti giuridici: gli Stati parti di una controversia

già in atto nominano un arbitro per la soluzione della stessa e si impegnano a rispettare la

decisione arbitrale; essi stipulano il cosiddetto compromesso arbitrale.

L’istituzione dell’arbitro può anche essere prevista prima del sorgere di un’eventuale

controversia in relazione all’applicazione e all’interpretazione di uno specifico trattato

mediante l’inserimento della cosiddetta clausola compromissoria. Spesso gli Stati per

evitare controversie insolubili hanno concluso trattati generali di arbitrato, che riguardano

controversie future di un certo tipo, indicando il collegio arbitrale competente a intervenire

e le norme da applicare al caso in questione.

L’ordinamento italiano prevedeva, in precedenza, un’unica forma di arbitrato, operante

anche in ambito societario. La specificità della materia ha tuttavia indotto un’evoluzione del

sistema giuridico, nel quale è stata introdotta una specifica forma di arbitrato in materia

societaria, limitato ad un determinato ambito operativo.

A seguito della riforma del diritto societario e cercando di eliminare l’arretrato civile, è stata

prevista la possibilità di inserire la clausola compromissoria nell’atto costitutivo o nello

statuto. Il suo ambito di applicazione ha ad oggetto soltanto le controversie relative a

società di persone o capitali, con esclusione delle società facenti ricorso al mercato del

capitale di rischio.

La decisione del terzo chiamato a risolvere il contrasto è impugnabile solo provando la sua

malafede, non è sufficiente infatti l’iniquità o l’erroneità della decisione. Questa

caratteristica ci fa muovere dall’arbitrato economico all’arbitraggio.

Per arbitrato societario si intende lo speciale procedimento arbitrale previsto e regolato

dagli articoli 34-37 d.lgs. 5/2003, che ha introdotto nell’ordinamento tale processo.

L’art. 34 dispone che negli atti costitutivi nonché negli statuti delle società possono essere

previste clausole compromissorie che prevedono la devoluzione ad arbitri delle

controversie insorgenti tra i soci, ovvero tra i soci e la società, che abbiano ad oggetto

diritti disponibili relativi al rapporto sociale.

Per espressa previsione, l’arbitrato societario non può essere applicato alle società che

fanno ricorso al capitale di rischio.

Per quanto concerne i limiti oggettivi dell’arbitrato societario, non sono arbitrabili le

controversie aventi ad oggetto diritti indisponibili e quelle per le quali sia previsto per legge

l’intervento del PM. Sono dunque arbitrabili le controversie aventi ad oggetto la validità

delle delibere, l’accertamento, la costituzione, la modificazione o l’estinzione del rapporto

sociale.

La clausola compromissoria deve conferire a pena di nullità il potere di nomina a un

soggetto estraneo alla società, per garantire una maggiore indipendenza e imparzialità.

Sempre con la riforma è stato introdotto il vincolo della clausola compromissoria per la

società e per i soci. Tale previsione consente di ritenere l’accordo compromissorio

contenuto nell’atto costitutivo opponibile nei confronti della società o dei soci, creando così

il presupposto per un effettivo ricorso alla tutela arbitrale. Tale vincolo è valido per tutti i

soci: per i assenti e dissenzienti al momento della stipula dell’atto costitutivo viene data la

possibilità di recesso entro 90 giorni; per i soci sopravvenuti viene richiesto un apposito

patto di adesione.

La riforma ha poi introdotto l’arbitrato economico, che costituisce un particolare sistema di

risoluzione dei contrasti interni relativi alla gestione della società.

La norma riconosce alle società di persone e alle s.r.l. la possibilità di inserire nei propri

atti costitutivi clausole con le quali delegano ad uno o più terzi il compito di dirimere i

contrasti insorti tra coloro cui compete il potere di amministrazione circa la decisione da

adottare in merito alla gestione della società.

Questa soluzione viene concessa a queste sole società per la particolare attività

amministrativa, che di regola è disgiunta.

GARANZIE BANCARIE OMNIBUS

L’esigenza della banca di assicurarsi il recupero del credito concesso al cliente ha

contribuito alla diffusione di particolari forma di garanzie personali o reali, fra le quali la

fideiussione omnibus ed il pegno omnibus.

La fideiussione omnibus è una garanzia personale a carattere generale. Assicura alla

banca l’adempimento di qualsiasi obbligazione, anche futura, assunta dal cliente garantito.

La posizione del fideiussore è perciò particolarmente gravosa in quanto si trova a dover

garantire una serie di obbligazioni non determinate al momento della concessione della

fideiussione. Tuttavia, nelle fideiussioni omnibus aventi ad oggetto obbligazioni future deve

essere previsto l’importo massimo garantito.

Questa particolare garanzia si differenzia anche perché la banca ha il diritto di ricevere il

saldo immediato di quanto dovuto, mediante richiesta scritta fatta al soggetto fideiussore.

Resta comunque l’accessorietà della garanzia, cosicché, al venir meno di quest’ultima, il

fideiussore, dopo il pagamento, può far valere contro la banca le eccezioni concernenti

l’invalidità dell’obbligazione principale.

GARANZIE BANCARIE AUTONOME

Altro fenomeno largamente diffuso è l’intervento di una banca con il ruolo di garante.

Le garanzie bancarie sono articolate a seconda dell’operazione garantita, che sia il

pagamento della merce venduta, la regolare esecuzione di un appalto o il mantenimento di

un’offerta contrattuale.

Esse ruotano attorno a due costanti:

• la banca garante si obbliga a pagare a prima richiesta, ossia senza che il

beneficiario sia tenuto a provare l’inadempimento della controparte e senza poter

opporre eccezioni;

• la banca si obbliga a pagare anche se l’obbligazione del debitore principale non è

venuta ad esistenza o è diventata successivamente impossibile.

Si nota immediatamente il distacco dal modello della fideiussione. L’obbligazione di

garanzia della banca è autonoma, svincolata dall’esistenza e dalla validità del rapporto

garantito.

La banca non solo copre l’inadempimento del debitore, ma assicura la soddisfazione

dell’interesse economico del beneficiario della garanzia. Si tratta perciò di contratto

autonomo di garanzia.

In caso di abusi o comportamenti dolosi del beneficiario è previsto che la banca escussa

debba ottenere la sospensione giudiziaria della garanzia.

MUTUO

Il mutuo è il contratto con il quale il mutuante consegna al mutuatario una determinata

quantità di denaro o di altre cose fungibili, mentre il secondo si obbliga a restituire

altrettante cose della stessa specie e qualità.

Il mutuo si presuppone oneroso, ma può essere stipulato anche a titolo gratuito, ed il

corrispettivo prende il nome di interesse.

Oggetto del contratto possono essere il denaro o altre cose fungibili. Questo permette di

distinguere tale contratto dal comodato, nel quale invece l’oggetto è una cosa infungibile.

Caratteristica del mutuo è che le cose date passano in proprietà del mutuatario, che può

quindi disporne liberamente restituendo, poi, non le stesso cose ricevute, ma altrettante

della stessa specie e qualità.

Il mutuo è un contratto reale, perché si perfeziona alla consegna del denaro o della cosa,

ed è ad obbligazioni unilaterali, in quanto sorgono obblighi solo in capo al mutuatario.

Con il mutuo di scopo viene data a mutuo una somma con l’obbligo per il mutuatario di

farne un determinato utilizzo. Il mutuatario è dunque vincolato ad usare la somma nel

modo, nelle modalità e nei tempi indicati dal contratto.

INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

L’esercizio nei confronti del pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti è riservato

agli intermediari autorizzati dalla Banca d’Italia. Questa tiene un albo del quale si devono

registrare soggetti che vogliono intraprendere tale esercizio.

Per ottenere l’iscrizione, i soggetti devono avere la forma di società di capitali o

cooperativa, per la quale è dettata disciplina particolare in tema di capitale sociale minimo.

Durante l’esercizio dovranno poi attenersi alle disposizioni emanate dalla Banca d’Italia,

che provvederà a vigilare e sanzionare eventuali comportamenti non consoni all’attività

stessa.

Le principali operazioni di intermediazione finanziaria sono leasing, factoring e

cartolarizzazione di crediti. LEASING

Il leasing è una nuova tecnica contrattuale nata per soddisfare una specifica esigenza

delle imprese: disporre di beni strumentali necessari per l’attività produttiva senza essere

costretti ad investire ingenti capitali nell’acquisto.

Il leasing è un contratto che intercorre fra l’impresa finanziaria specializzata e chi ha

bisogno di beni strumentali per la propria impresa.

Il leasing è ancora oggi un contratto privo di specifica disciplina legale.

Possiamo distinguere il leasing in funzione delle tecniche operative utilizzate in:

finanziario, operativo e lease-back.

Il leasing finanziario prevede una operazione che si svolge tra 3 soggetti: la società di

leasing (concedente), l’impresa interessata all’utilizzo del bene (utilizzatore) e l’impresa

che produce il bene in questione (fornitore).

L’impresa di leasing acquista il bene dal fornitore e lo cede in godimento all’utilizzatore

stipulando un contratto con le seguenti caratteristiche:

• il godimento è concesso per un periodo di tempo determinato che, nel caso si tratti

di beni strumentali, tende a coincidere con la vita tecnica del bene;

• come corrispettivo è previsto un canone;

• all’utilizzatore è riconosciuta la facoltà di acquisire la proprietà del bene alla

scadenza del contratto pagando un prezzo predeterminato.

Risulta evidente la differenza con la vendita con diritto di riserva: infatti non si diventa

proprietari della cosa nel momento del pagamento dell’ultima rata.

Con tale contratto si pone a carico dell’utilizzatore tutti i rischi connessi al godimento del

bene, compresi quelli relativa alla perdita o al perimento del bene anche se dovuti a causa

a lui non imputabile.

In caso di mancata o ritardata consegna del bene da parte del fornitore o, ancora, di

consegna di un bene non conforme, è riconosciuto all’utilizzatore di esercitare nei confronti

del fornitore le azioni che spettano al concedente.

La società di leasing ha diritto di chiedere la risoluzione del contratto anche in caso di

mancato pagamento di un solo canone, indipendentemente dall’ammontare. In questo

caso ha diritto anche di trattenere integralmente i canoni riscossi, salvo il risarcimento di

danni ulteriori.

Nel caso di leasing avente ad oggetto beni di consumo o immobiliari, la situazione cambia

perché non vi è coincidenza tra durata del contratto e durata della vita del bene. In tal

caso, perciò, l’utilizzatore dovrà corrispondere solo un equo compenso per l’uso ed il

risarcimento dei danni nella misura quantificata dal giudice.

Disciplina particolare riguarda il caso di fallimento dei soggetti che prendono parte al

leasing.

In caso di fallimento dell’utilizzatore si applica la regola generale secondo cui il contratto

rimane sospeso finché il curatore, con autorizzazione del comitato dei creditori, non decide

di subentrarvi, ed in tal caso il concedente diventa creditore in prededuzione rispetto agli

altri creditori, o di risolvere il contratto, ed in tal caso il concedente ha diritto alla

restituzione del bene, può trattenere i canoni già riscossi ed insinuarsi nel passivo per

l’importo restante.

Nel caso di fallimento del concedente, al contrario, il contratto continua.

Il leasing operativo si differenzia dal precedente poiché i beni sono concessi in godimento

direttamente dal produttore.

Nel leas-back un imprenditore vende i propri beni ad una società di leasing, che glieli

restituisce sotto forma di leasing. FACTORING

Il factoring consiste nella cessione di crediti pecuniari verso corrispettivo, ed è disciplinato

dalla legge 52/1991. Devono tuttavia concorrere le seguenti condizioni:

• il cedente è un imprenditore;

• i crediti ceduti sorgono da contratti stipulati dal cedente nell'esercizio dell'impresa;

• il cessionario è una società o un ente pubblico o privato, avente personalità

giuridica, sempre che, in ogni caso, l'oggetto sociale preveda anche l'acquisto di

crediti di impresa, e il cui capitale sociale o il fondo di dotazione sia non inferiore a

10 volte il capitale minimo previsto per le società per azioni.

Per le cessioni di credito prive dei requisiti esposti restano salve le norme del codice civile

in tema di cessione del credito.

Le imprese di factoring provvedono a prestare i seguenti servizi:

• tenuta della contabilità dei relativi crediti;

• gestione degli incassi e degli eventuali contenziosi;

• concessione su richiesta di anticipi sul valore nominale;

• eventuale assunzione del rischio di insolvenza.

I crediti possono essere ceduti anche prima che siano stipulati i contratti dai quali

sorgeranno.

I crediti esistenti o futuri possono essere ceduti anche in massa.

La cessione in massa dei crediti futuri può avere ad oggetto solo crediti che sorgeranno da

contratti da stipulare in un periodo di tempo non superiore a 24 mesi (comma 3).

La cessione dei crediti in massa si considera con oggetto determinato, anche con

riferimento a crediti futuri, se è indicato il debitore ceduto, salvo quanto prescritto nel

comma 3.

Il cedente garantisce, nei limiti del corrispettivo pattuito, la solvenza del debitore, salvo che

il cessionario rinunci, in tutto o in parte, alla garanzia.

CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI

La cessione dei crediti è l’istituto su cui si fonda la cartolarizzazione dei crediti, disciplinata

dalla l. 30/1999.

L’operazione risponde all’esigenza di facilitare lo smobilizzo di crediti mediante l’emissione

di titoli di credito di massa destinati ad essere sottoscritti da investitori professionali.

L’emittente dei titoli risponde del pagamento degli stessi esclusivamente con il flusso

finanziario derivante dai crediti che sono alla base dell’operazione di cartolarizzazione.

Si tratta di crediti vincolati al pagamento dei relativi titoli.


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlo_92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Mantucci Daniele.

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