Strategia e politica aziendale
Scenari di globalizzazione
Mutano gli scenari competitivi, mutano le strategie: gli effetti della globalizzazione. Grazie all’abbattimento delle barriere protezionistiche, alla diffusione di Internet, ai progressi della logistica e dei trasporti, alla libertà dei movimenti dei capitali, i prodotti e i servizi possono essere realizzati e venduti in qualsiasi parte del mondo. Il principale effetto della globalizzazione consiste pertanto nella creazione di un unico mercato mondiale.
Il rapido mutamento è il tratto distintivo della globalizzazione. Si assiste al declino delle vecchie potenze. USA, Giappone ed Europa, protagoniste del secolo scorso, mentre nuove potenze, come la Cina, l’India, il Brasile, sono in continua crescita. Grazie alla globalizzazione si è affermata la nuova potenza economica mondiale, la Cina, che registra nel 2009 rispetto all’anno precedente una crescita del PIL pari a +9,1% e un incremento della produzione industriale del +11%. Secondo le stime, nel 2011 il tasso di sviluppo sarà del 9,6%.
La Cina e l’India cresceranno sempre di più mentre l’Europa e gli Stati Uniti sempre meno. La crescita cinese è dovuta essenzialmente a:
- Investimenti, sostenuti da un risparmio elevato, e non alla domanda interna, che però tenderà a crescere;
- Una crescita fortemente finanziata dalle banche, che raccolgono e investono l’abbondante risparmio dei cinesi;
- Un’abbondanza di manodopera a costi bassi piuttosto che ad un aumento della produttività. Infatti, il salario orario medio di un cinese è pari al 3% di un operaio americano e al 26% di uno messicano.
La ricchezza cinese, intanto, preoccupa il mondo. Innanzitutto, la Cina è il principale fornitore di capitali degli USA in quanto detiene un’elevata percentuale di titoli di debito pubblico americano. Nel caso in cui la Cina dovesse decidere di non sottoscriverli, gli USA potrebbero registrare una crisi finanziaria di gran lunga superiore a quella dovuta alla crisi del mercato immobiliare. La Cina, inoltre, ha tutto l’interesse a vendere dollari e puntare su monete forti come l’euro, poiché le previsioni a 12 mesi indicano una flessione del cambio dollaro/yuan (-7%).
Le crescenti preoccupazioni mondiali riguardo l’ascesa dell’economia cinese sono anche di ordine politico. Innanzitutto, si ampliano all’interno del Paese le differenze sociali che potrebbero determinare tensioni interne anche violente. Inoltre, la ricchezza accumulata viene utilizzata anche per potenziare gli armamenti, oltre che per sottoscrivere il debito dei Paesi industrializzati. Infine, è molto intenso il sostegno ai paesi in via di sviluppo.
In questa prospettiva, il capitalismo cinese in Africa sta cercando di creare hubs economici speciali:
- Il METALS HUB in Zambia, per l’approvvigionamento di rame, cobalto, diamanti, uranio e stagno;
- Il TRADING HUB nelle isole Mauritius, che fornirebbe l’accesso ai 20 Stati del Mercato Comune dell’Africa, dalla Libia allo Zimbabwe;
- Lo SHIPPING HUB, da localizzarsi in Tanzania.
L'evoluzione dell'impresa come effetto della globalizzazione
Il passaggio da un paradigma d’impresa ad un altro avviene attraverso un processo complesso che, collegando nel tempo le innumerevoli innovazioni tecnologiche, ha contribuito alla formazione del nuovo concetto d’azienda. Quando parliamo di paradigma intendiamo una serie di concetti, valori, tecniche condivise da una comunità scientifica ed utilizzate dalla stessa per definire l’impresa.
La storia del sistema industriale si fonda su tre teorie:
- Il paradigma pre-fordista: equivale alla più semplice forma di organizzazione industriale anche definito capitalismo mercantile. In tale contesto non vi è più piccola produzione di tipo artigianale, ma si assiste all’avvento del capitalismo mercantile in cui una delle prime figure imprenditoriali decide di acquistare la bottega dal piccolo artigiano e allo stesso tempo acquistare le materie prime direttamente dal fornitore. Il capitalista, assumendo lavoratori ed incentrando la grande impresa sotto un unico soggetto, apre la strada ad una nuova visione di impresa.
- Con il paradigma fordista: si entra nella fase del c.d. capitalismo organizzato, che richiama il modello di impresa del tipo large corporation, ovvero della grande fabbrica composta dalle catene di montaggio e alla produzione su vasta scala rivolta alla massa. In questo contesto, l’impresa non è più identificata come soggetto ma come sistema.
- Il paradigma post-fordista: nasce dal fiorire delle cooperazioni e delle reti, abbinati a fenomeni di decentramento e deverticalizzazione delle grandi organizzazioni.
Il nuovo filone si caratterizza per l’estensione e l’intensificazione del lavoro cognitivo, processo che avviene su due fronti: su quello interno, ricorrendo all’intelligenza diffusa dei lavoratori operativi nella rete; su quello esterno, dove si è espansa la divisione del lavoro tra imprese diverse unitamente alla de verbalizzazione dei cicli produttivi e l’esternalizzazione di funzioni specialistiche. Ciò che emerge dal quadro di insieme è che pare essere sempre più pressante l’esigenza di ricorrere alla produzione di prodotti sempre meno standardizzati, ma "tarati" sulla domanda dei nuovi mercati mondiali.
In uno scenario così dinamico, diventa fondamentale dar vita a strutture flessibili per far fronte al mantenimento della competitività e la conquista di nuovi campi di azione. A tali mutamenti le imprese rispondono con continue forme di cooperazione internazionale che possono assumere la forma di accordi o alleanze. L’impresa quindi è al centro di una rete di relazioni, non può essere considerata come unità autonoma. Tra i motivi per i quali due imprese dovrebbero collaborare vi è sicuramente il perseguimento di un obiettivo comune, unitamente all’utilizzo di risorse che nella maggior parte dei casi sono le stesse, ma che in ogni caso sono complementari.
L’espressione di rete di imprese è stata utilizzata in letteratura per descrivere diversi fenomeni. La vasta gamma di definizioni che ne è scaturita può essere ricondotta a più eccezioni:
- La rete di unità esterne, intendendo con ciò descrivere un’entità organizzata costituita da un’impresa guida e dalle aziende o enti esterni con i quali intrattiene delle relazioni di collaborazione;
- La rete di unità interne, che contraddistingue una certa struttura organizzativa dell’impresa. In particolare si adotta il concetto di rete di unità interne per indicare una struttura organizzativa costituita da più unità di affari, ma coordinate al fine di sviluppare le possibili sinergie;
- La rete a livello interpersonale, che identifica l’insieme di ruoli e di persone interne all’organizzazione, legate tra loro da una pluralità di relazioni che attivano lo scambio reciproco di informazioni, e che definiscono gli status dei singoli membri.
Il concetto di rete esterna di impresa è collegato a quello di distretto industriale. Con quest’ultima espressione si identifica una forte concentrazione territoriale di imprese che appartengono alla medesima filiera produttiva. All’interno di queste aree territoriali, ciascun gruppo d’impresa che si occupa di una certa fase di lavorazione si specializza in modo tale da massimizzare l’efficacia e l’efficienza dei rapporti di scambio con le imprese che occupano gli altri stati della filiera produttiva.
Il modello distrettuale costituisce, in particolar modo nel caso italiano, un punto di forza in quanto utile nell’integrazione al mercato globale. Gli elementi distintivi del distretto sono:
- Un ricorso sistematico all’outsourcing delle attività produttive su cui l’impresa non ha competenza distintiva.
- Forte radicamento territoriale nella fornitura strategica.
- Capacità di instaurare relazioni collaborative con la distribuzione.
Il distretto industriale si riduce essenzialmente ad un’area territoriale in cui sono presenti PMI ad elevata specializzazione. In genere i distretti industriali sono fortemente integrati con l’ambiente in cui sono collocati. L’alta specializzazione dei cicli produttivi consente di ottenere economie di scala e di apprendimento che riducono i costi unitari favorendo un aumento graduale della produttività.
Ulteriore elemento di successo dei distretti è la vicinanza delle imprese. Questo favorisce l’interscambio del knowledge necessario al potenziamento della capacità innovativa delle imprese, cioè la capacità di saper migliorare i propri punti di forza ed affievolire i punti di debolezza innovando, non solo i processi produttivi, ma i prodotti stessi. La comunicazione tra imprese appartenenti allo stesso distretto è integrata perché ha il compito di connettere e di coordinare i comportamenti. L’informazione integrata resta, quindi, la fonte del successo competitivo.
La gestione strategica d’impresa
La strategia rappresenta, per l’alta direzione, uno strumento indispensabile per rispondere efficacemente ai mutamenti dell’ambiente esterno e a quelli che si producono all’interno delle stesse imprese. Compito dell’alta direzione è proprio quello di armonizzare la struttura organizzativa con le opportunità ed i rischi che i cambiamenti ambientali comportano.
L’alta direzione può adottare, rispetto all’evoluzione di fenomeni interni ed esterni, tre differenti tipi di atteggiamenti:
- Un atteggiamento di attesa, aspettare passivamente il verificarsi di fenomeni evolutivi e adottare opportune modifiche nella gestione solo quando tali fenomeni sono chiaramente affermati;
- Un atteggiamento anticipatorio, che si concretizza in uno sforzo costante di previsione dei fenomeni evolutivi allo scopo di poter realizzare modifiche nella gestione in via anticipata e tempestiva;
- Un atteggiamento attivo, che punta a promuovere azioni tese ad influenzare l’evoluzione dei fenomeni.
Il primo atteggiamento denota la mancanza di un quadro strategico di sviluppo ed un orientamento scarsamente innovativo delle politiche di gestione. È questa la situazione che caratterizza molte imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione. Diverso è il caso delle aziende che manifestano un atteggiamento anticipatorio o attivo nei confronti dello sviluppo degli eventi; generalmente di media ma soprattutto di grande dimensione, agiscono secondo prospettive di più lunga durata e in funzione di piani strategici.
L’orientamento e la pianificazione dell’impresa
Gestire un’impresa significa governarla, cioè coordinare ed amministrare i diversi fattori della produzione, al fine di assicurarle lo sviluppo mediante la creazione di equilibri economici, patrimoniali e finanziari. Per gestire un’impresa è necessario, pertanto, assumere una serie di decisioni che presentano caratteristiche differenti. Queste scelte possono essere definite strategiche, per distinguerle da quelle tattiche, concernenti le modalità di impiego delle risorse, e da quelle operative, necessarie per procedere alla loro attuazione. Le scelte strategiche svolgono all’interno dell’azienda un ruolo propedeutico e consentono di inquadrare le varie realtà aziendali in schemi.
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Riassunto esame Strategia e politica aziendale, Prof. Beretta Zanoni Andrea, libro consigliato Strategia e piano az…
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