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successori furono Cleone e Nicia. Nel 427 cadde Platea, che fu distrutta. Nello

stesso anno Atene prese Mitilene. L’assemblea si convinse a punire solo i

responsabili della ribellione di Mitilene, che consegnò la flotta. Sempre nel 427

scoppiò a Corcira una guerra civile tra democratici filoateniesi e oligarchi

filospartani e filocorinzi. Ancora nel 427 Lachete e Careade furono inviati in

Sicilia a fianco di Reggio e di Leontini, contro Siracusa. La spedizione diede

scarsi risultati. La guerra fu conclusa con la pace di Gela del 424. Proprio nel

corso della spedizione in Sicilia, lo stratego Demostene, in preda a una

tempesta, si fermò con la flotta a Pilo. Qui gli Spartani inviarono subito 420

opliti, nell’isola di Sfacteria. Giunta una nuova flotta ateniese, gli spartani

furono circondati e catturati. Con l’anno 424 Sparta prese, grazie al generale

Brasida, di portare la guerra contro Atene in Tracia. Brasida attaccò e prese

Anfipoli. Nello stesso anno gli Ateniesi subirono una grave sconfitta a Tanagra,

in Beozia. Nel 422 Cleone tenta di riprendere Anfipoli: non ci riesce. Muore

assieme a Brasida. Così Pleistonatte e Nicia aprono le trattative per una pace

429, che ripristina lo status ante quo, cioè la doppia egemonia. I Corinzi non

erano contenti della pace, e minacciarono gli Spartani a stringere un’alleanza

con gli Argivi. Nel frattempo ad Atene prese piede, nel 420, il partito della

guerra, guidato da Alcibiade, che strinse l’alleanza con gli Argivi, Mantineesi e

Elei. Nel 418 però subì una grave sconfitta a Mantinea. Nel 416 Nicia organizzò

una spedizione contro Melo, colonia spartana, che fu presa e fu trattata con

estrema durezza (troiane di Euripide). Nel 416/15 Segesta

richiese l’aiuto di Atene contro Siracusa e Selinunte. Furono inviati come

strateghi autokrator Alcibiade, Nicia e Lamaco. Prima della partenza vennero

mutilate le erme; i sospetti ricaddero su Alcibiade. Tuttavia la spedizione partì.

Non appena però la flotta giunse ai pressi di Catania, la nave Salaminia fu

inviata da Atene, con l’incarico di portare Alcibiade a processo. Alcibiade fuggì

a Sparta, e gli ateniesi lo condannarono in contumacia. Agli spartani Alcibiade

diede consigli preziosi. Intanto Lamaco morì in uno scontro e Nicia perse uno

scontro a Capo Plemmiro. Nicia chiese di essere sostituito. Giunsero rinforzi nel

413, guidati da Demostene. Ma i Siracusani bloccarono la flotta Ateniese nel

porto e la distrussero. Nicia e Demostene furono condannati a morte, mentre i

soldati ateniesi rinchiusi nelle latomie.

L’ultima fase della guerra prese il nome di deceleica, dall’occupazione spartana

di Decelea. Decelea era importante per l’agricoltura ateniese. La disfatta di

Sicilia determinò una grave crisi nell’impero: l’Eubea, Chio, Lesbo presero

contatti con Sparta per preparare la ribellione. Gli Spartani comprese che le

rivolte andavano sostenute. A questa politica essi erano incoraggiati dal

satrapo Tissaferne, che li finanziava. A quasi 40 anni dalla pace di Callia, la

Persia torna a interferire nel 410. Tre trattati conservati da Tucidide mostrano

come gli Spartani riconoscono i diritti della Persia sulle città greche d’Asia

minore. Sparta così rinunciava alla liberazione dei Greci. Presso Tissaferne si

trovava Alcibiade. Egli contattò gli antidemocratici ateniesi e promise di

procurare ad Atene, in cambio del rientro in patria, l’amicizia e il danaro di

Tissaferne. Pisandro diede avvio al colpo di stato oligarchico e interruppe i

contatti con Alcibiade. La mancanza di uomini capaci di prendere la guida del

popolo e la crisi economica, portò l’assemblea ad accettare l’abolizione del

misthòs e a instaurare un consiglio dei Quattrocento. La boulé dei Cinquecento

fu sciolta e i Quattrocento governarono la città con forza. Alcibiade non fu

richiamato, furono inviati invece ambasciatori al re spartano Agide, con la

richiesta di trattare. Il re rifiutò. L’esperimento oligarchico durò un anno. A

Samo una lotta civile fra oligarchici e democratici fu risolta dall’intervento di

Atene. Alla notizia dell’istituzione di una oligarchia in Atene, Trasibulo e Trasillo

fecero giurare ai presenti fedeltà alla democrazia. I soldati riuniti in assemblea

elessero cosi come strateghi Trasibulo e Trasillo. Si formò così un governo

ateniese in esilio. Nel frattempo gli oligarchi più accesi trattavano la

capitolazione con Sparta: Frinico, di ritorno da Sparta, fu ucciso e Teramene

provocò una rivolta degli opliti. I cinquemila rimasero in carica fino al febbraio

del 410, quando ritornarono al potere i democratici. Dopo la gravissima perdita

dell’Eubea, la guerra continuò nell’Ellesponto, con la battaglia vinta dagli

ateniesi a Cinossema (si interrompono le storie di Tucidide), poi ad Abico e

Cizico. Dopodiché Sparta chiese la pace, ma fu rifiutata. Nel 408-7 rientra

Alcibiade e fu eletto stratego autokrator. Lisandro riuscì a stabilire un buon

rapporto con Ciro di Persia, che gli assicurava rifornimenti da terra. La battaglia

navale a Nozio 407, presso Efeso, decretò la sconfitta ateniese. Alcibiade andò

in volontario esilio. Callicratida, il successore di Lisandro, incrinò i rapporti con

Ciro e gli Ioni. Così fu sconfitto nel 405 presso le Arginuse dalla flotta ateniese.

A causa di una tempesta non fu possibile raccogliere i cadaveri ateniesi; così gli

strateghi furono processati e condannati con processo irregolare, rafforzato

dall’emotività delle masse. Dopo la sconfitta delle Arginuse, Sparta chiese la

pace, ma fu nuovamente rifiutata. Così Lisandro, nel 405/4 colse alla sprovvista

la flotta degli ateniesi e la distrusse presso Egospotami. Atene fu assediata per

terra dai re Pausania II e Agide. A questo punto entra in gioco Teramene, che

secondo Senofonte consumò il tradimento. Egli tornò da Sparta con condizioni

durissime, che tuttavia furono accettate da Atene, in balìa della carestia e della

fame. Il 16 Munichione (aprile-maggio) Atene capitolò: Lisandro entrò al Pireo,

gli esuli ritornarono e le mura di Atene furono distrutte a suon di flauto.

Il quarto secolo

Sparta era stata fino al 479 la città prostates del mondo greco. Con la fine della

seconda guerra persiana, Sparta aveva ceduto l’egemonia sul mare agli

Ateniesi. Con la vittoria del 404 Sparta i trovò al centro di un sistema

egemonico il cui mantenimento imponeva un deciso interventismo. La Grecia

subì tra il 404 e il 371 un imperialismo assai più pesante di quello ateniese.

Atene seppe invece promuovere una riflessione sulle vicende che l’avevano

vista protagonista nel V secolo. Il mondo greco del IV secolo non è più bipolare,

ma policentrico, caratterizzato da una ricerca fallita di un equilibrio. Per quanto

riguarda i Greci d’Asia, Sparta fu costretta ad assumersi il ruolo difensivo che

era stato di Atene. Dopo la morte di Dario II nel 404, la ribellione di Ciro, legato

a Sparta, contro il legittimo re Artaserse II, fece sì che Sparta si trovasse contro

il re. Gli spartani inviarono le spedizioni di Tibrone e di Dercillida, e del re

Agesilao dirette contro Tissaferne, Farnabazo e Titrauste. Per quanto riguarda le

poleis greche, Sparta si impegnò ad applicare il principio dell’autonomia. Il

primo intervento militare in questo senso si ebbe contro l’Elide. In realtà Sparta

si serve di questi interventi pretestuosi per limitare l’espansione di altri popoli

peloponnesiaci. Per una maggiore stabilità, Sparta cominciò a fare trattati di

summachia ed epimachia; inoltre per controllare l’impero marittimo fece

instaurare delle oligarchie, comandate dagli armosti. Questa politica era

contraria alle tradizioni spartane. Fu Lisandro a imprimere nella politica

spartana una spregiudicatezza necessaria a imporre nelle città greche una

presenza politica e militare. A Sparta erano mal sopportati il suo personalismo

e le sue ambizioni di potere (monumento dei navarchi). Dopo la conclusione

della pace con Sparta, Lisandro entrò al Pireo e si diede inizio all’abbattimento

delle mura. Il confronto con le fonti (Senofonte, Lisia, Aristotele, Diodoro,

Plutarco, sembra mettere in evidenza le responsabilità di Teramente nell’aver

fatto cadere la democrazia e aver istituito una forma di potere non chiara, la

patrios politeia e a designare un collegio di 30 membri, con l’incarico di

redigere una nuova costituzione con cui governare. I Trenta trascurarono il

mandato, istaurando l’oligarchia. I trenta tiranni inaugurarono un clima di

terrore, che colpì i democratici e i ricchi meteci, con il duplice scopo di

eliminare l’opposizione e di impossessarsi delle ricchezze. Molti ateniesi

fuggirono in Beozia, a Megara, tra cui Trasibulo, il futuro restauratore della

democrazia. Il governo dei Trenta durò un anno. Teramene e Crizia si scontrano:

il secondo cancella Teramene dalla lista dei tremila e lo condannò a morte.

Intanto Trasibulo occupava nel 403 la fortezza di File. Di lì raggiunsero il Pireo e

si attestarono sulla collina di Munichia, dove nel maggio nel 403 Trasibulo

attaccò e sconfisse i Trenta. Trasibulo e i suoi compagni rientrarono in Atene e

restaurarono la democrazia. Salito sull’acropoli per sacrificare ad Atena, fece

giurare ai suoi di non vendicarsi. Durante il 403/2 si realizzò una gigantesca

opera di restaurazione, a cominciare dalla revisione delle leggi. La democrazia

ne uscì certamente rinsaldata. Con la restaurazione assunsero un ruolo

importante nella democrazia gli ex terameniani. Tra questi fu molto autorevole

Archino. Fu lui a far invalidare come illegale la proposta di Trasibulo di

concedere la cittadinanza a tutti gli stranieri che avevano sostenuto la

resistenza democratica contro i Trenta. Ancora uomini moderati, Anito e Meleto,

paiono coinvolti nella condanna di Socrate, accusato di essere sofista e di aver

prodotto personalità come Crizia e Alcibiade.

Beoti e Corinzi, dopo la vittoria spartana, manifestarono un malcontento che si

espresse nel rifiuto di entrambi di partecipare alla spedizione contro gli ateniesi

democratici. Di questo malcontento volle approfittarne la Persia, che avevano

compreso l’utilità di mantenere separate le poleis greche. Secondo Senofonte i

persiani inviarono Timocrate di Rodi con il denaro a Tebe, Corinto e Argo, per

far guerra agli Spartani. Secondo le Elleniche di Ossirinco, l’iniziativa fu di

Farnabazo, e tra le città destinatarie dell’oro vi era Atene. Quando nel 395 i

Locresi e i Focesi entrarono in conflitto, e Sparta attaccò la Beozia, i Tebani

chiesero l’aiuto di Atene. Gli ateniesi votano a favore dell’intervento e

stipularono un’alleanza difensiva con Tebe. Lisandro avrebbe dovuto attendere

l’esercito di Pausania II: ma decise di attaccare da solo e venne sconfitto dai

Tebani. Pausania decise di ritirarsi. Le città coalizzate contro Sparta costituirono

un sinedrio con sede a Corinto. Iniziò la seconda guerra corinzia. La coalizione

antispartana fu sconfitta a Nemea e a Coronea nel 394. A Cnido si verificò il

terzo scontro che ebbe esito opposto: Conone ebbe la meglio sulla flotta

spartana. Atene cominciò a stabilire alleanze che porteranno alla costituzione

della seconda lega navale nel 378. Si unirono Argo e Corinto. Gli spartani

tentarono di spezzare l’unione. Alla fine del 392 lo spartano Antalcida si recò a

Sardi per chiedere aiuto a Tiribazo, promettendo di riconoscere le rivendicazioni

dei persiani sulle città dell’Asia minore. Le trattative fallirono, ma Tiribazo

cominciò a finanziare segretamente Sparta. In questo momento si comincia a

scrivere contro Sparta, in particolare Isocrate critica la politica spartana.

Trasibulo negli anni 389/8 stabilì relazioni con diverse città dell’Asia, Tracia e

Ellesponto, ma morì a Panfilia. Nel 388 tornò a Sardi il satrapo Tiribazo e le

trattative fra lo spartano Antalcida e la Persia furono riprese e si conclusero con

la pace comune del 387/6 in cui il garante dell’autonomia (prostates) era il Re

di Persia. Gli spartani furono designati come tutori dell’autonomia,

prevaricando sugli altri greci: essi chiesero lo scioglimento di tutte le forme di

accordo sovranazionale, tranne la lega peloponnesiaca. Quindi furono sciolte la

Lega beotica e l’unione fra Argo e Corinto, per tutelare l’autonomia. Autonomia

che venne violata nel 382 dallo spartano Febida, con l’occupazione di Cadmea,

la rocca di Tebe. Nel 379 Tebe si ribellò al governo di Leonziade, che Senofonte

considera tirannico. Pelopida entrò in città e uccise i capi filospartani, istituì un

governo democratico e rifondò la lega beotica. La liberazione della Cadmea fu

resa possibile dall’appoggio di Atene. Sparta reagì nel 378 con il tentativo di

occupare il Pireo da parte di Sfodria: tale aggressione convinse gli Ateniesi a

rifondare, con il cosiddetto decreto di Aristotele, la seconda lega navale.

Essa nasce dall’organizzazione dei rapporti intessuti da Atene con città e isole

dell’Egeo. Sulla nascita della seconda lega navale la nostra fonte è Diodoro. Il

decreto di Aristotele propone ai Greci di aderire all’alleanza ateniese, di

carattere difensivo, accettando il principio della pace comune e contrastare

l’egemonia spartana. In questo decreto si spiega precisamente cosa si intende

per “libertà e autonomia”. Sembra che il sinedrio avesse sede ad Atene e che

gli alleati disponevano di un voto ciascuno. Il successo della lega è indiscusso:

Diodoro parla di 70 guarnigioni, Eschine di 75: le cicladi, le città della costa

macedone, della Calcidica, della Tracia, dell’Ellesponto. La guerra degli alleati

esplose nel 357, quando Chio, Rodi, Cos, Bisanzio si ribellarono per motivi non

del tutto chiari. La guerra fu molto pesante per Atene che fu costretta a una

pace che riconosceva la secessione dei ribelli e di altri alleati. La ribellione è

stata collegata al fatto che la lega, dopo l’alleanza di Atene con Sparta nel 370,

dopo la battaglia di Leuttra, aveva perso la connotazione originaria di lega

antispartana. Dopo la guerra degli alleati la lega restò in attività, ma conobbe

un progressivo indebolimento, per essere ufficialmente sciolta dopo la battaglia

di Cheronea del 338.

Negli anni successivi al 378 Sparta aveva dovuto fare i conti con la seconda

lega ateniese e con la crescita della potenza tebana. Tebe infatti inflisse a

Sparta una sconfitta a Tegira nel 375, guidati da Gorgida, Pelopida e

Epaminonda. Sparta fu indotta a cercare la pace: nel 375 si riconobbe la

potenza ateniese sul mare e l’egemonia navale. Nel frattempo i tebani avevano

rifondato la lega beotica (373) dandole una struttura più democratica. La

rottura fra Tebe e Atene avvenne nel 373, quando Tebe attaccò e distrusse

Platea. Gli ateniesi votarono la conclusione della pace con Sparta, che fu

trattata nel 371. Celebri sono i discorsi contrapposti del filotebano Autocle e di

Callistrato; di Agesilao e di Epaminonda sul tema dell’autonomia. Atene e

Sparta trovarono un accordo: si stabilì la concessione dell’autonomia alle città,

il ritiro degli armosti, lo scioglimento delle forze navali e terrestri. Sorse un

problema con i tebani: essi chiesero di firmare come Beoti, Agesilao rifiutò e i

tebani restarono fuori dalla pace comune. All’indomani del congresso, il re

spartano Cleombroto, che si trovava in Focide, invase la Beozia, e si accampò a

Leuttra. Qui i capi dell’esercito tebano discussero sul da farsi. Alla fine

Epaminonda e Pelopida convinsero l’assemblea a combattere. Nello scontro

morirono 400 spartiati: ciò fece crollare il mito spartano, pose fine all’egemonia

di Sparta. La sconfitta spartana metteva Atene in una posizione privilegiata: il

congresso di pace del 371/0 fu spostato ad Atene, che ora metteva dinanzi il

principio di autonomia. Tutti i Greci aderirono alla pace comune nella forma

elaborata da Atene. Anche Sparta dovette riconoscere l’autonomia dei suoi

alleati. Subito dopo la conclusione della pace, il Peloponneso era in agitazione:

Mantinea si era data un governo democratico e propose l’unificazione

dell’Arcadia, attaccando Tegea e Orcomeno. Quando Sparta attaccò Mantinea,

secondo il principio dell’egemonia territoriale tornato in voga in questi anni, la

città si rivolse ad Atene, che rifiutò di dargli aiuto. Allora gli Arcadi si rivolsero a

Tebe. Quando Tebe invase il Peloponneso, gli Ateniesi decisero di intervenire.

Ormai l’egemonia era stata assunta da Tebe, seppur per poco tempo.

Epaminonda si impegnò particolarmente nel Peloponneso, in funzione

antispartana. I Tebani erano sostenuti dagli Arcadi, Argivi e Elei. La spedizione

del 370 fu finanziata dai ricchi Elei. Agesilao si era ritirato in Arcadia, e gli

alleati spinsero per attaccare la città di Sparta. Nel corso della spedizione,

Sparta fu obbligata a liberare 6000 iloti: Agesilao cercò di evitare lo scontro

aperto. Ma Epaminonda procedette all’indebolimento dell’economia spartana,

mediante la distruzione delle terre della Laconia, l’incoraggiamento alla

diserzione degli iloti e perieci e alla liberazione della città di Messene: fu a

questo punto che Sparta si rivolse ad Atene. Il primo intervento della lega

beotica ebbe ottimi risultati: fu liberata la città di Messene, fu istituita una

nuova capitale (Megalopoli), fu isolata la potenza spartana. Un secondo

intervento nel 369, quando a Corinto i tebani si trovarono gli ateniesi guidati da

Cabria, ma riuscirono ad attaccare Sicione e Pellene e a sottrarre alleati a

Sparta, cui rimase soltanto l’alleanza di Corinto e di Fliunte.

La seconda direttrice dell’azione tebana fu in Tessaglia. Qui Giasone di Fere

(385-70) era riuscito a unificare la Tessaglia. Egli inoltre occupò Eraclea presso

le Termopili: subito dopo rivendicò il comando dell’Anfizionia ai Tessali, col

chiaro intento di egemonizzare la Grecia. Ma nel 370 fu ucciso da giovani. Alla

sua morte il comando passò ai fratelli Polidoro e Polifrone e poi dal nipode

Alessandro, che fu tiranno di Fere dal 369 al 358. Contro di lui si mossero gli

Alevadi di Larissa, che chiesero aiuto a Alessandro di Macedonia e ai Tebani.

Questa occasione fu colta da Pelopida, che cercava un campo di battaglia

diverso dal Peloponneso. Egli pervenne a un accordo con Alessandro di Fere.

Dopodiché si mosse più a nord, in Macedonia, dove il trono di Alessandro II era

insidiato da Tolomeo: in questa occasione prese come ostaggio il fratello di

Alessandro, Filippo. Un secondo intervento in Tessaglia si ebbe nel 368, su

richiesta dei Tessali che accusavano Alessandro di Fere di fomentare divisioni

fra città. Nel frattempo Tolomeo di Aloro uccise Alessandro II. Pelopida impose

Tolomeo come reggente in nome dei due fratelli del sovrano, Perdicca e Filippo.

Pelopida fu arrestato da Alessandro di Fere. Nel 367 Epaminonda, come

beotarca, condusse una terza spedizione in Tessaglia, contro Alessandro di Fere

e ottenne il rilascio dei prigionieri.

Nel 367 Sparta aveva inviato a Susa un’ambasceria per ottenere dalla Persia un

sostegno. I Tebani compresero la necessità di fermare gli Spartani e inviarono

Pelopida a cercare di concludere una pace comune. Secondo Senofonte Tebe

chiese il disarmo della flotta ateniese e il riconoscimento dell’indipendenza di

Messene. Con questo atto Tebe voleva assumere il ruolo di garante di una pace

comune. Tuttavia la pace non si concluse, e così Epaminonda, con l’aiuto

persiano costruì una flotta di 100 navi. Con la flotta essa prese a competere

con la potenza navale ateniese. La terza spedizione nel

Peloponneso risale al 366, quando Epaminonda cerca di acquisire gli Achei

all’alleanza Tebana. Epaminonda si accordò con gli Achei, concedendo loro di

mantenere un governo oligarchico. Ma i democratici si ribellarono e Tebe fu

costretta a inviare armosti e istituire governi democratici; con la conseguente

ripresa del potere da parte degli oligarchi, Tebe perse l’Acaia. Gli Arcadi

conclusero un’alleanza con Atene.

Nell’estate del 365 scoppiò la guerra tra Elei e Arcadi, aiutati rispettivamente

da Spartani e Achei. Nel

362 Epaminonda scese per la quarta e ultima volta nel Peloponneso, chiamato

dalla lega Arcadica, preoccupata che Mantinea promuovesse un

riavvicinamento a Sparta. Mentre Tegea e Megalopoli si appoggiavano a Tebe,

Mantinea tornò accanto a Sparta. Sul campo di Mantinea i tebani vinsero, ma

Epaminonda cadde.

La Macedonia era percepita come un popolo a parte. Era una federazione di

popoli guidata da una monarchia di tipo omerico, in cui il re, guerriero e

sacerdote, era elletto dall’assemblea del popolo in armi: essendo un primus

inter pares, doveva sottomettersi alla legge. Tucidide ricorda l’opera del re

Archelao, che alla fine dei V secolo aveva riorganizzato il regno: alla sua corte

furono chiamati poeti e intellettuali (Euripide). Alla morte di Archelao, divenne

re nel 394/3 Aminta III. Egli sposò la principessa illirica Euridice, da cui ebbe tre

figli: Alessandro II, Perdicca III e Filippo, il più giovane, che divenne reggente a

ventitré anni, come tutore del nipote minorenne Aminta, figlio di Perdicca. La

Macedonia si trovava in difficoltà per la pressione degli Illiri, Peoni e Traci.

Filippo concluse trattati con i Peoni e Traci, tacitandoli col denaro; trattò con gli

Ateniesi, che rivendicavano Anfipoli. Nel 358 Parmenione sconfisse gli Illiri: una

funzione anti-illirica la ebbe il matrimonio con la principessa epirota Olimpiade,

degli Eacidi. Nel 357 Filippo attaccò e sottomise Anfipoli, che nella pace appena

conclusa era stata riconosciuta agli Ateniesi. Il controllo di Anfipoli assicurò a

Filippo il controllo delle miniere d’oro e la possibilità di coniare il filippo, una

moneta. Nel 356 fu fondata la colonia di Filippi, furono prese Pidna e Potidea:

quest’ultima fu data ai Calcidesi di Tracia. Nel 355 caddero Abdera e Maronea.

Nel 356 i Tebani costrinsero l’Anfizionia a emettere una condanna contro i

Focesi per la coltivazione della terra sacra. I Focesi reagirono occupando Delfi.

Attaccati da Beoti e Locresi, nel 355 i Focesi chiesero aiuto, e lo ottennero, agli

Ateniesi e agli Spartani. Filomeno sconfisse l’esercito tessalico ad Argolas:

subito dopo però fu ucciso dai Tebani a Neon. Erano ripresi i contrasti tra Fere e

le altre città vicine, che chiesero l’aiuto di Filippo. Filippo si inserì perciò in una

guerra panellenica, si fece nominare tago della cavalleria tessala (353) e

sconfisse Fere e i Focesi alleati. Poi marciò sulle Termopili, ma prudentemente si

ritirò. Filippo riprese la sua azione antiateniese nel 351, stabilendo delle

alleanze in Tracia e nell’Ellesponto (Perinto, Cardia, Bisanzio) e minacciando

Olinto, che si era riavvicinata ad Atene. In questo periodo fu scritta la prima

Filippica di Demostene. Nel 349 Olinto fu attaccata, e chiese l’aiuto di Atene,

che inviò un contingente, ma troppo tardi: Olinto fu presa e distrutta.

Contemporaneamente a Pella l’assemblea decise di concludere la guerra:

Filippo si recò alle Termopili, sconfisse i Focesi, che furono esclusi dall’Anfizionia

(i due voti che possedevano nell’assemblea furono dati a titolo personale a

Filippo). Nel frattempo la Persia aveva domato le rivolte della Fenicia e

dell’Egitto, e Artaserse III attaccò Atarneo nel 344. Isocrate chiese a Filippo di

intraprendere una guerra contro la Persia: di diverso avviso fu Demostene. Nel

344 la Macedonia subì un attacco degli Illiri, che venne spento subito, e fu

messo sul trono d’Epiro Alessandro il Molosso. Fu domata anche una rivolta in

Tessaglia; sostenne i democratici del Peloponneso contro Sparta, gli oligarchi in

Eubea contro Atene. Gli Ateniesi questa volta reagirono e ripresero l’Eubea,

chiesero l’appoggio del Re e Demostene riuscì a creare una vera lega ellenica.

Nel 340 il filomacedone Eschine denunciò i Locresi di Anfissa per la

ricostruzione del porto di Cirra. I Tebani nel 339 reagirono alla provocazione

contro Anfissa, occupando Nicea, non lontano dalle Termopili, che era

presidiata dai Tessali. I Tessali convinsero il sinedrio anfizionico a conferire il

comando in guerra a Filippo e quest’ultimo occupò Elatea. Di fronte all’alleanza

tra Atene e Tebe, Filippo si dedicò al conflitto con Anfissa, risolto nel 338.

Sempre nel 338 si giunse allo scontro finale; a Cheronea, in Beozia, l’esercito

macedone sconfisse quello della Lega ellenica, grazie all’abile uso della

cavalleria, guidata da Alessandro. Ad Atene fu concessa una pace onorevole,

chiedendo soltanto lo scioglimento della lega navale e la rinuncia alla Calcidica

e al Chersoneso: Filippo si impegnava a non entrare in Attica. Nel 337 Filippo

fondò la lega di Corinto: i Greci si impegnano a mantenere la pace con Filippo,

secondo gli schemi della pace comune garantita da una lega militare egemone.

Nel 336 Filippo fu assassinato, ad Ege, da Pausania, durante le nozze della figlia

Cleopatra e il cognato Alessandro il Molosso. Furono sospettati Alessandro e

Olimpiade, dal momento che Euridice, la nuova moglie di Filippo, attendeva un

bambino, che sarebbe stato il legittimo erede al trono. Aristotele dice che il

gesto di Pausania fu dovuto a motivi personali. Filippo fu oggetto di giudizi

ambivalenti, sia tra gli antichi, che fra i moderni: c’è chi, come Demostene,

vede in Filippo un barbaro, nemico della Democrazia; c’è chi, come Isocrate,

vede in Filippo il primo dei Greci, l’atteso unificatore e l’egemone dell’Ellade

(giudizio condiviso da Diodoro).

Lo stato territoriale non era un’esperienza nuova per i Greci: infatti fu

sperimentato in Sicilia, con la tirannide dionisiaca. I Cartaginesi, guidati da

Annibale, presero Selinunte nel 409, nel 408 Imera. Nel 408 Ermocrate sbarcò

in Sicilia, contrasto i Cartaginesi e cercò di entrare in Siracusa. Ma non ci riuscì,

e morì nel tentativo di entrare. Nel 407 i cartaginesi distrussero Akragas, e si

diressero poi verso Gela e Camarina. In questa situazione, Dionisio, genero di

Ermocrate, accusò i siracusani di essere i responsabili della caduta di

Agrigento. Facendo appello al precedente di Gelone, che aveva sconfitto i

cartaginesi a Imera, fu nominato stratego autokrator. Dionisio governò Siracusa

fino alla sua morte 367: egli trasformò la strategia in tirannide. Nel 405

concluse la pace con Cartagine e si dedicò al consolidamento del proprio

potere. Le strutture della Siracusa democratica, a cominciare dall’assemblea,

rimasero intatte: ma furono introdotte nuove persone legate al tiranno. Fortificò

la sua residenza a Ortigia. Con la seconda guerra contro Cartagine, egli si

propose l’obiettivo di espellere i punici dalla Sicilia. La guerra ebbe inizialmente

un grande successo: nel 397 Dionisio riuscì a respingere i Cartaginesi fino

all’isola di Mozia, che fu conquistata. Ma già dall’anno successivo, Siracusa fu

assediata. Nel 392 Dionisio concluse una pace con i Cartaginesi: egli ne ridusse

sensibilmente il dominio. Poi si dedicò a una politica di espansione in Italia. Egli

aveva stretto rapporti con Messana e Reggio: ma poi l’ostilità di Reggio, che si

era posta al comando di una lega Italiota in funzione antisiracusana, ostacolò i

programmi. In funzione antireggina, egli giunse a concludere trattati con i

Lucani, attirandosi il malcontento dei philoi: Dionisio ne uccise alcuni, e altri li

mandò in esilio. Sconfisse la lega italiota presso il fiume Elleporo: nel 386

Reggio capitolò e venne distrutta. Tra il 390-380 è interessato alla parte

Adriatica: al controllo del canale di Otranto, alla lotta contro la pirateria

(facendosi garante delle rotte commerciali: in questo contesto si inseriscono le

fondazioni di Adria e Ancona). Nel Tirreno

la politica di Dionisio fu diretta contro gli Etruschi. Nel 383 si riapre il conflitto

con Cartagine: sconfitto a Cronion nel 375, Dionisio dovette rinunciare a

Selinunte, accettare che il dominio Cartaginese si estendesse fino al fiume

Alico e pagare un’indennità. Nel 367 Dionisio intraprende l’ultima guerra contro

Cartagine, per recuperare il terreno perduto, ma morì durante l’assedio di

Lilibeo (Marsala). Secondo il giudizio di Eforo, Dionisio trasmise al figlio una

tirannide legata con l’acciaio. Al modello della dynasteia dionisiana guardarono

con interesse uomini conìme Filippo II e Alessandro Magno (che leggeva Filisto),

Isocrate, Platone, Senofonte. Dionisio il giovane succedette al padre nel 367.

Uno dei primi atti fu quello di richiamare in Sicilia Filisto. Sul versante estero

seguì la politica paterna. Sul versante interno, egli subì la duplice influenza di

Dione, che nel 366 chiamo a Siracusa Platone, e di Filisto: quest’ultimo prevalse

e Dione, accusato di tramare con i Cartaginesi e di rovesciare la tirannide, fu

cacciato e anche Platone fu allontanato. Dione si recò in Grecia e cominciò ad

arruolare mercenari per prendere Siracusa. Nel 361 Platone fu invitato di

nuovo a Siracusa. Tutta la Sicilia, afferma Plutarco, sperava che la filosofia

avesse la meglio sulla tirannide: ma Platone fu cacciato di nuovo, e Dione fu

esiliato. Nel 357 Dione con 5 navi e 800 uomini si recò ad Eraclea Minoa:

aiutato dai Cartaginesi, entrò a Siracusa, dove, con il fratello Megacle, fu

nominato stratego autokrator. Lo scontro finale vide vincitrice la flotta di Dione

contro quella siracusana. Filisto, secondo Diodoro che si basa su Eforo, morì

suicida. Dione fu al potere fra il 357 e il 354. Dopo il potere passò a Eraclide,

Dione, Callippo, Ipparino e Niseo, Dionisio (347), infine a Iceta, che chiese aiuto

alla madrepatria Corinto, che inviò una spedizione guidata da Timoleonte. La

nostra tradizione lo giudica non come un tiranno, ma come un comandante

anticartaginese. All’interno di Siracusa, Timoleonte cercò di guadagnarsi il

consenso popolare, atteggiandosi a pacificatore, distruggendo Ortigia e

istaurando la democrazia. Ristabilita la tranquillità a Siracusa, egli organizzò in

un’alleanza militare le città greche della Sicilia. Nel maggio del 339 Timoleonte

inflisse una pesante sconfitta ai Cartaginesi, al fiume Crimiso (Belice): la

vittoria fu celebrata come una nuova Imera. Iceta di Leontini, Mamerco di

Catania e Ippone di Messana si coalizzarono contro Timoleonte con i

Cartaginesi: ma Timoleonte uccise Iceta, concluse la pace con i Cartaginesi,

stabilendo come confine il fiume Alico, e si liberò degli altri due tiranni

facilmente, ponendo fine alla “guerra dei tiranni”. Nel 338 Timoleonte avviò

una grande colonizzazione panellenica di tutta la Sicilia. A Siracusa Timoleonte

stabilì una nuova costituzione 337 di carattere oligarchico. Alla sua morte fu

seppellito nell’agorà.

Alessandro e l’ellenismo

Dopo la morte di Filippo II, l’assemblea del popolo macedone lo acclamò,

assieme ad Antipatro. Alessandro aveva due rivali: il cugino Aminta IV e il figlio

di Filippo e Euridice, nipote di Attalo. Vennero tutti eliminati. Egli doveva

assicurarsi il rispetto dei Greci: si fece subito riconoscere tago dei Tessali,

stratego autokrator della Lega di Corinto e membro del sinedrio anfizionico.

Tebe, che si era ribellata nel 335, fu distrutta. Poi diede vita alla spedizione

contro i Persiani. La prima fase della spedizione inizia nel 334, quando il re,

lasciato Antipatro in Europa con circa metà dell’esercito, mosse da Pella verso

Anfipoli, e da qui verso l’Asia. Il suo esercito era seguito da geografi, storici

(Calistene), interpreti. Il primo gesto di Alessandro fu di visitare Ilio e onorare la

tomba di Achille, nell’intento di dare un’intonazione omerica alla spedizione. In

Asia il re Dario III era subentrato ad Arsese nel 336. Di fronte all’avanzare di

Alessandro, il Re raccolse le sue truppe: nel 334 presso il fiume Granico,

Alessandro sconfisse l’esercito persiano. Con questa vittoria prese Dascilio e

Sardi. Le città greche d’Asia minore si schierarono con Alessandro, che

provvide a istituire governi democratici. Tuttavia trovò opposizione a Mileto e

ad Alicarnasso. All’inizio del 333, a Gordio, in Frigia, Alessandro sciolse il nodo

che legava il cocchio dedicato nel tempio di Zeus, dopo che seppe che secondo

una legenda “chi lo avesse sciolto, sarebbe diventato re dell’ecumene”

(Plutarco). Dopo la presa di Mileto Alessandro licenziò la flotta, intendendo

togliere le basi a quella persiana. nella Grande Frigia fu lasciato Antigono. Dopo

essere sceso in Cilicia, dove prese Tarso, Alessandro nel 333 si scontrò con

l’esercito di Dario III a Isso e gli inflisse una grave sconfitta. L’accampamento

del Re, il tesoro, la stessa famiglia caddero nelle mani di Alessandro. Dario

fuggì oltre l’Eufrate, da dove inviò proposte di pace, ma Alessandro rifiutò.

Nell’inverno del 333/2 Alessandro dopo Isso si dedicò alla conquista delle città

della costa siriaca, Sidone, Tiro e Gaza. Secondo Arriano, Alessandro riteneva

insicuro inseguire Dario lasciandosi alle spalle città fenicie, l’Egitto e Cipro in

mano persiana. Con la conquista dell’Egitto iniziò la seconda fase della

spedizione. L’Egitto fu conquistato nel 332/1, nel 331 fu fondata Alessandria.

Alessandro visitò l’oracolo di Zeus-Ammone, nell’oasi di Siwah, in Libia: giunto

al tempio, Alessandro fu salutato come il figlio di Zeus. Alessandro nel 331 si

preoccupò di organizzare le conquiste sul piano amministrativo. La cassa

militare venne affidata ad Arpalo; la riscossione dei tributi dell’Egitto a

Cleomene di Naucrati. Alessandro si diresse verso la Mesopotamia, attraversò il

Tigri e l’Eufrate nel 331, ottenne a Gaugamela una grande vittoria sull’esercito

di Dario. Alessandro poi nel 331/0 assediò Babilonia, Susa, Persepoli,

Pasagarde. Poi congedò i Greci, ritenendo che la missione greca fosse davvero

compiuta. Alessandro seguì Dario prima a Ecbatana, poi verso le satrapie

superiori: ma quando nel 330 giunse in Battriana, Dario era già stato ucciso dal

satrapo Besso, che si era autoproclamato Re col nome di Artaserse IV.

Alessandro, atteggiandosi a successore legittimo, diede al defunto re una

sepoltura regale a Pasargade. Ma in questo periodo si incrinarono i rapporti con

i compagni più fedeli: Filota, figlio di Parmenione, fu accusato di tramare contro

Alessandro e venne ucciso; subito dopo fu messo a morte Parmenione a

Ecbatana. Nel 329 diede inizio alla sottomissione delle satrapie superiori:

giunto a Battra, gli venne consegnato Besso e lo uccise a Ecbatana. La

conquista di Sogdiana richiese tre anni 329-7, quando il satrapo Ossiarte

capitolò: Alessandro prese in moglie sua figlia Rossane, con una scelta di cui

Plutarco dice che fu fatta per amore, ma parve adattarsi alla situazione politica.

Nel 328 a Maracanda si verificò un altro grave episodio: Alessandro, ubriaco,

uccise Clito. Nel 327 condannò a morte Callistene, accusato di aver organizzato

la “congiura dei paggi”, in quanto non aveva accettato la proskynesis.

Nel 326 penetrò in India, dove il mito ambientava le imprese degli dei

civilizzatori, Eracle e Dioniso, di cui voleva farsi emulo. L’intenzione di

Alessandro era quella di proseguire verso la valle del Gange: l’esercito si rifiuto,

e i presagi negativi lo convinsero a rinunciare. Il ritorno a Babilonia, nel 326

seguì due direttrici: per terra l’esercito si divise in due tronconi; la flotta mosse

lungo il litorale dell’oceano indiano, guidata da Nearco. L’esercito e la flotta

persero subito i contatti, per ricongiungersi solo alla fine del 325 in Carmania.

Nella primavera del 324 Alessandro entrò trionfalmente a Susa. Nelle nozze di

Susa 80 compagni e 10000 soldati presero in moglie donne persiane, e lo

stesso Alessandro sposò Statira, figlia di Dario, e Parisatide, figlia di Artaserse

III. Nell’estate del 324 il problema della fusione delle nazionalità scoppiò con

la rivolta di Opis: i soldati, quando Alessandro annunciò che intendeva

congedare i veterani e invalidi, si sentirono offesi. Con un abile discorso,

Alessandro blandì gli uomini, insistendo sulla propria disponibilità a condividere

ogni fatica con i soldati, e prese e mise a morte i capi della rivolta. Nel luglio

del 324 10000 veterani e invalidi furono inviati in Macedonia, sotto la guida di

Cratero, e comandò ad Antipatro, in contrasto con Olimpiade, di raggiungerlo in

Asia con forze fresche. Da Susa Alessandro aveva inviato in Grecia Nicanore,

con l’incarico di annunciare, durante i giochi Olimpici, due richieste di

Alessandro: il richiamo di tutti gli esuli e la concessione di onori divini alla

propria persona. I Greci cedettero sulla questione degli onori divini, ma non

vollero richiamare gli esuli. Nello stesso anno giunse ad Atene Arpalo, fuggito

da Babilonia con 5000 talenti e 6000 mercenari: accolto come supplice, egli fu

incarcerato. Con il denaro e i mercenari Iperide intendeva finanziare una

ribellione. Ma dalla somma vennero a mancare 350: Iperide accusò Demostene,

che venne condannato all’esilio. La fuga di Arpalo a Creta, mise a riparo gli

Ateniesi dalla reazione di Alessandro. Alessandro trascorse l’inverno del 324 a

Ecbatana in Media, dove morì Efestione; da qui si trasferisce a Babilonia, dove

ricevette ambascerie dalla Grecia, dall’Africa e dall’Italia. Tali ambascerie sono

state collegate con la diffusione di notizie su presunti progetti occidentali di

Alessandro. Alessandro morì improvvisamente a Babilonia nel giugno del 323,

probabilmente per cause naturali. Alessandro lasciava un figlio illegittimo,

Eracle, avuto dalla persiana Barsine; la moglie Rossane era incinta. In questa

situazione, i Macedoni operarono una scelta leggittimista, acclamando re, col

nome di Filippo III, Arrideo, fratellastro di Alessandro. Arriano offre una

valutazione pienamente positiva, presentandolo come un uomo intelligente,

coraggioso, insaziabile di gloria. Arriano concluse la sua Anabasi di Alessandro

affermando che “non ci fu popolo, né città, né un solo uomo di quel tempo cui

non sia giunto il nome di Alessandro; non mi sembra che un uomo simile, non

somigliante a nessun altro, sarebbe potuto nascere senza un intervento

divino”.

Il periodo successivo alla morte di Alessandro fu caratterizzato dallo scontro tra

forza unitarie e le forze centrifughe. Un primo compromesso fu raggiunto nel

323 a Babilonia: Perdicca mantenne il titolo di chiliarco; Antipatro ottenne il

governo della Macedonia; Cratero ebbe la prostasia del regno, lasciato al

fratello di Alessandro Arrideo. Gli altri compagni si divisero le satrapie: Tolomeo

in Egitto; Lisimaco in Tracia; Leonnato la Frigia Ellespontica; Antigono la Grande

Frigia, Licia, Panfilia; Eumene la Cappadocia; Pitone la Media. Nel 323 gli

Ateniesi si ribellarono, guidati da Iperide: si unirono i Focesi, i Locresi, Argo,

Sicione, gli Acarnani e gli Etoli. Il comando fu affidato a Leostene, che richiamò

Demostene. Leostene sconfisse Antipatro a Platea e alle Termopili, lo chiuse

nella città di Lamia. Antipatro riuscì a spezzare l’assedio, e l’arrivo di Cratero

dall’Asia, con 50000 uomini, cambiò le sorti della guerra. Gli Ateniesi furono

sconfitti nel 322 sul mare, ad Abido e Amorgo, e per terra a Crannone. A ciò

seguì l’istallazione di un’oligarchia ad Atene guidata da Focione. Perdicca

apparve subito pericoloso agli altri diadochi. Egli deteneva il comando

supremo. Antipatro, Cratero, Lisimaco, Antigono e Tolomeo si coalizzarono

contro Perdicca, al cui fianco rimase solo Eumene: Perdicca morì in Egitto;

Cratero cadde contro Eumene. Un secondo accordo tra diadochi fu siglato a

Triparadiso: Tolomeo l’Egitto; Lisimaco la Tracia; Antipatro la Macedonia e la

prostasia del regno; Antigono ebbe l’Asia Minore; Seleuco Babilonia.

Antipatro morì nel 319: al suo posto salì al potere Poliperconte. Il figlio

Cassandro provocò contro il rivale una nuova coalizione, provocando la

seconda guerra dei diadochi. Poliperconte nel 319 promulgò un editto a nome

dei re Filippo III e Alessandro IV, con cui venivano restaurate nelle città greche

le costituzioni stabilite sotto Filippo II. Ad Atene il governo oligarchico cadde.

Ma Cassandro, già nel 317, istituì in Atene un nuovo governo oligarchico,

guidato da Demetrio di Falero. Nel 317 Olimpiade, schierata con Poliperconte,

uccise Filippo III e la moglie Euridice; l’anno dopo la stessa Olimpiade fu

sconfitta e uccisa da Cassandro. La potenza di Cassandro si stava dunque

affermando; inoltre egli ricostruì Tebe. Nel 316 Antigono sconfisse e uccise

Eumene, assumendo il controllo di buona parte dell’Asia. L’eccessiva potenza

di Antigono provocò una nuova coalizione tra Cassandro, Tolomeo, Lisimaco,

Seleuco. Nella III guerra dei diadochi, Tolomeo sconfisse Demetrio, figlio di

Antigono, nella battaglia di Gaza; nel 311 si giunse a una pace che riconosceva

ad Antigono il dominio dell’Asia e a Cassandro quello della Macedonia. Nel 310

Cassandro uccise Rossane e Alessandro IV, l’anno dopo Poliperconte eliminò

Eracle, il presunto figli di Alessandro e Barsine. Con la fine degli Argeadi veniva

meno ogni preoccupazione legittimistica. La crescita della potenza di Antigono

e Demetrio provocò contro di loro la coalizione di Cassandro, Lisimaco, Tolomeo

e Seleuco: a Ipso nel 301 Antigono fu sconfitto e ucciso. Gli accordi successivi

permisero a Lisimaco di estendere il suo regno all’Asia Minore, a Seleuco fino

alla Siria; Cassandro mantenne la Macedonia, mentre il controllo della Grecia

restò a Demetrio. Con il 301 si giunse a una relativa stabilizzazione. Nel periodo

successivo al 301, Demetrio e Cassandro si contesero il potere in Occidente.

Quando Cassandro morì, nel 298 si aprì per la Macedonia un periodo di

instabilità. Il regno passò a Filippo, Alessandro e Antipatro: dopo una serie di

lotte fraticide, la famiglia di Cassandro si estinse. La Macedonia fu contesa tra

Lisimaco, Pirro e Demetrio, che nel 294 divenne re. Nello stesso anno Demetrio

restaurò la democrazia in Atene. La sua potenza provocò la coalizione di

Lisimaco, Seleuco, Tolomeo e Pirro: sconfitto a Berea nel 289, fu espulso dalla

Macedonia. Nel 285 la Macedonia restò nelle mani del solo Lisimaco. Lisandra,

vedova di Agatocle, che Lisimaco aveva fatto uccidere, chiese e ottenne l’aiuto

di Seleuco, che nel 281 giunse nella piana di Curupedio e uccise Lisimaco.

Tolomeo era morto nel 283 e Seleuco si trovava nella posizione per riunificare

l’impero di Alessandro: tuttavia venne ucciso da Tolomeo Cerauno, figlio di

Tolomeo e fratello di Tolomeo II, che cercava una compensazione in Macedonia.

A Seleuco successe il figlio Antioco I. Dopo 40 anni di guerre, i quattro stati

territoriali, si erano ridotti a tre per la scomparsa del regno di Lisimaco, a

cavallo fra Europa e Asia. Di questi tre, due si erano assestati: l’Egitto era

guidato da Tolomeo; la Siria da Antioco I; la Macedonia era instabile.

Alessandro il Molosso giunse in Italia nel 334, come alleato di Taranto. Il

Molosso sconfisse i Messapi, Peucezi e Lucani, liberando Eraclea. Battendo i

Sanniti, Alessandro si trovò padrone dell’Italia meridionale. Si alleò con Roma,

ma Taranto ruppe l’alleanza. Il Molosso morì nel 330 a Pandosia, combattendo

contro Lucani e Bruzi.

A Siracusa maturavano le condizioni per il colpo di stato di Agatocle. Egli nel

317 prese il controllo di Siracusa e si fece nominare stratego autokrator,

rifacendosi a Gelone e Dionisio. In questo senso si adoperò per l’unificazione

della Sicilia, si contrappose a Cartagine. La centralità di Siracusa in Sicilia

provocò una coalizione tra Agrigento, Messana, Gela e Taranto. Tuttavia

Agatocle ottenne l’egemonia sulla Sicilia. L’obiettivo dell’unificazione della

Sicilia comportava la ripresa della guerra contro Cartagine: nel 311 Agatocle

intervenne in favore di Agrigento, attaccata da Cartagine. Tuttavia fu sconfitto

a Ecnomo e abbandonato dai Sicelioti. Ma egli reagì, portando la guerra in

Africa. Nel 307 Agatocle lasciò in Africa il figlio e tornò in Sicilia, dove sconfisse

la flotta cartaginese e conquistò tutta la Sicilia, tranne Lilibeo e Panormo.

Agatocle poi concluse la pace con Cartagine, stabilendo il confine dell’Alico

(306). In Magna Grecia, Agatocle intervenne nel 299 in favore di Taranto contro

Lucani e Bruzi. I Lucani furono sconfitti nel 298/7. Si impegnò per il controllo

delle rotte Adriatiche, in particolare del canale di Otranto. Poi attaccò

Cassandro a Corcira, che fu conquistata da Agatocle, e data in dono alla figlia

Larissa, che andò in sposa a Pirro. Nel 292 ruppe l’alleanza con Pirro, e diede in

sposa a Demetrio la figlia. Agatocle morì nel 289.

Droysen dice che il termine ellenismo nasce da helleizei, cioè parlare greco, e

fa riferimento alla cosiddetta koiné, la lingua comune. L’idea della monarchia

ellenistica ha in sé elementi diversi, sia greci, sia orientali. I Greci non erano

quindi del tutto impreparati all’accettazione del quadro monarchico. La

presenza di tradizioni locali influì però sullo sviluppo del tipo di monarchia

presente nei singoli regni: in Egitto e in Siria si svilupparono monarchie di tipo

personale, il cui re era individuo eccezionale; in Macedonia restò in vigore una

monarchia di tipo nazionale, in cui il sovrano era re di un popolo. Il sovrano

ellenistico è soprattutto un guerriero vittorioso, vive isolato dal popolo

all’interno di una corte, circondato da amici. La corte, centro del potere politico

e luogo in cui affluivano artisti e intellettuali, sostituì la polis come centro

propulsivo. I grandi regni ellenistici erano caratterizzati dalla grande estensione

territoriale. Al modello della polis, che prevede un centro urbano unico

circondato dalla chora, si sostituisce una struttura che prevede una capitale,

cui si affianca una chora in cui si trovano altre città. Il potere centrale si serviva

di funzionari intermedi per tenere i rapporti con i distretti in cui il territorio era

diviso per ragioni amministrative: le merides in Macedonia, le satrapie in Siria, i

nomoi in Egitto. La polis si ridusse a una comunità di uomini liberi, in cui si

viveva una dimensione più culturale che politica. Dal punto di vista economico,

la città viveva soprattutto dallo sfruttamento del territorio. Burocrati e coloni,

mercenari, mercanti, artigiani che si spostavano, furono i diffusori della lingua e

dello stile dei greci. Il tramonto della polis favorì però una maggiore apertura

nei confronti dello straniero. La grande crescita della popolazione e la

commistione che essa portò con sé, creò un tessuto sociale assai composito.

All’interno delle città, la differenza tra xenos e meteco si affievolì. Uno

spostamento di asse si ebbe anche sul piano culturale: furono le grandi capitali

a divenire centri culturali. Sul versante greco, le città erano ormai relegate ai

margini della storia perché sfavorite dal fatto di non essere in grado di

competere con le grandi monarchie. Le federazioni erano invece più forti sul

piano territoriale e poterono a lungo svolgere un ruolo da protagonista. Lo

storico Polibio esalta gli Achei per aver realizzato nel Peloponneso un’unione

concorde caratterizzata da libertà e democrazia. Il successo degli Achei fu

quello di aver realizzato uno stato federale. Da un punto di vista costituzionale

quella Achea fu una lega democratica (281). Dopo il 217 invece l’assemblea

primaria venne convocata soltanto in occasioni straordinarie e la

partecipazione fu riservata ai membri del consiglio federale. Gli Etoli assunsero

grande importanza nel mondo greco con il successo ottenuto a Delfi nel 279

contro i Galati invasori, divenendo prostatai del santuario. Annessero

l’Acarnania, la Focide, la Locride, e nel 245 la Beozia; nel 243 occuparono parte

del Peloponneso. Le istituzioni principali della lega Etolica furono un’assemblea

primaria che si riuniva due volte l’anno e un consiglio. Rispetto alla lega Achea,

quella etolica presenta un carattere più accentuato di democrazia diretta.

La Macedonia ebbe ottimi sovrani, un valido esercito. Il territorio non

presentava problemi organizzativi e l’adozione del principio federale garantiva

la convivenza tra le città della costa e le regioni dell’intero. Antigono Gonata

sedeva stabilmente sul trono macedone, dopo la morte di Pirro nel 272, quando

nel 267 il re Areo di Sparta organizzò una coalizione antimacedone. La guerra

non fu fortunata per i Greci: Areo non poté superare l’Istmo di Corinto a causa

della presenza di una guarnigione macedone sull’Acrocorinto, e nel 264 morì in

battaglia. Atene, attaccata da Antigono, si arrese nel 263 e fu costretta a subire

l’occupazione macedone. Tolomeo II continuò a combattere

contro Antigono nell’Egeo, ma subì una grave sconfitta a Cos nel 255. La

potenza del Gonata riavvicinò Tolomeo II e Antioco II e li indusse a sollecitare le

due Leghe. Gli Etoli occuparono le Termopili; gli Achei si allearono con

Alessandro, nipote di Antigono, che nel 253 tentò di usurpare il trono

macedone e diedero avvio alla liberazione delle città peloponnesiache. Arato,

un democratico di Sicione, nel 251 liberò la sua città dai Macedoni e la fece

aderire alla Lega achea: costui fu il massimo artefice della potenza achea. Nel

243 Arato prese Corinto. A Tolomeo fu conferito il titolo di stratego della Lega

achea. Antigono Gonata cercò l’appoggio degli Etoli, ma furono sconfitti da

Arato a Pellene nel 241. Nel 239 Antigono muore, Achei ed Etoli avevano

concluso la pace. Demetrio II, suo successore, si impegno a fondo contro gli

Etoli, che furono sconfitti nel 230 dagli Illiri ed Acarnani, alleati di Demetrio, a

Medeon. Demetrio sconfisse nel 233 Arato. Morì combattendo contro i Dardani.

Il figlio di Demetrio, Filippo, era ancora bambino e la reggenza fu affidata ad

Antigono Dosone. Gli Achei e Arato passarono sul fronte macedone. Nel 224

Antigono Dosone organizzò la lega di Egion contro Cleomene III, re di Sparta e il

suo alleato Tolomeo III. Si scontrarono a Sellasia nel 222, Cleomene fu sconfitto.

Finiva così a Sparta l’epoca dei re riformatori. Alla morte di Antigono Dosone,

nel 221, tutta la Grecia si trovava sotto il controllo macedone.

L’Egitto restò sempre nelle mani della dinastia lagide. L’Egitto era privo di città

che rivendicassero la loro autonomia, e tale restò perché i Tolomei evitarono di

svolgere una politica di colonizzazione: le uniche città del territorio, oltre ad

Alessandria, furono l’emporio di Naucrati e le due Tolemaide. I Tolomei

cercarono un’espansione in direzione della Celesiria e di Cipro, dell’Asia Minore,

delle isole egee e degli Stretti. Dalla Siria l’Egitto fu allontanato da una serie di

conflitti ricorrenti, le guerre per la Celesiria, combattute per affermare la

propria influenza in un’area strategica per l’egemonia mediterranea.

La prima guerra di Siria (274-271) fu combattuta da Tolomeo II e Antioco I, e

vinse l’Egitto. La seconda guerra di Siria (260-253) Tolomeo

II sconfitto da Antioco II, che sposò la figlia di Tolomeo, Berenice.

La terza guerra di Siria (246-241) Tolomeo III e Seleuco II, che uccise la sorella

Berenice: vince l’Egitto.

La quarta guerra di Siria (221-217): Tolomeo IV vs Antioco III. Vince l’Egitto a

Rafia. La quinta guerra di Siria (202-195): Tolomeo V vs

Antioco III. Vince la Siria. La sesta

guerra di Siria (170-168): Tolomeo VI vs Antioco IV. Fu risolta con l’intervento di

Roma.

I Seleucidi cercarono di assicurare l’unità del regno svolgendo un’intensa

attività coloniale: le città greche dovevano svolgere da un lato un ruolo di

controllo delle rotte commerciali, dall’altro la diffusione della cultura greca. Le

città più importanti furono Antiochia sull’Oronte, Apamea, Seleucia, Laodicea e

Sardi. Le poleis crearono problemi ai sovrati, chiedendo l’autonomia,

l’eleutheria e la demokratia. Sotto il regno di Antioco I Sotere si verificarono le

prime secessioni: nel 263 Pergamo divenne uno stato indipendente sotto

Eumene I. La Bitinia si rese indipendente nel 280 sotto Zipete. Nel 261 gli

succedette il figlio Antioco II Theos che, alleandosi con Antigono Gonata e Maga

di Cirene, affrontò Tolomeo II, sposandone poi la figlia Berenice. Ma in Oriente si

rese autonoma la Cappadocia nel 255; nel 250 la Partia divenne indipendente

sotto il regno di Arsace I. Nel 246 succedette ad Antioco II il figlio Seleuco II

avuto dalla prima moglie Laodice. Per avere il trono dovette affrontare Tolomeo

III, che voleva porre al trono il figlio della sorella Berenice, moglie di Antioco II.

Egli dovette contrastare il fratello Antioco Ierace, che nel 239 gli si ribellò,

facendo sollevare l’Asia Minore.

Il regno di Pergamo si rese indipendente dalla Siria nel 263, sotto Eumene I. Il

titolo di re fu assunto da suo suocero, Attalo I, che nel 230 sconfisse i Galati. La

vittoria sui barbari, celebrata dall’altare di Pergamo, valse ad Attalo la

stabilizzazione del regno. Egli regnò fino al 197 e da lui prese il nome la

dinastia degli attalidi. Il regno pergameno constava della città di Pergamo e

tribù indipendenti.

Dopo la morte di Agatocle, a Siracusa ripresero le lotte interne e si affermò il

tiranno Iceta. Nel 282 i Romani, sconfitti dai Bruzi, Lucani e Sanniti, violarono il

trattato concluso con Taranto nel 302, penetrando con alcune navi in acque

tarentine. I Tarentini reagirono e Roma e Taranto si trovano in guerra. Nel 281

Taranto chiese aiuto a Pirro, il quale accettò di intervenire. Giunto in Italia nella

primavera del 280 Pirro, sconfitti i Romani ad Eraclea nel 280 e ad Ascoli

Satriano (Foggia) nel 279, passò nel 278 in Sicilia su richiesta dei Siracusani,

attaccati dai Cartaginesi. Pirro, presentandosi come erede del suocero

Agatocle, ebbe enorme successo. Riuscì a respingere i Cartaginesi al Lilibeo. Ma

nel 276 tornò in Italia dove i Romani lo sconfissero a Malevento (275). Nel 272

Taranto si arrese ai Romani. A Siracusa Ierone II fu nominato stratego

autokrator (269) per condurre una guerra contro i Mamertini, i mercenari

campani di Agatocle che avevano occupato Messana. Dopo averli sconfitti,

Ierone ottenne il titolo di re. I Mamertini nel 264 chiesero l’aiuto di Roma contro

Cartagine e contro Siracusa, dando origine alla prima guerra punica. Ierone

fece pace coi Romani. L’alleanza rinnovata nel 241 garantì l’autonomia a

Siracusa: fu Siracusa ad assicurare ai Romani i necessari rifornimenti di grano.

Ierone governò fino al 216 e si riallacciò ai Dinomenidi, chiamando i figli Gelone

e Damarete, a Dionisio I e a Pirro. Nel corso della seconda guerra punica,

Siracusa abbandonò l’alleanza romana e passò a quella cartaginese. Attaccata

da Marco Claudio Marcello, nel 212 Siracusa fu presa e distrutta.

LA GRECIA E ROMA

LE GUERRE ILLIRICHE

Prima guerra illirica (229-228)

Illiri con la pirateria disturbavano i commerci dei mercanti italici, poi giunsero a

minacciare con conquiste l’intero Adriatico meridionale. Romani inviarono

ambasceria senza successo. Roma sconfigge Illiri nel 229 appoggiata da

Demetrio, dinasta di Faro. I motivi dell’iniziativa romana furono le pressioni

esercitate sul senato dai mercanti italici e l’appello rivolto a Roma dagli Issei

assediati. Conseguenze:

-protettorato romano su coste illiriche, in seguito a deditio in fidem di Apollonia,

Epidamno, Corcira, dei Pantini e degli Atintani

-Faro e altre della costa e isole, tra cui Issa, furono date a Demetrio

-Illiri dovevano pagare tributo e non fare più navigare a sud di Lisso più di due

navi, e disarmate. fine pirateria.

-presa di contatto per Roma con stati greci e ammissione dei Romani ai Giochi

Istmici del 228.

Seconda guerra illirica (220-219)

In Macedonia c’era guerra sociale volita da Filippo V, successore di Antigono

Dosone, e dagli Achei contro gli Etoli.

Demetrio di Faro, alleatosi con re macedone, violò trattato del 228 attaccando

città sotto protettorato romano e riprendendo pirateria Roma conquistò

Dimale, Faro, e cacciò Demetrio, che andò da Filipo V. Roma era intervenuta

perché Demetrio si stava espandendo troppo in Adriatico e Roma, impegnata

nelle guerre puniche, voleva prevenire un possibile accordo illirico-cartaginese.

C’è assenza di volontà espansionistica per ora.

PRIMA GUERRA MACEDONICA (215-205)

Filippo V chiuse la guerra sociale facendo con gli Etoli la pace di Naupatto.

Accordo Filippo-Annibale: il macedone voleva un aiuto per espellere i Romani

dall’area illirica.

214, Filippo attaccò per primo per mare Apollonia ed Orico, ma fu battuto;

conquistò Lisso, l’Atintania e il paese dei Parini, diventando minaccioso per il

protettorato romano in Illiria. Romani cercarono alleati in Grecia per isolare

Filippo e tenerlo occupato in Grecia.

212, alleanza antimacedone Roma-Etoli: in caso di vittoria a loro andava il

territorio tra Erolia, Corcira ed Acarnania evidente l’intenzione dei Romani di

non annettere alcun territorio, ma solo prendere il bottino di guerra. Livio

riporta alcune clausole, dubbie: divieto per entrambi di fare accordi separati

con Filippo e la possibilità di aderire al trattato per Spartani, Elei, Attalo I di

Pergamo, divenendo amici ed alleati di Roma Elei, Messeni e Spartani con

Roma-Etoli VS Filippo + Achei Filippo distrusse capitale Achei, Termo, ed Achei

sconfiggono Sparta.

206, Etoli trattarono con Filippo, poiché si sentivano isolati e scoraggiati

violazione trattato del 212.

Pace di Fenice, 205: Filippo delle sue conquiste mantenne Atintania, ma Roma

riaffermò propria presenza sulle coste orientali Adriatico koinè eirene o

semplice trattato bilaterale? Se la prima, Roma entrava nel mondo greco come

garante di una pace comune, con il dovere di intervenire contro i violatori, se

invece trattato bilaterale, doveva intervenire solo pe l’effettiva violazione delle

clausole. Inclusi nel trattato, da parte macedone, Bitinia, Achei, Beoti, Tessali,

Acarnani ed Epiro; da parte romana, Pergamo, Pleurato, Sparta, Elei, Messeni,

Atene ed Ilio.

Pe ora Roma si limitò a reagire alle provocazioni di Filippo in Illiria e a

rispondere alle sollecitazioni degli alleati.

SECONDA GUERRA MACEDONICA (200-196)

Filippo si rivolse verso Oriente dopo la pace di Fenice, venendosi a scontrare

con gli interessi di Rodi e di Pergamo che si allearono e gli dichiararono guerra

dopo vari scontri, nel 201 un’ambasceria rodio-pergamena chiese aiuto a

Roma, denunciando Filippo come violatore della pace i comizi non vollero fare

la guerra, e il senato allora inviò solo una missione diplomatica con incarico

esplorativo. L’ambasceria rodio-pergamena aveva anche riferito a Roma di un

patto segreto tra Filippo e il re seleucide Antioco III, il quale prevedeva la

spartizione del regno d’Egitto.


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DETTAGLI
Esame: Storia greca
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alfogia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Vattuone Riccardo.

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