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Storia greca

La formazione della civiltà greca

La transizione dal Neolitico all’Età del Bronzo (3500-3000) corrisponde a un notevole ampliamento dei circuiti di scambio. I centri più importanti si spostano dalle zone settentrionali a quelle meridionali (Peloponneso, Cicladi, Creta): proprio qui si sviluppano le grandi civiltà di quest’epoca, quella minoica a Creta e quella micenea nel Peloponneso. In questo periodo si assiste al passaggio da un’economia agro-pastorale a una crescente utilizzazione delle risorse non agricole, e all’insediamento in villaggi con case a pianta diversificata, difesa da mura, che sono stati classificati come centri proto-urbani.

L’isola di Creta svolge per tutta la prima metà del II secolo un ruolo di primo piano. La società è palaziale: la seconda fase palaziale è caratterizzata dall’egemonia di Cnosso. Il sistema palaziale è un sistema politico-sociale fortemente centralizzato, basato sul palazzo, che è insieme centro del potere politico, economico, religioso e culturale. Dal punto di vista architettonico il palazzo ha una struttura complessa, che è alla base della tradizione cretese del Labirinto. Un elemento fondamentale nello sviluppo del sistema palaziale è costituito dai progressi di sistemi di notazione, dall’uso dei sigilli a quello della scrittura. A proposito della scrittura i Cretesi conoscono due tipi di scrittura: prima una scrittura ideogrammatica (Lineare A), poi una scrittura sillabica (Lineare B).

In Grecia il passaggio dal Bronzo antico a quello medio, intorno al 2000, reca tracce di profonda instabilità; villaggi distrutti, scompaiono fortificazioni. Si ipotizza che vi siano state delle infiltrazioni di genti provenienti dal nord, parlanti una lingua greca, che si sovrapposero al sostrato etnico preesistente. Micene, a partire dalla prima metà del XVII secolo assume un’eccezionale importanza, testimoniata dai corredi presenti nelle tombe a pozzo dell’élite aristocratica. Nel corso del XV secolo inizia l’espansione micenea nell’Egeo. Con la conquista di Creta, dopo la distruzione del palazzo di Cnosso, i Micenei conoscono il periodo di massima espansione. La civiltà micenea è basata sui palazzi, il cui cuore è il megaron, in cui si trova il focolare. Il capo è il wanax.

Nel corso del XIII secolo vengono distrutti i palazzi. Ricostruiti, vengono di nuovo distrutti all’inizio del XII. Nel corso dell’XI secolo si registrano una serie di innovazioni: il tholos è sostituito dalle tombe a fossa, si afferma lo stile geometrico, il bronzo lascia il posto al ferro. Questa è la cosiddetta Dark Age. Tutti questi avvenimenti sono, secondo Tucidide, da ricollegare all’arrivo dei Dori nella penisola, 80 anni dopo la guerra di Troia (1184). Un’altra spiegazione per la distruzione dei palazzi micenei è stata individuata nelle scorrerie dei “Popoli del Mare”. Più probabile è l’ipotesi secondo cui le cause sono da ricercare in catastrofi naturali. La fine della civiltà micenea sarebbe stata l’esito di una compenetrazione di varie cause. La premessa per la ripresa che porterà alla civiltà arcaica è da rintracciare nella migrazione ionica verso il popolamento delle coste dell’Asia minore. (thuc.) Analogamente si assiste al popolamento da parte degli Eoli di coste microasiatiche e di Rodi, Efeso, Samo.

La Grecia torna così a imboccare, attraverso la ripresa della mobilità che Tucidide individua come il principale indicatore di progresso della civiltà greca, la via per lo sviluppo. La cronologia dell’età arcaica distingue fra alto arcaismo (730-580) e tardo arcaismo, dal 580 alle guerre persiane. Sono distinguibili zone diverse: una Grecia occidentale complessivamente arretrata; una Grecia centrale, comprendente la Beozia, la Tessaglia; l’Attica; l’Eubea; infine il Peloponneso orientale. La poesia di Omero riflette una realtà storica stratificata, comprendente elementi dell’età micenea, dell’età oscura e dell’epoca contemporanea alla stesura dei poemi. Particolarmente stridente pare il contrasto tra wanax miceneo e la regalità dei basileis: in Omero il re non è un sovrano assoluto, ma un primus inter pares, accanto al quale si individuano un consiglio di anziani e un’assemblea del popolo in armi. Il potere del re viene limitato dalla formazione di un’aristocrazia, che appare suddivisa in casate (ghene) e in fratrie sulla base della parentela. Più complesso appare il problema delle strutture denominate tribù (philaì). Esse hanno un carattere etnico e sono attestate presso le genti ioniche e doriche, come forma di suddivisione della popolazione in ambito militare e territoriale.

Un’accelerazione particolare dei processi che conducono la Grecia fuori dall’età oscura si registra in Attica, in Eubea, in Argolide, con la formazione delle prime città. La polis presenta da un lato strutture di eredità micenea, come l’articolazione tra acropoli, asty e chora. Nel processo di formazione delle prime comunità cittadine, il fattore religioso si segnala come elemento primario di unificazione. Ai diversi fattori evolutivi che caratterizzano l’uscita della Grecia dall’età oscura, va infine accostata l’acquisizione della scrittura alfabetica. La polis è definibile come una società politica strutturata intorno alla nozione di cittadinanza. Con un movimento centripeto, definito “sinecismo”, la realtà cittadina si organizza attorno a un centro, attraverso l’aggregazione di unità minori, come villaggi. Nel centro urbano hanno sede le principali strutture funzionali e culturali. È lo spazio religioso a dotarsi per primo di strutture architettoniche. La terra costituisce un’adeguata fonte di sussistenza per il cittadino proprietario. Il pensiero politico greco classifica le costituzioni sulla base di una tripartizione in monarchia, oligarchia e democrazia (Erodoto, discorso tripolitico). La democrazia appare come la migliore realizzazione delle tendenze isonomiche insite nel concetto di polis. La Grecia, però, non era fatta solo di poleis: fin dall’arcaismo è presente lo stato federale. Questo tipo di stato era denominato ricorrendo a termini generici come ethnos o come koinon. Lo stato federale fu l’organizzazione politica dell’“altra Grecia” quella centro-settentrionale descritta da Tucidide con i caratteri di un accentuato attardamento culturale. Nel corso del IV secolo gli stati federali acquisteranno un ruolo progressivamente maggiore. I valori essenziali della polis sono stati identificati nei concetti di Eleutheria e Autonomia

I privilegi dell’aristocrazia si basano prima di tutto sulla nascita. Dalla discendenza di eroi, l’aristocratico eredita l’aretè. La ricchezza degli aristocratici era legata prevalentemente al possesso di terre, alla guerra e alla pirateria. La vita dell’aristocratico era legata all’oikos, insieme di persone e di beni. Gli svaghi degli aristocratici erano la caccia e il simposio, che appare luogo della discussione fra pari, in cui si creano forti legami. La xenia era una forma di ospitalità fondata sulla reciprocità, che prevedeva la mutua assistenza e veniva sancita con lo scambio di symbola. Un altro aspetto internazionale degli aristocratici era l’inserimento dei membri delle aristocrazie nei giochi panellenici. Sul piano militare l’aristocrazia è legata al modello omerico del duello eroico e all’uso del cavallo. La crisi dell’aristocrazia trova un importante risvolto, in ambito militare, nella cosiddetta “riforma oplitica”. Con questa riforma, la funzione guerriera cessò di essere un privilegio aristocratico e si ampliò fino a comprendere anche i membri del demos.

Il movimento coloniale dell'VIII secolo

Il movimento coloniale del VIII secolo è forse il fenomeno più notevole dell’alto e medio arcaismo. Il mondo greco è costantemente interessato da fenomeni di spostamento e di migrazione. Le colonie di popolamento, apoikiai, creano nuove comunità completamente autonome; le colonie militari di cittadini, cleruchie, prevedono che i coloni mantengano la cittadinanza originaria; con il termine epoikiai sono indicati i rincalzi coloniari. I coloni provengono dalla zona dell’Istmo e dal Peloponneso settentrionale, dall’Asia minore, dall’Eubea; destinazioni principali sono la Sicilia, l’Italia meridionale, l’Africa, la Gallia, la Spagna e in oriente Macedonia, Tracia. Un ruolo primario nell’iniziativa coloniale va riconosciuto ai Calcidesi d’Eubea e ai Corinzi. In Italia colonie calcidesi sono: Pitecusa (770), Cuma, Nasso, Zancle, Reggio. Corinto fonda Siracusa (733); Megara fonda Megara Iblea (727); Rodi e Creta fondano Gela (688), che poi fonderà Akragas nel 580. Colonie achee sono Sibari, Crotone, Metaponto, Posidonia; mentre Sparta fonderà Taranto nel 705.

La spedizione destinata a fondare una colonia era guidata da un fondatore, l’ecista. Suo compito era portare alla nuova destinazione il fuoco sacro tratto dal focolare pubblico della città d’origine, distribuire la terra ai coloni, fondare i santuari. La colonizzazione ebbe enormi conseguenze sulla storia della Grecia. Essa diede uno straordinario impulso alla produzione artigianale, agli scambi commerciali, alla navigazione. In quasi tutte le aree coloniali, il contatto con i Greci produsse tra gli indigeni nuove forme di organizzazione sociale, politica e militare, che produsse fenomeni di vera e propria decolonizzazione, ma anche esperienze di incontro, di convivenza e di reciproca influenza tra Greci e indigeni.

I più antichi interventi di carattere legislativo si registrano in area coloniale, perché in comunità nuove più facilmente si verificarono le condizioni per la fissazione di norme condivise. Della storicità di alcuni legislatori si è dubitato in passato. L’attività di Zaleuco di Locri risalirebbe alla seconda metà del VII secolo; Caronda di Catania sarebbe stato il suo discepolo. Caratteristiche della sua legislazione sarebbero state la limitazione della discrezionalità dei giudici e l’adozione di un linguaggio semplice e accessibile. Caronda di Catania avrebbe invece redatto un codice molto puntuale, che mitigava la prassi giudiziaria introducendo pene pecuniarie anche per reati di sangue. Tali pene erano graduate in base al patrimonio, il che sembra implicare una costituzione di tipo timocratico, con la divisione delle popolazioni in classi di censo. Un ruolo particolare tra i legislatori della madrepatria ha lo spartano Licurgo, la cui figura è da ritenere leggendaria. La sua legislazione si occupava prevalentemente di definire i poteri delle diverse componenti dello stato spartano ed era all’origine del particolare ordinamento che caratterizzava Sparta e che era conosciuto come kosmos; essa non fu mai scritta, ma rifluì in parte nell’Eunomia del poeta Tirteo. Alla fine del VII secolo fu attivo in Atene Dracone. Famosa è la draconiana sull’omicidio, conservata da un’iscrizione. La legge sottraeva spazio al regime della vendetta privata; mitigava le pene, cercando di limitare l’uso della pena di morte; distingueva i tipi di omicidio.

I modelli di tirannide

Aristotele individua diversi modelli di tirannide: quello del tiranno demagogo che diviene tale appoggiandosi al popolo; quello del tiranno ex magistrato, che a partire dal ruolo istituzionale conquista un potere eccezionale; quello del tiranno il cui potere nasce dalla degenerazione della monarchia. In genere i tiranni non intervennero sulla situazione costituzionale; piuttosto sulla situazione politica e operando nel senso di un’integrazione degli esclusi attraverso la ridistribuzione della ricchezza, ottenuta mediante la creazione di opere pubbliche, mediante la guerra e mediante le relazioni internazionale: non a caso Tucidide inserisce la tirannide tra i fattori di sviluppo della Grecia arcaica. A Corinto si affermò, nel 658, la tirannide dei Cipselidi e durò fino al 585. Il capostipite sottrasse il potere all’aristocrazia dei Bacchialidi. A Sicione si affermò la dinastia degli Ortagoridi (650). L’esponente principale di tale tirannide fu Clistene, che fu autore di una riforma delle tribù consistente nel ribattezzare le tre tribù doriche con nomi di animali e nel creare una quarta tribù, gli archelaoi, ovvero i “dominatori del popolo”. Clistene promosse la propria immagine in Grecia, partecipando alle feste panelleniche e intessendo rapporti con gli altri aristocratici stranieri, come rappresenta il matrimonio della figlia Agariste con l’ateniese Megacle, della famiglia degli Alcmeonidi. In occidente il fenomeno della tirannide fu legato all’instabilità politica e sociale delle città coloniali e, in Sicilia, alla presenza incombente del pericolo cartaginese. Il più antico dei tiranni sicelioti fu Panezio di Leontini, tiranno demagogo, salito al potere nel 615. Un tiranno pacificatore fu forse Falaride di Agrigento 572-556.

Formule per superare l'individualismo delle poleis

I Greci si videro costretti a elaborare formule capaci di superare l’individualismo con cui le poleis concepivano e vivevano la loro dimensione politica. Un primo tentativo fu quello delle anfizionie, o leghe sacre, che si riconoscevano in un culto comune. L’anfizionia per eccellenza è quella delfico-pilaica, l’unico organismo panellenico capace di operare stabilmente e di fornire gli strumenti per un’azione comune. Un tentativo su basi diverse fu quello delle leghe militari, o symmachiai, di natura difensiva, nelle quali un gruppo di poleis riconosceva volontariamente la guida di un’altra polis. Di questa natura fu la lega di Corinto, costituita nel 481; la Lega del Peloponneso; le leghe navali ateniesi. Da alleanza di tipo difensivo essa può trasformarsi in offensiva, sotto l’influsso dell’egemone: in questo caso l’autonomia e l’eleutheria delle città alleate vengono gravemente lese dall’egemone. Né le anfizionie, né le simmachie seppero dunque realizzare un assetto stabile a livello panellenico. Ottenne maggior successo la pace comune, la cosiddetta eirene koine.

La Grecia tardo-antica

L’area geografica dell’Asia minore era suddivisa in tre zone a partire da nord: l’Eolide (Tessaglia, Beozia), la Ionia (Attica, Eubea), la Doride. Sotto il regno di Creso, l’interazione culturale tra lidi e greci raggiunse il massimo sviluppo. Cadute le monarchie, si affermarono i governi tirannici. Dopo la conquista della Lidia da parte del re persiano Ciro il Grande, che occupò Sardi nel 546, le città greche d’Asia minore passarono sotto il controllo Persiano. Per queste città la conquista da parte del re persiano, fu un evento dalle conseguenze gravi. Sul piano amministrativo, esse furono inserite nelle satrapie della Ionia, costrette a versare un tributo e a fornire un contingente militare. L’espansione achemenide in Egitto, in Tracia e sugli stretti accentuò le difficoltà: nel 499 scoppiò così la rivolta ionica. Analoga sorte subirono le isole più vicine alla costa asiatica: Lesbo, Chio, Samo, Rodi. L’isola di Cipro fu meta di coloni fenici: a sua volta cadde nelle mani dei persiani nel 545. Alcune Greci dell’Asia minore, di fronte all’occupazione persiana, cercarono condizioni di vita migliore altrove: così gli abitanti di Teo fondarono in Tracia Abdera, sulla foce del fiume Nesto. Tra le altre isole greche merita attenzione Egina, che era una potenza commerciale. Era divisa da Atene da una costante rivalità. Altre potenze rivali di Atene sono Calcide d’Eubea e Corcira, colonia di Corinto, che possedeva una flotta, seconda per potenza a quella di Atene. Le isole Cicladi costituivano un ponte fra continente greco e vicino oriente. Le più importanti sono: Nasso, Paro (che fondò Taso in Tracia, ricca di miniere), Sifno, Delo. Creta era abitata da popolazioni doriche, che praticavano la pirateria: è stata il luogo d’origine della legislazione.

La Tessaglia era una grande pianura. I Tessali erano di stirpe dorica, provenienti da Coo e dalle isole vicine. Erano organizzati in uno stato federale (VI). Fu l’unità assicurata al koinon dalla dinastia degli Alevadi di Larissa a consentire ai Tessali di ridurre in schiavitù la popolazione preesistente, denominati penesti. Erano detti perieci i popoli circonvicini, ormai soggetti al tributo fissato da Scopa di Crannone. Una parte della tradizione attribuisce ai Tessali un ruolo preponderante nella cosiddetta “prima guerra sacra”, che fu il primo atto storico dell’Anfizionia, e durò secondo la tradizione dieci anni e si concluse nel 582, con l’istituzione del cosiddetto agòn stephanites, il primo dei Giochi Pitici. La guerra fu condotta dagli Anfizioni contro i Focesi della città costiera di Cirra, accusati di sacrilegio da Solone di Atene. La guerra sarebbe stata risolta dalla cavalleria Tessala; altre fonti invece la attribuiscono al blocco navale messo in atto contro i Cirrei da Clistene di Sicione. In seguito alla vittoria, gli Alcmeonidi, imparentata con Clistene di Sicione, acquistò un grande potere e poté esercitare autorità anche su Delfi. La Tessaglia venne suddivisa in tetradi, ciascuna comandata da un polemarco, sottoposte all’autorità centrale del tago. Alla fine del VI secolo, i Tessali avviarono una politica filospartana e antiateniese, in accordo con i Pisistratidi. Ma il tentativo di esercitare l’egemonia sulla Grecia terminò con la morte di Aleva.

La Macedonia costituiva uno stato federale, articolato in diversi cantoni, guidati da re guerrieri. La gens che si affermò fu quella dei Macedoni: la guidava la dinastia

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alfogia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Vattuone Riccardo.
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