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Esame 11/5/18 psicologia sociale

Riassunto modulo 1

Introduzione

La psicologia sociale nasce e si diffonde in contesti anglosassoni, adottata nel tempo in studi trans/cross-culturali da studiosi asiatici, africani, sudamericani e mediorientali. È lo studio scientifico del modo in cui i pensieri, i sentimenti e i comportamenti delle persone sono influenzati dalla presenza (reale o immaginaria) di altre persone, o meglio, dalla situazione sociale nella sua complessità (Allport, 1985).

Influenza sociale: in generale, tentativi diretti attraverso cui un individuo cerca deliberatamente di cambiare il comportamento di un altro. Per lo psicologo sociale, è un capitolo di ricerca e applicazione ampio che include pensieri, emozioni, comportamenti e assume svariate forme. Non sempre le persone che ci influenzano sono presenti e in molti casi non lo sono: questo perché il nostro comportamento è regolato dalla percezione di approvazione o disapprovazione da parte di figure di riferimento e da come ci aspettiamo che gli altri reagiscano alle nostre azioni. Le diverse influenze a volte sono in contrasto tra loro ed è a questo punto che si crea il conflitto.

La psicologia sociale è legata alla sociologia (con cui condivide l’interesse per il modo in cui la situazione sociale influenza il comportamento), alla psicologia della personalità (con cui condivide l’interesse nello studio della psicologia dell’individuo), all’economia e alle scienze politiche (che esaminano l’influenza di determinati fattori sul comportamento umano). Tuttavia, si differenzia perché:

  • Il suo livello di analisi è l’individuo nel contesto di una situazione sociale.
  • I contenuti: identificare proprietà della natura umana che descrivano come gli individui siano suscettibili di influenza sociale.
  • Lavora nelle aree di intersezione e sovrapposizione tra la sociologia e la psicologia della personalità: sottolinea i processi psicologici condivisi dalla maggior parte delle persone in tutti i contesti che le rendono suscettibili di influenza sociale.

Le radici

  • La visione del comportamento umano basato sull’istinto:

1855: il sociologo britannico Herbert Spencer estende la teoria dell’evoluzione per selezione naturale di Darwin al contesto sociale (analogie tra organismo biologico e organismo sociale: 1) le società si evolvono come gli organi biologici e l’evoluzione è il processo durante il quale gli elementi disomogenei e separati entrano in reciproca dipendenza e la nuova struttura che si forma è sempre più complessa di quella precedente - procedimento da omogeneità indefinita a eterogeneità definita - 2) il mutare della struttura corporea viene comparato ai concetti di divisione del lavoro e di crescita economica).

1908: influenzato da Spencer, William McDougall scrive il primo manuale “Introduzione alla psicologia sociale”, la cui tesi di fondo è la determinazione istintiva di gran parte del comportamento umano, dunque non appreso e non influenzabile dall’esperienza. Si consolida il darwinismo sociale (prospettiva che interpreta la lotta tra gruppi sociali come una lotta per la sopravvivenza e le modalità di interazione prevalenti come il risultato - positivo perché adattivo - del lungo processo della società), per poi cadere in lungo oblio (per timore delle possibili gravi conseguenze etiche e sociopolitiche - possibile sostegno alla discriminazione o al genocidio, come infatti è avvenuto durante il nazismo) ed essere riconsiderato recentemente (separando il giudizio sociopolitico da quello scientifico e considerando gli sviluppi dell’etologia - studio comparativo dei caratteri e dei costumi individuali o etnici). Questa concezione istintuale del comportamento umano era in netto contrasto con le scuole psicologiche predominanti in ambito accademico nella prima metà del XX secolo.

  • La teoria psicanalitica: le pulsioni nascoste che guidano il comportamento:

1920/1961: Sigmund Freud si ispira al concetto di “lotta per l’esistenza” di Darwin e sostiene che il comportamento umano è diretto da due principali ordini di pulsioni (aggressive e sessuali), necessarie, ma che se eccessive minano l’ordine necessario per la sopravvivenza della specie umana (che è di natura sociale). Freud propone che questi desideri degli esseri umani sono tenuti inconsci da attività psicodinamiche repressive, finché si trasformano in modi espressivi socialmente accettabili (base della teoria psicanalitica: il comportamento umano è diretto da desideri del corpo esclusi alla coscienza nel tentativo di placare le forze sociali. Di conseguenza, una parte sostanziale dell’attività mentale umana è inconscia e ciò di cui siamo consapevoli è raramente il riflesso diretto delle basi emozionali delle nostre azioni: siamo allo scuro del vero intento. Tutto è mediato dalla qualità del rapporto realizzato dagli individui, soprattutto nelle prime fasi della vita con i genitori. In seguito all’interazione pulsioni/figure di riferimento/società si strutturano dinamiche profonde - di cui non siamo consapevoli - che agiscono come spinte motivazionali in grado di esprimere le caratteristiche dell’individuo e del suo comportamento. Mantovani, 2003). I testi di Freud inerenti alla psicologia sociale sono “psicologia delle masse e analisi dell’io” (1921), “L’avvenire di un’illusione” (1927) e “Il disagio della civiltà” (1929).

  • Il comportamentismo: il comportamento modellato dall’esperienza:

1930: in contrapposizione alla psicanalisi, John Watson sostiene che solo il comportamento manifesto può essere osservato e misurato direttamente e che fenomeni come i processi inconsci sono invenzioni non osservabili elaborati dagli psicologi come spiegazione al comportamento. I comportamentisti sostengono che l’istinto è modificabile dall’esperienza, rendendolo così appreso e non innato: il comportamento umano è principalmente determinato dalla natura delle esperienze in risposta alle richieste dell’ambiente. Essi pensano che le discipline psicologiche possono dirsi scientifiche solo se rinunciano a pronunciarsi sui fenomeni psichici interni, che sono ipotizzabili ma non direttamente osservabili: si deve studiare il comportamento nella sua forma visibile esterna, rilevandolo e misurandolo con metodi oggettivi ed evidenziando il rapporto causa-effetto realizzato dall’organismo in diverse esperienze. Il comportamento quindi un processo di apprendimento.

La moderna psicologia sociale

Con l’emergere delle discipline psicologiche gli psicologi sociali si dividono in due filoni separati per quasi tutto il Novecento, creando due orientamenti:

  • Psicologia sociale a orientamento psicologico: si rifà ai concetti di individualismo, comportamentismo e metodo sperimentale per annoverarsi tra le discipline scientificamente valide, avendo come questioni di interesse principali problemi sociali di ampia portata (obbedienza cieca all’autorità implicata nelle atrocità commesse dai nazisti, indisponibilità ad aiutare altre persone in pericolo, pregiudizio razziale...).

- Allport è il primo psicologo sociale della tradizione comportamentista e definisce la psicologia sociale come la scienza che studia il comportamento dell’individuo nella misura in cui tale comportamento stimola altri individui o ne costituisce una reazione: si differenzia quindi da Wundt, Le Bon, Mead e McDougall (che pubblica nel 1920 il suo lavoro sulla “mentalità di gruppo”) perché riteneva di poter spiegare i fenomeni grippali in termini di psicologia individuale, senza inventare nuovi concetti. In questo modo Allport contribuisce alla “individualizzazione sociale” in psicologia sociale definita poi da Farr nel 1996.

- Inizialmente la Gestalt (approccio formulato in Germania agli inizi del Novecento da Koffka, Kohler, Wetheimer e colleghi) si presenta come una macro-teoria sul modo soggettivo in cui un oggetto appare alla mente delle persone, ma riconosce che non è possibile comprendere il modo in cui viene concepito un oggetto soltanto studiando gli elementi costituitivi della percezione poiché l’intero è diverso dalla somma delle sue parti: vale la pena quindi di concentrarsi sulla fenomenologia del soggetto della percezione, cioè sul modo in cui un oggetto si presenta alle persone. Alla fine degli anni '30 alcuni degli psicologi fondatori emigrarono negli USA per sfuggire alla persecuzione nazista: uno di questi fu Kurt Lewin, padre fondatore della moderna psicologia sociale sperimentale, che vive l’antisemitismo da professore ebreo. Questa esperienza rimodella la psicologia statunitense facendola crescere con un grande interesse verso le cause e i rimedi del pregiudizio e dello stereotipo etnico. Il lavoro di Lewin è stato quello di applicare i principi della Gestalt alla percezione sociale, cioè il modo in cui le persone percepiscono gli altri e le loro motivazioni, intenzioni e comportamenti: fu il primo a capire l’importanza di assumere la prospettiva della persona che si trova in qualsiasi situazione sociale, per comprendere come essa costruisce (percepisce, interpreta, cambia) l’ambiente sociale.

Le principali differenze tra gli psicologi della Gestalt e i comportamentisti sono:

  • Rifiuto della visione atomistica della persona: i fenomeni, in psicologia, sono diversi dalla somma delle singole componenti.
  • Il comportamento può essere compreso solo valutando il suo mondo fenomenico, cioè indagando la prospettiva soggettiva.

La Gestalt influenza il Nordamerica e da esso mutua l’attenzione all’individuo e alle applicazioni pratiche: questo fa riemergere l’interesse per l’esperienza soggettiva sotto forma di studio della cognizione sociale.

  • Psicologia sociale a orientamento sociologico: si fonda sul presupposto che il comportamento individuale risulta mediato dai significati che i soggetti attribuiscono alla situazione, un processo che ha le sue radici nel modo di percepire se stessi e gli altri, immaginando reazioni e giudizi sui propri atti.

- George Mead è il fondatore della scuola sociopsicologica chiamata “interazionismo simbolico” e la sua opera maggiore è “Mente, sé e società”, raccolta delle sue lezioni curata da studenti e pubblicata postuma nel 1934. Mead critica il rifiuto del comportamentismo di studiare il privato e pensa che questo limite sia superabile proprio perché il privato non è a priori, ma viene a formarsi proprio grazie all’interazione nel comportamento: infatti il mondo psichico cosciente è possibile solo tramite interazione, comunicazione, linguaggio. Secondo Mead ogni azione significativa di un organismo è una reazione ad un’altra azione di un altro organismo. Nell’uomo il significato di un’azione è pensato e diventa perciò simbolo significativo: l’espressione più evidente di ciò è il linguaggio che, tramite simbolizzazione, costituisce oggetti dotati di “senso comune”. La mente si sviluppa in società che è un insieme di significati condivisi, perciò nel comportamento si ha l’origine della vita psichica cosciente e in questo modo anche il privato si spiega nel sociale.

Quindi i principi dell’interazionismo simbolico sono:

  • Gli esseri umani agiscono nei confronti delle cose (oggetti fisici, idee, attività degli altri, situazioni...) sulla base dei significati che esse hanno per loro.
  • I significati di tali cose deriva dall’interazione sociale che il singolo ha con i suoi simili.
  • Questi significati sono reinterpretati dal singolo mentre si imbatte nelle cose.

Secondo Mead il comportamento di una persona può essere compreso solo confrontandolo con quello di altri e tenendo conto delle storie relazionali tra i soggetti interagenti: considera la consapevolezza e la mente come frutto di interazioni sociali che rendono possibile l’individuo, poiché la chiave dello sviluppo mentale è la prerogativa umana di saper usare i simboli condivisi (e in particolare il linguaggio) per rappresentare cose ed eventi. Il linguaggio ci permette di interiorizzare, rappresentare, riflettere (cioè avere una mente) sull’interazione sociale.

L’esistenza di simboli condivisi ha tre implicazioni:

  • Il comportamento: non è l’esito di eventi, ma scaturisce dal significato simbolico che gli eventi hanno per le persone (si deve tener conto della fenomenologia soggettiva).
  • La specificità culturale dei significati: non è sempre possibile intendere un comportamento allo stesso modo applicandolo a diverse culture o a diverse epoche storiche.
  • La capacità di assumere il ruolo dell’altro: i simboli condivisi ci permettono di valutare intenzioni, aspettative e risposte di altri membri della nostra cultura, cioè di coordinare le nostre attività in modo complesso e articolato restando sempre informati dalle previsioni che facciamo sul comportamento altrui, entrando e uscendo dal loro punto di vista. Così ci formiamo un concetto di noi stessi per come gli altri potrebbero percepirci e diventiamo consapevoli di noi stessi, di essere un sé. Queste sono le basi di ciò che Mead chiamava “comportamentismo sociale”, rinominato dal suo allievo Blumer “interazionismo simbolico”.

Gli sviluppi attuali della psicologia sociale

Dopo la seconda guerra mondiale e gli eventi dell’olocausto esiste l’interesse di comprendere le dinamiche e le ragioni per cui gli individui di una società abbiano voluto annientare una parte della loro popolazione: gli psicologi sociali hanno cominciato ad elaborare e valutare le teorie del potere sociale e di influenza sociale, alimentate dall’attivismo politico di fine anni 60. Così la psicologia sociale si consolida e si concentra sulla spiegazione di quei problemi che minano le forme di convivenza sociale: questo porta a specifiche teorie in grado di delucidare fenomeni particolari.

Negli anni 70 e 80 la “rivoluzione cognitiva” trascina nello studio dei processi mentali alle basi del comportamento anche la psicologia sociale. Per gli psicologi l’essere umano è un elaboratore di informazioni da cui emerge la concezione di “social cognition”, ovvero il filone di studi che studia i modi con cui gli individui cercano di comprendere il proprio mondo sociale: è una prospettiva che si concentra su come le persone percepiscono, ricordano e interpretano il mondo sociale e loro stessi. Questa attenzione si è ampliata fino ad includere le recenti tecniche per la misurazione delle basi neurali di pensiero ed emozione.

Dai primi anni 90 la social cognition si divide in quattro filoni scientifici:

  • La prospettiva evoluzionistica: si ispira all’evoluzione e alla selezione naturale di Darwin, sostenendo che gli individui sono una normale specie animale e il comportamento è un risultato degli adattamenti evolutivi. Ciò comporta una corretta conoscenza degli adattamenti tipicamente umani oltre a quelli che condividiamo con altri animali. Le funzioni mentali degli individui sono adattamenti naturali sviluppati nell’evoluzione: questo approccio cerca nella selezione naturale le radici dei comportamenti.
  • La prospettiva culturale: è la cultura a determinare il pensiero e il comportamento, perciò è anche al centro in tutto ciò che facciamo. Gli esseri umani sono animali culturali: creano e condividono in modo simbolico la realtà, e questa creazione è la cultura. La cultura dà senso alla vita ed è considerata una rappresentazione assoluta da chi la condivide anche se si è consapevoli dell’esistenza di culture diverse.
  • La prospettiva esistenziale: esamina le questioni di base sull’esistenza e la natura umane (senso della vita, identità, corpo, libero arbitrio). È un approccio sempre più usato dagli psicologi per indagare il comportamento tenendo conto del sé e delle motivazioni umane fondamentali come i bisogni (di avere esperienze significative e relazioni appaganti), il momento della morte e la sua inevitabilità, i limiti del corpo, i traumi e le perdite.
  • La prospettiva neuro-scientifica sociale: acquista importanza grazie ai progressi tecnologici che ci consentono di capire cosa succede nel cervello quando siamo impegnati in pensieri e comportamenti sociali (ampiezza delle onde dopo eventi specifici, flusso di ossigeno a diverse aree del cervello durante il giudizio sociale). Serve a migliorare le conoscenze nei processi cognitivi, emotivi e motivazionali nel quadro dei fenomeni sociali.

Le quattro ipotesi di base della psicologia sociale

“Perché le persone si comportano nel modo in cui si comportano?” che si articola in:

  • Perché le persone non vanno d’accordo con certe altre?
  • Perché il giudizio degli altri ci preoccupa?
  • Perché a volte ci si conforma e a volte si fatica a distinguersi dalla massa?
  • Perché si fanno scelte sbagliate?
  • Perché gruppi di individui si impegnano in guerre e terrorismo?

Che si fondano su specifici comportamenti umani:

  • Come si formano gli stereotipi?
  • Come gli stereotipi influenzano i comportamenti tra gruppi?
  • Che informazioni si usano per inferire sul comportamento di altri?
  • Come si può far coincidere l’immagine di se stessi con quella che gli altri hanno di noi?
  • I contenuti violenti nei media incoraggiano la violenza? Se sì, come?
  • Il tipo di legame coi genitori influenza quello con il partner?

Per scardinare le problematiche la psicologia sociale si basa su quattro assunti fondamentali:

1. Il comportamento è un prodotto congiunto della persona e della situazione: derivato dall’opera di Kurt Lewin (1936).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

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