La psicologia sociale
La psicologia sociale studia le interazioni umane e le relazioni interpersonali che avvengono nelle persone, nei gruppi e nelle istituzioni. È la scienza che studia e cerca di comprendere le relazioni che connettono processi psicologici individuali e processi psicologici sociali, indagando sia le interazioni tra le persone sia il contesto socio-culturale all'interno del quale esse si verificano.
La psicologia sociale dà molta importanza al mondo sociale; infatti si occupa di comportamenti, stati e processi mentali che si esprimono nel mondo sociale, che lo influenzano o che sono influenzati da questo. I tre elementi della psicologia sociale sono:
- Il sé: comprende sia la capacità riflessiva del sé (coscienza di sé) sia l'identità sociale (il modo in cui ciascuno si definisce entro una situazione data).
- L'altro: può essere l'altro significativo, una persona con cui si condivide qualcosa, oppure un altro indifferenziato che non si conosce.
- Il contesto: dà significato alla relazione in corso e ci aiuta a dare un senso a ciò che sta accadendo.
Il mondo sociale è molto importante: condividiamo il mondo sociale con gli altri. Viviamo con i membri della nostra specie, interagiamo quotidianamente con altre persone sia in presenza sia in assenza, quando per esempio le pensiamo o pensiamo a cosa farebbero loro nella nostra situazione. Condividiamo risorse, comunichiamo, cerchiamo di influenzare gli altri e ne siamo influenzati, inventiamo altri fittizi, attribuiamo ad altri alcune caratteristiche e le generalizziamo e la nostra identità è definita in base agli altri. La relazione con gli altri è una relazione di scambio a due vie: entrambi i poli entrano in gioco. È una relazione mutuale, nel senso di reciproco.
In questo modo si nota come gli altri costituiscono per noi uno degli oggetti più interessanti: apprendiamo osservando e imitando gli altri in modo deliberato, sia nella vita reale sia come altri virtuali. Dipendiamo dagli altri fisicamente, economicamente, biologicamente. La privazione precoce di contatti con gli altri provoca grandi difficoltà di sviluppo del bambino per la mancanza di cure e per l'impossibilità di costruire relazioni.
Apparteniamo a un contesto sociale, abbiamo un'eredità sociale: l'individuo deve adattarsi al mondo che subisce un'evoluzione storica e al mondo costruito dalla storia collettiva, ma allo stesso tempo abbiamo un'eredità biologica che predispone l'uomo a vivere in un mondo sociale. Il gruppo sociale costituisce un mezzo efficace di adattamento, siamo pre-adattati a riconoscere i tratti sociali come piacevoli o spiacevoli e l'uomo è predisposto a ricevere certe informazioni, a dare certe risposte e a interpretare le risposte degli altri.
Per la psicologia sociale l'individuo è autonomo cioè capace di prendere decisioni e di agire ma fondamentalmente interdipendente.
Livelli di analisi della psicologia sociale
Psicologia sociale sociologica
La psicologia sociale sociologica focalizza l'attenzione sulle relazioni “inter-gruppi”. La concezione della psicologia sociale in Europa è una concezione interazionista ovvero vi sono delle interazioni tra le persone e il contesto e bisogna capire in che modo definiscono i meccanismi sociali. Per questa concezione le persone sono individui sociali influenzati dal contesto in cui vivono e la società è un sistema complesso che gli individui modificano continuamente. Gli esponenti di questa corrente erano contrari alla concezione psicologia americana perché secondo loro era troppo incentrata sull'individuo e non sul contesto e sulla società. Secondo questi l'esperienza soggettiva e i processi sociali sono collegati. L'obiettivo di questa psicologia sociale era quello di studiare i problemi legati alla vita collettiva e prestare attenzione ai rapporti sociali.
I livelli di analisi della psicologia sociale europea sono:
- Il livello individuale
- Le relazioni interindividuali
- I gruppi
- Le organizzazioni
Psicologia sociale psicologica
La psicologia sociale psicologica è la concezione che si sviluppa negli USA e vede al centro la figura dell'individuo, privilegiando una spiegazione “intra-individuale”. In questa concezione è l'individuo da solo che entra nel contesto e nella società, non si parla di gruppi. I fattori sociali sono ritenuti delle pressioni che intervengono sui processi interindividuali influenzandoli.
La categorizzazione sociale
La categorizzazione sociale è una strategia cognitiva utilizzata quando si esprimono giudizi sociali riguardo persone appena conosciute e c'è bisogno di ridurre le informazioni ricevute. Per esprimere un giudizio, bisogna conoscere la persona in modo approfondito ma dato che le persone racchiudono moltissime informazioni e il lavoro da fare è molto complicato e lungo, tramite la categorizzazione è possibile semplificarlo e velocizzarlo. Tramite la categorizzazione sociale a una persona viene affiliata una categoria in base alle caratteristiche fisiche che mostra al primo impatto e l'osservatore tenderà a comportarsi con lei come se appartenesse alla categoria stabilita e avesse veramente tutte le caratteristiche della categoria.
In questo modo si esprime un giudizio solo sulle caratteristiche generali del gruppo. Questa strategia ha dei rischi: per esempio non si vedrebbe più la persona nella sua interezza, non si vedrebbero tutte le sue caratteristiche ma ci si soffermerebbe solo su quelle che si pensa che abbia e in secondo luogo le persone si comportano nei confronti della persona come se essa avesse tutto della categoria di riferimento, quando in realtà quella persona determinate caratteristiche non le ha. Nel tempo però rischia di svilupparle per non far rimanere delusi le persone che si aspettano qualcosa da lei (effetto pigmalione).
L'informazione categoriale è fornita da:
- Teorie implicite di personalità: dal momento che una persona ha una determinata caratteristica si pensa che ne abbia delle altre che di solito si sviluppano nelle persone insieme a quella
- Stereotipi
Gli stereotipi
Gli stereotipi sono la tendenza ad attribuire alle persone che appartengono alla stessa categoria le stesse caratteristiche. Il termine deriva dalla tipografia: stampino che veniva utilizzato su ogni pagina. Lo stereotipo può dare origine a pregiudizi e discriminazione e gli stereotipi possono essere peggiorativi, lusinghieri e neutrali. Gli stereotipi sono difficili da cancellare, una volta che a una persona vengono attribuite determinate caratteristiche, se la persona si comporta in modo diverso da quello che avevano immaginato, piuttosto che ammettere di aver sbagliato, si falsifica la realtà e si dice che questo comportamento è un'eccezione.
Solo se il comportamento è assiduo e difficile da cancellare si dirà che la caratteristica della categoria non è presente nella persona e lo stereotipo verrà modificato. I fattori che favoriscono la produzione di stereotipi sono:
- Le risorse cognitive: meno una persona conosce a riguardo l'altra persona più si affiderà allo stereotipo
- La motivazione: meno una persona è motivata a conoscere nello specifico una persona più si accontenterà degli stereotipi
- Il contatto: più una persona è vicina e in contatto alla persona più vorrà conoscerla a fondo e allontanarsi o cancellare gli stereotipi
Gli stereotipi sono una trappola non solo per chi li definisce, che non vede la realtà nella sua interezza, ma anche per coloro a cui vengono attribuiti. Dal momento che a una persona viene attribuito uno stereotipo, la persona tenderà a modificare il suo comportamento, a non essere sé stesso per seguire quello che le persone all'esterno si aspettano da lei, per non deludere le aspettative degli altri. Questo però potrebbe creare stress e malumori nella persona.
Il giudizio sociale
Quando noi abbiamo a che fare con il mondo sociale siamo influenzati dai nostri giudizi e dai giudizi che gli altri hanno su di noi. Per esprimere un giudizio su una determinata situazione bisogna prendere in considerazione moltissimi fattori. Un primo fattore di complessità consiste nelle numerose informazioni che bisogna prendere in considerazione in relazione a una singola persona. Dato che non si riescono a prendere in considerazione tutte le informazioni si agisce utilizzando delle strutture cognitive come per esempio la categorizzazione che semplificano la formulazione di un giudizio sociale.
Le rappresentazioni sociali
Le persone cercano di cercare motivazioni e di dare un senso a quello che accade nel mondo sociale e per questo motivo ricorrono a semplificazioni e ricostruzioni del mondo circostante e cercano di definire delle rappresentazioni collettive condivise da un gruppo. Le rappresentazioni sociali hanno una duplice funzione:
- Stabilire un ordine che permette agli individui di orientarsi e controllare il proprio ambiente
- Facilitare la comunicazione tra i membri di una comunità
Uno dei primi studiosi delle rappresentazioni collettive fu Moscovici, secondo lui le rappresentazioni sociali non erano imposte bensì collettive e condivise, sono intese come un principio organizzatore della conoscenza che è mobile e varia in relazione al contesto. Le rappresentazioni sociali: si riferiscono a un contenuto, costituiscono un insieme di comunicazioni su un dato oggetto, consentono di interpretare, decidere e prendere posizione sui differenti aspetti della realtà sociale e consentono di adattarsi e di esercitare un controllo sull'ambiente. Si trasformano grazie ai fattori naturali di cambiamento che sono la comunicazione e le pratiche sociali.
L'attribuzione causale
L'attribuzione causale è il processo attraverso il quale le persone cercano di spiegare il proprio o l'altrui comportamento e giungono a individuare le cause delle azioni e degli eventi che osservano o che accadono. Le persone cercano di attribuire una motivazione alle cause dei fenomeni sociali. I primi a cercare le cause delle cose che accadevano furono gli esponenti della Psicologia Ingenua, infatti questi avevano l'esigenza di studiare le leggi che governano i fenomeni sociali e di attribuire cause e spiegazioni ai fenomeni con cui entra in contatto.
Successivamente, per la psicologia sociale, i primi a occuparsi delle cause degli eventi furono Heider, Weiner, Seligman. Heider pensava che la causa poteva essere interna o esterna, permanente o temporanea. Le cause interne o esterne, perciò personali o situazionali, sono legate da una relazione di tipo “aggiuntivo”. Weiner invece parlò del modello tridimensionale, infatti secondo lui la causa poteva essere interna o esterna, permanente o temporanea e in più controllabile o incontrollabile. Seligman invece aggiunse una quarta distinzione: causa globale, ovvero agisce anche su altri eventi, oppure causa specifica, agisce solo a quella specifica situazione.
Le dimensioni dell'attribuzione causale di conseguenza sono:
- Il locus
- La globalità
- La temporaneità
- La controllabilità
La realtà e il mondo sociale non sempre sono semplici da osservare e in particolare le cause non sempre sono semplici da trovare.
Bias/errori di attribuzione
Gli errori più frequenti sono:
- Il self-serving bias (autocompiacimento): le persone tendono ad attribuire cause interne a azioni compiute da loro con esito positivo, mentre attribuiscono cause esterne a quelle con esito negativo. Questo errore si fonda sul fatto che uno dei bisogni principali delle persone è l'autovalorizzazione (buona opinione di sé e salvaguardia dell'autostima).
- L'errore fondamentale di attribuzione: questo errore avviene nei casi in cui l'osservatore si sofferma sempre su cause interne delle condotte degli altri e mai sulle cause esterne situazionali. La responsabilità viene sempre ricercata nella persona e non nel contesto ambientale.
- La discrepanza tra attore e osservatore: l'attore tende a soffermarsi su cause esterne perché non vuole attribuire colpe alla sua persona, poiché rispetto all'osservatore conosce anche la storia e le vicende precedenti, mentre l'osservatore tende sempre ad attribuire cause interne disposizionali. L'attore si focalizza sull'ambiente mentre l'osservatore sull'attore.
- L'errore definitivo di attribuzione: una persona che appartiene a un gruppo diverso da quello a cui appartiene la persona che valuta potrebbe fare degli errori perché non conosce l'ambiente e la situazione.
Le euristiche
Le euristiche sono strategie cognitive di tipo abbreviato che consentono di emettere giudizi e valutazioni sociali con un notevole risparmio di energie cognitive. Le euristiche si utilizzano principalmente quando le persone si trovano ad affrontare problemi conoscitivi probabilistici. Viene messa in pratica la “theory-driven”, ovvero si trova una soluzione e si danno delle spiegazioni a partire da idee che già si avevano in testa, ovvero è una sorta di idee dall'alto verso il basso. Il rischio che si ha con le euristiche è quello di avere errori di valutazione dal momento che non si prendono in considerazione tutti gli elementi.
Le euristiche sono di 4 tipi:
- L'euristica della rappresentatività: viene utilizzata per esempio quando bisogna descrivere una persona in base a delle caratteristiche date, si dica possa appartenere a una determinata categoria dal momento che è rappresentativo di quella categoria.
- L'euristica della disponibilità: viene utilizzata quando bisogna emettere un giudizio sulla frequenza con cui si verifica un esempio, in base alle informazioni disponibili che ha una persona si riesce a formulare un giudizio.
- L'euristica dell'ancoraggio: viene utilizzata quando si deve emettere un giudizio su una situazione di incertezza. In questi casi la prima opinione che si dà è quella a cui si farà sempre riferimento perché influenzerà anche il resto.
- L'euristica della simulazione: viene utilizzata quando le persone immaginano scenari ipotetici dentro i quali le cose si potevano svolgere in modo diverso.
Il sé
Il sé è la capacità riflessiva delle persone di considerarsi come oggetto di riflessione:
- Per comprendere le emozioni, le motivazioni e le opinioni, ovvero per comprendere come si stanno comportando ed essere consapevoli di quello che fanno
- Per regolare le loro emozioni e comportamenti
La peculiarità del sé è che oggetto e soggetto della riflessione sono la stessa persona. James farà una distinzione tra io conoscente (io) e io conosciuto (me): l'io è la parte attiva, intenzionale, mentre il me è la parte passiva, ovvero quello che gli altri pensano di me. Ci sono molteplici sé: il sé materiale, spirituale, sociale, collettivo e culturale. Il sé infatti ha natura dinamica, si evolve nel corso del tempo.
Le caratteristiche fondamentali del sé sono: la distinzione io e me, la continuità e l'autoconsapevolezza. Il senso di sé non è innato, ma si sviluppa nel corso delle relazioni sociali grazie alla presenza degli altri che funzionano da specchio per la persona. La presenza degli altri mostra alle persone come gli altri li vedono, in quali caratteristiche e peculiarità. Gli altri sono molto potenti: possono influenzare positivamente a mettersi in gioco di più, a fare di più ma allo stesso tempo possono creare nell'altro tensioni come può accadere per l'impotenza appresa: un soggetto in presenza di altri non si sente capace di far nulla. Nella persona ci sono tanti io sociali a seconda di quante sono le persone o i gruppi che l'individuo frequenta.
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Riassunto di psicologia sociale
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Riassunto di Psicologia sociale
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