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Disturbi psicopatologici

In età evolutiva, oltre ai disturbi dello sviluppo e a quelli neurologici, si possono

presentare disturbi psicopatologici: disturbi dell’umore; disturbi del pensiero;

disturbi del comportamento e i disturbi della personalità.

Bisogna affrontare i disturbi psicopatologici tenendo in considerazione due

concetti fondamentali: ad età diverse avremo disturbi diversi; i sintomi possono

essere aspecifici e a cavallo con altri quadri clinici psicopatologici.

E’ importante valutare i singoli sintomi ma allo stesso tempo cercare di dare un

significato di ognuno di questi all’interno di quelli che sono le diverse variabili

che coinvolgono ogni individuo e la sua storia di sviluppo e clinica.

Sistemi nosografici

Quali e quanti sono i comportamenti, i sintomi necessari per parlare di disturbo

e/o sindrome?

Gli studi si sono indirizzati in due principali direzioni:

a) Il modello categoriale (nosografico)

Questo modello divide la popolazione in sottogruppi. L’analisi categoriale

considera i quadri clinici come delle variabili discrete per le quali stabilisce

espliciti criteri e regole diagnostiche. Questo approccio è particolarmente

evidente nei sistemi nosografici attuali quali il Diagnostic and Statistical

Manual for Mental Disorders (DSM) che utilizza un sistema alfanumerico e

stabilisce che per poter formualare una determinata diagnosi devono essere

presenti un numero minimo di sintomi da un determinato periodo e

l’International Classification Disorders (ICD) che prende in considerazione

tutti i possibili quadri patologici e per ognuno prevede una serie di criteri

diagnostici specifici; può essere definito come un sistema di classificazione

categoriale e gerarchico che utilizza un codice alfanumerico in cui la lettera

indicata la famiglia di malattie e i numeri forniscono maggiori informazioni del

quadro di riferimento.

La diagnosi nosografica è il risultato dell’analisi dei sintomi per giungere alla

classificazione del disturbo in un sistema prettamente descrittivo.

La diagnosi nosografica deve essere pensata come un’etichetta descrittiva,

inclusa in un sistema di classificazione, la cui necessità è quella di parlare tutti

la stessa lingua a livello nazionale ed internazionale.

b) Il modello dimensionale

Questo modello utilizza dimensioni piuttosto che categorie, ciò significa che

distribuisce i disturbi su una linea immaginaria dove troviamo variazioni

quantitative che vanno dal “normale” al “fortemente patologico”. Il merito di

questo modello è quello di presentare il quadro clinico in base alla sua gravità e

di prevedere che esistano delle situazioni cliniche di passaggio e di

sovrapposizione.

In conclusione, la diagnosi dei Disturbi Psicopatologici e di Sviluppo dell’età

evolutiva è il risultato di un percorso complesso. I limiti legati al modello

nosografico e dimensionale non aiutano ma, una diagnosi a più livelli è quella più

corretta:

- Un primo livello è quello della diagnosi clinica che ha lo scopo di stabilire se si

può parlare o meno di un quadro clinico e se sono presenti determinati sintomi

- Un secondo livello è quello della diagnosi differenziale all’interno della

categoria del disturbo. E’ necessario utilizzare i criteri espressi nei principali

sistemi nosografici

- Il terzo livello è quello della diagnosi dimensionale che deve essere formulata

per indirizzare l’intervento e la prognosi. In questa fase è necessario cercare di

risolvere il problema dell’estrema variabilità dei quadri clinici.

INTEGRARE CON SLIDE DELLA DOCENTE

MODULO 3

DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO

Definizione

Disturbi dello spettro autistico è il termine usato per riferirsi a disturbi del

neurosviluppo: Autismo, Sindrome di Asperger (SA), Disturbo Pervasivo dello

Sviluppo Non Altrimenti Specificato (DPS-NAS). Tutti disturbi che si

caratterizzano per la presenza di deficit e/o atipie che coinvolgono

contemporaneamente più aree dello sviluppo.

Caratteristiche cliniche dei ASD

Autismo

L’autismo è una sindrome neurobiologicamente determinata che permane per tutta

l’arco della vita dell’individuo. E’ caratterizzato da un esordio precoce e da peculiari

compromissioni del funzionamento dell’area dell’interazione sociale, dell’area della

comunicazione verbale e non verbale. I sintomi hanno peso e significato diverso da

persona a persona e/o nelle diverse fasce di età.

Area dell’interazione sociale

Nell’autismo la necessità e la capacità di relazionarsi ed interagire con gli altri è

fortemente compromessa: nella fascia d’età tra i due e i cinque anni i bambini non si

girano, non rispondono se chiamati per nome, sembrano muoversi in modo

inconsapevole. I genitori riferiscono scarso interesse per il gioco e per la condivisione

con i pari oltre ad una scarsa richiesta di partecipazione dell’altro alle proprie attività.

Difficoltà nell’apprendere e capire le regole sociali. Una caratteristica è invece l’uso

strumentale dell’altro.

Area della comunicazione

Atipie sia di tipo qualitativo che quantitativo: deficit a carico della comunicazione

non verbale; assente o improprio utilizzo del canale corporeo; scarso contatto con lo

sguardo con mancanza o ritardo di comparsa del gesto indicativo e dei gesti

richiestivi e dichiarativi.

Il deficit di produzione verbale risulta più evidente di quello di comprensione. La

comprensione è ancorata al livello letterale dei significati per questo i bambini con

autismo non riescono a comprendere il significato di metafore, doppi sensi e nessi

impliciti.

L’inabilità nel saper interpretare l’intonazione e le atre caratteristiche della prosodia

si traduce nella difficoltà a distinguere all’interno di un discorso le informazioni

nuove da quelle già date e nell’impossibilità di recepirne il contenuto affettivo ed

emotivo. Risulta difficile anche la capacità di modulare l’intonazione.

Per quanto riguarda l’espressione clinica dei deficit nell’area della comunicazione ci

si può trovare di fronte a diverse gravità: bambini con linguaggio totalmente assente,

bambini con linguaggio acquisito in ritardo e caratterizzato da importanti atipie,

bambini con linguaggio articolato ma inadeguato dal punto di vista qualitativo.

Quando presente il linguaggio, presenta una caratteristica saliente che consiste

nell’ecolalia, definita come la ripetizione con la stessa intonazione di parole o frasi

sentite da qualcun altro. Anche l’errato utilizzo dei pronomi personali è uno degli

aspetti caratteristici del linguaggio dei bambini autistici.

Area immaginativa e del gioco

Il gioco nei bambini con autismo risulta permeato dal deficit dello sviluppo

simbolico. Il bambino con autismo si concentra per molto tempo su parti dell’oggetto

o su una sua specifica caratteristica sensoriale. La particolare attenzione ai particolari

permette ai bambini con autismo di sviluppare ottime abilità nell’effettuare incastri e

puzzle.

Interessi ed attività ristrette e stereotipate

Proprio le manifestazioni legate a quest’area se presenti colpiscono maggiormente i

genitori. Possono essere rappresentate da interessi semplici (guardarsi le mani,

osservare oggetti che rotolano) fino ad arrivare ad attività più complesse ed elaborate

(per esempio sapere tutto sui dinosauri). In questa area rientrano anche tutti quei

comportamenti improntati alla rigidità che rendono complicato lo svolgimento di

alcune abitudini quotidiane (mangiare, lavarsi, etc) in quanto sottoposte a regole

rigide e difficilmente mutabili.

Sintomi precoci

Possibilità di diagnosticare l’autismo a partire dai 2-3 anni, però già tra gli 8 e i 18

mesi è possibile rintracciare alcuni segni rappresentati principalmente dalla

compromissione dell’interazione sociale (mancanza dell’atteggiamento di tendere le

braccia, difficoltà a catturare la sua attenzione su un evento o su un oggetto

interessante).

Sindrome di Asperger

Caratteristica essenziale della Sindrome di Asperger è una marcata compromissione

nell’area dell’interazione sociale associata alla presenza di attività, interessi ristretti e

comportamenti ripetitivi e stereotipati. Non vi sono però ritardi o anomalie

nell’acquisizione del linguaggio che risulta essere particolarmente ricco e forbito.

I pazienti con SA vivono in situazione di isolamento sociale presentando tentativi di

interazione con gli altri che risultano spesso inappropriati e goffi. Hanno difficoltà a

coinvolgere gli altri e da questo ne deriva una forte sentimento di frustrazione.

Un’altra caratteristica è la presenza di un’eccessiva verbosità che si esprime nel

parlare ininterrottamente di argomenti prescelti senza mai arrivare al dunque.

Importante aspetto clinico è la presenza di interessi circoscritti.

E’ presente una certa goffaggine motoria-prassica e scarsa coordinazione.

Si segnala uno spiccato interesse per le lettere e numeri con conseguente precocità

nell’apprendimento della letto scrittura anche in età prescolare.

Disturbi Pervasivi della Sviluppo non Altrimenti Specificati (DPS-NAS)

Questi disturbi rappresentano una categoria diagnostica i cui sintomi non sono tali da

raggiungere quelli che sono i criteri stabiliti per la diagnosi di autismo o di altri DPS.

Gli individui con DPS NAS meritano una particolare attenzione perché presentano

tratti peculiari e comportamenti atipici non sempre ben compresi e descritti.

L’esordio è precoce e può contemporaneamente presentare una disturbo a carico della

comunicazione, del comportamento, della regolazione delle emozioni e dello

sviluppo cognitivo.

Nonostante il quadro generale sia migliore rispetto ai soggetti con autismo, la

disabilità persiste per tutto l’arco della vita modificandosi in base alle diverse tappe

evolutive.

Nosografia dei disturbi dei ASD

Il primo tentativo di individuare i criteri diagnostici dell’autismo fu di Rutter nel

1978; esso rintracciò quattro criteri:

- Insorgenza precoce intorno ai due anni e mezzo

- Sviluppo sociale compromesso e peculiare

- Comunicazione compromessa e peculiare

- Comportamenti insoliti

Nel 1980 l’autismo venne inserito all’interno di una nuova classe di disturbi definiti

Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (DPS).

Le aree di sviluppo coinvolte permanevano immutate ma si prestò attenzione alle

modificazioni cliniche dell’autismo in relazione all’età ed al livello di sviluppo

facendo sparire l’aggettivo infantile in modo da permettere di mantenere la diagnosi

di autismo anche in età adulta.

La diagnosi prevede la presenza di un minimo di sei criteri di cui almeno due

appartenenti alle anomali sociali, almeno uno alla compromissione della

comunicazione e almeno uno all’area degli interessi ed attività ristrette e stereotipate.

L’esordio deve avvenire prima dei tre anni e la condizione non deve essere

riconducibile alla diagnosi di Disturbo di Rett o di Disturbo disintegrativo

dell’infanzia.

Per quanto riguarda la Sindrome di Asperger il dibattito è ancora piuttosto acceso in

quanto non sono ancora chiariti i confini con gli altri DPS. La diagnosi di SA prevede

la presenza di un minimo di due criteri nell’area delle anomalie sociali, almeno uno

nell’area degli interessi e delle attività ristrette e stereotipate. Il disturbo deve causare

significative difficoltà nel funzionamento sociale, lavorativo, quotidiano.

La categoria dei DPS-NAS appare come un sottogruppo caratterizzato da un insieme

variegato di situazioni sotto-soglia. All’interno di questa categoria sono inseriti la

Sindrome di Asperger, Il Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia e la Sindrome di Rett.

Categoria diagnostica dei Disturbi dello Spettro Autistico: Autismo, Sindrome di

Asperger, Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia e DPS-NAS

Comorbidità nei ASD

Autismo ritardo mentale ed epilessia (75% dei casi)

DPS-NAS disregolazioni del comportamento, disturbi della

comunicazione, deficit di funzionamento cognitivo

Prognosi

I Disturbi dello Spettro Autistico accompagnano la persona per l’intero arco di vita,

ma evolvono secondo una successione di stadi e crisi evolutive. La prognosi è

influenzata dalla presenza o meno del linguaggio e dalla tempestività dell’intervento.

L’evoluzione dei quadri clinici dipende fortemente dal livello cognitivo. In età adulta

la sintomatologia mantiene le caratteristiche con limitazioni della vita sociale e delle

autonomie. L’unica che risulta avere prognosi migliore è la Sindrome di Asperger.

Eziopatogenesi dei ASD

Non è possibile identificare un fattore unico che permetta di spiegare la sindrome

secondo il modello causa-effetto. E’ stato dimostrato che la base del disturbo sia di

natura neurobiologica. Sono stati studiati i livelli e le attività di serotonina, dopamina,

ossitocina e vasopressina in quanto le variazioni qualitative e quantitative potrebbero

avere un ruolo nello sviluppo di tali disturbi. E’ stata inoltre studiata la morfologia del

sistema nervoso centrale tramite TAC e RMN per mettere in evidenza eventuali

differenze a livello strutturale. Sono state ritrovate anomalie a livello del cervelletto,

del lobo frontale, dell’amigdala e dell’ippocampo.

Nonostante gli interessanti risultati che la genetica, gli studi molecolari e di

neuroscienze continuano a fornire, ad oggi non è stata ancora individuata alcuna

relazione tra specifiche anomali strutturali e/o funzionali e ASD.

Modelli e teorie dei ASD

I deficit e le atipie prevalenti riguardano la capacità di sviluppare relazioni

complesse, di utilizzare il linguaggio e la comunicazione come scambio e lo sviluppo

di capacità empatiche.

Diverse sono le teorie che ipotizzano un deficit:

Teoria della mente (ToM)

Indica la capacità di interpretare le azioni, i comportamenti che osserviamo nell’altro

e di comprendere i suoi desideri, le sue emozioni, intenzioni e credenze. Questa

capacità matura nell’individuo nei primi anni di vita. Il deficit di ToM si manifesta

nell’incapacità di sviluppare interazione sociale reciproca e difficoltà a carico della

comunicazione verbale e non. Il deficit di ToM su evidenzia maggiormente su un

piano sociale e interattivo.

Funzioni esecutive

si riferisce a quella serie di abilità che risultano determinanti nell’organizzazione e

nella pianificazione di tutti quei comportamenti che servono per risolvere un compito:

capacità di programmare un’azione, di utilizzare dati percettivi, cambiamenti

ambientali per modificare e inibire le risposte. I bambini con autismo hanno un

deficit proprio di queste funzioni.

Disturbo della capacità di Coerenza Centrale

Gli individui con ASD hanno problemi nel cogliere gli stimoli nel loro complesso, nel

sintetizzare e sistematizzare i dati esperenziali. Clinicamente queste difficoltà si

evidenziano nell’eccessiva attenzione ai particolari e nell’incapacità di cogliere le

situazioni nel loro insieme. Anche questo disturbo si manifesta a livello di

programmazione e organizzazione ma anche nella comprensione di situazioni sociali.

Diagnosi dei ASD

Non esistono marker biologici diagnostici comuni a tutti gli ASD.

Il percorso diagnostico deve necessariamente prevedere sia l’approccio nosografico

sia quello dimensionale. L’inquadramento dei sintomi deve sempre essere affiancata

alla valutazione del profilo di sviluppo del singolo bambino.

Le fasi del processo diagnostico sono:

- Raccolta dei dati anamnestici

- Fase di definizione del quadro comportamentale e di definizione del

funzionamento adattivo del bambino attraverso le informazioni raccolte dai

genitori

- Esame obiettivo del bambino ed esame neurologico

- Valutazione neuropsichiatrica

- Valutazione del bambino attraverso strumenti diagnostici specifici

- Indagini strumentali e di laboratorio

Diagnosi differenziale dei ASD

I disturbi da prendere in considerazione nella diagnosi differenziale sono quelli in

cui compaiono sintomi e comportamenti simili a quelli rilevati nei ASD

soprattutto in età precoce.

E’ sempre necessaria una diagnosi differenziale con: Ritardo Mentale, Disturbo

della regolazione, Ipoacusia, Disturbi Specifici del linguaggio, Mutismo selettivo,

Disturbo Ossessivo Compulsivo, Schizofrenia, Disturbi di Personalità di Cluster

A.

DISTURBO MENTALE (DISABILITA’ INTELLETTIVA)

Con Disturbo Mentale o Disabilità Intellettiva vengono indicati quei quadri clinici

che caratterizzano limitazioni significative sia nel funzionamento intellettivo sia

nel comportamento adattivo con comparsa in età evolutiva.

La diagnosi di DM/DI rappresenta una condizione clinica complessa caratterizzata

da deficit cognitivo che produce un’azione di distorsione complessiva della

personalità del soggetto e delle sue possibilità di adattamento.

Il ritardo mentale rappresenta una condizione di interrotto e incompleto sviluppo

psichico caratterizzata dalla compromissione delle abilità cognitive, linguistiche,

motorie, affettive e sociali.

Per poter formulare la diagnosi di ritardo mentale è necessario che vengano

soddisfatti tre criteri:

- Funzionamento intellettivo inferiori a 2 deviazioni standard rispetto alla

popolazione (QI inferiore a 70)

- Compromissione del livello adattivo in almeno due aree: comunicazione,

capacità sociali, cura della propria persona, vita familiare, uso delle risorse

della comunità, capacità di autodeterminazione, funzionamento scolastico e/o

lavorativo

- Insorgenza prima dei 18 anni

Epidemiologia

1/2% della popolazione generale con tasso lievemente maggiore nel sesso

maschile

Eziologia e patogenesi

I fattori eziologici possono essere primariamente biologici.

Le cause e i fattori predisponenti biologici possono essere suddivisi in:

fattori prenatali: cause genetiche, minacce d’aborto, emorragie, anomalie

placentari, distacco di placenta, esposizione ad agenti teratogeni, infezioni

congenite, gestosi, ipertensione, difetto di crescita intrauterino, incompatibilità RH

o ABO materno-fetale;

fattori perinatali: infezioni vaginali materne, ipossia ed iperbilirubinemia

neonatali, emorragie cerebrali, parto distocico e prematurità;

fattori postnatali: meningiti ed encefaliti, deficit nutrizionali e metabolici, traumi

cranici e cerebrali, disordini neurodegenerativi, leucodistrofia, tumori cerebrali,

trombosi, embolia ed emorragie cerebrali;

condizioni pregravidiche: patologie materne croniche, età avanzata della madre,

consanguineità dei genitori, precedenti eventi di aborto spontaneo.

Tra i fattori predisponenti ambientali riconosciuti vi sono: svantaggio socio-

economico, basso livello culturale, servizi educativi inadeguati, esposizione ad

eventi di vita stressanti.

Caratteristiche cliniche e livelli di gravità

Il Ritardo Mentale si manifesta fin dai primi anni di vita. Il RM è un Disturbo

dello Sviluppo e quindi coinvolge le acquisizioni delle diverse competenze e la

sintomatologia è età dipendente. I genitori notano un ritardo negli appuntamenti

evolutivi.

La gravità della sintomatologia viene classificata in base al livello di QI.

Ritardo Mentale Lieve (QI da 70 a 50-55)

I soggetti con RM lieve possono sviluppare capacità sociali e comunicative in età

prescolare. Da adulto può raggiungere un’età mentale di un bambino di 8-11 anni.

Le tappe di sviluppo sono le seguenti:

Sviluppo motorio: deambulazione tra i 14 e i 16 mesi; imparano a pedalare tra i 4

anni e i 4 anni e ½

Sviluppo linguistico: comprendono un ordine non situazionale a 3 anni – 3 anni e

½ ; utilizzano frasi soggetto verbo oggetto a partire dai 4 anni

Sviluppo simbolico: a partire dai 3 anni

Sviluppo degli apprendimenti: leggere tra i 7 e gli 8 anni, a scrivere dopo la prima

elementare; al termine della quinta elementare leggono e comprendono un

racconto semplice e controllano le 4 operazioni aritmetiche

Sviluppo autonomie personali e sociali: presenti anche se possono necessitare di

aiuto nella gestione dei rapporti sociali

In età adulta acquisiscono capacità sociali e occupazionali adeguate in grado di

fornire un livello minimo di autosufficienza. Con gli adeguati interventi i soggetti

con RM lieve possono vivere con successo nella comunità ed accedere ad attività

lavorative semplici.

Il Ritardo Mentale medio (QI da 50-55 a 35-40)

I soggetti con RM medio acquisiscono capacità comunicative durante la prima

infanzia. In età adulta raggiungono competenze di un bambino con età mentale

compresa tra i 5 e i 7 anni.

Tappe di sviluppo:

Sviluppo motorio: deambulazione autonoma tra i 15 e i 18 mesi; imparano a

pedalare tra i 4 anni e ½ e i 5 anni

Sviluppo linguistico: comprendono un ordine non situazionale tra i 4 anni e ½ - 5;

utilizzano frasi soggetto verbo e oggetto a partire dai 4 anni e ½

Sviluppo simbolico: è presente a partire dai 4 anni

Sviluppo degli apprendimenti: imparano a leggere per parole dai 10-14 anni; al

termine della quinta elementare comprendono parte di un racconto semplice e

controllano la + e la –

Con un addestramento professionale e supervisionati possono provvedere alla cura

della propria persona; in età adulta la maggior parte riesce a svolgere lavori non

specializzati o semispecializzati e sotto supervisione si adattano bene alla vita in

comunità.

Il Ritardo Mentale Grave (QI da 35-40 a 20-25)

Raggiungono in età adulta un’età mentale di 2-5 anni.

Arrivano a comprendere richieste semplici e la produzione verbale è caratterizzata

da frasi con parola più parola e difficilmente usano il verbo. Durante il periodo

scolastico imparano a parlare e arrivano ad essere addestrati alle attività

elementari di cura della propria persona. Possono arrivare ad imparare a

riconoscere visivamente alcune parole per soddisfare necessità elementari.

In età adulta possono essere in grado di svolgere compiti semplici in ambienti

altamente protetti.

Il Ritardo Mentale Gravissimo (QI inferiore a 20)

Questi soggetti hanno una considerevole compromissione del funzionamento

sensomotorio, però in un ambiente altamente specializzato possono ottenere uno

sviluppo ottimale. In età adulta raggiungono un’età mentale intorno ai 2 anni. Lo

sviluppo mentale e le capacità di cura della propria persona saranno possibili solo

se viene fornito un adeguato addestramento.

Esiste poi una condizione che non rientra nei casi precedenti che viene chiamata

Funzionamento Cognitivo di tipo Bordeline (QI tra 71 e 84). I pazienti che

rientrano in questa categoria presentano: assente/lieve ritardo nell’acquisizione

delle tappe dello sviluppo; ritardo nell’apprendimento letto-scrittura e calcolo;

disturbo di apprendimento, difficoltà di integrazione logico-linguistica, difficoltà

di comprensione del testo scritto e orale, difficoltà di risoluzione dei problemi

logico-matematici.

Diagnosi

Fare diagnosi di RM sembra facile ma è importante procedere con cautela avendo

sempre in mente che i disturbi dello sviluppo condividono molti sintomi e che il

ritardo dello sviluppo può ritrovarsi in più disturbi. E’ opportuno fare una

valutazione diagnostica attenta che non consideri solo i singoli sintomi ma come

questi interagiscono tra loro e il significato che deve essere attribuito all’economia

del disturbo.

Nel caso di sospetto di Rm il processo diagnostico deve prevedere un duplice

approccio: diagnosi nosografica ( test intellettivi, test per la valutazione del livello

adattivo) e diagnosi dello sviluppo (test che valutano la comprensione e

produzione verbale, test per lo sviluppo delle competenze motorio-prassiche).

Per poter effettuare entrambe le diagnosi è importante procedere ad una

valutazione che preveda: raccolta anamnestica, esame obiettivo e neurologico,

osservazione libera, valutazione con strumenti validati e strutturati ed esami

strumentali ed esami neurometabolici e genetici.

Rischio psicopatologico

Dopo la diagnosi e stabilito il livello di gravità è necessario effettuare una

valutazione psicodiagnostica a completamento per approfondire il livello di

comorbidità con disturbi psicopatologici. I fattori di rischio maggiormente

implicati sono: bassa autostima, immagine negativa di se’, consapevolezza della

propria difficoltà e diversità, dipendenza interpersonale, rigidità cognitiva ed

emotiva nel risolvere problemi sociali, difficoltà di mentalizzazione ed

elaborazione di contenuti mentali. La tipologia di disturbi psicopatologici varia in

relazione al grado di ritardo. In ogni caso, tutti i Rm, saranno maggiormente a

rischio di presentare comorbidità con autismo, epilessia, paralisi cerebrali infantili.

Considerazioni conclusive

Il RM è un disturbo complesso che accompagna l’individuo per tutta la vita.

Il termine ritardo ha sempre generato qualche confusione perché sembra voler dire

che il bambino è in ritardo ma prima o poi arriverà, ma non è così. Per questo il

termine Disabilità Intellettiva appare più appropriato.

Approcci terapeutici

L’intervento in soggetti con Rm deve essere svolto a più livelli e coinvolge sia il

bambino che la famiglia.

E’ importante monitorare costantemente l’evoluzione della sintomatologia e

valutare con regolarità gli obiettivi a medio termine che si vuole raggiungere.

Gli interventi non possono essere uguali a tutte le età e per tutti i bambini con RM,

ma deve prevedere in età prescolare e scolare un approccio riabilitativo finalizzato

allo sviluppo e consolidamento delle diverse competenze mentre, negli anni

successivi, un sostegno agli aspetti educativi, cognitivi e adattivi.

Contemporaneamente è indispensabile un sostegno alla famiglia.

E’ molto importante avere le idee chiare sulle potenzialità del soggetto, su quello

che sa effettivamente fare cioè capire il modo in cui è in grado di utilizzare

attualmente le proprie potenzialità nei compiti della quotidianità. Quest’ultimo

aspetto è al centro dell’indagine del comportamento adattivo.

DISTURBI DEL LINGUAGGIO

Premessa

Il linguaggio è una funzione complessa che si sviluppa nel tempo attraverso la

maturazione, la differenziazione e specializzazione di una serie di componenti

quali: apparato fonoarticolatorio; apparato sensopercettivo; strutture encefaliche;

strutture associative.

La finalità del linguaggio è quella di comunicare, scambiare informazioni, pareri e

di raccontare.

Il linguaggio è una funzione complessa in quanto è costituita da tre componenti:

non verbale (gesti); comprensione verbale; produzione verbale.

Le difficoltà di linguaggio assumono un ruolo fondamentale nello sviluppo del

bambino.

Classificazione e definizioni

I disturbi del linguaggio vengono suddivisi in tre tipologie:

1) disturbi strumentali

vengono colpiti gli strumenti percettivi e senso-motori (udito e/o articolazione

orale). Le difficoltà linguistiche saranno la conseguenza di un danno. In

particolare si parlerà di: ipoacusia (il disturbo del linguaggio dipenderà dal grado

di ipoacusia); disartria (disturbo a carico dell’articolazione orale che altera lo

sviluppo fonologico; il bambino con disartria ha una difficoltà motoria globale che

colpisce la muscolatura articolatoria orale) e disprassia orale (colpisce i

movimenti volontari finalizzati, non gli automatismi orali)

2) disturbi specifici di linguaggio (DSL)

le cause di questi disturbi vanno ricercate nel sistema nervoso che è alla base delle

competenze linguistiche. Non si rilevano, con RMN e TAC, evidenti lesioni;

l’ipotesi è che le alterazioni siano a livello neuronale o di trasmissione neuronale.

I disturbi specifici sono chiamati in questo modo perché vi è un coinvolgimento

primario e appunto specifico della componente linguistica ed eventuali altre

difficoltà sono dovute proprio una conseguenza del disturbo linguistico.

Sono dei quadri clinici suddivisi in base a quale delle componenti linguistiche è

maggiormente compromessa:

- DSL ESPRESSIVO (prevalente difficoltà a carico della produzione verbale)

Alterazione dello sviluppo fonologico che generalmente si presenta con dislalie

(sostituzioni, elisioni, fusioni). Sono colpite anche le competenze semantiche e

si può osservare un rallentamento dello sviluppo sintattico. Non si riesce però

ad avere informazioni su quale componente linguistica è colpita in modo

significativo. I bambini con DSL espressivo di tipo fonologico parlano ma non

riescono a capire quello che dicono; nei bambini con DSL espressivo sintattico

si comprende quello che dicono a livello di pronuncia delle singole parole ma

la struttura della frase non è corretta.

In tutti questi bambini è necessario un intervento riabilitativo mirato.

- DSL RICETTIVO (prevalente difficoltà a carico della comprensione verbale)

E’ compromessa la comprensione verbale. Sono bambini che fanno fatica a

comprendere il linguaggio altrui.

- DSL MISTO

Difficilmente il DSL ricettivo si presenta da solo e nella maggior parte dei casi

si accompagna anche ad un problema espressivo, in questo caso si parlerà di

DSL misto. Viene colpito lo sviluppo del linguaggio in produzione e in

comprensione verbale. Spesso vi è rischio di coinvolgimento dello sviluppo

cognitivo, per questo motivo è più che mai importante un intervento

riabilitativo tempestivo.

3) Disturbi del Linguaggio Secondari

Il deficit del linguaggio (atipia) è la conseguenza di un altro disturbo dello

sviluppo.

Riconosciamo due situazioni frequenti:

- Ritardo Mentale e disturbi di linguaggio che riguardano sia la produzione che

la comprensione verbale

- Disturbi dello Spettro Autistico e disturbi di linguaggio in questo caso il

linguaggio può essere in ritardo o atipico e riguarda sia la produzione che la

comprensione verbale.

Abbiamo infine i casi di Ritardo Semplice di linguaggio che si riferisce ad un

ritardo di linguaggio che tenderà a risolversi spontaneamente senza intervento

riabilitativo.

Eziopatogenesi

Alla base dei DSL vi è sicuramente una componente genetica che influisce sullo

sviluppo, maturazione e differenziazione dei sistemi linguistici nel sistema

nervoso. Ad oggi però non sono stati identificati geni e mutazioni che possono

essere considerati come causa di questi disturbi.

Diagnosi

La diagnosi deve prevedere sia un approccio nosografico sia dimensionale. Nel

primo caso è necessario capire se trattasi di disturbo specifico e/o strumentale e/o

secondario ed inoltre sarà necessario stabilire quale componente linguistica è

compromessa.

La diagnosi permetterà di stabilire il livello di sviluppo raggiunto dal bambino

nelle aree linguistiche e di confrontarlo con l’età cronologica.

E’ fondamentale avere informazioni sul funzionamento nelle diverse aree di

sviluppo.

Particolare attenzione va posta nella diagnosi differenziale del DSL misti che

risultano essere quelli con maggiori difficoltà anche in altre aree di sviluppo e

quadri complessi come il ritardo mentale e/o disturbi dello spettro autistico.

Prognosi

L’evoluzione di questi disturbi dipende dal sottotipo, dall’età della diagnosi e dalla

precocità e correttezza dell’intervento. Le possibili evoluzioni sono: risoluzione

completa del problema, evoluzione e trasformazione in disturbi specifici

dell’apprendimento, evoluzione e trasformazione in quadri di borderline

cognitivo, evoluzione e trasformazione in forme di ritardi cognitivi veri e propri.

Approccio Terapeutico

La riabilitazione deve essere mirata sia all’espansione delle diverse competenze

linguistiche sia all’integrazione di queste con le altre aree dello sviluppo. Il

bambino deve arrivare a comprendere quello dice e deve utilizzare le parole e i

verbi in modo congruo alle situazioni.

In età scolare i bambini con DSL vanno sostenuti attraverso interventi mirati allo

sviluppo simbolico, all’espansione della comprensione verbale, delle competenze

narrative e logico linguistiche, alle competenze sociali e interattive, alla

prevenzione dei disturbi psicopatologici e all’identificazione precoce dei quadri a

rischio di evolvere in disturbi specifici di apprendimento.

DISTURBI DI SVILUPPO DELLA COORDINAZIONE MOTORIA

(DEVELOPMENTAL COORDINATION DESORDER DCD)

Premessa

Questo disturbo si manifesta quando le prestazioni in compiti di coordinazione

motoria sono sotto del livello atteso rispetto all’età e allo sviluppo intellettivo. La

diagnosi viene fatta solo se questa compromissione interferisce in modo

significativo con l’apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana

e se le difficoltà non sono dovute a condizione medica o a disturbi neurologici.

Criteri diagnostici per il Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione

Vengono stabiliti i seguenti criteri diagnostici:

a) Le prestazioni nelle attività quotidiane che richiedono coordinazione motoria

sono sostanzialmente inferiori a quanto previsto in base all’età cronologica (far

cadere oggetti, goffaggine, scadenti prestazioni sportive, calligrafia deficitaria)

b) L’anomalia descritta al punto A interferisce con l’apprendimento scolastico e

con tutte le attività della vita quotidiana

c) L’anomalia non è dovuta ad una condizione medica e non soddisfa i criteri per

il Disturbo Generalizzato dello sviluppo

d) Se è presente Ritardo Mentale le difficoltà motorie vanno al di là di quelle di

solito associate con esso.

L’ICD 10 identifica il Disturbo Evolutivo Specifico della Funzione Motoria

attraverso i seguenti criteri:

- Difficoltà di coordinazione non dipendente da deficit neurosensoriali e

neuromotori

- Entità della compromissione variabile e modificabile in funzione dell’età

- Ritardo di acquisizione delle tappe di sviluppo motorio a volte accompagnato

da ritardo dello sviluppo del linguaggio


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AUTORE

manula86

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manula86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuropsichiatria infantile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof D'Ardia Caterina.

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