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I MUSEI

Vittorio Falletti Maurizio Maggi

I . MUSE O FR A LUOGH I C OMUNI E R EALT À

Negli USA oltre 17.500 musei accolgono 850 mln di visitatori l’anno; 19.000 istituti europei ne hanno circa 500 mln. I musei

definiscono l’identità collettiva; esistono da secoli e ogni paese, ricco o povero, democratico o dittatoriale, ne possiede.

I. Cos’è un museo?

L’ICOM (International Council of Museums), organismo non governativo associato all’UNESCO e alle Nazioni Unite che si

occupa dei musei, ha proposto negli anni 7 progressive definizioni di museo.

-“Tutte le collezioni aperte al pubblico di materiale artistico, tecnico, scientifico, storico, archeologico, inclusi zoo e

1946

giardini botanici, ma escluse biblioteche, a meno che mantengano sale di esposizione permanenti”. Il riferimento al pubblico

dà modernità alla definizione: senza avrebbe avuto senso anche sec prima.

- Introduce il concetto di interesse pubblico e le funzioni del museo: preservare, studiare, migliorare, esporre le collezioni

1951

per il diletto e l’istruzione.

- Il museo è “un’istituzione permanente che conserva e espone, a scopo di studio, istruzione e diletto, collezioni di reperti

1961

di interesse culturale e scientifico”; sono chiarite le tipologie di iniziative che rientrano nella definizione di museo, aggiungendo

i monumenti storici e le loro dipendenze e riserve naturalistiche.

- Le contestazioni sociali hanno portato un vento di cambiamento anche nelle riflessioni culturali. Si dichiara che il

1971

museo è al servizio della società e del suo sviluppo: è un cambiamento che darà origine a nuovi piccoli museo locali spesso in

ambito contadino, con un forte legame comunitario). Si comincia a parlare di come aspirazione ad un “museo

nuova museologia,

aperto all’esterno, fuori dall’edificio, fatto dalla collettività e per la collettività; abbatte lo scalone monumentale del museo, di

abolire la distanza fra pubblico ed enfatizzare il suo ruolo di luogo di uso collettivo” (Pinna).

- Si fa una correzione terminologica: da a

1989 material evidence of man material evidence of people.

- aggiunge due categorie all’elenco di istituzioni: amministrazioni pubbliche responsabili di musei e istituzioni impegnate

1995

nella formazione e nella ricerca museale. Le novità riflettono l’importanza dei musei e della ricerca che avviene fuori dal museo.

- Aggiunge il concetto di

2004 patrimonio immateriale.

II. Il museo è… La complessità dei suoi compiti richiedono una struttura stabile e un personale esperto con strategie di

- un’istituzione permanente.

medio-lungo periodo.

- Come emerse già nel 1951/1971.

senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo.

- Nel senso che il centro non dovrebbero essere più i reperti ma i visitatori.

aperta al pubblico.

- L’interesse verso gli oggetti si è spostato dall’aspetto estetico

che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo.

verso quello di testimonianza culturale e sociale.

- Non nel senso naturalistico, ma nel senso di territorio, cioè quel retroterra invisibile determinato

e del suo ambiente.

dall’intrecciarsi di fattori complessi (sociali, economici, ecc) in cui si situa la vita di una comunità.

- Questa ricerca permette di articolare discorsi; senza questa ricerca non avesse

le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone.

collezioni o contatto col pubblico, si parlerebbe di ente accademico e non di museo.

- per scopi di studio, istruzione e diletto.

III. Finalità

Nel 1946 la definizione contava 36 parole; l’ultima ne impiega 250. Questa crescita testimonia dei cambiamenti portati dalla

proliferazione di nuove iniziative difficilmente classificabili - creature ibride come gli ecomusei (vecchie filiere produttive es

mulini); centri di interpretazione di parchi naturali; heritage centres. Non sempre queste iniziative si possono chiamare musei:

magari ne realizzano le finalità senza averne la forma, oppure ne scimmiottano i comportamenti senza averne le finalità. Le

definizioni, per quanto elaborate, lasciano sempre un margine di incertezza. Nel tempo si sono concentrate più sulle finalità che

sulla morfologia del museo. Nel caso di dubbi dobbiamo quindi fare premio sulla missione; ma anche qui la definizione

dell’Icom risulta un po’ astratta per essere completamente esaustiva.

I I. DAL L’A RCA DI N OÈ AI MUSE I DI DO MANI

Molte specificità del museo si possono già leggere nei momenti salienti della sua storia.

Il bisogno di conservare la memoria ha sempre avuto un ruolo importante per l’uomo. Le Goff ha affermato che tutte le società

umane, comprese le primitive, si sono impegnate a trasferire informazioni considerate importanti alle generazioni successive; a

cambiare sono le modalità di conservazione: si può distinguere tra società a memoria orale e a memoria scritta, e periodi di

passaggio dall’una all’altra. Il museo è un modo tipicamente occidentale di conservazione e trasmissione della memoria

collettiva, che poi è stato imposto un po’ ovunque. Per una popolazione nomade conservare delle collezioni non era agevole, di

qui la preferenza per la conservazione orale della cultura.

I. Prima del museo

L’arca di Noè , Babilon ia e le piram idi.

La parola museo deriva dal greco luogo sacro alle Muse, figlie di Zeus e Mnemosine, dea della memoria. Museion era il

museion,

nome dell’edificio voluto da la massima istituzione culturale del mondo antico

Tolomeo I Sotere nel III sec a.C. ad Alessandria d’Egitto,

dedicata alla conservazione, studio e ricerca.

Forme protomuseali sono presenti già prima. Renzo Piano ne identifica l’archetipo nell’arca di Noè, in quanto destinata alla

conservazione di ciò che va salvato dall’oblio e tramandato al futuro; più concretamente si individuano in templi e tombe (in

quanto arricchite di oggetti e suppellettili capaci di rendere il defunto degno di memoria) di civiltà neolitiche.

Tombe, templi e palazzi reali del mondo antico sono possibili musei ante litteram in quanto furono depositi della memoria

collettiva: es. i palazzi e templi voluti da Nabuccodonosor II, che custodivano reperti e documenti di varie civiltà; le piramidi

egizie; l’esercito di terracotta scoperto nel 1974 (migliaia di sculture di guerrieri che difendevano la tomba-mausoleo

dell’imperatore cinese). Tuttavia questi luoghi custodivano un patrimonio che, pur custodendo la memoria collettiva di una

cultura, non era accessibile: mancava ancora il fondamentale requisito di accessibilità pubblica.

Il Museion di Alessandria d’Egitto

Fondato attorno al a.C., comprendeva la più vasta biblioteca del mondo antico; un osservatorio astronomico; un giardino

300

botanico e zoologico; ospitava, fornendo vitto e alloggio, filosofi e scienziati.

Il culto delle Muse era affidato a un sacerdote, in modo che lo studio potesse procedere laicamente: non è quindi un luogo di

culto ma di studio, ricerca, conservazione del patrimonio della memoria culturale. Era anche un’istituzione pubblica, in quanto

la biblioteca era accessibile da tutti. Fu distrutto da un incendio nel d.C.

270

Cristiane sim o e Medio e v o

L’età romana segnò una battuta d’arresto; il termine fu riferito a grotte e anfratti di giardini privati.

museum

La cultura greca continuò a esercitare fascino e i palazzi furono abbelliti con opere d’arte, ma secondo uno spirito ormai

lontano da quello del Museion o delle pinacoteche elleniche: con rare eccezioni (biblioteca pubblica dell’Atrium Libertatis), le

opere d’arte servivano per fini non pubblici, ma per esibizione di potere.

L’avvento del cristianesimo portò una chiusura nei confronti dell’arte pagana. Il colpo di grazia arrivò con le invasioni

barbariche (V sec) che portarono alla fusione, per ragioni economiche, delle statue in bronzo.

Nel Medioevo la conservazione di testimonianze del passato è affidata a chiese e monasteri, soprattutto perché il Cristianesimo

esorta a non possedere cose superflue; i monaci hanno salvato la curiosità, assieme all’agricoltura, la scienza e la letteratura. Ma

si è ancora lontanissimi dallo spirito ellenico: studio, ricerca e contemplazione estetica non trovano spazio.

Nelle chiese, oltre a reliquie e oggetti delle meraviglie, si trovano reperti naturali rari, esotici (corni, denti di coccodrillo, lingue

di serpente; nella cattedrale di Siviglia c’e un coccodrillo e una zanna di elefante).

Le collezioni dei potenti sono unicamente uno strumento di ostentazione.

Il Museo Ca pitolino

Nel papa Sisto IV dona al popolo romano le statue pagane (p.za Campidoglio) già conservate in Laterano: è l’atto

1471

fondativo del Museo Capitolino, primo museo moderno e primo aperto al pubblico (per quanto le motivazioni siano politiche,

non culturali).

II. Il primo museo moderno e la cultura della curiosità

Paolo G iov io( 1 4 8 3 - 1 5 5 2 ) e il su o m u se o a C om o ( a pe rto 1543)

Nato a Como, studiò a Padova e Pavia, si laureò in medicina e filosofia. Fu al seguito di Giulio de’ Medici, seguendolo a Roma

quando divenne papa col nome di Clemente VII.

I rapporti con Paolo III Farnese furono inizialmente ottimi; poté allora frequentare Vasari, Francesco I, Carlo V, Cosimo de’

Medici. Ma proprio il consolidarsi di alcune di queste amicizie non troppo gradite al pontefice e le sue divergenze sulla

Riforma della Chiesa (rifiutò di partecipare ad alcune sedute del Concilio di Trento) raffreddò il rapporto, tanto che Giovio

abbandonò Roma e fece ritorno alla corte dei Medici.

Nel periodo di sintonia con Paolo III diede vita al Museo di Borgo Vico (CO); per la prima volta la parola è reintegrata

museo

con consapevolezza: la collezione era destinata ad un edificio ad hoc, strutturata attraverso un percorso ben pensato, e offerta

ad un gran numero di persone. Comprendeva 300 ca. ritratti di uomini illustri (sovrani, letterati, artisti), suddivisi in categorie;

per fare del luogo qualcosa più che uno spazio espositivo, ma un luogo di conoscenza, ogni opera era corredata di scritti, elogia,

che riassumevano la personalità, gesta, pregi e difetti dell’effigiato.

Alla morte di Giovio la collezione si frantumò tra gli eredi e un secolo dopo la villa andò distrutta.

Studioli e cam ere speciali: la cultura della se g retezza e della m eraviglia

Il modello gioviano, variamente declinato, fu adottato da molti aristocratici, ma non fu l’unico modo di presentare le collezioni.

Dal XV sec nelle corti europee s’iniziò a collezionare oggetti rari e preziosi e opere d’arte custodendoli negli ambienti

studioli,

privati, di solito piccoli e riccamente ornati, dedicati allo studio e a incontri riservati e d’affari. I più celebri furono quelli di:

- Realizzato da molti artisti (tra cui, è probabile, il giovane Botticelli) tra il 1473-76.

Federico da Montefeltro, Palazzo Ducale, Urbino.

Le pareti sono rivestite di tarsie lignee; sopra ci sono ritratti di papi, cardinali, poeti, filosofi, scienziati del passato e

contemporanei. Federico possedeva un altro studiolo nel acquisito nel dal Met di NY.

1939

Palazzo di Gubbio,

- Decorato con stucchi e pitture sotto la supervisione di Vasari. Celebra gli

Francesco I de’ Medici, Palazzo Vecchio (1570-72).

interessi alchemici ed esoterici di Francesco: sulla volta sono raffigurati i quattro elementi e l’incontro di Natura e Prometeo;

sulle pareti ritratti di Medici, immagini sull’alchimia, sculture bronzee di divinità entro nicchie (tra cui l’Apollo di

Giambologna). Non conteneva testi devozionali né antichi, ma solo “cose rare e preziose” come gioielli, pietre intagliate,

medaglie, cristalli lavorati, invenzioni meccaniche (“ingegni”) e curiosità naturali ed esotiche. Dopo la morte di Francesco I fu

smantellato; fu ricostruito nel sulla base di descrizioni. Le sue collezioni costituirono il nucleo fondativo degli Uffizi;

1910

inaugurato nel sarà coi Musei Capitolini il secondo grande museo del mondo, aperto a chi ne facesse richiesta.

1581,

- Accolse presso la sua corte personalità come Leonardo, Correggio, Mantegna,

Isabella Gonzaga, Palazzo Ducale, Mantova.

Ariosto, Baldassarre Castiglione. Nel crea nel Castello di San Giorgio il suo studiolo (trasferito nel 1523 nel Palazzo

1490

Ducale), con opere d’arte di Mantegna, Perugino, Correggio, Lorenzo Costa (non ottenne Giambellino e Leonardo), e una

grotta con oggetti antichi e statue classiche (tra queste però anche il di Michelangelo).

Cupido dormiente

Gli studioli erano mondo diversi dal museo di Giovio, soprattutto per la loro “mission”: il primo si rivolgeva ad un largo

pubblico per custodire e trasmettere la memoria; gli altri erano strettamente privati.

Schatzk am m er e Wunderk am m er

Negli studioli si fece strada una cultura delle meraviglie e della curiosità che toccò l’apice nel ‘500.

(camere del tesoro): con pietre, metalli pregiati, opere d’arte; spiccano quelle di Medici, Gonzaga, Este, Savoia.

Schatzkammer (camere delle meraviglie): luoghi della curiosità e dello stupore, custodiva sia che

Wunderkammer mirabilia naturalia artificialia.

L’interesse per le raccolte naturalistiche ispirò la realizzazione da parte di Aldrovandi di uno dei primi musei di storia naturale;

l’intento era enciclopedico, cioè raccogliere tutti i possibili esemplari del regno vegetale, animale e minerale, con reperti

autentici e raffigurazioni. Nel 1568 convinse il Senato bolognese a istituire l’Orto Pubblico, uno dei più antichi orti botanici.

Alla sua morte (1605) le collezioni furono collocate nel Palazzo Pubblico e da metà ‘700 in Palazzo Poggi. La differenza tra il

museo di Aldrovandi e le non è netta, ma è essenzialmente nel prevalere nel primo della classificazione e della

Wunderkammer

ricerca e nelle ultime della meraviglia (senza che però venga del tutto meno la valenza scientifica).

Ampie porzioni del palazzo furono dedicate ad ospitare

Wunderkammer dell’arciduca d’Austria Ferdinando nel Castello di Ambras, Tirolo.

collezioni d’inestimabile valore: armature, sculture tardo medievali; ritratti di sovrani; l’enciclopedica collezione di e

naturalia

in 18 teche alte fino al soffitto rivestite di colori che fanno risaltare gli oggetti che contengono.

artificialia Inviò emissari nel mondo per acquistare ogni tipo di meraviglia. Il catalogo della

Wunderkammer di Alberto V di Baviera, Monaco.

collezione fu stampato nel 1565, è il primo della storia.

Imperatore del Sacro Romano Impero, trasferì la capitale da Vienna a Praga (1583),

Wunderkammer di Rodolfo II d’Asburgo, Praga.

dove raccolse le sue collezioni d’arte e meraviglie poi saccheggiate dagli svedesi durante l’assedio della città (1648).

Le ebbero grande diffusione, specie in nordeuropa. In Italia una delle più importanti fu quella del nobile erudito

Wunderkammer

milanese Manfredo Settala, con 3.000 (tra cui un diavolo meccanico) il cui catalogo fu stampato nel gran parte

1664;

mirabilia

della collezione è andata perduta per incuria e per via dei saccheggi napoleonici.

Le grandi collezioni rinascimentali e seicentesche era soprattutto strumenti di esibizione, ma è riduttivo negare qualsiasi valore

scientifico. La stessa che può apparire confusa o ridicola, se contestualizzata in un periodo storico in cui la

Wunkderkammer

separazione tra cultura umanistica e scientifica non si era ancora compiuta, può essere giustamente considerata una macchina

per comprendere e dominare la realtà, un luogo di sperimentazione e studio.

III. Dall’Illuminismo a fine ‘800

Ro yal Socie ty e Ashmolean Museum

Nell’età della borghesia (XVIII-XIX sec) la forma-museo evolve. Protagoniste sono Inghilterra e Francia; il cambiamento

riguarda in particolare la specializzazione dei musei e la funzione pubblica.

Francesco Bacone, padre dell’empirismo inglese, alla logica aristotelica aprioristica e deduttiva contrappose la prassi

sperimentale e induttiva. Il paradigma baconiano fu alla base della creazione nel della Royal Society, l’accademia inglese

1660

delle scienze (di cui Newton fu presidente dal 1703), che ispirò le analoghe accademie delle scienze di Parigi (voluta da Colbert),

San Pietroburgo, Berlino. Nato nel nel clima filosofico baconiano. Elias Ashmole, storico, alchimista e collezionista

1683

Ashmolean Museum, Oxford.

inglese, trasferì la sua collezione (comprendente anche quella di John Tradescant, giardiniere, naturalista e viaggiatore, ricevuta

dietro l’impegno di realizzare un edificio per contenerla) all’Università di Oxford che costruì il museo per contenerla. Aperto al

pubblico non solo specialistico a costo ridotto, incentrato sullo studio e la sperimentazione attraverso corsi di storia naturale e

laboratori, fu il primo museo universitario del mondo (e Aldrovandi?) e il primo museo “popolare”.

L’illu m in ism o e il cre sce n te r u olo de l pu bblico

L’empirismo getterà le basi per l’Illuminismo, movimento filosofico segnato dalla fiducia nel progresso, dall’uso della ragione e

della sperimentazione, dal rifiuto del principio di autorità (cioè la verità indiscutibile in quanto derivante da entità superiori o

dalla tradizione). Si apre così la strada all’idea che il museo possa e debba favorire la pubblica diffusione del sapere e del

progresso: nel ‘700 in molti paesi le collezioni si aprono al pubblico.

Lo zar Pietro il Grande (che possedeva molte collezioni, alcune sul modello della Wunderkammer) fu tra i primi fautori di

questa svolta: per favorire l’immagine di un paese in trasformazione e più vicino al modello occidentale, creò la Kunstkamera,

primo museo russo con lo scopo di istruire

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

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