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Dominique Poulot, musei e museologia

Museo e beni culturali

I musei non sono passivi contenitori di oggetti, ma luoghi dove l'eredità culturale di una comunità viene trasmessa; sono perciò indispensabili all'esistenza della comunità stessa. Il molteplice uso dei musei fa sì che ogni museo sia unico e irripetibile e che non esista perciò un modello universale di museo: ogni museo deve tendere a sviluppare una propria organizzazione, propri meccanismi di comunicazione e sistemi originali di raccolta e di gestione scientifica delle collezioni.

Introduzione

Oggi il museo rappresenta un'istituzione centrale e incontestata della cultura occidentale: i musei, godendo di una solida autorevolezza intellettuale, partecipano al consumo turistico e all'economia del tempo libero. Tuttavia, il museo vive nuove incertezze: è un luogo pubblico che attrae visitatori intorno a oggetti esposti, ma il suo funzionamento sembra divenire sempre più enigmatico parallelamente all'interesse che suscita.

La museologia è un genere vago in cui si fondono museografia e biblioteconomia, letteratura giuridica e amministrativa e sociologia: oggi l'attenzione alla gestione di queste organizzazioni sembra rappresentare una nuova vulgata, mentre i saperi tradizionali della storia dell'arte e delle scienze conoscono una relativa marginalizzazione.

Che cos'è un museo?

Il mito delle origini. Secondo l'etimologia classica, il termine museo rinvia ad una piccola collina sito delle Muse: questa rappresentazione si sacrifica al doppio stereotipo di conservatorio del patrimonio della civiltà e di scuola delle scienze e degli studi umanistici.

L'ICOM e il suo lavoro di nomenclatura. L'Icom nasce a Parigi nel 1946, sulla scia dell'Unesco, sotto l'impulso del presidente del Museo delle Scienze di Buffalo, l'americano C.J. Hamlin. L'ambito museale dell'epoca comprende le arti, l'archeologia, la storia, i siti storici, l'etnografia e l'arte popolare, la scienza e la tecnologia, le scienze naturali e i musei per l'infanzia. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta l'Icom ha voluto essere l'iniziatore di nuove esigenze di utilità sociale dei musei e del patrimonio, soprattutto attraverso l'organizzazione di conferenze generali e pubblicazione di documenti prodotti dai suoi diversi comitati.

Nel luglio 1951 "la parola museo indica ogni istituzione permanente, amministrata nell'interesse generale al fine di conservare, studiare, valorizzare con mezzi diversi ed essenzialmente esporre per il diletto e l'educazione del pubblico un insieme di elementi di valore culturale: collezioni di oggetti artistici, storici, scientifici e tecnici, giardini botanici, zoologici e acquari".

Oggi la definizione di museo obbedisce a quella del 1974, che ha segnato una svolta: "Il museo è un'istituzione permanente, senza fine di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, e che effettua ricerche sulle testimonianze materiali dell'uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica, e in particolare, le espone a scopo di studio, di educazione e di diletto". Infine, il codice di deontologia professionale dell'Icom, adottato a Buenos Aires nel 1986, afferma che "il museo deve sforzarsi di eccertare che le informazioni fornite nelle presentazioni e nelle esposizioni siano oneste e obiettive e che non perpetuino miti e stereotipi".

Le definizioni professionali nazionali

In generale persistono evidenti disaccordi sulla natura del museo e soprattutto sull'inclusione o meno di altre istituzioni nella categoria, come zoo, giardini botanici, planetari e altre istituzioni di questo tipo. In generale i Ministeri della Cultura o le amministrazioni culturali corrispondenti hanno cominciato a definire le condizioni minime per avere diritto al titolo di museo e per beneficiare di sovvenzioni pubbliche ed aiuti diversi, anziché sottostare alla legge comune che regola le iniziative a scopo di lucro per lo svago e il divertimento. In generale il museo è un'istituzione permanente composta di beni e si deve occupare della loro conservazione e promozione per l'educazione e il diletto del pubblico.

La riflessione museologica

La successione di simili riflessioni, segnata da approcci epistemologici particolari, non rende conto in modo chiaro dell'evoluzione d'insieme dei musei quanto quella delle posizioni ufficiali. Gli anni Novanta hanno conosciuto una serie di revisioni che segnano l'assenza di una precisa identificazione del museo, e della museologia, contrariamente alle certezze della generazione precedente.

Le funzioni del museo (dal museologo Peter van Mensch)

  • Conservazione: il legame tra museo e conservazione è stato determinante per la nascita e lo sviluppo dell'istituzione. Basti pensare alla statalizzazione della collezione dei Medici, che apre la via alla conservazione museale moderna degli Uffizi, che accoglie regolarmente visitatori dal 1789. Nella maggioranza dei paesi europei vige il principio di inalienabilità della collezione, non valido negli Stati Uniti, in cui i musei hanno la possibilità di vendere una parte delle loro collezioni. I musei rappresentano depositi di valori ai quali fare riferimento: la loro storia è perciò segnata da numerosi dibattiti a proposito del genere di collezioni che sono legittimati a possedere o presentare al pubblico.
  • Studio e ricerca: la ricerca scientifica costituisce la finalità delle acquisizioni, delle esposizioni e di tutta l'attività di documentazione correlata. In generale, nella tradizionale descrizione delle opere o degli oggetti, l'attenzione scientifica sfocia nella redazione di cataloghi – anche se molti musei non ne dispongono, in particolare per alcuni tipi di collezione (archeologia). In Francia, al momento della fondazione di musei dipartimentali sotto la Rivoluzione, l'obbligo del catalogo ha carattere politico e colto allo stesso tempo: la realizzazione di tali opere appare indispensabile a un inventario patriottico delle ricchezze del paese, ma figura anche nel programma di una democratizzazione del sapere e del gusto; ritroviamo questa stessa esigenza nel corso dei processi di unificazione nazionale italiana. In seguito, la storia dei cataloghi dei musei corre parallelamente, in larga misura, a quella del libro d'arte e della fotografia e poi a quella dei CD e dei processi di conservazione e di duplicazione. Oggi assistiamo a una nuova priorità accordata alla ricerca all'interno dei musei.
  • Comunicazione: dall'esposizione al trasferimento delle conoscenze. Alla fine del XIX secolo, il museo comincia a partecipare a manifestazioni temporanee, che utilizzano dispositivi interattivi e scenografie che provengono dalle risorse del teatro e dello spettacolo vivo. La trasformazione dei musei-deposito in musei-esposizione conduce alcune istituzioni, la cui influenza era tradizionalmente legata alla qualità, alla rarità delle loro collezioni esaustive, ad acquisire notorietà attraverso manifestazioni temporanee che permettono loro di esprimere un proprio punto di vista. Mentre un tempo l'esposizione traeva le sue caratteristiche dal museo che l'organizzava, oggi è soprattutto l'esposizione che può conferire al museo il suo carattere emblematico. Nasce però il rischio di vedere la collezione permanente divenire quasi discreta, mentre le esposizioni sono governate dagli interessi dell'industria culturale. Eppure l'esposizione coinvolge la credibilità del museo e la sua responsabilità sociale. Negli ultimi dieci anni, le campagne pubblicitarie destinate a incoraggiare le visite ai musei si avvalgono come argomento decisivo della promessa di rimuovere il segreto dei depositi in specifiche giornate. Al di là di questo regolatore museografico sotto forma di caccia al tesoro, la questione delle opere non esposte rappresenta una legittima preoccupazione.

Le caratteristiche fondamentali dell'istituzione museale (dal conservatore e storico dell'arte Micheal Conforti)

  • Definizione della missione al momento della fondazione di ogni istituzione.
  • Definizione della struttura amministrativa e professionale del museo, che implica un codice etico e un sistema di organizzazione.
  • Definizione della natura delle collezioni permanenti, in quanto testimone dei valori esistenti al momento della loro acquisizione o della loro donazione.
  • Definizione dell'edificio: attraverso la sua architettura esso testimonia le intenzioni iniziali e impone una certa disposizione, un percorso, che successive aggiunte, rifacimenti e ricostruzioni possono alterare o rinnovare, testimoniando a loro volta le necessità del momento.

Lo spazio e il tempo delle collezioni

Nei nostri giorni

Cresce il numero di fondazioni di musei monografici, mentre i musei universali, lungi dal rinunciare alla loro ambizione, perseguono ogni giorno di più il loro obiettivo di universalità.

Tra passato e presente: rappresentare la costruzione delle patrie

I musei di storia si inscrivono in genere in una prospettiva identitaria, per difendere una confessione, una nazione o delle comunità. Il loro sviluppo nell'Europa del XIX secolo è legato ai momenti di maggiore intensità patriottica, mentre il relativo assopimento alla fine del XIX secolo pare dovuto alla sua diminuzione. In questo secolo si attua l'innesto dello storico sull'antiquario, che sancisce la fine della separazione tradizionale tra la curiosità alla ricerca di oggetti e il discorso storico.

Il primo museo di storia nazionale. Il primo museo di questo tipo è il Museo dei Monumenti Francesi, che diviene museo grazie all'abilità del suo conservatore, il pittore A. Lenoire, al momento della campagna contro il vandalismo nell'estate del 1795. La finalità dell'istituzione consiste nell'offrire in un colpo d'occhio l'infanzia dell'arte presso i Goti, i progressi sotto Luigi XII e la perfezione sotto Francesco I, l'origine della decadenza sotto Luigi XIV e la sua restaurazione verso la fine del secolo, secondo una classificazione per età e per ordine cronologico. L'istituzione unisce il rispetto del Bello ideale, il principio di una storia ciclica, più o meno legata al senso del progresso, e una lezione sulla rigenerazione della società. Nonostante che la sua collezione venga dispersa dopo i cento giorni, la sua influenza sulla museologia del primo Ottocento è profonda, soprattutto per la sua proposta museografica spettacolare che si avvale della modulazione della luce a seconda della sala.

Il museo romantico. Tra il 1833 e il 1847 nasce il Museo di Versailles, rispondendo alla necessità di riutilizzo del castello, immaginato da Luigi Filippo e definito "magnifica rilegatura" della storia francese da Victor Hugo, il quale vuole mostrare la continuità dei due volti della Francia prima e dopo la rivoluzione, a partire dalla fondazione da parte di Clodoveo fino all'ascesa al trono degli Orléans. Il progetto unisce in maniera esemplare l'evocazione del passato e gli intenti di erudizione all'esigenza di gestire l'opinione pubblica.

Il museo come laboratorio della scienza. Infine, un ultimo tipo di museo storico è il museo-laboratorio, dedicato più all'avvenire della scienza che all'estetica della resurrezione del passato o all'obbligo politico di illustrare gli annali del paese. Alcuni esempi sono il museo degli Archivi, aperto nel 1867, che vuole essere una scuola di paleografia, e il Museo delle Antichità Nazionali aperto nel 1862, luogo di lavoro per gli studiosi di preistoria (Francia).

Il museo delle scienze sociali

Nel XX secolo, il progetto di una storia delle scienze sociali, tra collaborazione e confronto tra le discipline, ha segnato un cambiamento notevole degli interessi e dei discorsi eruditi. Accanto a rivendicazioni militanti di memorie da parte di pubblici diversi e di comunità, vi è una grande richiesta di commemorare un passato destoricizzato, rappresentato in forma di esperienza condivisa. In tal senso il museo deve al tempo stesso conservare gli elementi del passato e darne coscienza, vale a dire costruire un racconto, senza ridurre i propri visitatori al silenzio, ma anche senza cedere ai pericoli di una rappresentazione troppo empatica, che richiede risposte affettive.

Lutti e riconciliazioni

Dopo la fine delle prospettive orientate verso l'avvenire, i numerosi musei dell'Olocausto hanno suscitato diverse interpretazioni sul ribaltamento della nostra storicità. Al di là di queste letture, la questione della loro coerenza all'oggetto sfocia in una dialettica della monumentalizzazione e del traumatico, della musealizzazione e della memoria vivente. La sfida di esporre l'abiezione, e di spiegarla o meno, ha governato la museologia dell'Olocausto, e continua a dividere la sfera erudita e sociale. Infatti, la memoria traumatica comporta distorsioni, mascheramenti e diverse inversioni dei propri oggetti. Gli atteggiamenti del museo contemporaneo di fronte alla guerra testimoniano al tempo stesso le disgrazie della storia contemporanea e una riflessione museologica internazionale innovatrice. Vi è la necessità di superare le difficoltà nel rappresentare la violenza subita e la sua negazione e ciò fa appello ad una museologia esigente, articolata e inglobante.

Alla ricerca dell'etnologia

Infine, fra le due guerre, nascono e iniziano a diffondersi i musei etnografici, legati alla nozione di cultura, nata dalle scienze sociali, in primo luogo l'antropologia, che vedono un riconoscimento inedito delle culture popolari, contadine ed operaie. Nel 1969 si realizza il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari (Parigi?), con l'intento di offrire un'immagine globale della cultura francese preindustriale: contrariamente alle pratiche in uso in molti musei, la ricostruzione è preceduta da un lavoro scientifico di inventario e di smontaggio-rimontaggio di vere e proprie unità ecologiche, vale a dire di insiemi che presentano tutti gli oggetti di un certo luogo così com'erano nel loro contesto naturale. Nonostante una grande coerenza, i musei di arti e tradizioni popolari sono stati vittima della loro localizzazione decentrata, della mancanza di edifici e di uno scarso rinnovamento delle esposizioni.

Tra cultura e natura: la rappresentazione dello spazio sociale

Il nostalgico museo della città. La percezione odierna del patrimonio urbano, nella sua specificità, appare solo nella seconda metà del XIX secolo, legata al rimpianto per la scomparsa di una parte del tessuto tradizionale. Il prefetto Hussmann, nel 1886, procede all'acquisto del Museo Carnavalet per crearvi all'interno un museo di storia della città. L'originalità del museo consiste nel presentare la ricostruzione materiale della vita borghese e popolare in tutte le epoche della storia parigina. Il Musée Historique de la Ville de Paris apre nel 1881, perché nel frattempo altre distruzioni, questa volta rivoluzionarie e non di rinnovamento urbanistico, hanno segnato il paesaggio e l'immaginario parigini.

Il tempo della storia urbana. Il museo della città può presentare analisi recenti della storia della geografia o della sociologia urbana, fornire l'immagine di un'età d'oro della perduta grandezza o anche tratteggiare un'alternativa allo stato presente delle cose. In questo ultimo caso è costretto ad alimentare un senso della comunità o a risvegliare la coscienza politica o sociale. Un ruolo simile è stato assunto dai musei di quartiere o di comunità, apparsi negli anni Sessanta in Nord America, che desiderano offrire ad alcuni gruppi sociali o etnici sfavoriti la possibilità di ritrovare la propria cultura. In ogni caso, allorché il museo diviene un'arena per i conflitti urbani, dalla speculazione fondiaria alla questione sociale, si pone il problema della sua legittimità politica. La difficoltà risiede sempre di più nelle ambiguità nella definizione stessa di città, in termini di gruppi sociali, di multiculturalità, di rapporto con le periferie.

Il museo all'aperto. Il museo all'aperto, animato da guide e animazioni folcloristiche, costituisce l'innovazione più originale tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo: si tratta della ricostruzione e animazione di una vita sociale. Il museo così diviene un modo di conservare "modalità di vita" che conosce un grande sviluppo essenzialmente in Nord Europa.

L'età d'oro degli ecomusei. Il termine ecomuseo viene creato in occasione della nona conferenza generale dell'Icom tenutasi a Grenoble nel 1971, nel momento in cui emerge l'idea di un patrimonio legato a una comunità e ad un ambiente. Gli ecomusei intendono essere allora uno specchio in cui una popolazione si guarda per riconoscersi, in cui cerca la spiegazione del territorio al quale è legata.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ER.REST di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Museologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Varallo Franca.
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