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Cap. 5 PRODUZINE E TECNOLOGIA

Introduzione

La tecnologia è ciò che consente di trasformare dei beni esistenti (input) in nuovi beni prodotti

appositamente (output). 

La scoperta della produzione In una società primitiva gli individui non facevano altro che

raccogliere frutta la mattina e scambiarla il pomeriggio. Si suppone che un giorno per caso, un

individuo abbia lasciato la frutta in una ciottola di argilla al sole. Quando l’individuo ritorna la

frutta si è trasformata in qualcos’altro, una specie di marmellata. L’individuo, trovandola buona,

pensa di iniziare a “produrla”. Si pone la domanda “posso iniziare a produrla?” “come posso

produrla, quindi com’è questa tecnologia’” l’individuo ha scoperto che l’argilla insieme al calore

e la frutta da origine ad un nuovo prodotto, così organizza la produzione: pensa a chi potrebbe

raccogliere la frutta per lui, mentre lui si occupa del resto. Tutto ciò si può realizzare, se in termini

di guadagno gli conviene così inizia a fare dei calcoli, e riflettendo sul guadagno di prima (che

poteva essere di 1$ l’ora per tot. ore, per un totale di 12 dollari) e quello futuro; giunge alla

conclusione che la nuova attività gli deve garantire almeno il guadagno di prima, di es. 12 dollari.

 

costo opportunità il soggetto deve guadagnare almeno quei 12 dollari giornalieri, altrimenti

non conviene intraprendere l’attività.

Costo opportunità, investimenti e profitti

Il costo di intraprendere una qualunque attività è rappresentato dalle opportunità perse per svolgere

quella attività. Questo concetto è chiamato costo opportunità di una decisione.

L’investimento è una rinuncia al consumo oggi, in vista di un maggior consumo domani.

Un rendimento appena sufficiente a coprire il costo opportunità dell’imprenditore, ossia appena

sufficiente ad indurlo ad intraprendere l’attività, è detto profitto normale per quell’attività. Ogni

profitto maggiore del profitto normale sarà considerato un extraprofitto, in quanto va oltre

l’ammontare necessario a far sì che il nostro imprenditore continui a svolgere l’attività di

produzione.

La funzione di produzione e la tecnologia

Per realizzare prodotti occorrono fattori produttivi e questi fattori possono essere combinati solo in

determinati modi. L’insieme dei vincoli che definiscono come si possano combinare o convertire i

fattori in prodotti è chiamato tecnologia. Quindi il modo giusto di interpretare una tecnologia è

quello di vederla come un vincolo al processo di produzione.

Al pari di quanto è stato fatto per la teoria del consumatore, dove abbiamo utilizzato il concetto di

preferenze (anche le preferenze rappresentano un vincolo all’utilità, poiché era possibile solo

consumare all’interno di un vincolo dato dalla funzione utilità) insieme ad alcune ipotesi sulla

razionalità e sui gusti per determinare la funzione di utilità adesso usiamo il concetto di

tecnologia insieme con alcune fondamentali assunzioni per determinare il concetto di funzione di

produzione. La funzione di produzione riassume completamente tutto ciò che c’è da sapere sulla

tecnologia a disposizione del nostro produttore. Esaminiamo ora le ipotesi sulla tecnologia che ci

portano alla costruzione di una funzione di produzione.

Ipotesi:

 Non esiste pasto gratis: significa semplicemente che non si possono ottenere prodotti da un

processo produttivo senza l’impiego di fattori.

 Irreversibilità: indica che non si può invertire un processo produttivo (esempio salsicce e

maiali).

 Possibilità di distruzione gratuita di beni: significa che se è possibile produrre un certo bene

con una data combinazione di fattori, allora con quegli stessi fattori è sicuramente possibile

produrre una quantità strettamente minore (per esempio possiamo produrre lo stesso ammontare

di prima e poi gettare il resto senza costi aggiuntivi o senza usare altri fattori).

 Additività: afferma che se possiamo produrre una certa quantità x usando una certa

combinazione di fattori (capitale e lavoro) e un’altra quantità y usando un’altra combinazione di

questi stessi fattori, allora è possibile produrre anche la quantità x + y.

 Divisibilità: afferma che se è possibile produrre una quantità di output z usando b unità di

capitale e c unità di lavoro, allora è possibile produrre, per esempio, ½ z usando la metà delle

quantità precedentemente impiegate di capitale e lavoro.

 Convessità: se un’attività produttiva y, con la quale produco una quantità z (usando capitale e

lavoro in un certo modo); abbiamo poi un’altra attività w, che produce la stessa quantità z, però

impiegando livelli differenti di capitale e lavoro, allora possiamo produrre la quantità z,

ʎ

combinando le due diverse tecnologie. Prendere quindi l’attività y per tempo , e l’attività w,

ʎ

per 1- .

Queste ipotesi ci permettono ottenere una tecnologia “regolare” e di definire il concetto di funzione

di produzione:

Funzione di produzione: è una funzione che descrive la quantità massima di output che è possibile

produrre nella nostra economia, a partire da un determinato ammontare di fattori produttivi. In

altre parole, la funzione di produzione rappresenta la tecnologia e quindi

riassume la tecnologia a disposizione di un produttore, descrivendo la tecnologia come un vincolo

alla sua capacità di produzione. Infatti, l’imprenditore vorrebbe essere in grado di produrre tante

unità di output quante ne desidera senza preoccuparsi dei livelli di impiego di lavoro e capitale, ma

questo desiderio non è tecnologicamente realizzabile.

Possiamo rappresentare la funzione di produzione come un insieme di curve chiamate isoquanti,

ciascuna delle quali definisce le combinazioni dei fattori che sono richieste per produrre un dato

ammontare di prodotto. Queste curve si chiamano isoquanti perché ogni combinazione di fattori

(capitale e lavoro) lungo un dato isoquanto produce la stessa quantità di prodotto.

Ciascun isoquanto è l’insieme delle combinazioni di fattori che raggiungono un’uguale altezza sulla

superficie della funzione di produzione.

La curva di indifferenza rappresentava un livello di utilità ordinale, poiché non si prendeva in

considerazione il numero effettivo di utilità, ma permetteva di confrontare delle utilità diverse (di

ordinarle). I numeri associati agli isoquanti sono invece cardinali, ossia unità di prodotto reale.

Quindi la funzione di produzione è una funzione cardinale. (guarda rappresentazione

tridimensionale pag. 178. La rappresentazione è uguale a quella di utilità sul piano orizzontale

abbiamo i fattori, capitale e lavoro; la produzione è rappresentata nell’asse verticale.).

Il saggio marginale di sostituzione tecnica

Assumiamo che gli isoquanti non si intersechino mai e che ad isoquanti più lontani dall’origine

siano associati livelli di output via via maggiori. Analogamente, come l’inclinazione di una curva di

indifferenza misura il SMS tra beni di consumo, così l’inclinazione di un isoquanto misura quello

che viene chiamato saggio marginale di sostituzione tecnica tra fattori produttivi.

Il prodotto marginale di un qualunque fattore produttivo misura di quanto varia l’output se varia

di 1 unità l’impiego di quel fattore, mantenendo costanti tutti gli altri fattori: variazione output /

variazione impiego fattore x. Il prodotto marginale di un fattore può essere calcolato come la

derivata parziale della funzione di produzione rispetto a quel fattore.

Se assumiamo dunque che le variazioni di capitale e lavoro diventino molto piccole, il rapporto tra

il prodotto marginale del capitale e il prodotto marginale del lavoro misura il valore assoluto della

pendenza dell’isoquanto.

Questo rapporto ci da la definizione del SAGGIO MARGINALE DI SOSTITUZIONE

TECNICA (MRTS): è il saggio al quale un fattore può essere sostituito con l’altro a parità di

output ed è uguale al valore assoluto della pendenza dell’isoquanto, il quale a sua volta è uguale al

rapporto tra i prodotti marginali dei fattori.

MRTS = prodotto marginale di x1/prodotto marginale di x2.

Descrizione delle tecnologie

Sebbene la funzione di produzione determini combinazioni efficienti di input ed output, di per sé

non può dirci quale di queste combinazioni sia la migliore per l’imprenditore, cioè quale sia quella

che gli permette di massimizzare i profitti. Per analizzare come venga scelta la combinazione input-

output ottimale, dobbiamo innanzitutto introdurre alcune grandezze che ci permettono di descrivere

la tecnologia a disposizione del produttore (rendimenti di scala e l’elasticità di sostituzione).

Rendimenti di scala

I rendimenti di scala di una tecnologia misurano il rapporto tra la variazione nelle quantità di

output ottenuta in seguito ad una variazione proporzionalmente identica nell’impiego di tutti i

fattori produttivi. Ad esempio, per mezzo dei rendimenti di scala possiamo dire cosa succede

all’output se raddoppiamo l’impiego di capitale e lavoro simultaneamente (se li moltiplichiamo per

una stessa costante).

 Rendimenti di scala costanti: raddoppiando le quantità impiegate di lavoro e capitale,

raddoppia anche la quantità di output prodotta.

 Rendimenti di scala crescenti: raddoppiando le quantità impiegate di entrambi gli input, la

quantità di output prodotta aumenta più del doppio.

 Rendimenti di scala decrescenti: raddoppiando le quantità impiegate di entrambi gli input,

la quantità di output prodotta aumenta meno del doppio.

I rendimenti di scala crescenti possono esistere per una serie di ragioni. Una di queste è che,

all’aumentare della dimensione e dell’output di un’impresa, i lavoratori sono in grado di

specializzarsi in certe mansioni, il che fa aumentare la loro produttività. Un’altra ragione risiede nel

fatto che certi beni capitali non sono adatti quando la produzione è su piccola scala, ma danno luogo

a grandi risparmi se utilizzati su vasta scala (es. un computer molto avanzato); ancora, nel caso di

una compagnia petrolifera, se si raddoppia il diametro dell’oleodotto attraverso il quale si

riforniscono i clienti, raddoppierà l’output e quindi l’output più che raddoppia, e i rendimenti

saranno crescenti.

Elasticità di sostituzione

L’elasticità di sostituzione misura la facilità con la quale si può sostituire un fattore con un altro

nella produzione di una certa quantità di output. Chiaramente per un’impresa che massimizzi il

profitto, tale caratteristica tecnologica è importante. Infatti, le imprese cercano di produrre ciascun

livello di output al minor costo possibile e, quindi, aggiusteranno l’impiego dei fattori quando i

prezzi degli stessi variano.

L’ elasticità di sostituzione misura la variazione percentuale del rapporto tra le quantità impiegate

dei fattori che si verifica a seguito di una data variazione percentuale del rapporto tra i prezzi dei

fattori stessi.

Vincoli temporali

Gli scopi della teoria del comportamento del produttore sono:

 Determinare la combinazione ottima di fattori che deve essere utilizzata per produrre un

certo ammontare di output;

 Determinare l’output che si dovrebbe produrre dato il prezzo di mercato del bene prodotto.

Per individuare la combinazione più appropriata di fattori e di output, dobbiamo sapere quanto

tempo il produttore avrà a disposizione per aggiustare le quantità impiegate dei fattori al loro livello

ottimale.

Un arco di tempo così breve da non poter variare alcuno dei fattori in risposta a variazioni della

domanda o ad altre modifiche è detto brevissimo periodo.

(Fattore di produzione fisso: il suo livello di impiego non può essere modificato; fattore di

produzione variabile: il suo livello di impiego può essere modificato).

Il periodo di tempo durante il quale almeno un fattore di produzione è fisso viene chiamato breve

periodo.

Quando il periodo di tempo è sufficientemente lungo da far sì che tutti i fattori di produzione

possano essere variati si parla di lungo periodo.

Quanto siano lunghi esattamente il brevissimo, il breve ed il lungo periodo dipende dalle

circostanze specifiche in cui un imprenditore si trova ad operare; di conseguenza, tale lunghezza

potrà variare al variare di queste circostanze.

La relazione tra vincoli temporali e funzione di produzione

I vincoli temporali hanno una notevole influenza sulle decisioni del nostro imprenditore per quanto

riguarda il livello ottimo di produzione. Infatti, se la decisione relativa al livello ottimo di output

deve essere presa nel breve periodo, si parla di funzione di produzione di breve periodo, mentre

se la decisione può essere presa su un orizzonte più lungo si parla di funzione di produzione di

lungo periodo. Non parleremo più di brevissimo periodo, perché questo lasso di tempo è troppo

breve per permettere al produttore di prendere delle decisioni relative ai fattori ed agli output.

Nel breve periodo il produttore può controllare solo in parte l’impiego dei fattori e, di conseguenza,

anche il modo con cui raggiungere il livello di output ottimo. Poiché la quantità di capitale è fissa,

l’output dipende solo dalla quantità di lavoro impiegata. Allora possiamo tracciare la relazione tra

lavoro impiegato ed output ed il grafico che otteniamo è chiamato curva del prodotto totale.

All’aumentare della quantità impiegata di lavoro, l’output aumenta, inizialmente ad un tasso

crescente poi ad un tasso decrescente.

La diminuzione del tasso di crescita dell’output all’aumentare dell’impiego del fattore lavoro, a

parità di capitale impiegato, dà conto del principio dei rendimenti decrescenti di un fattore.

Questo è un concetto di breve periodo che descrive ciò che succede all’output quando un fattore è

fisso e l’atro cresce (da non confondersi con i rendimenti di scala decrescenti).

L’incremento nella quantità di output che si ha quando aggiungiamo un’unità di lavoro, ma teniamo

costanti tutti gli altri fattori, rappresenta quello che abbiamo definito il prodotto marginale del

lavoro. Esso altro non è che la pendenza in ciascun punto della curva che rappresenta la funzione

di produzione di breve periodo. Possiamo dunque disegnare la curva del prodotto marginale proprio

come abbiamo fatto per la curva del prodotto totale.

Cap. 6 COSTI E SCELTA

Gran parte dello studio dei costi di produzione si basa su due ipotesi:

 Ad ogni tecnologia è associata una particolare funzione di costo, così come ad ogni famiglia di

curve di indifferenza è associata una particolare funzione di utilità.

 Ogni produttore cerca di produrre al minimo costo possibile al fine di massimizzare i profitti

ottenibili dalla vendita dei beni.

La relazione tra costi ed output

Dobbiamo derivare una relazione tra costo e quantità che ci dica quanto costi produrre ciascuna quantità di

output. Questa relazione, che chiameremo funzione di costo, descrive il metodo meno costoso o più

efficiente di produrre ciascun livello di output.

La relazione tra funzioni di costo e funzioni di produzione: funzioni di produzione a coefficienti fissi

La forma di una funzione di costo dipende direttamente dal tipo di funzione di produzione considerato. Se il

nostro produttore ha bisogno di capitale e lavoro nella proporzione fissa di uno a uno, la sua funzione di

produzione è rappresentata da una mappa di isoquanti ad angolo retto.

Si ricordi che le funzioni di costo definiscono una relazione tra costo ed output che descrive il modo meno

costoso o più efficiente di produrre un qualsiasi livello di output. Pertanto, quando facciamo riferimento ad

una funzione di costo, stiamo assumendo che il produttore desideri massimizzare i profitti e, perciò, tenti di

produrre ogni data quantità di output al minor costo possibile . L’efficienza consiste proprio nel produrre al

costo minimo possibile e le curve di costo sono il luogo geometrico dei punti efficienti.

Inoltre, se vogliamo produrre al costo minimo, non si deve far altro che individuare la combinazione meno

costosa di fattori necessaria per produrre ogni dato livello di output.

La combinazione ottima di fattori con possibilità di sostituzione

Il problema di scelta ottima ha natura duale: è possibile massimizzare l’output sotto un vincolo di costo

oppure minimizzare i costi dato un certo obiettivo di produzione; la seconda è l’alternativa che prenderemo

in esame.

Una combinazione di fattori è ottima quando permette di produrre una data quantità di output al minor

costo possibile. Ovviamente, nella determinazione della combinazione ottima dei fattori, bisognerà tenere

conto del tempo che il produttore ha a disposizione per aggiustare le quantità dei fattori stessi. Poiché i

vincoli temporali influenzano le scelte del produttore, deriveremo due tipi di funzioni di costo: una per il

lungo e l’altra per il breve periodo. Quando parleremo di funzione di costo di lungo periodo, ci riferiremo

ad una situazione in cui sarà possibile modificare l’impiego di tutti i fattori produttivi, per cui potremo

cercare la loro combinazione ottimale. Invece una funzione di costo di breve periodo sarà ottenuta cercando

di determinare il modo meno costoso di produrre ogni data quantità di output, data l’impossibilità di

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nico.lena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Fanti Luciano.
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