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Riassunto di letteratura italiana contemporanea Appunti scolastici Premium

Appunti di Letteratura italiana contemporanea basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Gentili dell’università degli Studi di Perugia - Unipg, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in Lingue e e letterature moderne. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura italiana contemporanea docente Prof. S. Gentili

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sulla scia delle idee di Gramsci: a lui dedica la raccolta di poemetti “Le ceneri di Gramsci” (1957).

Del 1959 è il secondo romanzo “Una vita violenta”.

Negli anni Sessanta, Pasolini si dedica al cinema come regista e lavora ad “Accattone” (1961) che

sviluppa i temi del sottoproletariato. Seguono altri film, e nuove raccolte di poesie: “La religione

del mio tempo” (1961) e “Poesia in forma di rosa” (1964). Le rivolte del 1968 lo vedono impegnato

con sorpresa: in difesa dei poliziotti, di origine proletaria, contro gli studenti, di origine borghese.

I suoi ultimi lavori suscitano feroci polemiche, come nel caso di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”

(1975). Questa parabola viene tragicamente interrotta nella notte tra l'1 e il 2 novembre 1975,

quando lo scrittore viene ucciso presso l'idroscalo di Ostia Lido. Pasolini lasciò incompiuti molti

lavori, come l'importante e complesso romanzo “Petrolio”, usciti in varie pubblicazioni postume.

Nell'opera di Pasolini è possibile distinguere due fasi, di circa un quindicennio ciascuna. La prima è

la più tradizionale: la priorità spetta all'attività letteraria. In una seconda fase, vi è una messa in

discussione della letteratura stessa, incapace di rispondere ai nuovi bisogni della società di massa.

La poesia di Pier Paolo Pasolini

Pasolini esordisce come poeta con la raccolta “Poesie a Casarsa” (1942), in dialetto friulano poi

rifusa, con altri testi, in “La meglio gioventù” (1954). Si coglie già in queste liriche il tema

dell'adolescenza divisa tra purezza innocente e maturità peccaminosa. D'altra parte, il contrasto

purezza/peccato ha anche una origine privata nell'irrisolto complesso edipico: all'infanzia

corrisponde l'amore per la figura materna; mentre l'adolescenza apre i desideri trasgressivi.

Anche negli anni successivi la poesia rimarrà sempre una scrittura privilegiata, luogo dell'assoluto.

Ecco perchè alla poesia devono tendere, secondo Pasolini, anche le altre forme artistiche. Va poi

sottolineato il suo interesse per le forme di poesia vitali e non cerebrali, a cominciare da quelle di

Pascoli e Saba, per arrivare a tutte quelle in dialetto, cui dedica numerosi studi. Fra il 1943 e il '49

Pasolini compone alcuni testi in italiano che formeranno “L'usignolo della Chiesa Cattolica” (1958).

Sui principi del comunismo, riletti tramite Gramsci, si fondano i poemetti scritti tra il '51 e il '56 e

riuniti in “Le ceneri di Gramsci” (1957). La riflessione politica sul mutamento della società non

esclude le tematiche private. Anzi, i risultati migliori si devono all'incontro dei due piani, quando

Pasolini mette a fuoco contraddizioni del capitalismo e personali. Ma anche sul piano formale vi

sono esiti rilevanti: il verso base (l'endecasillabo) e la rima sono stravolti con grande libertà

sperimentale.

“Il Pianto della scavatrice”(uno dei poemetti più noti della raccolta) (1956) racconta di una sera

estiva a Roma in cui il poeta medita sul proprio passato, narrando della notte trascorsa fino all'alba e

al riprendere della vita, rappresentato dal rumore di un vecchio cantiere e, in particolare, di una

vecchia scavatrice.

Al rumore della scavatrice è affidato il compito di esprimere il punto di vista del poeta sul senso

della trasformazione provocata dalla civiltà. L'urlo di dolore della scavatrice, il suo pianto, è il

pianto di tutto il mondo dinanzi al mutamento della storia, come osserva in "La luce | del futuro non

cessa un solo istante | di ferirci". Caratteristica del poemetto è l'unione di privato e politico,

compiuta trasferendo i conflitti storici nella propria soggettività, e vivendoli perciò come

esistenziali.

Il carattere realistico e antilirico è rivelato anche della struttura (rara nel Novecento italiano) del

poemetto, che contrasta con la tradizione di molta poesia del secolo (e in particolare con

l'ermetismo): emotiva, impressionistica, lirica. L'opera presenta terzine di versi liberi legati da rime

o, più spesso, da assonanze e consonanze, secondo lo schema della terzina dantesca (ABABCBCD).

Le raccolte successive di Pasolini

Nelle raccolte successive prevale una violenta polemica contro il potere, e la delusione per

l'evolversi della situazione italiana. “La religione del mio tempo” (1961) descrive con nostalgia la

purezza del mondo popolare che si sta imborghesendo in conseguenza del boom economico.

Ancora più pessimistica la raccolta “Poesia in forma di rosa” (1964), che descrive un contesto ormai

degradato e massificato, mentre le illusioni rivoluzionarie sono definitivamente perdute. Fra le

ultime raccolte pubblicate in vita, “Trasumanar e organizzar” (1971).

Nel 1975 esce “La nuova gioventù”, che comprende “La meglio gioventù” con un suo rifacimento,

in cui si evidenzia la scomparsa delle campagne friulane. Nelle poesie postume, oltre ai temi segna-

lati, vi sono anche interessanti sperimentazioni, come il testo plurilinguistico “L'italiano è ladro”.

La narrativa di Pasolini

Alle prime pubblicazioni di narrativa Pasolini arriva dopo numerosi tentativi. Molti testi, benchè

notevoli, restano inediti, soprattutto per i loro contenuti sull'omosessualità, mentre fra i romanzi in

qualche misura neorealistici viene pubblicato solo “Il sogno di una cosa” (1962), scritto nel 1948-49

e dedicato al dopoguerra in Friuli, con riferimenti alle lotte contadine e agli ideali socialisti.

Arrivato a Roma, Pasolini scopre un mondo diverso da quello arcaico delle campagne friulane, e da

quello borghese. Le borgate romane, con la loro vitalità, sono un universo da scoprire e

interpretare. Il romanzo che decreta la sua fama è “Ragazzi di vita” (1955): otto capitoli che com-

pongono un quadro in apparenza oggettivo, ma si coglie spesso la compartecipazione dell'autore.

Non esiste un vero protagonista, anche se sono seguite con insistenza le vicende del Riccetto,

perchè il tema principale è la vita libera ma anche misera e quasi barbarica dei giovani popolani.

Uno dei punti di forza del testo sta nel contrasto fra i dialoghi dei personaggi, in romanesco, e le

parti narrative, in un italiano quasi elementare, ma non privo di immagini metaforiche.

In Un incontro, il Riccetto chiede al Napoletano di essere informato su un gioco di carte truffaldino

che questi gestisce sulla pubblica via. I due ragazzi vanno poi all'osteria, e si raccontano la loro

squallida vita.

Pasolini ha voluto superare, con questa sua sperimentazione, le forme ibride del Neorealismo,

puntando da un lato a recuperare la lezione di Verga, dall'altro impiegando il pluristilismo di Gadda,

che nell'ottica pasoliniana coronerebbe il realismo verghiano.

Nonostante i limiti che sente nella sua opera di romanziere, Pasolini pubblica nel 1959 “Una vita

violenta”. Il protagonista Tommasino Puzzilli, da teppista neofascista, diviene militante socialista.

L'organizzazione ideologica rende piuttosto falsa la rappresentazione del mondo popolare: non a

caso, dopo quest'opera, Pasolini pubblica solo un testo giovanile (“Il sogno di una cosa”) e alcuni

racconti e brani in forma di dialogo o sceneggiatura, in “Alì dagli occhi azzurri” (1965).

“Una vita violenta” suscitò consensi e polemiche. Calvino, pur apprezzandola, rimproverò Pasolini

di pratolineggiare, cioè di seguire il modello di Pratolini e cedere a una rappresentazione edulcorata

e simpatizzante della virtù. In “Fine di una notte brava”, quando i protagonisti stanno per tornare

alle borgate, uno di loro, Lello, finisce sotto un tram e perde una mano e un piede.

Il cinema di Pasolini e l'incompiuto Petrolio

Dal 1961, la forma narrativa prediletta di Pasolini diventa quella cinematografica. Nel cinema,

individua il mezzo per ritrovare un contatto diretto con la realtà. Pur rimanendo un dilettante, ha

esperienze come sceneggiatore, per esempio con “Le notti di Cabiria” (1957) di Fellini: e proprio la

sceneggiatura di “Accattone” (1961) rappresenta le borgate come luogo sublime e tragico.

Dopo altri film che, in vari modi, descrivono il mondo del sottoproletariato romano (“Mamma

Roma”, 1952; “La ricotta”, 1963), con il “Vangelo secondo Matteo” (1964) Pasolini esprime le sue

convinzioni a sfondo religioso. Seguono un apologo politico (“Uccellacci e uccellini”, 1966) e una

serie di film di carattere mitologico con influssi psicanalitici (“Edipo re”, 1967; “Medea”, 1970).

Nella “Trilogia della vita”, realizza la versione cinematografica di alcune novelle del Decameron

(1971), dei Racconti di Canterbury (1972), del Fiore delle Mille e una notte (1974). Infine, “Salò o

le 120 giornate di Sodoma” (1975) porta all'estremo lo scavo sui rapporti tra eros, potere e violenza.

A partire dal 1965, Pasolini affianca al cinema anche l'attività teatrale. Sei tragedie vengono

pubblicate nel 1973, dopo varie riscritture, da “Orgia” a “Calderòn”. In esse riflessioni su eros,

morte e potere si coniugano con la riproposizione di modelli, dalla tragedia greca al dramma

barocco.

Un discorso a parte merita “Petrolio”, che Pasolini iniziò a elaborare negli anni '70. Il suo modello

nascosto è la “Commedia”, con il suo plurilinguismo e pluristilismo. Pur rimasto incompiuto, è un

testo considerato oggi assai rilevante. In esso vi sono temi-ossessioni dell'ultima produzione: dallo

sdoppiamento della personalità (il protagonista si divide in due personaggi distinti) all'allegoria

della condizione del mondo capitalistico e dalla politica; numerose le allusioni alle vicende dell'Eni.

Pasolini contro l'omologazione culturale

Sin dagli anni Cinquanta Pasolini si è distinto per i frequenti interventi in dibattiti culturali e

politici.

Pasolini concentra in articoli polemici questioni del secondo dopoguerra, a cominciare dalla

scomparsa delle culture popolari. Sino al 1968, egli spera ancora in una difesa dei valori

tradizionali, coniugando aspirazione alla rivoluzione e rifiuto dei caratteri delle società

capitalistiche.

Dopo quella data si scaglia più fortemente contro tutti gli aspetti delle società di massa, dal potere ai

mass media. I principali scritti sono pubblicati su riviste e quotidiani, “Corriere” incluso, e

riproposti in parte in “Scritti Corsari” (1975) e “Lettere luterane” (1976, postuma). In “Contro la

Televisione” (1973) Pasolini rileva come il centralismo della civiltà dei consumi sia riuscito dove

non è riuscito il centralismo fascista. La televisione, in tal senso, è responsabile del processo di

omologazione.

Sulla lingua italiana Pasolini fa alcune importanti osservazioni: in “Nuove questioni linguistiche”

(1964), Pasolini individua nel linguaggio della televisione e in quello tecnico-scientifico delle

industrie le componenti della nuova lingua nazionale, che presto avrebbe omologato i dialetti.

Pasolini si scaglierà contro questo esito, proponendo un'estrema difesa dei dialetti.

Le critiche a Pasolini

A metà degli anni sessanta il giovane critico Alberto Asor Rosa accusò Pasolini di moralismo,

conservatorismo e populismo (Scrittori e popolo, 1965). In quello stesso periodo interventi più o

meno polemici sulle scelte pasoliniane vengono sia da intellettuali amici (come Fortini o Calvino),

sia da avversari per motivi ideologici o di poetica (da Montale a Sanguineti).

Dagli anni Novanta vengono pubblicati importanti studi interpretativi. Carla Benedetti ne rilegge

l'opera in una polemica contrapposizione con quella di Calvino, sottolineando la capacità del primo

di rischiare e considerare la letteratura un'attività ancora creativa (Pasolini contro Calvino, 1998).

Di notevole importanza per la critica risulta essere “Petrolio”.

DAI PRIMI ANNI ’60 ALLA FINE DEGLI ANNI ‘70

La letteratura degli anni '60 e '70

All'inizio degli anni Sessanta si rafforza il processo di industrializzazione in atto nei paesi

occidentali, sotto la spinta del capitalismo statunitense. Anche la cultura è toccata da questo

processo; si instaura infatti un sistema di industria culturale, la moderna organizzazione

della cultura che ha i suoi perni in editoria e mass media. In sostanza, le forme artistiche più

apprezzate dal grande pubblico e quindi più redditizie sono largamente sovvenzionate.

In alcuni filoni predominano la tensione alla rivolta e alla trasgressione (forti nel periodo

intorno al 1968)

In alcuni altri si giunge al riuso o alla citazione di materiali provenienti dalla grande

tradizione ma anche dalla cultura popolare contemporanea. Questi ultimi tratti vengono gia

ricondotti alla postmodernità.

In ambito letterario, si assiste in Europa e soprattutto in Francia a una nuova fase

sperimentale e alla nascita di numerose avanguardie: ma la trasgressione non avviene contro

forme tradizionali, come all'inizio del Novecento, ma contro il linguaggio standardizzato dei

mass media e del potere.

In Italia, il 1963 vede l'esplosione di un gruppo di autori polemici contro le forme più

diffuse di narrativa e poesia, i tardi Neorealismo ed Ermetismo, e la letteratura di consumo:

è il Gruppo 63, la Neoavanguardia italiana, che ha tra i suoi esponenti Sanguineti e, in

origine, Eco. Il gruppo però non troverà una linea unitaria, e si dividerà di fronte agli eventi

politico-sociali del Sessantotto.

Il quadro storico-politico degli anni Sessanta

Dopo l'assassinio di Kennedy ('63), si inasprisce la conflittualità dello scenario mondiale.

Gli Stati Uniti, con i presidenti Johnson e Nixon, entrano in conflitto con i guerriglieri

filocomunisti del Vietnam, ipotizzando una rapida vittoria. Gli Usa, dopo aver perduto

47.000 soldati, si ritirano nel '75.

Le contestazioni contro la guerra s'intrecciano con le contestazioni contro il sistema

capitalistico, dando origine a rivolte che culminano nel 1968. Dopo, il movimento giovanile

si scinderà tra scelte pacifiste e prosecuzione violenta della lotta, inaugurando la stagione

del terrorismo.

Alla fine degli anni Settanta, nei paesi occidentali permangono molte ragioni di

inquietudine: crisi economica ed energetica, forme di terrorismo, instabilità politica.

Tuttavia, si preparano importanti scenari per il decennio successivo: per esempio, con le

prime elezioni parlamentari (1979), la Comunità, poi Unione Europea (dal 1993) inizia ad

accreditarsi come soggetto politico unitario.

Nell'ambito della Chiesa Cattolica, l'elezione a papa del cardinale polacco Karol Wojtyla

(1978-2005) influenzerà la Chiesa ma anche gli equilibri politici, specie nei Paesi del blocco

comunista. Questo perché fu il primo papa non italiano dal 1522.

Negli anni Sessanta, l'Italia ha superato le difficoltà del dopoguerra, ed è entrata nel boom

economico. I costumi, soprattutto dei giovani, cambiano molto e il legame con le tradizioni

(popolari o borghesi) è rifiutato. Pasolini in proposito parlerà di vera e propria mutazione

antropologica.

Il movimento di contestazione del 1968 porta anche in Italia un alto numero di

manifestazioni. Ben presto si formano gruppi di sinistra propensi alla lotta armata; dal canto

loro i servizi segreti e alcuni gruppi neofascisti agiscono per creare un clima di timore, e

favorire soluzioni autoritarie.

Il primo attentato di matrice neofascista avviene a Milano in Piazza Fontana (1969). Si apre

così una delle pagine più cupe della storia italiana: gli anni di piombo ( 1970-80), in cui

gruppi estremisti compiono gravi attentati terroristici. A partire dal 1974 iniziano i sequestri

e gli attentati del gruppo rivoluzionario di sinistra Brigate Rosse, che nel 1978 catturano e

uccidono Aldo Moro.

Gli aspetti socio-culturali degli anni Sessanta

Sul versante della cultura di massa, con l'affermazione della televisione, le diversità tra

cultura alta e bassa cominciano a smorzarsi. La diffusione della televisione crea una sorta di

villaggio globale, secondo il sociologo statunitense Marshall McLuhan, autore del saggio

“Gli strumenti del comunicare” (1964). Popoli distanti si avvicinano: basti pensare alle

trasmissioni in mondovisione.

I letterati e gli artisti ormai non possono vivere unicamente nel mondo della cultura alta, non

solo perché devono confrontarsi con la dimensione economica della produzione

intellettuale, ma anche perchè spesso proprio per guadagnarsi da vivere, sono impiegati

nell'industria culturale di massa.

L'avvento della Pop Art e musica pop

Nel campo dell'arte, il fenomeno più rilevante è l'esplosione della Pop Art, ovvero arte

popolare perché prende spunto da materiali e icone largamente diffusi, come le immagini

della pubblicità o quelle di politici e divi. Tali opere mettono in luce gli aspetti massificanti

della società capitalistica, che ha sostituito gli elementi della natura con le icone della sua

cultura. E' la realtà ridotta a merce, o meglio la realtà ridotta a immagine delle merci, il

soggetto principale della Pop Art.

Fra gli artisti più significativi della Pop Art vanno citati Andy Warhol e Roy Lichtenstein.

Warhol è divenuto celebre per le sue riproduzioni su grande scala di lattine o bottiglie di

prodotti alimentari (come la Coca-Cola). Warhol ha accolto pienamente il presupposto della

superficialità della cultura di massa: i suoi ritratti partono infatti da fotografie e non da una

visione diretta.

Negli anni Settanta, s'intravedono i canoni di nuovo stile architettonico, il postmoderno (il

termine verrà poi impiegato nelle altre arti). Il postmodernismo architettonico non vuole

proporre edifici razionalizzati e asettici, quanto una sintesi di stili di epoche e zone

geografiche molto diverse, ricreate con un gusto citazionista e brillante. Il kitsch è superato

grazie all'ironia della citazione.

Dal 1963 emergono nuovi esponenti della musica leggera inquadrabili nel pop; si tratta di

modalità stilistiche adatte a raggiungere un largo successo. A fine anni Settanta la musica

svolge ormai un ruolo centrale per unire i giovani. E una riprova del suo ruolo è l'happening

( tre giorni di pace, amore e musica) di Woodstock (1969).

In Italia si distinguono due fasi: negli anni Sessanta, vi è una penetrazione delle mode

statunitensi e inglesi, riadattate (melodicamente) da interpreti di valore, sulla scia della

tradizione italiana: Mina, Celentano, Morandi. In una seconda fase, negli anni Settanta, sono

apprezzati i cantautori che, come francesi o americani, uniscono sentimenti e impegno: De

Andrè, Guccini, De Gregori.

Rapporti fra le letterature straniere e quella italiana

In campo poetico, continuano vari filoni già presenti, a cominciare dalla poesia beat

statunitense, con Allen Ginsberg e altri autori che partecipano agli happening. Importanti

sono anche i nuovi tentativi di poesia che provengono da soggetti prima emarginati: è il caso

delle voci femminili. Fra queste la statunitense Sylvia Plath la cui opera, in gran parte

pubblicata dopo il suicidio, propone un linguaggio ricco di metafore che alludono alle

angosce della condizione femminile.

La tendenza più appariscente nel romanzo dei primi anni Settanta è quella francese della

Ecole du regard.

L'autore più rappresentativo è Alain Robbe-Grillet. Il suo ruolo di primo piano è sancito

dalla raccolta di saggi “Per un nuovo romanzo” (1963), nel quale propone una visione

impassibile e non antropocentrica della realtà, basata su descrizioni neutrali e sul montaggio

di sequenze.

Una nuova forma di romanzo, definita Nouveau Roman, è sviluppata in modi diversi da

autori co-me Sarraute o Butor, ma i risultati più alti di tali sperimentazioni sono raggiunti da

Claude Simon.

La narrativa postmodernista statunitense

Negli anni Sessanta, emergono negli USA forme narrative considerate già tipiche del

postmoderno. Si tratta di opere in cui i generi tradizionali vengono combinati in modi

inconsueti, o riscritti dall'interno: un caso tipico è quello della fantascienza piegata ai canoni

di un racconto contro-storico da Philip Dick in “La svastica sul sole”.

Uno degli autori più rappresentativi del postmodernismo è Thomas Pynchon: “L'arcobaleno

della gravità” (1973) è un complicato intreccio di storie durante la seconda guerra mondiale,

con oltre quattrocento personaggi. Molti dei tratti tipici del postmoderno, la mescolanza

degli stili, il gusto citazionista, la commistione di campi culturali diversi, sono qui presenti:

reale e irreale, citazione dotta e popolare, discorsi filosofico-religiosi e battute da fumetti si

compenetrano.

La narrativa sudamericana

Dalla fine degli anni Sessanta, emergono gli scrittori sudamericani. In essi prevale

l'interesse per la narrazione libera e fantastica, di matrice etnico-popolare. Il più fortunato è

“Cent'anni di solitudine” del colombiano Gabriel Garcia Marquez. Questo tipo di racconto,

slegato dai canoni normali della verosimiglianza, avrà poi seguito in Europa.

Il cinema statunitense e la letteratura

In questa fase, nonostante la crisi del cinema commerciale di fronte all'ascesa della

televisione, sono ancora realizzati numerosi capolavori da parte di registi indipendenti nel

circuito di Hollywood. E' il caso di Stanley Kubrick, re-inventore di generi letterari in

ambito cinematografico, come nel caso della fantascienza (a sfondo filosofico) di 2001:

“Odissea nello spazio” (1968), del film storico in costume (“Barry Lyndon”, 1975), o

dell'horror (“Shining”, 1980).

A fine anni Settanta, il serial televisivo prende sempre più piede, e il cinema deve orientarsi

verso gli effetti speciali, godibili appieno solo nel grande schermo: è il caso di “Guerre

Stellari” di George Lucas, un tipico prodotto postmoderno. Ma per trovare un prodotto

insieme spettacolare e capace di scavare nell'immaginario della fantascienza, bisognerà

aspettare “Blade Runner” (1982).

LA LETTERATURA ITALIANA

Nascita della poesia neoavanguardista

Il periodo tra il 1963 e il 1979 è all'inizio segnato da una forte propensione allo

sperimentalismo che attraversa tutte le forme letterarie, a cominciare dalla poesia. La

Neoavanguardia, in particolare nelle posizioni di Sanguineti, intende svecchiare le posizioni

neorealistiche o tardo-ermetiche, grazie ad alcune scelte radicali: l'adesione a un linguaggio

comune e senza aura; la selezioni di temi legati all'attualità, o comunque polemici contro il

sistema capitalistico-borghese.

La spinta più forte della Neoavanguardia tende ad esaurirsi nei primi anni Settanta, senza

confluire nella tendenza alla rivolta. Resta così un distacco tra i letterati e le masse, che

accolgono di più la saggistica politica o le canzoni di protesta che non la complessa poesia

neoavanguardista. Negli stessi anni, vi è una tendenza a una letteratura disimpegnata,

inquadrabile nel postmoderno: emblematico “Se una notte d'inverno un viaggiatore” di

Calvino, seguito da “Il nome della rosa” di Eco.

Il dibattito culturale negli anni Sessanta e Settanta

Il dibattito culturale negli anni Sessanta e Settanta si svolge ormai in molte sedi, compresi i

mass media televisivi. Resta comunque fondamentale il ruolo delle grandi casi editrici,

come Feltrinelli ed Einaudi, e delle nuove, come la Adelphi (1962) e la Sellerio di Palermo

(1969).

Ancora fino alla metà degli anni Settanta è comunque forte l'influenza delle riviste, in

particolare di quelle legate ai gruppi letterati più attivi e polemici, come la Neoavanguardia.

Quest'ultima è stata lanciata e poi fiancheggiata da “Il Verri”. Tuttavia, dopo i convegni di

Palermo, alcuni esponenti propongono una rivista specifica del movimento: nasce “Il

Quindici”, di breve durata ('67-'69) per i contrasti interni, in rapporto al quadro politica e al

giudizio sulle rivolte studentesche e operaie.

Più compatte saranno invece altre riviste legate alla nuova sinistra, con intellettuali che non

si identificavano con il Partito Comunista e con il marxismo ortodosso. Va ricordata in

particolare “Quaderni piacentini”, diretta inizialmente da Piergiorgio Bellocchio, cui

collabora anche Fortini.

La poesia italiana tra il 1963 e il 1976

Per quanto che riguarda la poesia, il periodo può essere distinto in due stagioni.

Gli anni '60 sono caratterizzati da una capillare attività sperimentale: a inaugurare

1) sono i poeti della Neoavanguardia con nuovi criteri di valore: la disorganicità, il

rifiuto del consumo tradizionale della bellezza.

Altre sperimentazioni puntano sulla letteratura proprio in virtù della sua alterità rispetto alla

comunicazione ordinaria, alterità che, se da un lato condanna la poesia all'oscurità e alla

marginalità sociale, dall'altro le conferisce una superiore carica conoscitiva e contestativa:

questa è la scommessa di autori molto diversi tra loro come Zanzotto, Fortini, Amelia

Rosselli.

In ogni caso, tutti i poeti si confrontano con le dissacrazioni avanguardistiche, ora per

svilupparle, più spesso per contrastarle. Dal dibattito innescato sul ruolo della poesia

scaturisce dunque un periodo di riforma del linguaggio poetico tradizionale, che ha il suo

culmine con “Nel magma” (1963) di Mario Luzi, “Gli strumenti umani” (1965) di Vittorio

Sereni, “La beltà” (1968) di Andrea Zanzotto.

Proprio intorno al 1968, si registra nel dibattito letterario una pausa, un silenzio

2) poetico: come se la rivolta politica e sociale tolga spazio ed energia alla creatività.

Insomma, tra il 67 e il 68 i fermenti innovatori si traducono in una spinta verso un

rinnovamento non più letterario ma sociale. Si passa così dalla Letteratura del

Rifiuto, di marca avanguardista, al Rifiuto della Letteratura.

All'inizio degli anni Settanta, con lo stabilizzarsi della protesta, ha inizio una nuova stagione

creativa, segnata dall'uscita di tre raccolte importanti: “Viaggio d'inverno” di Bertolucci,

“Trasumanar e organizzar” di Pasolini e “Satura” di Montale. Si tratta di opere che

corrispondono a svolte nella carriera degli autori e che convergono nella difficoltà di

mantenere in poesia uno stile alto. Ulteriore segnale è la pubblicazione di un antologia, “Il

pubblico della poesia” (1975), che attesta l'emergere di una nuova generazione di poeti; tra

essi Milo De Angelis, con “Somiglianze” (1976).

La poesia della Neoavanguardia

Il senso di una clamorosa rottura con il passato è evidente fin dall'uscita dei “Novissimi”

(1961), antologia lirica con testi di Balestrini, Pagliarani, Sanguineti, che rappresenta il

primo documento ufficiale prodotto dal movimento che era nato sulle pagine del Verri e che

diventerà poi il “Gruppo 63”. Dalle avanguardie storiche, il Gruppo 63 riprende

deliberatamente la carica protestataria.

La lezione delle avanguardie è però calata in un contesto storico mutato rispetto al primo

Novecento: fondamentali sono da un lato i modelli di Pound ed Eliot, dall'altro il pensiero di

Marx, Benjamin e Adorno, sulle cui basi i poeti interpretano la crisi della società e della

cultura italiana. L'estetica di Adorno, in particolare, comporta l'idea di una poesia moderna,

spiazzante e aggressiva, adeguata alla situazione determinata dall'industria culturale e dalla

comunicazione di massa.

Il “Gruppo 63” rigetta le nozioni di impegno e poesia civile. Il realismo della

Neoavanguardia, la sua opera di disvelamento e autocritica, si basa sulla dissacrazione di

due elementi della lirica moderna: la tensione sublime del linguaggio poetico e la presenza

del punto di vista individuale.

Significativa è anche l'uso di una metrica informale, fatta di lunghi versi privi di regolarità

ritmiche, retti dal respiro o da criteri tipografici; andare a capo diventa così un procedimento

arbitrario.

A posteriori occorre sottolineare che l'incidenza della poesia del Gruppo 63 sulla lirica

italiana si è esercitata più sul piano degli stimoli culturali e politici che sul repertorio delle

forme poetiche. Sono pochi gli autori di valore che accettano fino in fondo di adoperare i

suoi strumenti del mestiere.

E' vero invece che tutti o quasi i poeti italiani più importanti, e tra questi anche i più

refrattari allo sperimentalismo, mostrano di risentire tanto dell'impegno teorico quanto del

nuovo realismo perseguito dal gruppo 63, non più basato sul mero rinnovamento tematico,

ma sull'elaborazione di linguaggi misti. Si apre insomma uno spazio di riflessione per molti

letterati.

Filoni ed esponenti principali della poesia tra anni Sessanta e

Settanta

Molte delle opere migliori nascono dal tentativo di rinnovare senza troncare con l'archetipo

romantico della poesia moderna. Si lavora cioè a una poesia che sappia abbassarsi di tono

senza essere minore, senza cioè rinunciare a farsi veicolo di verità metafisiche ed

esistenziali.

Si tenta così di sublimare il lessico del parlato, o di accettare fino in fondo lo statuto di

lingua a parte. Va soprattutto in queste due direzioni il lavoro di autori appartenenti alla

cosiddetta Terza Generazione, che raccoglie poeti nati negli anni Dieci: Sereni, Luzi,

Caproni, Fortini. Giovanni Raboni, che pure appartiene alla generazione successiva, segna il

culmine di questa linea.

La ricerca di un lirismo informale e magari caotico ma pur sempre ambizioso è l'obiettivo di

Amelia Rosselli, che lavora a una poesia accidentata, piena di irregolarità e accelerazioni, e

che non assomiglia a nessun'altra, se a non quella di Dino Campana, uno dei suoi modelli.

In “Documento” (1976), il suo libro migliore, è incessante il rumore di fondo della lotta

politica, degli scontri sociali.

Se la Rosselli e Zanzotto cercano di mantenere la tensione al sublime della lirica moderna

aggiornandone il linguaggio, autori come Giovanni Giudici o Attilio Bertolucci sono invece

interessati a una poesia autobiografica senza peccare di narcisismo.

In molte sue opere, Giovanni Giudici presenta un personaggio lirico ben preciso, un

impiegato di educazione cattolica di origine provinciale ma trapiantato nella metropoli.

Questo soggetto lirico parla della condizione del ceto medio nell'Italia degli anni Sessanta:

dallo sradicamento all'alienazione materiale e culturale. Ne risulta la cronaca di una

quotidianità banale e depressiva, espressa da un lessico grigio e da una sintassi ordinaria, ai

confini della prosa.

Nelle raccolte degli anni Cinquanta di Bertolucci, il tema è lo scorrere della vita quotidiana,

la celebrazione della vita familiare. Un brusco cambiamento arriva nel 1971 con “Viaggio

d'inverno”, nato dall'impatto con Roma e dal sentimento di perdita: fine del proprio mondo

privato. E al recupero del passato è dedicata “La camera da letto”, poema autobiografico

pubblicato tra '84 e '88.

La nuova poesia dialettale e il ruolo della poesia

Dagli anni sessanta, la lirica in dialetto attira l'attenzione di letterati e critici. In questo

periodo di livellamento e omologazione all'insegna della lingua nazionale, la poesia

vernacolare conosce un rilancio.

Proprio durante la crisi della poesia tradizionale e la distruzione dei particolarismi a opera

della cultura centrale, il vernacolo assume uno spessore di intatta e superiore qualità

espressiva, da contrapporre all'inautenticità del linguaggio del potere e alla sua violenza

accentratrice.

In altri termini, per molti poeti la scelta del dialetto è una opposizione culturale, a volte con

implicazioni ideologiche e di classe, specie in chi adopera il dialetto come lingua del

popolo, alternativa a quella dominante. E' questo il caso del siciliano Ignazio Buttitta e del

genovese Franco Loi.

La seconda metà degli anni Settanta vede compiersi profondi mutamenti che coinvolgono

non solo i poeti ma anche il pubblico, un pubblico che rivendica il proprio diritto a

consumare poesia senza avere gli strumenti critici per valutarla. Sempre più poeti e lettori

tendono così a coincidere.

Narrativa neoavanguardista e sperimentale

Quanto alla sperimentazione della Neoavanguardia, i risultati sul versante della narrativa

sono stati nel complesso più significativi per il rifiuto di modelli passati che non per le

nuove proposte. Tuttavia, numerosi autori hanno rifiutato la trama in senso realistico-

ottocentesco e presentato un linguaggio non solo privato di un'aura letteraria, ma anche

trasgressivo nei confronti di quello parlato-standard, come è il caso di Luigi Malerba e

Nanni Balestrini.

Una sorta di convergenza d'intenti si trova nell'adesione di Giorgio Manganelli alla

Neoavanguardia, interessato a una demistificazione del romanzo tradizionale. Secondo

Manganelli, la letteratura va intesa in primo luogo come menzogna, ovvero come

opposizione della realtà, come sostiene nella sua raccolta di saggi “La letteratura come

menzogna” (1967).

Diversa dalle scelte neoavanguardiste è l'elaborazione espressionista di Carlo Emilio Gadda,

invocato come maestro da autori anche molto diversi. Il filone gaddiano, sostenuto da vari

interpreti sulla scorta del critico Contini, è eterogeneo, ma si distingue per alcune

caratteristiche: il recupero dei dialetti; l'uso di termini rari; la costruzione di una sintassi

lontana dal parlato.

Fra gli autori accostati a Gadda va citato il palermitano Antonio Pizzuto, anche se la

componente barocca gaddiana si coglie solo minimamente, mentre prevale una narrazione

più intellettualistica. Affini a Gadda per la volontà di deformare il linguaggio quotidiano

sono Bianciardi e Mastronardi.

Il maggiore di questi autori e senza dubbio il più espressionista è il milanese Giovanni

Testori. Qui la complessità barocca è data da un uso lessicale e sintattico sfaccettato, e da

una scrittura evocativa. La sua formazione rimanda al Neorealismo; escono poi le

componenti tipiche del barocco: l'analisi esasperata dei sentimenti, il senso della morte,

l'allucinazione e l'accensione mistica.

La narrativa tra cultura nazionale e culture regionali

In questa fase, le culture locali sono oscurate dalla diffusione di una cultura nazionale e poi

internazionale, specie con la televisione. Ciò non toglie che i riferimenti alle aree di

provenienza rimangano sensibili, come nel caso del Veneto. Vicentino è Goffredo Parise,

trasferitosi a Milano nel 1953, che ricorda nei suoi primi romanzi la sua adolescenza e la

vita di provincia.

Nel Meridione continuano a essere prodotte opere di impatto, sia per la rappresentazione

cruda delle storture sociali e politiche (vedi Sciascia), sia per la ricreazione di situazioni a

metà tra realtà e leggenda. In Sicilia, il filone della narrativa con una forte componente

mitica è seguito dal messinese di Alì Terme Stefano D'Arrigo, che concentra i suoi sforzi in

“Horcynus Orca” (1975).

“Horcynus Orca” è un'opera colossale, in cui è narrata la vicenda del pescatore siciliano

'Ndria che nell'ottobre del 1943, dopo aver attraversato lo stretto di Messina, rientra nella

sua terra. Tra bestie ed esseri mostruosi o salvifici, l'opera propone un mondo terribile e

meraviglioso insieme.

Il rapporto tra letteratura e industria e le autrici emergenti

Fra i temi più diffusi emerge il rapporto tra letteratura e industria. A parte Volponi, va citato

il romano Ottiero Ottieri, che con i romanzi “Tempi stretti” (1957) e “Donnarumma

all'assalto” (1959) rappresenta l'alienazione nelle fabbriche, con la riduzione degli individui

a macchine.

Negli anni Sessanta e Settanta continua la produzione commerciale di narrativa meno

impegnata, se non proprio di evasione, che spesso raggiunge tirature importanti: è il caso dei

romanzi del parmense Alberto Bevilacqua. Sul versante della giallistica si affacciano nuovi

scrittori, fra cui la coppia composta da Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Infine, nel settore

della letteratura per l'infanzia, si possono ricordare i racconti e le favole moderne di Gianni

Rodari.

A partire dagli anni Settanta trovano maggiore spazio le narratrici. Fra le scrittrici che hanno

trattato più direttamente dell'universo femminile si può menzionare Alba de Cèspedes, italo-

cubana impegnata nella Resistenza. Ancora più evidente il percorso di Dacia Maraini, che

esordisce negli anni Settanta e nel decennio successivo si inserisce appieno nel filone del

femminismo.

Nel panorama letterario compaiono pure autori isolati, o per la loro marginalità rispetto al

sistema editorialculturale, o per l'eccentricità della produzione. Tra i primi rientra il

bolognese Guido Morselli, le cui opere maggiori sono pubblicate dopo la morte. Il suo

romanzo più ambizioso, “Dissipatio H.G.” è il diario dell'unico superstite di fronte alla

misteriosa sparizione di tutti gli uomini.

Il teatro italiano tra il 1963-79

Nel periodo 1963-79 il teatro italiano attraversa una fase importante, grazie alle

sperimentazioni, condotte anche all'estero, e alle innovative messinscene di Giorgio Strehler

e Luigi Squarzina.

Numerosi sono poi gli autori che si affermano in questi anni, spesso intrecciando esperienze

diverse (cinema e televisione compresi). In primo luogo va ricordato il salentino Carmelo

Bene, geniale e trasgressivo interprete di testi classici (come “Pinocchio”, 1962, o

“Amleto”, 1973).

Alla fine degli anni Settanta esce poi il monologo “Mistero buffo”, l'opera più nota di Dario

Fo. Formatosi come attore di cabaret, Fo lavora Roma a teatro e in vari spettacoli come

umorista: ma la sua carica trasgressiva, più volte censurata, esplode durante le rivolte

giovanili, e lo porta a scrivere e mettere in scena, spesso con la moglie Franca Rame, testi

fortemente politicizzati.

Infine, va ricordato anche il teatro di Testori che presenta, dopo una fase vicina al

neorealismo, una serie di riscritture deformate di tragedie classiche, in cui domina un senso

di imputridimento.

Il cinema italiano degli anni Settanta

Sul versante cinematografico, i primi anni Settanta segnano la definitiva affermazione della

commedia all'italiana; prosegue poi con ancor più fortuna la collaborazione fra scrittori e

registi. Si notano tuttavia alcuni cambiamenti nelle preferenze: mentre fino all'inizio degli

anni Sessanta sono Moravia e Pratolini gli autori più portati al cinema, in questa fase

prevale Leonardo Sciascia, di cui è apprezzata la sintesi di modalità giallistica e polemica

contro la mafia e il malaffare.

Interessante è l'attività di Luigi Comencini: notevoli le versioni di “Pinocchio” (1972) e “La

Storia” (1986). Escono alcuni capolavori di registi già affermati: lo sperimentale “Blow-up”

(1966) di Antonioni, il sontuoso “Morte a Venezia” (1971) di Visconti, il nostalgico e

onirico “Amarcord” (1973) di Fellini. Si affermano, al contempo, nuovi registi.

Altamente trasgressivo è il cinema di Marco Ferreri, con il grottesco “La grande abbuffata”

(1973). Si possono poi citare i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, autori di opere impegnate

dallo stile teso. Più lirico e improntato a una riflessione religiosa il cinema di Ermanno

Olmi, che ottiene molti riconoscimenti di critica e di pubblico per “L'albero degli zoccoli”

(1978), delicata e drammatica vicenda ambientata nella campagna bergamasca a fine

Ottocento. FRANCO FORTINI

LA VITA

Nasce a Firenze nel 1917, ma padre ebreo e madre cattolica. Per sfuggire alle persecuzioni

razziali prende il cognome della madre. Si laurea in Filosofia del diritto e in seguito anche in

Storia dell’arte. Si inserisce nell’ambiente fiorentino antifascista della “Rivista letteraria”. È

chiamato alle armi. Quando riesce a tornare in Italia partecipa alla lotta partigiana.

Consolida la sua fama di poeta ed è una delle personalità più importanti a riguardo del

dibattito letterario italiano. La sua attività saggistica e il fervore rivoluzionario si

intensificano. Continua fino alla morte a dedicarsi alla politica e alla cultura letteraria,

collaborando con “Il corriere della sera” e “L’Espresso”. Muore nel 1994.

LE OPERE

Riservò la maggior parte del suo impegno alla produzione poetica.

“Foglio di via” (1946):rivela elementi costanti della sua poetica: stile poetico alto

• volto a esibire il proprio rapporto con la tradizione letteraria moderna più che alle

sperimentazioni. È lontano dalla semplificazione linguistica e anche dallo

sperimentalismo formale. Sceglie la “sublime lingua borghese” dei suoi classici

preferiti.

“Poesia ed errore”(1959): in continuità con la raccolta precedente. Mostra lo stacco

• fra l’esperienza individuale soggettiva e la storia collettiva dei “Destini generali”

“Una volta per sempre”(1963): avvicinamento all’allegoria e affinamento formale.

• Usa l’immagine della rosa per esprimere il dissidio tra la bellezza della natura e

dell’arte e la violenza della storia e della biologia. Da Brecht riprende la concezione

secondo cui tutto può essere ricondotto ad una sfera filosofica e dialettica. Per

esempio la figura di una casa diroccata rappresenta anche una società degradata. Così

l’autore può distaccarsi dialetticamente dal mondo ed esprimersi su ogni soggetto,

compreso quello politico.

“Ospite ingrato” (1966)

• “Questo muro”(1973): si sforza di fornire una sintesi essenziale degli avvenimenti

• del 1968. Il classicismo allude all’ideale di integrità, compiutezza e armonia che si

contrappone alla violenza e al caos della società contemporanea.

“Paesaggio con serpente” (1984)

• “Composita solvantur”( 1994): pessimismo antropologico. Si dissolva ciò che è

• unito (lett.) . la realtà affare svuotata e pervasa dalla morte. La poesia esprime il

desiderio utopico e la protesta. Il suo classicismo si trasforma in manierismo. La fine

del comunismo viene a coincidere con la fine biologica di colui che scrive. Entrambi

si dissolvono nei cicli eterni della biologia e della storia naturale, visti

leopardianamente come circuiti insensati che producono distruzione e annullamento.

“Poesie inedite”(1997)

• ANDREA ZANZOTTO

LA VITA

Nasce nel 1921 a nord di Treviso. Il padre per un po’ di tempo è costretto ad allontanarsi per

motivi politici e trascorrerà molto tempo in compagnia della zia e della nonna, dalle quali

prenderà la passione per la lettura e in racconto orale di filastrocche , anche in dialetto. Si

iscrive alla facoltà di Lettere di Padova, insegnerà nelle scuole elementari e si avvicinerà a

Bo, Quasimodo e Fortini. Parteciperò anche alla lotta partigiana ed assisterà allo sfascio

dell’esercito italiano. Cominciano a manifestarsi i primi sintomi della sua crisi nervosa e si

avvicinerà alla psicoanalisi. La sua passione per il dialetto si vede anche nelle sue opere.

Muore nel 2011.

LE OPERE

“Dietro il paesaggio” (1951): segnato da un linguaggio ancora più “chiuso” di

• quello ermetico. Vicina all’ermetismo è anche l’ideologia: l’idea dell’insignificanza

della lingua nella comunicazione ordinaria, l’ideale di un linguaggio qualitativamente

differente da quello ordinario, fa si che si allontani dall’ideale che si andava via via

sperimentando , ovvero quello dell’abbassamento prosastico della poesia. Opera

un’accurata eliminazione della realtà storica, usa metafore. Chi scrive tende a ritirarsi

dietro al paesaggio.

“Elegia e altri versi” (1954): evoluzione stilistica e ancora di più in

• “Vocativo” (1957), con il tentativo di mettere in comunicazione l’io col mondo. la

• storia a tratti affiora (“strugge la mite notte /Hitler, di fosforo”). Il linguaggio

petrarchesco e leopardiano del debutto è reso ancora più teso e solenne.

“9 Ecloghe” (1962) : nove ecloghe vere e proprie sono intervallate da liriche di altro

• tipo. Il modello è quello virgiliano e quello idillico-pastorale. Dell’archetipo torna la

strutturazione polifonica e lo sfondo arcadico. La novità è una più ampia inclusione

di termini appartenenti al mondo contemporaneo. Si intrecciano voci letterarie e in

falsetto. Numerose le citazioni e gli inserti.

“La Beltà” (1968): è una svolta. Il linguaggio stesso diventa protagonista della

• poesia. Punto estremo di sperimentalismo e innovazione. Muove da un assunto

teorico preciso: 1) principio di arbitrarietà del segno, secondo quanto detto da

Saussure; 2) prevalenza del significante sul significato. Primato del suono sul senso:

“siamo un segno senza significato”. Prevalgono le sperimentazioni estreme. La sua

attenzione si concentra sul petel, ovvero il balbettio dei bambini e il linguaggio usato

dalle madri per imitarli. Da qui l’attenzione di Zanzotto verso il linguaggio pre-

grammaticale che trova i suoi precedenti in Pascoli. Persino i suffissi assumono

dimensione autonoma di significato: “volare è un insetto, issimo”. Accosta inoltre

termini affini per suono:” e poi astrazioni astrificazioni formulazioni

d’astri/assideramento, attraversi sidera e caelos/assideramenti assimilazioni”.

Nelle successive raccolte la novità è rappresentata dal dialetto, spia di una

• disposizione più colloquiale. Questo è quello che troviamo in “Filò” (1976)

Altro elemento di novità è l’uso di segni grafici che lo rendono vicino alle

• Avanguardie. Così si aprono “Gli sguardi i fatti e i senhal” (1969), dissacrazione

del mito lunare.

“Galateo in bosco” (1978)

• “Fosfeni” (1983)

• “Idiomi” (1986): queste ultime tre opere compongono la trilogia. Stragi, arcadia e

• spazzatura si intrecciano. Nel galateo il riferimento è a Giovanni della Casa.

“Meteo” (1996)

• “Sovrimpressioni” (2001)

• EDOARDO SANGUINETI

LA VITA

Nacque a Genova nel 1930. Studia Lettere a Torino e insegna a Torino, Salerno e Genova.

Importante la sua attività di giornalista e anche come critico e redattore di manifesti di

poetica. Si inserisce fra gli esponenti di spicco del “Gruppo 63”. Vanno ricordati anche i

suoi contributi sulla poesia del Novecento e anche quelli dedicati a Dante : “Il realismo di

Dante”. Nel corso della sua via sperimenta generi, tecniche e supporti diversi. Si è

sporadicamente dedicato al romanzo, al teatro e al riadattamento drammaturgico di opere

letterarie. Collabora con poeti d’avanguardia e però la sua vena artistica di esprime

soprattutto tramite l’opera poetica.

L’OPERA IN VERSI

Nel 1951 inizia a scrivere i testi che nel 1956 confluiranno in “Laborintus”. Già da

• ora Sanguineti si confgura come poeta isolato e stilisticamente ardito. I suoi

rifermenti sono Pound, Joyce e Eliot ma anche i pittori surrealisti e gli informali. Dal

Neorealismo riprende l’ideale di una poetica antilirica e impegnata. Il realismo di

Sanguineti è però diverso: il cambiamento della letteratura tradizionale va ricercato

in modo eversivo, non riformista e deve guardare al piano delle forme più che quello

dei contenuti. Le parole della lingua standard non vanno avallate (tramite una poesia

popolare), ma stravolte e sabotate.

Vediamo quindi una doppia frattura:

Rifiuto della tradizione

1) Negazione delle regole della comunicazione ordinaria

2)

Il linguaggio stesso diviene il centro del discorso.

Responsabile però della negazione alla parafrasi e all’incomprensibilità dei testi è la

sintassi: versi lunghi e informali. La punteggiatura eccessiva crea caos, molte sono le

parentesi e le interiezioni.

“Erotopaegnia” (1960) lett: scherzi d’amore.

• “Purgatorio de l’Inferno” (1964)

• “Reisebilder” (1972) lett: immagini di viaggio. Al centro del discorso la vita e il

• linguaggio d un intellettuale militante., rappresentato nella quotidianità e divenuto

oggetto di autocritica.. rispetto a “Laborintus” la poesia è più piana e colloquiale e

diaristica. Recupera lo stile crepuscolare della narrazione orale

In “Postkarten” (1978) dichiara “il mio stile è non avere stile”.

• “Novissimum testamentum” inaugura nel 1996 una nuova fase, in cui vengono

• riprese le forme chiuse della tradizione. L’antico ideale avanguardistico del

sabotaggio va avanti comunque, servendosi di strumenti diversi.

LEONARDO SCIASCIA

LA VITA

Nasce in provincia di Agrigento nel 1921. Resta in Sicilia e diventa maestro elementare.

Legge i classici e soprattutto Manzoni, ma anche scrittori siciliani a partire da Pirandello e

filosofi illuministi, che influenzeranno sempre la sua visione sul potere e la giustizia. Esce

nel 1961 il suo primo romanzo di successo, “Il giorno della civetta”, dove si fa vedere la

mafia a ogni livello della società siciliana. Prosegue la sua attività di scrittore controcorrente

e corrosivo, presenta le distorsioni della giustizia e della politica italiane, attraverso saggi,

inchieste, romanzi, quasi sempre “gialli”. Molto discussa nel periodo di prigionia di Moro,

la sua posizione favorevole alle trattative con i terroristi. Muore a Palermo nel 1989.

LE OPERE

In gran parte dei testi affronta il problema della giustizia. Presenta una tensione illuministica

alla separazione tra verità e menzogna. Nei suoi brevi romanzi vengono presentati gialli, la

cui soluzione avrebbe dovuto portare a un esito positivo del finale con ritrovamento del

colpevole, ma in realtà colpevoli e innocenti s confondono, perché la realtà storica propone

sempre machiavellismi politici e rapporti occulti fra poteri.

Opere saggistico erudite

• “Il giorno della civetta” (1961)

• “Il consiglio d’Egitto” (1963)

• “A ciascuno il suo” (1967), in cui il detective è un maestro di provincia, che alla fine

• cade nella trappola dei suoi finti amici e nel finale viene ricordato come un

“Cretino”. È sempre più difficile far trionfare la verità , di fronte alle circonvoluzioni

del potere.

“Il mare color del vino” (1973): saggi, testi teatrali e racconti

• “Il contesto” (1971) e “Todo modo” (1974) : romanzi brevi. In quest’ultimo le

• trame del potere (democristiano ) vengono ricondotte a una matrice gesuitica, filtrata

attraverso la psicanalisi. Il nome rimanda agli esercizi spirituali di Ignazio da Loyola,

in cui si legge: “todo modo para buscar la voluta divina”: “ogni modo per realizzare

la volontà divina”. Trama: molti uomini politici sono radunati in un eremo per un

ritiro spirituale e vengono uccisi uno dopo l’altro. La vicenda è vista con gli occhi di

un pittore- testimone.

“Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia” (1977) propone una sua versione

• dell’opera di Voltaire.

Vere e proprie inchieste o pamphlet polemici, come “L’affaire Moro” (1978)

• Ultime opere: “Il cavaliere e la morte” (1988) e “Una storia semplice” (1989):

• tornano gli spunti dal romanzo poliziesco ma resta la volontà di trovare un

fondamento per la giustizia, anche dove per la giustizia sembra non esserci posto.

PAOLO VOLPONI

LA VITA

Nasce a Urbino nel 1924. Si laurea in Giurisprudenza e viene assunto alla Oviletti di Ivrea.

È direttore dei servizi sociali e ha modo di conoscere ogni aspetto della vita in fabbrica. Nel

1948 esce la sua prima raccolta poetica: “Il ramarro”. Nel 1962 pubblica il suo primo

romanzo: “Memoriale”, che tratta dell’alienazione e della follia insita nel sistema

capitalistico. Dopo aver lavorato alla Fiat si avvicina sempre più al partito Comunista, nelle

cui file verrà proclamato senatore. Nel 1989 pubblicherà “Le mosche del capitale”. Nel

1992 si schiera con il Partito Comunista, ma presto deve lasciare il Parlamento visto

l’aggravarsi della sua malattia. Nel 1994 muore a Ancona.

LE OPERE

La prima vena di Volponi è quella poetica:

“Il ramarro” (1948)

• “L’antica moneta” (1955)

• “Le porte dell’Appennino” (1960)

Sono in generi brevi, caratterizzati da asprezza ritmica. Non è chiaro se il legame con la

terra sia per lui un accrescimento o una condanna.

Questa prima fase corrisponde a una sorta di romanzo di formazione in versi

“Con testo a fronte” (1986): si coglie maggiormente la stortura dell’organizzazione

• sociale capitalistica.

“Nel silenzio campale” (1990): è ancora una stagione di dubbi e ricerche, in cui il

• modello stilistico e gnoseologico è quello di Leopardi. Il presente offre ormai un

silenzio campale.

Scrive il suo primo romanzo quando ha la percezione del divario tra l’industrializzazione

avvenuta e la condizione di alienazione degli operai.

Nasce “Memoriale” nel 1962

• “La macchina mondiale “ (1965): mette a confronto la tecnologia più avanzata con

• la terra degli Appennini cara all’autore.

“Corporale” (1974): è il resto più ambizioso di Volponi e il corpo è il soggetto

• principale dell’opera. Prevale la destrutturazione della trama: si intrecciano vicende

reali e sogni allo stato allucinatorio del protagonista. Non riscosse successo né di

pubblico né di critica, anche perché l’attenzione nel 1974 era rivolta alla “storia”

della Morante.

“Il sipario ducale “ (1975): vuole dimostrare la capacità a scrivere una trama

• tradizionale. Il periodo del terrorismo in Italia viene interpretato attraverso la visuale

di un vecchio anarchico che finisce con l’essere partecipe si strane avventure.

“Il pianeta irritabile” (1978): torna sul tema della nuova apocalisse, stavolta già

• avvenuta

“Il lanciatore di giavellotto”(1981): domina la nevrosi

• “Le mosche del capitale” (1989): tema della civiltà industriale. Usa la favola e

• riscrive testi lirici famosi. Tratta dei rapporti capitalistici in modo originale.

ALBERTO ARBASINO

LA VITA E LE OPERE

Nasce in provincia di Pavia nel 1930 . inizia a scrivere dagli anni Cinquanta saggi e testi

critici. Negli anni Sessanta diventa un punto di rifermento della Neoavanguardia.

Nel 1960 pubblica “I nipotini dell’ingegnere”. Con questo romanzo si colloca sulla scia

dell’espressionismo di Gadda. Il suo stile non mira però al barocco ma a una commistione di

stili di linguaggio e pensiero diversi, ricavati dai diversi strati della società italiana.

Novità di poetica:

rifiuto della narrativa neorealistica-

1) sperimentazione strutturale e linguistica-

2) apertura agli apporti culturali stranieri.

3)

Il risultato più soddisfacente è “Fratelli d ‘Italia”(uscito per la prima volta nel 1963).

Prevale il pettegolezzo continuo, sia verso fatti privati, sia verso grandi eventi culturali. La

grandezza di Arbasino sta proprio qui: rappresentare un mondo in cui è coinvolto senza

ergersi a censore e lasciando le conclusioni al lettore. È un estenuante tour de force sulla

società italiana. Un personaggio, forse portavoce dell’autore, si rende conto che l’unica via

di salvezza è il “pastiche”, in cui si mescolano creazione e critica. Ecco dunque che il

romanzo- saggio e il romanzo-enciclopedia si fondono. Per molti aspetti si presenta come

uno dei primi autori consapevoli dei nuovi rapporti con la tradizione, e in sostanza

postmoderni.

Si impegna in politica a fianco del Partito Repubblicano e riprende un’intensa attività

giornalistica. Interviene anche sul caso Moro, con “In questo stato” del 1978.

Nel 1998 pubblica “Paesaggi italiani con zombie”.

Negli ultimi anni si accentua il suo distacco dalle forme più nuove, bollate come trash,

spazzatura commerciale, e i suoi testi vengono presi a modello soprattutto dai giovani

narratori. Arbasino resta un indagatore del sublime artistico e insieme delle bassezze

quotidiane. DAGLI ANNI ’80 AL PRESENTE

LA CULTURA POSTMODERNA

Il dibattito sulla postmodernità si dispiega a partire dalla fine degli anni ’70.

Crollano le grand credenze ideologico- religiose che spiegavano il progresso e la storia.

Vengono messi in discussione i movimenti politici rivoluzionari- progressisti, come quello

Comunista. Messe in discussione anche le conquiste della scienza e della tecnica, che allo

portato alla fine di equilibri ecologici importanti. Il postmoderno si oppone al moderno per

due fondamentali motivi:

la mancanza di conflittualità nei confronti del passato (quindi non si può parlare di

1. nuove avanguardie).

la volontà di affrontare la realtà senza preconcetti contro l’altro, il diverso da se.

2.

La cultura postmoderna si confronta con i labirinti della contemporaneità.

Si sfruttano le forme della comunicazione visiva. Nell’arte e nella letteratura spesso si

manifesta il gusto per la citazione colta e per il pastiche.

La cultura del dialogo ha subito un colpo d’arresto con l’attentato delle twin towers da parte

dei fondamentalisti islamici. Sono riprese le lotte contro il terrorismo. Cambia il rapporto tra

immagine e testo e Internet rappresenta un notevole passo in avanti per quanto riguarda la

possibilità di nuovi modi di espressione.

Il quadro storico- politico

Due eventi epocali: 1) l’abbattimento del Muro di Berlino e 2) l’attentato delle torri gemelle.

In campo economico novità sono introdotte negli Stati Uniti. Queste novità però portano a

grande sviluppo le grandi imprese, portando alla rovina quelle minori. Nascono nuove

figure di imprenditori poco interessati alla situazione socio economica degli altri paesi. Il

presidente degli Stati Uniti avvia anche trattative con Gorbacev (Russia). Nascono i

problemi ecologici a causa dell’industrializzazione e un malfunzionamento della centrale di

Chernobyl porta una grande nube atomica fino in Europa. Nascono nuovi movimenti

ambientalisti, che vogliono garantire l’ambiente naturale. Gorbacev punta al dialogo, per

produrre miglioramento, ma sempre all’interno del comunismo. La fine dell’Urss sarà

decretata nel 1991 dopo che Gorbacev lascia il potere a Eltsin. Nel frattempo era caduto il

Muro di Berlino nel 1989. In Italia gli anni 80 sono caratterizzati dalla lotta al terrorismo

delle brigate rosse ( responsabili dell’assassinio Moro) e anche da parte della destra, a cui

sono associate alcune stragi. A metà degli anni 80 la fase più acuta del terrorismo pare

volgere al termine, grazie all’azione dello Stato. La fase di crescita economica mondiale

interessa anche l’Italia, ma non può sfruttare la situazione a suo vantaggio a causa

dell’impressionante debito pubblico. La Democrazia Cristiana resta con la maggioranza

relativa e Craxi promuove lo sviluppo delle imprese. Fra i partiti politici ormai è forte la

spinta al rinnovamento. Il primo a fare i conti con la fine del sistema sovietico è l partito

Comunista italiano, rinominato nel 1991 Partito democratico della sinistra.

Alla fine degli anni 80 aumentano i contrasti internazionali. Bush affronta il conflitto in

Kuwait per i pozzi petroliferi, che era stato occupato dall’Iraq , con a capo Saddam Hussein.

L’ evento è seguito in diretta tv da tutto il mondo. gli iracheni si arrendono ma Hussein resta

al potere . nel 1993 negli Stati Uniti sale al potere Clinton, più favorevole agli strati meno

abbienti della popolazione e favorisce lo sviluppo economico internazionale.

Si impone sempre più la legge del più forte che detta legge e impone i propri prodotti sul più

debole. Così nascono organizzazioni no global, contro la globalizzazione di questo sistema

capitalistico.

In Italia la mafia organizza attentati contro Falcone , Borsellino e contro gli Uffizi di

Firenze. Lo Stato allora si impegna nella lotta alla mafia e viene arrestato Totò Riina. In

ambito politico di scopre il sistema delle tangenti e a poco a poco si svela un sistema

corrotto. Craxi viene condannato ed espatria in Tunisia. Le elezioni del 994 vedono

vincitore Berlusconi. Anche il suo governo era coinvolto in numerosi processi e no portò

miglioramento. Nel 199 viene eletto Prodi e l’Italia riesca a rispettare i parametri europei

per l’introduzione dell’euro. Nel 2001 viene rieletto Berlusconi.

Gli aspetti socio-culturali

Rivisitazione del passato magari in modo parodico

Rivalutazione delle forme anti-razionali

Gusto per il trash (la spazzatura proposta soprattutto dai mass-media

Vi si oppongono i punk (atteggiamenti controcorrente)

Cultura del visivo (a partire dai videoclip musicali)

Percentuali di share altissimo raggiunto dal mondiale del 1982 e del 2006

O anche la morte della principessa Diana nel 1997

Attentato Twin Towers in tv che sembrava un film secondo molti

Comunicazione via internet (blog)

Romanzi a più mani

Il pensiero filosofico

Si riflette sulla mancanza di conflittualità con il passato della tradizione, che può essere

citata senza limiti (magari in modo parodico) e senza l’angoscia di creare “il nuovo” come

avveniva con le Avanguardie.

A partire dagli ani 80 prendono piede le tendenze post-strutturaliste e la psicanalisi viene

ormai superata.

L’ermeneutica filosofica ci fa vedere come per molti autori la conoscenza della realtà

attraverso l’opera letteraria non è considerata come in subordine alla conoscenza scientifica

e le metafore servono a stabilire ponti fra ambiti distanti fra loro.

L’estetica della ricezione mette in evidenza come ogni opera innovativa non si attiene alle

aspettative del lettore e ne modifica gli orizzonti in modo da poter risultare persino

incomprensibile. È questo che succede a “Madame Bovary”. Jauss vuole rivendicare la

necessità di un rapporto coinvolgente tra testo e lettore, difendendo il piacere estetico. Il

ruolo del lettore diventa sempre più importante nella valutazione di un testo.

Gli esiti estremi della reinterpretazione dei testi vengono raggiunti con il de-

costruzionismo. Deridda esalta il ruolo della scrittura come manifestazione che v al di la

dell’essere scrivente. Quello che importa non è l’autore ma la decostruzione di un testo.

Scomporre per trovare nel testo forme imprevedibili. Questo è un allontanamento

dall’antropocentrismo- razionalismo. il testo diventa un pre-testo su cui esercitare la propria

interpretazione.

Si va poi manifestando un’attenzione all’altro, al diverso, che in epoca di globalizzazione

non è più distante come nel passato. È importante inoltre il confronto dei testi scritti con la

cultura visuale.

Il postmodernismo nelle arti

Particolare stile dell’architettura che trova notevole interesse alla Biennale di Venezia del

1980.

Caratterizza un uso differente della tradizione, a volte orientandosi verso scelte ecologiste,

rispettose dell’ambiente e del benessere personale. Sempre più frequenti le opere basate su

grafica computerizzata.

Restano però importanti le tendenze di richiamo alla tradizione, come il minimalismo e

l’iper-realismo.

La musica popolare e la cultura giovanile

La musica sempre più radicata viene incontro alla necessità di testi lirico-poetici. Si

interseca inoltre con la cultura dei videoclip, tanto che i concerti si sono trasformati in

spettacoli con scenografie. Contro i sistemi economico-sociali nasce il rap, che con i suoi

ritmi antimelodici e martellanti segnala un disagio profondo. Si colgono filoni interessanti al

di la di quelle che sono mode effimere, come le canzoni dell’estate.

Rapporti tra la poesia straniera e quella italiana

La poesia trova più spazio in quei paesi che ne hanno bisogno per esprimere la situazione

storico- sociale oltre che del singolo. In molti paesi occidentali la lirica è poco letta e seguita

e i testi delle canzoni costituiscono la principale forma di poesia.

Rapporti tra la narrativa straniera e quella italiana

Con il 1980 inizia la fase culminante della narrativa postmoderna, fondata sul recupero in

citazione o in parodia di stili e modelli di tuta la tradizione precedente. Questi testi pastiche

sono accolti dal pubblico con favore, basti guardare “Il nome della rosa” di Eco. Al fianco

del postmodernismo le correnti letterarie straniere sono numerose, come il thriller (Stephen

King) o il genere poliziesco o persino il pulp (romanzi con contenuti a sfondo sessuale o

volenti). Al di la delle differenze etno- culturali, all’inizio del Terzo Millennio vanno sempre

più diffondendosi i romanzi a più mani, che sfruttano internet e la multimedialità, basti

pensare al genere fantasy e al successo di “Il signore degli anelli”.

Cinema e letteratura

Il cinema incontra una nuova fase di grande successo, grazie anche ai nuovi effetti speciali.

Esempio ne è “Blade runner” n cui si confrontano essere umani e androidi. È volto a creare

effetti di irrealtà credibile, con l musiche di Vangelis. Capace di muoversi tra generi diversi

troviamo Spielberg. È riuscito a proporre anche film impegnativi come schindler’s List

Salvate il soldato Ryan.

Tarantino gioca soprattutto sul montaggio inconsueto di scene e su dialoghi quasi irreali,

come in “pulp fiction” (viene messa in mostra la violenza nelle sue forme più brutali).

A livello televisivo è il momento dei reality show, spettacoli che fanno credere di avvertire

la realtà, quando invece le sceneggiature sono sempre scritte da autori professionisti. La tv

pare più reale della realtà. Si crea una sorta di meta fiction.

LA LETTERATURA ITALIANA

Un quadro d’insieme

È sempre più condizionata dagli sviluppi della grande editoria e la ricerca del best seller non

si arresta, soprattutto dopo l’uscita nel 1980 di “Il nome della rosa”.il ruolo degli scrittori

nella vita pubblica è sporadica, poiché la funzione intellettuale è stata presa a carico dai

giornalisti, che propongono slogan efficaci nel periodo della telecomunicazione.

L’educazione scolastica può servire sia a far conoscere i classici sia a individuare i propri

gusti e interesse al di fuori della letteratura commerciale.

Si è allargato il numero dei poeti che usano la metrica canonica della nostra tradizione, a

partire dall’endecasillabo. Ma questo è possibile spiegarlo non tanto come rifiuto delle

innovazioni avanguardistiche, poiché ogni autore da la sua interpretazione e motivazione.

Sono comunque in atto anche tendenze sperimentali, con l’inclusione di parole straniere nei

testi. I cantautori vengono definiti poeti e si cerca di scrivere notevoli rap d’autore. Gli

happening di poesia sono notevolmente diminuiti.

Per quanto riguarda la narrativa, con lo sviluppo dell’editoria sono stati lanciati negli anni

’80 nuovi autori. Accanto ai generi classici come il romanzo storico sono sviluppati nuovi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Lingue e e letterature moderne
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher atironagap@gmail.com di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Gentili Sandro.

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