Dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni sessanta (1945-1962)
Rinnovamento del realismo
È il periodo delle nuove sperimentazioni, senza essere di tipo avanguardistico e di un ritorno al realismo, senza avvicinarsi a quello ottocentesco. Il narratore onnisciente tende a scomparire dietro la scena, montata come un film (il cinema infatti dà il suo apporto, che si fa notevolmente sentire). Gli autori cercano di “esprimere l’inesprimibile”, dai Lager, alle storture della guerra, alla bomba atomica. Imperativo categorico degli autori diventa scrivere della guerra per fare in modo che non si ripeta più.
Il filone realistico non è l'unico. Nella poesia, la tradizione simbolista ottocentesca e quella delle avanguardie di primo Novecento sono riprese da autori come Paul Celan. Su un altro versante, la consapevolezza del vuoto che si cela dietro la realtà sfocia in una rappresentazione dell'assurdo che ha nell'irlandese Samuel Beckett il miglior interprete. Ancora, si affaccia sulla scena internazionale l'argentino Jorge Luis Borges, dalla scrittura fantastico-erudita.
In Italia il filone del Neorealismo è fondamentale, prima in ambito cinematografico e poi letterario, dalla fine della guerra a metà anni Cinquanta. I risultati più importanti vengono però da autori che si collocano in maniera autonoma, come Fenoglio o Calvino (destinato al successo anche alle sue opere successive del postmoderno). È il periodo delle sperimentazioni di Pasolini e di coloro che daranno vita alla neoavanguardia, sebbene ancora le opere più importanti fra quelle pubblicate siano di Gadda e Montale. In questa fase, oltre a rafforzarsi le tendenze sperimentali, cresce l'incidenza dell'industria culturale sui gusti del pubblico (si veda Hollywood o il rock). Nasce inoltre la musica beat, sintomo della ribellione giovanile del 1968.
Il quadro storico-politico durante la Conferenza di Yalta
Durante la conferenza di Yalta, Gran Bretagna (Churchill), Stati Uniti (Roosevelt) e Unione Sovietica (Stalin) avevano sancito, già prima della fine della guerra, gli assetti successivi. Ma in breve tempo l'alleanza militare tra USA e URSS lasciò posto alla contrapposizione ideologica e alla divisione dell'Europa in due blocchi. Nel 1947 Truman parlò di guerra fredda fra popoli liberi e occidentali e popoli sotto il regime comunista. I primi andavano aiutati con ogni mezzo: nacque così il Piano Marshall, che prevedeva aiuti economici, cui fecero seguito il Patto Atlantico, alleanza militare del 1949, e la NATO, organizzazione militare composta da contingenti militari di ogni paese membro.
Alla fine della guerra, l'Italia si trovò a ricostruire, non solo le strutture industriali e civili, ma anche le fondamenta della democrazia. Nel 1945, gli esponenti dei partiti politici antifascisti entrarono a far parte di un governo di unità nazionale presieduto da Ferruccio Parri, Partito d'Azione. Ben presto però fu nominato al suo posto Alcide De Gasperi, segretario della Democrazia Cristiana.
Nel 1946, dopo l'abdicazione di Vittorio Emanuele III, il referendum del 2-3 giugno proclamò l'Italia Repubblica il 18 Giugno. Fu creata un'assemblea con esponenti di tutti i partiti per redigere la nuova Costituzione, che entrò in vigore il 1 gennaio 1948. De Gasperi rilanciò l'economia italiana. Primo presidente della Repubblica italiana fu Einaudi. Notevole rimane il tasso di analfabetismo e il divario fra nord e sud.
Sul piano internazionale, una speranza di cambiamento si aprì nel 1961. Il neo eletto presidente degli USA John Fitzgerald Kennedy riprende le trattative per la distensione internazionale con il leader sovietico Nikita Kruscev, anche se non potrà evitare l'erezione del muro (1961). Il suo assassinio, nel 1963 a Dallas, porterà a nuove difficoltà.
Il boom economico degli anni '60 in Italia
In Italia, intanto, l'espansione economica è costante: la Fiat lancia sul mercato le prime automobili utilitarie; l'Eni, fondato nel 1953, cresce sotto la presidenza di Enrico Mattei. All'estero l'immagine italiana guadagna consensi, tanto che il trattato che segna la costituzione della nuova Comunità Economica Europea, allora composta da sei paesi, viene firmato a Roma nel marzo del 1957.
Nel 1962 Fanfani dà vita al primo governo di centro-sinistra (con l’appoggio dei socialisti); muore in un incidente aereo Mattei, le cui cause resteranno sconosciute per ben trentacinque anni (attentato). Nello stesso anno, Angelo Giuseppe Roncalli diviene Papa. Giovanni XXIII promosse il Concilio Vaticano II per rinnovare l'immagine della Chiesa e guidare la nuova opera di evangelizzazione del mondo contemporaneo.
Gli aspetti socio-culturali
In questi anni, la cultura si divarica in alta e di massa: quest'ultima si ispira alla cultura alta, ma nasce per un pubblico diverso (alfabetizzato ma non colto) e dipendente sul piano economico da questo pubblico, perché deve soddisfarne i gusti per avere successo di mercato.
L'esistenzialismo francese e Jean-Paul Sartre
In campo filosofico si afferma il pensiero esistenzialista. A partire da Heidegger e Husserl, Sartre lavora a una filosofia concreta che si allontani dalla metafisica. Nell'“Essere e il nulla” (1943), Sartre contrappone l'essere della coscienza (il per sé) e quello del mondo (l'in sé): mentre la coscienza è libertà, il mondo è una realtà immobile. Di fronte all'essere del mondo, la coscienza può sentirsi inadeguata, temporanea fino a provare il sentimento metafisico della nausea (descritto in “La Nausea”, 1938).
Nel dopoguerra, Sartre prova a sottolineare gli aspetti etico-politici del suo esistenzialismo, definendolo una filosofia dell'impegno. In “Esistenzialismo è un umanesimo” (1947), Sartre sostiene che l'intellettuale deve favorire l'affermazione storica della libertà, che contraddistingue l'uomo, e criticare tutte le oppressioni. Il suo pensiero si espresse anche nel campo dell'interpretazione letteraria: in “Che cos'è la letteratura?” (1947), è l'impegno dell'autore a poter condurre alla liberazione del lettore.
La scuola di Francoforte
L'idea che il marxismo debba essere aggiornato di fronte all'età contemporanea è la riflessione della Scuola di Francoforte, intellettuali riunitisi intorno all'Istituto per la ricerca sociale di Francoforte. Erano convinti che la critica sociale dovesse focalizzarsi sulla sfera della cultura, gli apparati ideologici come scuola, famiglia e istituzioni religiose e morali.
Sviluppi della psicanalisi e lo strutturalismo
Una nuova linea interpretativa della letteratura tramite la psicanalisi deriva dalle riflessioni di Jacques Lacan. Partendo dalla volontà di rispettare il pensiero freudiano, Lacan sostiene che occorre superare l'analisi dell'individuo, assegnando la priorità ai fenomeni del linguaggio. L'inconscio, infatti, è una struttura di natura linguistica.
La sua riflessione è attenta alla componente letteraria e filosofica, tanto che la sua opera principale (“Scritti”) si apre con un saggio dedicato alla “Lettera rubata” di Poe, dove si coniuga la forma mentis del matematico con quella dello psicoanalista, che deve cercare anche laddove la banalità dell’evidenza non porterebbe a cercare.
Il pensiero di Lacan è stato inserito nell'ambito dello strutturalismo, un orientamento di pensiero nato in Francia negli anni Cinquanta. Secondo lo strutturalismo, i fenomeni vanno indagati in quanto strutture, ovvero in base alle connessioni interne che legano gli elementi.
Un'anticipazione del metodo strutturalista proveniva dal linguista svizzero Ferdinand De Saussure, che in Corso di Linguistica Generale (1916) considerava la lingua come una totalità i cui elementi sono individuabili solo grazie alle loro interconnessioni. L'applicazione del concetto di sistema fu poi proposta da Roman Jakobson, che suggerì uno schema delle varie funzioni del linguaggio (compresa quella poetica).
A ciò si collega l'antropologia strutturale di Claude Lévi-Strauss. Già nel 1952, con il saggio “Razza e storia”, Lévi-Strauss sosteneva una nuova lettura delle società primitive, che non si basasse sulla superiorità di quella occidentale sulle altre. Nella sua opera, Strauss ritiene di poter individuare elementi universali e metastorici presenti anche nelle civiltà più moderne, come è la musica.
I principi dello strutturalismo hanno trovato una vasta applicazione in ambito letterario. Un esempio è la ricerca dello scrittore russo Vladimir J. Propp in Morfologia della Fiaba (1928). Propp individua, dietro racconti in apparenza diversi, alcune funzioni ricorrenti come azioni o parti della storia.
La poesia di Celan e la nascita della beat generation
La poesia del dopoguerra è caratterizzata da due tendenze: si accentuano i tratti simbolici e oscuri; si fa strada una lirica dal forte impegno sociale e addirittura politico, che evita l'oscurità. Le due tendenze, a volte, possono alternarsi nello stesso autore. In questa prospettiva importante è l'opera del rumeno Paul Celan, di origini ebraiche. Scampato alla Shoah, Celan vive a Bucarest e a Parigi dove scrive, in tedesco, i suoi libri più importanti, fra cui “Oppio e Memoria” (1952). Nelle sue raccolte una poesia netta e al limite dell'incomprensibilità scava sino a toccare il non-senso della morte nel campo di concentramento.
Per l'influenza sul grande pubblico, sono da ricordare le prime opere della cosiddetta beat generation (dove beat può valere battuta o beata), il primo fenomeno di ribellione giovanile contro le imposizioni educative e politico-sociali: i beat esaltano l'amore libero e l'uso delle droghe. Il fenomeno, inizialmente circoscritto agli USA, si estese fino a coinvolgere l'Occidente. Fra i suoi primi rappresentanti va ricordato Allen Ginsberg, con il suo poema “Urlo” (1956). Viene realizzato dopo esperienze omosessuali dell’autore e dell’uso di droghe insieme ad altri giovani, tra cui Kerouac, e viene presentata un’America grottesca e tragica.
La narrativa del secondo dopoguerra
Nel dopoguerra, la narrativa è caratterizzata più dalla ricerca di nuove forme di realismo che da sperimentalismi d'avanguardia. Si tenta così di coniugare il forte impulso a raccontare la realtà recente della guerra con una notevole leggibilità per coinvolgere un pubblico largo.
In Francia, il modello della narrativa esistenzialista è, più di Sartre, Albert Camus. Per Camus, nell'esistenza umana non è dato un senso, e solo accogliendo il non-senso fino in fondo è possibile sopportare la propria vita. Diversamente da Sartre, egli non indica la via dell'impegno politico all'interno di un partito: non vale tanto l'accettazione di dogmi ideologici, quanto la coerenza con se stessi, la dignità dell'uomo di fronte alle imposizioni esterne.
Fuori dall'ambito esistenzialista, una trasgressione fu tentata da Raymond Queneau: in “Esercizi di stile” (1947), un banale episodio di cronaca viene scritto in 99 modi diversi; in essi, l'autore evidenzia la convenzionalità dei segni linguistici e delle forme di conoscenza ufficiale.
Negli Stati Uniti (e poi in Europa) hanno successo i romanzi di Jack Kerouac, esponente di primo piano della beat generation e noto per “Sulla Strada” (1957). “On the road” è un diario degli spostamenti di alcuni giovani da una costa all'altra degli Stati Uniti, alla ricerca di valori che non riescono a trovare, tanto da preferire le droghe e le trasgressioni. Il forte disagio giovanile emerge con evidenza in questo romanzo, elementare sul piano formale ma di grande impatto su quello tematico.
Negli anni cinquanta cominciano a diffondersi in Europa i testi di alcuni scrittori attivi in America Latina. L'autore principale è Jorge Luis Borges che, dopo alcune raccolte poetiche, pubblica racconti e saggi in cui la ricostruzione storica apparentemente fedele si rivela fantastico-fittizia. Per lui l’universo corrisponde a una biblioteca infinita e solo apparentemente conoscibile. Il mondo è un labirinto o qualcosa di speculare, dove vero e falso si intrecciano e nessuna certezza dà la storia. I suoi testi sono pieni di citazioni, sia ad autori reali, che immaginari.
Il teatro dell'assurdo e il rapporto tra cinema e letteratura
Negli anni Cinquanta, il teatro dell'assurdo è la principale novità, con la messa in scena di situazioni prive di senso logico e dialoghi improntati al surreale o al grottesco. Benché le sue radici si ritrovino in Kafka, la novità scenica è notevole, con l'assenza di una ambientazione realistica e di trama strutturata. Il maggior esponente è Samuel Beckett, irlandese trasferitosi in Francia nel 1938, e scrittore in francese dal 1945. Nel 1953 è messo in scena Aspettando Godot in cui due vagabondi, Vladimir ed Estragon ribadiscono di tanto in tanto che il loro unico scopo è aspettare Godot. A differenza degli altri due personaggi, Pozzo e Lucky, i due protagonisti sembrano in un circolo vizioso.
Godot, secondo molti critici, rappresenterebbe Dio, o un'entità in cui si spera ma che forse non esiste. L'assurdità della vita viene così evidenziata, e questa problematica resta al centro delle opere successive, come in “Finale di Partita” (1956): in uno scenario da molti definito post-atomico. Con Beckett il grottesco diventa a pieno titolo la forma fondamentale del tragico contemporaneo.
In ambito cinematografico, il rapporto tra scrittori e registi per le sceneggiature si fa sempre più frequente. Inoltre, sia in Europa che negli Stati Uniti, il modello narrativo del film (il montaggio, i dialoghi rapidi, la ripresa del particolare) incide molto sulle modalità di scrittura, spingendo a una semplificazione delle strutture sintattiche. A Hollywood spopolano le grandi case produttrici. Negli USA, tra i generi più fortunati vi è il western, mentre trovano più spazio il noir (grazie al successo de “Il grande sonno”, 1947) e la fantascienza.
La letteratura italiana
Il neorealismo nella letteratura italiana
Nel dopoguerra, la letteratura italiana tenta nuove vie di rinnovamento. La ricerca del realismo domina nella poetica degli autori, e sorge per rappresentare in forme artistiche l'eccezionalità delle vicende storiche: ad esempio, filmare le città segnate dalla guerra era una sfida per il cinema. Ecco perché il termine neorealismo viene impiegato in prima istanza per i film: dopo il precursore Visconti (“Ossessione”, 1943), fu soprattutto Rossellini a raccontare i drammi della guerra e il dopoguerra in film come “Roma città aperta” (1945) e “Paisà” (1946). In questo filone si inseriscono molti altri film ormai celebri, come “Sciuscià” (1946) e “Ladri di biciclette” (1948) di Vittorio De Sica.
Nasce subito il problema della resa stilistica: battute brevi e secche vicine al parlato, eventi divisi in episodi messi insieme senza interventi di sutura da parte del narratore. Maestri in questo furono Pavese e Vittorini. Secondo alcuni interpreti, appartengono al filone neorealistico letterario gli autori che associano al rinnovamento dei modelli una presa di posizione ideologica. Di fatto, è difficile delimitare i confini del Neorealismo, si potrebbe intendere dal 1945 ai primi anni Sessanta, ma già nel 1955 erano evidenti necessità di nuove sperimentazioni. A parte vanno citati autori che seguono percorsi autonomi, come la Morante e Tomasi di Lampedusa, che rivisitano il romanzo ottocentesco.
Anche la poesia risente del cambiamento di clima, come mostra il percorso di autori formatosi nell'ambito dell'Ermetismo: Quasimodo, dopo essersi avvicinato al Partito Comunista nel 1945, pubblica testi di alta oratoria civile, soprattutto sugli orrori bellici, poi confluiti in “Giorno dopo giorno”. Anche Pavese, già negli anni '30, dà un modello per una poesia neorealistica, con versi lunghi di tipo epico-narrativo e, nel dopoguerra, con un forte impegno ideologico. Pasolini, pur vicino a una lirica semplice, propende per soluzioni sperimentali diverse, come in “Le ceneri di Gramsci” (1957). Non va poi omessa la poesia dialettale con il veneto Giacomo Noventa e il romagnolo Tonino Guerra. L'impegno di intellettuali e scrittori porta a un dibattito sul ruolo sociale della letteratura.
La rinascita nel dopoguerra delle case editrici e delle riviste
Il dopoguerra propone un allargamento degli spazi culturali grazie alla rinascita, dopo la fase della censura fascista, di case editrici come Laterza (1901) o Einaudi (1933), nonché alla creazione di molte nuove, sia generaliste, sia specializzate in ambito saggistico, sia politicamente schierate (come Feltrinelli, di appoggio alle sinistre). Centri propulsori di cultura diventano Milano e Roma. Firenze viene un po’ messa da parte, anche se resta centro di notevole importanza per quanto riguarda la cultura alta. Dal 1954, la nascita della televisione inciderà su molti cambiamenti linguistici e culturali degli anni Sessanta.
Già dopo la caduta del fascismo (1943), il dibattito culturale si rinforza grazie a numerose nuove riviste. Tra le prime vi fu “Il politecnico”, fondato a Milano nel 1945 da Vittorini. Sin dal primo numero, Vittorini sottolinea che la cultura classica non è riuscita a fermare il fascismo, e che non è più tempo di un'attività culturale tesa solo alla consolazione: occorre invece un nuovo impegno degli intellettuali.
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