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La geografia storica: concetti, metodi, finalità

2^ metà '800 - 1^ metà '900: differenziazione tra geografia umana e geografia storica

Si crea una differenziazione tra geografia umana come scienza del presente e geografia storica come studio delle strutture spaziali di età passate. A differenza dell'estero, come in Francia con la scuola francese degli Annales oppure di quelle britannica e americane, in Italia l'elemento tempo non veniva preso in considerazione. Perciò l'analisi dei rapporti uomo/ambiente su epoche passate restava di fatto statica e descrittiva, quindi insoddisfacente sul piano dei risultati conoscitivi.

Le uniche eccezioni si trovano nelle dimostrazioni d'interesse verso la definizione/affermazione della geografia umana storica espresse da Caraci e soprattutto da Lorenzi col suo saggio Sulle trasformazioni del paesaggio italiano, in cui conferma l'importanza dell'analisi storica per la comprensione delle forme e funzioni del paesaggio attuale. Entrambi i casi si devono a un avvicinamento al pensiero geografico della scuola francese.

Lucio Gambi e l'evoluzione del pensiero geografico

Lucio Gambi, fra il '50-'60, sostiene ormai superato il tradizionale concetto secondo cui l'originalità della geografia risieda su un certo modo di vedere o cogliere in termini spaziali le interazioni che producono i più vari fenomeni ambientali e sociali. Infatti, afferma che la geografia è formata da un nodo di specifici problemi, in funzione dei quali vive. Perciò solo l'indagine preliminare delle strutture può consentire lo studio adeguato di come una società abbia conquistato e ricreato l'ambiente dove vive.

La riflessione gambiana si collega alla cultura umanistica, allo storico Fernand Braudel e alla nuova generazione di geografi umani e geo-storici francesi della Scuola di Marc Bloch. Gambi ferma l'attenzione su un'idea di paesaggio non inteso come sintesi degli elementi visibili ma come struttura prodotta nel corso della storia dall'attività degli uomini.

Possibilismo, storicismo e concetti fondamentali della geografia

In Italia, si affacciano così il possibilismo e lo storicismo. L'evoluzione degli inquadramenti ambientali conosce infatti una straordinaria accelerazione grazie alle modificazioni che l'uomo produce sulla topografia del territorio, creando diverse forme paesistiche quante sono le diverse forme di organizzazione sociale. Ogni comunità umana, uscita dall'impianto sussistenziale, plasma quindi lo spazio in base alle proprie strutture di ordine economico, giuridico, scientifico.

Per la geografia, sono basilari i concetti di spazio e di ambiente:

  • Lo spazio non da intendersi come unità astratta o porzione di terra, ma spazio che assume una dignità di potenza storica continuamente diversa poiché l'uomo ci vive e ci opera.
  • L'ambiente come grande forza con la quale si creano le società ed i loro generi di vita.

Temi di ricerca e avvertenze di Gambi

Quanto ai temi di ricerca, Gambi mette in guardia dai rischi dell'adozione meccanica dell'impostazione tradizionale positivistica del sapere geografico, soprattutto descrittiva a base regionale. Essa infatti tende a nascondere l'idea ed il valore delle relazioni degli uomini fra loro: è infatti la struttura della loro cultura a creare un genere di vita particolare. Ad avvalorare ciò, è il fatto che anche quando insediamenti e paesaggi urbani potrebbero sembrare simili per forme, in realtà hanno personalità propria poiché richiamano la genesi storica e le matrici socio-culturali (come società feudali, comunitarie, individualistiche).

Quest'ultimo aspetto è stato di recente ampiamente convalidato da molte indagini sugli insediamenti rurali, soprattutto quelli abbandonati non tanto per calamità naturali/epidemie/eventi bellici, quanto invece per le trasformazioni che l'assetto territoriale ha subìto: sono infatti mutate le forme di utilizzazione del suolo, dei rapporti città-campagna, dei sistemi economici.

Geografia fisica e umana: differenze e valore storico

Se la geografia fisica riguarda i fenomeni naturali della Terra, la geografia umana ha per oggetto di studio l'uomo e le vicende con cui si espande sugli spazi della Terra nonché i modi con cui ha deciso di far ciò. Come per lo storico, così per il geografo umano, la realtà scorre senza leggi precostituite e valide per ogni tempo: i valori stessi sono mutevoli, a differenza dei princìpi considerati dalle scienze della natura come oggettivi e stabili. Infatti, qualunque cosa del Mondo (spazio fisico, clima, prodotti dell'agricoltura) non ha mai un medesimo valore poiché esso muta a seconda che gli uomini la prendono o meno in considerazione.

La scarsa considerazione per la geografia dimostrata dai '60 è dovuta forse al lungo arroccamento (oggi venuto meno) della grande maggioranza dei geografi italiani su concetti/metodi ormai desueti, ovvero quelli che intendono appunto la geografia come "scienza sintetica e descrittiva" (definizione data dalla cultura positivistica 8-900sca). Gambi al riguardo sostiene che non vi sia nessuna scienza di per se stessa sintetica od analitica: sarà invece sintetico/analitico il metodo seguito di volta in volta da ciascuna scienza, cioè il modo che ciascuno ha di vedere o configurare i suoi oggetti.

Metodologie di indagine in geografia

Per Gambi, ogni nuova metodologia o strumentazione di indagine portata avanti dalle evoluzioni della tecnologia dev'essere aperta alla geografia umana. Questo poiché l'azione del geografo dev'essere quella di dare un contributo concreto alla conoscenza e alla risoluzione dei problemi che pesano sulla società. La metodologia non può mai precostituirsi al problema da indagare, ciò poiché è proprio dal problema che dev'emergere la scelta di un metodo ad hoc di analisi: nessun metodo perciò può venire rifiutato a priori poiché la realtà è una sola, ergo non può esistere un unico approccio di ricerca.

Massimo Quaini e il materialismo storico

Massimo Quaini sviluppa nei suoi scritti del '60-'70 le posizioni di Gambi. Egli introduce nella geografia il materialismo storico: esso, infatti, considerando la natura come momento storicamente determinato della produzione sociale, permette il superamento dell'antinomia possibilismo-determinismo. In altri termini, esso permette il superamento della dissociazione del rapporto dell'uomo con la natura e dell'uomo con l'uomo stesso.

Quaini sente superata la separazione che de la Blache (padre del possibilismo, primi '900) faceva tra storia come scienza degli avvenimenti e geografia come scienza dei luoghi poiché concetti come quello di spazio, popolamento ed insediamento sono appunto dentro la storia (come aveva dimostrato Braudel). Quaini contesta comunque a Braudel il suo considerare la storia come superscienza che possa assolvere al ruolo di scienze limitrofe (come la geografia). Egli ritiene quindi che, pur essendo sia la storia che la geografia entrambe scienze della realtà umana, esse pratichino tale studio secondo due differenti punti di vista:

  • Il punto di vista della storia è quello di esaminare il paesaggio geografico nella sua evoluzione.
  • Quello della geografia nello studiare l'ambiente geografico del passato nella sua evoluzione temporale.

Punti di connessione tra tempo della natura e tempo della storia

Quaini ricerca poi i punti di connessione fra tempo della natura e tempo della storia, proponendo come campo di ricerca della geografia il complesso spazio-temporale a scale e fonti integrate nel quale si realizza in un certo senso la fusione di geografia umana e storia. Con lui si ha quindi un nuovo senso della geografia umana, col superamento del suo ruolo di campo d'indagine fra ambito geografico e quello storico: la geografia umana assume così il suo peculiare compito di ricostruzione del mutamento geografico attraverso il tempo, ricercando le cause del mutamento e studiandone i meccanismi responsabili.

Quaini applica il metodo spazio-temporale all'interpretazione dell'organizzazione paesistico-territoriale della Liguria (regione mediterranea d'antica impronta rurale), che oggi appare da una parte caratterizzata da una quasi ininterrotta conurbazione sul piano-collinare costiero e dall'altra da una grande riserva verde "naturale" nella parte alto-collinare/montana interna. Il suo studio non si limita a ricostruire le fasi evolutive del territorio ligure, ma propone una politica che miri ad uno sviluppo diverso, aperto al progresso ma che sia anche fedele all'eredità culturale della società rurale.

Qualsiasi paesaggio preso nel suo insieme oppure una singola sua componente, se hanno perduto la loro funzione storica, finiscono inevitabilmente al puro stato di forma "residuale". Per evitare ciò bisogna che intervenga una riutilizzazione funzionale, ovvero deve ricrearsi un nuovo e duraturo rapporto ambiente-società: per farlo occorre ricostituire identità culturali riferibili a luoghi ed unità spaziali, con le loro specificità determinate dall'interazione uomo/natura nel corso della storia. Il paesaggio è una struttura storicamente complessa poiché costituita da diversi elementi, ciascuno dei quali con una propria temporalità: ergo, qualsiasi analisi del territorio non potrà mai apparire convincente se trascura il suo aspetto storico, per privilegiare quello funzionale socio-economico.

Geografia critica e operativa

Da quest'ultimo ragionamento si evince come la geografia debba essere al contempo critica ed operativa:

  • Critica poiché non deve accettare di rappresentare la realtà così com'è, senza dare una propria riflessione od un giudizio in merito.
  • Operativa poiché non deve limitarsi al dibattito, bensì anche intervenire praticamente. Al riguardo, è proprio l'approccio regionale quello che appare il più adatto alle finalità critico-operative, il quale però presenta dei limiti in quanto il prendere in considerazione un determinato spazio può sì far studiare meglio certi fenomeni e strutture, ma al contempo ciò comporta l'occultamento di altri fenomeni e strutture non certo meno essenziali. Ergo, Quaini presenta il proprio rimedio: è necessario integrare diversi punti di vista e scale spaziali poiché privilegiare un campo di osservazione limitato a spazi ristretti, non è certo sufficiente ad individuare il funzionamento (anche a livello regionale) dei meccanismi di produzione.

In virtù di ciò, lo studioso deve sempre integrare queste scale, pena la parzialità/deformazione dei risultati conoscitivi raggiunti dalla ricerca.

L'Italia e il ruolo delle città

Quanto all'Italia, fin dall'antichità è la città con la sua società ad essere il motore della appropriazione e della trasformazione delle campagne e dell'intero spazio geografico. Con ciò si creano le strutture territoriali (il complesso delle componenti materiali del territorio: insediamenti, vie, infrastrutture) dove nulla è permanente in quanto sono il prodotto dei rapporti sociali: infatti esse si evolvono finché non si verifica poi il passaggio da una data organizzazione ad un'altra nuova. I fattori del cambiamento strutturale sono vari e sempre intrecciati: potere politico e quadro giuridico, economia e produzione di beni con circolazione dei prodotti, forme architettoniche ed urbanistiche.

Dunque, i risultati dell'opera dell'uomo sul territorio sono i paesaggi umanizzati. La geografia storica può esser definita come storia dell'organizzazione sociale dello spazio e storia delle strutture territoriali (paesaggi umanizzati): perciò essa opera col metodo diacronico proprio delle discipline storiche (partendo dal passato per arrivare al presente). L'oggetto della ricerca è sempre un territorio individuato, anche quando si studiano solo uno o pochi oggetti materiali/immateriali che lo costituiscono. Infatti, qualsiasi territorio non va mai considerato come un mondo chiuso poiché fin dagli albori della storia umana esso partecipa al processo di "apertura" e dilatazione degli spazi: perciò bisogna anche considerare flussi ed idee dall'esterno, così da poter descrivere correttamente la realtà. Del resto, è proprio da questi rapporti che scaturisce l'esigenza di organizzare la ricerca con "salti di scala" (dal locale al regionale o generale e viceversa).

Scala regionale e studio geo-storico

La scala regionale (un territorio di una qualche consistenza per superficie, con caratteristiche proprie) si adatta alla:

  • Regione fisico-naturale: unità spaziale grande o piccola per i caratteri dati dalla natura oppure per motivi climatico-vegetazionali.
  • Regione politico-amministrativa: uno Stato o sue ripartizioni regionali (o provinciali, comunali, locali). In questo caso bisogna tenere presente la variazione degli assetti amministrativi nella storia.
  • Regione funzionale: quella caratterizzata da un assetto economico-produttivo comune (regione agricola, alpina, mineraria, industriale, turistica).

Lo studio geo-storico regionale richiede quindi la piccola con la grande scala. Inoltre, è importante che lo studio parta da un'ipotesi che ricostruisca l'evoluzione globale di un territorio dal passato al presente, con i problemi aperti e le istanze e i suggerimenti finalizzati alla modifica dell'esistente. Una volta tratteggiata la fisionomia della regione, si devono ricostruire le pratiche del potere politico ed economico poiché esse producono una trasformazione dell'organizzazione territoriale.

Da qualche decennio, la geografia storica fa uso anche del metodo retrospettivo applicato alla descrizione/interpretazione dell'organizzazione sociale e territoriale presente. Esso, sebbene ancor meno utilizzato di quello diacronico, ci aiuta a riconoscere gli elementi di continuità con il passato e quelli frutto dell'innovazione: ad esempio si è constatato come gli antichi tracciati di vecchie mura abbiano lasciato traccia, anche dopo la loro distruzione, nel percorso delle strade (come a Bologna o Milano).

Anche la campagna esprime ovunque la stratificazione (per esempio nella forma e nell'orientamento di particelle, confini di proprietà, viabilità, distribuzione degli insediamenti agricoli) che si verifica sempre dopo una svolta politico-sociale radicale. Tuttavia, dacché la trasformazione di un territorio è un processo continuo, per questo è difficile definire i tempi di questo mutamento (periodizzazione): la classica periodizzazione storica può essere usata solo come un utile sussidio o quadro di riferimento, ma non può essere assunta a guida poiché il territorio ha una propria identità.

Metodologie di lavoro e fonti documentarie

L'adozione di metodologie di lavoro come quella spazio-temporale a scale e fonti integrate richiede il ricorso di fonti documentarie scritte e grafiche oltre che l'indagine diretta sul campo (osservazione diretta della realtà nei suoi aspetti paesaggistico-ambientali e nei suoi rapporti socio-economici) mediante interviste agli abitanti per recuperare la memoria orale dei luoghi e dei suoi eventi. Le basi di partenza di ogni studio o ricerca sono le biblioteche ove mettere a punto un primo quadro bibliografico con la più aggiornata letteratura critica: al riguardo esistono testi bibliografici ed enciclopedici, ma in genere appaiono ormai desueti, perciò è necessario intraprendere la strada più lunga e faticosa dell'esame degli schedari e dei cataloghi "a soggetto" o per argomento. In seguito, una volta delineata un'ipotesi di lavoro, bisogna poi allargare il quadro delle conoscenze tramite fonti edite ed inedite partendo da quelle che sono state già analizzate negli studi considerati.

Per far ciò occorre quindi rivolgersi ai grandi archivi comunali e centrali di Stato (per i quali abbiamo ormai inventari d'insieme a stampa) oltre che parrocchiali per la demografia: in tutti questi enti è possibile infatti reperire la documentazione originale "indiretta" ovvero quella prodotta non per la storia ma per i bisogni del governo del territorio (i più saldati di fatto alla realtà).

Fonti primarie e strumenti di lavoro

Le fonti primarie e gli strumenti basilari di lavoro delle discipline geografico-storiche e storico-territoriali sono da considerarsi le rappresentazioni grafiche dello spazio, soprattutto quelle cartografiche e pittorico-vedutistiche (visibili in molte istituzioni museali, biblioteche o raccolte specifiche), oltre che le fotografie dalla metà dell'800 (disperse tra enti e collezioni antiche private) e le foto aeree dai '30 del '900 (conservate all'I.G. Militare di Firenze e presso gli specifici uffici delle Regioni).

Grazie alle cartografie storiche è possibile verificare criticamente, ordinare e sistemare innumerevoli dati ed informazioni di natura scritta, orale ed "oggettuale" (nonché elaborare costruzioni cartografiche nuove su quadri spaziali d'insieme o su selezioni tematiche con riferimento ad un preciso arco cronologico di tempo).

L'uomo e la rappresentazione dello spazio

Fin dalla Preistoria, l'uomo deve necessariamente appropriarsi mentalmente dello spazio, sia per le sue esigenze vitali che per i suoi spostamenti: ciò lo vediamo ad esempio in disegni nonché vere e proprie rappresentazioni e mappe spaziali costruite su rocce in Val Camonica. Già alla metà del I millennio a.C., con Pitagora, si applica il sapere astronomico e matematico all'arte della rappresentazione spaziale: ciò nasce dalla consapevolezza degli antichi riguardo all'approssimazione di ogni procedimento di traduzione sul piano mediante l'artificio delle proiezioni su carte geografiche (ribattezzate TABULAE) dell'intera superficie terrestre o di una sua porzione che ha una forma sferica.

Le cartografie scientifiche o speditive (frutto di misurazioni ed osservazioni di funzionari statali, viaggiatori privati o scienziati) proprie del mondo antico furono indispensabili strumenti ge...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RickP00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia storica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Morri Riccardo.
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