Prologo
Il termine psicanalisi presente nel titolo non va intesa come la psicanalisi tradizionale introdotta da Freud, ma è un’indagine che non si limita al fenomeno esterno, ma che scava nella profondità delle fenomeni. Per poter realizzare questo progetto non serve solo la scienza con la sua oggettività e il suo rigore né la psicanalisi che studia le viscere del problema, ma servono anche tutte quelle discipline che vanno dalla filosofia alla religione, letteratura, arte ecc. È una filosofia del profondo che analizza il tutto attraverso un approccio completo avvalendosi di figure psichico-simboliche – mitiche. Senza allontanarsi dal rigore scientifico l’indagine si accompagna anche di queste ulteriori figure più vaghe ed indefinite. Si parte da Jung il quale introdusse l’idea di archetipo ovvero di immagini collettive primordiali che ereditiamo e che stanno alla base della nostra conoscenza e che modellano tutta la cultura. Fondano tutte le discipline: scienza, politica, economia.
Secondo Galtung qual è l’origine della pace? L’origine è proprio la violenza, pace significa agire non violentemente. Per poter studiare la pace occorre analizzare la violenza. Le motivazioni della violenza non sono spesso razionali, a volte sono inconsapevoli, irrazionali e dobbiamo analizzare i motivi che spingono i singoli o i popoli a commettere tale fenomeno. La pace però pretende comportamenti pratici, concreti e non meri ragionamenti, ma questa è un’indagine che parte dal profondo, prevede un cambiamento magari lento, ma efficace. Le fonti più importanti sono Jung, la psicologia del profondo e alcune dottrine del Buddismo.
Parte 1: L’eredità di Caino
Capitolo 1: Le guerre di uomini e dei
Per comprendere la pace dobbiamo capire anche la violenza (Galtung). Nell’uso comune tendiamo ad unire i termini guerra e violenza per indicare la stessa cosa. La vera natura della guerra – Risè dice che nel pensiero moderno facciamo ricadere le cause della guerra nella politica. Si fa la guerra per risolvere esclusivamente problemi politici. Questo però non basta, l’origine della guerra va riscontrata nell’anima dei popoli, qui agiscono gli archetipi, gli dei dal simbolismo mitologico-religioso. Affinché una guerra inizi c’è bisogno che gli archetipi degli dei irrompano sul campo di battaglia e si impadroniscano delle passioni degli uomini. Per affrontare la guerra dobbiamo anche indagare sull’origine, sulle dinamiche oscure. La dinamica si può tradurre nel principio di distruzione-costruzione, Eros e Thanatos, la matrice della guerra è il rilascio, la liberazione di forti passioni, pulsioni soprattutto quella fallica, erotica che viene soppressa. C’è anche nella guerra la contrapposizione staticità-nomadismo nella guerra gli uomini si muovono, c’è un cambiamento geografico, ma anche naturale – passaggio di specie da uomo ad animale. Lo stato rappresenta la staticità che emana leggi stabili che regolamenta la vita individuale, la guerra invece rompe la fissità – il concetto di macchina da guerra – Deleuze.
Questa veramente è la ragione per cui gli uomini fanno la guerra? Risè dice che l’uomo generalmente è buono però se dominato dalle forti passioni, dalla violenza erotico-pulsionale l’uomo è teso a sfogarsi, questo però non è del tutto vero: esistono anche uomini malvagi che fanno violenza senza provare pietà (i sadici, torturatori assassini seriali ecc.), poi ci sono uomini né buoni né cattivi, persone che fanno del male solo per obbedire ad un ordine, per completa sottomissione – esempio Arendt - La banalità del male ci sono persone che fanno il male senza essere consapevoli, si trovano in contesti tali, in uno stato di completa sottomissione da non rendersi conto delle atrocità che commettevano (La Arendt fa l’esempio dell’ex gerarca Eichman, lo descrive come un uomo comune, padre di famiglia, durante il suo processo al quale la scrittrice – filosofa partecipò Eichman sembrava avere uno sguardo perso nel vuoto, sembrava quasi incosciente di ciò che gli stesse capitando).
Altra caratteristica della guerra – all’interno di uno stesso gruppo gli uomini contengono le passioni per poi sfogarle contro altri gruppi, è un processo psicologico fa sì che l’uomo degradi lo status del suo nemico, quest’ultimo viene considerato inferiore, quasi un animale. È un processo di disumanizzazione del nemico, questa concezione esiste sin dall’antichità fin dai primi bassorilievi ittiti i quali rappresentavano i nemici più piccoli e con caratteristiche comuni agli animali. L’uomo deve rispondere al comando NON UCCIDERE TUO FRATELLO E UCCIDI IL NEMICO. Tutti gli uomini anche i più buoni sono i fautori delle più grandi torture e atrocità, l’uomo si dimentica delle regole, delle inibizioni e sfoga tutte le ire. Facciamo passare la nostra aggressione come autodifesa, la guerra come un dovere o lavoro oppure seguiamo le azioni degli altri.
Nell’azione bellica però vengono messi in risalto anche buone qualità come: coraggio, solidarietà, sacrificio, compassione, creatività. Basti pensare alla Seconda guerra mondiale: Ebrei protetti nelle case, eroismo partigiano ecc. C’è dinamica, c’è organizzazione militare economica, le industrie dei nuovi armamenti, la politica interna, propaganda, politica esterna come la diplomazia ecc. Non sono azioni istintive, sono azioni razionali. Particolare importanza viene data alla politica – la guerra alla fine è uno strumento della politica ritorniamo alla teoria di Risè all’inizio, la guerra è mossa quindi da scopi ben chiari al di là della violenza, delle azioni irrazionali e impulsive dei soldati. La vera guerra ha luogo tra Stati, comunità ben organizzate. La guerra quindi è anche politica, ma non solo, è anche la somma di molti altri fattori, la politica crea l’occasione affinché la guerra possa avere luogo.
Le guerre che però si combattono sempre più a distanza, con le armi sempre più tecnologiche, alla base c’è anche l’astuzia, l’inganno e la ragione. La guerra non è solo spinta da un’azione eroico-pulsionale, ma anche da astuzia politica, ragione, basti pensare alla Guerra di Troia (distruzione, violenza, ma anche ragione e astuzia). Si tende però a legittimare la guerra – la guerra viene vista come un bisogno dell’uomo di autoimporsi, perché attiva molti valori - Bonvecchio esalta le virtù, il coraggio.
Schema riassuntivo:
- Rapporto violenza-guerra
- Non c’è guerra senza violenza,
- Nella guerra non c’è solo violenza (valori, politica, astuzia e ragione e anche violenza).
- Nella guerra ci sono diversi tipi di violenza
- C’è violenza senza guerra.
Queste due parole non sono uguali, ma sono spesso collegate e convivono nello campo semantico.
Capitolo 2: Marchio del sangue
Dopo aver distinto guerra e violenza, parliamo di quest’ultima. La violenza è il danneggiamento di chi viene assalito, può essere fisico come ferimento o uccisione oppure qualsiasi tipo di ingiuria verbale, poi può avvenire direttamente colpendo esplicitamente un singolo o gruppo oppure indirettamente per esempio parlando male alle spalle. Inoltre la violenza viene definita come insulto evitabile ai bisogni o alla vita della vittima. La violenza crea un abbassamento dello status dell’ente coinvolto, la sua condizione di vita viene peggiorata e poi la violenza è un insulto evitabile e non necessario e non inevitabile. Coloro che subiscono violenza sono tutti gli enti che hanno subito una riduzione del proprio status e quindi sia esseri animati che inanimati.
Chi sono i veri attori della violenza? Per esempio una roccia cade e ferisce un uomo – ha compiuto violenza? No, perché l’azione degli oggetti è causata da una legge fisica deterministica di causa-effetto che fa sì che la roccia cada, quest’azione non può non accadere in questo modo. Le rocce non hanno scelta. Però un animale che mangia un altro animale o un uomo che uccide o ferisce sono fenomeni uguali? No, gli animali possono non cibarsi di altri loro simili, lo stesso vale per l’uomo, ma quest’ultimo ha la facoltà di poter scegliere, di avere un’alternativa; per gli animali è solo un cieco movimento vitale (determinismo, staticità dell’inanimato e libertà-dinamicità). L’alternativa fa parte inevitabilmente della vita dell’uomo, ha dinanzi a sé una continua serie di biforcazioni che si ripropongono e ripropongono senza sosta, la vita è mobile, fluida e non predeterminata. Vivere ti porta inevitabilmente a fare scelte.
Qual è la matrice della violenza? La vita. Non è una roccia che cade, i protagonisti sono gli esseri viventi con i loro processi vitali. Riassumendo: la violenza è un insulto che tende a ridimensionare, ridurre lo status di un essere vivente o non vivente. La vita è la matrice della violenza, la vita si nutre della vita. Noi mangiamo altri animali e altre piante che a sua volta mangiano animali più deboli. Questo è inevitabilmente il processo vitale, la vita si basa sullo sterminio. Gli animali sono eterotrofi ricavano la loro energia dalla materia vivente già costituita e prelevata da altri organismi viventi o morti, a tutto ciò si oppone il processo autotrofo delle piante, da sole ricavano energie. Gli organismi eterotrofi per poter vivere devono attuare la violenza, ma tutto ciò non basta, non viene attuata solo per motivi di autoconservazione, questo non spiega la depredazione di un animale nei confronti di qualcosa che mai mangerà o l’uccisione di una persona per gelosia.
Quindi dopo aver accettato quella violenza funzionale finalizzata all’autoconservazione, perché questi esseri, enti commettono altri tipi di violenza, non sono già sazi in senso nutritivo-auto conservativo? Alla fine al di là dell’azione violenta necessaria vi è anche quella non necessaria, ma che esiste e riguarda principalmente la vita evolutiva, si deve però fare un’ulteriore distinzione tra animali e uomini – mentre gli animali anche i più evoluti quando assalgono violentemente una preda, rispondono comunque alla loro natura, ai loro istinti senza curarsi della scelta del bene-male. Gli uomini invece hanno qualcosa in più, la loro natura è più complessa, hanno dentro di sé la facoltà, la possibilità di scegliere, di valutare e di evitare certe azioni, però sin dalle origini hanno iniziato a compiere violenze non solo per nutrirsi, l’uomo è diventato padrone di tutto il creato, ha conquistato la natura, gli animali, ha conquistato tutto e adesso non gli rimane altro che avere come nemico se stesso Homo, Homini, Lupus. Quindi il vero protagonista della violenza è l’uomo.
Le violenze non necessarie possono essere di moltissimi tipi, paradossalmente anche l’ignavia è una violenza – il lasciar morire una persona per strada è sinonimo di cattiveria anche se non diretta. Galtung fa una distinzione tra violenze dirette – esercizio di forza bruta su oggetti o cose e violenza strutturale – dovuta dall’emanazione di un provvedimento di legge, oppressioni sociali economiche e religiose da cui però ne deriva una violenza interiore ovvero la conseguenza a livello psichico della violenza strutturale. L’uomo fa violenza perché non si accontenta di sopravvivere, l’uomo è egoista pensa innanzitutto al proprio bene (Caino – Abele).
Capitolo 3: L’orma dell’animale
Anche la scienza si è occupata della violenza. Nel 1986 a Siviglia fu scritto la dichiarazione sulla violenza promossa dall’ONU. La violenza viene quindi esaminata su 3 punti: genetica, neurofisiologia e evoluzionismo. Viene negata la teoria secondo la quale la violenza è insita geneticamente nella natura aggressiva dell’uomo, la violenza è scaturita non direttamente, ma in relazione con il rapporto con il mondo esterno che fornisce all’uomo delle potenzialità delle opportunità – se ci fosse un solo uomo al mondo e il mondo fosse un grande deserto senza niente, l’uomo non commetterebbe violenze. Il tutto dipende dal contesto.
Neurofisiologia: sostengono che il sistema nervoso è aggressivo e che provoca comportamenti aggressivi in risposta a stimoli, e il tutto è in relazione all’ambiente. Approccio evoluzionistico: si sono studiati i comportamenti del genere umano in relazione con gli altri e la conclusione è stata che si mette in risalto sia la violenza, la leadership, la forza sia la cooperazione e aiuto reciproco. Queste idee fanno ricadere la violenza nel bios, nel mondo che ci circonda, ma la violenza sta nell’umanità pur non essendo qualcosa di insito di genetico, la violenza è qualcosa che sta radicata nella vita. L’atteggiamento aggressivo dell’uomo è molto complesso e deriva da molti fattori influenze sociali, allevamento. Si cerca di respingere ogni tipo di determinismo biologico, tutte le specie sono in continua evoluzione anche l’uomo, il quale non è del tutto succube ed estraneo del “maleficio della violenza”, ma può in qualche modo governarla, controllarla.
Capitolo 8: Linee del volto oscuro
La violenza è vitale, non può essere in qualche modo eliminata, fa parte del processo vitale, però può essere limitata e controllata. La causa della violenza è un mixtum compositum è un unione di vari fattori: gli istinti, l’educazione, l’ambiente sociale. Ma la violenza è dinamismo vitale che non può essere eliminato. Però l’uomo può intervenire per attenuarne il peso, per trarne dei benefici. Tutti i tipi di violenza anche quella non necessaria sono finalizzate all’evoluzione, al processo di civiltà, permette di trasformare le tradizioni legate alle nostre origini in forme positive e civilizzanti. La violenza è la matrice del cambiamento, della trasformazione.
Parte 2: Il canto di Orfeo
Capitolo 1: Placare le belve
Adesso parliamo di pace, la pace la fanno gli enti animati e non quelli inanimati che si limitano a sopravvivere. Nella visione comune la pace è l’antitesi della violenza, se c’è la pace non c’è la guerra e viceversa. Si annullano a vicenda – esempio il canto di Orfeo, il quale placava le belve con il suo canto, la pace nasce dal suo canto e ha posto fine all’ira, alla violenza delle bestie (questa visione della pace viene chiamata pace-negativa). La violenza si sa non può essere mai debellata completamente in quanto fa parte della vita, della bios. Se la pace la sconfiggesse completamente, sarebbe una contraddizione alla vita stessa, viene vista come NON-VITA. L’uomo non deve aspirare ad una pace eterna, assoluta, all’Eden tutto ciò sarebbe contro natura. La pace è una pace relativa, si deve garantire l’esistenza di un mondo dove tutte le cose possano trovare il loro spazio, possano convivere malgrado i loro conflitti. La violenza è vita, ma la vita non è violenza. La violenza è inevitabile, un uomo che crea qualcosa o un uccello che crea un nido, commettono violenza, ma è una violenza che porta a dei benefici, è costruttiva. La diminuzione di status c’è, ma è il modo che cambia e che è importante – ad esempio un uomo che uccide non crudelmente, un’esecuzione capitale eseguita con umanità, sono attenuazioni della violenza e non la sua eliminazione. Pace significa anche costruire dei luoghi di tregua: case, nidi dove le persone possono vivere felicemente. L’uomo ha sempre sognato una pace universale, astratta i vari Eden, paradisi terrestri ecc, ma questi sono soltanto utopie, l’uomo deve tendere ad una pace concreta quindi al particolare e non all’universale. I veri protagonisti non sono gli animali, ma l’uomo. L’uomo innanzitutto può regolare i propri impulsi violenti, e trattare il suo processo nutritivo-autoconservativo attenuandone l’impatto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Filosofia del diritto, prof. Roversi, libro consigliato Le grandi correnti della filosofia del diri…
-
Riassunto esame Filosofia del Diritto, prof. Faralli, libro consigliato La Filosofia del Diritto Contemporanea
-
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Lo Castro, libro consigliato Jacques Lacan e il problema della tecnica in…
-
Riassunto esame Pedagogia Generale, prof. Galanti, libro consigliato Cinema e Psicanalisi, Metz