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L'età regia e i caratteri originari della comunità cittadina

La tradizione fissa la nascita di Roma a metà dell'VIII secolo a.C., in particolare all'anno 753. Si colloca su Palatino, in una posizione geografica ottima: è vicino al Tevere, tra gli etruschi a Nord, Albalonga al centro e la Magna Graecia a Sud.

Come l'archeologia ha constatato grazie a dei ritrovamenti archeologici, è possibile la presenza di un insediamento già a partire dal IX e VIII secolo a.C. Roma si presenta, già dalle sue origini, come una comunità territoriale (civitas) i cui abitanti partecipano attivamente al governo di essa.

La città riconosceva i cittadini liberi (cives) di sesso maschile, idonei a scegliere un capo e a essere guerrieri. La città era divisa in due parti. L'urbs era il luogo destinato a essere sede della comunità, e al suo interno si trovavano i centri politici, militari e religiosi della città. L'ager Romanus era, invece, il territorio appartenente alla civitas, soggetto ai mutamenti urbanistici e di estensione.

La figura del rex

L'istituzione caratteristica di questa fase è quella del rex. Egli era il capo politico, militare e religioso della città. La carica regia è monocratica, ma la tradizione dice che ai tempi di Romolo egli regnasse insieme a Tito Tazio, fino alla morte di quest'ultimo. Il rex non doveva essere per forza appartenente a una città, ma poteva anche essere uno straniero.

I poteri del rex erano quanto mai estesi e si definiscono con il termine di potestas regia, cioè una posizione di superiorità rispetto a coloro su cui esercitava il potere. Il rex era sommo sacerdote, interprete quindi della somma volontà divina. In quanto capo politico, gli spettano i poteri di organizzazione della vita pubblica tramite specifici enunciati chiamati leges regiae. Aveva anche il potere di coercitio, poteri di polizia necessari per mantenere l'ordine pubblico.

Come capo militare, il rex dispone di imperium: ha quindi la facoltà di rivolgere ordini ai quali i sottoposti non possono sottrarsi in alcun modo. In assenza del re veniva delegato un praefectus urbis.

Il senato e le assemblee

Veniva poi l'assemblea dei patres o senato. Secondo la tradizione, i primi senatori furono scelti dal rex al momento della fondazione della città tra i personaggi più eminenti delle gentes che avevano dato vita alla città. Avevano il compito di rilasciare consulta (pareri) di politica interna ed estera al rex e avevano l'auctoritas di ratificare gli atti in quanto depositari degli auspicia.

Essi e i loro discendenti facevano parte dei patricii (patrizi), che erano gli unici a poter occupare l'ager pubblico e poter avere cariche senatoriali e sacerdotali.

Veniva poi l'assemblea popolare, cioè i comitia curiata, organizzata in curie, cioè in insieme di uomini. La curia veniva convocata nelle riunioni in cui si discutevano i problemi comuni e si compivano cerimonie religiose.

L'ordinamento consolidato delle curiae ce le descrive in numero di 30: questo numero non era casuale, ma si basava su uno schema ternario coordinato con la popolazione già distinta in tre gruppi, probabilmente in base alle loro origini cittadine. Questi gruppi erano i Ramnes (discendenti di Romolo), i Tities (discendenti di Tito Tazio) e i Luceres (di origine sconosciuta). Il voto, nelle assemblee, si esprimeva non per testa, ma per curia. Quando l'assemblea era cittadina non si parlava più di comitia curiata, ma calata.

Distinzioni sociali

L'attività militare era in mano all'exercitus, cioè a coloro che erano in grado di poter combattere. Era composto, nella primissima fase, da una cavalleria e da una fanteria. Le spese per l'armatura e le armi erano a carico dei soldati. La cavalleria era appannaggio degli abbienti, mentre la cavalleria si componeva grazie a un'operazione di reclutamento di 3000 fanti, 100 per ogni curia.

  • Liberi e schiavi. Roma aveva da sempre ammesso la schiavitù. La condizione servile incideva sullo schiavo anche a livello giuridico (ed era trattato alla stregua del bestiame). Si era schiavi generalmente per prigionia di guerra, ma anche per nascita. I discendenti di una schiava saranno anch'essi schiavi. Erano ammesse le manomissioni, cioè gli atti di liberazione di uno schiavo e della sua successiva acquisizione della cittadinanza.
  • Patrizi e plebei. Questa divisione non era una differenza economica, ma di casta. I patrizi erano appartenenti a una gens, cioè a un'unione di famiglie che avevano unità anche politica. Si creava tra queste famiglie un'unione solidale, economica. Mantenevano anche un "nomem gentilicium" comune. I plebei invece "gens non habent", cioè erano strutturati solo su famiglie. Le due categorie ebbero diversi divieti, tra cui quello di matrimoni tra classi diverse. La differenza, in ogni caso, non valeva nei comitia curiata, ma in senato.

Non tutti gli abitanti della città erano cives. Ai cives era riconosciuta una condizione privilegiata: potevano concorrere al governo della città e alle cariche pubbliche, ma erano sempre sotto l'influenza dei patrizi, ai quali, se plebei, potevano unirsi tramite rapporto di clientela.

L'influenza etrusca

Un secolo dopo la sua fondazione, Roma finì in mano agli etruschi. Questa svolta costruì le basi per la caduta del regnum. I re etruschi si insediarono in maniera completamente diversa, e in particolar modo attuarono una serie di riforme radicali, soprattutto verso il senato.

Le conseguenze furono varie. Dal punto di vista urbanistico, Roma si espanse. Crebbe una nuova classe sociale, quella dei "nuovi ricchi", ma soprattutto ci fu un cambiamento nell'assetto delle cariche. Il rex viene "laicizzato", e a lui spetta solo il comando militare. I re etruschi attuarono importanti riforme militari. A Tarquinio Prisco si deve l'esercito di 3000 fanti con armatura oplitica. A Servio Tullio la leva militare con la formazione dell'ordinamento centuriato.

I senatori aumentarono per far entrare al potere anche le famiglie etrusche. Al sistema delle curiae fu affiancato quello delle regiones, quattro distretti che presero il nome di tribus, ciascuno dei quali effettuava le leve delle centurie divise in classis. Da questo momento, alle curiae si affiancano quindi le centurie, e la popolazione poteva votare non solo per curia, ma anche per centuria.

La libera res publica

Il passaggio dal regnum alla libera res publica fu causato da una sollevazione interna contro Tarquinio il Superbo nel 509 a.C. La rivolta provocò la deposizione del re e l'elezione al suo posto di due capi (forse chiamati consules già all'epoca) di durata annuale, ciascuno con pari poteri e quindi in grado di operare solo concordemente.

La conseguenza più immediata di questo cambiamento politico fu il ritorno del conflitto patrizio-plebeo.

  • I patrizi si erano riappropriati del controllo politico della città. Furono loro, infatti, a deporre l'ultimo re etrusco, che troppo li aveva indeboliti. Si era inoltre stabilito che i consoli potessero essere solo patrizi;
  • Nel 494, dopo la vittoria contro i Volsci, i plebei constatarono l'impossibilità di modificare, da parte del senato, la condizione dei debitori verso i loro creditori e di intervenire sulla questione dei debiti. Fu l'occasione per la secessione della plebe, che si rifugiò sull'Aventino. La secessione ebbe risultati importanti: primo fra tutti, la conferma del rilievo politico dell'adunanza plebea (concilium) e delle sue deliberazioni (plebiscita) e il riconoscimento ai capi (tribuni) plebei di intervenire contro le decisioni consolari;
  • La stabile organizzazione servì per arginare l'arroganza patrizia; solo in seguito ci fu un superamento delle antiche discriminazioni costituzionali;
  • Lo spostamento sul piano istituzionale di questo scontro si ebbe tra il 451 e il 450 a.C. quando al potere salirono non i consoli, ma un gruppo di dieci persone (decemvirato) con poteri illimitati (sine provocatione) e con il compito di redigere leggi scritte. L'esperimento non ebbe successo. Il primo decemvirato, quello eletto nel 451, fu moderato e si applicò alla redazione di dieci tavole di leggi. Il consenso ottenuto da questo primo decemvirato spinse le istituzioni a crearne un secondo, nel 450. Esso, autore di altre due tavole di leggi, operò con soprusi e violenze, che portarono alla fine dell'esperienza decemvirale e al ripristino delle vecchie istituzioni;
  • Le XII tavole diventarono comunque il corpo di norme che i romani considerarono come il fondamento del loro ordinamento giuridico.

Gli anni che seguirono furono di grande instabilità politica, a cui si diede una tregua solo nel 367 con la pubblicazione delle leggi Liciniae Sextiae che prevedevano la possibilità per un plebeo di accedere al consolato. Patrizi e plebei mantennero le loro identità e caddero solo le più gravi discriminazioni politiche. Una lex Hortensia dispose nel 287 una valenza generale, pari a quella delle leges comiziali, delle delibere del concilio plebeo.

Le magistrature

Le magistrature erano composte da capi temporanei a cui vennero dati tutti i poteri del rex. Essi finirono per chiamarsi magistratus.

  • Ai magistrati si affiancarono presto nuove figure: prima i questori, poi i censori e alla fine i pretori e gli edili curuli. A queste cariche (dette ordinarie perché elette annualmente, o quasi) di affiancarono quelle straordinarie, a cui si ricorreva solo in situazioni di emergenza (come il dictator).
  • Il sistema era configurato in modo che per ogni magistrato dotato di una potestas ce ne fosse affiancato un altro di pari potestas, e si andò a formare un ordine (cursus honorum) gerarchico da dover seguire per intraprendere la carriera politica;
  • Connessa con la potestas è la materia degli auspicia. Stava ai magistrati sumere auspicia, cioè interrogare solennemente le divinità e trarre delle indicazioni di comportamento.

Le magistrature ordinarie avevano una serie di caratteristiche:

  • Sono elettive;
  • La durata delle magistrature è temporanea;
  • Tutte le magistrature sono onorarie, non comportano cioè un compenso;
  • Tutte le magistrature comprendono una pluralità di titolari (in alcuni casi vigeva il principio di collegialità).

Ruolo dei consoli e altre figure importanti

Bisogna distinguere i consoli da tutti gli altri magistrati.

  • I consules avevano potere praticamente illimitato. A loro spettava l'indirizzo politico della città e tutte le competenze che non siano state attribuite specificatamente ad altri magistrati. Questa importanza ebbe un motivo storico. I consoli, infatti, erano subentrati al rex, e ne avevano ereditato tutte le funzioni;
  • I primi magistrati ad essere affiancati ai consoli furono i questori, che ebbero diverse funzioni, tra cui quelle civili, militari e giurisdizionali;
  • Venivano poi i censori, nati per provvedere alle operazioni di censimento (necessarie per definire la consistenza patrimoniale dei cives e la loro collocazione nell'organizzazione politico-amministrativa), e spesso avevano anche il compito di monitorare il comportamento dei cittadini e di marchiarli con una ignomia. L'attività dei censori si chiudeva con una cerimonia chiamata lustrum;
  • Al pretore (istituito con le leges Liciniae Sextiae) spettavano poteri militari e di sovrintendenza alla città;
  • L'edilità curule (sorta anch'essa con le leges Liciniae Sextiae) si occupava della cura urbis (polizia urbana), della cura annonae (approvvigionamento e polizia dei mercati) e della cura ludorum (organizzazione delle feste pubbliche);
  • Con la fine della contrapposizione al patriziato, anche il tribunato e l'edilità plebea diventarono organi di governo.

I poteri magistratuali dipendono dalle competenze di ciascuna figura. Il principio generale è che una carica non può occuparsi dell'ambito dell'altra. Consoli e pretori avevano il potere di imperium, cioè di disporre ordini a cui non si poteva assolutamente trasgredire, di natura tipicamente militare. Alcuni magistrati avevano poteri di coercitio, cioè di infliggere sanzioni a chiunque non rispettasse i loro ordini. Il console poteva servirsi dell'ausilio di un praefectus urbis.

Le promagistrature

Per non interrompere l'attività di comandanti militari in campagne favorevoli, si decise, alla fine del IV secolo, di prolungare l'imperium dei magistrati fino alla fine delle imprese. Chi era consul, quindi, rimaneva a comando come proconsul. Questa prassi venne poi adottata per tutti i magistrati che divennero quindi "pro-magistrati": la loro posizione non derivava da una rogatio approvata dai comitia ma da una prorogatio realizzata da un plebiscitum. Secondo un'opinione diffusa, magistrati e pro-magistrati non potevano essere chiamati in causa per il loro operato (né tantomeno per faccende private) mentre erano ancora in carica.

Il senatus

Il senato aveva un ruolo fondamentale nel sistema.

  • Il numero restò invariato a 300, con esponenti sia del patriziato, sia della plebe, definendo così un concetto di aristocrazia basata non più sulla casta, quanto sulla nobilitas;
  • Al senato spettava la direzione della res publica, tramite il consultum. Il consultum si presentava come un parere rilasciato al magistrato, che di fatto era libero di non seguirlo, ma l'autorevolezza dell'organo che lo aveva rilasciato rendeva impossibile il fatto che il magistrato non vi si conformasse. Così facendo, il senato assicurava la continuità dell'azione di governo, visto che non c'era questione su cui il senato non fosse interrogato;
  • Aveva il potere di interregnum e di auctoritas (approvazione data per le decisioni comiziali);
  • La carica senatoriale era vitalizia.

I sacerdozi

I collegi sacerdotali divennero autonomi e importanti custodi dei culti religiosi, nonché responsabili delle celebrazioni delle feste pubbliche. Grande importanza avevano il collegio dei pontefices e degli augures. I pontefices avevano il monopolio dell'interpretatio iuris ma solo divinum, perché si sviluppò una giurisprudenza più laica. Gli augures, invece, continuavano a essere custodi di auguria e auspicia. Le cariche sacerdotali erano vitalizie.

Le assemblee popolari

Con l'avvento della libera res publica l'attività dei comitia si intensificò. A loro spettava di approvare le rogationes, di pronunciarsi sui crimina più gravi. Non si tratta di novità costituzionali, ma la frequenza con la quale i comitia sono chiamati in causa diventa sempre più rilevante. Affianco ai comitia curiata e centuriata si aggiunsero anche i comitia tributa, divisi per tribù.

L'assemblea per eccellenza (comitiatus maximus) divenne la centuriata: i curiati persero sempre più di importanza, mentre si ricorreva ai tributa nel caso in cui non ci fosse l'obbligo di chiamare in causa la centuriata.

I comitia curiata erano sempre divise in curiae alle quali appartenevano i discendenti delle antiche tribù dei Ramnes, Tities e Luceres. Sopravvivono solo in termini formali. I comitia centuriata raccoglievano tutti i cittadini idonei al servizio militare. Non si sa quanto sia sopravvissuto dell'organizzazione originaria. I comitia tributa comprendevano tutti coloro che avevano sede (o un fondus) in una tribus.

Ai comitia curiata spettava la lex de imperio con cui si autorizzavano i militari all'esercizio dell'imperium militare; ai comitia centuriata spettava la lex de bello indicendo e l'elezione dei magistrati capaci di auspicia maiora e le deliberazioni de capite civis (cioè i giudizi che potevano portare alla pena capitale); tutte le altre deliberazioni spettavano ai comitia tributa.

Accanto ai comitia in senso proprio, rimangono i comitia calata, cioè il popolo riunito in comizio, generalmente per celebrazioni religiose.

L'impero mediterraneo

La costituzione dell'ordinamento della libera res publica era formato da una pluralità di organi che non avevano la possibilità, almeno in linea teorica, di operare senza il consenso degli altri. L'ordinamento repubblicano assorbì in un primo momento le novità date dall'espansione del territorio e dai mutamenti causati dagli squilibri sociali ed economici.

La guerra fu vista non tanto come strumento di espansione, ma come mezzo per assicurare la difesa del territorio occupato. Da questo punto di vista, la guerra era quindi iusta, cioè conforme al diritto, in quanto appunto difensiva.

L'esercito era il primo e più importante strumento di politica internazionale. L'efficacia dell'azione imperiale di Roma non fu data solamente dalla guerra, ma anche dall'uso che i romani fecero della loro forza militare. Si dimostrarono subito capaci di imporre, grazie alle vittorie militari, condizioni che elevavano il livello di benessere delle popolazioni vinte.

La condizione cambiò quando si iniziarono a conquistare territori fuori dalla penisola, cioè le provinciae che, essendo aree ricchissime, furono in grado di favorire cambiamenti nella vita economica e sociale. Le conquiste militari apportarono un gran numero di afflusso di schiavi. Essi tolsero i liberi dai lavori più pesanti e favorirono la nascita del latifondismo.

La classe dirigente si divise in due partiti: coloro che diedero vita alla nobilitas (tutti coloro che avevano come punto di riferimento il senato) e i populares, coloro i quali facevano valere le loro aspirazioni nelle assemblee popolari.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bradnill di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Catanzaro - Magna Grecia o del prof Piro Isabella.
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