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Applicazione della norma giuridica: fattispecie

Quando si deve applicare una norma giuridica, in realtà si tratta di formulare un giudizio, inteso come analisi di un determinato comportamento e valutazione dello stesso, vedendo se questo faccia scattare o meno la sanzione. Perciò, per poter applicare una norma, bisogna effettuare una combinazione fra: dato empirico (realtà) e dato giuridico (norma).

Ogni norma presenta dei caratteri per essere tale, in particolare i caratteri ovvi sono: generalità e astrattezza. Una norma è generale in quanto è indirizzata a una moltitudine indeterminata di destinatari, ed è astratta in quanto si riferisce a un numero indeterminato di situazioni concrete. La situazione concreta giunge in risalto quando praticamente si deve valutare se applicare o meno una norma, e ciò fa appunto accertare se in quella data situazione concreta la norma rientri o meno.

Quando parliamo di applicazione delle norme, facciamo riferimento a un concetto molto importante per il diritto: la fattispecie. Il termine deriva dal latino ed etimologicamente significa “immagine del fatto”. In effetti, ogni norma contiene in sé una descrizione di un fatto con degli elementi che lo caratterizzano, e tale descrizione è definita fattispecie astratta. In sostanza, per capire se una norma può essere applicata o meno, bisogna capire se la fattispecie concreta (fatto reale) rientra in quella astratta (descrizione del fatto insito nella norma).

Questa operazione logica che consiste nel vedere se il fatto reale possa essere inquadrato o meno in quello astratto e, dunque, se la fattispecie concreta rientra in quella astratta, viene definita come: qualificazione della fattispecie (concreta). In molti casi non è detto che a una fattispecie concreta ne corrisponda una e una sola fattispecie astratta, spesso ne corrispondono diverse per cui vi è l’applicazione di due o più norme coordinate fra loro. Ciò varia a seconda della fattispecie concreta che abbiamo di fronte, e ciò va indicato sotto il nome di: combinato disposto (combinazione di diverse norme tra loro).

Oltretutto, i caratteri di generalità e astrattezza rispecchiano la funzione che il diritto si pone alla base, ovvero di organizzare la società, e per mezzo di questi caratteri il diritto garantisce un uguale trattamento a chiunque. Per regolare situazioni particolari o per rispondere a determinate esigenze, possono nascere delle norme un po’ diverse definite come speciali, eccezionali o singolari.

Interpretazione delle norme giuridiche

L’applicazione di una norma non è un processo semplice come sembra, ma in realtà è un processo complesso in cui sono chiamati in considerazione degli elementi importanti. In genere, la fattispecie astratta è definita come premessa maggiore, quella concreta come premessa minore e la decisione legale come conclusione. Quindi, in sostanza, è come se si trattasse di un vero e proprio sillogismo del diritto.

Ma il fatto concreto, nella pluralità dei casi, presenta svariate sfumature che non riescono a farci dire con certezza quali sono e in che modo le norme da applicare. Di fatto, bisogna svolgere anche quella che è comunemente chiamata interpretazione della norma giuridica. L’interpretazione è un’attività finalizzata a individuare sia il corretto significato delle parole che compongono la norma sia i collegamenti sintattici che presenta la stessa per descrivere la fattispecie astratta.

Dei problemi sorgono quando, nonostante l’interpretazione, nel testo si presentano parole ambigue e contrastanti fra loro. Allora, la norma potrà essere interpretata secondo due vie possibili: interpretazione restrittiva e interpretazione estensiva. L’interpretazione restrittiva fa sì che la norma abbia un significato molto più limitato rispetto ad altri possibili, mentre quella estensiva fa sì che la norma abbia un significato più ampio rispetto ad altri possibili.

La norma di per sé ha due possibili significati: testo (insieme di formule linguistiche che la esprimono) e precetto (il significato preciso da attribuire al testo, ovvero la regola vera e propria che è imposta ai destinatari). L’interpretazione aiuta dunque a capire quale dei due significati bisogna prendere in considerazione.

Criteri, limiti e spazi dell'interpretazione

L’interpretazione delle norme non avviene a piacimento di chi le interpreta ma deve seguire regole precise che il diritto stesso indica e deve oltretutto seguire quelli che sono i due fondamentali criteri dell’interpretazione: letterale e logico.

Il criterio letterale ammette che le norme siano interpretate secondo il significato che le parole e il testo esprimono nella lingua italiana. Ma dal momento in cui le parole del testo non sempre hanno un significato unico, si ricorre al secondo criterio, quello logico. Il criterio logico provvede ad analizzare i vari significati che una norma può esprimere e a far scegliere quello che più può corrispondere con l’intenzione del legislatore.

Questo concetto è da intendersi in due modi: sia oggettivo che soggettivo. Soggettivo in quanto provvede a riferirsi alle opinioni/intenzioni di chi ha formulato la norma, e a riguardo si parla di un criterio di tipo psicologico per cui vanno analizzati i lavori preparatori che hanno anticipato la formulazione della norma, nonostante il legislatore non sia inteso come unica persona ma come insieme di persone, attività, gruppi e procedure che hanno provveduto a formularla.

Inteso poi in senso oggettivo, ci si riferisce agli scopi che la norma mira a realizzare e a tal proposito si parla di un criterio di natura teleologica che deriva dal termine greco "telos", che significa per l’appunto scopo. Oltre questi criteri, però, ne esistono altri che aiuterebbero la comprensione della norma, ovvero il criterio sistematico: tenendo conto di norme giuridiche che trattano della medesima materia e che dunque sono collegate in qualche modo, e il criterio storico: collegando la norma attuale a tutte le norme che l’hanno preceduta e che hanno regolato le stesse materie.

Il criterio letterale a volte può essere messo da parte solo se esistono argomenti e ragioni ancora più forti, in quanto le parole del testo hanno...

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Victoria.98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bucelli Andrea.
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