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autoregolamentazioni e strutture di controllo interne alle banche.

Cap. 4 Dal mercato chiuso alla regulation europea.

Negli ultimi 70 anni sono mutati:

oggetto e settore della disciplina: prima era il settore creditizio, adesso ci sono molteplici

• attività delle banche: intermediari del credito e del mercato, mobiliare, investitori

istituzionali,partecipazioni al capitale di imprese industriali, editoriali, infrastrutturali,

erogazione di ausili finanziari pubblici, polmoni finanziari per investimenti pubblici.

Struttura giuridica dei mercati bancari: prima erano divisi tra credito ordinario e speciale,

• chiusi in un ambito nazionale e contingenti alla politica della banca d'Italia.

Successivamente si ha il fenomeno delle banche universali, mercati aperti, concorrenziali

secondo regole europee, sconfinati e telematici. Una volta inoltre erano divisi in bancario,

finanziario, assicurativo e adesso sono adesso interagenti.

Evoluzione tecnologica → esempio: moneta elettronica

• dalle banche centrali nazionali si è passati alla banca centrale europea, sino alla unione

• bancaria europea.

Dal diritto amministrativo nazionale a quello europeo, al diritto dell'economia sino alla law

• & economics.

Questi mutamenti hanno imposto agli amministrativisti di elaborare diversi modelli ricostruttivi dei

sistemi ordinamentali. A essi si è accompagnato il mutamento dei campi d'interesse dei giuristi, i

quali si sono occupati in origine della disciplina del solo credito poi della legislazione bancaria e

infine della regolazione del mercato bancario. Ed anche i materiali costruttivi utilizzati, le formule

organizzative, soggetti pubblici dell'ordinamento, funzioni sono cambiati.

DALLA L.BANCARIA 1936 ALLA COSTITUZIONE:

Giannini nel 1940 pose come elementi essenziali:

1. funzione creditizia → interesse pubblico per assicurare la tutela del risparmio

2. la direzione e il controllo di essa era affidata ad una branca della p.a. → ministero del

tesoro, CICR, comitato dei ministri e ispettorato affidato alla banca d'Italia. Il comitato

assicurava il collegamento fra la funzione creditizia e l'indirizzo politico della nazione; il

ministro aveva la responsabilità politica e l'ispettorato curava l'amministrazione degli

interessi pubblici, sovraintendendo all'organizzazione e alle attività.

3. Suddivisione fra:

-esercizio del credito a breve e lungo termine

-separazione tra banche e industrie

col divieto di partecipazione delle prime al capitale delle seconde

Dopo la guerra, nel 1949, Giannini definì il credito come un'organizzazione sezionale

/settoriale caratterizzato da un'organizzazione incentrata su autorità di vertice: banca

d'Italia appaiata al ministro del tesoro e cicr (comitato interministeriale per il credito e il

risparmio)le quali mediante una normazione secondaria disciplinano i comportamenti dei

soggetti autorizzati a operare che sono inseriti in un ordinamento chiuso. Tutti gli atti

rilevanti sono sotto il controllo della banca d'Italia con poteri di direzione sull'intero settore

e sui singoli bancari. Quindi l'attività degli istituti di credito era non solo conformata dalla

regole di settore ma anche funzionalizzata dalla direttive della banca d'Italia e cicr.

POTERI DELLA BANCA D'ITALIA:

il modello fu rafforzato dall'art.47 cost. Che elevò a principio la tutela del risparmio affidata alla

repubblica quindi non solo al legislatore ma anche alle autorità creditizie.

La prima revisione del modello di Giannini fu compiuta da Nigro alla fine degli anni '60. le

risultanze della revisione furono:

a) il fatto che il credito fosse assoggettato a poteri pubblici per il perseguimento di fini sociali non

lo qualificava come servizio pubblico non perché non vi era erogazione di esso in favore dei

cittadini.

b) per quanto riguardava l'ordinamento settoriale → dubitava si potesse parlare di una vera

normazione interna e che l'organizzazione fosse autosufficiente.

c) sull'assetto proprietario → sottolineava la fortissima pubblicizzazione del settore dovuta alla

prevalenza di istituti in forma di pubblico comando e la disciplina dell'attività creditizia limitatrice

dell'autonomia delle banche.

All'inizio degli anni 80 Andreatta tentò di limitare la commistione fra politica e mondo bancario in

sede di nomine bancarie da parte del governo, imponendo quanto meno la designazione di

persone qualificate.

Gli equilibri politici generali facevano capo al ministero del tesoro e quelli tecnico-politici alla banca

d'Italia.

Riassumendo il modello era così:

al vertice organizzatorio c'erano le autorità creditizie (banca d'Italia, tesoro, cicr)

• disciplina normativa fondata sulla stratificazione di norme (primarie, secondarie emanate

• da banca d'Italia e cicr)

la banca d'Italia ha poteri di direzione e controllo

la banca d'Italia aveva un ampio strumentario di atti/procedimenti amministrativi: atti precettivi

generali, atti per indirizzare l'attività dei singoli istituti, procedimenti autorizzatori, attività

conoscitive, procedimento di accertamento ispettivo, atti prescrittivi singolari per correggere

disfunzioni, procedimenti sanzionatori sino a giungere a procedimenti ablatori e personali che reali

(liquidazione coatta amministrativa).

Il fondamento di tutti i poteri era l'interesse pubblico alla stabilità e funzionalità del mercato

bancario.

Nell'esercizio dei poteri era amplissima la discrezionalità della banca d'Italia.

Avverso i provvedimenti sanzionatori della banca d'Italia vi era la corte di appello civile di Roma e

non il giudice amministrativo.

La fine del sistema fu dovuta alla determinante comunitaria che perseguiva l'unificazione del

sistema bancario europeo e la libera circolazione dei servizi.

Gli effetti della determinante comunitaria sull'ordinamento bancario italiano sono:

-riforma di molte banche pubbliche a partire della L.Amato 1990

-privatizzazioni sostanziali con la vendita di numerose banche

-emanazione del TUB 1993 con il quale si è armonizzata la disciplina legislativa interna alle

direttive europee.

PARADIGMI DEL NUOVO ORDINAMENTO DI DERIVAZIONE EUROPEA

che trovò la cristalizzione interna del TUB seguito dalla L.sulla tutela del risparmio 2005 sono:

1. indipendenza della banca d'Italia poi costituzionalizzata in forza della sua appartenenza al

SEBC. Ciò ha rafforzato la legittimazione dei poteri di vigilanza, riducendo i poteri del

ministro dell'economia e cicr.

2. Qualificazione delle banche come imprese commerciali con la sottoposizione alla disciplina

del c.c. in materia di società.

3. Liberalizzazione del mercato bancario europeo: tutte le banche possono rendere tutti i

servizi bancari e possono operare liberamente in tutti i paesi della comunità.

4. Venir meno del potere di direzione della banca d'Italia per quanto riguarda sia gli assetti

del mercato finanziario nazionale sia le singole società bancarie. Banca d'Italia ha

conservato ampi poteri d'intervento: preventivi dei rischi e correttivi delle disfunzioni,

sanzionatori e di proposta al ministro di porre una banca in amministrazione straordinaria o

in liquidazione.

5. Ampliamento finalità di vigilanza: dalla stabilità alla realizzazione di un mercato europeo

aperto ed efficiente, concorrenziale.

6. Maggiore trasparenza dei procedimenti interni di banca d'Italia. La legge sulla tutela del

risparmio, successivamente, ha dettato un principio → prima dell'adozione gli atti di

regolamentazione delle autorità di vigilanza vengono sottoposti a consultazione e le

osservazioni ricevute devono essere esaminate.

7. Oggettivazione dei poteri di intervento riducendone la discrezionalità: definendo

indicatori quantitativi e regolamentando le procedure ordinate all'adozione di specifiche

misure.

8. Trasformazioni e fusioni delle società bancarie: di conglomerati finanziari, di vigilanza

consolidata sui gruppi bancari, superamento della separazione azionaria tra società

bancarie ed imprese non finanziarie.

9. Vengono istituzionalizzate varie forme di collaborazione tra le autorità di vigilanza

finanziarie (banca d'italia, consob, isvap) per fronteggiare l'integrazione dei tre mercati

finanziari.

10. Partecipazione di banca d'italia all'organismo europeo di coordinamento delle banche

centrali e delle istituzioni nazionali preposte alla vigilanza.

11. Introduzione di procedure -obbligatorie per le banche- di garanzia dei depositi e di

risoluzione alternativa delle controversie con l'istituzione dell'arbitro bancario e finanziario

e del fondo interbancario di garanzia.

12. Permanenza all'assoggettamento dei provvedimenti sanzionatori adottati dalla banca

d'Italia al giudice ordinario unico (corte di appello di Roma).

La crisi finanziaria mondiale ha costretto le istituzioni europee a ripensare l'ordinamento bancario

dell'unione.

Alla fine del secolo scorso, in attuazione del tfue vengono istituiti la BCE e il SEBC e in relazione

all'introduzione dell'euro la potestà monetaria dei paesi aderenti è stata centralizzata e attribuita

alla BCE sottraendola alla b.c. nazionale.

La crisi finanziaria ha causato dapprima un riflesso di introversione dei singoli paesi con una

riduzione della cooperazione di vigilanza e con l'adozione di misure di intervento statale nelle

situazioni critiche → nazionalizzazioni (in Gran Bretagna), sostegno da parte dello stato di Land (In

Germania) o da parte di un fondo, istituito dallo stato, mediante un prestito garantito da esso e

sottoscritto dalle banche.

La prima risposta dell'unione di tipo istituzionale è stata la creazione di Autorità finanziarie per il

settore bancario, l'EBA → coordina e fa convergere regole e prassi di vigilanza.

Si è poi giunti al SSM → meccanismo unico europeo di supervisione bancaria, incentrato sulla bce,

la quale ha ampliato le sue attribuzioni dalla politica monetaria alla vigilanza bancaria →

estensione alla BCE della supervisione.

Il Processo di Unione bancaria Europea (ancora in costruzione) si fonda su 3 pilastri:

1. SSM → single supervisory mechanism

2. SRM → single resolution mechanism (2016) per la prevenzione e risoluzione delle crisi

bancarie di rilevanza sistemica al cui vertice vi è→ SRB (single resolution board)

3. sistema unico europeo di garanzia dei depositi bancari

Il nuovo sistema organizzatoria è a formazione progressiva e struttura composita e crea

complessità: dalla messa a coerenza dei tre pilastri normativi, al coordinamento con la

stratificazine delle regole europee di settore; al riparto delle attribuzioni si orizzontale (tra BCE e

EBA e tra SRB, BCE, e la commissione e il consiglio europeo)sia verticale (tra BCE e autorità

bancarie nazionali e tra SRB e autorità nazionali di risoluzione).

L'unione bancaria europea è finalizzata all'unificazione dell'ordinamento degli stati appartenenti

all' “area euro” ed anche di altri che volontariamente aderiranno.

Il legislatore europeo distingue fra le funzioni di:

regulation

• supervision (delle banche)

• resolution

Nella law&economics, la locuzione REGULATION comprende tanto la regolamentazione quanto

l'attività di controllo continuativo e di intervento autoritativo svolto da autorità pubbliche nei

confronti degli operatori di un certo mercato in funzione della concorrenzialità ed efficacia del

mercato.

Tali autorità possono essere: indipendenti, governative, regolatorie.

SINGLE SUPERVISORY MECHANISM (SSM)

=nuovo sistema di supervisione sulle banche significative. Conviene esaminare due ambiti:

a) regolamentazione europea delle funzioni di supervisione: la BCE deve coordinarsi

orizzontalmente con l'autorità bancaria europea e nella prassi con le istituzioni europee per ciò che

attiene a direttive e regolamenti.

-la BCE adotta gli atti regolamentari attuativi

-l'EBA adotta gli indirizzi precettivi, attuativi delle regole europee

b) vigilanza o supervisione operativa sulle banche:

il riparto di competenze avviene nell'ambito del SEBC che gode in tutte le sue componenti-la BCE e

le autorità nazionali-della garanzia di indipendenza.

Per quanto riguarda i rapporti inter organici di comministrazione, la BCE ha un ruolo sopraordinato

e decisorio rispetto alle autorità dei paesi adottati all'euro.

Tutte le autorità europee hanno al vertice una struttura collegiale mista in quanto sono a

composizione rappresentativa delle corrispondenti istituzioni nazionali le quali a loro volta hanno

una struttura collegiale a connotazione tecnica.

Tale composizione è in funzione organizzativa e di coordinamento e collaborazione fra i due livelli

di governance del sistema europeo e nazionale.

Nel merito i compiti supervisori assegnati alla BCE sono:

autorizzatori → all'esercizio dell'attività bancaria

• prescrittivi → di requisiti patrimoniali

• valutativi → in via preventiva delle operazioni relativi al capitale delle banche

• limitativi → di tipi di attività od operativi

• impositivi → cessioni di attività ritenute rischiose

• ablatori personali → rimozione di amministratori inidonei o conflitti di interessi

• sanzionatori o revocatori → delle autorizzazioni rilasciate

Strumentali ai poteri decisori sopraelencati:

informativi e ispettivi → fra i primi rientrano i procedimenti di accertamento a fini

• precauzionali condotti anche mediante stress test elaborati dalla BCE assieme all'EBA cui

sono sottoposte le banche significative

La supervisione consiste nel controllo continuativo dell'effettivo conformarsi dell'operatività delle

banche ad una griglia molto fitta di prescrizioni e criteri relativi:

-requisiti che devono essere costantemente assicurati per prevenire rischi individuali e di sistema

-comportamenti gestori degli esponenti bancari

Del nuovo modello organizzativo è necessario qualificare i rapporti fra:

-BCE e EBA → nel 2010 alcune funzioni erano state attribuite all'EBA che era configurata quale

agenzia di coordinamento ed indirizzo delle autorità bancarie nazionali.

Tale impostazione è cambiata per quanto riguarda i paesi aderenti all'euro.

L'EBA è competente per i paesi che compongono l'UE anche non aderenti all'euro.

La BCE ha potestà per i paesi aderenti all'area euro e per i paesi esterni che decideranno di

aderire al SSM.

Le funzioni dell'EBA sono rimaste invariate per i paesi “non euro” mentre è cambiata per i “paesi

euro”.Di conseguenza → sovrapposizione di poteri fra EBA e BCE.

Per ciò che concerne la regolamentazione ai poteri conferiti all'EBA si sono giustapposti i poteri

successivamente conferiti alla BCE di disciplinare mediante regolamenti,l'organizzazione e

l'esercizio della funzione di supervisione a cominciare dai parametri in base ai quali le banche sono

significative.

Per quanto riguarda le funzioni amministrative di supervisione: le competenze dell'EBA sono

circoscritte e vanno dall'accertamento, mediazione nei casi di violazione del diritto dell'UE,

risoluzione di eventuali conflitti di competenza tra autorità nazionali. L'EBA può adottare anche

provvedimenti sostitutivi.

Fa parte invece della supervisione della BCE il potere di intervento nei casi di emergenza, in origine

dell'EBA.

BCE e AUTORITA' NAZIONALI → alla BCE spetta la supervisione delle banche significative. Mentre

alle autorità nazionali di quelle non significative. Questa impostazione è però modificabile per

decisione della BCE che può espandere le sue competenze alle non significative.

Il rapporto di cooperazione tra BCE e autorità nazionali si modula secondo vari tipi di procedimenti

amministrativi:

1. poteri COGESTITI: si articola in due sub procedimenti→ nazionale ed europeo. Riguardano

innanzitutto l'autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria e la revoca di essa.

All'autorità nazionale spetta l'istruttoria, formulazione della proposta alla BCE formalizzata

in un progetto di decisione di rilasciare l'autorizzazione. La BCE deve esprimersi entro 10

giorni max 20. Decorso il termine si considera silenzio assenso. In caso invece di rigetto si

può fare ricorso al giudice amministrativo italiano. In caso di rigetto del progetto di

decisione da parte della BCE si può fare ricorso al giudice europeo.

2. Procedimento di RECIPROCA CONSULTAZIONE: in funzione di coordinamento preventivo

che possono essere a doppio senso: dalle autorità alla BCE e viceversa. La BCE deve

consultare tutte le autorità nazionali sullo schema di regolamento quadro della

supervisione. Deve consultare la singola autorità nazionale competente nel caso in cui

decida di assumere direttamente i poteri di supervisione nei confronti di una banca non

significativa.

3. Procedimento di COLLABORAZIONE OPERATIVA → messa a disposizione della BCE da parte

delle autorità nazionali, di proprie strutture e personale. La BCE può chiedere anche alle

autorità nazionali il distacco o lo scambio di personale.

(Il nuovo sistema europeo di supervisione è venuto meno del ruolo del CICR e del ministro

dell'economia.)

SINGLE RESOLUTORY MECHANISM -SRM-

=meccanismo unico di risoluzione delle situazioni pre-critiche e critiche delle banche, il quale

costituisce il secondo pilastro dell'unione bancaria.

Elementi essenziali:

il termine “resolution” non riguarda solo la soluzione delle crisi ma anche la prevenzione e

• gli interventi precoci nelle situazioni pre-critiche. È un insieme di istituti giuridici diversi che

possono essere usati dall'autorità europea e nazionali per gestire tipi di situazioni per

assicurare continuità delle funzioni essenziali della banca, riduzione perdite e

salvaguardando la stabilità. Le fonti del nuovo sistema di risoluzione sono:

-DIR 2014/59 del parlamento e consiglio

-REG EU 806/2014

i principi-obiettivi sono:

• -prevenzione e cura precoce delle crisi, la resolution in senso stretto cioè soluzione legale

della situazione degli intermediari in crisi.

-Utilizzazione di strumenti di mercato (con esclusione degli aiuti di stato) tanto da

prevedere il bail-in → addebito delle perdite agli azionisti, obbligazionisti, creditori,

depositanti.

-Apprestamento di un regime giuridico speciale che trova assonanze nella prassi delle

procedure amministrative straordinaria e liquidazione coatta amministrativa.

Separazione istituzionale tra le funzioni di supervisione e gestioni delle crisi con la

• creazione del single resolution board il quale è un'agenzia europea autonoma ma collegata

alla commissione europea ed al consiglio europeo.

Creazione di un sistema organizzativo integrato formato da: SRB e dalle Autorità nazionali di

• risoluzione. Nell'ordinamento italiano si è individuata nella banca un'apposita unità di

risoluzione e gestione delle crisi.

Per quanto riguarda la separazione tra le funzioni di supervisione e risoluzione è una separazione

istituzionale e solo in parte funzionale.

Infatti le misure di prevenzione e gestione di pre-crisi sono correlate all'organizzazione e gestione

delle singole banche quindi è difficile scindere supervisione e prevenzione.

Il resolution mechanism ha rafforzato la funzione di precauzione (obbligo del recovery plans) la

quale è consustanziale a quella di supervisione.

Spetta all'autorità vigilante valutare l'idoneità del recovery plan predisposto dalla singola banca

alla stregua dei criteri stabiliti dall'EBA e a cascata della stessa autorità nazionale.

La funzione di supervisione preventiva si estende anche alle situazioni pre-critiche → la banca

d'Italia può imporre l'adozione di specifiche misure o atti necessari e urgenti al fine di prevenire la

crisi vera e propria.

Quanto al nesso fra supervision e resolution, la prima comprende oltre alla precauzione anche la

prevenzione con gli interventi precoci riguardanti le situazioni pre-critiche nelle quali si è palesato

il rischio.

All'amministrazione di rischio, riferita alle banche, competono:

-precauzione

-prevenzione

-i procedimenti risolutori in caso di crisi

al fini di prevenzione delle situazioni pre-critiche le autorità di vigilanza possono:

-ordinare agli amministratori della banca di attuare immediatamente il piano di risanamento

-immediata rimozione di esponenti aziendali

-prescrivere cambiamenti organizzativi e strategie

-inviare amministratori provvisori

La resolution in senso stretto si impone allorché:

-la banca è a rischio dissesto o in dissesto

-il dissesto non può essere evitato mediante alternative di mercato o azioni dell'autorità di

vigilanza

-sussiste l'interesse pubblico ad evitare il dissesto e le conseguenti procedure ordinarie di

liquidazione.

Gli strumenti di intervento di resolution sono:

Procedimento ablatorio reale → espropriazione delle azioni della società bancaria

• insolvente che l'autorità poi cede ad uno o più soggetti terzi o conferisce a un nuovo ente.

Se vi è un valore residuo, viene versato agli azionisti espropriati.

La Banca-ponte → figura soggettiva temporanea appositamente costituita dall'autorità di

• risoluzione alla quale sono conferiti il patrimonio/azioni della società in crisi per ricollocarli

sul mercato o liquidarli.

Prevede la sottrazione alla società insolvente di ASSET, diritti e debiti e il loro

• conferimento ad un asset management che è appositamente costituito al fine di

salvaguardare il valore in vista di una sistemazione definitiva.

Conversione forzosa delle posizioni attive vantate da azionisti, obbligazionisti, creditori e

• titolari di depositi superiori a 100.000 euro, in capitale della società bancaria in crisi al fine

di eliminare dall'interno le perdite subite.

La Resolution in senso stretto delle banche significative non è stata affidat alla BCE ma al comitato

unico di risoluzione → SINGLE RESOLUTION BOARD, cui è preposto un organo collegiale composto

da 5 componenti permanenti e dai rappresentanti delle autorità nazionali di risoluzione. Ha

autonomia organizzativa e finanziaria. Le entrate provengono dai contributi obbligatori delle

banche aventi sede negli stati partecipanti al sistema.

NON è indipendente perché la sua istituzione non è prevista dal TFUE ma solo dalla direttiva Brrd e

regolamento Ue 2014.

il potere decisorio è condizionato→ il comitato,previa attestazione della BCE, dichiara lo stato di

dissesto o di rischio imminente, predispone un programma di risoluzione e lo invia alla

commissione europea. La commissione può accoglierlo e trasmetterlo al consiglio europeo o

proporre al consiglio una obiezione relativa alla sussistenza dell'interesse pubblico oppure all'

importo da destinare all'operazione.

Se entro 24h la commissione o il consiglio non fanno obiezioni, il programma diviene efficace.

SUDDIVISIONE VERTICALE DI COMPETENZE: tra autorità nazionali e comitato

-al comitato compete adottare piani di risoluzione e di attuarli per quanto riguarda banche e

gruppi significativi.

-alle autorità nazionali spetta gestire le risoluzioni riguardanti le altre banche.

La banca d'Italia detta la disciplina attuativa del plesso normativo in materia di SRM e vigila sul

rispetto di essa da parte delle banche e dei gruppi significativi.

Numerose disposizioni prevedono il coordinamento tra il comitato (e la bce)e banca d'Italia, quale

autorità nazionale di risoluzione.

Cap. 5 LA SUPERVISIONE BANCARIA

gli scenari in materia di supervisione bancaria sono imprevedibili e inoltre sono caratterizzata dalla

velocità del mutamento.

Per brevità, possiamo assumere come postulati relativi allo scenario generale:

1. effetti negativi della despecializzazione delle banche e la mancata realizzazione della

necessaria separazione tra i diversi tipi di attività svolte → questo moltiplica i rischi e

stressa le autorità di vigilanza.

2. Incertezza dei confini stessi della regolamentazione

3. diffusione delle fonti di finanziamento alternativi alle banche e la diffusione di vari sistemi

di pagamento.

Si sta passando dalla vigilanza alla supervisione. Sono locuzioni diverse per indicare la solita

attività: disciplinare la sorveglianza e svolgerla nella realtà, dunque prevenire, correggere e

reprimere le disfunzioni, intervenendo a precoce salvamento.

La differenza tra i due nomina juris sottende a un'evoluzione della funzione e del suo modo di

operare: dalla vigilanza prudenziale alla supervisione strutturale con la moltiplicazione e

stratificazione di griglie di regole volte a dare standard unificanti.

L'evoluzione ha investito le due sfere del sistema→ oggettiva e soggettiva

-soggettiva → riguarda tutti gli attori del sistema:

vigilanti o supervisionanti (riallocazione verticale del potere)

• vigilati o supervisionati (concentrazioni bancarie, gruppi di rilevanza europea,

• riorganizzazione della loro struttura)

clienti (risparmiatori e investitori)

tra le finalità canonizzate della vigilanza non vi è più solo la stabilità ma anche la tutela di ciascun

concreto risparmiatore nei suoi rapporti con le banche.

-oggettiva→ per ciò che riguarda la struttura giuridica e l'organizzazione pubblica;

per quanto riguarda la struttura:si registra un' espansione della regolamentazione di vario

• livello, dalla soft law europea alla hard law e una riduzione della discrezionalità nella

valutazione del caso singolo → pià parametri e meno soggettività. La regolamentazione è

fatta da più parametri, standards, soglie tecniche vincolanti. La più recente

normazione,correlata al ssm, muta il modello, la filosofia stessa della vigilanza verso la

supervisione.

Per quanto riguarda l'amministrazione, il fato fondamentale è la riallocazione delle funzioni

• di supervisione verso l'alto: dalla sfera nazionale a quella europea, da quella continentale a

globale.

Sono ora individuati 4 (anzi 3 e mezzo perché quello globale è ancora in incidenza mediata) i

LIVELLI DI SUPERVISIONE:

1. le decisioni degli organismi internazionali, in particolare del financial stability board (organo

intergovernativo) sono soprattutto atti di indirizzo di soft law. Anche per il fsb c'è

un'evoluzione tendenziale: dagli insiemi di indirizzi ai quali i regolatori continentali e

razionali devono dare seguito, alla definizione di parametri. Il fsb ha elaborato un

documento che prevede un innalzamento dei requisiti patrimoniali-una sorta di Basilea4-

per aumentare la capacità di assorbimento delle perdite da parte delle banche più rilevanti.

2. A livello europeo la supervisione in senso lato si compone di tre pilastri:

-regolamentazione di vigilanza

-supervisione operativa

-prevenzione delle crisi

ciascuno trova centri di imputazione giuridica in istituzioni europee:

-EBA e BCE per la regolamentazione

-BCE con le banche centrali nazionali per la supervisione e prevenzione delle crisi. La

separazione fra regulation e supervisione operativa è in realtà più apparente che reale

perché la BCE e l'EBA hanno competenze in entrambe le funzioni.

3. I sistemi nazionali vengono investiti dalla pervasività delle regolamentazioni europee. Le

regole europee sono dettate innanzitutto per le banche significative ma si espanderanno

conformando anche le regole nazionali relative alla vigilanza di quelle minori. Come rileva

Antonucci → ciò costituisce un ostacolo all'applicazione del principio di proporzionalità

della regolazione delle banche minor nei cui confronti si applica il complesso insieme di

precetti dettati per quelle maggiori. All'origine di ciò vi è anche la nostra cultura

amministrativa: dall'unità d'Italia è invalso il dogma dell'uniformità amministrativa che

livella realtà diverse.

4. Controlli interni alle banche → devono essere svolti in continum: autovigilanza che

presuppone una idonea autoregolamentazione e organizzazione interna. Anche per quanto

riguarda l'autoregolamentazione il modello riproduce quello pubblicistico. E consegue una

duplice rilevanza pubblicistica della autovigilanza interna:

-diretta→ ai fini del rapporto con le istituzioni di vigilanza

-mediata→ ai fini del rapporto contrattuale con la clientela

Cap.6 ASCESA E CADUTA DELLE AUTORITA' CREDITIZIE: CICR, MINISTERO

DELL'ECONOMIA E BANCA D'ITALIA.

-IL CICR NEL TUB

l'

art.1,comma1, lettera a) del TUB qualifica come autorità creditizie:

CICR

• ministero dell'economia e delle finanze

• banca d'Italia

il sostantivo “autorità” significa attribuzione di un potere (auctoritas) su una materia/un settore. Il

termine “creditizio” è restrittivo perché ormai le banche svolgono più attività.

Il CICR e il ministero dell'economia sono organi del governo che svolgono funzioni di indirizzo

amministrativo e talune funzioni di gestione amministrativa diretta. La banca d'Italia -all'epoca

dell'emanazione del tub-era l'organismo amministrativo d'apice dell'ordinamento settoriale del

credito.

L'attribuzione piena del “governo della moneta”, l'approssimarsi dell'unione monetaria e SEBC

sono venute configurando la banca d'Italia come autorità amministrativa indipendente.

Già dal primo commentario al TUB fu sostenuto che il CICR era un residuo di un passato dirigista

nel quale era normale l'attribuzione al governo di una funzione di indirizzo politico del credito.

L'

art.2 comma 1 TUB assegna al CICR l'alta vigilanza in materia di credito e di tutela del risparmio

ma non più la definizione della politica creditizia.

C'è la contraddizione tra la connotazione politica del CICR quale figura soggettiva e dello stesso

ministro dell'economia e le funzioni effettivamente assegnate loro, dato che l'alta vigilanza è

sicuramente una funzione amministrativa, più precisamente di alta amministazione.

Alla luce del diritto vivente vanno rilette le disposizioni dell'articolo 2 che disciplina il CICR.

Emergono dati inconfutabili:

la prassi ultraventennale successiva al TUB testimonia un depotenziamento del CICR a fronte di

radicali mutamenti di scenario che hanno visto:

il consolidamento della configurazione di banca d'Italia come autorità indipendente dal

• governo, garantita dai trattati europei e dalla costituzione economica materiale

europeizzazione degli indirizzi politici sia normativi che della supervisione in materia

• bancaria.

Vent'anni dopo lo scenario è mutato. La politica monetaria dei paesi dell'euro è prerogativa della

BCE. La regolamentazione e la supervisione del settore bancario spetta ormai ad agenzie e

organismi europei. Lo scenario risulta sovvertito.

Delle tre autorità creditizie ha conservato un ruolo rilevante solo la banca d'italia in quanto

autorità indipendente nazionale.

Le incidenze più rilevanti nel nuovo sistema istituzionale europeo sul ruolo del CICR e del ministero

dell'economia sono tre:

la consolidata normazione europea che qualifica la normazione nazionale come

• subprimaria

creazione di un complesso organizzatorio di autorità europee che gestiscono le parti più

• importanti del macrosettore bancario

l'attribuzione ad alcune autorità di competenze di regolazione attuativa che riduce il

• residuo spazio precettivo lasciato alle autorità nazionali.

Il CICR è ormai reliquato corpo estraneo. Il legislatore italiano sta procedendo mediante limature

delle singole funzioni del CICR con il dlgs 72/2015 di adeguamento al presso normativo europeo

relativo all'unione bancaria.

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

L'art.3 TUB attribuisce al MEF sia poteri propri che di surrogazione del CICR nelle sue funzioni in

caso di urgenza, salvo l'obbligo di darne notizia al comitato.

Le funzioni attribuzioni al ministro sono:

-determinazione dei requisiti di onorabilità dei soci e di onorabilità, professionalità e indipendenza

degli esponenti aziendali delle banche.

-provvedimenti di amministrazione straordinaria e liquidazione coatta della banche

-regolazione attività di microcredito

-criteri di iscrizioni dei confidi al relativo albo di cui ex art.106 tub

-regolamentazione dell'accesso all'attività dei servizi di pagamento

-determinazione di regole di trasparenza e correttezza con riguardo ai titoli di stato

le altre funzioni rimaste al ministero sono:

-da un lato giustificato: in materia di titoli di stato, servizi di pagamento, accesso di soggetti esteri

all'esercizio di attività, ampliamento del novero dei soggetti destinatari delle norme sulla

trasparenza delle operazioni.

-dall'altro comprensibili: riguardano materie che riguardavano tematiche con le quali i governi

vogliono mantenere il controllo.

La progressiva emarginazione del CICR ha evidenziato la necessità di avere una sede istituzionale di

collaborazione tra il ministro dell'economia e le autorità finanziarie.

Il 7 marzo 2008 è stato sottoscritto il protocollo d'intesa fra il governatore della banca d'Italia e

presidenti di consob e ivass, per la cooperazione in materia di stabilità finanziaria che prevede lo

scambio tra autorità di informazione valutazioni per la salvaguardia e stabilità, prevenzione e

gestione delle crisi.

Nel protocollo è prevista l'istituzione del COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DELLA STABILITA'

FINANZIARIA: presieduto dal ministro dell'economia e composto dal governatore della banca

d'Italia e dei presidenti consob e ivass.

Il comitato deve coordinare la recezione elle diverse regolazioni nazionali di settore, degli indirizzi

internazionali e delle regolazioni europee. Nasce da un accordo amministrativo di collaborazione-

ex art.15 L.241/90-che si è concretizzato sul piano organizzativo nella costituzione di un organismo

di cooperazione permanente.

Trova il fondamento giuridico:

-dal principio di collaborazione tra le autorità e il ministro di settore

-e dal principio di collaborazione amministrativa

Nella prassi il Comitato ha assunto di fatto il ruolo del CICR per tutte le questioni relative alla

macrostabilità finanziaria pur non avendo una specifica legittimazione legislativa.

Per quanto riguarda la natura è un organo politico: ha una caratterizzazione tecnico-politica in

quanto la sua attività è ordinata innanzitutto ad uno scambio di info, valutazioni e previsioni

qualificate di fonte sia politica che tecnica.

È inoltre sede di coordinamento per quanto attiene al recepimento di indirizzi e atti precettivi di

vario genere provenienti dagli organismi internazionali ed europei.

Il comitato può esprimere valutazioni comuni tecnico-politiche formali e informali alle quali i

componenti sono tenuti a dare attuazione coordinata nelle rispettive sfere di competenza.

NON adotta provvedimenti amministrativi e dunque non deve seguire procedimenti formalizzati.

Ci si è chiesti se sia organismo di sola collaborazione o anche di coordinamento.

Il coordinamento è una formula organizzatoria che modula i rapporti fra le figure soggettive, in

questo caso equiordinate,in funzione della definizione di un disegno di coordinamento.

Il coordinamento debole è la messa a punto di indirizzi comuni per la cui attuazione è

indispensabile la successiva convergenza delle condotte dei soggetti che si coordinano.

Per quanto riguarda la collaborazione è un principio generale dell'azione amministrativa che si

esplica nell'obbligo di cooperazione ma non necessariamente da luogo ad un rapporto

organizzatorio. La collaborazione può concretarsi in patti, intese, accordi di programma e operativi.

Il CSSF può configurarsi sia con la collaborazione che una forma di coordinamento debole.

Cap. 7 AUTORIZZAZIONE ALL'ATTIVITA' BANCARIA: DALLA BANCA D'ITALIA ALLA

BCE.

L'art.14 TUB è uno degli architravi dell'ordinamento bancario perché disciplina l'autorizzazione

bancaria. Ha segnato la conclusione di un itinerario che aveva visto, dal 1936, rimanere inalterati,

oltre che la fonte primaria (art.28 legge bancaria) anche la struttura formale del procedimento

autorizzatorio.

Dagli anni 40 ai primi anni 80, l'ordinamento dava al mercato la configurazione di un mercato

amministrato il rilascio di due distinte autorizzazioni,alla costituzione e all'esercizio era in funzione

di manovra del settore.

Le due autorizzazioni all'accesso dell'attività creditizia erano una sorta di valvola di regolazione di

un mercato chiuso e statico.

In assenza di indicazioni normative il criterio in base al quale si aveva il rilascio o il diniego di

contingenti e autorizzazioni era incentrato su una valutazione tutta interna alla banca d'Italia

dell'indice di “bancabilità” delle varie “piazze” e sull'evitare il rischio di una concorrenza vivace.

Meccanismi di autolimitazione della discrezionalità si sono avuti dagli anni 80 con la

formalizzazione di parametri oggettivi detti “piani sportelli” annuali.

Le autorizzazioni erano configurabili come procedimento autorizzatori in funzione di

programmazione con cui si verificava la rispondenza di quanto chiesto ad un disegno generale.

Si configurava come un meccanismo duale:

-un provvedimento precettivo generale di pianificazione del settore

-un provvedimento singolare di conformazione di ogni decisione amministrativa concreta al

disegno generale.

Poi tale configurazione ha cominciato a declinare.

Causa motrice del declino è l'attuazione della DIR.CE 80/77 recepita nell'85 affermatrice della

liberalizzazione delle attività creditizie.

L'art.1 comma2 dpr 350/95 aveva condizionato l'autorizzazione all'attività creditizia:

all'esistenza di un determinato capitale o fondo di dotazione non inferiore a quello

• determinato in via generale della banca d'Italia

i membri degli organi amministrativi e di controllo devono avere i requisiti di esperienza

• i membri partecipanti devono avere i requisiti di onorabilità

• presentazione di un articolato programma di attività

in più erano fatte salve le altre condizioni di applicazione generale.

L'autorizzazione all'esercizio si è venuta configurando come attività in funzione di controllo → della

sussistenza delle condizioni stesse.

Il REG. UE 1024/2013 ha previsto la concentrazione in capo alla BCE anche della potestà

autorizzatoria.

Il procedimento è cogestito da BCE e Banca d'Italia. Alla banca d'Italia spetta la funzione di

istruttoria e la verifica di sussistenza (requisiti)elencati nel comma 1 art.14 TUB.

Se l'esito è negativo, banca d'Italia nega direttamente l'autorizzazione. Se è positivo invia alla BCE

un progetto di decisione.

La BCE verifica a sua volta le condizioni prescritte ma propone alla BCE il rilascio

dell'autorizzazione.

Il comma 1 art.14 TUB elenca le condizioni.

Il procedimento autorizzatorio è volto a verificare che la sussistenza di tutte le condizioni prescritte

garantiscano la sana e prudente gestione della banca autorizzanda.

La prudente gestione è quella che, nel rispetto della concorrenza e clientela, è potenzialmente

profittevole e autonoma da interessi diversi da quelli tipici di una società bancaria; la prudenza

indica l'avversione al rischio.

La sana e prudente gestione è il parametro cui deve conformarsi la banca d'Italia nell'analizzare gli

elementi elencati al comma1:

sufficienza capitale

• sede in Italia

• programma, atto costitutivo e statuto idonei

• requisiti di onorabilità e professionalità di azionisti e dirigenti

• insussistenza di stretti legami con altri soggetti che ostacolino l'esercizio della vigilanza

L'art.14 infatti pone sette condizioni:

1. obbligo in forma di spa o cooperativa per azioni

2. delimitare la competenza territoriale della banca d'italia

3. capitale sociale interamente versato di un ammontare determinato dalla banca d'italia la

quale ha stabilito un ammontare minimo per le spa, banche popolari e banche di credito

cooperativo

4. presentazione del programma concernente l'attività iniziale unitamente all'atto costitutivo

e statuto. Nel programma iniziale devono essere inseriti:

-settore di attività, operazioni e servizi

-struttura tecnica, organizzativa, territoriale, controlli interni

-caratteristiche del sistema informativo di controllo

il programma deve essere accompagnato da una relazione tecnica contenente i bilanci

previsionali dei primi 3 esercizi. Il rilascio del programma può essere subordinato a

modifiche di programma quando le linee di sviluppo previste contrastino con la sana e

prudente gestione.

Oggetto della ponderazione è se quel determinato soggetto, dotato di una certa struttura

finanziaria e aziendale, potrà entrando nel mercato, prevedibilmente, conseguire gli

obiettivi strategici dichiarati, assicurando la sana e prudente gestione. L'autorizzazione

all'esercizio può essere richiesta sia da società di nuova costituzione sia già costituite le

quali mutano il proprio oggetto sociale.

5. Per i titolari di partecipazioni rilevanti al capitale,se sussistono i presupposti ex art.19 TUB

6. che i soggetti con funzioni di amministrazione, direzione, controllo abbiano i requisiti di

professionalità, onorabilità, indipendenza.

7. Tra banca e altri soggetti non debbono sussistere stretti legami che ostacolino l'effettivo

esercizio delle funzioni di vigilanza.

L'art.3 comma1 ha attribuito alla banca d'Italia la potestà di qualificare i stretti legami e dovranno

dimostrare l'assenza. Il comma 4bis rimette alla potestà regolatoria della banca d'Italia

l'emanazione di disposizioni attuative relative alla disciplina del procedimento autorizzatorio, ai

criteri di valutazione dei requisiti ed alle ipotesi di decadenza e revoca.

Nel valutare, la banca d'italia deve conformarsi a parametri pre-determinati.

Residua dunque un certo margine di discrezionalità nell'apprezzamento delle singole fattispecie →

si tratta di autolimitazione volta a consentire la trasparenza.

PRASSI OPERATIVA DELLA BANCA D'ITALIA:

generalmente i promotori di una società bancaria procedono alla costituzione, al versamento del

capitale ed all'approvazione formale del programma iniziale di attività stabilendo preventivamente

contatti informale con la sede territorialmente competente di banca d'italia per ricevere un placet

informale.

Questa fase è utile per due motivi:

-per l'autorità procedente: possibilità di deliberare la fattispecie che sarà oggetto dell'istruttoria

formale e di fornire suggerimenti

-per la società costituenda: la possibilità di acquisire in via preventiva orientamento su criteri n

base ai quali verrà valutata dalla banca.

Il comma 3 art.4 subordina l'ottenimento dell'autorizzazione all'iscrizione nel registro delle imprese

delle società bancarie.

L'iscrizione ha in generale l'effetto di rendere pubblici e quindi opponibili ai terzi i fatti iscritti.

Per la spa l'iscrizione ha efficacia costitutiva in quanto produce l'acquisizione della personalità

giuridica.

L'autorizzazione ha anche un secondo tipo di efficacia→ indiretta: costituisce anche il presupposto

per l'obbligata iscrizione delle società bancarie in un apposito albo e per l'altrettanto obbligata

adesione all'arbitro bancario finanziario.

Ultimo comma art.14 → lo stabilimento in Italia della prima succursale di una banca

extracomunitaria è autorizzata dalla banca d'italia sentito il ministro degli esteri.

Le condizioni sono le medesime ma ai fini della valutazione della domanda la banca accerta:

-che nel paese di origine vi sia una regolamentazione adeguata sotto il profilo di controlli di

vigilanza

-che esistano accordi in materia di scambio di info

-che le autorità di vigilanza del paese di origine abbiano manifestato il preventivo consenso

-che le autorità di vigilanza abbiano fornito un'attestazione in ordine alla solidità patrimoniale,

adeguatezza strutture organizzative, amministrative, contabili, della casa madre e del gruppo

bancario di appartenenza.

Cap.8 GOVERNANCE DELLE SOCIETA' BANCARIE DA PARTE DELLA BANCA D'ITALIA.

Le imprese bancarie devono essere gestite obbligatoriamente da spa o cooperative. Le spa

possono scegliere diversi sistemi di governance :

-tradizionale → in Italia è il più diffuso (caratterizzato da: assemblea, consiglio di amministrazione,

collegio sindacale)

-monistico

-dualistico

la cui disciplina è contenuta del codice civile. Oltre a questo ci sono altre regolamentazioni

pubbliche,soprattutto nell'ambito della disciplina delle società bancarie che è connotata dalla

specialità e da una compressione dell'autonomia privata, statutaria ed organizzata mediante

precetti di fonte pubblicisitica.

Un ruolo egemone in materia è costantemente svolto dalla Banca d'Italia che da:

-istruzioni, circolari, comunicazioni

-attua le disposizioni di fonte europea

ci sono due novità che riducono lo spazio della Banca d'Italia:

espandersi della regolazione europea

• il rientro in capo del legislatore nazionale sia con norme di specifici sub settori sia con

• modifiche del TUB di manutenzione straordinaria a mezzo del decreto legislativo n.72/2015

con i decreti n.180,181,183/2015.

La pervasiva incidenza della determinante europea trova conferma con:

-DIR. 2013/36

-REG. 575/2013

i quali,in applicazione del Basilea 3,hanno accentuato l'imputazione agli organismi societari della

responsabilità per la gestione dei rischi.

Ad esse si aggiungono le Linee guida adottate dall'EBA.

La banca d'Italia ha dato attuazione agli indirizzi e regole europee con la circolare del 2013 che ha

inserito un nuovo Titolo IV, cap.1 “governo societario” nelle “disposizioni di vigilanza”.

Emerge la stretta interdipendenza tra la sfera della governace e quella dell'organizzazione

complessiva della società bancaria.

La concentrazione di responsabilità in capo agli organi che compongono la corporate governance,

finisce per addossare ad essi anche le altre responsabilità relative:

-all'idoneità/funzionalità dell'architettura organizzativa della società bancaria → la cui definizione

spetta al consiglio;

-controllo continuo da parte degli organi statutari e di direzione nel corretto ed efficiente

funzionamento della struttura organizzativa ai fini di prevenzione dei rischi, adozione di misure

correttive;

con il risultato dell'accollamento ai vari organi di c.g. di amplissimeresponsabilità a titolo di culpa in

eligendo (dell'architettura organizzativa) e soprattutto di culpa in vigilando per tutte le disfunzioni

riscontrate dall'autorità di vigilanza nell'operatività della struttura.

LE DISPOSIZIONI DI VIGILANZA:

il nocciolo duro della regolamentazione della c.g. delle società bancarie è costituita dalla circolare

285/2013 incastonata nelle “disposizioni di vigilanza per le banche”.

Le novità di questa disciplina sono numerose.

Innanzitutto il superamento del meccanismo a due stadi costituito da: disposizioni di vigilanza

integrate da una “nota di chiarimento” e da disposizioni applicative.

Le vigenti disposizioni hanno riunito in un unico testo “I principi generali” e le “Linee applicative”.

Tale regolamentazione pecca per eccesso e per difetto.

Per eccesso → a proposito del governo societario la potestà regolamentare della banca d'Italia

trova fondamento in una scarna disposizione del TUB-art.53-che si limita a indicare il governo

societario, organizzazione amministrativa e contabile, nonché controlli interni, sistemi remunerativi

e incentivazione quali macro oggetti della regolamentazione.

Per difetto → deficit di specificazione delle disposizioni di vigilanza di banca d'Italia in materia in

quanto:

-i principi generali indicano gli obiettivi da perseguire

-le linee applicative indicano percorsi preferenziali cioè procedure interne e criteri generali da

seguirsi per assicurare adeguatezza del sistema di governance e organizzativo.

La sommatoria delle due parti delle “disposizioni di vigilanza” non stabilisce nel merito quali

comportamenti gli esponenti bancari debbano tenere per potersi ritenere esonerati da

responsabilità.

L'aver adottato come regole di organizzazione e di azione, i modelli e le procedure indicati dalla

banca d'Italia e aver verificato il buon funzionamento non esonera gli esponenti bancari da

responsabilità per quelle che l'autorità di vigilanza può qualificare come disfunzioni organizzative

rispetto al parametro costituito dall'adeguatezza del modello non solo agli specifici precetti ma

anche alle finalità generali perseguite dalla disposizioni di vigilanza.

Ne deriva nelle prassi sanzionatorie di banca d'italia che l'aver adottato ed implementato

procedimenti conformi è un'attenuante ma non un esimente della responsabilità degli esponenti

bancari in caso di irregolarità constatate.

Diviene quasi una probatio diabolica la dimostrazione di assenza di responsabilità degli esponenti

bancari per la violazione di norme di comportamento che fanno riferimento a concetti

indeterminati.

Il “diritto amministrativo dell'amministrazione” si rivolve in un'ampia discrezionalità sostanziale

dell'attività di controllo.

Ci si riferisce all'utilizzazione di categorie tipiche del diritto amministrativo:

il potere conformativo dell'autorità di vigilanza

• suddivisione per competenze tra organi statutari e alta dirigenza delle varie funzioni e

• imputazioni di responsabilità

rilevanza dell'organizzazione e procedure

• sistema dei controlli

In ordine alla struttura delle governance della società bancarie il concetto chiave utilizzato dalla

banca d'Italia è quello di funzioni, di supervisione strategica,di autoregolamentazione,di gestione e

di controllo.

Ciò presuppone l'organizzazione delle funzioni stesse intesa come processo di definizione del

modello organizzativo il quale si sviluppa a cascata: dall'adozione dello statuto, agli atti di

autoregolamentazione che gli amministratori e dirigenti di vertice delle società bancarie devono

deliberare per disciplinare l'intera attività bancaria.

I profili d'apice delle vigenti disposizioni di vigilanza sono stati indicati dalla stessa banca d'Italia,

nel comunicato stampo del 7 maggio 2014.

Sono confermati i seguenti principi relativi a:

-distinzione compiti e poteri tra organi societari

-adeguata dialettica interna

-efficacia dei controlli

-composizione degli organi societari coerenti con le dimensioni e le complessità delle aziende

bancarie

Le novità sono:

-composizione del consiglio per professionalità e genere

-almeno ¼ di amministratori indipendenti

-trasparenza nella nomina dei componenti basato su analisi ex ante e verifica ex post ella loro

qualificazione

-valorizzazione ruolo del presidente e divieto di essere componente del comitato esecutivo

-istituzione di comitati composti da amministratori non esecutivi in maggioranza indipendenti in

tema di rischi, remunerazioni e nomine.

Il meccanismo logico sottesa a tutte le “disposizioni”è porre agli organi di vertice delle società

bancarie una molteplicità di obiettivi organizzativi ai quali devono conformarsi, mediante le loro

deliberazioni, formalmente autonoma ma indirizzate dalle disposizioni stesse.

Qualsiasi discostamento della circolare 285 e dall'interpretazione di tale modalità data dalla banca

determina automaticamente inadeguatezza.

Altra conseguenza è che essendo le scelte rimesse formalmente all'autonomia degli organi della

banca qualsiasi discostamento dall'interpretazione è ritenuto disfunzionale e configura una

responsabilità di tutti i componenti, organi collegiali e alta vigilanza.

L'unico elemento di flessibilità previsto dalle “disposizioni” è la possibilità di differenziare i modelli

di governance in relazione alle dimensioni della singola banca.

L'imposizione di una iper regolamentazione interna si traduce in una esasperata

procedimentalizzazione di tutti i procedimenti decisionali e operativi della banca. Vengono ad

essere dettagliati tutti i passaggi specificando obblighi di comportamento e responsabilità

individuali.

Tutto ciò anche se assicura la tracciabilità dei flussi operativi contrasta con agilità e rapidità

dell'attività di impresa e ingessa la discrezionalità operativa dei managers.

L' INCIDENZA DELLA REG0LAMENTAZIONE EUROPEA a seguito dell'attribuzione alla BCE della

supervisione sulle maggiori banche europee → la messa a regime del meccanismo di vigilanza

unico ha determinato la riduzione degli spazi regolatori della banca d'Italia.

POTERI DI INTERVENTO DELL'AUTORITA' DI VIGILANZA:

la vigilanza della banca d'Italia non solo conforma la governance ma prescrive come deve essere

strutturata la governance alla fase del funzionamento.

Comprende:

la vigilanza in tempo reale sul funzionamento

✔ valutazione ex post, soprattutto in fase ispettiva su come ha funzionato la governance con

✔ potere correttivo e sanzionatorio

L'art. 53 bis TUB (inserito nel 2005) dispone che banca può:

1. convocare gli amministratori, sindaci, personale delle banche

2. ordinare la convocazione di organi collegiali fissando l'organo del giorno, proporre

l'assunzione di determinate decisioni

3. procedere direttamente alla convocazione in caso di inottemperanza

4. adottare provvedimenti specifici che formano oggetto di deliberazioni degli organi sociali

relativi a tipi di attività e strutture, operazioni societarie alla distribuzione di utili, alla

remunerazione

5. disporre la rimozione di esponenti aziendali qualora la loro permanenza in carica sia di

pregiudizio per la sana e prudenza gestione.

Le disposizioni di vigilanza relative alla conformazione della governance hanno valenza

precauzionale mentre i provvedimenti sopraindicati sono in via preventiva quando incidono

direttamente sul governo.

I poteri dei numeri 1,2,3,4 sono già attribuiti da tempo alla banca d'Italia il potere di rimozione

corrisponde a quello ora attribuito alla BCE.

L'esercizio di questo nuovo potere è un provvedimento ablatorio personale in quanto sottrae

all'esponente sostituto la titolarità di una posizione giuridica soggettiva.

Ci sono due ordini di problemi:

-procedurali: è contraria ai principi generali del giusto procedimento, l'adozione di un

provvedimento restrittivo della sfera giuridica del destinatario

-sostanziali: il rinvio ad un concetto indeterminato suscita perplessità.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Diritto dell'Impresa, del Lavoro e delle Pubbliche Amministrazioni
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saraitalia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto bancario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Passalacqua Michela.

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