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Shakespeare, il drammaturgo inglese

Shakespeare, drammaturgo inglese tra il 1500 e il 1600, mette in scena alcune delle sue opere nel teatro essenziale del Globe Theatre, spoglio e a forma circolare, poiché doveva rappresentare il mondo intero. Questo teatro, essendo stato distrutto in un incendio, venne ricostruito a Londra. Nonostante il palcoscenico scarno, gli attori uomini recitavano parti femminili; l'uomo era di grande bravura poiché rappresentava entrambi i volti. La forma circolare del Globe Theatre permetteva che il pubblico potesse interagire e vedere l'opera da tutti i punti di vista, mentre il nostro teatro classico permette una visione più circoscritta.

Anche se le opere di Shakespeare sono ricchissime di riflessioni su uomo, vita e mondo, non si è riusciti ad estrarne un sistema di pensiero coerente e organico, a causa della natura del suo genio, che spesso porta lui stesso ad annullarsi e immedesimarsi nei personaggi, sentendo addirittura il loro modo di pensare. Goethe dice che: "Shakespeare descrive i drammi e le tragedie come fossero dei libri aperti sul destino, in cui il vento della commossa vita soffia e li sfoglia in modo violento".

Il pensiero dei personaggi

Nonostante i monologhi, il pensiero dei personaggi non viene esposto con un linguaggio astratto e pieno di concetti, ma, come definì Donne, è sempre il prodotto di concretezza, essendo che il "cuore pensante e nudo", non influenzato. Il loro pensiero non scaturisce da un filosofare, ma dall'emozione di forti passioni, che più grandi e intense sono, più laceranti saranno i conflitti interiori e più tormentose le sofferenze sentite dai personaggi.

Contesto storico

Della vita di Shakespeare non si sa molto, però la sua carriera è attraversata da quattro fasi:

  • Fase di apprendistato: Si scrivono sia opere comiche che drammi storici sanguinari, sulla linea degli scrittori precedenti.
  • Fase positivista: Incentrata sulla commedia, in cui Shakespeare ha una visione fiduciosa e serena della vita (percezione del reale), durante la quale scrive opere comiche e drammi storici.
  • Fase nichilista: Shakespeare cupo, che vede il mondo dominato dal male e l’uomo in balia di se stesso e degli aspetti oscuri che dominano il mondo. Visione più dark della vita, dove gli eroi machiavellici (subdoli, astuti) dominano. Questo sarà il periodo delle opere migliori, tra cui: "King Lear", "Macbeth", "Otello", "Cleopatra", "Amleto".
  • Fase di redenzione: Incentrata sull’intervento della magia. Shakespeare passa ad una possibilità di salvezza, con un tono più sereno, di accettazione verso l'universo. Tra le opere si nota un tono più sereno, in cui anche grazie alla magia si ha il lieto fine. Tra queste vi sono: "Winter's Tale", "The Tempest".

Shakespeare vive in un’epoca di ricchezza intellettuale, culturale, ma anche di profonde contraddizioni. Si incontrano atteggiamenti tipici di due epoche:

  • Rinascimento: Il mondo è ordinato e l'uomo che è al centro dell'universo, non ha paura di nulla.
  • Barocco: Epoca in cui il principio dell'ordine del rinascimento è messo in crisi dai dubbi, dai sentimenti metafisici minacciosi, dal fatto che l'uomo si sente come un microcosmo immerso in un macrocosmo minaccioso che non può controllare e capire, che fa in modo che si eliminino le sue certezze.

Ad una religiosità tormentata e problematica si accompagna una visione cupamente fatalistica della vita un relativismo epistemologico (l'uomo non riesce a capire il mondo intorno a sé). La carriera letteraria di Shakespeare si svolge nel pieno di questa crisi, che inizia attorno al 1591 fino al 1612. Lo spartiacque tra i due secoli coincide con due fasi contrastanti della sua carriera: quello delle commedie (fase positivista) e quello delle tragedie (fase nichilista). L'opera che segna questa transizione è "L'Amleto", messo in scena per la prima volta nel 1600.

Amleto

Amleto è un personaggio particolare; tutti i suoi dubbi e il suo filosofare partono dalla sua difficoltà di stabilire l'essenza, l'entità ontologica di colui che gli appare per chiedere vendetta (il fantasma del padre). Amleto vede il fantasma del padre e si domanda se sia un'entità incorporea ma reale, se sia suo padre che ritorna dagli inferi per chiedere vendetta, oppure un'illusione ottica (influenza barocca) creata dalla sua stessa mente. È in quest’opera che si introduce la piena indagine psicologica ed il concetto di mondo dell’essere e dell’apparire, ossia se il fantasma vada collocato nella categoria dell'essere o dell'apparire.

La contrapposizione tra essere e apparire è tipicamente barocca e si presenta anche in alcune opere precedenti all'Amleto. È connessa alla natura dello spettacolo teatrale, in cui nonostante la rappresentazione si vuole cercare di ricreare lo specchio della realtà (teatro-mimesi). Secondo le stesse parole di Amleto, il teatro è "A mirror held up to nature" (uno specchio tenuto tra le mani della natura): l'intenzione è quella di creare un'illusione della vita reale. Se il teatro è vita, anche la vita lo è. Come molti drammaturghi contemporanei a Shakespeare suggeriscono, ogni individuo nella sfera sociale è costretto a recitare una parte, a diventare un attore.

Nel 1969, un critico americano, Henry Goffman scrisse "La vita quotidiana come rappresentazione", in cui affermava che il "sé" non esiste, è una realtà irreale; ogni uomo a seconda dell'ambiente in cui si trova nella vita quotidiana, assume un atteggiamento diverso.

"King Lear"

"King Lear": La tragedia più ricca di pensiero di Shakespeare, venne messa in scena nel 1606 subito dopo "Macbeth" e rappresenta il culmine del suo periodo tragico. In questa fase della sua vita, viene sintetizzata una visione completamente sconfortata e nichilista del mondo, in cui non c'è salvezza. Racchiusa in una vicenda ambientata nella Britannia precristiana, appare come una sorta di favola amara.

Atto primo

Il dramma si apre con la decisione da parte del vecchio Lear di abdicare e dividere il suo regno tra le tre figlie Gonerilla, Regana e Cordelia (la prima scena rinvia al mondo della fiaba).

Scena I: Palazzo di Re Lear

In questa prima scena ci sono anche i due consiglieri del re: Kent e Gloucester che già dall'inizio paiono intuire che la divisione sia già stata decisa, almeno per quanto riguarda Gonerilla e Regana.

Il "Love Test" – Si arriva ad una solenne cerimonia, di tipo teatrale fatto dal re per auto compiacersi. Lear annuncia a sorpresa che dividerà il regno in proporzione all'affetto che ciascuna delle figlie saprà pubblicamente esprimere, ma le cose non andranno come lui sperava. La sua intenzione è quella di sancire la divisione già pensata attraverso una spettacolarizzazione della cerimonia, destinata anche a lusingare la sua vanità senile. L’operazione negativa che farà, sarà quella di fare una manifestazione pubblica anche davanti ai consiglieri di ciò che in realtà è privato ed intimo come l’affetto di una figlia per il padre. Il 'Love test' mette a nudo la personalità di Lear, che viene visto come una persona infantile, che ha bisogno di essere lusingato e rassicurato dell'affetto delle proprie figlie.

Si viene a sviluppare una cerimonia spettacolo che si configura come un "bis en abim" ossia un "playing within the play" - teatro nel teatro. Comincia a delinearsi uno dei grandi paradigmi del King Lear, ossia il mondo alla rovescia, che ricorrerà con insistenza sino alla fine dell'opera; invece di essere il padre ad educare e guidare le figlie, si rivela un bambino nelle loro mani.

La decisione di dividere il regno – al tempo il regno non doveva essere spartito anche perché così si comprometteva il valore del feudo. Il primogenito doveva ereditare tutto il regno. Al secondo, terzo solitamente spettava la strada della carriera ecclesiastica. La decisione di Lear appare folle agli spettatori di allora, poiché è l’epoca dei conflitti dinastici - lotte alla successione – ed anche il periodo della morte Enrico VIII (re dalle tante mogli che si era diviso anche da Chiesa e Papa dato che non gli avevano concesso il divorzio). Essendo che non aveva eredi maschi, gli successe Mary la sanguinaria che diede vita ad un periodo molto violento. Successe Elisabetta I, che si mostrò più tollerante, che creò un regno solido.

Nella visione organicistica dello stato elisabettiano, lo stato è visto come un corpo in cui il capo è il sovrano e le varie membra i sudditi. Per questo motivo un regno non può essere diviso, deve rimanere unito ed andare ad un solo erede. In King Lear il capo viene meno a questo ruolo già dividendo lo stato stesso. Gli spettatori la vedono come un'azione folle, destinata a creare una serie di discordie, cosa che accadrà. La scelta del vecchio sovrano, che per la sua età dovrebbe incarnare la saggezza dell'esperienza, lo squalifica agli occhi degli spettatori, che dopo questo momento non lo considerano più credibile e rispettabile.

Gonerilla (sposa del duca di Albany) e Regana (sposa del duca di Cornovaglia) sono le prime a prendere la parola, proclamando con enfasi di amare il padre sopra tutte le cose (più del mondo intero, delle stelle della mia stessa vita..), rispondendo e adeguandosi così a quella "recita dell'amore" che Lear ha allestito. Lear a questo punto è compiaciuto ed assegna a ciascuna di esse una parte del regno, conservando un’ultima, la migliore, per la figlia più giovane e favorita, Cordelia (chiesta in sposa sia dal duca di Borgogna che dal re di Francia).

Il rifiuto di Cordelia – Cordelia, si rifiuta di cedere a tale recita, non è disposta ad abbassarsi alla falsità e alle menzogne e non intende per nessun motivo comportarsi come le sorelle. Dichiara semplicemente di amare Lear tanto quando una figlia può amare un padre, avendo sulle labbra ciò che ha nel cuore, niente di più niente di meno ("no more nor less”). Allorché il padre la invita in modo ben più caldo a dichiarare i suoi sentimenti essendo la sua preferita, ma lei risponde con un lapidario "Nothing my Lord".

La risposta fuori dal copione (pensando al teatro che ha messo in scena Lear), fa saltare la recita con conseguenze disastrose. La parola "nothing" in una sorta di corto circuito comunicativo, rimbalza 5 volte in 4 battute successive tra Cordelia e Lear. Nell'ultima di esse è "dal nulla verrà il nulla" (visione nichilistica dell'universo che caratterizza tutta l'opera; infatti nella conclusione del King Lear, scomparsi tutti i personaggi principali ci sarà il trionfo del nulla). Lear con questa frase la minaccia di diseredarla.

Il comportamento di Cordelia – L'inaspettato comportamento di Cordelia scaturito dal rifiuto di adeguarsi alla logica dell'adulazione potrebbe nobilitarne la figura. Lei non si dimostra adulatrice come le sorelle che si adattano alla messa in scena dell'amore, ma che sotto sotto tramano contro il padre, e tantomeno folle come re Lear. Ma in realtà non è così. Cordelia dichiara di amare "I love your majesty according to my bond": "legame di sangue" sua altezza reale, a causa del legame di sangue. In questo modo dice di amarlo quanto il dovere, il loro legame di sangue le impone: anche se non mi piaci, tu sei mio padre e ti devo amare. In questo modo, nonostante la sua sincerità è come se dicesse che le viene imposto di amarlo.

Se imperdonabile è stato l'errore di King Lear, che ha preteso la messa in scena pubblica di un sentimento privato, non meno grave è quello commesso da Cordelia che confonde l'amore (sentimento spontaneo e generoso) col dovere, con l'obbedienza ad una legge che comporta legge e sacrificio. Avrebbe dovuto dire che lei lo rispetta per dovere, non che lo ama per dovere; in questo modo è come se ci fosse un ossimoro nella sua frase, il fatto che faccia dell'amore qualcosa di razionale, mentre di per sé non lo è.

Lear alle parole della figlia si arrabbia perdendo il controllo di se stesso (può essere capibile dato che lei dice che lo ama per dovere; allo stesso tempo ha anche una reazione negativa dato lei è stata sincera) ed in preda al furore, decide di non cederle alcuna terra e di bandirla dal regno che dividerà tra le altre due figlie.

Natura e legge – Subordinando l'amore al dovere, anzi, facendolo discendere dal dovere, Cordelia subordina la natura alla legge, come se fosse frutto o derivasse della legge. Il rapporto tra natura e legge è uno dei cardini della riflessione sull'esistenza umana di Shakespeare e ne suggerisce l'importanza già con la scena successiva (in modo particolare in questo caso, ma anche in altre opere).

A questo punto il duca di Borgogna, pretendente di Cordelia, perde ogni interesse per lei, ormai diseredata, mentre il re di Francia riconosce e apprezza le virtù di Cordelia decidendo di sposarla anche senza dote. Kent tenta di far cambiare opinione a Lear con oneste e cortesi parole, ma per aver contraddetto la decisione del re viene bandito anche lui.

A questo punto: Cordelia abbandona il regno di Britannia assieme al futuro marito, mentre...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Katendless di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Michelucci Stefania.
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