MARKET DRIVEN MANAGEMENT
PARTE PRIMA: EVOLUZIONE DEL RUOLO DEL MARKETING
1)CONCETTO TRADIZIONALE DI MARKETING
2)IL CONCETTO DI ORIENTAMENTO AL MERCATO
3)LA GLOBALIZZAZIONE DI MERCATI E I VALORI EMERGENTI
4)LE NUOVE TECNOLOGIE DIGITALI
CAP 1) IL CONCETTO TRADIZIONALE DI MARKETING
Il Marketing si può intendere come “filosofia di conduzione dell’impresa” in cui il
principio di fondo è: il PRIMATO DEL CLIENTE (customer is king).
Il concetto di marketing di tipo tradizionale si basa su tre pilastri:
-“orientamento al cliente”, tutte le azioni manageriali scaturiscono dalla comprensione
dei bisogni e desideri dei clienti;
-“integrazione delle attività”, diffusione della cultura di “orientamento al cliente”
coordinando tutte le funzioni dell’impresa (R&S, produzione, amministrazione e
finanza);
-“obiettivo di redditività”, la soddisfazione del cliente deve avere come contropartita la
realizzazione di profitto per l’impresa.
CAP 2) ORIENTAMENTO AL MERCATO
Negli anni ’90 il concetto tradizionale di marketing è stato ripensato. Pertanto si è
passati dal modello di “orientamento al mercato” al modello “esteso di orientamento
al mercato”; peculiare in tale approccio è il focus rivolto ai diversi attori di mercato,
perché tale modello riconosce non solo i clienti diretti e i concorrenti, ma tutti gli attori
del mercato: clienti finali, partner, distributori, influenzatori, prescrittori e altri
stakeholder.
DIFFERENZE TRA MT E EOM
Si possono identificare 4 elementi di differenziazione tra il concetto di Marketing
tradizionale e il concetto di EOM:
1) Il concetto di MT è fondamentalmente orientato al cliente, mentre il EOM è
orientato non solo ai clienti ma anche agli altri principali attori del mercato;
2) Il concetto di MT si basa sul modello market-pull (marketing strategico di
risposta), mentre EOM si basa, oltre che su modelli market-pull, anche su
modelli di marketing proattivo;
3) Il concetto MT è fondamentalmente orientato all’azione utilizzando il paradigma
delle 4P, mentre EOM si basa sull’approccio di soluzione ai problemi dei clienti;
4) Il concetto di MT è legato alla funzione di marketing, mentre EOM è considerato
una cultura organizzativa diffusa a tutti i livelli e funzioni di impresa.
Per tali ragioni è necessario anche un cambiamento nella terminologia: al posto del
popolare Marketing management è più opportuno utilizzare il temine MARKET-DRIVEN
MANAGEMENT, a significare che il concetto non è di pertinenza della funzione di
marketing, ma che coinvolge tutte le funzioni nell’analisi dei bisogni del mercato e alla
progettazione della risposta adeguata.
Principali caratteristiche di una impresa market-driven:
-cultura orientata verso l’esterno basata sul valore superiore del cliente e sulla
continua ricerca di nuove fonti di vantaggio competitivo;
-maggiore conoscenza dei propri mercati e capacità di stabilire relazioni strette con i
clienti
-una configurazione tale che consente all’impresa di rispondere e di anticipare le
esigenze e condizioni del mercato.
Pertanto oggi il marketing si può concepire come un macroprocesso volto a concepire
e ricercare, in modo redditizio e sostenibile per l’impresa, soluzioni ai problemi/bisogni
dei clienti superiori a quelle offerte dai concorrenti diretti ed indiretti.
Il processo di Marketing prevede due sottoprocessi:
a) Marketing strategico: è un processo orientato all’analisi e incentrato
sull’individuazione dei bisogni degli individui e delle organizzazioni, con lo scopo
di formulare la proposta di “valore”, ossia sviluppo di nuovi concetti di prodotto,
competitivi ed attrattivi e con qualità distintive rispetto ai concorrenti diretti.
Adotta una prospettiva di medio- lungo termine, ed il suo compito è quello di
specificare la “mission” dell’impresa, definire gli obiettivi ed elaborare la
strategia di sviluppo.
Il ruolo del Marketing strategico è quello di seguire l’evoluzione del mercato di
riferimento, e condurre l’impresa verso le opportunità esistenti; oppure creare
nuove opportunità per l’impresa adatte alle sue risorse e know-how, sempre
nell’ottica della crescita e della redditività. Esso trova formalizzazione nel PIANO
DI MARKETING o nel BUSINESS PLAN (quando è riferito a tutta la realtà
aziendale).
Nel marketing strategico si distinguono due approcci complementari: il
marketing strategico di risposta (reattivo) e il marketing strategico di creazione
dell’offerta (proattivo). Nel primo l’obiettivo è identificare bisogni o desideri
espressi dai consumatori e soddisfarli; pertanto il ruolo del marketing è
incrementare la domanda esistente o sviluppare un mercato potenziale. Nel
secondo l’obiettivo è identificare i bisogni latenti o non espressi e cercare quindi
nuovi mercati servendosi della tecnologia e/o della creatività interna
dell’impresa.
Le fasi del marketing strategico sono:
1) ANALISI DEI BISOGNI: definizione del mercato di riferimento in relazione
all’evoluzione dei bisogni
2) SEGMENTAZIONE DEL MERCATO: macro e micro-segmentazione per
identificare il mercato/segmento di riferimento
3) ANALISI DI ATTRATTIVITA’: per definire il mercato potenziale e il tasso di
crescita di tale segmento
4) ANALISI DI COMPETITIVITA’: per definire un vantaggio competitivo sostenibile
nel tempo
5) SCELTA DEL POSIZIONAMENTO, ALLOCAZIONE DELLE RISORSE E SVILUPPO
STRATEGIA
b) Marketing operativo: è un processo orientato all’azione; è il processo
commerciale teso alla conquista nel breve periodo di mercati esistenti mediante
l’uso di tecniche legate a decisioni di prodotto, distribuzione, prezzo,
comunicazione-promozione, chiamato Marketing Mix o “paradigma delle 4P”
(sono tecniche che riguardano la pianificazione di prodotto, fissazione dei
prezzi, gestione della marca, la distribuzione, la pubblicità, la promozione delle
vendite). La sua funzione principale è quella di generare vendite per
raggiungere l’obiettivo di fatturato programmato
Nel marketing operativo si distinguono due approcci: il marketing transazionale e il
marketing relazionale.
IL MARKETING TRANSAZIONALE è un approccio al mercato focalizzato esclusivamente
sull’attività di vendita. Secondo questo orientamento, ormai superato, l’azienda nel
perseguimento delle sue finalità, si basa su prodotti esistenti, punta sull’attività di
vendita e in particolare di pubblicità, tende a perseguire il profitto attraverso il
raggiungimento di un volume di vendite tale da permettere la sopravvivenza e lo
sviluppo dell’azienda.
Con il mutare del contesto competitivo, il concetto di marketing ha subito una
evoluzione passando dal modello di marketing transazionale ( “make and sell”) al
modello di marketing relazionale (“sense and respond”), non più orientato sulla
transazione di vendita, ma orientato a costruire relazioni di lungo termine con la
clientela.
Il MARKETIG RELAZIONALE è orientato alla costruzione di una relazione forte e
duratura; lo scopo è il mantenimento di una base di clienti per creare un rapporto
redditizio; sposta l’attenzione su aspetti non economici come i servizi, il tempo di
consegna, la certezza di una fornitura continua. L’azienda giunge così a perseguire il
profitto tramite il soddisfacimento dei bisogni dei consumatori.
Questo nuovo orientamento segna il passaggio dall’impresa PRODUCT ORIENTED,
focalizzata sulla produzione e sul prodotto, a quella MARKETING ORIENTED o
CUSTOMER ORIENTED, focalizzata sul cliente, ovvero una attività orientata ad
individuare e stimolare i bisogni dei consumatori e a promuovere prodotti o servizi
idonei a soddisfarli.
Le fasi del marketing operativo sono orientate:
1) PRODOTTO: soluzione multi-attributo
2) DISTRIBUZIONE: accessibilità alla soluzione
3) PREZZO: costi monetari e non monetari
4) COMUNICAZIONE: pubblicità, forza vendita, promozioni
5) PROGRAMMA DI MARKETING: obiettivi, budget
IL PARADIGMA DELLE 4 P
Il marketing mix ( product, price, place, promotion) viene considerato la dimensione
operativa del marketing, cioè le tecniche specifiche con cui si cercano di soddisfare i
bisogni dei clienti. Le 4 P sono le leve, cioè gli strumenti che i manager combinano per
affrontare una situazione specifica. Boons e Bitner aggiungono altre 3 P: people (coloro
che entrano in contatto con i clienti), process (il sistema implicato per fornire il
servizio) e phisical evidence (evidenza fisica per rendere tangibile il servizio).
Le critiche più significative ai paradigmi delle 4P o 7P riguardano la loro mancanza di
contenuto strategico, che li rende inadeguati come strumenti di pianificazione; inoltre
il marketing mix si focalizza sulle transazioni di mercato nel breve termine, piuttosto
che sulla costruzione di relazioni con i clienti e pertanto rappresenta un approccio più
appropriato per mercati dei beni di largo consumo.
CAP 3) GLOBALIZZAZIONE E MARKETING
(cosa è la globalizzazione: è un processo storico attraverso il quale le economie,
società e culture diventano integrate grazie ad un network globale di comunicazione,
trasporto e scambio. La globalizzazione economica è l’integrazione di economie
nazionali nell’economia internazionale, attraverso scambi, investimenti, flussi di
capitali, diffusione della tecnologia. Un ruolo chiave in tale processo è stato giocato dal
libero scambio, ossia politiche di transazione senza restrizioni da parte dei Governi).
Il vantaggio principale della globalizzazione è sicuramente la possibilità di generare
economie di scala; questo riduce i costi e consente di acquisire un vantaggio
competitivo fondamentale.
Il secondo grande vantaggio è rappresentato dalla velocità di penetrazione nel
mercato; le imprese globalizzate sono molto più centralizzate, per cui possono
pianificare e organizzare a livello centrale il lancio di nuovi prodotti in tutto il mondo in
tempi molto ristretti.
Un terzo vantaggio è quello di creare “un’unica marca e un’unica identità di marca” a
livello globale, consentendo notevoli risparmi nelle attività di comunicazione.
Un primo svantaggio legato alla globalizzazione può essere l’effetto negativo della
centralizzazione; questo dipende dal fatto che, essendoci troppi livelli che separano i
brand manager locali e i responsabili del marketing operanti nella sede centrale, si
possono rallentare le decisioni di marketing ed avere reazioni troppo lente verso le
iniziative dei competitor locali.
Altro svantaggio è rappresentato dalla scarsa sensibilità alle condizioni dei mercati
locali, e di conseguenza minore reattività.
Terzo potenziale svantaggio può essere quello di creare prodotti non in linea con le
esigenze dei consumatori, poiché la standardizzazione dell’offerta è basata sulle
esigenze della maggioranza dei clienti su base globale.
Ultimo inconveniente può essere legato alla gestione del rischio: l’insorgere di un
problema in un dato Paese acquista rapidamente una dimensione pubblica e può
essere comunicato in brevissimo tempo a tutto il mondo; pertanto il mercato globale
risulta essere più vulnerabile perchè è finanziariamente più rischioso.
CAP 4) LE NUOVE TECNOLOGIE DIGITALI
Le nuove tecnologie digitali, e in particolare Internet, apportano benefici a tutti i
sistemi economici, sia alle economie sviluppate che a quelle in via di sviluppo.
L’utilizzo crescente di Internet moltiplica i beni e i servizi disponibili a miliardi di
persone nel mondo. Le principali caratteristiche di Internet sono ben note: ubiquità
virtuale di domanda ed offerta; facile accesso ad informazioni da parte di un vasto
pubblico, dovunque e in qualsiasi momento; confronto delle offerte e dei prezzi in tutto
il mondo; assenza di barriere all’entrata; pari opportunità per ciascun venditore.
L’economia digitale non aumenta soltanto la rapidità delle comunicazioni, ma modifica
profondamente le modalità di consumo, le forme di concorrenza e il modo stesso in cui
funzionano i mercati.
I mercati tradizionali sono organizzati fisicamente in base all’offerta di prodotti e
servizi, nei diversi settori economici. Nei mercati digitali gli oggetti delle transazioni e i
soggetti coinvolti non devono essere fisicamente presenti, ma possono essere
individuati a distanza.
La partecipazione ai mercati digitali può essere sincrona o asincrona, in quanto non è
necessario per venditori e acquirenti incontrarsi nello stesso momento.
Nei mercati digitali si abbattono alcune categorie di costi, come i costi di ricerca di
informazioni legate alle transazioni.
Le nuove tecnologie consentono di combinare il desiderio dei produttori di ottenere
economie di scala, e il desiderio dei consumatori di ottenere varietà di scelta per
soddisfare una serie di bisogni.
In tale contesto emergono nuovi influenzatori di mercato con il ruolo di migliorare le
transazioni e renderle più efficienti, gli influenzatori sono individui o organizzazioni che
non acquistano, non usano e non pagano, ma che raccomandano prodotti o servizi.
Il DIGITAL MARKETING è il termine con il quale si identificano tutte le azioni volte a
commercializzare beni e servizi, utilizzando canali e strumenti digitali come il web o gli
smartphone. E’ la parte Web e digitale di una strategia di marketing, utile alle aziende
per promuovere i propri prodotti, aumentare i clienti e fortificare il proprio brand, con
una serie di azioni che sfruttano le tecnologie. Alcune attività riconducibili al marketing
tradizionale sono ad es. l’e-mail marketing, vale a dire una attività di comunicazione
caratterizzata dall’uso delle e-mail.
PARTE SECONDA: LA COMPRENSIONE DEL COMPORTAMENTO DEL CLIENTE
5) ANALISI DEI BISOGNI DEL CLIENTE
6 ) IL COMPORTAMENTO D’ACQUISTO DEL CLIENTE
7 ) IL SISTEMA INFORMATIVO DI MARKETING
CAP 5) ANALISI DEI BISOGNI DEL CLIENTE
In linea di massima si può definire il bisogno come una sensazione di disagio derivante
dall’assenza totale o parziale di qualcosa che ci dà benessere. E’ una qualsiasi
esigenza, anche superflua e risibile, della natura umana, e che può trovare
soddisfazione nella domanda e nel consumo di un prodotto. La sua soddisfazione
permette quindi all’individuo di vivere meglio. Il Marketing non è in grado di creare
bisogni, ma può solo creare una domanda di beni e servizi che permettono di
soddisfare quel particolare bisogno.
Tra i bisogni ricordiamo:
un “bisogno generico” è un problema che un consumatore cerca di risolvere
acquistando prodotti e servizi; ad es. la necessità di trasporto spinge a comperare una
macchina;
un “bisogno derivato” è una specifica risposta tecnologica a un bisogno generico e
rappresenta l’oggetto del desiderio del consumatore; ad es. la macchina
un ” bisogno assoluto”è quel bisogno che si avverte qualunque sia la condizione altrui
un “bisogno latente” è quello di cui non si è consapevoli ma che si attivano in
particolari circostanze (essi esistono in ogni consumatore; il ruolo del marketing
proattivo è quello di scoprirli e analizzare il loro potenziale di redditività)
i “bisogni esistenziali” sono quei bisogni la cui soddisfazione fornisce una certa utilità
legata al funzionamento del bene.
La MOTIVAZIONE (dietro un bisogno c’è sempre una motivazione) può essere definita
come quell’energia che ci spinge a mettere in atto un comportamento finalizzato ad
un preciso obiettivo. Quando un individuo avverte una sensazione di malessere dovuta
alla mancanza di qualcosa, porrà in essere una serie di comportamenti volti a
soddisfare quel bisogno e far cessare la sensazione di malessere. La motivazione
svolge due funzioni: da una parte attiva i comportamenti dando l’impulso, dall’altra
orienta i comportamenti definendone la direzione.
La ricerca degli psicologi ci permette di distinguere tre orientamenti motivazionali che
determinano il benessere individuale:
-la ricerca di comfort, la ricerca di piacere, la ricerca di stimolazione. Tali
comportamenti hanno alla base la riduzione delle tensioni per mezzo della
soddisfazione dei bisogni, e la lotta contro la noia con stimoli legati alle novità.
Pertanto alla base di un bisogno vi può essere il desiderio di un bene o servizio, la sua
utilità, oppure l’occasione di acquisto/consumo.
I bisogni degli individui e le motivazioni collegate sono stati classificati in diverse
tipologie: una di queste è la gerarchia dei bisogni di Maslow.
Maslow raggruppa i bisogni fondamentali in 5 categorie:
-i bisogni fisiologici, come la fame o la sete
-bisogni di sicurezza, come la sicurezza fisica, la protezione, la salute
-bisogni di appartenenza, come l’amicizia, l’amore, la partecipazione
-bisogni di stima, come l’autostima, l’ambizione
-bisogni di autorealizzazione, come il raggiungimento degli obiettivi.
A suo giudizio ci sarebbe un ordine prioritario nei bisogni, nel senso che ognuno di noi
comincia a ricercare la soddisfazione nei bisogni prioritari prima di passare alla
categoria successiva. Una volta soddisfatti i bisogni di ordine inferiore, essi lasciano
spazio ai bisogni di ordine superiore, che iniziano a diventare motivanti e ad
influenzare il nostro comportamento. L’analisi di Maslow è importante perché
evidenzia una evoluzione dei bisogni in funzione dello sviluppo dell’individuo e della
sua qualità della vita, perché partendo da un obiettivo generale di sopravvivenza va
ve
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