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Definizione e livelli di studio del costrutto di "personalità"

Una delle definizioni che meglio riassume il costrutto di personalità è quella di Carver e Scheier: “un’organizzazione dinamica interna all’individuo, composta da sistemi psicofisici che determinano le modalità di comportamento, pensiero ed emozione tipiche di ogni individuo.”

Livelli di studio della psicologia della personalità

Per quanto riguarda i livelli di studio della psicologia della personalità, sono 3. Si può dire che ogni individuo è:

  • Simile a tutti gli altri individui (aspetti universali umani);
  • Simile a qualche altro e differente dagli altri (differenze individuali);
  • Differente da tutti gli altri (unicità).

Il primo livello di studio si occupa degli aspetti universali umani, quegli aspetti per cui ognuno è uguale a tutti, gli aspetti tipici della specie umana che ci rendono uguali a tutti gli altri. Il livello di studio del perché una persona è simile a tutti gli altri esseri umani.

Il secondo livello di studio si occupa delle differenze individuali (e fra gruppi) che rendono ognuno uguale solo ad alcuni individui e differente dagli altri. Possono essere anche differenze tra gruppi, cioè quelle specifiche caratteristiche che rendono simili le persone appartenenti ad un gruppo e che allo stesso tempo le differenziano da quelle di un altro gruppo. Il livello di studio del perché una persona è simile a qualche altro individuo e differente dagli altri.

Il terzo livello di studio si occupa dell'unicità della persona, quelle caratteristiche psicologiche che rendono ogni persona diversa da tutte le altre. Il livello di studio del perché una persona è differente da tutti gli altri individui.

Ciascuno dei tre livelli di studio contribuisce ad approfondire la comprensione della personalità umana in tutta la sua complessità, fornendone un quadro sempre più completo ed esauriente. L’oggetto di studio della psicologia della personalità è l’individuo nella sua interezza e totalità, in quanto non può indagare i singoli aspetti del funzionamento psicologico in modo isolato, focalizzandosi su questi livelli di studio separatamente.

Requisiti delle teorie scientifiche della personalità

Le teorie ingenue corrispondono alle credenze che ogni persona ha riguardo alla personalità. Nel corso della propria vita, infatti le persone osservando il comportamento di altri soggetti, accumulano evidenze sulle quali costruiscono le loro opinioni sulla personalità.

Le teorie scientifiche sono quelle formulate dagli scienziati che vengono poi tradotte in applicazioni pratiche a vantaggio e beneficio degli individui. Le principali differenze tra teorie ingenue e teorie scientifiche sono:

  • Verificabilità: Nelle teorie scientifiche ci deve essere la verifica sperimentale delle ipotesi, mentre in quelle ingenue no. Si pongono le stesse domande ma la modalità mediante la quale cercano delle risposte è completamente diversa; nelle scientifiche si usano appropriati strumenti e misure secondo rigorosi criteri metodologici. Entrambe si basano su osservazioni, ma, mentre le teorie ingenue prendono spunto da un numero limitato di queste, quelle scientifiche ricorrono a delle osservazioni obiettive su gruppi ampi e diversificati di individui (non su pochi casi).
  • Obbiettività: Osservazioni non influenzate da pregiudizi soggettivi, riproducibili da altri ricercatori.
  • Sistematicità: Le teorie ingenue vengono formulate sugli aspetti che più incuriosiscono, mentre la teoria scientifica è una teoria comprensiva globale che include tutti gli aspetti della personalità.
  • Applicabilità: Rispetto alle teorie ingenue, le teorie scientifiche traducono le loro osservazioni in applicazioni pratiche a beneficio dell’individuo, quindi utilizzo pratico della teoria.

Approccio nomotetico e approccio idiografico: definizione ed esempi

Approccio nomotetico: Dal greco "nomos" che significa legge. Lo scopo del ricercatore nell’approccio nomotetico è quello di ricercare “leggi” generali valide per la personalità umana applicabili a tutti, quindi si basa sulla similarità tra gli individui e utilizza misure “fisse”.

Esempi approccio nomotetico: Esempi di approccio nomotetico sono le domande strutturate nei questionari standardizzati, con le procedure di calcolo dei punteggi che si applicano in modo uniforme a tutti gli individui.

Approccio idiografico: Dal greco "idios" che significa privato. Lo scopo del ricercatore nell’approccio idiografico è di ricercare unicità nella singola persona. L’approccio idiografico ricerca caratteristiche uniche e irripetibili del singolo individuo (unicità dell’individuo), utilizza misure “variabili” non ponendo domande (o risposte) strutturate adattabili alle caratteristiche dei singoli individui.

Esempi approccio idiografico: Esempi di approccio idiografico sono domande non strutturate come “che tipo di attività preferisci nel tempo libero?”

I dati LOTS e il loro utilizzo

I LOTS sono 4 tipologie di indagini utilizzate per raccogliere i dati sulla personalità, per valutare ed analizzare la personalità.

  • L (Life record data): Dati biografici  oggettivi, ovvero i dati relativi alla vita dell’individuo, per esempio se è sposato, se ha un diploma di laurea, valutazioni scolastiche, luoghi in cui ha vissuto, rendimento lavorativo.
  • O (Observer data): Resoconti da parte di conoscenti  sono i dati presi dagli osservatori che entrano in contatto con la persona in una determinata situazione, per esempio informazioni fornite da genitori, insegnanti, colleghi. L’osservazione può essere composta da più persone in cui più l’indice di accordo su un’informazione è alto più l’informazione avrà valore. Si può adoperare anche l’introspezione, l’unico problema è che la nostra coscienza, essendo molto legata ai ricordi, tende ad essere meno oggettiva rispetto ad occhi esterni.
  • T (Test data): Risposte a test standardizzati  sono i dati raccolti mediante test che puntano a far venire fuori determinati tratti della personalità. Il test è un test classico quindi con un setting controllato.
  • S (Self-report data): Auto-descrizioni verbali da parte della persona  informazioni e resoconti forniti dal soggetto, dati che derivano dall’autovalutazione e dall’auto-descrizione. Definisce il come le persone si sentono, agiscono e si valutano. Non sempre le auto-descrizioni sono concordanti con i Test data. Mentre le auto-descrizioni con i resoconti da parte dei conoscenti (dati O) tendenzialmente concordano, anche se i giudizi di valore su di sé possono essere più benevoli di quelli dati dagli altri. Per ottenere le auto-descrizioni vengono posti questionari di self-report vero o falso oppure con la scala likert, che permette di dare una risposta ampia con 5 opzioni disponibili, da molto d’accordo a fortemente in disaccordo. I questionari self-report consentono di ottenere in modo rapido ed economico profili individuali e di operare confronti quantitativi (e qualitativi) fra le caratteristiche di individui differenti, e le persone sono in grado di fornire informazioni abbastanza accurate su di sé, ma le risposte possono essere influenzate da errori, distorsioni, pregiudizi di natura psicologica e/o metodologica (esempio distorsioni inconsce, desiderabilità sociale, acquiescenza, errori o imprecisioni) e le persone possono comunque mentire più o meno consapevolmente.

Nota bene: la personalità è un concetto molto vasto da studiare e questi 4 elementi osservativi (LOTS) fungono da analizzanti. Non vi è un elemento dei 4 più importante rispetto agli altri poiché tutti sono necessari alla causa.

Esempio: voglio valutare l’empatia del soggetto x. Se prendessi solo i dati O (resoconti da parte dei conoscenti) potrei notare, ipoteticamente, che il soggetto ha una bassa capacità di empatia. Tuttavia analizzando gli altri dati potrei comprendere che i risultati dell’osservazione sono diversamente codificabili, poiché dai dati L (dati biografici oggettivi) si nota come il soggetto abbia sempre avuto nella sua vita buone doti di autocritica e negli altri dati (Test data e Self-report data) ottengo risultati simili. Dunque all’interno dell’osservazione deve esserci stato un qualcosa che non ha fatto notare agli osservatori il vero livello della sua autocritica. E dunque le cause potrebbero essere che il soggetto è timido e tende a scappare di fronte a contatti sociali apparendo come menefreghista e poco empatico. Quindi i dati di tutti e 4 i LOTS permettono di incrociare meglio le analisi comprendendo più nel profondo l’individuo.

Disegni di ricerca in psicologia della personalità

Studio di casi: Consiste nello studio approfondito di una persona (singolo individuo  studi idiografici). Lo studio avviene in un contesto naturale, quindi senza un setting controllato, così da permettere all’individuo di essere il più spontaneo possibile, cogliendo la complessità della persona in diverse circostanze di vita. Si possono utilizzare interviste non strutturate e il soggetto può essere esaminato per lungo termine così da permettere allo sperimentatore di confermare o smentire le sue ipotesi. Le informazioni raccolte permettono di costruire modelli di comportamento di quella persona. Svantaggi: scarsa generalizzabilità dei risultati; gli studi di caso sono solo descrittivi, non forniscono chiare spiegazioni causali.

Ricerca correlazionale (clinica): Serve per generalizzare. Più le persone sono e più sono diverse, e più le caratteristiche comuni trovate possono essere applicate su altri contesti. Infatti non posso applicare delle regolarità di un gruppo caratterizzato da universitari ad un gruppo di anziani poiché tra i due vi sono differenze; ma se trovo regolarità all’interno di un gruppo formato da entrambe le categorie, queste regolarità possono essere applicate ad entrambi.

La ricerca correlazionale utilizza questionari di personalità (self-report) e l’obbiettivo di questa ricerca è trovare una relazione R tra due diverse caratteristiche di personalità. Esempio: le persone con medie scolastiche alte hanno un’autostima alta? Per vedere se questi due elementi cambiano assieme bisogna analizzare la R (l’associazione tra due variabili, se una persona ha un livello di autostima alto e una media voti alta allora si avrà una R positiva poiché vi è una correlazione positiva) e la direzione.

Le variabili si definiscono positivamente correlate (R positivo) quando a valori bassi di una corrispondono valori bassi per l’altra o quando a valori alti di una corrispondono valori alti dell’altra (esempio le variabili estroversione e socievolezza hanno R positivo).

Le variabili si definiscono negativamente correlate (R negativo) quando a valori alti di una variabile corrispondono valori bassi dell’altra variabile o viceversa (esempio le variabili fiducia in se stessi e ansia hanno R negativo).

Metodi psicometrici e questionari: Questionari vero-falso o con la scala likert (metodo psicometrico) che permette di dare una risposta ampia con 5 opzioni disponibili, da “molto d’accordo” a “fortemente in disaccordo”, oppure da “per nulla” a “moltissimo” ecc. I questionari di personalità consentono di ottenere in modo rapido ed economico profili individuali e di operare confronti quantitativi (e qualitativi) fra le caratteristiche di individui differenti, e le persone sono in grado di fornire informazioni abbastanza accurate su di sé, ma le risposte possono essere influenzate da errori o imprecisioni, distorsioni inconsce, desiderabilità sociale, acquiescenza e le persone possono comunque mentire più o meno consapevolmente.

Psicologia sperimentale (esperimenti): La psicologia sperimentale cerca di trovare la causalità tra due elementi, quindi ricerca i “perché” e non solo se due elementi sono correlati o meno. Lo scopo sta nel vedere se un elemento causa un determinato risultato. Per attuare questo procedimento è necessario avere due gruppi, un gruppo di controllo e un gruppo sperimentale in cui viene manipolata la variabile indipendente (stimoli, compiti, condizioni). La variabile indipendente è l’elemento che ipoteticamente causa l’effetto che verrà poi analizzato, può essere per uno stimolo, un compito, una condizione. Le variabili dipendenti sono le risposte, i tempi di reazione, le prestazioni comportamentali. Esempio, ipotesi di frustrazione-aggressività (ovvero la frustrazione che causa l’aggressività): le persone che incontrano un ostacolo o sono bloccate (variabile indipendente) nel raggiungimento di uno scopo tendono a reagire con un comportamento aggressivo (variabile dipendente).

Un altro esempio: prendiamo un tot di studenti, dividiamoli casualmente in due gruppi e assegnamo loro due compiti (variabile indipendente), uno impossibile e l’altro molto facile. Successivamente andiamo ad analizzare la variabile dipendente, ovvero l’autostima dei soggetti dei due gruppi dopo il risultato ottenuto nel test. Una volta raccolti i dati sull’autostima dei due gruppi possiamo verificare se l’insuccesso in un test porta ad un abbassamento dell’autostima o non porta nessun cambiamento.

Il problema della psicologia sperimentale è che non si è mai certi se l’elemento modificato è la causa dell’effetto, poiché l’elemento causa dell’effetto potrebbe essere stato un altro non considerato dallo sperimentatore, inoltre molti comportamenti non possono essere studiati in laboratorio. La psicologia sperimentale si focalizza su una situazione particolare e in un ambiente controllato  gittata più corta ma più precisa. La ricerca correlazionale può essere attuata anche per decenni ed ha quindi una gittata più ampia ma meno precisa. In qualunque caso è consigliato utilizzare più metodi d’indagine così da avere più dati e così da essere più dettagliati nelle spiegazioni.

La psicoanalisi e la prospettiva psicodinamica

Modello topografico: Uno dei due modelli freudiani della mente. Nel modello topografico:

  • Conscio: I pensieri immediatamente accessibili alla coscienza.
  • Pre-conscio: I contenuti mentali potenzialmente accessibili alla coscienza.
  • Inconscio: I contenuti mentali/motivazioni inaccessibili alla coscienza (es. sogni, lapsus, sintomi nevrotici).

Modello strutturale: L’altro dei due modelli freudiani della mente. Nel modello strutturale:

  • Es: Gli impulsi sessuali (libido) e aggressivi.
  • Ego: È la forza dell’io. Regola le relazioni fra l'individuo e l'ambiente, controlla infatti gli impulsi inaccettabili (Es), ed evita il dolore derivante dai conflitti interni (Es vs. Super-Ego).
  • Super-ego: Le regole morali, proibizioni, comandi interiorizzati. Il super-ego rigido è fonte di problemi psichici  serve una terapia psicoanalitica per rafforzare l’ego.

Pulsioni e istinti:

  • Pulsione: La pulsione è la fonte di energia psichica che motiva e determina le azioni della persona.
  • Istinto di vita: L’istinto di vita è la libido, quell’energia mentale a carattere sessuale che porta alla ricerca della soddisfazione sessuale.
  • Istinto di morte: L’istinto di morte è l’aggressività (auto)distruttiva.

Processo primario: Caratteristico dell’es, caratterizzato da una scarica immediata della pulsione, così come avviene nei primi anni di vita ed è armonico con l'intensità della rispondenza emotiva della madre le cui potenzialità empatizzanti risentono della propria strutturazione più o meno adeguata al delicato compito speculare, di riscontro, verso il bambino; non è cosciente, idee opposte possono essere presenti contemporaneamente senza cadere in contraddizione.

Processo secondario: Si sviluppa gradualmente e successivamente ed è capace di dilazionarla quella pulsione: è caratteristico dell'ego in evoluzione sotto l'influenza idealizzata della figura paterna con intensità ugualmente proporzionale alla qualità più o meno idonea della di lui padre strutturazione.

Conflitto: I fenomeni psichici sono la risultante di conflitti che provocano angoscia. Angoscia che può essere:

  • Angoscia reale, se dovuta a pericoli esterni;
  • Angoscia nevrotica se provocata dal timore di perdere il controllo dei propri impulsi;
  • Angoscia morale se provocata dal senso di colpa.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher c.ofria di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Cardaci Maurizio.
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