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Realtà e televisione

Il desiderio di rappresentare la realtà non è l'istanza prevalente della tv italiana, fortemente condizionata dalla messa in scena, evoluta sul piano del costume rispetto al desiderio di rappresentare la realtà.

Reality show

La realtà tv sbarcherà quindi sulle reti generaliste (MTV, ad esempio) in forma di “reality”. Il reality si divide in due filoni:

  • Il primo con atteggiamento caritatevole, con il repertorio di commedia (fratelli divisi dalla nascita, malattie incurabili, raccolte fondi ecc.).
  • Il secondo è più “litigarello” (insulti e spesso si sfiora lo scontro fisico).

Si tratta di ricostruzioni e messe in scena più che esibizioni di fatti veri, in cui la verosimiglianza prevale sulla realtà effettuale (con recitazioni di figuranti semi-professionisti). In una fase successiva, come gli anni '90, il reality sembra dedicarsi attraverso specifici formati come Big Brother. Ci sono anche qui due tipologie: la prima legata alla casa, la seconda dominata dal concetto di “isola sperduta”.

Con l'avvento di Sky (2002) si è realizzato un sistema di pay per view che modifica radicalmente l'antico duopolio Rai-Mediaset, prima sul piano delle risorse e poi su quello degli ascolti. Nella versione italiana la tv a pagamento consente di dedicare uno o più canali ai reality in una versione estesa. Ad esempio, un canale composto di “dirette” del Grande Fratello 24h su 24, attivo su Mediaset Premium.

Talent vs makeover

La tv diventa una scuola per formare con un duro tirocinio un gruppo di giovani aspiranti artisti o sportivi. Un esempio è Amici (di Maria De Filippi). Maria è capace di dare consigli affettuosi e alcune volte duri. La miscela di bravura, spirito di gruppo, aggressività, dolcezza e sfida ci fa osservare i giovani come pesci in un acquario. Dal resto anche nelle persone comuni c'è il desiderio latente di mettersi in gioco e mostrare il proprio talento e sfondare un domani.

Intanto siamo quasi arrivati ai giorni nostri, dobbiamo registrare l'arrivo della tv a pagamento. In tempi recenti nelle reti di nicchia del satellite e del digitale terrestre compare un genere di grande successo e a basso costo, emblematico di una fase fai da te, che vuole l'abbellimento a tutti i costi delle persone e della casa. Riflessioni analoghe valgono anche per il giardino, la cucina, gli hobbies, l'antiquariato ecc.

La vecchia figura dell'esperto, con la sua funzione pedagogica, è trasformata in una equipe sbrigativa che spiega poco e fa molto. La sala trucco dietro le quinte ora viene mostrata. Il lieto fine è il momento in cui il concorrente mostra agli amici e parenti le sue trasformazioni, mentre la camera svela le loro reazioni di stupore, di invidia e talora di scetticismo. Il modello originale ora è stato arricchito di varie espressioni, adesso non solo si cambia pettinatura al concorrente, ma si fa un corso su come pettinarsi a tutti gli spettatori.

I desideri repressi di una persona considerata ordinaria, ma splendida sotto i suoi panni dimessi che la nascondono, possono per un tocco di magia diventare veri, grazie a un produttore televisivo.

Factual, global, digital. Quando la dominanza incontra l'offerta

Cucina, moda, casa, trasformazione fisica e psicologica, relazioni, famiglia, fai da te, medicina, lifestyle: l'universo dei prodotti che compongono l'offerta dei factual entertainment della tv italiana contemporanea, sviluppando (nell'era dell'abbondanza) nuovi canali con nuove abitudini di consumo. La tv degli anni 2000 ha introdotto un genere che, in sfavore dello schema educativo, è basato sulla trasformazione. La sua definizione nazionale però assume caratteri specifici. L'offerta è basata sul gusto nazionale che predilige alcuni soggetti.

La prima scelta difficile sta se ideare un prodotto locale o comprare un prodotto realizzato da un altro paese. Una via intermedia è rappresentata dall'acquisizione di format internazionali per produrre le versioni localizzate di un programma di successo (ma come ti vesti basato sul format inglese What Not to Wear). La funzione è quella di capire come il prodotto internazionale (il ready made) di genere factual, abbia assunto una funzione strategica nell'innovare il panorama dell'offerta tv nazionale, soprattutto negli anni di passaggio dall'analogico al digitale.

Gli anni 2000 possono essere considerati un decennio esplosivo per la tv italiana che ha visto sovrapporsi e intrecciarsi più direttrici di trasformazione (mentre per la tv estera la cose è avvenuta in tempi graduali). Si assiste alla diffusione della tv a pagamento, al passaggio al digitale, alla moltiplicazione delle piattaforme distribuite, alla frammentazione dei consumi. A livello internazionale invece, si assiste ai grandi flussi di prodotti ready-made.

Negli ultimi 30 anni i sistemi televisivi europei aprono la strada a una tv commerciale che si alimenta di prodotti ready-made di importazione, soprattutto serie. I flussi di circolazione, grazie alla tecnologia, si fanno più complessi con la diffusione di piattaforme distributive alternative (cavo, satellite).

Branding factual

La costruzione di brand (l'identità di una rete) è diventata una delle preoccupazioni principali per l'industria televisiva nell'età della convergenza digitale: le grandi imprese tv sviluppano costantemente identità di brand attraverso molteplici strumenti, e in primo luogo grazie ai programmi che mirano a incoraggiare nel pubblico una fedeltà e partecipazione destinata a durare.

La produzione di un testo manifesta l'attitudine a fare del prodotto un marchio: sia perché si impone come contenuto “firmato”, sia perché si configura come testo esteso ed estensibile e diventano il terreno per forme di socialità online. I due elementi dell'attività di branding sono il contenuto e la rete. L'attività del broadcaster in uno scenario digitale è soggetta a due gravi pericoli: da una lato una minaccia dal basso sta nell'attitudine dello spettatore a frammentare sempre più la propria attenzione e il proprio tempo di consumo. La costruzione di un brand di rete forte rappresenta l'unico appiglio con cui esercitare del controllo su un consumo sempre più sfuggente e frammentato.

Parallelamente al crescere delle possibilità di consumo dei programmi su più device, lo spettatore tende a porre al centro il franchise program, ovvero il programma forte, caratterizzato da una sua identità e da una sua immagine. Gli spettatori sono attratti da brand di programma e li vogliono seguire indipendentemente dal device.

Se si considera il caso del ready-made, si può in primo luogo osservare come abbia costruito una risorsa molto rilevante per l'edificazione di nuove identità di rete. La disponibilità sul mercato di contenuti internazionali ha banalmente fornito la materia prima per la costruzione di palinsesti a budget limitati rispetto a quello di rete generaliste. Il prodotto factual d'importazione ha poi costruito un territorio di lunga serialità e a basso costo, ed è andato a generare quei fenomeni di fidelizzazione che sono necessari per la costruzione di brand di rete (si è inserito in modo efficace nella dinamica rete/contenuto).

Da un lato il prodotto factual straniero è stato progressivamente addomesticato grazie all'inserimento entre marchi di rete nazionali (Cielo, Rai 5 ecc.). È l'abitudine e la familiarità nei confronti del genere da parte degli spettatori fedeli alle reti che ha consentito un progressivo ampliamento contenutistico verso aree tematiche del tutto estranee alla tradizione nazionale (si pensi ai ristoranti da incubo o Grassi vs Magri). Il brand di rete costruisce un terreno di esplorazione di stranezze a mondi distanti, oggetto di curiosità, che gioca il successo di un canale come Real Time.

L'esempio di Real Time è esemplare. Uno dei fattori del successo del canale consiste nella sua capacità di essere molto legato ai propri volti (come Enzo e Carla) che incarnano i valori e l'identità del network.

Scheduling factual - Lo spazio nel palinsesto per un genere straniero

I factual ready-made di origine anglosassone approdano quindi su reti, generaliste o digitali, free pay, caratterizzate da tratti identitari forti, che danno senso al prodotto straniero. Questo senso e questo valore nascono però anche dalla posizione che i singoli prodotti occupano in una griglia più grande, il palinsesto.

Un primo punto che la maggior parte di questi programmi non invade i palinsesti delle rete generaliste ma di quelli tematici (rivolte a target specifici). L’esclusività e la ripetizione sembrerebbero contraddittorie ma non lo sono: da un lato garantiscono per lo spettatore di non perdere nulla, e dall’altro provano ad evitare il deterioramento e l’usura di interi generi e programmi.

Nelle reti digitali, tematiche o mini-generaliste, il palinsesto è costruito sul modello anglosassone: da una parte la necessità di marcare una differenza rispetto alla tv tradizionale, e dall’altro la necessità di presentare orari precisi, sempre uguali nel tempo, che ha portato le reti a dotarsi di una griglia rigida. Laddove la generalista riempie il suo tempo di contenitori e di lunghe prime serate, le tematiche puntano su una varietà di appuntamenti con accostamenti tematici.

In tale panorama, i factual d’importazione costruiscono un materiale perfetto: per la loro modularità, fatta di episodi spesso autoconclusivi, così come il formato di mezz’ora o di una con la pubblicità. La necessità di rivolgersi a un pubblico di nicchia, differente, da conquistare porta questi canali a orientare la loro programmazione sulla base di tipologie di ascolto inedite e a differenziarsi rispetto all’offerta generalista, puntando su orari altrove lasciati scoperti, come la seconda serata o il weekend.

Come Real Time, la seconda e terza serata diviene uno dei momenti di massimo ascolto con programmi del tipo “malattie imbarazzanti” o “sepolti in casa”. Il prime time è invece organizzato secondo un criterio tematico: il lunedì sera dedicato alla salute, il martedì alla cucina e così via. Molti programmi di prima serata sono produzione originali, ma c’è spazio anche per i prodotti stranieri, se hanno già dimostrato di funzionare in altre fasce.

Un altro spazio dedicato ai prodotti internazionali è quello del preserale, dove in concorrenza con i quiz e telegiornali delle altre reti, sono programmati a striscia programmi dedicati alla cucina. Anche il day time è organizzato con programmi a striscia (mattina e mezzogiorno programmi italiani e stranieri spesso repliche, di pomeriggio prodotti nazionali). Nel weekend ci sono le maratone. Emergono così alcuni fattori costanti nella programmazione di factual stranieri: la collocazione in momenti centrali, l’alta replicabilità, l’organizzazione tematica settimanale e la rottura dell’ordine nel weekend.

È importante notare come la posizione ibrida in certi momenti, il periodo estivo ad esempio, in cui i palinsesti sono smobilitati, sono invece punti di forza di certi programmi e reti. Un’ultima menzione va riservata, infine, alla generalista. Diversamente da quanto succede in altri paesi europei come la Gran Bretagna, il factual in generale e i prodotti di importazione occupano ancora poco spazio in palinsesto, di solito in momenti scarichi come l’estate.

Simil-synch. Forme di mediazione linguistica e culturale

Sono necessarie anche alcune modifiche che incidono sulla materia visiva e sonora del testo. Da un lato, il programma straniero va tradotto nella lingua nazionale, l’italiano, ma dall’altro la traduzione diventa sempre un adattamento più largo, un tentativo di avvicinare un prodotto ai suoi consumatori, di ridurre il salto tra culture diverse, addomesticando i giochi di parole o riferimenti alla vita quotidiana del paese d’origine.

Per i generi non fiction, il discorso si fa più definito. La forte impressione di mantenere una forte impressione di veridicità, da un lato, e di ridurre i tempi e i costi di realizzazione dell’adattamento, dall’altro, ha di solito fatto optare le reti italiane per il sottotitolaggio o il voice over. Nel primo caso, al testo originale sono sovraimpresse le traduzioni scritte delle battute di dialogo, lasciando lo spettatore italiano la possibilità di ascoltare le intonazioni reali. Nel secondo caso, invece, avviene un re-vocing, in cui la traduzione pronunciata da uno speaker parte con alcuni secondi di ritardo rispetto a dialoghi originali, che rimangono udibili in sottofondo: questa tecnica, serve per un effetto di realtà e fedeltà all’originale.

Parallelamente alla diffusione e successo del genere factual nei palinsesti italiani, a sancirne l’importanza strategica e insieme nel tentativo di attirare nuovo pubblico, in anni recenti si è però imposto una forma parzialmente differente di mediazione linguistica: un tipo modificato di voice over detto simil-synch (si abbassa il volume della voce originale), mentre i doppiatori da speaker diventano attori.

Ogni programma ready-made affronta un adattamento quando arriva in Italia. Le modifiche possono essere più profonde, indebolendo i personaggi. Spesso la violenza, la rabbia, l’ironia e le parolacce si ammorbidiscono nell’intonazione del doppiatore o scompaiono del tutto. Accanto al sottotitolaggio, voice over e simil-synch, infine per i prodotti factual ci sono dei filmati introdotti da un breve segmento in studio condotto da un volto noto della rete, una cornice che avvicina il prodotto all’identità della rete che lo ospita e al pubblico cui si rivolge.

Conclusioni

Il factual entertainment, arrivato in Italia parallelamente allo sviluppo della tv digitale, prima satellitare e poi terrestre, ha costruito indubbiamente una testa di ponte per linguaggi e modalità produttive inedite, sia attraverso gli adattamenti locali grazie allo sbarco nell’offerta tv nazionale di programmi ready-made opportunamente contestualizzati e adattati. Si può parlare di un americanizzazione del quotidiano avvenuta grazie al factual. In tale processo però non va dimenticata una forte mediazione nazionale alla ricerca di un punto di incrocio tra fedeltà all’originale e adattamento per il nuovo pubblico.

Il difficile concetto del vestirsi bene

Costruiti intorno a un prima e un dopo, in cui il prima è concentrato di sciatteria e trascuratezza e il dopo si basa su un disturbante allineamento del canone, i fashion makeover espandono il dopo in una promessa del mantenimento del nuovo aspetto. La malcapitata, fasciata in un abito che non le dona, ritornerà alla vecchia ciniglia?

Concentriamoci sui formati italiani “Ma come ti vesti” in onda in MCTV e “Buccia di banana” invece in BDB. Il prima è caratterizzato da:

  • Una frontalità accusatoria e la spettacolarizzazione del difetto
  • La modalità inquisitoria di presentazione dei panni
  • Collezione di errori
  • Fruizione imperfetta nella scansione della quotidianità
  • La perseveranza nell'errore assunta a metodo compositivo

Il dopo:

  • Appiattimento dei modelli (sono in MCTV)
  • Svincolamento del modello e lavoro psicologico (solo in BDB)
  • Caduta, alla fine della trasformazione in quel travestimento perfetto che non tiene conto della durata dello stesso

Il makeover si presenta come labile, perché basato su principi errati. Partendo dalla quotidianità, si lavora su un piano di trasformazione effimero, giocato sul possibile ma arduo compito del mantenimento della nuova figura, e la grammatica della moda.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Donato-93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della radio e della televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Innocenti Veronica.
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