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SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI

La sociologia dei processi culturali è una vera e propria disciplina scientifica che studia l'individuo

e la società essi sono infatti i due concetti chiave di tale disciplina. L'individuo viene studiato come

singolo attore che interagisce all'interno della società aggregandosi e confrontandosi con i suoi

simili, tali azioni portano alla nascita di comunità. Il tempo di osservazione è in genere

relativamente breve ,affinchè il risultato non venga falsato dalla distanza cronologica.

La Sociologia nasce e si sviluppa nel periodo dell'illuminismo grazie a tutte quelle condizioni

economiche politiche e sociali che hanno portato alla nascita di tale pensiero. Perchè sociologia

dei processi culturali? Essa è un particolare sviluppo della sociologia che studia la dimensione

della cultura nei fenomeni sociali.

LA CULTURA

Definizione etimologica: la cultura è infatti patrimonio intellettuale e materiale soggetto a continue

trasformazioni, è costituita da un insieme di norme, valori simboli, mezzi materiali necessari alla

produzione e riproduzione dell'uomo.

Definizione metaforica: l’approccio al concetto di cultura avviene attraverso 2 modalità:

• oggettiva (proprietà collettiva; comprende gli usi e costumi di un popolo)

Riferimenti:

etimologia tedesca, antropologia inglese : è il risultato dell’interazione sociale

Durkeim

• soggettiva (è una proprietà interiore dell’individuo e caratterizza la sua personalità)

Riferimenti:

Arnold: è il meglio che è stato pensato nell’arte, nella letteratura, nella filosofia

Scheler: è umanizzazione, espressione dell’indipendenza dell’intelletto

Sombart: non esiste al di là dell’individuo; costituisce il patrimonio culturale

Per tale motivo infatti tutte le scienze dell' uomo le attribuiscono grande importanza e diversi sono

gli approcci con cui si è definito il termine. Approccio progressivo Vs evolutivo:Progressivo ma

non evolutivo è l'approccio di Comte secondo cui "il cammino dell' umanità passa attraverso tre

stadi evolutivo,metafisico,positivo-scientifico ed è inarrestabile-irreversibile". Evolutivo ma non

progressivo è l'approccio di Spencer secondo il quale la contemporaneità sottolinea che nessuna

cultura può essere considerata superiore ad un altra. Ciclica invece è la concezione di Vico:" Ogni

nazione traversa e ritraversa tempi eroici divini e umani". Per Marx ed Engel la cultura è oggettiva

e svolge un ruolo essenziale, è una forza ostile all' uomo che gli si contrappone nella sua

formazione socio-economica e capitalistica, non si evolve ma si trasforma in continuazione.

La teoria più elaborata è quella di Sorokin secondo cui ogni sistema culturale ascende verso una

forma di integrazione raggiunge una completa armonia e poi declina o decade verso la

disintegrazione terminando con la dissoluzione o morte del sistema. Per la soc. moderna la cultura

è il maggior fattore di umanizzazione dell’uomo unica determinante del suo comportamento.

MUTAMENTO SOCIALE

Dal punto di vista sociologico è l’ampio e non episodico cambiamento nella struttura e nel

funzionamento del sistema sociale nel suo complesso o di determinati gruppi .

TEORIE

A. Comte (1798-1857) individuò nella «legge dei tre stadi» la legge generale del mutamento

della società. Secondo tale legge il progresso umano si sviluppa attraverso tre stadi successivi: lo

stadio teleologico , lo stadio metafisico e lo stadio scientifico o positivo. Il primo stadio, è

caratterizzato dal tentativo dell’uomo di interpretare e dominare la natura attraverso l’uso di

pratiche magiche e sacrali. Nel secondo stadio si esercita il dominio sulla natura con il

ragionamento astratto. Nello stadio positivo l’uomo passa all’osservazione e all’analisi dei fatti

concreti, indirizzando la propria attività alla formulazione di leggi scientifiche. Questo stadio,

secondo Comte, potrà dirsi realizzato solo quando l’uomo adotterà il metodo scientifico per ogni

sua ricerca, cessando di chiedersi il «perché» dei fenomeni e badando esclusivamente al

«come».

MARX individua nella lotta di classe, espressione del conflitto tra forze produttive e rapporti di

produzione, il motore del cambiamento sociale, attraverso cui si realizza il passaggio dalla società

antica a quella feudale, da quella feudale a quella borghese e da questa alla società socialista.

PARSONS: è il caposcuola dell’approccio struttural-funzionalista. L’orientamento sociologico di

Parsons sembra essere in rapporto con le esigenze pratiche della società americana per

individuare i requisiti minimi dell’integrazione in una società composta di gruppi etnici diversi. Nei

suoi scritti che risalgono soprattutto nel periodo che va dagli anni 30 agli anni 60, egli ha costruito

una teoria che pretendeva di essere estremamente generale e alla quale talvolta ci si è riferiti

definendola la “grande Teoria”. In quest’opera, Parsons cerca di mettere in evidenza gli aspetti

volontaristici dell’azione stessa. Egli individua alcuni elementi necessari per la presenza dell’atto

che sono: 1) colui che compie l’atto (l’attore); 2) ogni atto deve necessariamente avere un “fine”

(cioè una situazione futura verso cui l’azione è orientata); 3) ogni azione ha inizio in una

“situazione”. Il sistema sociale è definito in termini di interazioni.

La sua teoria di cambiamento sociale si basa sul concetto di differenziazione sociale ed è

legata alla crescita delle libertà individuali.

Secondo Parsons esistono 3 tipi di differenziazione:

DIFFERENZIAZIONE CULTURALE: Parsons utilizza la dicotomia

1. particolarismo/universalismo per spiegare che nel passaggio dalla società tradizionale alla

quella moderna gli individui vengono considerati non più in base ai loro caratteri particolari

come l’appartenenza ad una famiglia, ma per i loro tratti universali come le proprie qualità;

DIFFERENZIAZIONE STRUTTURALE: si riferisce al processo di autonomizzazione delle

2. istituzioni sociali che si articola in 4 settori:

• Differenziazione del sistema economico;

• Differenziazione delle strutture politiche;

• Forme istituzionali;

• Integrazione sociale.

DIFFERENZIAZIONE PSICOLOGICA: emergono strutture psicologiche più adatte

3. all’esercizio della libertà.

La differenziazione crea tensione e domanda d’integrazione.

L’integrazione può essere:

• strutturale (con agenzie di regolazione delle relazioni)

• cognitiva (condivisione di valori, norme, senso)

UNIVERSALE EVOLUTIVO: Parsons utilizza questo termine per indicare ogni sviluppo

organizzativo che è abbastanza importante per promuovere l’evoluzione. Alcuni universali evolutivi

sono: la tecnologia, la comunicazione, la religione, il denaro…

POST-MODERNITA’

Alcuni processi possono far supporre che la società moderna si stia auto-distruggendo o

comunque frammentando. Nella modernità la linea interpretativa prevalente è quella di

considerare la differenziazione del sistema sociale come il processo che consente alle società di

divenire viepiù complesse sviluppando strutture differenti e sempre più specializzate. Il tratto

socio-culturale comune che caratterizza la post-modernità è cercare la novità tramite la via

insolita dell’accostamento di tratti ed elementi appartenenti ad epoche anche le più lontane nel

tempo e nello spazio. Aspetti: eclettismo (ibridazione- realizzazione di accostamenti “arditi”);

l’appiattimento della dimensione temporale = la perdita della “memoria” ma questo effetto

paradossale deriva dalla condizione in cui “il progresso diventa routine”; le profonde trasformazioni

in atto nel campo del sapere. Martelli sostiene che esiste un forte nesso tra il crollo delle ideologie

moderne e la frammentazione del sapere: entrambe riposavano sulla “fede nel progresso” .

Martelli coglie due aspetti della “fine della storia” nella post-modernità:

la discontinuità nella concezione del tempo;

1- l’aspetto paradossale assunto dal mutamento sociale contemporaneo.

2-

Secondo Martelli, la de-differenziazione in atto è un mutamento complesso che si presenta come

la risultate di tre movimenti simultanei:

la ripresa di forme culturali precedenti,

- il mantenimento di tratti moderni

- la distorsione di entrambi questi movimenti mediante connessioni insolite e sorprendenti.

-

GLOBALIZZAZIONE

il concetto è strettamente connesso con i cambiamenti nell’economia globale. Marx è stato uno dei

primi pensatori a sviluppare una teoria della globalizzazione. Nel Manifesto del Comunismo, Marx

ed Engels hanno osservato che il capitale inevitabilmente si espande oltre i confini dello stato in

cerca di nuovi mercati. Le forze del capitalismo creeranno una economia globale che alla fine

porterà al comunismo internazionale. Vi sono varie teorie interpretative della globalizzazione.

La prospettiva della “globalizzazione radicale” sottolinea i seguenti fattori:

lo sviluppo e l’ampia disponibilità a basso costo di tecnologia di telecomunicazione ha

1. significato che le popolazioni degli stati stanno sempre più diventando soggette ad una

“cultura globale”

l’affermazione dei Nuovi Movimenti Sociali che adesso hanno le risorse per diventare i rivali

2. di molti stati e sono in grado di trasferirsi seguendo i cambiamenti che avvengono nelle

“domande” sociali;

la crescente natura globale del mercato;

3.

Due figure chiave che hanno contribuito alla tesi della globalizzazione radicale sono il guru

giapponese degli affari Kenichi Ohmae e David Korten). Nel 1995 entrambi hanno scritto testi

fondamentali, che pongono le basi in termini chiari l’enorme impatto che si suppone la

globalizzazione abbia sul potere dello stato.

Ohmae The end of the nation-state (1995) definisce il cambiamento globale nei termini di quello

che egli chiama le Quattro “ I “: Investimento, Industria, tecnologia Informatica, Individui

consumatori. Le forze globalizzatrici identificate da Ohmae non possono, essere respinte a lungo

da leader politici dalla mentalità ristretta. La logica del ragionamento di Ohmae lo porta alla

conclusione che i governi ora hanno un ruolo utile solo come facilitatori di quelli che egli chiama

stati-regione (zone economiche naturali).

Korten cita il famoso trattato di Adam Smith The Wealth of Nations (1776) per sostenere le sue

argomentazioni secondo cui “le moderne società per azioni sono strumenti per sopprimere le forze

competitive del mercato. Tali società per azioni hanno giocato un ruolo centrale nel minare le

culture indigene che costituiscono delle barriere ai modelli consumistici globali. In questo modo gli

slogan pubblicitari, i simboli dei prodotti e la musica popolare sponsorizzata dalle società per

azioni, stanno rimpiazzando l’identità nazionale e i valori delle comunità come forze trainanti a

sostegno della interconnessione umana. La velocità negli avanzamenti tecnologici crea un

cambiamento nella mentalità di coloro che ad essi sono esposti. Ohmae cita come esempio il

Giappone in cui una generazione di “Nintendo Kids”.

Il problema centrale della tesi della “globalizzazione radicale” è la mancanza di una chiara

definizione di quello che comporta la globalizzazione.

Gli argomenti che seguono suggeriscono che gli effetti della globalizzazione non sono certi.

• Lo sviluppo di una cultura globale?

In realtà, gli stati stanno cominciando a mettere norme sempre più rigide per rispondere alle nuove

tecnologie: l’accesso ai media globali richiede attrezzature – antenne satellitari, modem e altro –

che possono, a vari livelli, essere controllati. L’aumento della tecnologia di comunicazione può

aumentare anche la capacità di controllo da parte degli stati.

Smith ha insistito sul fatto che le identità profondamente radicate del nazionalismo e dell’etnicità

non possono essere facilmente rimpiazzate da una cultura globale senza radici. Lo scambio

interculturale è per natura a doppio senso.

L’era attuale è caratterizzata dal risorgere di identità etniche.

• Una economia globale?

Le affermazioni esagerate in merito ai mercati globali, ignorano il fatto che la maggior parte del

commercio internazionale avviene ancora tra le nazioni industrializzate e pochi paesi appena

industrializzatisi. In realtà lo sviluppo del “mercato libero” (free market) associato con la

globalizzazione ha emarginato molte economie per quanto riguarda il commercio. L’ineguaglianza

tra le nazioni sviluppate e le nazioni in via di sviluppo è più ampia che mai.

• Le multinazionali sono gli attori internazionali dominanti?

Una multinazionale è un'impresa che opera in più di un paese con un'organizzazione stabile di

produzione e di vendita (def. ONU). questa definizione è limitante perché non evidenzia il fatto che

le maggiori multinazionali sono nei paesi con economia più forte. C’è certamente una prova

sostanziale che suggerisce che le più grandi multinazionali mondiali stiano aumentando il loro

potere economico e quindi, in alcuni casi, anche la loro influenza politica. E’ tale l’importanza delle

multinazionali per la tesi della globalizzazione radicale che alcuni teorici hanno chiesto che venga

usato il termine transnazionale perché le multinazionali sono ancora molto radicate nei loro paesi

d’origine e sono profondamente integrate nelle singole economie locali nelle quali operano.

Alla luce di quanto affermato finora si afferma che:

Cultura globale non esiste infatti si assiste ad una maggiore diversità culturale;

economia globale in realtà è internazionalizzata poiché i suoi attori principali e benefattori sono

fortemente concentrati.

le grandi società per azioni sono multinazionali perché dipendono dalle politiche dei singoli stati.

La globalizzazione, nella forma usata dagli studiosi come Ohmae, è un’affermazione

ideologica più che una descrizione di un inevitabile processo economico e culturale.

Il neoliberismo

Il neoliberismo ha lo scopo di rendere più facili i commerci tra le nazioni. Per questo richiede che

vengano rimossi numerosi elementi di controllo che vengono percepiti come ostacolo al mercato

libero, come ad esempio:

le tariffe

o i regolamenti

o certi standard, leggi, normative

o le restrizioni sul flusso di capitali e di investimenti.

o

Le questioni principali del neoliberismo sono:

• le regole del mercato: libertà per i capitali, I beni e I servizi, dove il mercato si

autoregolamenta facilitando l’effetto ricaduta della distribuzione della ricchezza.

• Riduzione della spesa pubblica per i servizi sociali come salute e istruzione da parte del

governo

• Deregolamentazione per permettere alle forze del mercato di mettere in atto un

meccanismo di auto-regolamentazione

• La privatizzazione delle imprese pubbliche

• dal concetto di “bene pubblico” e “bene della comunità” verso il concetto di “individualismo”

e “responsabilità individuale”.

Richard Robbins, in Global Problems and the Culture of Capitalism (1999), sintetizza alcuni dei

principi base del neoliberismo:

La crescita economica sostenibile è l’unica via per il progresso umano

• Mercati liberi senza interferenze da parte dei governi costituirebbero la distribuzione di

risorse più efficiente e ottimale dal punto di vista sociale.

La globalizzazione economica sarebbe un beneficio per tutti

• La privatizzazione rimuove le inefficienza del settore pubblico

• I governi dovrebbero per lo più funzionare per fornire le infrastrutture per migliorare lo stato

• di diritto.

Le politiche neo-liberiste presentano aspetti positivi e negativi oggi. La libertà di impresa ha avuto

effetti molto positivi sulla produzione, perché vi sono stati molti prodotti innovativi, La crescita e lo

sviluppo sono immensi. Tuttavia gli aspetti negativi sono legati alle ineguaglianze per cui molti

sostengono che sia proprio il sistema neoliberista ad aver creato maggiori sacche di povertà e

maggiori disuguaglianze.

Il pensatore più importante del neoliberismo, dal quale altri teorici derivano le loro idee, è

l’austriaco Frederick Hayek. Di particolare importanza è il suo libro The road to serfdom (1944),

nel quale egli fornisce un lucido resoconto della prospettiva neoliberista e delinea una teoria

radicale che era in contrasto con l’ideologia prevalente del suo tempo.

Il lavoro di Hayek fornisce la base per le idee dei neoliberisti che rifiutano la spiegazione che i

problemi del capitalismo sono dovuti alle debolezze insite nel sistema capitalistico. Piuttosto, tali

problemi vengono spiegati meglio da un certo numero di fattori:

l’interferenza dello stato nelle operazioni di mercato libero

1. Aumento della spesa per il welfare che significa tasse più alte e quindi minori

2. investimenti nell’industria e meno spese da parte dei consumatori;

lo sviluppo del corporativismo, e in particolare l'aumento dell’influenza dei sindacati

3. nell’elaborazione delle politiche economiche;

Gli aspetti principali del programma neo-liberista:

• La superiorità dei mercati rispetto alla politica nel soddisfare i bisogni umani, generare

prosperità e intensificare la libertà personale;

• Il bisogno di difendere i diritti di mercato individuali, inclusi i diritti di proprietà, il diritto di

affermare la propria ineguaglianza, e il diritto di scegliere da una diversità di beni e servizi

sul mercato.

Da questi dictat-guida, emergono logicamente una serie di politiche, tra le quali:

• La deregolamentazione dell’economia


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher terry1967 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Niccolò Cusano - Unicusano o del prof Del Re Emanuela.

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