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Riassunto completo Storia Contemporanea + domande esame

Appunti di storia contemporanea basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Formigoni dell’università degli Studi Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm, facoltà di Comunicazione relazioni pubbliche e pubblicità. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia contemporanea docente Prof. G. Formigoni

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armate al re il giorno successivo. Mussolini non fece niente, riprendendo il suo lavoro in un clima di

incertezza, in attesa di andare a dichiarare al re quanto avvenuto. Ma Vittorio Emanuele III aveva

già stabilito un piano e quando nel pomeriggio del 25 luglio 1943 Mussolini si recò da lui, egli gli

comunicò le proprie decisioni, a cominciare dalla sua sostituzione alla guida del governo con il

maresciallo Badoglio. Alla 5ne del colloquio due carabinieri presero Mussolini e lo portarono via

con un’ambulanza, in stato d’arresto. Rinchiuso in due caserme di Roma, il Duce fu poi trasferito

sull’isola di Ponza, poi alla Maddalena e in5ne in Abruzzo, a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Lo stesso 25 luglio il re e Badoglio attraverso un comunicato, annunciarono agli italiani al 5ne del

fascismo, ma il proseguimento della guerra a favore dell’Asse e l’ammonimento di azioni repressive

nel caso di disordini.

Gli italiani, sentendo la notizia, si diedero a spontanee manifestazioni di giubilo e iniziarono ad

alimentare l’illusione che la guerra fosse 5nita.

Intanto i gerarchi fascisti e lo stesso PNF non sapevano bene cosa fare e come gestire la situazione.

Molto si è discusso su quanto successo quel famoso 25 luglio, si parlò addirittura di colpo di stato

del re. È bene ricordare che la 5gura del re rimase per tutto il fascismo e che quel giorno il re

applicò semplicemente i propri poteri costituzionali. È legittimo parlare di colpo di stato se

sottolineiamo il fatto che il re forzò la situazione, ma al di là di ciò si mantenne una sostanziale

continuità nella gestione dello Stato, nella mentalità e nei modi della prassi politica e istituzionale.

Solo dopo la caduta di Mussolini, il re e Badoglio iniziarono a porsi davvero il problema

dell’armistizio e del conseguente rapporto coi tedeschi. Questi dal canto loro, dopo un attimo di

sorpresa si organizzarono sia per liberare Mussolini che per restaurare il fascismo e fecero apuire in

Italia numerosi reparti.

8. I quarantacinque giorni di Badoglio e l’armistizio

Dopo il 25 luglio iniziò il periodo dei quarantacinque giorni del governo Badoglio, 5no all’8

settembre, un governo di tecnici composto da 6 generali e 11 alti funzionari civili. Di fatto l’Italia

era sotto una dittatura militare e le proteste del popolo non placarono, sempre più forti per chiedere

pane e pace. Badoglio reagì con attacchi repressivi convinto che l’ordine pubblico dovesse essere

mantenuto ad ogni costo.

La defascistizzazione proseguì quindi in maniera molto lenta. Il 28 luglio 1943 furono soppressi il

PNF e il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, mentre il 30 luglio fu approvato il decreto

legge che vietava la costituzione di qualsiasi partito politico per tutta la durata della guerra. Ciò non

toglieva la liberta di azione e di riorganizzazione dei partiti antifascisti.

Intanto la guerra proseguiva: l’agosto 1943 vide un crescere continuo di attacchi.

Le trattative per la pace furono svolte dal generale Giuseppe Castellano che rientrò a Roma il 28

agosto 1943 con i termini militari della resa. Il governo italiano tergiversò ancora, nel tentativo di

strappare qualche altra concessione e di ottenere l’impegno alleato per la difesa di Roma. Il 3

settembre 1943, a Cassibile, nel siracusano, i generali Castellano e Walter Bedell Smith 5rmarono

il documento della resa incondizionata dell’Italia, quello che passò alla storia come armistizio corto.

L’armistizio lungo, contenete le norme dell’occupazione alleata in Italia, verrà poi 5rmato il 29

settembre 1949.

Nel frattempo vi era ambiguità forte nei rapporti con i tedeschi. Il 23 agosto Badoglio fece arrestare

Cavallero, Bucarini, Guidi, Starace, Teruzzi, Bottai, Galbiati e altri esponenti di spicco del

fascismo. Intanto però la Germania continuava a potenziare le sue truppe in Italia, secondo un piano

denominato Alarich, prevedendo l’invasione e l’occupazione dell’Italia.

Badoglio intanto mantenne segreto l’avvenuto armistizio. Il 6 settembre vennero mandati due

promemoria dal Comando Supremo italiano ai comandi militari dipendenti, che intendevano dare

direttive in vista della comunicazione u`ciale che avvenne l’8 settembre 1943, notizia anticipata da

Radio New York per volere del generale Eisenhower che ri5utò ogni ulteriore dilazione di Badoglio.

La sera dello stesso giorno anche la radio italiana dicuse un proclama di Badoglio che annunciava

l’armistizio.

9. L’8 settembre

Di fronte alla notizia dell’armistizio, l’intera popolazione italiana rimase sbalordita, non sapendo se

gioire o preoccuparsi, in attesa delle decisioni dei grandi.

Il comportamento più discutibile e più discusso fu quello del re Vittorio Emanuele III e del

maresciallo Badoglio che nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943, insieme ai familiari, ai membri

della corte e a una parte di governo, lasciarono Roma per raggiungere Pescara e da qui Ortona, dove

si imbracarono alla volta di Brindisi, città in cui si stabilirono, sotto la protezione alleata. La fuga

del re signi5cò la rinuncia di difendere la capitale e l’abbandono a se stesse delle forze armate,

lasciate prive di ordini.

La catena di comando si ruppe in più livelli e l’esercito italiano si sciolse e si sbandò, non sapendo

cosa fare e ritenendo che ormai la guerra fosse 5nita. Molti militari abbandonarono il proprio posto,

cercando di tornare a casa vestiti da civili.

La botta riuscì in buona parte a raggiungere Malta e anche l’aviazione ebbe la possibilità di portare

a sud una parte dei pochi aerei rimasti.

I tedeschi reagirono con l’aggressione immediata delle truppe italiane, azioni di rastrellamento in

zone limitate, assunzione progressiva dei poteri militari nelle aree occupate. In Italia settentrionale

Rommel operò senza fatica contro gli italiani anche se ci furono alcuni moti di resistenza nelle Alpi

e nelle Prealpi.

Nell’Italia centro-meridionale, i tedeschi ebbero invece molti problemi in quanto dovevano

fronteggiare direttamente gli anglo-americani, che il 3 settembre erano approdati in Calabria e il 9

sbracarono in forze a Salerno, trasportando anche per via aerea una divisione a Taranto; e anche

perché i tedeschi erano inferiori di numero.

Inoltre la resistenza dei civili era forte, soprattutto al sud. Napoli, ad esempio, lasciata a se stessa, si

difese con passione, tanto che i tedeschi dovettero faticare molto per assumerne il controllo. Il 28

settembre 1943 iniziarono le Quattro giornate di Napoli che si concluse con la de5nitiva cacciata

delle truppe germaniche. Pure a Bari si ebbero episodi signi5cativi.

Drammatica fu la condizione delle truppe italiane che durante i giorni dell’armistizio si trovavano in

servizio all’estero. Ma proprio i soldati e gli u`ciali che ri5utarono la resa o lo sbandamento di

fronte ai tedeschi diedero vita alla Resistenza.

Un consistente numero di soldati italiani riuscì a scampare ai tedeschi rifugiando in Svizzera. Sorti

crudeli vissero coloro che furono catturati, uccisi brutalmente, costretti a giurare fedeltà all’Asse e a

combattere contro il proprio paese, rinchiusi nei Lager.

2. La divisione dell’Italia (1943 – 1945)

1. Il Regno del Sud

Solo l’11 settembre 1943, il re e Badoglio si rivolsero nuovamente agli italiani, attraverso Radio

Bari. Lo stesso giorno si ebbe a Brindisi una prima riunione dei pochi ministri che avevano seguito

il re nella sua fuga. Il re e Badoglio trovarono crescenti di`coltà soprattutto per il diniego di molte

personalità di prendersi responsabilità dopo quanto successo. Vennero comunque nominati il 16

novembre alcuni sottosegretari, di fede monarchica e orientamento politico moderato.

Quello che fu poi chiamato il Regno del Sud poteva regnare solo in una pochissima porzione del

paese, cioè le province di Bari, Taranto e Lecce, essendo il resto occupato tra forze alleate e

tedeschi. Il passaggio dei territori dall’occupazione alleata alla sovranità regia avveniva molto

gradualmente. L’11 febbraio 1944 tutta l’area a sud delle province di Salerno, Potenza e Bari oltre

alla Sicilia e alla Sardegna fu solennemente restituita all’amministrazione italiana. Il governo spostò

la sua sede da Brindisi a Salerno.

Tra il settembre e l’ottobre 1943 il Regno del Sud aveva cercato di riottenere una qualche legittimità

all’estero e recuperare qualche lembo della sovranità nazionale. Il 29 settembre 1943, Badoglio e

Eisenhower 5rmarono a Malta l’armistizio lungo, con cui l’Italia veniva sottoposta di fatto ad un

totale controllo alleato.

Il 13 ottobre 1943 fu proclamata la cobelligeranza italiana, una formula nuova con cui si dichiarava

guerra alla Germania, ma si rimaneva comunque dei vinti e non dei veri e propri alleati.

I rapporti con gli altri stati andò bene in quanto molti riconobbero la legittimità del Regno del Sud e

non quello della Repubblica Sociale Italiana.

Inizialmente i vincitori tentarono di dare una struttura minimale alla propria occupazione dell’Italia,

impegnati come erano su altri fronti, ma la situazione era drammatica e ciò impose massicciamente

la presenza degli anglo-americani su suolo italiano.

Si rivelò subito illusoria la convinzione di poter arrivare a Roma nel giro di poche settimane, perché

l’inattesa resistenza tedesca sulla linea Gustav rallentò notevolmente l’avanzata anglo-americana.

Intanto l’Italia era un disastro sul piano economico, sociale e morale. Gli inglesi cercarono di

favorire la ripresa delle attività da parte dei funzionari italiani, ma ciò fu frenato dagli stessi alleati

che crearono le proprie amministrazioni, oltre a quella militare, come la ACC, Allied Control

Commission, che divenne il vero e proprio perno su cui girava la vita del sud. Solo alla 5ne del

1944 si cercarono situazioni più razionali con la sostituzione dell’ACC con l’AC, Allied

Commission. Al tempo stesso fu varato un piano di aiuti e sussidi, sia per i bisogni immediati della

popolazione sia per favorire la ripresa dell’economia italiana.

Il governo Badoglio intendeva anche riorganizzare l’esercito, cosa che faceva storcere il naso agli

alleati. In più erano gli stessi italiani a non volerne più sapere della guerra. Bene o male si riuscì

comunque a mettere insieme dei reparti militari italiani. Il 18 aprile 1944 si costituì il Corpo Italiano

di Liberazione CIL, che fu però sciolto nell’estate 1944, per formare 6 Gruppi di Combattimento.

2. I partiti del CLN

Un altro problema del regno era la frattura creatasi fra il re e i partiti antifascisti. Questi ultimi

avevano ripreso vitalità dopo gli eventi del 1943.

Fino allo scoppio della guerra, solo il Partito Comunista era riuscito a mantenere una continuità

temporale nella sua organizzazione. Il Partito Socialista era riuscito solo nel 1930 a Parigi a

ricomporre l’unità tra i due partiti in cui si era scisso nel 1922.

Per tutte le altre organizzazioni politiche, ogni continuità si era rotta a causa del fascismo e della

frantumazione interna che già li caratterizzava.

Col 1942 si poté ricominciare un’attività politica e`cace e molti esponenti politici tornarono dal

con5no.

Dopo il 25 luglio sei diversi partiti antifascisti avviarono regolari incontri e tentarono di instaurare

rapporti con Badoglio. Il 9 settembre 1943 nacque il Comitato di Liberazione Nazionale CLN, al

quale aderirono:

Il Partito Comunista Italiano PCI: quello che aveva conservato una propria struttura

organizzata passando tuttavia per varie crisi. I comunisti italiani in Francia furono coinvolti

in retate e arresti; lo stesso Togliatti fu arrestato il 1 settembre 1939 e liberato soltanto il 2

marzo 1940 in circostanze misteriose. Poco dopo il leader comunista partì per Mosca, da

dove in seguito alimentò l’antifascismo italiano attraverso Radio Mosca e Radio Milano

libertà.

Dal giugno 1941, dopo l’attacco tedesco all’URSS, si poté ricostituire il partito, ora che i

suoi interessi erano orientati a quelli della Russia. Togliatti varò una linea di propaganda

nazionale e patriottica insistendo per creare legami con le forze politiche.

Riuscì anche a riprendere la propria azione clandestina in Italia e cambiò nome, da Partito

Comunista d’Italia PCd’I a Partito Comunista Italiano PCI.

La caduta del fascismo e il ritorno dal con5ne permisero in5ne di creare una nuova direzione

di partito.

Il Partito Socialista di Unità Proletaria PSIUP: nato il 22 agosto 1943 a Roma, con

segretario Pietro Nenni, unì le varie componenti socialiste, e il

Movimento di Unità Proletaria MUP, nato a Milano e costituito soprattutto da giovani

imbevuti da robuste riletture dei classici marxisti.

Il Partito d’Azione Pd’A: sorto clandestinamente nel 1942, costituito da molte

componenti destinate a scontrarsi e a portare alla morte del partito. Tra questi i

liberalsocialisti; uomini che avevano aderito a Giustizia e Libertà, nato nel 1929 a Parigi;

singole personalità provenienti dal mondo della cultura, della 5nanza, delle grandi aziende e

dei centri studi del Nord. Il partito fu costituito poi formalmente il 4 giugno 1942.

La Democrazia del Lavoro: organizzazione e`mera creata intorno a Ivanoe Bonomi e

Meuccio Ruini, con l’obbiettivo di raccogliere l’eredità del Partito

Radicale e della liberaldemocrazia prefascista. Un partito conservatore quindi,

che ottenne solo limitati consensi, malgrado il tentativo di trasformarsi con

nuove basi in Partito Democratico del Lavoro PDL.

Il Partito Liberale: costituito da politici molto anziani, come Benedetto Croce,

Vittorio Emanuele Orlando, Francesco Saverio Nitti, esponenti di una classe liberale che

ormai non rappresentava più l’Italia.

La Democrazia Cristiana DC: nata sulla base tradizionale del Partito Popolare di Don

Luigi Sturzo, ma combinando in modo nuovo esperienze e componenti alquanto

diversi5cate. Sostenuto anche dalla Chiesa.

3. Dalla svolta di Salerno alla liberazione di Roma

Il braccio di ferro fra il re e il CLN si fece sempre più duro durante l’inverno 1943-44,

soprattutto perché il CLN proclamava che una volta cessata la guerra il popolo doveva

essere chiamato a votare se volere la monarchia o passare alla repubblica. La richiesta di

tutti era che il sovrano abdicasse, ma il re non voleva neppure sentir parlare di una tale

possibilità.

In questo contesto si inserirono le iniziative sovietiche con dapprima il riconoscimento del

Regno del Sud il 14 marzo 1944. Dato il clima disteso fra i due stati, Palmiro Togliatti

annunciò la svolta di Salerno: il leader comunista invitò i partiti del CLN a non irrigidirsi

sulla richiesta di abdicazione del re e anzi ad aprirsi alla possibilità di una collaborazione

con Badoglio, in modo da varare un governo transitorio ma unito alla lotta contro il nemico.

Il 12 aprile 1944 Vittorio Emanuele III annunciò che appena liberata Roma, si sarebbe ritirato a vita

privata, ma senza abdicare, delegando tutti i suoi poteri al 5glio Umberto, nominato Luogotenente

generale del Regno. Nel frattempo si sarebbe potuto costituire un nuovo esecutivo: il 22 aprile 1944

nacque il II governo Badoglio, nel quale entrarono come ministri senza portafoglio i rappresentanti

del CLN: Togliatti, Croce, il laico indipendente Carlo Sforza, il democristiano Rodinò e il socialista

Pietro Mancini.

Molto fu detto sulla svolta di Salerno. Oggi si sa che non fu un’iniziativa solo di Togliatti ma fu

Stalin che la concordò durante alcuni colloqui culminati con quello della notte tra il 3 e il 4 marzo

1944.

Il 4 giugno 1944 venne liberata Roma e il giorno dopo, secondo gli accordi presi, Vittorio

Emanuele III trasferì i suoi potere al 5glio Umberto; Badoglio si dimise e uscì de5nitivamente di

scena, cedendo il passo a Bonomi. Questi costituì un governo, di cui fecero parte come ministri

senza portafoglio, oltre a Togliatti, Croce e Sforza riconfermati, anche De Gasperi e Saragat e gli

altri ministeri vennero redistribuiti tra gli altri partiti antifascisti. Bonomi conservò nelle proprie

mani i ministeri degli Esteri e degli Interni.

Venne emanato il decreto legge n.151 del 25 giugno 1944, con la quale si stabilì di convocare alla

5ne della guerra un’assemblea costituente eletta a sucragio universale che avrebbe dovuto sciogliere

de5nitivamente la questione istituzionale.

Entro il governo Bonomi si veri5carono scontri sulla questione dell’epurazione e su quella dei

poteri da attribuire ai CLN locali. L’epurazione nel 1943 era partita molto a rilento senza dare

risultati soddisfacenti. Il governo Bonomi emanò un nuovo decreto il 27 luglio 1944 con

l’intenzione di mettere 5ne alla questione: vennero ampliate le categorie dei punibili, inasprite le

pene, annullati gli ecetti di passate prescrizioni o amnistie. Ma tuttavia i problemi giuridici e pratici

restarono inalterati.

Le varie crisi portarono Ivanoe Bonomi a dimettersi il 25 novembre 1944. Si aprì una crisi molto

aspra, che vedeva evidente il tentativo di spezzare l’unità del CLN. Inoltre intervennero anche gli

inglesi che posero un veto sulla nomina di Sforza al capo del governo; si giunse alla 5ne alla

costituzione di un secondo governo Bonomi, il 7 dicembre 1944, dal quale si autoesclusero

socialisti e azionisti. Togliatti mantenne la linea precedente, non volendo vani5care i bene5ci della

svolta di Salerno e assieme a Rodinò venne nominato vicepresidente del Consiglio. De Gasperi

divenne invece ministro degli Esteri.

Si stavano intanto riorganizzando i sindacati che il 3 giugno 1944 con il Patto di Roma,

dichiararono di voler creare un unico sindacato per tutto il territorio nazionale chiamato

Confederazione Generale Italiana del Lavoro, CGL.

4. La Repubblica Sociale Italiana

A seguito dell’armistizio e dell’occupazione italiana, i tedeschi avevano molti dubbi su come si

sarebbe dovuta trattare la questione italiana. Molti gerarchi pensavano a un’occupazione, ma ciò

non era possibile perché le forze di polizia tedesche non bastavano per tutto il territorio.

Hitler e Goebbels erano furibondi per il tradimento italiano e pensavano a punizioni severissime nei

confronti dell’Italia.

Il 10 settembre 1943 venne annunciata la formazione di un non ben de5nito Governo nazionale

fascista. Il 12 settembre Mussolini venne liberato dalla sua prigionia sul Gran Sasso dai tedeschi. Il

Duce fu portato a colloquio da Hitler. Si ebbero momenti di grande tensione ma alla 5ne Mussolini

acconsentì a rimettersi alla guida dell’Italia e del fascismo. Perché Mussolini accettò di collaborare?

Va detto che il Duce era ormai un uomo stanco e deluso che non voleva altro che chiudere con la

vita di uomo pubblico. Alcuni studiosi sottolineano che forse le pressioni di Hitler furono elevate,

con la minaccia di riservare all’Italia un trattamento più duro di quello alla Polonia. Altri però

sottolineano che la Repubblica di Salò non fu acatto un freno alla crudeltà nazista, anzi. Certo è che

tale scelta fu gravida di conseguenze negative, trascinando il paese alla guerra civile.

Il 15 settembre Mussolini mandò da Rastenburg cinque brevi comunicati con cui annunciava di

riprendere la suprema direzione del fascismo in Italia e ordinava la ricostituzione del partito, che da

adesso si sarebbe chiamato Partito Repubblicano Fascista, e della Milizia.

Il 18 settembre, attraverso la radio, Mussolini si rivolse agli italiani, denunciando il tradimento dle

re e annunciando la costituzione di uno Stato nazionale e sociale, pronto a combattere a 5anco dei

tedeschi contro i traditorie e la democrazia.

I problemi furono da subito quelli di costituire un vero e proprio governo, ma Mussolini poteva

contare solo su personalità incolori. Inoltre in realtà il potere era tutto nelle mani dei tedeschi che

controllavano il più possibile il governo appena costituito. L’unico personaggio di spicco si rivelò il

segretario del partito Pavolini, un 5orentino dal passato di squadrista, ma noto anche per la sua

cultura essendo stato ministro della Cultura popolare e animatore dei Littoriali. Nella Repubblica

egli adottò i connotati del capo di fazione, aggressivo, violento ed estremista.

Per la decisione della capitale, si scartò subito Roma e per imposizione dei tedeschi, che volevano

tenere il fascismo sotto controllo, si ci stabilì in varie località lombarde e venete intorno al Lago di

Garda. I vari ministeri erano sparsi in questi paesi, tra cui anche Salò, da cui prese il nome la

Repubblica. Il nome Repubblica Sociale Italiana RSI fu u`cializzato il 1 dicembre 1943.

Ma c’erano ben problemi peggiori: la repubblica ebbe pochissimi riconoscimenti internazionali; ad

essa mancava una carta costituzionale e una de5nizione u`ciale. L’autoproclamazione avvenne in

sede interna al PNF. Il partito si riunì il 14 novembre 1943 a Verona e in questa circostanza misero

insieme un piano per il nuovo regime, da cui emerse la parte più estremista. Venne creato un

manifesto da Mussolini, Pavolini e Rahn che tentava di delineare uno stato sociale.

Una questione spinosa che interessò i tedeschi fu quella sull’intervento massiccio della Stato in

economia. Rahn contestò il decreto sulla statalizzazione delle imprese voluto da Mussolini: era

chiaro che i tedeschi volevano mantenere il controllo delle industrie italiane e di imprenditori e

operai. Il 1 marzo 1944 scoppiò un gigantesco sciopero operaio, che ebbe una massiccia adesione

da parte di tutto il Nord industriale.

Si adottarono misure anche contro i traditori del 25 luglio, riinstituendo il Tribunale Speciale per la

Difesa dello Stato, i Tribunali straordinari provinciali e un Tribunale Straordinario Speciale il cui

compito sarebbe stato quello di giudicare quanti alla seduta del Gran Consiglio del 25 luglio

avevano permesso al re di destituire Mussolini. L’8 gennaio 1944 il Tribunale si riunì e promulgò la

condanna a morte ai traditori del 25 luglio, che furono tutti fucilati, anche il genero Ciano.

L’opera di polizia venne in5ne completata con la riorganizzazione dell’Ispettorato Generale per la

Razza.

5. Reparti militari, clima di terrore, motivazioni ideali

La situazione era comunque eterogenea e Mussolini non riusciva a controllarla. Decise così di

mutare prospettiva e dalla decisione di ricostituire il fascismo attorno al partito e alla milizia, decise

ora di limitarne i poteri e di appoggiarsi a quanti si opponevano all’estremismo violento. Si pensava

addirittura ad aprire il governo anche a forze antifasciste o comunque non fasciste, ma erano

ovviamente idee inconsistenti. Mussolini era inoltre molto inbuenzato da Pavolini e da altri

gerarchi.

Un problema forte fu quello di costituire un esercito della RSI. I tedeschi, dopo lo scioglimento

dell’esercito regio, si erano limitati a creare delle squadre di italiano che avevano manifestato il

volere di combattere ancora al loro 5anco. I tedeschi erano contrari alla formazione di un esercito

della RSI. La questione fece intervenire anche Hitler e alla 5ne si arrivò alla decisione di costituire 4

divisioni italiane, da addestrarsi in Germania con criteri tedeschi. Questi reparti furono rispediti in

Italia dove combatterono soprattutto in Liguria e lungo la linea Gotica.

Altre formazioni paramilitari garantivano una certa attività alla RSI, come la X Mas, Decima

Motosca5 Anti Sommergibili, guidati dal principe Junio Valerio Borghese.

Per l’ordine pubblico furono istituiti vari corpi armati: la Guardia Nazionale Repubblicana, che i

dissolse senza gloria in parecchie province dell’Italia centrale attaccata dagli anglo-americani; le

Brigate Nere di Pavolini, che volevano rivivere l’antico spirito dello squadrismo; le forze di polizia

che reclutarono ogni sorta di delinquenti; il SAF, Servizio Ausiliario Femminile, che adibiva molte

donne a lavori di segreteria e assistenza alle formazioni maschili.

6 L’occupazione tedesca: sfruttamento economico e uso della violenza

Il sistema tedesco in Italia era tutt’altro che monolitico, in conformità con lo stesso regime nazista,

entro il quale Hitler manteneva un’indiscutibile preminenza. In Italia 5gure centrali erano: Rudolf

Rahn, che condizionò pesantemente le scelte della RSI; Karl Wolc, generale delle SS al quale era

a`dato il compito di conservare l’ordine pubblico; e i comandati della Wehrmacht.

Si inserì subito la ricerca acannosa di manodopera. Fin dal 1943 la Wehrmacht infatti provvide al

rastrellamento di manodopera. La ricerca di uomini si abbinò frequentemente ai trasferimenti forzati

della popolazione civile.

Nel corso dei mesi le autorità germaniche in Italia ricorsero a tutti gli strumenti possibili per

arruolare volontari, creando u`ci in ogni città, dicondendo volantini e manifesti, ricorrendo alle

misure coercitive. Ciò non fece altro che alimentare la resistenza passiva della popolazione.

Per quanto riguarda i rapporto tra tedeschi e industrie del Nord Italia, il gen. Hans Leyers aveva

mano libera per trattare con gli industriali italiani e garantire l’apusso dei prodotti verso la

Germania.

I principali imprenditori italiani riuscirono a ritagliarsi ampi spazi di autonomia, coprendosi le

spalle con uno spregiudicato gioco diplomatico che li portò ad avere relazioni con tutte le parti in

causa: tedeschi, anglo-americani e Resistenza.

Il rapporto con gli operai fu molto più di`cile per i tedeschi che adottarono alternativamente il

metodo del bastone e della carota. Furono anche concessi aumenti salariali ma essi potevano essere

solo provvisori dato il continuo aumento del costo della vita. Non mancarono pressioni agli

industriali e azioni repressive con deportazioni degli operai giudicati più inbuenti.

Il Partito Comunista cercò di introdursi in questo stato di cose cercando di dare anche una coloritura

politica alla situazione. Tra 1-8 marzo 1944 venne preparato e svolto un grande sciopero generale di

cui fu subito evidente il carattere politico.

Va ricordato che gli episodi di violenza e rappresaglia tedesca si veri5carono spesso

indipendentemente da ogni possibile provocazione partigiana o da atti di ostilità manifestati dalla

popolazione. Vennero estesi anche le leggi tedesche alle zone occupate.

Iniziò anche la stagione delle stragi naziste, a partire dal 19 settembre 1943 con i fatti di Boves, a

Cuneo. Molti furono nell’autunno del 1943 gli eccidi commessi nelle regioni meridionali durante la

ritirata tedesca. Tra le stragi che simbolicamente rappresentano meglio la tragedia del terrore nazista

è quella delle Fosse Ardeatine a Roma, il 23 marzo 1944.

Il periodo di maggiore recrudescenza del terrore nazista si ebbe tra la primavera e l’autunno del

1944 in coincidenza con l’avanzata delle truppe angloamericane nel tentativo di sfondare la linea

Gotica, nei cui pressi avvennero gli episodi più tragici. Nell’estate 1944 l’escalation delle violenze

si fece ancora più forte. Numericamente l’eccidio più crudele e più noto fu quello compiuto nel

territorio del comune di Marzabotto, sull’Appennino bolognese, tra il 29 settembre e il 5 ottobre

1944.

7. La persecuzione antisemita

Nell’Italia prefascista l’antisemitismo non era sostanzialmente esistito come sentimento popolare.

Anche i rapporti fra ebrei e fascismo rimasero a lungo buoni, tanti che molti israeliti sposarono la

causa fascista durante il ventennio.

L’avvio delle persecuzioni può essere spiegato con l’avvicinamento al nazismo, ma anche, a seguito

della conquista dell’Etiopia, con l’inasprimento delle discriminazioni razziali e la paura della

contaminazione delle razza attraverso situazioni di promiscuità fra italiani e africani.

Il fastidio di Mussolini per gli ebrei sarebbe cresciuto gradualmente, di fronte anche alla

constatazione della volontà degli ebrei italiani di mantenere viva la propria speci5cità culturale,

malgrado le numerose dichiarazioni di fedeltà alla patria e al regime.

L’anno decisivo per gli ebrei italiani fu il 1938 allorché fu avviata contro di loro una feroce

campagna di stampa, con la pubblicazione anche del Manifesto degli scienziati razzisti che

proclamava che gli ebrei non appartenevano alla razza italiana e che non si erano mai assimilati agli

italiani nel corso dei secoli. Seguì la Informazione diplomatica n.18 inspirata direttamente da

Mussolini con la quale si precisava che la politica razzista sarebbe stata al centro dell’azione del

fascismo. Venne istituita poi all’interno del ministero degli Interni una direzione per la demogra5a e

la razza e si dispose al censimento degli ebrei.

Con settembre si avviò con la promulgazione di una ra`ca di decreti, circolari, norme di ogni genere

volte a instaurare in Italia un’ecettiva legislazione antisemita. La reazione italiana a tutto ciò non fu

particolarmente signi5cativa, fu dicuso il conformismo timoroso ma non mancarono anche episodi

di segno contrario e positivo.

La situazione non si modi5cò 5no al 10 giugno 1940, con l’ingresso in guerra: vennero prese

direzioni per attuare l’arresto e l’internamento delle persone di nazionalità straniera, tra cui molti

ebrei, e a tale scopo furono utilizzati edi5ci situati soprattutto nell’Italia centrosettentrionale. Fu

aperto anche un vero e proprio grande campo, quello di Ferramonti-Tarsia, non lontano da Cosenza.

Tra il 1941 e il 1943 l’Italia si ri5utò di deportare gli ebrei delle regioni occupate militarmente, anzi

le truppe italiane si operarono in difesa di essi.

La caduta di Mussolini fece sperare in un’abolizione delle leggi in vigore ma né il re né Badoglio se

ne curarono. La vera tragedia degli ebrei iniziò dopo l’8 settembre, in quanto la RSI promulgò dei

decreti per l’arresto, la con5sca dei beni e l’apertura di campi di detenzione. La maggior parte della

popolazione italiana cercò di aiutare gli ebrei.

8. La Resistenza

Gli esordi della Resistenza vanno collegati a quei gruppi di militari che dopo l’8 settembre salirono

in montagna e iniziarono a ideare episodi di resistenza armata alla situazione di occupazione

tedesca. Aderirono non solo militari ma anche civili, e ciò pone la questione su un pino molto

eterogeneo in quanto va detto che come c’erano gruppi di partigiani fermamente convinti altri erano

invece trascinati dalla situazione o desiderosi di scappare in un posto tranquillo.

Pochi dei gruppi che si formarono erano già caratterizzati politicamente proprio per il carattere di

spontaneità che li contraddistingueva.

Subito nacque il problema su come comportarsi sul paino politico e ancor più su quello militare. La

presenza di molti u`ciali tra le prime bande consentiva infatti di dare alla Resistenza una base di

competenze tecniche, ma rischiava di non far comprendere a pieno le caratteristiche originali della

guerriglia che si sarebbe dovuto sostenere. La lotta partigiana doveva con5gurarsi invece in modo

radicalmente diverso rispetto alle operazioni militari tradizionali.

Si pose quindi il problema dell’attendismo, termine che de5niva la prudenza e addirittura la

passività delle formazioni armate.

I comunisti diedero vita alle Brigate Garibaldi; ai Gruppi di Azione Patriottica GAP, 5nalizzati alla

guerriglia di città; alle Squadre di Azione Patriottica SAP, attive nelle fabbriche e nelle campagne;

ai Gruppi di Difesa della Donna con compiti di tutela alle famiglie e di assistenza ai partigiani.

Sul 5nire del 1943 e l’inizio del 1944 anche gli altri partiti politici si organizzarono e formarono

gruppi di resistenza armata: Brigate di Giustizia e Libertà, Brigate Matteotti, vicine al partito

socialista, Brigate del Popolo, di ispirazione democristiana, e altre mille formazioni autonome.

I rapporti fra tutte queste formazioni non furono sempre facili. Inoltre gli angloamericani tendevano

a privilegiare come interlocutori i gruppi di ispirazione moderata o militare in senso stretto,

mantenendo una forte di`denza verso i comunisti.

Diverse erano anche le concezioni della lotta armata.

Nel complesso tuttavia, si riuscì a mantenere un equilibrio su`cientemente stabile nei rapporti tra le

parti, in nome delle superiori necessità della lotta ai tedeschi e ai repubblichini: la Resistenza si

con5gurò davvero come un’esperienza unitaria.

L’e`cienza complessiva della Resistenza ottenne ottimi risultati tanto che le forze della polizia

tedesca non bastarono più e si dovette ricorrere alla Wehrmacht e ai mezzi corazzati pesanti.

La guida politica generale della Resistenza fu a`data al CLNAI, Comitato di Liberazione Nazionale

dell’Alta Italia, sorto formalmente agli inizi del 1944, come trasformazione e ampliamento del CLN

milanese. Il CLNAI riuscì a costruire una rete di conoscenze personali e procurare alla Resistenza

cospicui 5nanziamenti, che costituivano un problema gravissimo: molti di essi venivano dai settori

industriali.

Il 19 giugno 1944 fu costituito all’interno del CLNAI il Corpo Volontario della Libertà CVL per

coordinare sotto un comando unico le operazioni militari. Su disposizione anche di Roma, ne fu

nominato capo il generale Racaele Cadorna. Il potere vero e proprio fu però nelle mani dei due

vicecomandanti Ferruccio Parri, democristiano, e Luigi Longo, comunista.

Passato un di`cile inverno tra il 1943-44, le forze partigiane si rimpolparono mentre, con l’arrivo

della bella stagione, i tedeschi tentarono di ripulire le zone più ricche di partigiani, avviando

massicci rastrellamenti. Intanto si formarono così signi5cative esperienze di repubbliche partigiane.

Queste repubbliche ebbero vita e`mera, in quanto durarono poche settimane.

Laboriose trattative tra il CLNAI, il governo di Roma e gli alleati portarono in5ne alla 5rma di un

accordo complessivo, 5rmato il 7 dicembre 1944 da una missione del CLNAI giunta

clandestinamente a Roma e il gen. H Maitland Wilson, comandante in capo degli alleati nel

Mediterraneo. Esso stabilì il coordinamento militare tra gli alleati e la Resistenza, nonché la

concessione di armi e di 5nanziamenti ai partigiani in cambio di un loro impegno a smantellare le

bande alla 5ne della guerra e a riconoscere il governo degli alleati e quello di Roma. Seguì il 26

dicembre 1944 un accordo tra Bonomi e il CLNAI, che riconobbe il CLNAI come organo dei

partiti antifascisti nel territorio occupato dal nemico.

9. L’avanzata alleata e la Liberazione

Per gli alleati l’Italia rappresentava un obiettivo minore rispetto a Germania e Giappone, soprattutto

dopo la caduta del fascismo. Al contrario per i tedeschi il nostro paese rappresentava invece

un’imperdibile occasione di sfruttamento umano ed economico.

Ciò fa capire perché la campagna d’Italia durò così tanto al di là di tutte le previsioni. Mentre gli

angloamericani credevano di conquistare Roma in poco tempo così non fu e si assestarono sulla

linea Gustav, dopo lo sbarco ad Anzio il 22 gennaio 1944. Intanto si esaurirono i due attacchi

sferrati a Cassino e gli angloamericani decisero di bombardare massicciamente l’abbazia di Monte

Cassino, che fu totalmente distrutta. Si arrivò allo sfondamento decisivo e anche ad Anzio si riuscì

ad avanzare. Roma fu liberata il 4 giugno 1944. Esso costituì l’ultimo grande obbiettivo degli

angloamericani che dopo di ciò spostarono l’attenzione in Francia dove stava avvenendo lo sbarco

in Normandia. I tedeschi intanto batterono in ritirata stanziandosi sulla linea Gotica, a cavallo

dell’Appennino Tosco-Emiliano. Nel settembre 1944 si iniziò a sfondare la linea, penetrando in

Romagna, sempre più vicini a Bologna. Il fronte si stanziò allora sulla linea del Tirreno.

La situazione era di`cile e andava avanti con lentezza tanto che il generale Alexander rivolse un

appello alla Resistenza il 13 novembre 1944 dicendo di cessare le ostilità e aspettare nuovi ordini

per atri attacchi. Tale proclama suonava come un altro moto di s5ducia nei confronti dei gruppi di

resistenza e si veri5carono episodi di scoraggiamento e delusione.

L’ocensiva 5nale iniziò fra 1-6 aprile 1945:

• Il 9 aprile scattò un attacco massiccio sul fronte dl Senio;

• Il 14 aprile attaccarono anche gli americani verso Bologna;

• Il 21 aprile avvenne lo sfondamento de5nitivo del settore inglese e fu raggiunta

Bologna dove già da due giorni i partigiani lottavano per la liberazione della

città;

• Il 21 aprile insorse Ferrara;

• Il 22 aprile insorse Modena;

• Il 23 aprile insorse Genova;

• Il 24 aprile insorse Parma;

• Il 25 aprile 1945 il CLNAI diede l’ordine dell’insurrezione generale e in quel

giorno assunse i pieni poteri militari e civili in rappresentanza del governo. Mussolini cercò

di trattare la resa con la Resistenza nell’edi5cio di Piazza Fontana a Milano, ma non si arrivò

a un nulla di fatto quando l’ex Duce scoprì che i tedeschi stavano già patteggiando la resa

senza averlo nemmeno consultato.

• Il 29 aprile venne siglata la resa germanica a Caserta con l’impegno di renderla operante a

partire dal 2 maggio.

La stessa sera del 25 aprile, Mussolini lasciò Milano diretto a Como, da dove proseguì il

giorno dopo verso la Svizzera, travestito da soldato tedesco. Incappato in un posto di blocco

istituito dai partigiani, sulla strada costiera del Lago di Como, fu riconosciuto e catturato

presso Dongo il 27 aprile e il 28 aprile fucilato assieme alla sua amante Claretta Petacci.

Portati a Milano il 29 aprile i loro cadaveri assieme a quelli di alcuni

altri gerarchi fascisti fucilati con lui, furono esposti alla rabbia della gente a Piazzale Loreto.

Nei giorni che seguirono alla liberazione si veri5carono numerosi episodi di giustizia sommaria in

tutte le località del nord. Tutti gli sforzi di disciplinare gli eventi si rivelarono deboli. Il governo e

gli alleati si mossero velocemente per operare il disarmo dei partigiani, ma tale operazione

procedette molto a rilento, 5no al 1946 inoltrato.

10. Il dramma della Venezia Giulia

Un capitolo particolare fu quello di Trieste. Qui esisteva da tempo una situazione conbittuale tra il

CLN locale e i comunisti mentre le formazioni comuniste erano passate agli ordini delle formazioni

jugoslave. Il 29 aprile si ebbe l’insurrezione generale contro i tedeschi e il giorno dopo arrivarono i

primi reparti jugoslavi seguiti il 2 maggio da truppe alleate. Si creò una di`cilissima situazione di

codominio politico-militare su Trieste, risolto dopo settimane di crisi con l’imposizione

angloamericana agli slavi di abbandonare la città, cosa che si veri5cò l’11 giugno 1945 aprendo la

strada ad una soluzione provvisoria.

Non mancarono in quei giorni gravi incidenti, ma il dramma più grande fu poi quello delle foibe:

una prima ondata di violenze antitaliane si ebbe dopo l’8 settembre 1943, ma nel maggio-giugno

1945 le violenze furono ancora più gravi ed estese, riguardando non più solo le zone dell’Istria, ma

anche i dintorni di Gorizia e Trieste. Una situazione tanto tragica aprì la strada all’esodo forzato di

numerosi italiani dalla Venezia Giulia già dal 1945.

11. L’Italia alla 5ne della guerra

Alla 5ne della guerra le condizioni dell’Italia erano catastro5che. Gli anni 1944,’45 e ’46 furono i

più terribili vissuti dagli italiani: la gente moriva di fame, non c’era cibo, i bombardamenti avevano

distrutto molte città, moltissimi erano gli sfollati, i senzatetto, i feriti di guerra, le istituzioni non si

reggevano in piedi, l’economia era al tracollo. La guerra comportò anche un elevatissimo costo in

vite umane calcolato intorno alle 440-450.000 unità.

Una questione importante era quella dei prigionieri di guerra: deportati nei campi di lavoro degli

alleati, deportati nei lager nazisti, deportati nei gulag sovietici, trascinati nelle foibe jugoslave,

trascinati in guerra lontano da casa e da cui non fecero più ritorno.

3. L’età di De Gasperi

1. Da Parri a De Gasperi

Dopo la 5ne della guerra era improrogabile la formazione di un governo che fosse realmente

nazionale e rappresentativo del paese. il CLNAI premeva a`nchè venisse posto a capo del nuovo

governo una personalità non legata all’epoca del prefascismo, mettendo così fuori gioco Ivanoe

Bonomi. Questi si dimise il 12 giugno 1945 e nei giorni seguenti emerse, per risolvere il braccio di

ferro tra democristiani e sociali, il nome di Ferruccio Parri. Egli accettò l’incarico però de5nendosi

mandatario del CNL al di fuori di qualsiasi partito. Il primo governo del dopoguerra si insediò il 21

giugno 1945.

Alla vicepresidenza del Consiglio furono assegnati Brosio, liberale, e Nenni, mentre De Gasperi

mantenne gli Esteri. Togliatti ebbe il ministero della Giustizia ed entrarono nel governo l’azionista

Ugo Malfa e il democristiano Mario Scelba.

La situazione era di`cilissima. Il ritorno alla pace faceva emergere problemi ideologici fra i vari

partiti del CLN che già pensavano alle elezioni. Inoltre non si sapeva bene nemmeno che poteri

riconoscergli come organo.

Parri si impegnò a rendere la politica italiana il più possibile trasparente e lavorò senza sosta per

migliorare la situazione del paese, ma ciò non bastava per risolvere i problemi drammatici che

esistevano. Inoltre Parri non aveva le doti dell’uomo di Stato, indispensabili per imporre una linea

politica all’interno del governo, e ciò portò alla maturazione di molte di`denze nei confronti del

presidente dle Consiglio.

Tra i risultati ottenuti ci fu però l’istituzione il 25 settembre 1945 della Consulta nazionale,

composta da 430 membri nominate tra le personalità antifasciste e prefasciste, con il compito di

esprimere pareri legislativi e controlli sul governo.

Furono presi provvedimenti anche per attenuare le tensioni crescenti nelle varie regioni: alla Valle

d’Aosta furono riconosciuto l’uso u`ciale della lingua francese e diverse misure economiche; per

l’Alto Adige si iniziò a cercare di risolvere l’ingarbugliata questione etnico linguistica; per quanto

riguarda la Sicilia, si posero in atto misure volte a debellare il separatismo; anche in Sardegna

vennero adottate misure favorevoli all’economia.

Tuttavia di fronte al progressivo deterioramento della situazione e mosso dal desiderio di spostare

gli equilibri politici, il PLI decise di ritirare i propri ministri dal governo e rivolse a Parri l’accusa di

non aver saputo ben governare. La DC si accordò subito e Parri diede le dimissioni il 24 novembre

1945.

Le trattative portarono per il nuovo governo a fare il nome di Alcide De Gasperi, il primo cattolico

militante a rivestire la carica di presidente de Consiglio. Il 10 dicembre 1925 entrò dunque in carica

il primo governo De Gasperi e ciò portò solidità allo stato tanto che la Borsa reagì positivamente

con il rialzo dei titoli, mentre le regioni del Nord, ancora in mano agli alleati, furono formalmente

restituite all’Italia a partire dal 1 gennaio 1946. Sempre in gennaio furono stipulati nuovi accordi

con gli Stati Uniti per attuare un programma di aiuti posti sotto la sigla UNRRA.

La questione dell’ordine pubblico era un problema gravissimo che il governo dovette acrontare, così

come la questione del cambio della moneta: spinto soprattutto dal ministro del Tesoro Corbino

sostenuto dalla Banca d’Italia, il governo decise di rinviare a tempo indeterminato la proposta del

cambio di moneta. Fu necessario ricominciare anche gli scambi con il resto del mondo istituendo un

ministero per il Commercio con l’estero.

2. La nascita della Repubblica

Sul piano politico arrivò 5nalmente al pettine il nodo della scelta istituzionale. Nel corso del 1945 e

nelle settimane del 1946 la discussione si fece vivace. La questione era se scegliere fra monarchia e

repubblica in sede di Assemblea Costituente o tramite referendum. De Gasperi portò il governo a

sostenere due decreti con i quali furono stabilite le modalità di convocazione degli elettori, sia per

ecettuare il referendum

istituzionale, sia per eleggere con metodo proporzionale i 556 deputati della Costituente; e la data

5ssata il 2 giugno.

Il referendum fu preceduto dalle elezioni amministrative che riguardavano gran parte dei comuni

italiani e si svolsero tra il 10 marzo e il 7 aprile ed esprimevano la forza della DC.

Il clima verso il giorno del referendum era incerto e tutti si attendevano un testa a testa fra

monarchia e repubblica. Casa Savoia tentò allora il colpo d’astuzia, con l’annuncio dell’abdicazione

di Vittorio Emanuele III, avvenuta il 9 maggio, e la sua partenza per l’esilio ad Alessandria d’Egitto

dove morì l’anno seguente. La corona andò al 5glio Umberto che divenne re Umberto II, quarto re

d’Italia unita.

Il 2 giugno 1946 il voto politico per la Costituente confermò la forza dei partiti di massa e la

prevalenza della DC che ottenne la maggioranza relativa dei sucragi, mentre al secondo posto si

piazzò il PSIUP e solo al terzo il PCI.

Sulla questione istituzionale le cose si fecero complicate. Le polemiche diventarono incandescenti

quando il 7 giugno un gruppo di giuristi padovani presentò ricorso per negare la validità dei risultati

parziali perché questi erano stati conteggiati senza prendere in considerazione le schede nulle e

quelle bianche, come invece era scritto nel decreto che aveva indetto il referendum. Il 10 giugno la

Corte di Cassazione pubblicò i dati ancora senza il conteggio delle schede invalide. Ciò provocò

forti manifestazioni di piazza. Si avviarono frenetici contatti con De Gasperi e re Umberto, che non

voleva saperne di scendere a patti per passare i poteri, mentre i monarchici iniziavano a parlare di

frode.

A questo punto De Gasperi chiuse la partita proclamando il 12 giugno di assumere le funzioni di

Capo provvisorio dello Stato. Il 13 giugno Umberto decise di abbandonare l’Italia recandosi in

esilio in Portogallo. Il 18 giugno 1946 fu u`cialmente proclamata la Repubblica. Il 22 giugno il

guardasigilli Togliatti emanò un decreto che proclamava l’amnistia generale per i reati politici. Il 25

giugno iniziò il suo lavoro l’Assemblea Costituente che scelse come proprio presidente il socialista

Giuseppe Saragat. Il 28 giugno venne proclamato Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola,

che può considerarsi come il primo Presidente della Repubblica.

Importante è notare che lo scarto fra monarchici e repubblicani non fu enorme ma fu netto, ne esso

u in5ciato da schede nulle o bianche. Nasceva comunque cos la Repubblica, a fatica e alle prese con

formidabili problemi politici, economici e sociali.

3. La questione siciliana

Un delle questioni cruciali di quegli anni era la condizione della Sicilia, che si inseriva in una

questione più ampia che era quella del Mezzogiorno. In tutto il Sud, infatti, già dal 1944, si erano

intensi5cate le rivolte contadine e le occupazioni dei latifondi.

Già nel 1944 il ministro dell’Agricoltura, Franco Gullo, aveva cercato di introdurre delle riforme

agrarie tramite una serie di decreti, che non avevano cambiato di molto la situazione, quanto

piuttosto ristretto il divario fra contadini e Stato. Ma ciò scatenò le reazioni dei proprietari terrieri.

Nel 1946 divenne ministro dell’Agricoltura il democristiano Antonio Segni che modi5cò e corresse

la legislazione Gullo. La situazione nelle campagne rimase tuttavia tesa e sarebbe esplosa poi dal

1949.-

Entro questa di`cile situazione la Sicilia aveva pure delle sue particolarità: era la prima regione

italiana ad essere stata invasa dagli alleati e gli americani dovettero appoggiarsi a personalità locali

e inbuenti tra cui vescovi, politici del prefascismo, notabili locali e anche capi ma5osi. Altri

esponenti ma5osi potevano prendere respiro dopo che il fascismo aveva esercitato su di loro una

forte spinta repressiva e potevano quindi entrare in politica come innocenti vittime o convinti

antifascisti.

Un altro problema era la spinta indipendentista: nell’estate 1943 si acermò un Movimento per

l’Indipendenza Siciliana MIS, che chiedeva agli angloamericani di consentire la nascita di un nuovo

stato libero e indipendente di Sicilia a regime repubblicano e di dichiarare decaduto ogni diritto dei

Savoia sull’isola. Le idee secessioniste ebbero subito un rapido successo.

Nel febbraio 1944 la Sicilia tornò sotto l’amministrazione italiana e fu istituito un Alto

Commissariato per l’isola, direttamente dipendente dalla Presidenza del Consiglio. Intanto si venne

a formare il primo nucleo di un esercito, l’EVIS, Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana,

che ebbe scontri a fuoco con le forze dell’ordine. Nel settembre 1945 esponenti secessionisti

presero contatto con il bandito Salvatore Giuliano. Parri fece poi arrestare molti capi del MIS,

disponendone il con5no, ma la mossa fu controproducente.

La strada vincente invece si rivelò l’attuazione di progetti autonomistici come la creazione di uno

Statuto per la Sicilia. L’insieme delle misure portò rapidamente alla scon5tta del MIS. Il 20 aprile

1947 si tennero le prime elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana, che furono vinte dal Blocco

Popolare.

Ma la situazione continuava ad essere tesa, con fenomeni di banditismo e di scontri con la polizia,

attentati, agguati, rapimenti, assassinii di uomini di sinistra e sindacalisti. Il culmine dell’ondata

stragista si ebbe il 1 maggio 1946 quando gli uomini di Salvatore Giuliano attaccarono a Portella

Ginestra la folla di contadini riunita per celebrare la festa dei lavoratori. Ci furono 11 morti e 27

feriti.

Gli avvenimenti successivi misero in luce i perversi intrecci che intanto si erano creati tra interessi

materiali, clan ma5osi e pezzi delle istituzioni. Giuliano morì in circostanze misteriose, lo Stato

fornì ricostruzioni di comodo. Grazie al coraggio del giornalista Tommaso Besozzi, si scoprì che

Giuliano non era stato ucciso cadendo in uno scontro a fuoco, bensì era stato tradito dal suo

luogotenente Gaspare Pisciotta entrato in contatto con il Comando Forze Repressione Banditismo.

Quando poi si aprì il processo Pisciotta fece diverse rivelazioni sui rapporti fra banditismo e politica

e minacciò di farne altre. La questione si concluse con la morte di Pisciotta nel carcere palermitano

per avvelenamento.

4. La coabitazione forzata e il trattato di pace

Dopo la votazione del 2 giugno De Gasperi si dimise e ricevette subito l’incarico di formare il

nuovo governo, il primo dell’Italia Repubblicana. Il secondo governo De Gasperi nacque il 13

luglio 1946 con la partecipazione di DC, PCI, PSIUP E PRI. Restarono fuori gli azionisti e i liberali

tranne Corbino, ministro del Tesoro.

La situazione economica e sociale non era delle migliori. Corbino operò per ridare 5ducia ai mercati

5nanziari e. in accordo con il governatore della Banca d’Italia Luigi Einaudi, puntò a eliminare le

imposte sui sovrappro5tti di guerra e sul reddito delle azioni, nonché la liberalizzazione del

controllo sui cambi. Questa tattica tuttavia non si rivelò e`cacie perché non venne presa in

considerazione la crisi sociale che attraversava il paese e non mancarono tensioni anche con le

stesse autorità americane.

Corbino dovette prendere misure di emergenza e ai primi di settembre si dimise. Si trovò una

soluzione transitoria, a`dando il suo ministero a un vecchio deputato democristiano, Giovanni

Battista Bertone, ma la cosa non fu su`ciente.

L’ordine pubblico era un altro grave problema. Al Nord i partigiani comunisti avevano continuato a

nascondere armi e materiali bellici. Nell’estate 1946 ci furono alcuni avvenimenti inquietanti in

provincia id Asti, dove alcune centinaia di uomini ripresero addirittura la via della montagna. De

Gasperi reagì con fermezza, ma per far rientrare le agitazioni dovette varare alcuni provvedimenti

urgenti che dessero soddisfazione ai partigiani scontenti, riconoscendo il loro impegno e il loro

valore nella partecipazione alla lotta di liberazione.

Molte tensioni sociali, con scioperi e prosecuzione di violenze a sfondo più o meno politico.

Un compromesso positivo fu raggiunto in politica estera: 5 settembre 1946 accordo tra De Gasperi e

il ministro degli esteri austriaco Karl Gruber per risolvere amichevolmente la questione dell’Alto

Adige-Sudtirol riconoscimento del bilinguismo, dell’autonomia regionale, dei titoli di studio

ottenuti in Italia e in Austria e la revisione delle opzioni di cittadinanza.

Intanto Togliatti decise di dedicarsi esclusivamente al suo partito creando un partito su un doppio

binario, al governo ma al tempo stesso all’opposizione. I nuovi atteggiamenti del PCI irrigidivano

De Gasperi: mentre per Togliatti era importante collaborare con la DC, per De Gasperi la

collaborazione con i comunisti appariva fenomeno transitorio, legato alla situazione contingente

della guerra. Le cose vennero aggravate in seguito alle spregiudicate iniziative di Togliatti in

politica estera: nel novembre 1946 egli si recò a Belgrado in visita al maresciallo Tito e, tornato in

Italia, annunciò alla stampa la disponibilità della Jugoslavia a consentire che Trieste rimanesse

italiana in cambio della cessione di Gorizia e a patto di avere uno statuto autonomo. Tale mosse

scatenò reazioni dure e indignate, sia per il cinismo con cui si chiedeva uno scambio tra due città

entrambe italiane, sia perché Tito non prometteva nulla di suo, in quanto Trieste era sotto il

controllo alleato mentre Gorizia era in mano italiana.

La frattura interna fra i vari partiti si andava accentuando in quella che era la situazione di inizio

guerra fredda e di divisione del mondo tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Sotto questo pro5lo era

chiaro che non poteva sussistere una situazione in cui la DC e i partiti di centro-destra

intrattenevano rapporti con gli americani mentre i partiti di sinistra si dichiaravano sempre più uniti

all’URSS.

Nel novembre 1946 fu acrontato il secondo turno delle amministrative con la DC che ebbe un

tracollo vistoso. Il vero vincitore della tornata elettorale fu il movimento dell’Uomo Qualunque,

fondato da Guglielmo Giannini che sosteneva che tutta la storia dell’umanità fosse marcata dai

soprusi degli uomini politici di professione nei confronti della folla e quindi dell’uomo qualunque

torchiato dalle tasse e lasciato da solo di fronte alle ingiustizie. Da qui la proposta di ridurre la

politica a pura amministrazione, dando ai politici un compito di semplice controllo del

funzionamento dello Stato. La polemica contro le imposte divenne il punto fondamentale del

partito, a cui si aggiungeva una protesta contro il CNL e il passaggio del potere ai partiti antifascisti,

con un livellamento della situazione a quella del fascismo. Il successo ditale partito fu immediato.

Per la DC la minaccia risultò addirittura mortale perché il partito rischiava di perdere il consenso di

quei ceti medi che si erano rivolti ad esso in funzione anticomunista e, peggio, il sucragio di ampi

settori del mondo cattolico, già di`denti e delusi dal voto del 2 giugno. La DC si trovava quindi in

una condizione di`cile: continuare la collaborazione con le sinistre signi5cava rischiare di perdere

molti voti, ma rompere questa collaborazione comportava rischi ancora più elevati.

L’occasione di una clamorosa rottura tra DC e partiti di sinistra si veri5cò nel 1947, quando dal 5 al

17 giugno, De Gasperi fece un viaggio negli USA con l’intento di racorzare i propri legami con i

dirigenti americani. Mentre De Gasperi si trovava oltreoceano si veri5cò la rottura del PSIUP, che a

sua volta innescò la crisi di governo. Il partito si era diviso tra una corrente più moderata, guidata da

Saragat, fortemente ostile ad un riavvicinamento con il PCI e una corrente più di sinistra che invece

voleva il contrario. In discussione era anche la collocazione del Partito Socialista, che Saragat

voleva spostare all’interno del blocco occidentale.

Quando il 9 gennaio 1947 si aprì a Roma il XXV Congresso del Partito Socialista, la componente di

destra si ritirò a Palazzo Barberini e annunciò la nascita del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani

PSLI, che dal 1952 si chiamerò Partito Socialista Democratico Italiano PSDI. Vanni furono i

tentativi di Nenni e Pertini per evitare questo esito. Il partito u`ciale riprese il vecchio nome di PSI.

Il 20 gennaio, De Gasperi di chiarò le dimissioni. Durante la crisi si pensò di chiudere

de5nitivamente con le sinistre oppure di portare momentaneamente la DC fuori da ogni impegno

governativo. Contro questa decisione si opposero in molti tra cui De Gasperi. Si arrivò allora alla

proclamazione del terzo governo De Gasperi il 2 febbraio 1947 con DC, PSI, PCI e

indipendentisti. Si ebbe un ridimensionamento delle sinistre che persero ministeri importanti come

gli Esteri e le Finanze. Il ministero degli Interni fu dato a Mario Scelba, destinato a restare per anni

in carica e a gestire le forze dell’ordine in termini estremamente duri e rigidi verso le sinistre.

La prima questione da chiudere era quella del trattato di pace e De Gasperi voleva 5rmarla avendo

ancora le sinistre nel governo. Il trattato fu 5rmato a Parigi il 10 febbraio 1947 e rati5cato

dall’Assemblea Costituente il 31 maggio 1947:

Sul con5ne occidentale si dovette cedere alla Francia i territori circostanti, i comuni di Briga e di

Tenda, la zona del passo del Moncenisio e altre zone intorno al Monginevro e al Piccolo S.

Bernardo; Sul fronte orientale la Jugoslavia si impossessò di gran parte della Venezia

Giulia, della penisola istriana e di Fiume;

Si persero le città di Zara e di Dalmazia;

L’Albania tornò indipendente;

Le dodici isole del Dodecaneso che appartenevano all’Italia dalla guerra

italo-turca del 1911-12, furono restituite alla Grecia;

Si perse l’Etiopia; la Libia avrebbe ricevuto al piena indipendenza nel 1952,

dopo un periodo di amministrazione internazionale preparatoria; la Somalia fu data per un

decennio all’amministrazione 5duciaria dell’Italia, che avrebbe dovuto avviare quel paese

all’indipendenza; l’Eritrea fu unita all’Etiopia scatenando un sanguinoso conbitto per

l’indipendenza conquistata poi solo nel 1993;

L’Italia dovette versare 100 milioni all’URSS, 5 all’Albania, 25 all’Etiopia, 105 alla

Grecia e 125 alla Jugoslavia a titolo di riparazione per i danni provocati;

Fu 5ssato per l’esercito un tetto massimo di 185.000 unità oltre a 65.000 carabinieri; la

marina e l’aviazione non dovevano superare ciascuna le 25.000 unità; l’aviazione non

avrebbe dovuto superare la cifra di 350 aerei; anche la marina fu notevolmente aggravata;

Si dispose la formazione di un Territorio libero di Trieste TLT, il 16 settembre 1947, da

porsi sotto la guida di un governatore designato dell’ONU. Il territorio

venne diviso in due zone distinte, la Zona A, con amministrazione alleata, e la Zona B, con

amministrazione jugoslava;

De Gasperi riuscì anche a superare il problema delicatissimo della questione della Chiesa

cattolica e del suo peso sulle decisioni del Paese. Si dovette votare l’art.5 della bozza della

Costituzione secondo cui lo Stato e la Chiesa cattolica erano da considerarsi due organi

indipendenti e sovrani. Si votò tra il 25-26 marzo 1947 e ciò che sorprese fu il voto

favorevole dei comunisti. La decisione di Togliatti era dettata dalla volontà di evitare in

Italia una guerra di religione nella speranza di mantenere vivo il legame con la DC.

Il 13 maggio 1947 De Gasperi si dimise dando vita a un crisi politica molto accesa. Il 31

maggio si giunse alla nascita del quarto governo De Gasperi costituito esclusivamente da

Democristiani, liberali e indipendenti, con esclusione totale delle sinistre. Vicepresidente del

Consiglio divenne Luigi Einaudi. Con il quarto governo De Gasperi 5niva un’era della storia

politica italiana e ne iniziava una dominata dal centrismo.

5. Costituente e Costituzione

L’assemblea Costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946, con Saragat alla

presidenza. Il voto 5nale si ebbe il 22 dicembre 1947, mentre la nuova Costituzione entrava

in vigore il 1 gennaio 1948.

Per procedere speditamente nell’elaborazione della nuova Costituzione si stabilì di a`dare il

compito preparatorio e redazionale a una commissione composta da 75 membri, in cui entrò

il meglio che l’Italia potesse ocrire e che ebbe come presidente Meuccio Ruini.

6. La campagna elettorale del 1948

Di fronte al nuovo governo De Gasperi stavano i problemi economici: il processo

inbattivo soprattutto. Vennero prese delle misure atte a stabilizzare la moneta e a frenare le

speculazioni sulla lira, restringendo le possibilità di chiedere prestiti bancari, chiamate Linea

Einaudi. Alle banche fu imposto di aumentare le riserve bancarie e furono stabili dei criteri secondo

i quali esse avrebbero dovuto investire in titoli di stato o deposito in appositi conti correnti presso il

Tesoro o la Banca d’Italia. Altre misure riguardarono più direttamente il bilancio dello Stato; si

alleggerì la spesa pubblica e si presero decisioni volte a rendere più realistiche le imposte indirette e

le tarice di numerosi prodotti. Vennero in5ne attuati severi controlli sulle scorte di beni di prima

necessità e si provvide alla massiccia distribuzione di alimenti, grazie agli aiuti americani gli

ecetti di tutta questa manovra furono positivi, ma ebbero anche degli ecetti collaterali come la

contrazione della produzione industriale, la crisi conseguente delle piccole e medie imprese,

l’impossibilità di ricorrere con facilità ai prestiti delle banche.

Cresceva intanto il busso migratorio; tra il 1947-49 l’Italia fu attraversata da una sorta di secondo

Biennio Rosso con proteste, scioperi, agitazioni, scontri di piazza, feriti e morti. In5ne la situazione

internazionale andava racreddandosi creando il clima della guerra fredda.

Il 5 giugno 1947 il Segretario di Stato americano George Marshall propose un piano di aiuti per

l’Europa, il piano Marshall, con l’intenzione di rintuzzare la minaccia comunista attraverso un

intenso programma di ricostruzione e sviluppo dell’economia e del benessere del Vecchio

Continente. Sempre in misura anticomunista venne varata la politica del contenimento proposta dal

diplomatico e politologo George Kennan che inbuenzò i governi europei e li spinse alla rottura con

le sinistre.

Intanto l’URSS premeva sull’Europa orientale. Venne fondato l’U`cio di Informazione dei Partiti

Comunisti, il Cominform, alla conferenza polacca del 22-27 settembre 1947, a cui non furono

invitati tutti i partiti comunisti, ma solo quelli dei paesi europei orientali e di Francia e Italia:

l’URSS intendeva serrare le 5le e sollecitare il massimo di coesione. Il PCI dovette così attuare

un’inversione di rotta rendendo la propria politica estera più succube e conforme a quella sovietica.

Le fratture internazionali costrinsero il PSI a un decisivo cambiamento politico: anche il socialismo

scelse con convinzione di sostenere la causa sovietica. Nacque il Fronte Popolare per il lavoro, la

pace, la libertà, la cui assemblea costitutiva si tenne a Roma il 28 dicembre 1947. Sotto questa

etichetta il PSI e il PCI si sarebbero presentati insieme davanti agli elettori. Ma a dispetto la

battaglia elettorale per il Fronte Popolare si rivelò alquanto di`cile. In particolare risultò gravissima

da parte del Fronte la sottovalutazione dell’impatto politico ed emotivo delle notizie che

provenivano dall’Europa orientale: l’accettazione dei fatti di Praga nel febbraio 1948, ad esempio,

suono male a molti elettori, come anche le varie notizie di persecuzione antireligiosa e misure

quotidiane contro la Chiesa Cattolica in URSS.

La Chiesa Cattolica invece ripose tutte le energie nei confronti della DC, assieme a Stati Uniti e

governo, costituendo un blocco di`cilmente battibile. Fu lo stesso papa Pio XII a chiamare

ripetutamente i cattolici all’impegno diretto. Anche il governo e gli Stati Uniti cercarono di

sintonizzare tutta la propaganda e il sostegno alla causa della DC. Il governo americano arrivò

addirittura alle minacce.

La situazione si inasprì così fortemente che si iniziò a pensare che si potesse arrivare a uno scontro

armato. In realtà nessuna delle due parti voleva muovere una mossa azzardata e tutti cercarono di

prendere le proprie precazioni.

Il 18 aprile 1848 si andò alle elezioni e la situazione fu tranquilla. La DC prese il 48,5% dei

consensi, mentre il Fronte Popolare ottenne il 31%. Tutte le altre formazioni politiche furono

risucchiate e sparirono nel gorgo provocato dallo scontro bipolare. L’elettorato aveva individuato

nella DC l’unica e`cace diga contro il comunismo.

Nel panorama dei partiti presenti nel nuovo Parlamento spiccarono l’assenza del Partito d’Azione,

che andava sfaldandosi, e la nuova presenza del Movimento Sociale Italiano, espressione della

destra estrema legata ai ricordi della Repubblica di Salò, fondato a Roma il 26 dicembre 1946. Il

nuovo partito fece propria l’ideologia antiborghese e anticapitalistica. La maggioranza dei voti tale

partito la ebbe contraddittoriamente dai paesi del Sud che non avevano vissuto la Repubblica

Sociale.

Il nuovo Parlamento dovette procedere con l’elezione del Presidente della Repubblica: la DC voleva

Carlo Sforza, contro di lui però mossero molti esponenti politici e De Gasperi decise per la

candidatura di Luigi Einaudi che fu eletto l’11 maggio 1948. Il nuovo capo di stato accolse le

dimissioni di cortesia di De Gasperi e lo impegnò alla formazione di un nuovo governo, con la

partecipazione di PSLI, PLI e PRI.

7. L’attentato a Togliatti e la scissione sindacale

Il 14 luglio 1948, mentre usciva da Montecitorio Togliatti fu fatto oggetto di diversi colpi di

rivoltella e fu ferito. L’attentatore era un estremista di destra, Antonio Pallante, che fu subito

arrestato e condannato a 13 anni in primo grado.

La notizia dell’attentato provocò uno sciopero spontaneo di grandissime dimensioni. Alla guida

delle manifestazioni, anche violente, c’erano molti esponenti della CGIL, anche se la linea u`ciale

espressa dal PCI era di moderazione. Lo stesso Togliatti dal letto d’ospedale invitò in ogni modo a

mantenere la calma. Anche la CGIL, in cui le tensioni fra comunisti e socialisti con i cattolici

andavano aggravandosi, diede disposizioni per far cessare entro il mezzogiorno del 16 ogni forma

di sciopero. Il clima rimase tuttavia tesissimo.

Il rientro alla situazione normale fu opera delle scelte realistiche del PCI e dell’energia delle forze

dell’ordine.

L’esito più importante dell’attentato a Togliatti fu però la spaccatura del sindacato unitario CGIL.

Fin dal Patto di Roma del 3 giugno 1944 la situazione paritetica individuata per consentire la

convivenza delle tre componenti sindacali, comunisti, socialisti e cattolici, conteneva in sé un

inevitabile carattere di provvisorietà. Va aggiunto anche che. Per superare le resistenze da parte

cattolica a questa convivenza, si era dato vita alle ACLI, Associazioni Cristiane dei Lavoratori

Italiani con lo scopo di mantenere soprattutto i lavoratori di matrice cattolica.

Il 22 luglio 1948 il Consiglio nazionale delle ACLI acermò che l’unità sindacale era ormai stata

annientata e che la CGIL non esisteva più. Si aprì così una fase transitoria, destinata a portare alla

nascita di una nuova confederazione dei lavoratori. Il 15 settembre le ACLI si pronunciarono a

favore della nuova organizzazione che nacque u`cialmente il 17 ottobre 1948 e assunse il nome di

LCGIL. , Libera CGIL.

Nel corso del 1949 il nuovo sindacato attraversò una fase di consolidamento e di chiarimento

interno e programmatico, destinato in5ne a sfociare, il 1 maggio 1950, alla fondazione della CISL,

Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, nella quale conbuirono anche esponenti

socialdemocratici e repubblicani usciti a loro volta dalla CGIL.

Nello stesso periodo nacque anche la UIL, Unione Italiana Lavoratori, di orientamento

socialdemocratico e repubblicano, e la CISNAL, Confederazione Italiana Sindacati Nazionali dei

Lavoratori, di orientamento neofascista.

8. La scelta occidentale

La vittoria democristiana del 18 aprile ebbe come ecetto anche la de5nizione della collocazione

internazionale dell’Italia. Si trattava ora di determinare i modi e le conseguenze di una tale

collocazione.

Il primo passo signi5cativo fu l’inserimento concreto dell’Italia nelle logiche del piano Marshall.

Truman 5rmò la legge istitutiva per l’European Recovery Program ERP che sarebbe stato

concretamente gestito dall’ECA, Economic Cooperation Administration diretto da Paul g.

Hocmann; il 16 aprile 1948 sorse l’OECE, Organizzazione Europea per la Cooperazione

Economica e in5ne in luglio si ebbe la rati5ca dell’Accordo di cooperazione economica fra Italia e

Stati Uniti da parte del nostro Parlamento.

Gli investimenti americani permisero di tornare a una produzione industriale nettamente superiori

all’anteguerra. Ciò favorì a sua volta il consolidamento dei regimi liberal-democratici in tutta

Europa, mentre gli USA smaltirono senza traumi gli eccessi della produzione. Il piano Marshall

ebbe signi5cato sia sul piano pratico che su quello politico e psicologico.

Tutto ciò non fu però esente da tensioni.

Il piano Marshall funzionò dal 3 aprile 1948 al 30 giugno 1952, ma nell’ultima fase della sua

esistenza subì importanti modi5che perché dopo lo scoppio della Guerra di Corea nel 1950 e

l’acutizzarsi della guerra fredda, il governo americano era giunto alla decisione di avviare un

imponente fase di riarmo proprio e dei propri alleati.

Gli italiani ricevettero complessivamente aiuti per 1.400 milioni di dollari e riuscì a costituire un

Fondo Lire. Tra italiani e americani si registrarono più volte tensioni provocate da una diversa

valutazione su come investire i fondi.

Nello stesso si stavano avviando importanti decisioni sul piano politico e militare per dare il via a

un’ alleanza occidentale capace di opporsi validamente a eventuali minace sovietiche. In questa fase

l’orientamento prevalente fu quello di escludere l’Italia perché ritenuta poco a`dabile. Incertezze

esistevano anche all’interno dello stesso governo italiano e i partiti che lo sostenevano. Alcuni

uomini, tra cui De Gasperi, sostenevano la necessità di entrar a far parte dell’alleanza. Alla 5ne del

1948 la DC era alquanto divisa al proprio interno, De Gasperi era consapevole della debolezza della

posizione italiana. Intervenne anche il Vaticano.

Rimaneva da convincere gli altri paesi occidentali. Le discussioni presero una piega de5nitiva fra

febbraio e marzo 1949, anche a causa dell’interesse francese a inserire l’Italia nell’alleanza, in

modo da spostare più a oriente i con5ni difensivi.

L’Italia venne così invitata come membro fondatore alla nascita del Patto Atlantico, che avvenne

formalmente a Washington, il 4 aprile 1949. De Gasperi chiese

un’autorizzazione preventiva in Parlamento a 5rmare il patto di alleanza. La DC lo sosteneva,

mentre la sinistra fu estremamente dura, il PCI denunciò pubblicamente la situazione. Ma al

Parlamento passo il consenso.

Si apriva intanto anche la prospettiva europea. a partire dal 1950 il cammino europeo prese vigore,

dopo che il 9 maggio 1950, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman, propose di mettere in

comune le risorse di carbone e acciaio di Francia e Germania, creando un’apposita organizzazione.

Lo stesso anni il governo francese propose un piano per istituire una Comunità Europea di Difesa

CED. La CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio venne istituita con il trattato del 18

aprile 1951, con la partecipazione di Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

Molto più accidentato e alla 5ne impossibile fu la realizzazione della CED. Contro tali decisioni si

pose la decisione del PCI.

9. Il centrismo di De Gasperi e le riforme

Una polemica particolarmente vivace attraverso la DC che si divise tra la maggioranza degasperiana

e le componenti di sinistra, sia quella riunita attorno al presidente della Camera Gronchi, sia

soprattutto quella vicina a Dossetti. Le divisioni erano dovute a una diversa concezione del ruolo

internazionale dell’Italia, del partito stesso e della politica economica a seguire:

per De Gasperi, il partito era essenzialmente uno strumento di raccolta di

consenso e di sostegno di un’azione di governo predominante; egli faceva

quindi riferimento al vecchio nobilitato prefascista e ai funzionari dello Stato;

per Dossetti occorreva invece rilanciare la DC anche come sede di elaborazione

di progetti originali di riforme; vedeva quindi la necessità di valorizzare l’energia die

giovani, formati nell’associazionismo cattolico e nella temperie resistenziale. Inoltre era

fondamentale il rapporto della DC con l’Azione Cattolica.

Uno dei momenti più fecondi del dibattito interno alla DC si ebbe al III Congresso

Nazionale, tenutosi a Venezia dal 2 al 5 giugno 1949 in cui Dossetti parlo di una terza fase

sociale da inaugurare e di una democrazia sostanziale da costruire in Italia. Ma non

avvennero svolte signi5cative con il quarto governo De Gasperi. Una svolta molto

signi5cativa fu quando la segreteria del partito andò a Guido Gonnella che chiamò come suo

vicesegretario proprio Dossetti.

Il clima sociale intanto in Italia rimaneva gravissimo, con azioni durissime delle forze di

polizia nei confronti dei manifestanti. Era necessario cambiare politica, non potendo più fare

a`damento solo sulla durezza delle misure di mantenimento dell’ordine pubblico ordinate da

Scelba. Negli anni ’50 si ebbero allora alcune riforme sociali, come il Piano Fanfani che

mirava ad alleviare la persistente crisi edilizia, riassorbendo parte della disoccupazione e

favorendo la costruzione di alloggi popolari o la legge 3 agosto 1949 voluta dal ministro dei

Lavori Pubblici Tupini, che concedeva contributi dello Stato per eseguire opere pubbliche di

interesse degli enti locali.

Nel 1949 ripresero i problemi nel Mezzogiorno. Malgrado la resistenza dei proprietari

terrieri, il governo De Gasperi e il ministro dell’Agricoltura Segni, vararono dei

provvedimenti signi5cativi attraverso una riforma agraria e`cacie ma che non poteva

contenere tutti i problemi. Tuttavia essa può essere considerata la più signi5cativa riforma

svolta in Italia in materia. Intanto era nata la Coldiretti, la Federazione

generale dei Coltivatori Diretti, già nell’ottobre 1944, presieduta da Paolo Bonomi. Nel 1949

Bonomi divenne presidente anche della Federazione italiana dei Consorzi agrari, Federconsorzi,

creando così una vasta rete di controllo sociale, a cui qualche anno dopo, nel 1955 si unirono anche

le Casse Mutue per la gestione delle pensioni concesse ai coltivatori. Egli divenne così uomo di

enorme potere nella DC.

Il 10 agosto 1950 venne istituita la Cassa per il Mezzogiorno, ma non furono compiuti atti e`caci di

modernizzazione e di industrializzazione.

Nel gennaio 1951 vennero poste delle nuove norme per combattere l’evasione 5scale.

Il congresso dei sindacati promosse poi nel febbraio 1950, il Piano per la rinascita economica e

sociale del Paese che non ebbe però ecetti immediati ma fu la prima proposta organica da parte

sindacale di un progetto che puntasse a riforme strutturali e investimenti.

Con le amministrative del 27-28 maggio 1951 gli elettori mostrarono una disacezione per la DC,

mentre le sinistre mantenevano o aumentavano i propri voti, e soprattutto crescevano i partiti di

destra.

Intanto Dossetti decise di lasciare il sottosegretariato del partito e assieme ai dossettiani attaccò la

politica estera ed economica del governo. Pella si dimise facendo cadere il governo il 16 luglio

1949.

Il 27 luglio 1949 si aprì il settimo governo De Gasperi, destinato a durare 5no alle elezioni del 1953.

Dossetti intanto si convinse dell’impossibilità di modi5care entro un periodo ragionevolmente breve

il partito e la politica governativa e si dimise anche da deputato.

Intanto si stavano avendo dei mutamenti politici in atto:

il PCI, che già nel 1948 era stato colpito, dopo la scon5tta elettorale, dal trauma della

rottura tra Stalin e Tito. Tra il 1950 e il 1951 ci furono vari problemi interni. Togliatti ebbe

un grave incidente stradale e la sua lunga convalescenza fu trascorsa in URSS, dove Stalin

lo ricevette con onori e gli fece la proposta di lasciare la direzione del PCI e di assumersi

quella del Cominform. Togliatti non sapeva che fare, anche perché nel PCI lo spingevano a

rimanere a Mosca. Decise di ri5utare l’ocerta e tornò in Italia in modo quasi clandestino.

Un altro problema fu l’espulsione dal partito di Valdo Magnani, importante esponente che

fece delle dichiarazioni antisovietiche.

Il PSI rivedeva la conferma della sinistra interna, fu riconfermato Nenni a capo

del partito, a`ancato da Rodolfo Morandi che attuò una ferrea politica di

riorganizzazione del partito secondo il modello leninista e comunista.

Il PSLI era uscito soddisfatto dal voto del 1948. Giuseppe Romita fondò un

nuovo organismo, il Partito Socialista Unitario PSU e con questo si era giunti all’esistenza

di ben tre partiti socialisti. Da questa situazione si uscì nel marzo 1951 con la nascita del

partito di ispirazione socialdemocratica dal nome impossibile: Partito Socialista (Sezione

Italiana dell’Internazionale Socialista), che venne cambiato nel 1952 con Partito Socialista

Democratico Italiano PSDI.

Il MIS era in pieno sviluppo, che creò un patto con gli altri partiti di destra, cosa che fu accolta

con entusiasmo dai monarchici, ma non dalla DC e dai democratici che fecero di tutto per

allontanare la minaccia: da un lato venne vietato al MIS si tenere nel 1950 il proprio congresso

nazionale e s preparò la legge Scelba contro la ricostituzione del partito fascista, dall’altro si

introdussero misure volte a rassicurare i reduci di Salò.

10. La 5ne del centrismo degasperiano e la democrazia protetta

Avvicinandosi alla 5ne della legislatura esistevano dunque molti motivi di preoccupazione per la

DC. Ciò che appariva a De Gasperi come particolarmente insidioso erano soprattutto le pressioni

della gerarchia e di ampi settori del mondo cattolico che chiedevano con insistenza misure sempre

più dure verso le sinistre.

L’obiettivo era quello di spingere la DC verso destra, aprendola a un rapporto di collaborazione

almeno con i monarchici, se non addirittura con il MIS.

I problemi sorsero con la tornata elettorale amministrativa che riguardava anche Roma. Il timore di

una vittoria comunista nella città del papa era inammissibile e fu quindi usato per caldeggiare la

nascita di un forte raggruppamento anticomunista: l’operazione Sturzo. Il vecchio fondatore del PPI

sembrava la personalità giusta per comporre una lista civica aperta a democristiani, liberali,

monarchici e missini, mentre Gedda, presidente dell’AC, minacciava di mettere in campo una lista

cattolica pura.

De Gasperi si trovava in una condizione di grande imbarazzo, perché non poteva andare contro il

Papa, ma capiva che la situazione a Roma si sarebbe estesa anche fuori. Si aprirono una serie di

contatti e di pressioni e alla 5ne le elezioni si svolsero con le liste e le alleanze ormai tradizionali, e

le sinistre non vinsero. tutta la faccenda ebbe comunque uno strascico doloroso per De Gasperi.

Intanto si radicava in Italia la convinzione che, con la situazione politica in atto, non era possibile

realizzare compiutamente tutta la Costituzione e quindi molti istituti da essa previsti non si

realizzarono, come le regioni e la Corte Costituzionale.

Tra il 1951 e il 1952 il governo propose una serie di misure che mettevano in luce la gravità della

situazione sociale: legge sulla difesa civile, misure contro i partiti contrari alle istituzioni, contro

l’apologia alla violenza come strumento di lotta politica, contro i sabotaggi militari ed economico,

contro l’incitamento alla diserzione e al disfattismo; legge Scelba contro la riorganizzazione di

partiti e gruppi neofascisti.

Con il timore di non essere rieletti, la maggioranza degasperiana decise di adottare strumenti di

autotutela, introducendo una nuova legge elettorale alla Camera che fu bollata dall’opposizione

come legge truca. Ci furono varie sedute in Parlamento per far passare la legge, mentre le sinistre

facevano ostruzionismo. In5ne la legge elettorale di maggioranza divenne la legge 31 marzo 1953 n.

148, con la quale si andò alle urne il 7-8 giugno 1953. La legge elettorale non giovò né danneggiò

nessuno perché non si arrivò al quorum previsto.

Malgrado la scon5tta subita, De Gasperi ottenne ancora una volta l’incarico e creò un monocolore

con soli ministri della DC il 16 luglio 1953. Presentandosi alla Camera per la 5ducia la vide negata

e si dimise de5nitivamente. Fu tuttavia eletto segretario

nazionale della DC, carica che mantenne 5no al 16luglio 1954 quando fu investito il suo successore

Fanfani. De Gasperi morì poco dopo, il 19 agosto 1954.

4. Gli anni Cinquanta: il miracolo (1953-1963)

1. Il centrismo da Pella a Scelba

Il 17 agosto 1953 si giunse alla nascita di un governo di acari, un monocolore democristiano a`dato

a Pella, che aveva chiaramente lo scopo di gestire la situazione in attesa che dalle forze politiche

venissero indicazioni per alleanze più robuste ed e`caci. Pella ottenne il sostegno di DC, PLI, PRI e

dei monarchici del PNM, ma PSDI e MSI si astennero.

Il governo molto debole, cercò di racorzarsi e trovò nella questione di Trieste un punto per farlo. Il

clima internazionale era di attesa nei confronti di quanto avrebbe fatto l’URSS, in quanto era morto

Stalin il 5 marzo 1953. Trieste era ancora divisa tra zona A e zona B e le trattative erano proseguite

tra 1949 e 1953. Un passo avanti si fece il 21 dicembre 1951 quando Francia, Gran Bretagna e Stati

Uniti consentirono formalmente alla revisione del trattato di pace del 1947, modi5cando i limiti sul

riarmo imposti all’Italia. La strada poteva considerarsi aperta verso altre correzioni: si cominciò a

discutere quindi un piano di spartizione del TLT e tra il 1951 e il 1952 si ebbero diversi colloqui

bilaterali italo-jugoslavi, per il momento privi di successo.

Pella prese in5ne spunto dalla dicusione di una nota di stampa jugoslava antitaliana e minacciosa

per alzare i toni della polemica e inviando reparti militari per sventare una presunta annessione della

zona B del TLT. Il 8 ottobre 1953 USA e Gran Bretagna annunciarono il proprio ritiro dalla zona A

e la cessione dei poteri provvisori all’Italia, nonostante le proteste di Jugoslavia e URSS. Tito

considerò atto di guerra l’ingresso di truppe italiane a Trieste e fece nuove proposte di

accomodamento. Ma la situazione rimaneva tesissima tanto che si ebbero scontro il 3-6 novembre.

Bisognava riprendere le trattative diplomatiche prima che la situazione degenerasse. De Gasperi

riprese l’iniziativa e annunciò che il governo Pella era solo “amico della DC”. Il 5 gennaio 1954

Pella si dimise aprendo una crisi di governo molto complicata. Il nuovo governo monocolore

democristiano, guidato da Fanfani durò solamente dal 18 gennaio al 10 febbraio 1954, non

avendo ottenuto la 5ducia del Parlamento.

Il 10 febbraio 1954 entrò in carica il governo di Mario Scelba, a cui parteciparono PSDI e PLI,

con la vicepresidenza a Saragat. Scelba si acrettò a sdrammatizzare la situazione di Trieste: dal 2

febbraio al 5 ottobre 1954 si svolse a Londra una conferenza dapprima con la presenza di Gran

Bretagna, USA e Jugoslavia, poi con l’Italia al posto della Jugoslavia e in5ne con Italia e Jugoslavia

insieme. Le trattative portarono alla 5rma di un memorandum d’intesa il 5 ottobre 1954:

La zona A passava in mano italiana e alcuni suoi territori andavano alla zona B;

Trieste sarebbe rimasta porto franco.

Una soluzione de5nitiva venne poi introdotta con il trattato di Osimo il 10 novembre 1975.

Il governo Scelba fece abrogare la legge elettorale con premio di maggioranza; si oppose con

decisione al comunismo; si inasprì l’abitudine di usare la forza di fronte ad ogni tipo di dissenso e di

manifestazione di piazza.

Intanto il Tribunale militare supremo assolveva degli ex militi di Salò responsabili di un eccidio,

perché avrebbero eseguito le consegne di un governo “legittimo”, scavalcando tutte le

considerazioni secondo cui il governo legittimo italiano fosse stato il Regno del Sud. Era in atto

inoltre una forte ocensiva contro la Resistenza e anche situazioni forti di intimidazione nei confronti

di sindacati e militanti d’opposizione.

Tutto ciò era dato sia dalla forte inbuenza degli Stati Uniti, del maccartismo, sia dalla necessità di

racorzare la DC. Nel novembre 1956 avvenne la 5rma tra la CIA e il nostro Servizio Informazione

Forze Armate di un accordo per riformulare e riorganizzare l’organizzazione Gladio. Ciò fece

parlare di “Doppio Stato” o di “Stato Parallelo”.

Per quanto riguarda la questione europea, dopo il fallimento della CED, nacque l’Unione Europea

Occidentale UEO, nell’ottobre 1954, che consisteva nel recupero dle vecchio trattato di Bruxelles

del 1948, ampliato ora con la partecipazione dell’Italia e della Germania. La rati5ca parlamentare di

questo accordo fu vivace e si svolse tra il dicembre 1954 e il marzo 1955.

Intanto la cronaca nera si mescolava con la politica aprendo scenari inquietanti.

2. La DC e i partiti dell’area di governo

Il nuovo segretario della DC divenne Amintore Fanfani. Egli si era dato l’obiettivo di racorzare il

partito per svincolarlo dalla pressione delle vecchie clientele meridionali e delle continue ingerenze

della Chiesa. Si era assistito in questi anni a una crescente meridionalizzazione del partito.

In Sicilia la situazione era tranquilla anche se le cosche ma5ose iniziavano a riorganizzarsi per il

futuro e nell’ottobre 1957 tennero persino un convegno internazionale a Palermo. Intanto andavano

stringendosi i legami tra la DC e le cosche. La ma5a entrò quindi in politica legandosi a Fanfani e

poi successivamente a Andreotti. L’entità della ricchezza da controllare e suddividere fece scoppiare

dei conbitti sanguinosi noti come la prima guerra di ma5a: attentati, uccisioni, rapimenti che

culminarono con la strage di Ciaculli, quando un auto imbottita di esplosivo provocò la morte di

sette appartenenti alle forze dell’ordine.

Nel giro di poco tempo Fanfani mostrò a tutti di essere capace di grande attivismo e interventismo,

nonché di essere capace di grande attivismo e interventismo, nonché di saper imporre una rigida

disciplina interna alla DC. Tutto ciò provocò la reazione degli altri dirigenti e parlamentari

democristiani e un primo vittorioso episodio di rivolta al momento delle elezioni del Presidente

della Repubblica con l’elezione di Giovanni Gronchi, democristiano ma con una propria

personalità e indipendenza rispetto a Fanfani. Il nuovo Presidente si impegnò per a piena attuazione

della Carta Costituzionale, tanto che negli anni seguenti entrarono in vigore la Corte Costituzionale,

il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e il Consiglio Superiore della Magistratura.

Nel giugno 1955 il governo si dimise per contrasti interni ai partiti della maggioranza e il 6 luglio

1955 entrò in carica il governo di Antonio Segni composto da DC, PLI e PSDI.

Tale governo va ricordato per gli eventi positivi in politica estera. Il 14 dicembre 1955 vide

l’ingresso dell’Italia nell’ONU. Il 25 marzo 1957 si arrivò alla 5rma dei Trattati di Roma che

istituirono la Comunità Europea per l’Energia nucleare, EURATOM, e la Comunità Economica

Europea CEE.

Segni si dimise il 6 maggio 1957, aprendo una crisi confusa e incerta che portò al governo il

presidente della DC Adone Zoli, che però ottenne la 5ducia solo grazie ai voti del MSI. Zola si

dimise e Gronchi decise di rimandare il governo alle Camere in attesa delle nuove elezioni.

Intanto la destra avanzava verso il governo. La svolta avvenne nel 1954 quando divenne segretario

di partito Arturo Michelini. All’interno del partito permaneva tuttavia insanabile la contesa tra la

componente propriamente neofascista e settentrionale e quella più vicina ai notabili del Sud.

Per quanto riguarda i monarchici, il leader più rappresentativo continuò ad essere Achille Lauro,

indaco di Napoli, noto per i modi popolareschi e clientelari usati per governare la città. Egli favorì

anche la speculazione edilizia, l’uso personalistico dei fondi pubblici e l’assunzione indiscriminata

di dipendenti. Pur di mantenere il suo posto, egli non esitò a patteggiare con la DC e favorì la

scissione nel partito monarchico facendo nascere nel 1954 il Partito Monarchico Popolare PMP,

rivale del Partito Nazionale Monarchico PNM. Tutto durò 5no a quando non si seppe del dissesto

economico di Napoli e Lauro e i suoi collaboratori furono arrestati e Lauri fu de5nitivamente

liquidato.

Il Partito Liberale aveva eletto a segretario Giovanni Malagodi, con una visione molto rigida del

liberismo. Egli si collocava pertanto tra i più accaniti avversari dell’intervento dello Stato in

economia e su ciò ebbe molti appoggi. Ma egli trovò all’interno del partito un’opposizione di chi

vedeva il liberismo in modo più dinamico. Così nel dicembre 1955 un folto gruppo di prestigiosi

esponenti decise di abbandonare il partito e di creare il nuovo Partito Radicale.

3. La sinistra di fronte al 1956

Nel PSI, Nenni si era dedicato con impegno a ribettere sulle prospettive del socialismo italiano. Il

problema di fondo era il rapporto con i comunisti. Nenni cercò di aprire ai cattolici e alla DC e

riprese i contatti altresì con il PSDI, cosa testimoniata dallo storico incontro con Saragat con cui si

accordò per porre le prime basi per una collaborazione che avrebbe alla 5ne portare i due partiti

socialisti su una posizione alternativa rispetto alla DC e di autonomia rispetto al PCI.

Intanto le amministrative del 27 maggio 1956 videro l’impossibilità di creare in molte città delle

giunte centriste, in seguito a un certo aumento die voti socialisti. Si aprirono così numerosi casi

locali, per risolvere i quali si ricorse ora al sostegno determinante delle sinistre o delle destre.

Intanto sul piano internazionale, dal 14 al 25 febbraio 1956 si svolse a Mosca il XX Congresso del

PCUS, durante il quale il segretario Nikita Chruscev presento dei dirompenti rapporti attaccando la

5gura di Stalin. Intanto l’URSS stroncava sollevazioni

in Polonia e in Ungheria. Davanti a ciò il PCI si trovava in un clima di incertezza dovuto anche a

problemi al vertice. Il partito sembrava indeciso sulla strategia da seguire verso la DC. Di fronte

agli avvenimenti internazionali, Togliatti tenne un comportamento ambiguo e di reticenza,

5nalizzato all’unità del partito. Egli aveva presieduto al XX Congresso del PCUS e aveva letto i

rapporti, ma non ne parlò 5n quando non fu costretto quando il New York Times dicuse il rapporto

segreto, ma cercò di sdrammatizzare.

Di fronte ai fatti polacchi Togliatti parlò di cospirazioni antisovietiche, mentre la CGIL di De

Vittorio condannò i fatti. La situazione stava precipitando e molti intellettuali avevano lo stesso

parere di De Vittorio e in seguito lasciarono il partito. Ma Togliatti diede vita a una requisitoria

contro De Vittorio, dicendo che si sta con la propria parte anche quando essa sbaglia. Togliatti fece

pressioni a`nchè cessassero le repressioni in Ungheria mentre De Vittorio dovette accontentarsi di

sfoghi privati.

Ma tutto ciò fece una pessima pubblicità al partito. I fatti del 1956 fecero avvicinare PSI e PSDI,

provocando anche una netta frattura fra socialisti e comunisti. Nenni considerò conclusa la

collaborazione col PCI e si collocò nell’area del socialismo occidentale, ma nella sostanza ancora

non si ruppe veramente con i comunisti.

4. Da Fanfani a Tambroni a Fanfani

Fanfani intanto, al consiglio nazionale della DC, cercò di proporre un’apertura a sinistra ma l’idea

aprì molti ri5uti e polemiche.

Intanto si andò alle urne il 25-26 maggio 1958 a cui i partiti arrivarono tutti in uno stato di

incertezza. Il voto dei cittadini accontentò un po’ tutti i partiti maggiori e ci si accorse che non molti

passi avanti erano stati fatti rispetto a cinque anni prima e che la questione dell’apertura a sinistra

andava risolta.

Il 1 luglio 1958 si insediò il secondo governo Fanfani creando un bicolore DC-PSDI. Egli

mantenne però anche le cariche di segretario della DC e di ministro degli Esteri, avendo fra le mani

un potere enorme.

Il suo piano di governo prevedeva un denso programma riformistico, nel quale entrava l’impegno di

completare l’attuazione del dettato costituzionale, di istituire un unico ente nel settore della ricerca,

produzione e distribuzione dell’energia, di promuovere interventi per la casa, la scuola,

l’agricoltura, la sanità. Ma contro i suoi progetti si ebbero diversi colpi di mano: scoppiò una

complessa questione nell’assemblea regionale siciliana; il dissesto 5nanziario del 5nanziere

Giovanni Battista Giucrè divenne un fatto anche politico che coinvolgeva varie personalità della

DC.

Sul piano internazionale, per quanto Fanfani avviasse trattative con gli USA per l’installazione in

Italia di basi missilistiche a media gittata con testate atomiche, la stampa americana non lesinò

attacchi alla sua politica. Inoltre, sul 5nire del 1958, il governo fu messo in minoranza più volte a

causa di franchi tiratori.

Il 26 gennaio 1959 Fanfani si dimise e il 31 gennaio 1959 egli lasciò anche clamorosamente la

segreteria della DC. Il risultato fu che si cambiò completamente linea politica passando a un

monocolore democristiano guidato da Segni e orientato a destra, il 15 febbraio 1959 che ottenne la

5ducia di DC, PLI, MSI e monarchici e il voto contrario di tutti gli altri partiti.

Il 14 marzo 1959 si aprirono a Roma i lavori del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana,

con il compito di discutere le dimissioni di Fanfani e di eleggere il successore. Un folto gruppo di

aderenti a Iniziativa Democristiana stabilì di riunirsi separatamente per esaminare la situazione con

l’intenzione di lasciare Fanfani al proprio destino. Essi chiesero ospitalità a un convento di suore di

Santa Dorotea a Roma e da ciò nacque la de5nizione di “dorotei” per designare la componente più

forte della DC. Il 16 marzo 1959 il gruppo doroteo portò alla segreteria id partito Aldo Moro che

dovette far subito appello alle proprie capacità di mediatore per tenere in piedi il partito. Egli

dimostrò subito di poter gestire con e`cacia un partito che ormai si con5gurava come una

federazione di partiti uniti insieme dall’anticomunismo e dalla gestione di potere.

Al VII Congresso della DC, che si tenne a Firenze dal 23 al 27 ottobre 1959, egli fece un discorso

con cui chiese esplicitamente al PSI di prendere con coraggio e chiarezza il proprio posto nello

schieramento politico democratico. Parimenti egli chiese alla DC di mantenere aperta la questione

dell’apertura al PSI.

Intanto il governo Segni attirò su di sé il malvolere dei liberali non d’accordo con alcune sue scelte

come l’attuazione delle regioni e l’apertura all’Unione Sovietica, che venne sancito dal viaggio a

Mosca del Presidente della Repubblica Gronchi nel febbraio 1960. Il 16 febbraio 1960 i liberali

tolsero la 5ducia al governo che nei giorni successivi si dimise. Segni fu incaricato di formare un

nuovo governo ma non accettò.

Il 21 marzo 1961 nacque il primo governo di Ferdinando Tambroni. Il 4 aprile 1960 il

Parlamento fu chiamato a dare la 5ducia al governo, ma il discorso di Tambroni irritò in molti, tanto

che ebbe il favore della DC, di quattro deputati ex monarchici e di 24 esponenti del MIS. Di fronte a

questa situazione alcuni ministri appartenenti alla sinistra democristiana si dimisero. Tambroni

diede le dimissioni e il 12 aprile 1960 Gronchi diede a Fanfani il compito di costituire un nuovo

governo che voleva riproporre l’apertura a sinistra. Contro di lui si scatenò una feroce opera di

stampa tanto che Fanfani lasciò perdere e l’unica soluzione sembrava quella di rimandare

Tambroni alle Camere e impegnare il suo governo solo all’ordinaria amministrazione. Così non fu

perché Tambroni si mosse con uno stile dle tutto personale e sprezzante verso il Parlamento.

Tambroni fece un’ulteriore mossa permettendo al MIS si tenere il proprio congresso a Genova e

annunciando che alla presidenza del congresso ci sarebbe stato Carlo Emanuele Basile, già capo

della provincia ai tempi della RIS e ritenuto responsabile di arresti e torture ai danni dei partigiani.

Tutto ciò fu molto provocatorio, anche perché Genova era una città partigiana per eccellenza. Il 28

giugno 1960 si ebbe a Genova una imponente manifestazione di protesta e due giorni dopo fu

proclamato lo sciopero generale. Si veri5carono scontri e situazioni di violenza che si dicusero in

tutta Italia.

La situazione stava degenerando e poteva portare anche alla guerra civile. Per questo la DC iniziò a

pensare che bisognasse liberarsi di Tambroni. Il 19 luglio 1960 Tambroni si dimise.

Il 26 luglio 1960 si avviò il terzo governo Fanfani, un monocolore DC che ebbe il sostegno dei

partiti centristi e l’astensione di socialisti e monarchici.

Il 6-7 novembre 1960 si entrò in campagna elettorale per il rinnovo dei consigli comunali e

provinciali: il voto evidenziò la tenuta della DC, il calo del PSI e l’avanzata del PCI.

Intanto il 28 ottobre 1958 venne eletto Papa Giovanni XXIII e da lui in poi si spense via via la

resistenza ecclesiastica verso il centro-sinistra: la Chiesa ora intendeva adeguarsi all’ineluttabile e

tuttavia non intendeva rinunciare al suo ruolo di vigile garante dell’unità politica della DC.

Importante fu l’incontro fa il Papa buono e Fanfani l’11 aprile 1961.

Si riaprì anche la questione dell’Alto Adige-Sudtirol. Gli accordi De Gasperi-Gruber del 1946

avevano garantito il rispetto della minoranza etnica di lingua tedesca e dell’autonomia regionale,

cosa ce era stata confermata con la legge costituzionale 26 febbraio 1948, con cui era stato adottato

lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige. Ma negli anni successivi gli altoatesini avevano

manifestato il loro malcontento per la poca autonomia concessa. Negli anni ’50 le proteste si

intensi5carono con il sorgere di movimenti di carattere estremistico che iniziarono azioni di

terrorismo. L’Austria portò la questione all’ONU che spinse per aprire delle trattative che portassero

a una soluzione paci5ca. Esse registrarono numerosi fallimenti e di`coltà. Il 30 novembre 1969 si

giunse alla 5rma di un accordo complessivo tra i due ministri degli Esteri Aldo Moro e Kurt

Waldheim: la regione fu svuotata di competenze a favore delle province di Trento e Bolzano che

godevano di poteri particolari.

Al VIII Congresso della DC, tenutosi dal 26 gennaio al 1 febbraio 1962, Moro tenne un’importante

e decisiva relazione volta a convincere de5nitivamente dell’inevitabilità della svolta a sinistra. Moro

fu rieletto a segretario del partito, a conferma del suo ruolo ormai insostituibile.

Il 21 febbraio 1962 Fanfani si dimise e diede vita al quarto governo Fanfani con la partecipazione

di PSDI e PRI, e con l’astensione dei socialisti. Fanfani presentò un vasto piano di riforme:

attuazione delle regioni, piano per la scuola, nazionalizzazione dell’energia elettrica, riforma della

pubblica amministrazione, legislazione urbanistica, programmazione economica. Molte delle sue

iniziative furono create, in particolare la nazionalizzazione dell’energia con la costituzione dell’ente

pubblico ENEL, il 27 novembre 1962.

Togliatti mantenne una notevole cautela, perché sentiva che tale manovra era volta a emarginare il

PCI, ma non chiuse a riccio il suo partito, discutendo anzi se astenersi sulla 5ducia al nuovo

governo. Alla 5ne il PCI votò no ma senza condurre una battaglia politica troppo dura.

Il 29 dicembre 1962 fu approvata la nuova legge sulla tassazione delle azioni quotate in Borsa. Non

passo invece la riforma edilizia proposta dal ministro Sullo: la speculazione edilizia non ebbe più

ostacoli da allora.

Il 6 maggio 1962 fu eletto come nuovo Capo dello Stato Antonio Segni. 5. Speranze e illusioni

degli anni Sessanta (1963-1969)

1. La nascita del centro-sinistra e la crisi del 1964

Alle elezioni del 28 aprile 1963, Fanfani si presentava forte di risultati concreti e di

importanti realizzazioni. Contro Fanfani giocarono però le contraddizioni create dalla crescita

tumultuosa, la spirale inbazionistica causata dal boom economico, il rallentamento della crescita

della produzione e soprattutto le motivazioni politiche.

Così il voto punì la DC, incremento il PSDI e giovò soprattutto alle opposizioni. Il governo fu

a`dato ad Aldo Moro, al 5ne di limitare il potere di Fanfani e di poter eleggere a segretario del

partito un vero doroteo, Mariano Rumor. La situazione non lasciava dubbi sulla necessità di aprirsi

alle sinistre, ma le trattative per portare i socialisti al governo riscontrarono notevoli di`coltà a causa

delle divergenze sulle riforme da fare: la DC voleva annacquare il programma in modo da non

perdere i voti dei moderati, mentre i socialisti volevano accentuare la politica riformista promossa

da Fanfani.

Intanto il PSI si stava sfaldando dall’interno e si spaccò durante la famosa notte di S. Gregorio il

16-17 giugno 1946, quando l’accordo fra Moro e PSI non ottenne la rati5ca del Comitato centrale.

Moro si dimise e nacque il governo di Giovanni Leone, chiamato governo balneare in quanto

rimase in carica solo l’estate. Il nuovo esecutivo si trovò a dover acrontare una tragedia nazionale

come quella del Vajont, avvenuta il 9 ottobre 1963.

Il 25-29 ottobre 1963 si tenne il congresso socialista con cui Nenni e De Martino riottennero il

favore della maggioranza del partito.

Le tensioni attraversarono anche la DC, perché la destra del partito guidata da Scelba, dichiarò che

non avrebbe votato un governo che avesse visto la partecipazione socialista, cosa che non voleva

nemmeno il Vaticano.

Nel novembre Leone si dimise e l’incarico fu dato di nuovo a Moro che riuscì il 5 dicembre 1963 a

dar vita al primo governo di centro-sinistra con Nenni vicepresidente del Consiglio e Saragat al

ministero degli Esteri.

Il 13 gennaio 1964 avvenne l’ennesima scissione del PSI, con la nascita del PSIUP, Partito

Socialista Italiano di Unità Proletaria, collocato nella sinistra estrema a volte più estremo del PCI.

Nel luglio 1972 morirà e molti suoi esponenti conbuiranno nel PCI.

Il governo Moro aveva molte di`coltà da superare: l’inbazione cresceva, cadevano gli investimenti,

aumentavano i prezzi. Gli italiano domandavano più beni di quanti fossero a disposizione in quel

momento. La Banca d’Italia decise di procedere con una stretta creditizia che diminuì la possibilità

delle imprese di accedere ai prestiti. Si operò poi con processi debazionistici che portò sì a una

moderazione dei prestiti e a una diminuzione del de5cit commerciale, ma anche al crollo degli

investimenti, con conseguenti ripercussioni sulla produzione industriale e sull’occupazione.

Il governo chiese anche dei prestiti alla Banca americana e al Fondo Monetario e lanciò un piano

per aumentare le esportazioni e in ecetti queste misure ebbero successo.

Il 25 giugno 1964 la Camera bocciò lo stanziamento di 149 milioni alle scuole private. Moro non

fece nulla per salvare il provvedimento, preferendo puntare sulla crisi di governo e sul chiarimento

politico. Si dimise il giorno dopo e Segni gli assegnò nuovamente il governo. La formazione di un

nuovo esecutivo si rivelò ardua.

In questa situazione si inserì anche la 5gura del generale Giovanni De Lorenzo, comandante

generale dei carabinieri, che, alla guida dei servizi segreti, aveva fatto un’opera di schedatura di

politici, parlamentari, sindacalisti, industriali, funzionari, preti. Inoltre egli aveva forti legami pure

con gli Stati Uniti e con la CIA. In quei giorni si ebbero molti incontri privati fra Segni e De

Lorenzo per dare il via a un piano, il piano Solo, predisposto già all’epoca di De Gasperi 5nalizzato

per arginare il radicamento delle sinistre in Italia. De Lorenzo fu protagonista di un tentativo di

colpo di stato che fu fermato solo perché Nenni cedette ancora. A seguito di tale scoop giornalistico

nel 1969 fu nominata una Commissione parlamentare d’inchiesta.

Il 22 luglio 1964 si arrivò al secondo governo Moro di centro-sinistra, con i voti di DC, PRI, PSI e

PSDI, e con un indirizzo programmatico ancora più cauto di quello precedente. De Lorenzo fu

eletto Capo di Stato Maggiore dell’esercito, ma nel 1967 quando ci fu lo scandalo fu rimosso anche

se non vennero presi provvedimenti nei suoi confronti. Divenne deputato fra e 5le dei monarchici e

poi passò al MSI 5no alla sua morte avvenuta nel 1973.

L’esecutivo adottò una serie di provvedimenti legislativi di un certo rilievo, ma non trovò un

accordo su come indirizzare l’economia italiano nel medio e lungo periodo. Uno dei pochi obiettivi

realizzati fu la nascita della SIP.

Il 7 agosto 1964 Segni fu colpito da trombosi cerebrale; quasi si riprese si dimise e si dovette votare

per il successore: venne eletto il 28 dicembre 1964 Saragat.

2. Il centro-sinistra verso il ‘68

Dal 1965 l’economia italiana cominciò a migliorare, perché si veri5cò un aumento della produzione

industriale. Ma a ciò non corrispose un aumento degli investimenti che continuarono a calare.

Inoltre i salari non erano cresciuti e riuscivano a mala pena a bilanciare l’incremento del costo della

vita.

Il 21 gennaio 1966 Moro presentò di nuovo le dimissioni e varo il terzo governo con Nenni

vicepresidente del Consiglio e Fanfani come ministro degli Esteri. Il programma del nuovo

esecutivo prevedeva la riforma della burocrazia, l’istituzione delle regioni a statuto ordinario,

l’approvazione di un piano quinquennale di sviluppo, la riforma ospedaliera e una legge urbanistica.

Ma la speculazione edilizia e la mancata difesa dei suoli provocò varie catastro5 in tutta Italia. Il

governo cercò di emanare alcuni decreto contro le iniziative speculative e nuove normative

urbanistiche.

Venne attuata 5nalmente il decreto sulle regioni e nel 197 si sarebbero tenute le elezioni del primo

consiglio regionale.

Il 30 ottobre 1966 il partito socialista decise di riuni5carsi dando vita al Partito Socialista Uni]cato

PSU, con segretari nazionali i due segretari in carica di PSI e PSDI, De Martino e Tanassi. Il PSU si

con5gurò subito come un partito debole e infatti gli elettori sancirono il fallimento dell’uni5cazione

durante le elezioni del 19-20 maggio 1968. Avanzarono invece PCI e DC.

3. La Chiesa tra Concilio e post-Concilio

Durante gli anni Cinquanta e Sessanta la Chiesa cattolica si era ritrovata con diverse crepe e di`coltà

interne, dovute anche alla presenza di nuove forme di concorrenza

come la tv, di mentalità e di abitudini dicuse. Inoltre anche gli strumenti tradizionali della Chiesa si

mostrarono inadeguati.

Fu in questo contesto che venne eletto Papa Angelo Giuseppe Roncalli, Papa Giovanni XXIII. Egli

nel 1959 annunciò clamorosamente di voler promuovere un Concilio ecumenico che si aprì

u`cialmente l’11 ottobre 1962 e si articolò i quattro sessioni raggruppate ciascuna negli ultimi mesi

di ogni anni, dal 1962 al 1965 e fu chiuso solennemente l’8 dicembre. Per il resto del tempo furono

al lavoro moltissime commissioni. Il Papa morì il 3 giugno 1963 così che poté seguire solo la prima

delle quattro sessioni. Il suo successore fu Giovanni Battista Montini, Papa Paolo VI, eletto il 21

giugno 1963.

Le vicende del Concilio furono tutt’altro che tranquille. Esso però fece riscoprire il ruolo del laicato

entro il popolo di Dio, e ciò favorì la dicusione di un’inedita voglia di partecipazione e di

rinnovamento con la creazione ovunque di consigli pastorali. Le esperienze concrete si rivelarono

per deludenti e frustranti, data la resistenza dei preti che non volevano vedere intaccata la loro

autorità. Proprio per questo Paolo VI si impegnò ad ammodernare la Chiesa italiana attraverso un

graduale ricambio di uomini e di strutture. Avvenne così ad esempio la riorganizzazione della

Conferenza Episcopale Italiana CEI.

Egli favorì anche l’associazionismo cattolico.

5. Il Sessantotto degli studenti

Agli inizi degli anni Sessanta la gioventù italiana intraprese un viaggio verso un profondo

cambiamento di gusti, modi di vita e ideali. Questi ragazzi costituirono la prima generazione nella

storia italiana che possedeva tratti di omogeneità nelle espressioni verbali , nei gusti e negli

atteggiamenti.

Dalla seconda metà degli anni Sessanta prese corpo un nuovo protagonismo di base che si poneva

come obiettivo un radicale cambiamento della società.

Le prime cause di protesta giovanile dipesero dalle carenze del sistema scolastico. La riforma varata

dal governo Fanfani nel 1962 prevedeva la scuola media unica e obbligatoria 5no ai 14 anni. Ciò,

unito al boom economico, indusse molti giovani provenienti dalla piccola borghesia e spesso anche

dal mondo operaio a prolungare i propri studi e talvolta a tentare la laurea.

La crescita tumultuosa dell’iscrizione agli atenei italiani presentava grandi problemi: le strutture, i

messi a disposizione e i programmi continuavano a rimanere quelli di decenni prima. L’arretratezza

del sistema universitario 5niva per danneggiare chi aveva meno risorse in partenza. Inoltre il clima

di entusiasmo dovuto al boom aveva illuso in molti, ma in realtà non c’era così disponibilità né di

posti accademici né di lavori 5niti gli studi.

Il 4 maggio 1965 fu presentata alla Camera dal ministro della Pubblica Istruzione Luigi Gui la

proposta di legge 2314 su Modi5che dell’ordinamento universitario, che prevedeva l’istituzione

facoltativa dei dipartimenti a 5anco delle facoltà e la presenza di tre livelli di studio (diploma,

laurea e dottorato). Il progetto fu giudicato troppo debole e limitato sia dai giovani sia dai sindacati

che dalla DC. La legge Gui non entrò

in vigore ma vennero approvati dei provvedimenti universitari che prevedevano la totale

liberalizzazione degli accessi per i diplomati.


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