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Differenza tra psicologia dello sviluppo e psicologia dell’educazione

Psicologia dello sviluppo: ha come oggetto di studio i cambiamenti che avvengono in modo sistematico e riguardano la

• maggior parte degli individui della stessa popolazione. L’intervento relativo allo sviluppo del bambino fa riferimento a

norme generali su maturazione e apprendimento.

Psicologia dell’educazione: ha come oggetto di studio le differenze individuali, ovvero ciò che si verifica in un individuo

• indipendentemente dalle norme generali di sviluppo; si occupa quindi dei ritmi di sviluppo individuali e delle diverse

traiettorie di sviluppo. Il bambino è inserito nel contesto scolastico o in un qualsiasi contesto educativo.

Entrambe le discipline studiano i modi in cui si sviluppano le interazioni e il modo in cui le interazioni sfociano in relazioni.

L’interazione avviene in un tempo ridotto ed è una sola, mentre la relazione è il contesto in cui si definiscono le interazioni.

La psicologia dello sviluppo: lo sviluppo è costituito dalle dinamiche del processo di cambiamento che inizia col

concepimento e si dipana lungo tutto l’arco della vita; è costituito da periodi di crescita ma anche di decadimento o

involuzione nella seconda parte della vita.

Lo sviluppo avviene all’aumentare dell’età e si riferisce a cambiamenti persistenti e stabili nel tempo e riscontrabili in tutti gli

esseri umani (della stessa cultura o popolazione) dal concepimento alla morte. Lo sviluppo è:

- Una progressione: successione ordinata di cambiamenti verso una direzione, cioè il raggiungimento della maturità.

- Un progresso: i cambiamenti evolutivi sono migliorativi in senso qualitativo e quantitativo.

La psicologia dello sviluppo è la disciplina che studia scientificamente i cambiamenti nel comportamento e nelle funzioni

psicologiche degli esseri umani nel corso della vita e i fattori alla base di questi cambiamenti. Per comprenderli gli studiosi

sviluppano teorie e fanno studi empirici per testarle. Viene utilizzato un metodo scientifico: solo dopo aver osservato e

misurato i comportamenti possiamo dare un nome ai fenomeni.

La psicologia dell’educazione: la psicologia dell’educazione ha l’obiettivo di descrivere, prevedere e controllare il

comportamento dell’individuo per programmare interventi per far sì che esso si affermi nella società in cui vive. Il suo oggetto

di studio, cioè le differenze individuali, si colloca lungo un continuum che comprende sviluppo normale, sviluppo ritardato e

sviluppo accelerato. I processi che l’educatore usa per insegnare e che il bambino usa per apprendere sono gli stessi: hanno la

stessa qualità ma non sempre la stessa quantità.

In che modo l’educatore può spendere le conoscenze di psicologia dello sviluppo e dell’educazione?

L'educatore professionale è un professionista che dopo aver osservato le difficoltà della persona che gli è affidata considera

le dinamiche sociali in cui è inserita e le sue risorse interne per gestire una situazione di crisi o cambiamento.

A livello micro-progettuale è responsabile dell'ideazione e dell'erogazione di una prestazione educativa.

A livello macro-progettuale può dedicarsi ad analisi, stesura, coordinamento, monitoraggio e valutazione dei risultati.

Per quanto riguarda le figure professionali con cui l'educatore professionale è più spesso in conflitto, cioè lo psicologo e

l'assistente sociale, bisogna sottolineare due cose:

- Tutti e tre i professionisti devono considerare come soggetti del loro agire sia gli individui, sia i collettivi;

- Tutti e tre i professionisti possono intervenire in situazioni di disagio e patologie conclamate, ma possono operare anche in

situazioni di normalità e con funzioni preventive o promozionali.

L’educatore sociale si occupa dei minori, dei minori stranieri non accompagnati, dell'integrazione multiculturale,

dell'educazione degli adulti, della prevenzione del disagio, dell'integrazione sociale di persone nomadi e immigrate,

dell'inserimento nel mondo del lavoro delle persone svantaggiate…

Egli inoltre partecipa come operatore sociale nell’ambito delle commissioni certificatorie (leggi 104/1992 e 68/1999).

Educativa domiciliare: percorre un lavoro con la famiglia in termini di crescita e promozione delle risorse interne; prevede la

• presenza di un educatore nella casa della famiglia per un certo numero di ore settimanali.

Diritto di visita e relazione: nel corso di un contatto tra genitore e figlio interviene una figura estranea, di solito un operatore,

• che assume una funzione di controllo e di sostegno; solitamente è la Magistratura o i Servizi Sociali a indicare questo tipo di

intervento. Accanto al bisogno/diritto del figlio alla genitorialità, c’è il dovere/diritto del genitore ad esercitare la

responsabilità genitoriale.

L’educatore scolastico, in base alla legge 104 che si concentra sull’assistenza, sull’integrazione e sui diritti dei disabili, deve

aiutare il bambino ad integrarsi nella classe e a percorrere un percorso scolastico come quello dei suoi coetanei.

L’obiettivo dell’integrazione scolastica è sviluppare le potenzialità della persona disabile nell'apprendimento, nella

comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione.

L’educatore si occupa degli aspetti educativi che riguardano l'alunno disabile: opera con l'obiettivo di integrare l'alunno con il

suo contesto di vita, e pone attenzione alle abilità che gli permettano di svolgere una vita il più possibile autonoma.

L’insegnante di sostegno invece è un docente assegnato alla classe in cui è presente l'alunno disabile; la sua presenza viene

richiesta dal dirigente scolastico. Egli si occupa dell'aspetto didattico e dell’apprendimento attraverso programmi differenziati.

Mentre l'insegnante di sostegno è assegnato all’intera classe, l'educatore è assegnato al singolo alunno.

L'assistente all'autonomia e alla comunicazione attua progetti educativi specifici per potenziare l'autonomia personale

promuovendo lo sviluppo delle potenzialità individuali e i rapporti sociali dell’alunno. Ha l'opportunità di favorire

l'integrazione sociale con lo scopo di prevenire il disagio, incrementare le relazioni e aumentare l’agio.

I campi d’azione dell’educatore scolastico sono:

- Autonomie di base della persona;

- Relazione e integrazione sociale;

- Rappresentazione di sè;

- Meta-cognizione: deve porre attenzione al processo di apprendimento, alle capacità di memorizzazione di micro-sequenze,

alla costruzione di mappe cognitive…

Tramite la programmazione educativa l’educatore stabilisce quali sono gli obiettivi e le abilità su cui l’alunno deve lavorare

durante l’anno. Grazie alle competenze in psicologia dello sviluppo egli osserva quali sono le abilità iniziali e le descrive

(prima colonna); grazie alle competenze in psicologia dell’educazione egli capisce quali sono gli obiettivi da raggiungere

durante l’anno e la metodologia da utilizzare (seconda e terza colonna).

Processi e periodi di sviluppo

Il focus della psicologia dello sviluppo è ciò che determina il percorso comune dello sviluppo umano e le sue tappe

fondamentali, quindi si parla di processi e periodi di sviluppo. Lo sviluppo è il risultato dell’interazione di diversi processi:

Processi biologici: producono cambiamenti nel corpo dell’individuo (es: aumento del peso e dell’altezza).

• Processi cognitivi: producono cambiamenti nel pensiero, nell’intelligenza e nel linguaggio dell’individuo.

• Processi socio-emotivi: producono cambiamenti nelle relazioni con le altre persone, nelle emozioni e nella personalità.

Questi tre processi sono intrecciati tra loro.

Lo sviluppo è diviso in periodi evolutivi:

- Periodo pre-natale: è il periodo che va dal concepimento alla nascita, dura circa 9 mesi.

- Prima infanzia: è il periodo che va dalla nascita ai 18-24 mesi circa.

- Seconda infanzia: è il periodo che va dalla fine della prima infanzia ai 5-6 anni; è detto anche periodo pre-scolare.

- Fanciullezza: è il periodo che va dai 6 agli 11 anni circa; solitamente è chiamato anche periodo scolare.

- Adolescenza: è il periodo che va dai 10-12 anni ai 18-22 anni, e segna la transizione dall’infanzia all’inizio della vita adulta.

Studiando lo sviluppo i ricercatori hanno dibattuto alcuni temi chiave:

1. Dibattito natura/cultura: si cerca di stabilire se lo sviluppo sia influenzato maggiormente dalla natura o dalla cultura.

Per natura si intende l’eredità biologica di un organismo, mentre per cultura si intendono le influenze ambientali a cui un

individuo è esposto. I sostenitori della natura o “nativismo” ritengono che lo sviluppo sia influenzato maggiormente

dall’eredità biologica, mentre i sostenitori della cultura o “empiricismo” ritengono che sia influenzato maggiormente dalle

esperienze derivate dall’ambiente.

2. Dibattito continuità/discontinuità: si cerca di determinare se lo sviluppo sia costituito da cambiamenti graduali e

cumulativi (continuità) o da fasi distinte tra loro (discontinuità). I sostenitori della continuità vedono lo sviluppo come un

graduale accumulo di abilità, mentre i sostenitori della discontinuità lo vedono come una serie di fasi in cui i

comportamenti di ogni fase vengono riorganizzati nella fase dopo in un nuovo set di cambiamenti diversi.

3. Dibattito prime esperienze/esperienze successive: si cerca di capire se il fattore determinante dello sviluppo infantile siano

le prime esperienze (della prima infanzia) o quelle successive.

Oggi si è arrivati a pensare che tutti questi fattori (natura, cultura, continuità, discontinuità, prime esperienze e esperienze

successive) giochino tutte un ruolo molto importante nello sviluppo dell’individuo nel corso della sua vita.

Le teorie dello sviluppo

Il fatto che la psicologia sia una scienza implica la costruzione di teorie: il ricercatore spesso si rifà a teorie esistenti e formula

delle ipotesi per verificarle.

→ Una teoria è un insieme di idee legate tra loro in modo coerente, che aiuta a spiegare un fenomeno e a fare previsioni.

→ Un’ipotesi è una supposizione o una previsione che può essere verificata per determinarne l’accuratezza.

Le teorie dello sviluppo ci permettono di spiegare lo sviluppo e di fare previsioni su come esso avviene.

Teorie psicanalitiche

Le teorie psicanalitiche ritengono che lo sviluppo sia prevalentemente inconscio e influenzato dalla sfera emotiva.

Esse sostengono che i comportamenti siano soltanto caratteristiche di superficie, e che per comprenderli sia necessario

analizzare i significati simbolici che la mente dà loro. Inoltre esse evidenziano come le prime esperienze con i genitori

influenzino lo sviluppo in maniera significativa.

Teoria psicanalitica di Freud: Freud, analizzando i suoi pazienti, capì che i loro problemi erano il risultato delle prime

esperienze di vita. Secondo lui l’individuo passa attraverso cinque fasi di sviluppo, in ognuna delle quali il piacere è legato ad

una parte del corpo specifica (bocca, ano, genitali). La personalità adulta è determinata dal modo in cui si risolvono i conflitti

tra queste prime fonti di piacere e le esigenze imposte dal mondo esterno.

Le cinque fasi psico-sessuali sono le seguenti:

Fase orale: va dalla nascita ad un anno e mezzo; il piacere del neonato risiede nella bocca (es: allattamento).

• Fase anale: va da un anno e mezzo a tre anni; il piacere del bambino risiede nell’ano (es: defecazione).

• Fase fallica: va dai tre ai sei anni; il piacere del bambino risiede negli organi genitali.

• Quando la spinta sessuale è diretta verso il genitore di sesso opposto si crea il complesso di Edipo: il bambino prova un

interesse verso il genitore del sesso opposto e desidera sostituirsi al genitore dello stesso sesso. Per superarlo ci si identifica

con il genitore del proprio sesso e si desidera essere come lui; se non lo si supera si può rimanere bloccati alla fase fallica.

Fase di latenza: va dai sei anni alla pubertà; le pulsioni sessuali sono rimosse e nessun’area del corpo è fonte di piacere.

• Il bambino dimentica le pulsioni sessuali precedenti e si dedica alla scuola e al gioco.

Fase genitale: va dalla pubertà in poi; ricompaiono le pulsioni sessuali dirette però verso qualcuno al di fuori della famiglia.

Teoria psicanalitica di Erikson: molte teorie psicanalitiche successive a Freud si concentrano sulle esperienze culturali, che

sono più determinanti degli istinti sessuali per lo sviluppo dell’individuo. L'inconscio rimane fondamentale, ma secondo molti

psicanalisti contemporanei il pensiero cosciente è più importante di quanto credesse Freud.

Erikson riconosce il contributo di Freud, ma secondo lui egli ha frainteso alcuni aspetti fondamentali dello sviluppo umano.

Secondo lui l’individuo si sviluppa attraverso degli stadi psico-sociali che riflettono la natura sociale dello sviluppo, cioè il

desiderio di stare insieme agli altri, ma anche la natura sessuale.

Erikson teorizza otto fasi di sviluppo ciascuna delle quali mette l’individuo di fronte ad una crisi che deve essere risolta:

l’individuo in ogni stadio si trova tra due tendenze opposte, e per progredire deve riuscire a coordinarle.

Durante il primo anno di vita il bambino deve acquisire un equilibrio tra fiducia e sfiducia.

• Durante il periodo da uno a tre anni il bambino deve acquisire un equilibrio tra l’autonomia e la vergogna e il dubbio.

• Durante la seconda infanzia dai tre ai cinque anni il bambino deve acquisire un equilibrio tra l’iniziativa e il senso di colpa.

• Durante la media e tarda infanzia dai sei anni alla pubertà il bambino deve acquisire un equilibrio tra industriosità e

• inferiorità.

Durante l’adolescenza dai dieci ai vent’anni il ragazzo deve acquisire un equilibrio tra identità e confusione di identità.

• Durante l’età adulta dai venti ai trent’anni l’adulto deve acquisire un equilibrio tra intimità e isolamento.

• Durante la mezza età dai quaranta ai cinquant’anni l’adulto deve acquisire un equilibrio tra generatività (interesse a guidare

• le generazioni successive) e stagnazione.

Durante la vecchiaia dai 60 anni in poi l’adulto deve raggiungere l’equilibrio tra integrità, che comporta un’integrazione

• finale di tutti gli stadi precedenti, e disperazione.

A Erikson si deve il merito di aver riconosciuto che i cambiamenti avvengono sia nell’infanzia che nell’età adulta.

I contributi delle teorie psicanalitiche sono i seguenti:

Aver dato attenzione al ruolo delle prime esperienze nello sviluppo.

• Aver considerato le relazioni familiari un elemento centrale nello sviluppo.

• Aver fornito un modello per comprendere la personalità.

• Aver considerato gli aspetti inconsci della mente.

Le critiche alle teorie psicanalitiche sono le seguenti:

Molti concetti sono difficili da testare in maniera scientifica.

• Hanno dato troppa importanza agli aspetti sessuali e all’inconscio.

• La teoria di Freud presenta un’immagine troppo negativa dei bambini.

• Teorie cognitive

Le teorie cognitive evidenziano il ruolo dei pensieri consci e consapevoli.

Teoria di Piaget sullo sviluppo cognitivo: secondo Piaget i bambini costruiscono attivamente la loro conoscenza del mondo

passando attraverso quattro stadi dello sviluppo cognitivo. Gli invarianti funzionali sono i meccanismi attraverso cui i bambini

passano da uno stadio all’altro: al loro interno giocano un ruolo chiave l’organizzazione e l’adattamento.

La funzione dello sviluppo è adattiva: esso è volto ad adattare il bambino all’ambiente che lo circonda.

Due processi sinergici che operano all’interno dei quattro stadi sono:

- Assimilazione, attraverso cui i bambini incorporano nuove informazioni nella conoscenza pre-esistente;

- Accomodamento, attraverso cui la conoscenza pre-esistente si adatta incorporando nuove informazioni ed esperienze.

Gli stadi sono i seguenti:

Stadio senso-motorio: va dalla nascita ai 2 anni;

• Stadio pre-operatorio: va dai 2 ai 7 anni;

• Stadio operatorio concreto: va dai 7 agli 11 anni;

• Stadio operatorio formale: va dagli 11 anni all’età adulta.

Questa teoria riguarda solo l’infanzia, in particolare lo sviluppo cognitivo del bambino e la sua presa di coscienza del mondo.

Teoria cognitiva socio-culturale di Vygotskij: secondo Vygotskij lo sviluppo cognitivo è regolato dalle interazioni culturali e

sociali, non solo con gli adulti, ma anche con coetanei più abili.

I concetti principali della teoria di Vygotskij sono:

- Zona di sviluppo prossimale: differenza tra il livello di sviluppo effettivo di un bambino, che si manifesta quando egli

risolve un compito da solo, e il suo livello di sviluppo potenziale, che si esprime quando il compito viene risolto con l’aiuto

di un soggetto più competente.

- Scaffolding (impalcatura): è attribuito a Bruner; si riferisce alle impalcature fornite al bambino nel suo processo di

conoscenza del mondo. Il bambino, di fronte a un compito che deve risolvere, può essere aiutato da un adulto oppure dalle

strategie di scaffolding, che rendono il progresso nello sviluppo cognitivo del bambino situato nel contesto culturale in cui

si trova. Lo scaffolding può essere un computer, un libro, una matita, tutto quello che gli permette di risolvere il compito.

La conoscenza oltre ad essere situata è anche collaborativa, perché nasce dalla possibilità di collaborazione con qualcuno.

Teoria dell’elaborazione delle informazioni: utilizza la metafora del computer: come l’hardware rappresenta il cervello, il

software rappresenta

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gre.tilocca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Sulla Francesco.
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