L. FERRI
MODELLI E PROCESSI DI MANAGEMENT (II MODULO)
GESTIONE STRATEGICA DELL’INNOVAZIONE NELLE IMPRESE INTERNAZIONALI
[lezioni, libro, slide]
Lezione 1 [20/02]
INTRODUZIONE
L’innovazione può scaturire da diverse fonti diverse: può generarsi nella mente degli individui, può
essere frutto degli sforzi di ricerca di università, enti pubblici, incubatori di imprese e fondazioni
private oppure discendere dalle relazioni e dai collegamenti che si stabiliscono tra le differenti fonti
[i network di innovatori, attingendo conoscenze e altre risorse da una molteplicità di attori,
costituiscono il fattore più potente del progresso tecnologico].
= Le fonti dell’innovazione costituiscono un sistema complesso.
IL CONCETTO DI INNOVAZIONE
Che differenza esiste tra idea e innovazione? Per parlare di innovazione è necessario che vi sia
un passaggio dall’idea (qualcosa che esiste solamente nella testa) a qualcosa di nuovo che viene
effettivamente applicato e utilizzato (che mi permette di rispondere in modo diverso, e quindi
migliore nell’efficienza e nell’efficacia, a dei bisogni, che possono cambiare nel tempo o essere
latenti, ossia di cui il cliente non è ancora del tutto consapevole). L’innovazione, dunque, è: fare
qualcosa meglio di prima, fare qualcosa in modo diverso da prima, fare qualcosa che prima non
c’era, ossia trovare nuove soluzioni a nuove esigenze (implica la capacità di vedere connessioni
tra le “cose”, identificare nuovi spazi, anticipare i cambiamenti e avvantaggiarsi delle opportunità).
L’innovazione, all’interno di un’impresa, implica la capacità di quest’ultima di saper rispondere ad
un bisogno; la risposta al bisogno è ciò che genera l’attività imprenditoriale (non esiste senza i
bisogni). Il successo dell’innovazione esiste quando le esigenze dei destinatari vengono
soddisfatte, ossia quando vi è un riscontro pratico [l’innovazione non è necessariamente qualcosa
di radicalmente nuovo o rivoluzionario, può anche essere a malapena visibile].
Dall’idea (creatività) all’innovazione: sono necessarie risorse (economiche, conoscenze,
tecnologia), strumenti e competenze al di conferire all’idea una forma “utile". La prima fase è quella
creativa, la seconda quella della realizzazione che permette di arrivare all’innovazione.
Lezione 2 [21/02]
L’IMPORTANZA DELL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA
L’innovazione tecnologica è diventata uno dei fattori determinanti del successo competitivo
delle imprese. Essa, nello specifico, può essere:
Di prodotto: vengono introdotti elementi di differenziazione e di novità nell’offerta;
• Di processo: viene migliorata l’efficienza dei processi di produzione.
•
= Gli scopi possono includere un aumento dei margini, una riduzione dei costi, l’acquisizione di
nuove quote di mercato.
Oggi, in seguito ai progressi nelle tecnologie dell’informazione che hanno determinato
un’accelerazione dei processi di innovazione ed in seguito alla globalizzazione che ha aumentato
l’intensità della pressione competitiva, innovare è importante per difendersi dall’accorciamento del
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ciclo di vita dei prodotti, dalla rapida introduzione di prodotti nuovi e dalla segmentazione dei
mercati.
L’IMPORTANZA DI UNA STRATEGIA
Tutte le aziende sono soggette a dei vincoli, rappresentati per lo più dai costi, dal budget e dalle
risorse disponibili (infrastrutture, conoscenze, tecnologie, risorse economico-finanziarie). La
capacità di innovare, dunque, deve essere soggetta ad alcune valutazioni; per questo motivo
passare dall’idea all’innovazione implica la capacità di gestire di un processo complesso (che,
quindi, segue una strategia).
L’azienda, in primis, necessità di definire la strategia di innovazione e i processi di
management, ossia di pianificare il proprio operato; pianificare, nello specifico, significa
comprendere dove si vuole arrivare, in quali mercati si vuole entrare, qual è la fascia di prezzo da
servire, quali risorse si hanno a disposizione (la strategia considera le risorse necessarie, deve
essere allineata agli obiettivi aziendali e deve definire le regole e le procedure adeguate, al fine di
ridurre il rischio di fallimento, aumentare la coerenza con il business e garantire tempi adeguati).
L’innovazione, come si è compreso, non avviene per caso, ma è frutto di un processo pensato e
ragionato [ogni 300 idee vengono sviluppati 125 progetti sperimentali; di questi, solo 4 diventano
progetti di sviluppo e solo 2 prodotti vengono piazzati sul mercato - in media solo 1 ha
effettivamente successo].
La strategia, dunque, implica un percorso strutturato che va dalla creazione, alla valutazione, alla
sperimentazione, per poi concludersi con lo sviluppo e, successivamente, con il lancio del
prodotto. Rappresentando l’innovazione un qualcosa di nuovo, il problema principale consisterà
nella mancanza di informazioni: come reagirà il mercato ad un nuovo prodotto? La strategia
permette di evitare di sprecare risorse [l’alto tasso di fallimento, tra l’altro, genera frustrazione tra le
aziende; per questo motivo, è necessario creare un sistema coerente di strutture e processi che
definiscano come l’azienda debba muoversi per facilitare la ricerca di nuovi problemi e soluzioni,
sintetizzare le idee in una nuova idea di business o in un nuovo design di prodotto e selezionare i
progetti da finanziare. Si noti: non esiste un sistema, processo o metodo che possa essere
replicato e applicato senza apportare cambiamenti all’organizzazione].
IL PROCESSO DI GESTIONE DELL’INNOVAZIONE
Il processo di gestione dell’innovazione implica:
Fase di ricerca e sviluppo: come trovare nuove opportunità? E’ la fase più legata alla creatività
• e implica l’andare a comprendere che cosa di nuovo si può introdurre. La ricerca, inoltre, può
essere di due tipi:
Di base/pura: è ad ampio raggio e orientata ad approfondire la conoscenza di un argomento
• o campo scientifico senza considerare le applicazioni immediate (es. ricercatori che svolgono
periodi di studi per implementare le proprie conoscenze, comprendendo la presenza di
“buchi” nel mercato);
Applicata: è volta all’aumento della comprensione di un problema allo scopo di soddisfare un
• particolare bisogno (nell’industria essa è orientata a obiettivi di mercato).
= Lo SVILUPPO comprendere le attività volte ad applicare la conoscenza alla realizzazione
• di nuovi prodotti, materiali o processi (idea messa in pratica).
Fase di selezione: su cosa investire e perché? Implica il comprendere su quali idee puntare e
• per quali idee avviare un processo di sviluppo;
Fase di implementazione: come realizzare tale scelta? Dopo aver individuato le idee su cui
• concentrarsi, si prova a passare alla fase realizzativa al fine di capire i costi, i tempi, le esigenze,
finché non si trova ciò che sembra vincente; ! 2
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Fase di appropriazione: come beneficiare dei risultati?
•
La ricerca e lo sviluppo all’interno delle imprese possono essere attivati tramite due processi
differenti:
1. Science push: la scoperta scientifica (di un ricercatore che ha studiato) conduce all’invenzione
di un nuovo prodotto/servizio che viene prodotto e pubblicizzato (marketing) [le fonti principali
dell’innovazione, dunque, sono le scoperte scientifiche che vengono tradotte dall’impresa in
applicazioni commerciali];
2. Demand pull: il modello vede l’innovazione in modo diverso e si afferma verso la metà degli
anni Settanta. Secondo questo processo, l’invenzione segue suggerimenti proposti dai clienti,
viene messa in pratica e il prodotto pubblicizzato (marketing) [es. calciatore che utilizza
determinate scarpe sulle quali vengono svolti test e richiesti feedback].
= Le ricerche di Rothwell hanno osservato che ciascuna fase del processo di innovazione tende
ad essere caratterizzata da livelli differenti di science push e demand pull. Gli studi recenti, in
realtà, sostengono che le imprese innovatrici si avvalgano di un’ampia varietà di fonti di
informazione e di idee, tra cui: R&S in-house, relazioni con clienti o potenziali utilizzatori delle
innovazioni, relazioni con un network esterno di imprese, relazioni con altre fonti esterne di
informazione scientifica e tecnica.
[Le aree rilevanti per l’innovazione sono rappresentate, per lo più, dai big data e dalle piattaforme
tecnologiche. Tra le barriere, invece, rientrano: i tempi troppo lunghi di sviluppo, la selezione delle
idee giuste da commercializzare, l’avversità della cultura dominante, la scarsità di idee buone, le
innovazioni del marketing, la scarsità di clienti, problemi di coordinazione].
L’innovazione per lo sviluppo implica diverse capacità:
Adattare: innovare per rispondere a bisogni e condizioni specifiche;
• Includere: innovare per ampliare l’accesso a beni/servizi da parte della popolazione povera;
• Competere: innovare per proporre soluzioni tecnologicamente avanzate che superino quanto
• realizzato da altri;
Proteggere: innovare per rispondere alla problematiche ambientali, sociali e di salute e
• sicurezza su scala globale;
Acquisire conoscenze: innovare per creare nuove competenze di nicchia;
• Creare valore: innovare per favorire la competitività di settore chiave.
•
LE FONTI DELL’INNOVAZIONE
Da che cosa dipende la capacità di individuare nuove idee?
Da fattori individuali: principi e valori personali, capacità intellettuali, conoscenze possedute,
• forma mentis (orientata alla curiosità e alla creatività*), personalità, motivazione, ambiente
circostante;
Da fattori inerenti all’organizzazione: creatività* degli individui che la compongono, processi
• sociali che plasmano il modo in cui questi individui si comportano e interagiscono (quali
l’incentivare l’espressione di idee, la formazione [conoscenze necessarie, strumenti
all’avanguardia] o la stessa cultura presente all’interno dell’organizzazione).
* Creatività individuale: le capacità creative di un individuo sono funzione della capacità
intellettuale, delle conoscenze che possiede, della sua forma mentis, della personalità e della
motivazione che lo ispirano, nonché dell’ambiente che lo circonda. Le capacità intellettuali più
significative comprendono la capacità di osservare i problemi da prospettive non convenzionali, di
riconoscere e selezionare le idee che meritano di essere sviluppate e di comunicare tali idee agli
altri convincendoli del loro valore [la conoscenza influenza la creatività: se troppo elevata frena
l’emergere di soluzioni con prospettive alternative, se troppo limitata impedisce la comprensione
del problema]. I tratti della personalità più rilevanti ai fini della creatività includono la fiducia nelle
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proprie capacità, la tolleranza dell’ambiguità, la volontà, l’impegno e la disponibilità a correre rischi
ragionevoli [+ motivazione e interesse per ciò che si fa].
* Creatività di un’organizzazione: è funzione della creatività degli individui che la compongono e
di una varietà di processi sociali e fattori di contesto che condizionano il modo in cui questi
individui si comportano e interagiscono tra loro [non è solo il risultato cumulato della creatività dei
singoli]
[es. Google: biliardino, bibite gratis, salotti, cultura flessibile, poche regole rigide, personale
giovane, forte dinamicità = facilitano creatività, espressività e un orientamento orientato
all’innovazione. Tutti gli ingegneri sono invitati a dedicare il 20% del proprio tempo di lavoro a
progetti personali, ricevono premi di riconoscimento e azioni gratuite per le idee innovative].
[Serendipità: capacità di scoprire per accidente cose che non si stanno cercando, ossia avere
talento per il lavoro di indagine].
Gli individui che hanno idee creative possono essere:
Inventori: hanno buona padronanza delle conoscenze fondamentali nel settore in cui operano,
• conoscono più campi/settori, hanno grande curiosità e interesse per i problemi (più che per le
soluzioni), sono critici verso i modelli di pensiero dominanti, sono orientati all’integrazione delle
conoscenze, ricercano soluzioni globali e hanno un approccio “generalista”;
Utilizzatori: in questo caso l’innovazione proviene da chi utilizza un prodotto o una tecnologica
• ed è alla ricerca di soluzioni che rispondano meglio alle sue esigenze. Essi, di solito, possiedono
sia una profonda conoscenza dei propri bisogni sia l’incentivo per escogitare soluzioni capaci di
soddisfarli [es. “Laser”, barca a vela costruita grazie all’ispirazione creativa di tre ex velisti
olimpici che progettarono il modello basandosi sulle loro preferenze personali: semplicità,
massime prestazioni, facilità di trasporto, durata nel tempo e costi contenuti - oppure settore
degli snowboard].
L’innovazione, in ogni caso, può derivare anche dalla collaborazione con altri enti, ossia dalla
collaborazione tra imprese, università, individui, enti pubblici di ricerca, ONP e fondazioni; le
conoscenze, infatti, emergono dalla collaborazione tra enti molto diversi tra loro (es. collaborazioni
con enti no-profit).
Relazioni dell’impresa con clienti, fornitori, concorrenti e produttori di beni complementari
La collaborazione può avvenire sotto forma di alleanza, di partecipazione a consorzio di ricerca, di
concessione di licenze, di accordi contrattuali di ricerca e sviluppo, di joint venture o altre modalità
di accordo [possono essere messe in comune risorse quali la conoscenza e il capitale,
condividendo al contempo anche i rischi]. Le collaborazioni più frequenti coinvolgono le imprese e i
propri clienti, fornitori o università locali; le imprese, tuttavia, possono scegliere di collaborare
anche con concorrenti e produttori di beni complementari [Apple compete con Samsung nel
mercato degli smartphone ma ha affidato all’azienda coreana la produzione di alcuni dei suoi
processori che, quindi, rappresentano per Apple un bene complementare].
[Le fonti di innovazione possono essere sia interne che esterne: secondo una ricerca condotta
da Confindustria, tuttavia, le imprese che svolgono attività di R&S in-house sono al contempo i
maggiori utilizzatori delle reti di collaborazione esterne. Sembra, dunque, che la ricerca in-house
contribuisca a costruire la capacità di assorbimento dell’impresa].
Università e ricerca con finanziamenti pubblici
Università: molte stimolano il proprio corpo docente ad intraprendere attività di ricerca
• [possiedono strutture chiamate a favorire il trasferimento tecnologico]. Esse conservano
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l’esclusiva sui diritti per la commercializzazione dell’innovazione e, se un’invenzione riscuote un
successo commerciale, condivide di norma i proventi con i singoli inventori;
Ricerche con finanziamenti pubblici: i governi di molti Paesi hanno investito nella ricerca
• creando laboratori, science parks e incubatori di imprese, oppure finanziando enti di ricerca
pubblici e privati. Quando queste strutture sono dedicate in particolare modo alla creazione e allo
sviluppo di queste nuove realtà imprenditoriali, prendono il nome di “incubatori di imprese” [i
parchi, grazie al loro accesso diretto all’esperienza scientifica, aiutano i ricercatori universitari a
convertire le loro scoperte in applicazioni commerciali; essi, inoltre, generano spesso cluster
tecnologici in grado di offrire vantaggi significativi e sostenibili nel tempo].
ITA FRA USA ISR GIAPP GER
0,9 84,5% 77,8%
0,675 70,6% 67,5%
64,8%
55,7%
0,45
0,225 6,4% 8% 9%
0 Investimenti pubblici in R&S Investimenti imprese in R&S
Organizzazioni private non profit
Le organizzazioni private non-profit [istituti di ricerca privati, ospedali non profit, fondazioni,
associazioni, consorzi] contribuiscono alle attività di innovazione svolgendo programmi di R&S in-
house oppure finanziando attività di R&S di diverse organizzazioni (o entrambe) [es. AIRC:
raccoglie ed eroga fondi a favore della ricerca oncologica].
Innovazione nei network collaborativi
Le collaborazioni di R&S possono essere impostate secondo formule quali la joint venture, la
concessione di licenze, le associazioni di ricerca, i programmi di ricerca congiunti finanziati dallo
Stato, dalle regioni e dall’Unione Europea, i network per lo scambio delle conoscenze tecniche e
scientifiche, i network informali. Il network, nello specifico, permette alle imprese di accedere ad
una gamma più ampia di informazioni e di altre risorse, consentendo loro di ottenere risultati
superiori a quelli conseguibili individualmente.
Cluster tecnologici
Secondo M. Porter, un cluster tecnologico è “una rete di imprese connesse fra loro e di
istituzioni associate, concentrate territorialmente, operanti in determinati campi, dove competono e
al tempo stesso cooperano, collegate da elementi di condivisione e di complementarità”. L’ambito
territoriale di un cluster può andare da un’unica area urbana o regione fino a un intero Paese, a
volte persino attraversando i confini nazionali [distretto dell’Oresund tra Danimarca e Svezia].
I cluster, inoltre, sembrano favoriti dalla prossimità geografica degli attori che lo compongono; la
conoscenza complessa o tacita, per essere trasferita con esiti favorevoli, può richiedere,
innanzitutto, un’interazione ravvicinata e frequente tra gli attori. Da tale interazione può
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