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Le lingue germaniche antiche

Germanico orientale

Gotico

Il ramo orientale delle lingue germaniche è rappresentato quasi solo dal gotico, dal momento che le altre lingue si presuppone facessero parte del gruppo orientale, quali il vandalico, il burgundo e il gepido, non sono sufficientemente note. Il gotico stesso si è poi estinto, in seguito alle vicende storiche del popolo goto, per cui esso risulta una lingua morta. Nessuna lingua germanica moderna discende quindi dal ramo orientale.

Per l’antichità della sua documentazione, il gotico è una fonte preziosa di conoscenza. Fondamentale a questo proposito è la Bibbia di Wulfila, che si configura come una traduzione del Nuovo Testamento, delle lettere di S. Paolo e gran parte del Vecchio Testamento; tuttavia di quest’ultima parte rimane solo un frammento.

Gotico di Crimea

Tuttavia esiste anche una traccia più recente, il cosiddetto gotico di Crimea, di cui ha lasciato una scarna documentazione un diplomatico fiammingo che nella seconda metà del XVI secolo fu ambasciatore a Costantinopoli. Qui incontrò due rappresentanti dei “Goti” di Crimea e si fece da loro riferire un centinaio di parole della loro lingua, che il fiammingo riconobbe come di tipo germanico e che annotò, per poi pubblicarle nel 1589. Esempi di parole: "sangue", "sedia", "casa", "argento".

Germanico settentrionale

Nordico

Quello settentrionale, o nordico, è il ramo più omogeneo e unitario, quello dove le divisioni linguistiche interne sono avvenute più tardi. Ciò fu dovuto al fatto che i popoli scandinavi rimasero a lungo nelle loro sedi storiche, senza grandi spostamenti, almeno fino alla cosiddetta età vichinga, a partire dal IX secolo.

Periodo runico

È dalla Scandinavia che si è ricavata la maggior parte delle iscrizioni runiche, per cui si parla di periodo runico, che durò fino al XII secolo, data intorno alla quale si adotta l’alfabeto latino.

Protonordico

La fase più antica del periodo runico viene detta protonordico. Si tratta del periodo che va grosso modo dal II-III secolo al IX. Le iscrizioni runiche mostrano che in questa fase la lingua era omogenea e sostanzialmente unitaria per tutta la Scandinavia. Una famosa iscrizione runica è il corno d’oro di Gallehus, risalente al 400 circa; oggi è purtroppo scomparsa perché il corno, trovato nel 1734, fu trafugato e fuso nel 1802 e perduto per sempre.

Fra il VI e il VII secolo il protonordico entra in un periodo di mutamenti, i principali dei quali sono la metafonia e il frangimento. Si parla allora di tardo protonordico. Il periodo protonordico è caratterizzato da una sostanziale unità linguistica per tutta la Scandinavia, il che è dovuto anche al fatto che i maestri incisori di rune continuano a usare un linguaggio tradizionale e conservativo, e la lingua delle iscrizioni si può considerare una koinè o lingua franca runica.

Età vichinga

Con l’inizio del IX secolo si apre la cosiddetta età vichinga, l’epoca in cui la lingua nordica viene esportata oltre i confini originari sull’onda dell’espansione vichinga oltremare. I mutamenti già iniziati nel tardo protonordico si accentuano e si producono innovazioni come la nascita dell’articolo posposto al nome e la formazione dei verbi riflessivi.

Si tratta del periodo della massima espansione delle lingue nordiche:

  • I vichinghi norvegesi esportano la loro lingua in Islanda, in Groenlandia, in Irlanda, in Scozia e nelle isole Ebridi, Orcadi e Fær Oer.
  • I vichinghi danesi estendono la lingua nordica temporaneamente ad alcune parti dell’Inghilterra.
  • I vichinghi svedesi invece si muovono verso la Russia, dove si possono ancora trovare tracce linguistiche nordiche nei nomi propri.

Norreno

Probabilmente già a partire dal tardo X secolo si può parlare di inizio della fase successiva, quella del norreno, anche se veri e propri documenti scritti non si rintracciano fino al 1100. Con norreno si indica la lingua letteraria dell’Islanda e della Norvegia medievali, dall’XI secolo a tutto il XIV. È detto anche antico nordico o antico islandese.

Dopo l’adozione del Cristianesimo come religione ufficiale in Islanda e in Norvegia nell’anno Mille, fu introdotto in questi paesi l’alfabeto latino e l’usanza di scrivere su codici di pergamena. Le rune non furono abbandonate, ma restarono solo impiego epigrafico. I primi manoscritti islandesi risalgono al 1118, con i testi giuridici che costituiscono il primo nucleo del codice detto Grágás ("Oca grigia"). Segue il Primo trattato grammaticale islandese, della seconda metà del XII secolo, che contiene una proposta di adattamenti ortografici per rendere i suoni del norreno.

Islandese e norvegese

La letteratura vera e propria inizia però con la prima versione della saga di re Olaf il Santo, del genere agiografico, a cui seguono numerose saghe sulla vita dei re di Norvegia (Saghe dei Re).

Islandese

Nonostante nel 1262 l’Islanda avesse riconosciuto la sovranità del re di Norvegia, la sua posizione isolata ha mantenuto di fatto la lingua al riparo dalle progressive innovazioni che si producevano nelle lingue scandinave del continente. Anzi alla fine del XIV secolo si è compiuto il distacco dal norvegese, il quale è incorso in un’evoluzione più accentuata.

Norvegese

Il destino del norvegese è molto particolare; evolvendosi dal norreno, la lingua si allontana da quella parlata in Islanda, e a cominciare dal tardo XIV secolo attraversa una serie di semplificazioni grammaticali che non si verificano invece sulle isole (Islanda e Fær Oer). Con questi sviluppi ha inizio dunque il norvegese in senso stretto, differenziato dalle altre lingue nordiche occidentali, che risalgono tutte al norreno del primo Medioevo. Tuttavia le vicende politiche interferiscono sulla sorte della lingua, dal momento che dal 1389 al 1814 la Norvegia è unificata al regno di Danimarca.

Danese

Nel periodo antico il danese ha scarsa documentazione, se si escludono le iscrizioni runiche. Un uomo di cultura come Saxo Grammaticus, contemporaneo di Snorri, scrive la sua storia della Danimarca in latino, mentre l’islandese Snorri scrive in norreno. Questo perché la conversione al Cristianesimo era stata portata a termine in Danimarca più che altro da missionari tedeschi, che introdussero nel paese la tradizione del latino come lingua scritta. Invece in Islanda e Norvegia avevano operato soprattutto missionari anglosassoni, che portarono la tradizione di scrivere nella lingua volgare.

Per quanto il danese appartenesse con lo svedese al sottogruppo del nordico orientale, dal 1300 circa cominciò a differenziarsi da questo, raggiungendo uno stadio in cui le forme grammaticali sono meno conservative e sviluppando caratteristiche fonetiche proprie.

Svedese

A parte una grande quantità di iscrizioni runiche, che perdurano in Svezia addirittura fino al XV secolo, lo svedese antico non ha documenti scritti fino al 1250, quando vengono raccolte per la prima volta le leggi della regione di Västergötland, nel codice detto Västergötlagen. Dopo una fase media di scarso interesse, lo svedese moderno si sviluppa nel Cinquecento con la traduzione della Bibbia di Gustavo Vasa, primo re della Svezia indipendente, e la Riforma protestante.

Germanico occidentale

Il gruppo germanico occidentale è molto più complesso e articolato di quello settentrionale; è quindi conveniente affrontare separatamente, all’interno di questa ripartizione, l’area del germanico del mare del Nord e l’area investita dalla seconda mutazione consonantica con le sue lingue.

Il germanico del mare del Nord

Anglosassone

L’anglosassone, o inglese antico, è la lingua germanica sviluppatasi in Inghilterra a seguito delle migrazioni sull’isola delle tribù germaniche provenienti dal continente, ovvero Angli, Sassoni, Iuti e gruppi di Frisoni, che dallo Jutland meridionale migrarono nel corso del V e VI secolo in Gran Bretagna. Esso è particolarmente vicino al frisone dal punto di vista linguistico e, in secondo luogo, all’antico sassone, la lingua dei sassoni rimasti sul continente.

Esso inizia quindi intorno al V secolo con le prime ondate migratorie e termina grosso modo alla fine dell’XI secolo, dopo la conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore, che mise fine al regno anglosassone nel 1066. Le prime attestazioni sono però brevi iscrizioni runiche, poco comprensibili. Solo a partire dall’inizio dell’VIII secolo si ha una documentazione più ampia.

Le prime forme letterarie prendono corpo in dialetto northumbro, quali l’Inno di Caedmon, risalente alla fine del VII secolo, anche se la copia manoscritta è del 737. Tra i primi documenti anglosassoni va ricordato anche il cofanetto Franks (700 circa), alcuni versi del poemetto religioso The Dream of the Rood, incisi in caratteri runici sulla croce di Ruthwell, sempre in northumbro.

La letteratura poetica anglosassone è molto ampia, comprende poesie cristiane di argomento religioso, poesie profane, indovinelli, incantesimi, massime, poesie che celebrano battaglie storiche tra anglosassoni e vichinghi (la Battaglia di Brunanburh del 937 e la Battaglia di Maldon del 991). La prosa inizia non prima del IX secolo, con traduzioni dal latino.

Inglese medio

L’unitarietà della lingua scritta, precocemente raggiunta già nel periodo anglosassone, si perde nella prima fase del periodo dell’inglese medio. Questo stadio della lingua va grosso modo dal XII secolo a tutto il XV. Solo secoli di grandi mutamenti linguistici; dopo la conquista normanna, la dinastia regnante e tutta l’aristocrazia nonché l’alto clero, sono di lingua francese. L’inglese sopravvive come lingua del popolo, inizialmente quasi solo a livello orale, e si evolve rapidamente e senza controllo, dando spazio ai particolarismi regionali.

Oltre ad arricchirsi di moltissimi prestiti francesi e scandinavi, questi ultimi lasciati dall’occupazione vichinga del Danelaw, durante questo periodo la lingua subisce una rapida riduzione delle flessioni, facilitata dall’indebolimento fonetico delle desinenze, che porta all’abolizione della declinazione dell’articolo. L’inglese raggiunge così alla fine della fase media il suo assetto grammaticale attuale: perdita del genere grammaticale, flessione ridottissima, ordine delle parole nella frase sempre più rigido e determinante ai fini della comprensione.

Inglese moderno

Dal 1500 circa la lingua entra nella fase moderna, già semplificata nelle strutture grammaticali, ma ancora in via di assestamento per quanto riguarda la fonetica. Per i primi due secoli del periodo moderno si parla di early modern English. In quest’epoca si completa quel generale sovvertimento dei fonemi vocalici che era già cominciato nel tardo inglese medio e che va sotto il nome di Great Vowel Shift, ovvero lo spostamento a catena delle vocali lunghe, che possono addirittura dittongarsi, mentre le vocali brevi restano sostanzialmente inalterate, con solo qualche piccolo aggiustamento. Si diffonde inoltre l’uso del pronome you anche per la II persona singolare. Dal 1700 in poi l’azione di grammatici e insegnanti tende a regolarizzare la lingua, a incanalarla in nome e a definire quali siano le forme dello standard.

Frisone

Il frisone è la lingua più spiccatamente ingevone del gruppo del Mare del Nord. Ha forti affinità con l’anglosassone, tanto che si parla di isoglosse anglo-frisoni; e anche somiglianze con l’antico sassone, nonché, di minor grado, con il nordico, probabilmente dovute sia ai contatti tra frisoni e danesi nello Jutland, sia a contatti commerciali fra Frisoni e Svedesi.

Pare infatti che originariamente i Frisoni si estendessero lungo le coste del Mare del Nord, fra la foce del Reno e quella del Weser, e sulle isole Frisoni fino alla base dello Jutland. Quello che viene chiamato antico frisone (1250-1500 circa) corrisponde cronologicamente alla fase media dell’inglese e del tedesco. Non esiste purtroppo documentazione per il periodo altomedievale del frisone.

Dal XVI secolo il frisone orientale (nella regione tedesca fra l’Ems e il Weser) ha cominciato a estinguersi, sostituito dal basso-tedesco; sopravvivono il cosiddetto frisone occidentale nella provincia olandese di Frisia e il frisone settentrionale, nelle Isole Frisoni antistanti lo Jutland.

Antico sassone

Il basso-tedesco antico è comunemente detto antico sassone, perché la sua documentazione è quasi esclusivamente sassone. L’antico dialetto basso-francone, parlato lungo il basso corso del Reno, appartiene però anch’esso al basso-tedesco antico. L’antico sassone si estendeva nelle pianure della Germania settentrionale, fino al Mar del Nord e lo Schleswig. I Sassoni, o antichi Sassoni (così chiamati per distinguerli da quelli migrati in Inghilterra con gli Angli), a lungo rivali dei Franchi, furono da questi definitivamente sottomessi proprio in seguito alle lunghe guerre condotte dallo stesso Carlo Magno.

Basso-tedesco medio e olandese medio

Dopo il Mille il sassone (e il basso-tedesco antico) tace per un periodo di almeno un secolo e mezzo; non c’è documentazione scritta fino alla metà del XIII secolo. Anche per via di questa mancata continuità, si separa abbastanza nettamente l’antico sassone, anche nel nome, dalla fase linguistica successiva, detta basso-tedesco medio. Questa lingua discende dall’antico sassone, e occupa più o meno la stessa regione, allargandosi però verso Est anche oltre l’Elba, fino verso Danzica, per effetto dell’espansione tedesca verso Oriente durante il Medioevo. Esso acquista anche una certa rilevanza come lingua delle città della Lega Anseatica (Brema, Amburgo e Lubecca) soprattutto durante il XV secolo.

In epoca moderna il basso-tedesco in Germania si trova ridotto a dialetto, mentre lo standard nazionale si costituisce su basi alto-tedesche. Il basso-francone invece dà luogo all’olandese medio (a cominciare dalla fine del XII secolo, che si manterrà al riparo dall’invadenza dell’alto-tedesco, per ragioni storico-politiche. Con l’indipendenza delle province olandesi, infatti, l’olandese diviene lingua nazionale dei Paesi Bassi e sfocia nell’attuale olandese moderno, o nederlandese.

Nederlandese e afrikaans

L’olandese dal 1550 circa entra nella sua fase moderna. Si preferisce comunque parlare di nederlandese, in quanto la medesima lingua si parla anche in parte di quello che oggi è il Belgio; comunemente il nederlandese delle province settentrionali del Belgio è noto anche come fiammingo, mentre con olandese si intende il nederlandese del regno d’Olanda. Con l’espansione coloniale esso si diffuse anche in Indonesia, dove oggi però è abbandonato, e in Sud Africa, dove ha dato vita all’afrikaans.

Area della seconda mutazione consonantica

Nell’area meridionale del germanico occidentale ha agito il fenomeno della II mutazione consonantica, che ha toccato più o meno intensamente tutti i dialetti alto-tedeschi. È possibile tracciare un confine oltre il quale tale legge fonetica non ha agito, confine noto come linea di Benrath.

Alto-tedesco antico

Con il termine collettivo alto-tedesco antico si comprendono tutti i dialetti tedeschi della Germania centro-meridionale, nell’arco di tempo che va dalle prime attestazioni (VIII secolo) fino al 1050 circa. Non si tratta dunque di una situazione linguistica unitaria, anche perché sono diverse le tribù che occupano l’area geografica in questione in questo periodo (Franchi, Turingi, Alamanni, Bavaresi). Il quadro dei dialetti alto-tedeschi è dunque molto variegato.

Ad ogni modo tutte queste aree dialettali sono interessate dalla II mutazione consonantica, ma non in modo omogeneo: essa è infatti più intensa nel tedesco superiore (alemanno e bavarese), meno intensa nel tedesco centrale, fino a svanire naturalmente verso Nord, lungo la Linea di Benrath. Uno dei più importanti fonti dell’alto-tedesco antico è il cosiddetto Carmen di Ildebrando, trascritto a Fulda nell’820 circa, oggi conservato a Kassel.

Alto-tedesco medio

Dopo un periodo di transizione, dal 1050 al 1150, si apre la fase dell’alto-tedesco medio, che giunge grosso modo alla fine del XV secolo. Non si ha ancora una lingua unitaria, ma sulla base di alcuni dialetti meridionali nel XII-XIII secolo si forma una lingua poetica sopra-regionale, usata nella letteratura cortese e nella lirica. In questi secoli la lingua si evolve profondamente. Sul piano fonetico si accentuano i fenomeni di metafonia, che investono tutte le vocali toniche.

La letteratura di questo periodo è molto ampia e importantissima è la fioritura del romanzo cortese. Attorno al 1200 appare in area austro-bavarese il lungo poema eroico noto come Nibelungenlied, anonimo, che fonde gli antichi materiali germanici tradizionali come la saga di Sigfrido e Brunilde, la distruzione dei Burgundi, le storie di Crimilde e di Attila, presenti anche nell’Edda norrena e nella saga dei Volsunghi; il tutto è però presentato nel nuovo spirito della civiltà feudale, in strofe di quattro versi rimati a coppie.

Tedesco moderno

La Riforma Prot...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/15 Filologia germanica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manuzzo24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Cianci Eleonora.
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