Filologia germanica
La filologia germanica è una scienza nata ufficialmente nell'800, che studia le testimonianze scritte legate a produzioni linguistiche di civiltà con comune origine germanica. La filologia è dunque una scienza dei testi.
Lingue germaniche
Le lingue germaniche comprendono l'inglese, il tedesco, il nederlandese, l'afrikaans, il frisone e le lingue nordiche.
Germanico
Il germanico è una lingua ricostruita sulla base delle lingue figlie che, più ci si allontana nel tempo, più si assomigliano (vi si risale per parentela linguistica).
Parentela linguistica
Basata su somiglianze:
- Scambio in senso orizzontale (es. it. bistecca < ingl. beef-steak pur non avendo stessa origine)
- Poligenesi (evoluzione uguale ma indipendente)
- Parentela genealogica per leggi fonetiche
Esistono due lingue capostipite in Europa: il germanico e il latino, che a loro volta hanno una lingua comune: l’indoeuropeo. Italiano e inglese non appartengono dunque allo stesso gruppo ma alla stessa famiglia. La risalita per parentela linguistica porta ad un I.E. (base comune teorica ricostruita). L’I.E. comune europeo è l’indoeuropeo (basco e finnico esclusi).
L'I.E., in quanto lingua ricostruita, non è propriamente una "lingua"; molti termini che la compongono sono generalizzazioni che ci permettono di apprezzare l'origine comune.
Gruppi linguistici con comune famiglia indoeuropea
- Celtiche
- Italiche
- Germaniche
- Baltiche
- Balto-slave
- Armenie
- Indo-iraniche
Tutte le lingue europee eccetto il basco e l’ugro-finnico hanno famiglia indoeuropea.
Gruppo germanico
Diviso in 3 parti:
- Orientale (estinto): gotico (lingua attestata nella II metà IV sec), lingua dei vandali/gepidi/burgundi
- Settentrionale: nordico occidentale (norreno: norvegese, islandese); nordico orientale (danese, svedese, faroese)
- Occidentale: anglosassone (inglese), antico alto tedesco (tedesco), basso francone, afrikaans (olandese sudafricano), yiddish (ebreo+tedesco), frisone (Germania del nord)
Cronologia della sua evoluzione
- II-I mill. a.C. indeuropeo
- V/III sec. a.C.-I sec. d.C. I Mut. cons. + LV + mut. voc. germanico
- II-III sec. distacco del gotico
- V sec. invasione di Angli, Sassoni, Juti anglosassone
- VI-VII sec. II Mut. cons. antico alto tedesco
Prima mutazione consonantica (Legge di Grimm) (400-200 a.C.): I.E. P, T, K, K diventano F, P, H, H (se due consecutive muta solo la prima, se preceduta da sibilante non muta); B, D, G diventano P, T, K; BH, DH, GH diventano B, D, G.
Legge di Verner
Se P, T, K, K (occlusive sorde) sono in ambiente sonoro non precedute da accento diventano B, D, G, G.
Territorio di sviluppo della lingua germanica
Nasce in Scandinavia e in Germania settentrionale (cerchia nordica). Fonti (mancanza di quelle scritte, primo autore che ne parla è Cesare):
- Archeologiche (tombe, riti, metodi lavorazione ceramica)
- Toponomastiche (basate sul nome del luogo, la mancanza di nomi germanici o la loro presenza ci fa intuire dove possa essere nata la lingua)
Probabili origini del germanico: greca (scartata per ritrovamenti più recenti), latino, nord-etrusco/veneta (la più plausibile).
Alfabeto
L'alfabeto runico, più antico (II-III sec. dC), era originariamente usato solo per brevi iscrizioni (epigrafe). Origini dell’alfabeto runico:
- Greca (teoria superata perché anacronistica): somiglianza con alfabeto greco
- Latina
- Nord etrusco veneta
Il primo alfabeto comprendeva 24 segni divisi in 3 gruppi da 8. Le rune potevano essere lette da sinistra a destra e viceversa, ma anche in modo bustrofedico (a zig zag). L’alfabeto runico si legge da entrambi le parti, ad ogni runa corrisponde un nome la cui iniziale determina il suono della runa all’interno della parola (acrofonia).
Con il tempo arrivarono i fonemi latini che, dove non soppiantarono la scrittura runica, portarono l’alfabeto ad espandersi prima a 28 poi a 33 caratteri (anglosassone). In Scandinavia invece le rune si ridussero a 16. La maggior parte delle rune si trova in Svezia, poi Danimarca e Norvegia, alcune in Groenlandia (origine islandese) e in Puglia (pellegrini dal nord). False sono quelle canadesi. Con l’avvento del latino e dei testi le rune scomparvero.
Significato runa
Comunicazione cifrata, probabilmente in origine era appannaggio di un’élite di maestri incisori.
Testimonianze dei popoli germanici
Publio Cornelio Tacito
Storico e uomo politico romano, autore anche delle Historiae (i cui libri rimasti riguardano la guerra civile del 69-70) e degli Annales (che descrivono la dinastia giulio-claudia, dalla morte di Ottaviano a quella di Nerone).
De origine et situ germanorum
Breve trattato "etnografico" sui Germani, apparso nel 98 d.C. Trattato diviso in 3 parti:
- Collocazione geografica
- Usi e costumi dei germani
- Descrizione dei singoli popoli
Problemi sulla veridicità
- Fonti probabilmente orali o non di prima mano
- Mosso da un atteggiamento non neutro, utilizza il "mito del buon selvaggio" per criticare i romani del suo tempo (vis polemica)
Ecdotica etnogenesi
Nel cap. 2, Tacito fa riferimento a quello che potremmo definire un "mito etnogenetico" (mito = racconto (prev. sacro) che "fonda" la realtà, perché narra della sua costituzione e del suo destino, e ha per protagonisti esseri soprannaturali o comunque eccezionali). Abbiamo, ad esempio, miti cosmogonici (= origine del mondo); eziologici (= causa di alcuni stati dell’esistenza: es. perché si muore, perché un animale ha una certa forma, etc.); escatologici (= fine del mondo e/o sua eventuale rigenerazione). I miti etnogenetici si collocano tra quelli cosmogonici e quelli eziologici, e narrano le origini non dell’intero universo, ma di un particolare popolo.
Lettura
“Per quanto riguarda i Germani sono portato a credere che essi siano una popolazione indigena, e che non si siano mai mescolati con altre genti, sia immigrate sia colà residenti per un vincolo di ospitalità, poiché una volta coloro che volevano cambiare paese arrivavano non via terra ma per mare, mentre l'Oceano, che si estende oltre senza fine e, per così dire, a noi contrapposto, è solcato raramente da navi provenienti dalle nostre zone. E poi, a parte i pericoli d'un mare tempestoso ed ignoto, chi abbandonerebbe l'Asia, l'Africa o l'Italia per andare in Germania, in mezzo a paesaggi desolati, in un clima rigido, in una terra triste a vedersi e ad abitarsi se non per chi vi sia nato? In antichi carmi, unica loro forma di trasmissione della storia, cantano il dio Tuistone nato dalla Terra. Gli attribuiscono come figlio Manno, progenitore della stirpe germanica, e a Manno assegnano tre figli, i fondatori, dal nome dei quali derivano il proprio gli Ingevoni, i più vicini all'Oceano, gli Erminoni, al centro, e gli Istevoni, ovvero tutti gli altri. Alcuni, per la libertà di interpretazione che l'antichità delle fonti consente, sostengono che sono più numerosi i figli del dio [Tuistone] e più numerosi i nomi dei popoli, ossia i Marsi, i Gambrivi, gli Svevi, i Vandali, e che tali nomi sono autentici ed antichi. Al contrario si è iniziato ad usare il termine ‘Germania’ di recente, perché i primi che varcarono il Reno e cacciarono i Galli, quelli che ora vengono detti Tungri, allora si chiamavano Germani. Così a poco a poco prevalse il nome di una tribù, non dell'intera stirpe: inizialmente tutti, per il timore che incutevano, vennero chiamati Germani dal nome dei vincitori, ma in seguito, ricevuto quel nome, finirono per attribuirselo essi stessi.”
Commento
Tacito riprende il topos del mitico progenitore e della triplice discendenza di tradizione classica (cfr. per es. Erodoto, ma anche la genealogia).
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