BREVE RIASSUNTO DELLA TESI DI LAUREA IN STORIA DEI TRATTATI E POLITICA INTERNAZIONALE, DUE GERMANIE IN IRAQ (1958-1963), DI SILVIA BRANDINI
La rivoluzione che scoppiò in Iraq il 14 luglio 1958, fu vista da molti come un momento di svolta che avrebbe liberato il paese dall'imperialismo straniero e dal feudalesimo, ma sfociò invece in una dittatura militare.
Qasim, a capo del colpo di stato, salì al potere scatenando azioni e reazioni sia da parte della popolazione che delle varie fazioni politiche, divise fra coloro che lo appoggiarono, in particolare il mondo militare, e chi invece cercò con ogni mezzo e ripetute volte di rovesciare il suo regime (comunisti, nazionalisti arabi, curdi), attentando anche alla sua vita.
La sua dittatura ebbe, inoltre, delle ripercussioni a livello internazionale: l'Unione Sovietica e molti stati comunisti dimostrarono un grande interesse nei confronti dello stato iracheno, non solo per la sua posizione strategica in Medio Oriente ma anche per le sue risorse petrolifere; per questo motivo, il nuovo regime militare fu appoggiato dagli stati satellite dell'URSS (che riforniva l'Iraq di armi), compresa la Repubblica Democratica Tedesca.
Le relazioni con quest'ultima si dimostrarono subito amichevoli. Essa riconobbe infatti la repubblica irachena nata dalla rivoluzione, e lo stesso Primo
BREVE RIASSUNTO DELLA TESI DI LAUREA IN STORIA DEI TRATTATI E POLITICA INTERNAZIONALE, DUE GERMANIE IN IRAQ (1958-1963), DI SILVIA BRANDINI
La rivoluzione che scoppiò in Iraq il 14 luglio 1958, fu vista da molti come un momento di svolta che avrebbe liberato il paese dall'imperialismo straniero e dal feudalesimo, ma sfociò invece in una dittatura militare.
Qasim, a capo del colpo di stato, salì al potere scatenando azioni e reazioni sia da parte della popolazione che delle varie fazioni politiche, divise fra coloro che lo appoggiarono, in particolare il mondo militare, e chi invece cercò con ogni mezzo e ripetute volte di rovesciare il suo regime (comunisti, nazionalisti arabi, curdi), attentando anche alla sua vita.
La sua dittatura ebbe, inoltre, delle ripercussioni a livello internazionale: l'Unione Sovietica e molti stati comunisti dimostrarono un grande interesse nei confronti dello stato iracheno, non solo per la sua posizione strategica in Medio Oriente ma anche per le sue risorse petrolifere; per questo motivo, il nuovo regime militare fu appoggiato dagli stati satellite dell'URSS (che riforniva l'Iraq di armi), compresa la Repubblica Democratica Tedesca.
Le relazioni con quest'ultima si dimostrarono subito amichevoli. Essa riconobbe infatti la repubblica irachena nata dalla rivoluzione, e lo stesso Primo
Ministro tedesco, Grotewohl, si preoccupò che nascessero delle buone relazioni diplomatiche fra i due paesi, tanto che l'anno successivo alla rivoluzione, nel 1959, si recò personalmente in visita in Iraq.
I rapporti amichevoli tra i due paesi risultarono utili, soprattutto all'Iraq, per molteplici motivi, tanto che nel corso del tempo portarono all'istituzione di due Consolati nei rispettivi paesi, anche se non si arrivò al riconoscimento ufficiale della Repubblica Democratica Tedesca da parte dell'Iraq.
Se da un lato era stato facile assumere i poteri una volta finita la rivoluzione e iniziare buoni rapporti con la RDT, non fu altrettanto semplice l'approccio con l'altra Germania, la Repubblica Federale Tedesca.
Quest'ultima fu vista, all'inizio, solo come una potenza occidentale, alleata delle altre potenze imperialiste che avevano dominato l'Iraq per molto tempo: la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Tuttavia, l'Iraq intuì di poter trarre vantaggi e aiuti, soprattutto di natura economica, anche da un rapporto con lo stato tedesco occidentale, e pertanto non riconobbe la Repubblica Democratica Tedesca come stato sovrano, dal momento che ciò avrebbe potuto portare all'interruzione delle sue relazioni con la RFT, in virtù della cd. “Hallstein Doktrin”.
La Repubblica Federale, dal canto suo, doveva pur sempre fare qualcosa affinché il varco che era riuscita ad aprirsi in Medio Oriente nel corso degli anni non si chiudesse proprio adesso, quindi procedette anch'essa al riconoscimento della neo-repubblica irachena.
Nel settore economico appare evidente il dialogo, pressoché continuo, con la Repubblica Democratica Tedesca, rafforzato e giustificato anche da motivazioni politiche, oltre che dal desiderio del governo tedesco orientale di essere presente in qualità di partner commerciale dell'Iraq, e di non rimanere indietro rispetto alla Repubblica Federale, i cui rapporti economici con l'Iraq erano molto attivi.
Entrambi gli stati tedeschi erano legati al paese arabo da accordi commerciali pluriennali, anche antecedenti il regime di Qasim. Si trattava di accordi che, tra il 1958 e il 1963, furono rispettati e in parte rinnovati, tanto che può accadere che non si percepisca un taglio netto con il passato. Per questo non pare ci siano neppure delle svolte particolarmente significative in tali rapporti.
L'Iraq si avvaleva sempre dell'ausilio di esperti provenienti da tutta la Germania per consulenze tecniche soprattutto in ambito agricolo, mentre continuavano gli aiuti da parte di varie società della Repubblica Federale, per la realizzazione di progetti infrastrutturali, rientranti nei piani di sviluppo iracheni.
Pur non rifiutando l'apporto della RDT, l'Iraq non poteva fare a meno dei capitali che erano messi a disposizione solo da investitori della RFT.
I due prodotti nazionali che emergono nei rapporti commerciali dell'Iraq con i due stati tedeschi, sono così diversi fra loro che sembra quasi impossibile un confronto, ma tuttavia appaiono quelli di più vitale importanza per l'economia irachena: i datteri e il petrolio.
L'esportazione dei datteri dava luogo ad un gioco di “schermaglie” diplomatiche e commerciali fra i tre soggetti interessati, rivestendo il ruolo di oggetto di scambio con prodotti dell'industria tedesca.
Alcune ditte della Repubblica Federale tentarono con ogni mezzo di attrezzarsi per l’utilizzazione dei datteri, onde non rischiare di interrompere i propri rapporti commerciali con l'Iraq, e notevoli furono gli sforzi per poterne smaltire una quantità sempre crescente e, contemporaneamente, aiutare l'Iraq a creare industrie in loco per la lavorazione del frutto. I datteri erano anche il prodotto privilegiato che l'Iraq esportava nella RDT e in Cina.
Dall’altro lato c’è il petrolio, risorsa che, pur rappresentando un’enorme ricchezza, era nelle mani di compagnie britanniche le quali, sotto la sembianza dell'IPC, detenevano il controllo anche dei territori petroliferi.
Ciò può aiutare a comprendere le ragioni per cui l'oro nero non risulti oggetto di scambio nella bilancia commerciale dell'Iraq con “la Germania”. Se si guarda al commercio di petrolio dell'Iraq, in particolare, si può notare come questo paese fosse legato, ancora nei primi anni '60, principalmente alla Gran Bretagna.
Dagli scambi culturali tra l'Iraq di Qasim e le due Germanie, risulta evidente il riconoscimento, da parte di Baghdad, della necessità di un supporto formativo, specialmente nell'ambito dell'istruzione secondaria e superiore.
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