Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Con questa ultima voce si è confermata l’esclusione di gran parte degli archivi privati; questo non desta granché

meraviglia, perché nello stesso T.U. il cocnetto di vene cultrale è strumentale ai fini della tutela che lo Stato esercita.

Tale enunciazione, quindi, non si estende al concetto stesso di archivio.

Perplessità: il Testo definsice correttamente le fattispecie non archivistiche come raccolte; tra queste si nota però

l’inserimento dei carteggi, che sono effettivamente materiali librari in quanto spesso conservati in biblioteche o altre

istituzioni non strettamente archivistiche, ma che di fatto risultano quindi in ubicazioni non idonee. I carteggi, nella loro

natura originaria, sono infatti elementi degli archivi, pur essendo le loro modalità formative volontarie e quindi

assimilabili alle raccolte.

Storia degli archivi

L’attività di gestione della memoria è documentata fin dal III millennio a.C., su tavolette d’argilla, che indicano

l’esistenza già allora di consapevoli operatori nel settore. Non esistono testimonianze diverse di una normalizzazione

dell’attività, ma alcuni interventi archeologici, come quello di Ebla, inducono a pensare in senso positivo, poiché la

collocazione fisica dei reperti e la loro organizzazione non paiono casuali. Paradossalmente, il supporto argilloso usato

nella fase ha consentito una conservazione delle scritture migliore di quanto non sia sato fatto per gli archivi di età

classica, formati con materiali quali pelle, pergamena o papito, più agili ma meno resistenti.

GLI ARCHIVI DI ETÀ CLASSICA

L’evoluzione nell’uso dei supporti determinò già dal I millennio a.C. un aumento della produzione, ma una limitazione

in riferimento alla qualità e quindi ai tempi di conservazione. Per questo molte civiltà continuarono ad affidare la propria

documentazione di maggiore rilievo ad elementi tradizionali, si pensi ai supporti parietali o alle lastre di marmo e pietra.

A Roma gli archivi repubblicani hanno mostrato la propria evoluzione assieme alla loro precarietà: le tavolette lignee

legate insieme con fili, così da formare i codices, erano diffuse e conservate in ambienti sacri, come il tempio di Cerere

o saturno, ma la loro sorte non è stata fortunata. Non è certo quale fosse il concetto di archivio in età repubblicana:

evidente però la consapevolezza della necessità di conservare, ma anche come l’esigenza mirasse a tramandare il singolo

elemento più che la complessità della fonte. In età imperiale si sentì il bisogno di chiarire il significato dell’archivio.

Secondo Cencetti in questo periodo l’archivistica assunse forme non diverse da quelle odierne, e fecero il loro ingresso

l’idea della memoria eterna dei fatti e quello della fides delle scritture degli archivi pubblici. Il materiale è giunto fino a

noi mutilo: anzitutto per la precarietà dei supporti, quindi per gli eventi naturali di forza maggiore, poi a causa

dell’imperizia di chi ne aveva in carico la conservazione, o per la diretta volontà di eliminarne delle parti. Fra il I millennio

a.C. e la prima parte del I d.C. le testimonianze archivistiche risultano scarse, e rimangono solo episodici documenti

tramandati casualmente. Una eccezione è rappresentata dai Rotoli del Mar Morto, per i quali il supporto membranaceo

è sopravvissuto in virtù della peculiarità ambientale e grazie alla non facile accessibilità al luogo di conservazione.

ETÀ MEDIEVALE

Nell’alto Medioevo l’uso della pergamena e lo sviluppo degli ordini religiosi contribuirono alla conservazione di una

documentazione archivistica che – indipendentemente dalla rilevanza dei contenuti – testimonia la consapevolezza

della disciplina. Con l’età dei Comuni e l’introduzione della carta le operazioni divennero più rapide e sicuro; l’uso del

liber, prima in pergamena poi in carta, quale nuova forma di registrazione della documentazione, divenne più diffuso e

favorito dalla conservazione della documentazione in armrari, scaffalati o divisi in caselle, che sostituirono le capse,

poco pratiche e capienti. Dal XIII secolo crebbe la tecnica archivistica: la conservazione, inizialmente nelle mani del

massaro o di colui che aveva in consegna i beni del Comune, passò a un notaro o a una coppia di notari, che con incarichi

di sei o dodici mesi ordinavano il materiale che proveniva dagli Uffizi, classificandolo e assicurandone la fruizione al

Comune e ai cives. A fine secolo il notaro fu sostituito dal notaro-archivista, che poi lasciò all’archivista-notaro; a inizio

Trecento quella dell’archivista era ormai una professione, qualificata e tramandata di padre in figlio. All’età comunale

risalgono i primi regolamenti sulla gestione dei pubblici archivi.

ETÀ MODERNA

A metà del XVI secolo, soprattutto in area tedesca e a seguito di una disputa fra archivisti e registratori, furono date alla

stampa importanti opere archivistiche, ricche di riflessioni e proposte sugli aspetti metodologici e conservativi. Nel

secolo successivo furono notevoli anche i contributi italiani, che ebbero rilievo soprattutto a metà Ottocento, quando

assunse spessore per la funzione svolta da personaggi che offrirono soluzioni all’interpretazione del principio di

provenienza e nella ideazione del metodo storico. Bonaini e Guasti offrirono un contributo teorico e pratico alla

risoluzione dei problemi concernenti il riordino degli archivi.

ETÀ CONTEMPORANEA

Con l’introduzione delle tecnologie informatiche e telematiche, e con l’adozione di una serie di disposizioni normative,

si è resa necessaria la revisione di alcune di quelle che sono ritenute metodologie e tecniche consolidate. Interventi

spesso effettuati con leggerezza eccessiva, a causa spesso di una scarsa conoscenza degli operatori tecnici circa le

problematiche teoriche e metodologiche proprie dell’archivistiche; una situazione che oggi, per fortuna, sta cambiando,

grazie a una più intensa collaborazione fra operatori archivistici e informatici.

VINCOLO ARCHIVISTICO

La memoria scritta presenta alcune peculiarità che caratterizzano il concetto di archivio. A titolo esemplificativo, si pensi

alla tipologia dei carteggi. La procedura formativa si realizza nel rispetto di alcuni comportamenti, che si collegano con

un principio fondamentale dell’archivistica, e cioè l’organizzazione della memoria; una memoria disorganizzata rischia

infatti di divenire ingestibile, e di conseguenza è necessario stabilire preliminarmente criteri di ordine.

Nel caso dei carteggi la formazione, fondata su missive in entrata e missive in uscita registrate nella memoria del

soggetto produttore, danno via a un complesso archivistico. Ipotizzando la continuazione di un rapporto comunicativo

fra il soggetto e il destinatario, si asssite alla costituzione del fascicolo, ossia un complesso di carte memoria di un’attività

consequenziale; tali carte sono legate da un vincolo, che deriva naturalmente dalle caratteristiche del soggetto

produttore in relazione all’attività di tutti gli altri soggetti. Poiché non si ha archivio se la documentazione non è memoria

di un’attività rivolta all’esterno, e poiché ogni attività è coordinata e finalizzata, non si ha archivio se la documentazione

prodotta non è legata da un vincolo, che deve essere naturale. --

VINCOLO NATURALE = spesso definito necessario, tipico ed esclusivo dell’archivio, mentre per gli altri beni culturali si

parla – quando esiste – di volontario (nel caso di una biblioteca, formata a seguito di un’attività dipendente dalla precisa

volontà di chi la costituisce, secondo una configurazione simile a quella della raccolta e tipica delle organizzazioni

definite museali). –

Il vincolo può essere:

ISTITUZIONALE ESTERNO = collegamento fra l’entità produttrice e la realtà istituzionale nella quale essa opera; la sua

funzione è significativa nella fase di riorganizzazione, e nella necessità di applicazione del principio di provenienza

territoriale in contrapposizione a quello di pertinenza territoriale.

ISTITUZIONALE INTERNO = rapporto fra l’entità produttrice e le altre realtà sociali a essa collegate; è significativo nella

valutazione del principio di provenienza.

ARCHIVISTICO ESTERNO = si propone nel rapporto fra produttore, unità referenti e archivio prodoto; costituisce la

motivazione fondamentale dell’organizzazione dell’archivio.

ARCHIVISTICO INTERNO = attiene al nesso esistente nella documentazione realizzata e conservata dall’entità

produttrice; è individuabile nel nesso che lega in maniera logica e necessaria la documentazione che compone l’archivio

prodotto da un ente (Carucci).

Il concetto di vincolo non tiene sempre in conto le situazioni concrete, e in tal senso è lecito chiedersi sempre:

Quale tipologia di vincolo sia necessaria per la qualificazione di un archivio; è evidente, quindi, che le fattispecie

di vincolo archivistico abbiano maggiore attinenza con le procedure di riordinamento.

Quale debba essere il livello di ordinamento di un archivio per consentire l’individuazione del vincolo

archivistivo: a livello teorico si dovrebbe attendere la chiusura delle fasi di riordino, ma nella pratica questo

creerebbe una situazione senza uscita, giacché sarebbe impossibile riordinare una documentazione con

procedure archivistiche senza la certezza di avere effettivamente davanti un archivio. In tale contesto,

l’operazione parte necessariamente dalla rilevazione del vincolo istituzionale.

Quale debba essere il momento dell’accertamento, e quali i parametri utili all’individuazione del vincolo.

Quanto incidano sulla natura del vincolo e sul concetto di archivio le procedure di selezione e scarto. In linea

di massima esse non incidono, ma modificano la struttura del vicnolo; se un insieme documentario nasce con

la caratteristica della naturalezza essa rimane, parimenti se nasce volontario tale rimarrà. Non si può però

escludere che un archivio diventi raccolta, a seguito di una dispersione e sucessiva riaggregazione, così come

può essere il contrario, qualora si riesca a ricostruire il vincolo originario. –

Può succedere che il vincolo naturale sia solo apparente. L’archivio apparente si ha quando, dalla struttura, si rilevano

elementi assimilabili a un vincolo naturale, che si rivela però un vincolo volontario mascherato.

La valutazione erronea nasce da un accertamento a posteriori effettuato su archivi già formati, che può essere

fuorviante in quanto la natura di un archivio non è data dai contenuti, bensì dai nessi; e poiché I nessi non sono prodotti

dalla volontà dei soggetti, bensì dalle modalità conseguenti le loro attività, l’elemento che consente di attribuire la

caratteristica di archivio a una documentazione è individuato nelle procedure di formazione.

Si distingue quindi fra archivio proprio, dotato di vincolo naturale riconoscibile; vincolo improprio, nel quale il vicnolo

naturale, essitente in origine, non è più riconscibile per motivazioni diverse; e l’archivio apparente. –

Può accadere che l’impossibilità di rilevare un vincolo naturale non ne escluda l’esistenza. Questa ipotesi si riferisce

all’archivio proprio, costituito secondo procedure tecniche corrette, magari depauperato a seguito degli interventi di

eliminazione compiuti dallo stesso produttore. In tal caso, non si può escludere la qualificazione di archivio, poiché

l’attribuzione rimane valida pur in assenza di parte del vincolo, purché esista la certezza della sua esistenza in origine.

--

Perché si possa parlare di archivio esaminando una documentazione già formata, si devono quindi individuare in esso

complessità e organicità, ma soprattutto va considerato l’aspetto procedurale, nel quale si trova il momento che separa

l’archivio dalla raccolta, e quindi il bene archivistico da qualsiasi altro bene culturale.

Seppre il rapporto organico possa essere insito in tutte le categorie dei Beni Culturali, è altrettanto vero che nell’archivio

è indispensabile, mentre in essi è facoltativo; situazione confermata dalla normazione, che per i Beni Culturali – a

eccezione di quelli archivistici – prevede la demolizione o la modifica senza l’autorizzazione del Ministero.

Per quanto attiene gli archivi, gli orientamenti normativi sono diversi; essi non possono essere smembrati, neppure con

autorizzazione ministeriale. Non si deve quindi dimenticare che l’archivio vero è composto da scritture orgiianli,

solitamente uniche, e la mancanza di una di esse – causa dell’interruzione del vincolo naturale – può portare alla non

comprensione dell’intero complesso. Negli altri Beni Culturali, così come nelle raccolte, questo non succede.

VITA DELL’ARCHIVIO

ARCHIVIO VIVO = Ogni archivio ha una vita attiva, delimitata cronologicamente in maniera non predeterminata,

dipendente dal periodo di attività del produttore. La nascita dipende quindi da fattori individuati nella nascita e nelle

procedure di costituzione del soggetto, nell’attività del soggetto, nella realizzazione di memorie registrate per iscritto e

nella volontà del produttore di conservarle. L’archivio svolge quindi le sue prerogative assumendo funzioni che

dipendono dalle caratteristiche dei diversi momenti evolutivi, durante i quali la struttura fisica dell’archivio rischia di

subire pesanti modificazioni. Fra queste la frammentazione, operazione che tende a creare gli spezzoni che incidono

negativamente, essendo esse un complesso essenzialmente organico.

ARCHIVIO MORTO = Se il produttore cessa di esistere (morte del soggetto fisico, modifiche all’istituzione), l’archivio

diventa un archivio morto; una condizione riconosciuta in quanto nella nuova situazione la documentazione entra in un

contesto di staticità, e vengono a mancare le possibilità di accrescimento. Quando l’archivio è in vita sostiene l’attività

del produttore e I soggetti a lui correlati; un ruolo, però, che continua a svolgere anche da morto, assolvendo ancora al

ruolo di memoria e testimonianza. Per tali funzioni è necessario però un riferimento esterno, che può essere un Istituto

di concentrazione appositamente individuato.

--

Durante la vita dell’archivio il produttore si trova nella necesità di operare interventi che condizionano I momenti che

che attengono il materiale archivistico. L’archivio può quindi essere definito sulla base delle diverse fasi di sviluppo:

CORRENTE = a seguito dell’attività del produttore la documentazione si forma attraverso un naturale accrescimento,

determinato dalla necessità di entrare in relazione con la società. Questa fase, di durata non prederminata, si inaugura

con l’inizio della pratica e si conclude con la chiusura. La legislazione italiana (D.P.R. 1409/1963) non è intervenuta per

delimitarne la durata, ma in alcune situazione una indicazione naturale è proposta dalla gestione annuale del protocollo,

per cui il periodo minimo corrente corrisponde con l’anno solare.

DI DEPOSITO = il materiale, chiusa la fase di accrescimento, pur conservando la propria vitalità pratica, amministrativa

e giuridica, trova una collocazione fisica transitoria in attesa di soluzione. Durante questa fase, che per la legislazione

italiana dura un quarantennio, si svolgono attività organizzazioni e di selezione.

STORICA = La documentazione viene conservata in funzione del suo valore storico, a uso del produttore e di terzi; con

il tempo acquisice interesse culturale, pur mantenendo valore pratico, amministrativo e giuridico.

--

In Italia il teroico seicentesco Bonifacio considerò l’archivio quale unica realtà, mentre in Germania, intanto, si visse il

dibattito fra archivsti, aventi in gestione la documentazione storica, e i registratori, incaricati della fase corrente e spesso

della successiva sezione di deposito. I primi insistevano nel considerare archivio soltanto quello gestito da loro, e

attribuivano alle fasi precedenti la denominazione di registratura.

Si individuò quindi un primo momento (registratura corrente), un secondo (registratura di deposito), un terzo

(prearchivio, durante il quale si provvedeva a selezione e scarto) e un quarto, rappresentato dall’archivio vero e proprio.

Tale impostazione poteva presentarsi con variazioni, in quanto la qualificazione di archivio veniva talvolta assegnata già

alla seconda fase.

Altra soluzione fu adottata in Francia: attratti dal concetto di prearchivio, quindi da un’istituzione atta a raccogliere gli

archivi di deposito provenienti da soggetti omogenei e provvedere alla loro riorganizzazione ealla selezioni,

attrezzarono appositi centri alle suddete finalità. Considerando già archivio la fase corrente, e altrettanto quella di

deposito, chiamarono archivio intermedio la fase di prearchivio.

EVOLUZIONE DELL’ARCHIVIO

L’archivio si colloca sopra due coordinate, indicanti la verticalità temporale e l’orizzontalità territoriale e istituzionale:

ogni archivio si muove infatti in un ambito temporale che va dalla nascita alla chiusura (cessazione dell’attività del

produttore), e – nello spazio – agisce su un determinato territorio, in un preciso contesto sociale e sittuzionale. L’archivio

è quindi una realtà multistrutturale.

I presupposti costitutivi dell’archivio, affinché esso nasca e si conservi sono l’esistenza di n produttore; l’attività del

produttore; una particolare tipologia d’attività; la conservazione della memoria e la qualità del supporto; la volontà di

conservazione; presenza di un vincolo. –

Ogni archivio è memoria di attività compiute. In epoca romana, medievale e prima età moderna la capacità di far nascere

un archivio era competenza esclusiva di soggetti pubblici, dotati dello jus archivi, il diritto di matrice imperiale; la

limitazione garantiva la conservazione e la riservatezza di archivi di importanza politica e amministrativa, d’altro canto

sminuiva le altre realtà, come gli archivi privati e quelli delle grandi famiglie signorili o mercantili (che tuttavia venvano

spesso conservati dalle stesse). Nell’età contemporanea non esistono più simili discriminazioni. –

I soggetti produttori di archivi possono essere:

PUBBLICI =

STATALI = amministrazioni centrali (Ministeri, Corte dei Conti) e periferiche (Prefetture, Questure);

NON STATALI = Regioni, Province, Comuni, Associazioni.

La distinzione risulta di rilievo in relazione alle decisioni normative; le disposizioni sono ancora rappresentate dal D.P.R.

n. 1409 del 30 settembre 1963, da cui si evince come lo Stato debba tenere atteggiamenti differenti relativamente a

interventi sopra beni di soggetti propri e sopra quelli pubblici di appartenzna non diretta.

PRIVATI =

SINGOLI = fisiche, che possono creare archivi, o giuridiche, rappresentate da un solo soggetto;

COMPLESSI: I NUCLEI FAMILIARI = varia in riferimento alla struttura e alle funzioni, e si caratterizza come

somma di soggetti singoli, realtà complessa considerata nella sua unità culturale, giuridica e sociale o nella sua

funzione patrimoniale; per il passato risultano di interesse le grandi famiglie commercianti o mercantili.

COMPLESSI: ASSOCIAZIONISMO = due o più persone possono riunirsi, non a scopo di lucro, non in segreto e

senza perseguire finalità contraria alla Costituzione, e formare una associazione di fatto. Per consolidare la

propria posizione possono quindi depositare presso un Notaio il proprio Atto Costitutivo e lo Statuto, ma per

farsi recpire nella organizzazione pubblica devono richiedere formalmente un riconoscimento giuridico. Esse

diventano Ente Giuridico o Morale se costituite da persone; Fondazione se basate su capitali.

IMPRESA = una o più persone possono operare unitamente per finalità di lucro. Gli archivi realizzati dai soggetti

d’impresa, se non di notevole interesse storico, non hanno vincoli per la conservazione, con esclusione della

documentazione contable e fiscale per cui la legge chiede specifici termini di giacenza.

Ogni soggetto produttore produce il proprio archivio solo se svolge un’attività che non si esaurisce all’interno del soggett

ostesso; l’attività si inquadra in due momenti: quando il soggeto si crea, imponendosi regole e strutture; e quando

opera, attraverso le sue ramificazioni. Entrambe le fasi sono presupposti alla nascita di un archivio.

L’archivio cessa di essere prodotto qualora il soggetto assuma una posizione di inerzia totale, che può essere transitoria

(l’archivio continua a esistere e a essere vivo) o definitiva (rimarrà immobile nella sua consistenza). Quando consegue

la scomparsa del soggetto produttore l’archivio viene definito morto, anche se la documentazione può continuare a

essere attiva in riferimento alla possiilità di essere utilizzata per fini pratici, amministrativi o giuridici.

Il soggetto produttore svolge attività archivistica solamente se si rivolge fuori dalla propria entità, e quando dopo aver

sollecitato il mondo esterno riceve da esso elementi attestativi dei comportamenti. Questo meccanismo può

configurarsi anche nel procedimento esterno. L’archivio non si forma quindi per per esclusiva volontà del produttore,

ma per un concorso incontrollato e incontrollabile di più volontà. La non volontarietà è quindi alla bse della formazione

di ogni archivio; di contro, quando si ravvisa una volontà costitutiva si ha una diversa fattispecie: l’elemento è quindi

l’instaurazione di un rapporto di attività fra soggetto e mondo esterno. –

Perché si crei l’archivio è necessario che le memorie siano registrate su un supporto; in archivistica non si pongono limiti

in merito alla sua natura, e nel tempo si è passati dalle incisioni parietali alle tavolette d’argilla, meno ingombranti e più

mobili, per poi passare al papiro, alla pelle e alla pergamena, quindi alla carta e ingine ai supporti informatici. La carta si

diffuse in Italia nel XIII secolo, risultando immediatamente apprezzata perché più facile da produrre della pergamena,

più economica, meglio adatta alla scrittura e facilmente adattabile a svariate tipologie di unità archivistica. Nel tempo,

ogni modifica è stata finalizzata a una maggiore agilità di conservazione e fruizione. –

I soggetti produttori sono liberi, nei limiti dati natura, competenze e funzioni, all’interno della organizzazione sociale, di

cosnervare o meno le memorie prodotte dalle proprie attività. Il principio di libertà non è però da intendersi in senso

assoluto, bensì relativo; solitamente, si lega al principio di necessità della conservazione stessa, che nella fase costitutiva

è determinato in prevalenza da finalità pratiche.

Il soggetto privato fisico semplice gode di una libertà molto estesa, e spesso affida la propria memoria a quella

fisica personale, ma capita che – quando si tratta di attestazioni che riferiscono ad operazioni che investono

aspetti economici e finanziari – ci si trovi nella situazione di dover tenere memoria di documentazione prodotta

da altri Enti (Pubblico Registro Automobilistico, produttore del Bollo Auto. La legge impone dei tempi di

conservazione obbligatori al produttore, che può soltanto dopo distruggere la documentazione. Un

procedimento amministrativo corretto, ma contestabile da una prospettiva archivistica).

Il soggetto privato complesso, nella sua forma di associazione, ha una libertà più limitata, in quanto i Soci

hanno il diritto di conoscere la storia dell’associazione stessa, e questo agisce limitando il procedimento di

eliminazione che potrebbe configurarsi come occultamento. Nell’ambito dei soggetti impresa la libertà di

eliminazione è ulteriormente limitata dagli obbligi legislativi specifici, soprattutto per quanto concerne

documenti fiscali e contabili, seppure siano essi circoscritti nel tempo.

Per i soggetti pubblici si ha un ulteriore sbilanciamento a favore della conservazione, durante la fase costitutiva

dell’archivio. La motivazione è legislativa, ma guidata anche da un principio comportamentale. Le autorità

preposte alla gestione dell’attività pubblica sono infatti tenute a conservare, in fase operativa, la memoria delle

proprie attività, in quanto testimonianza del proprio servizio. Ogni appartenente a una Comunità ha poi il diritto

di conoscere come la stessa viene gestita. –

Organizzare la memoria significa ordinarla, ossia renderla utilizzabile, perché è solo la prospettiva della fruizione che si

garantisce l’esistenza dell’archivio stesso. Il principio dell’ordine è quindi intrinsesco, ed è una delle primarie finalità

dell’archivista in ogni fase di sviluppo dell’archivio. L’ordinamento prevede la fornitura di una struttura logica e utile per

un rapido reperimento delle informazioni in fase formativa, mentre un’altra funzione sta nel riordinale e inventariare

gli archivi. Attività che, comunque, non influiscono sulla natura dell’archivio stesso.

ARCHIVIO CORRENTE

L’archivio corrente coincide con il momento della nascita e della formazione, e comprende la documentazione scritta

realizzata a seguito dell’attività del titolare, che attraverso un naturale processo di accrescimento e nel rispetto delle

procedure tecniche entra a far parte della sua memoria. In genere il periodo dell’archivio corrente è di cinque anni,

dopo il quale esso passa alla fase di depoisto; una soluzione che risulta però priva di validità, poiché il passaggio è in

realtà collegato alla chiusura della pratica.

L’archivio corrente è composto quindi da una documentazione cronologicamente non uniforme, e contiene tutte le

pratiche ancora aprte; con l’introduzione del protocollo, in omaggio alla sua struttura annuale, si è definito si è deciso

di porre come di un anno il periodo minimo di giacenza del materiale nella fase corrente. –

Fondamentale per l’archivio corrente è l’organizzazione della memoria, poiché se un archivio nasce su bas errate

difficilmente potrà essere ricondotto a una struttura corretta. La formazione dell’archivio si realizza di conseguenza alle

differenziazioni esistente fra le varie tipologie di soggetti produttori, in quanto ogni soggetto tende a elminare gli

elementi non utili e a conservare quelli essenziali per la propria attività:

PRIVATI = non esistono vincolanti modalità preordinate; solo in relazione alla conservazione di poche tipologie di

coumenti esistono normative specifiche. D’altro canto gli archivi privati correnti non rientrano fra quelli indicati dal

Testo Unico come oggetto di tutela dello stato (eccezion fatta per quelli di notevole interesse storico).

PUBBLICI = il principio fondamentale resta che la memoria pubblica deve essere conservata e organizzata in modo che

la Comunità, in qualsiasi momento, possa accedervi, sia pure nel rispetto delle limitazioni di legge, delle caratteristiche

e dei contenuti. Nella gestione degli archivi di epoca unitaria le regole imposte si diverdificano a seconda degli Stati; con

le innovzioni napoleoniche e l’introduzione della gestione protocollare si sono sviluppati nei soggetti pubblici nuovi

criteri di organizzazione, come il titolario di classificazione.

STRUTTURA DEL PRODUTTORE = le modalità di organizzazione dipendono anche dalla struttura: il signolo, non avendo

necessità di utilizzare altre persone, attua criteri semplici ed esegue suddivisioni che rispettano le materie; nei soggetti

complessi i criteri sono più articolati, e rispettano un ordine dipendente dalle competneze e dalle funzioni.

TIPOLOGIA DI ATTIVITÀ = alcuni produttori svolgono attività che prevedono rapide conclusioni delle pratiche, altri hanno

scopi che richiedono gestioni prolungate. Da questo si può decidere se optare per un criterio cronologico, che seppure

fondamentale è importante non occupi il primo livello di organizzione, in quanto esso esclude a priori l’attuabilità di

qualsiasi altro, rendendo di fatto impossibile la fascicolazione.

CARATTERISTICHE DEI SUPPORTI = i diversi supporti hanno dato vita a diverse tipologie di unità archivistiche. Parlando

di tempi recenti si nota che l’uso della carta ha permesso di incrementare la produzione delle due tipologie archivistiche

più diffuse, e cioè unità legate (libri, codici) e carte sciolte (faldoni, buste). Per ciascuna si configurano diverse possibilità

organizzative. L’introduzione delle moderne tecnologie ha in parte già mutato i criteri, e per quanto queste siano state

inizialmente applicate soltanto alla gestione degli archivi storici, ci si è accorti che in realtà le loto potenzialità meglio si

esplicano negli archivi correnti, poiché le memorie nuove e in formazione sono più adattabili. –

Altrettanto importante per il principio di organizzazione è il concetto di serie, che mira a individuare – attraverso il

criterio di raggruppamento – una delle metodologie utili per collocare in posizioni logiche le unità archivistiche prodotte.

La posizione logica può essere realizzata secondo linee diverse, più o meno dipendenti dalla volontà del produttore, che

può stabilirne l’organizzazione; gli elementi che contribuiscono a stabilire tali posizioni, e che presiedono alla formazione

della serie, sono il rispetto delle materie, dell’ordine cronologico e dell’articolazione dell’attività. Alla base di ogni

soluzione il vincolo naturale, ed è necessario puntualizzare l’intendimento di tendere al taggiungimento della purezza.

La scelta dell’ordine per materia comporta un intervento da parte di chi organizza; poiché ogni archivio presenta una

molteplicità di materie ne consegue un maggior numero di possibilità di ordini, con la creazione di serie per materia,

costruita sulla base delle necessità oggettive e pratiche del soggetto e mutabili nel tempo; tale procedimento

inevitabilmente conduce a un affievolirsi della purezza del vincolo naturale. Dal XIX secolo la dottrina archivistica si è

espressa criticamente in merito all’adozione della serie per materia, soprattutto se parallela al principio di pertinenza

nell’attività di riordinamento dell’archivio. In generale, la serie per materia può essere accettabile solo nella fase

formativa dell’archivio, poiché la sua organizzazione ancora dipende dal produttore. –

L’ordine cronologico in questa fase costituisce il presupposto di riferimento per l’individuazione del vincolo. Sono molti

I soggetti che vi ricorrono, rispecchiando un’esigenza naturale, giacché il tempo scandisce tutte le attività. Qualche

problema si rivela nell’applicazione, poiché le scelte dell’ordine si basano sempre sopra strutture gerarchiche, in cui la

collocazione primaria si impone sulle altre, facendo da blocco. Si può quindi rilevare che tale principio trova applicazione

in una duplice interrpetazione, dipendente dalle necessità del produttore e che prevede un ordine cronologico collegato

con l’indicazione presente sulla memoria scrita, e un ordine cronologico che si riferisce alla indicazione cronologica del

momento in cui il soggetto principale provvede alla registrazione.

Tale criterio costituisce la soluzione naturale in quanto segue le strutture funzionali del produttore, e prevalentemente

applicato presso i soggetti pubblici, che fin dalla nascita hanno compiti operativi definiti dalle leggi. Ogni soggetto

pubblico opera poi in uno o più settori, e per adempiere ai propri compiti deve individuare particolari uffici; ciascuno di

questi necessità di collaboratori o uffici di secondo libello, e questa struttura burocratica ne definisce l’organizzazione.

La memoria archivistica da esso prodotta, nella sua fase organizzativa, per essere ritenuta corretta deve cos’ rispettare

lo schema istituzionale.

PROTOCOLLO

Il protocollo fu istituito in epoca napoleonica per snellire le procedure di registrazione. L’innovazione ebbe successo

anche in Italia, dove il riconoscimento più significativo avvenne con il D.P.R. n. 428 del 20 ottobre 1998, che ne

riconobbe la validità anche in ambito informatico.

Per tutto il diciottesimo secolo la gestione delle carte in entrata e in uscita era effettuata secondo criteri macchinosi: la

documentazione in partenza percorreva complicati tragitti, giungeva alla configurazione dell’originale firmato e – prima

della spedizione – veniva trascrito integralmente sopra appositi registri, detti copialettere.

La documentazione in entrata era invece gestita in maniera non uniforme, e una soluzione era quella di infilzare il

documento in un’asticella metallica apposita; non si manteneva così la notizia del giorno, ma si preservava l’ordine di

ricezione, elemento poi fondamentale anche nella nuova modalità di registrazione.


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

16

PESO

816.98 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Archivistica e biblioteconomia relativi al modulo generale dell'esame, basati sulla frequenza al corso e lo studio autonomo del libro consigliato.

Gli argomenti trattati sono:

- Archivistica.
- Archivio.
- Storia degli archivi.
- Vita dell'archivio.
- Evoluzione dell'archivio.
- Archivio corrente.
- Protocollo.
- Archivio di deposito.
- Definizione di archivio storico e criteri di riordino.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VeronicaSecci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archivistica e biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Tasca Cecilia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in lettere

Riassunto esame Storia contemporanea, professore Atzeni, libro consigliato Fascismo - storia e intepretazione, di Emilio Gentile
Appunto
Riassunto esame Storia Medievale, prof. Tognetti, libro consigliato "Medioevo - I caratteri generali di un'età di transizione" di G. Vitolo
Appunto
Riassunto esame Geografia, prof.ssa Incani, libro consigliato Linee tematiche di ricerca geografica di Cosimo Palagiano
Appunto
Storia delle geografia, esame di Geografia
Appunto