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FATTORI ESTRINSECI

Vandalismo:

Il vandalismo colpisce gli alberi più facilmente accessibili e più vicini alle zone di aggregazione d’utenza.

Spesso i danni non sono diretti o volontari, ma dovuti ai giochi dei bambini che possono rompere i rami

senza l'intenzione di causare danni, oppure ad incisioni della corteccia che non sono dirette a danneggiare

l'albero, il quale è solo qualcosa che è conveniente da usare ed immediatamente accessibile.

Devono essere considerate anche le sostanze contenute nell'urina degli animali domestici.

I consigli sono di utilizzare protezioni artificiali o arbusti che limitino l’accessibilità e l’impiego di piante di

medie/grandi dimensioni che siano tolleranti alle incisioni.

Autoveicoli:

Gli autoveicoli possono essere spesso causa di danni al fusto su alberi di qualsiasi dimensione, soprattutto

in aree di parcheggio; inoltre le ruote esercitano favoriscono lo spostamento delle sostanze tossiche e la

compattazione del suolo.

Le soluzioni prevedono l’impiego di protezioni artificiali e particolari accorgimenti di progettazione per

evitare che le sostanze inquinanti pervengano alla buca d’impianto o l’impiego di specie tolleranti.

Il traffico veicolare inoltre può proiettare e disperdere sostanze inquinanti (catrame, gomma, piombo, sali

antighiaccio) come aerosol fino a 20 metri dalla strada. Gli effetti principali sono imbrunimenti e seccume

marginale delle foglie, senescenza prematura e imbrunimenti corticali.

Inquinamento atmosferico:

I problemi causati dall'inquinamento sono strettamente legati al clima o le caratteristiche pedologiche.

Questi fattori sono legati fra di loro da un anello di retroazione negativa, per cui il peggioramento di uno di

essi può avere conseguenze negative anche sugli altri.

La maggior quantità di inquinanti che giunge alla vegetazione ornamentale proviene dalle industrie

(fonderie, vetro, ceramiche, concimi, materie plastiche), dai camini delle abitazioni e dai tubi di scarico degli

autoveicoli cittadini.

Lo smog va a depositare delle sostanze sulle foglie che determinano una riduzione della fotosintesi; inoltre

queste sostanze vengono assorbite attraverso gli stomi ed entrano in circolo nella linfa andando a

depositarsi e ad interferire con le funzioni fisiologiche. In genere si assiste ad un argentatura della foglia che

si evolve nel tempo in un colore bronzeo/nerastro.

L’inquinamento da segue un trend preciso con punte massime nel periodo

COMPOSTI A BASE DI ZOLFO

invernale; tali sostanze possono esercitare un azione acuta (che si manifesta sugli organi erbacei con molta

rapidità determinando necrosi) o un azione cronica (che si manifesta più lentamente ed incide sulla vigoria

e la vitalità della pianta).

I hanno un azione acuta che si manifesta con numerose macchie color rosso vivo.

COMPOSTI A BASE DI FLUORO

I hanno un azione acuta che si esplica sulle foglie, dove si hanno ustioni di colore

COMPOSTI A BASE DI CLORO

giallo chiaro alle quali seguono disseccamenti.

I danni da vengono arrecati durante i lavori di bitumazione e nelle giornate estive molto calde

CATRAME

quando gli asfalti emanano vapori. Le foglie danneggiate si presentano con riflessi bianco-argentei.

Bruschi Pietro

MESSA A DIMORA DEGLI ALBERI

IN AMBIENTE URBANO

S ’

CELTA DEL MATERIALE PER L IMPIANTO

La piantagione di un albero non inizia al momento dell’impianto, ma in vivaio, prelevando piante con una

certa idoneità allo scopo, in funzione della ubicazione assegnatagli e delle cure che si intendono dare.

Criteri di selezione:

 B : tolleranza al clima, al terreno, all’inquinamento, rischio di diventare una infestante.

IOECOLOGICI

 F : tolleranza alla manipolazione, reperibilità, suscettibilità alle potature.

UNZIONALI

 E : decidue o sempreverdi, colore, densità, habitus, fioritura

STETICI

 T : qualità, tecnica di coltivazione, età della pianta.

ECNICO AGRONOMICI

 E .

CONOMICI

Passaggi per la determinazione della qualità di un albero:

1. Valutare il tronco e la disposizione delle branche.

2. Dimensioni del tronco in relazione all’età.

3. Uniformità strutturale e volume della chioma.

4. Integrità e distribuzione dell’apparato radicale.

5. Fattori di declassamento.

È inoltre consigliabile di utilizzare, dove possibile, l’uniformità estetica in concomitanza con la diversità

biologica tra le specie, in modo da affrontare meglio le future avversità.

M ESSA A DIMORA DELLE PIANTE

“È meglio spendere 100€ in un albero e 200€ nella sua buca anziché l’inverso”.

Le dimensioni delle buche devono essere adeguate a quelle del pane di terra e alla natura del terreno.

In terreni di buona struttura la buca può essere profonda anche solo quanto basta per arrivare in pari con il

colletto, per quanto riguarda il diametro è accettabile un valore pari al doppio del diametro della zolla (a

sezione trapezoidale): una buca d’impianto più larga significa un volume più grande di suolo smosso e

aerato che consente una crescita iniziale più rapida.

Il fattore che maggiormente esercita influenze sull’attecchimento delle piante è l’acqua: quando viene

assicurata un’adeguata disponibilità idrica non si riscontrano differenze apprezzabili fra i vari sistemi di

piantagione.

Se la chioma presenta una parte con maggiore ramificazione conviene esporla in direzione opposta alla

massima radiazione incidente, in modo da favorire il riequilibrio e ridurre la necessità di future potature; la

parte con maggior ramificazione dovrebbe anche essere posta contro i venti dominanti, mentre le radici di

maggior diametro andranno poste sottovento in modo da opporsi al ribaltamento. Al contrario la parte più

delicata del punto di innesto (se esiste) deve essere rivolta in modo da non rischiare scottature per la forte

insolazione.

In caso di piante di medie dimensioni è necessario l’impiego di sostegni, questi tuttavia limitano la

formazione di legno di reazione e quando questi vengono rimossi gli alberi possono manifestare difficoltà a

mantenere la posizione verticale. Inoltre i legacci devono essere esaminati almeno due volte l’anno per

assicurarsi che essi non siano rotti o che strozzino il fusto.

Nel caso di alberature stradali conviene avvalersi anche delle protezioni contro deiezioni di animali,

calpestamento o danni da autoveicoli. Bruschi Pietro

M '

ODIFICA SITO D IMPIANTO

Gli interventi per migliorare le caratteristiche del terreno urbano d'impianto possono essere molteplici e

talvolta non economicamente o tecnicamente proponibili: i più comuni sono l'apporto di terreno alloctono

(topsoil), l'uso di ammendanti e di prodotti organici.

Topsoil: Lo strato superficiale (20cm) di terreno prelevato da zone fertili, quindi avente condizioni chimico-

fisiche eccellenti per la crescita delle piante. Qualora il substrato originale sia fortemente compromesso

l'aggiunta di terreno di riporto può avere un notevole impatto positivo. È tuttavia molto costoso e di

composizione non sempre sicura.

Ammendanti organici per il suolo: L'aggiunta di sostanza organica migliora la struttura, l'areazione e la

ritenzione idrica, ma soprattutto la capacità di scambio cationico, così da diminuire lo stress da trapianto e

facilitare la crescita delle piante. Gli ammendanti possono anche diminuire il potenziale degli inquinanti,

fungendo da immagazzinatori di queste sostanze.

Occorre prestare attenzione alle proprietà del substrato di partenza, poiché la quantità di ammendante

potrebbe anche peggiorare la situazione. In generale si aggiunge un 35% di sostanza organica per volume di

suolo (a meno che il suolo non sia estremamente argilloso), e un 60% di sabbia.

Biostimolanti: Prodotti che entrando nella pianta in stadi precoci di sviluppo vanno a rappresentare una

fonte supplementare di polifenoli i quali, funzionando come catalizzatori della respirazione, stimolano

l'attività enzimatica, per cui la divisione cellulare è accelerata ed i processi metabolici aumentano di

velocità.

Tuttavia questi prodotti derivano da materiali reflui di depuratore e quindi suscitano preoccupazioni dovute

alla variabilità di composizione e alla presenza di metalli pesanti.

Inoculi micorrizici: I funghi micorrizici possono incrementare biologicamente la crescita e stimolare le

funzioni radicali negli alberi, tuttavia il successo non è mai garantito (si dovrebbe anche ricreare il suolo

naturale nel quale questi organismi vivono).

Mixes artificiali: Substrati artificiali che pur mantenendo una certa capacità di carico consentano allo stesso

tempo la crescita delle radici. Consistevano essenzialmente di una combinazione di sabbia grossolana e

materiale organico, con l'aggiunta di piccole percentuali di argilla o limo. Questi mixes sono generalmente

costituiti da una matrice sassosa, da suolo che si insinua fra i pori della matrice e da un legante artificiale

(idrogel). Bruschi Pietro

GESTIONE DEL VERDE URBANO

La gestione del verde urbano, deve essere condotta e organizzata in modo dinamico, cercando di collegare

le varie operazioni manutentive e tenendo conto che uno spazio verde è un’entità composita in cui gli

elementi viventi e inerti sono spesso legati da relazioni innate di dipendenza fisiologica o spaziale.

Per questo motivo la gestione deve essere concepita in modo organico e organizzato, tale da evitare che le

varie operazioni si succedano senza una precisa sequenza temporale e che siano dei compartimenti stagni

indipendenti li uni dagli altri.

Funzioni di un : fonte di conoscenza immediata, strumento di monitoraggio,

SISTEMA INFORMATIVO DEL VERDE

strumento per future pianificazioni e gestioni, strumento di informazione e divulgazione ambientale.

Parametri per misurare la qualità del servizio: soddisfacimento dell’utenza, trend dei tempi di risposta,

rapporto tra manutenzione e guasti, rendimento degli impianti.

In Italia i modelli di gestione del verde possono essere affidati alla gestione diretta, alle società di servizi

municipalizzate o ai global service.

Nel nostro paese sono coltivate numerose specie ornamentali, caratterizzate da differenti comportamenti

ed esigenze fisiologiche: gli interventi di manutenzione riguardano la gestione delle aree a prato, il

controllo della stabilità delle alberature, la potatura degli alberi e degli arbusti, il controllo delle malerbe,

l’irrigazione, la fertilizzazione e la lotta antiparassitaria.

I RRIGAZIONE

Per l’irrigazione l’obiettivo principale è il massimizzare l'efficienza di uso dell'acqua e riducendo gli sprechi.

In fase di progettazione ci si può orientare anche verso la scelta di specie xerofile o comunque arido-

tolleranti nelle zone particolarmente svantaggiate, l'adozione di turni più brevi e più frequenti e lo

sfruttamento delle acque reflue.

Nelle prime fasi di attecchimento irrigazioni frequenti con volumi ridotti producono risultati migliori che

non irrigazioni meno frequenti con volumi elevati al contrario di quanto osservato sugli alberi adulti

stabilizzati. L’irrigazione dovrebbe essere fatta inizialmente nell’area della buca d’impianto per poi essere

estesa gradualmente alla zona prospiciente.

F ERTILIZZAZIONE

La risposta alle applicazioni di fertilizzanti è variabile e specie-specifica. Qualora gli alberi siano irrigati

regolarmente, essi beneficiano in maniera anche rilevante di un apporto bilanciato di nutrienti. La

conoscenza della storia dell'arboreto è di notevole aiuto per decidere l’entità dell’intervento: se fertilizzare,

quando, il prodotto da utilizzare e la dose da applicare. Le tecniche d’impiego sono: barre fertilizzanti, lo

spaglio, l’iniezione di fertilizzanti liquidi nel terreno o all’interno del tronco della pianta.

Ci sono svariati metodi per determinare se una pianta necessita di essere fertilizzata: la crescita annuale dei

germogli, la colorazione del fogliame, analisi chimiche.

Bruschi Pietro

C ONTROLLO DELLE INFESTANTI

Il controllo delle infestanti può essere effettuato con diverse tecniche che non sempre sono applicabili in

ambiente urbano per motivi sia economici sia tecnico-ambientali.

Erbicidi: Il loro uso è consigliato solo nelle aree più isolate. In ogni caso l'irrorazione deve essere fatta da

personale specializzato, in assenza di vento e l'area deve essere isolata per qualche giorno. Dal punto di

vista estetico l'effetto che ne deriva non è sicuramente attraente.

Pacciamatura: Laddove non sia possibile lo sfalcio frequente delle erbe e dove le infestanti esercitassero

una competizione idrico-nutritiva non tollerabile la pacciamatura costituisce un efficace metodo per il loro

controllo.

I benefici effetti di questa pratica sono riassumibili in: maggior disponibilità idrica, mantenimento di una

buona struttura e della porosità, limitazione erosione e dell'effetto battente delle piogge, apporto di

sostanza organica, riduzione di crosta superficiale, buon effetto estetico. Si assiste dunque ad un

accrescimento più rapido nelle prime fasi di crescita, un maggior sviluppo dell'apparato radicale.

La pacciamatura può essere effettuata con realizzati con molecole sintetiche (il terreno può

FILM PLASTICI

riscaldare eccessivamente, aumentando di conseguenza l’evaporazione; sono parzialmente decomponibili)

o con (limitata durata nel tempo, sviluppo di malattie funginee, possono

MATERIALI DI MATRICE ORGANICA

contenere sostanze dannose in quantità elevate).

D IFESA FITOSANITARIA

La difesa fitosanitaria ha peculiarità legate al contesto nel quale ci troviamo ad operare, al rispetto della

normativa vigente, ai mezzi di applicazione e alla disponibilità economica. Sono da considerarsi veramente

dannosi solo quei parassiti che arrecano danni significativi alle piante attaccate e/o causano disagio alla

popolazione.

È di essenziale importanza l’impostazione di una gestione integrata delle avversità parassitarie:

 Identificare il parassita, monitorarne la popolazione del parassita ed il livello di dannosità, per

valutare se è sufficiente un trattamento puntiforme o se è necessario un trattamento su larga scala;

 Determinare il livello di dannosità massimo tollerabile e decidere se essa è accettabile, se è

problema esclusivamente estetico o se è anche un problema economico;

 Se è necessario un trattamento (previamente valutata la modalità di lotta), questo va effettuato

quando il parassita è in attiva crescita e prima che si manifesti il massimo livello di danno;

 Una volta che il trattamento è stato effettuato valutarne la correttezza d’esecuzione e l’efficacia

effettiva che tale intervento ha avuto;

 Registrare i dati per effettuare valutazioni comparative anno dopo anno e verificare l'efficacia del

trattamento nel lungo periodo.

Trattamenti endoterapici

L'endoterapia introduce sostanze direttamente nel tronco o nelle radici queste che, attraverso il sistema

vascolare, vengono traslocate in tutte le parti della chioma. La risposta in genere è rapida e si rivelano

particolarmente utili quando altri trattamenti sono inefficaci o non tecnicamente realizzabili, senza

oltretutto creare problemi all’ambiente; sono selettivi, di facile utilizzo e specie-specifici. Tuttavia è una

pratica invasiva che può creare problemi di infezione alle piante.

Bruschi Pietro

C URA DELLE FERITE

Le ferite presenti sulla pianta, provocate per esempio dagli urti delle automobili, devono essere curate per

evitare rischi di infezione e per non incorrere in effetti antiestetici.

La lesione dovrà essere rifilata operando con una lama ben affilata in modo che i bordi siano netti e che si

elimini tutto il legno rovinato o alterato, così che il cambio possa impedire l’accesso dei patogeni.

L’uso dei mastici protettivi si è dimostrato deleterio poiché protegge i patogeni già inseriti sulla ferita,

favorendo lo sviluppo dei marciumi; alcuni prodotti inoltre uccidono le cellule della pianta con cui vengono

a contatto, provocando un ingrandimento della ferita. Tuttavia si consiglia la distribuzione di un

anticrittogamico nel caso di particolari rischi di infezione della ferita.

C URA DELLE CAVITÀ

Alcune specie legnose, ed in particolare alcune latifoglie più frequentemente di altre, presentano fenomeni

di degradazione interna dei tessuti anche quando l’albero è in piena maturità e vigore vegetativo; tali cavità

interne possono compromettere la stabilità di un albero in misura proporzionale all’entità del danno.

Lo stesso vale per le carie del legno: processi di degradazione dei tessuti lignei provocati dall’azione fisica

ed enzimatica dei funghi cariogeni i quali interessano cellulosa, emicellulose, pectine e lignina. La carie

compromette i processi fisiologici della pianta, riducendone la stabilità e la resistenza ad altri tipi di stress.

È irrilevante se è disponibile ancora legno sano che potrebbe servire da nutrimento al fungo, la decisione di

formare un corpo fruttifero dipende dalle condizioni locali del legno. La formazione dei corpi fruttiferi viene

stimolata dal contatto con l’aria e dall’aspetto del carpoforo si possono trarre conclusioni sulle dimensioni

della decomposizione del legno: quando sono grandi e sodi indicano che c’è ancora molto legno residuo,

piccoli corpi fruttiferi impoveriti e raggrinziti fanno supporre la quasi completa decomposizione del legno

residuo.

 Carie bruna (cubica): Decompone la cellulosa e le emicellulose (circa il 70 % della massa lignea)

mentre lascia più o meno invariata la lignina. Determina una colorazione scura dei tessuti i quali

negli ultimi stadi assumono una consistenza molto friabile che ne causa rottura secondo piani di

sfaldatura ortogonali, con fessure spesso tappezzate dal micelio. È associata in misura

preponderante a conifere, sebbene su alcune latifoglie sia particolarmente frequente.

 Carie bianca (fibrosa o alveolare): Altera tutti i componenti della parete rimuovendo più o meno

selettivamente la lignina e degradando solo successivamente anche la cellulosa. L’aspetto dei

tessuti danneggiati è chiaro e fibroso, le aree di tessuto decolorato sono spesso alternate ad altre

ancora sane. Diffusa in modo paragonabile su latifoglie e conifere, è dovuta a molti Basidiomiceti

ed alcuni Ascomiceti.

 Carie molle (soffice): Decompone cellulosa ed emicellulosa del legno umido, il quale presenta

condizioni a volte proibitive per le altre carie. Il danno si limita spesso ai soli strati esterni del legno

e si manifesta con l’imbrunimento della superficie legnosa, la quale diviene soffice e con una

superficie percorsa da molte cavità sottili di forma circolare o romboidale. È causata da numerosi

Ascomiceti, Deuteromiceti e Basidiomiceti.

Esistono prodotti da distribuire sulle ferite e sulle cavità per aiutare la pianta a reagire contro l’infezione;

assolutamente sconsigliata è la scortecciatura o la rimozione del tessuto infetto, poiché potremmo andare

ad intaccare involontariamente le difese della pianta. Lo sviluppo delle infezioni ectotrofiche sono

profondamente influenzate dal clima (alternanza di periodi molto umidi a periodi molto caldi) e dal pH

(acido = favorevole) del suolo. Si consiglia inoltre di alleggerire la chioma per ridurre la tensione in

prossimità della zona indebolita. Nelle aree a verde pubblico si deve inoltre impedire che la cavità venga

riempita o che vandali non vi appicchino il fuoco: a tale scopo si può apporre sull’apertura una rete in filo

metallico plastificato. Bruschi Pietro

POTATURA DEGLI ALBERI ORNAMENTALI

L'allungamento di un albero avviene nei tessuti meristematici apicali delle radici e dei rami.

Le gemme terminali dei rami (l’oggetto principale della potatura) producono ormoni responsabili dello

stimolo allo sviluppo delle gemme e dei tessuti sottostanti: questo condizionamento si definisce DOMINANZA

, quanto più si è prossimi ad una cima l’effetto della dominanza si annulla e le gemme sottostanti si

APICALE

sviluppano senza controllo. I motivi della potatura

In natura le piante sono “potate” dai temporali, dai fulmini e dalla carenza di luce. La gestione del verde

urbano tuttavia ha bisogno di particolare riguardo che non può attendere i ritmi naturali per mantenere la

sicurezza ed il gradimento dell’utenza. Questi interventi dovranno essere eseguiti con la consapevolezza

degli effetti che sortiranno nel futuro e dell’effettiva attuabilità tecnico-economica.

L’armonia dello scheletro riveste grande importanza anche rispetto al paesaggio, essendo il tronco ed i rami

la parte visibile della piante per molti mesi dell’anno.

 Ristabilire il rapporto chioma-radice a seguito di danni.

 Ottenimento e di forme artificiali o interventi tecnici (innalzamento della chioma, ars topiaria,

sfoltimento, riduzione del volume occupato, potatura d’allevamento di giovani alberi).

 Rimonda: Correzione o riparazione dai danni.

 Incoraggiamento della fioritura e della produzione dei frutti.

 Svecchiamento: Ristabilisce il giusto rapporto peso/chioma negli alberi in fase di senescenza.

Operazioni di potatura

In generale il periodo migliore per compiere la potatura è la fine dell’inverno, quando ormai il pericolo di

repentini abbassamenti di temperatura è terminato; la potatura può, inoltre, essere compiuta quando le

foglie hanno raggiunto la dimensione finale. Al contrario, per le latifoglie i periodi critici sono due: la fase di

emissione delle foglie, in cui l’albero eroga una grande quantità di energie, e l’abscissione annuale delle

stesse, in cui la fase di sporulazione di alcune crittogame è elevata.

L’unione tra ramo e tronco è molto robusta; il punto ideale in cui compiere il taglio della potatura è perciò

situato appena al di sopra del colletto, sede di importanti difese della pianta. Si assisterà alla formazione di

un callo di cicatrizzazione circolare nel corso della stagione vegetativa seguente. Questo collare vivo non

deve mai essere asportato o inciso.

Capitozzatura: Consiste nel drastico raccorciamento del tronco o delle branche primarie (la totale

sbrancatura è giustificabile unicamente se precede un abbattimento) fino alla prossimità di questo.

Il tronco capitozzato viene molto deperito dal taglio poiché privo delle difese cicatriziali presenti nel colletto

delle gemme, inoltre la corteccia viene improvvisamente esposta ai raggi solari con successivo

riscaldamento dei vasi floematici i quali vengono danneggiati.

Gli alberi vigorosi a seguito della capitozzatura sviluppano una chioma molto alta con numerose branche

ascendenti, vicine ed in concorrenza tra loro. In questi casi si può effettuare la ristrutturazione, cioè la

ricostituzione dello scheletro di alberi precedentemente capitozzati: si procederà semplicemente ad

eliminare all’inserzione le branche ed i rami in soprannumero.

Pollarding: Tecnica attuabile su alcune piante resistenti ai tagli frequenti che consiste nella rimozione

annuale di tutta la produzione legnosa dell’anno precedente; questo porterà ad un riscoppio vegetativo

all’apice delle branche, le quali ogni anno avranno una chioma densissima.

Bruschi Pietro

Reazioni alla potatura

La potatura rappresenta tuttavia una fonte di pericolo per le piante, poiché si apre una ferita e si asporta

quel tessuto protettivo rappresentato dalla corteccia (analoghi pericoli sono rappresentati dai tagli

all’apparato radicale). Tutti i tagli superiori ai 3-5 centimetri di diametro possono causare l’alterazione dei

tessuti dell’albero: queste si possono estendere all’interno delle branche e del tronco provocano un

indebolimento dello scheletro e costituiscono una via privilegiata di sviluppo di e parassiti del legno.

Il meccanismo di difesa delle piante consiste in una fase di rafforzamento delle barriere fisiche e chimiche e

con la formazione ex novo di tessuti in grado di isolare la ferita o l’infezione. Si attua in tre modi e tramite

quattro tipi di barriera. Il mantenimento di un elevato vigore della pianta mediante corretti interventi di

concimazione, irrigazione e di lotta alle avversità aiuta la stessa a reagire agli attacchi.

 Rafforzamento dei limiti dei compartimenti: In modo da impedire la diffusione di processi distruttivi

perpetrati da malattie o funghi nel legno.

 Creazione di nuove barriere mediante mezzi anatomici e chimici: Il cambio produce un minor

numero di cellule di conduzione e fibre, mentre le cellule parenchimatiche avviano un attività

metabolica accelerata così da opporre resistenza ai microorganismi.

 Isolamento dei tessuti lesi o infettati: Questi vengono chiusi in compartimenti in modo da dare il

tempo al cambio di produrre le difese necessarie ad espellere il parassita, che nel frattempo non ha

modo di diffondersi.

I. Prima barriera: Considerata relativamente debole, è situata nel cono formato dai tessuti

d’inserzione tra branca e tronco, agisce con l’occlusione dei tubi conduttori.

II. Seconda barriera: Mediamente robusta, è formata dalle cerchie annuali, ha la funzione di impedire

la diffusione delle infezioni frontali.

III. Terza barriera: Molto robusta, è costituita dai raggi parenchimatici, impedisce la diffusione in senso

laterale dell’infezione.

IV. Quarta barriera: Mediamente robusta, viene creata ex novo dal cambio, si oppone alla diffusione

dalla parte interna della pianta isolando i tessuti esterni sani da quelli interni infettati.

Bruschi Pietro

STABILITÀ E RISCHIO DEGLI ALBERI

La valutazione del rischio si pone l’obiettivo di aumentare la sicurezza dell’utenza e la longevità di un

albero, tutto questo massimizzando i benefici ambientali ed economici facendo un uso saggio delle risorse a

disposizione. Infine si pone anche l’ideale di soddisfare le necessità ed i requisiti di qualità del settore della

gestione del verde.

Tuttavia tutti i giudizi sono fatti con conoscenza imperfetta e di conseguenza nessuna stima è

completamente accurata. Le decisioni amministrative vengono prese sulla base del rischio socialmente

accettabile in relazione ai costi ed ai benefici: la sicurezza è un compromesso fra costi di controllo, valore

estetico e cause accidentali.

A : Un soggetto che presenta difetti strutturali che potrebbero causarne la caduta.

LBERO PERICOLOSO

A : Un soggetto pericoloso con persone o cose entro l’area di caduta.

LBERO RISCHIOSO

Procedura per la valutazione del rischio VTA (Visual Tree Assessment):

1. Esame visivo dell’albero al fine di ricercare i sintomi esterni di eventuali difetti interni (produzione di

legno nel punto di sovraccarico che porta a rigonfiamenti o protuberanze in vicinanza di cavita, oppure

costolature vicino a zone di spaccatura).

2. Nel caso siano riscontrati dei sintomi, il corrispondente difetto deve essere confermato e misurato

mediante un’indagine più approfondita (strumenti ad onde sonore o a perforazione).

3. Una volta che l’estensione del difetto e la qualità del legno sono conosciuti viene stabilito se l’albero è

pericoloso o meno facendo ricorso a prestabiliti criteri per la valutazione del rischio di caduta.

Linee guida per la diagnostica di un soggetto:

 Visione generale: deviazione dalla struttura caratteristica della specie, colorazione innaturale del

fogliame, caduta prematura delle foglie, secchezza apicale, attacchi parassitari, crescita anomala.

 Posizione: albero troppo vicino alla strada, chioma troppo prossima al bordo stradale, chioma

estesa verso la carreggiata, albero troppo vicino ai palazzi, albero inserito tra altri alberi, albero

inserito tra palazzi, danni derivati da lavori stradali.

 Apparato radicale: copertura (terra, calcestruzzo, asfalto, tappeto erboso), terreno compattato,

rimozione di suolo, rimozione di radici causata da lavorazioni stradali, terreno contaminato,

irregolarità della superficie.

 Tronco: danni al colletto o alla corteccia, macchie necrotiche, cavità o cancri aperti nel tronco.

 Primo palco: angolo di inserzione troppo acuto, fessurazione all’inserzione delle branche con il

tronco, deperimento, rotture.

 Chioma: rami spezzati, buchi, rami morti, lunghezza dei rami innaturale, secchezza apicale, scopazzi

in seguito a potature.

 Sito di impianto: cambiamenti del sito, drenaggio, esposizione, episodi passati.

Il grado di rischio il linea generale è definito dalle dimensioni e dalla specie dell’albero, dal tipo di difetto

strutturale riscontrato, dall’ambiente che potrebbe contribuire all’instabilità, dalla natura della persona o

dell’oggetto che potrebbe essere colpito o danneggiato.

Esistono nello specifico diversi metodi o schemi che si rifanno a valori numerici per la valutazione del

rischio: P USFS NW 2003 (assegna un punteggio al potenziale di cedimento, alle dimensioni delle

OKORNY

parti, al target ed a considerazioni opzionali soggettive per avere una somma del rischio), E QTRA

LLISON

2005 (considera la probabilità di schianto, il potenziale d’impatto ed il valore del target per valutare il

rischio di causare danni a cose e persone), TRACE (valutazione del rischio e soglia di intervento), ISA BMP

(crea due tabelle con la probabilità di schianto, la probabilità di impatto e le conseguenze per valutare

l’intervento). Bruschi Pietro


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze vivaistiche, ambiente e gestione del verde
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fragfolstag di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Verde urbano e arboricoltura ornamentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ferrini Francesco.

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