La tentazione dell'altro
Introduzione al concetto
Per spiegare cosa si intenda con "tentazione dell'altro", si parte facendo un esempio dal libro "Il Grande Gatsby" di Fitzgerald, in cui si pensa a come sia nato il sogno americano. Si riflette su ciò che hanno pensato le prime persone giunte in America: un luogo che si presenta come la possibilità di un nuovo inizio, di essere diversi da ciò che si è stati finora, ma allo stesso tempo è un luogo che vogliamo possedere e rendere uguale a noi.
Letteratura e ideologia
La tentazione dell'altro rappresenta l'avventura delle identità occidentali oltre il confine. Si tratta di descrittori che sono stati certamente partecipi di un’ideologia coloniale, ma quando hanno scritto le loro opere, hanno contraddetto quella stessa ideologia e l’hanno demistificata. Se queste opere vengono lette tuttora, anche se sono partecipi dell’ideologia di un’epoca e di un tipo di società, è perché lo scrittore è stato capace di superare l’ideologia con cui sono stati imbevuti. Questi testi vanno letti tenendo conto dell’epoca e dell’ideologia dell’epoca in cui sono stati scritti o non riusciremo a comprenderli.
Connessione con l'epoca storica
La letteratura è connessa all’epoca e al tempo, ma è in relazione con la propria epoca in termini contrastivi. Ad esempio, prendendo l’arte greca, dove l’uomo si contrappone al divino e c’è una forte presenza di donne forti, non si può non notare la differenza con la realtà; Atene era misogena e molto pia, completamente diversa dalla visione che se ne ha nella letteratura.
Il ritorno del represso
Un altro elemento presente è il "ritorno del represso": tutto ciò che viene soppresso e allontanato, tutto ciò che le società umane negano e rimuovono, in qualche modo torna a ripresentarsi. Nei testi dobbiamo cercare qualcosa che contraddice l’ideologia occidentale, coloniale e bianca; i migliori rappresentanti intellettuali del mondo occidentale hanno criticato questo stesso mondo, lo hanno messo in discussione continuando a dirci qualcosa di molto semplice: "siamo colpevoli".
Occidente e missioni di civiltà
Periodo in cui l’Occidente ha creduto di poter dominare una parte consistente del mondo perché riteneva di dover svolgere quasi una missione di civiltà, quando in realtà quasi sempre si trattava di un alibi per poter realizzare una serie di interessi di tipo economico.
La tentazione di un altro mondo
Tentazione dell’altro: tentazione di un altro mondo, di un altro modo di vivere e abitare la terra, è la tentazione di essere diversi da come si è sempre stati, di ricominciare da capo; ciò che avverrà poi sarà il tentativo di impossessarsi brutalmente di quel mondo, di farlo proprio e di trasformare la possibilità di un nuovo inizio nella ripetizione di una vecchia storia.
Autori e poteri coloniali
Gli autori ci mostrano la verità sui meccanismi dei poteri coloniali e sui meccanismi di violenza sull’altro.
Esempi letterari
- I Persiani – Eschilo: Si mette in scena la sconfitta persiana e i dolori provati da loro. Eschilo fa parte della fazione vincitrice (Atene) e mette in scena questa tragedia con spirito patriottico e soddisfatto, ma dà voce ai vinti, per cui lo spettatore nel corso dell’opera arriverà a immedesimarsi in coloro che soffrono, ed è qui che si ha l’innalzamento e il distaccamento dall’ideologia di Eschilo.
- Il mercante di Venezia – Shakespeare: Autore concepì l’opera sotto l’influsso di giudizi antisemiti, nonostante ciò Shakespeare cede comunque la parola all’ebreo (Shylock) con un monologo che tocca lo spettatore/il lettore.
Personaggi contraddittori
Esistono personaggi contraddittori che, da una parte, sono avanguardia della metropoli occidentale nelle colonie (movimento di invasione), dall’altra sono in fuga dalle metropoli (movimento di evasione). Mantenendo la distanza e l’ostilità verso l’altro, ma contemporaneamente si sentono attratti dall’altro. Sono uomini di frontiera, complici e partecipi del processo di colonizzazione e critici disincantati di quello stesso processo di colonizzazione (non si fanno illusioni su ragioni nobili della colonizzazione, sanno che è un fattore puramente economico). Non ripudiano mai totalmente la loro appartenenza alla civiltà occidentale e bianca. Sono figure liminali: capaci di muoversi tra appartenenze etniche, culturali e sociali diverse. Gli scrittori hanno scelto questo tipo di figure perché permettono loro di esplorare l’altro lato della nostra civiltà, quello che si manifesta oltre il confine (non puramente geografico, ma culturale-mentale).
Metamorfosi dell'identità
Il soggetto che viene dalle zone centrali del sistema-mondo si inoltra nelle zone periferiche di esso (zone colonizzate da quelle metropoli centrali, ma non del tutto omologate alla madrepatria). Soggetto entra in contatto con realtà diversa da quella a cui era abituato; entrando a contatto con l’“altro” se ne fa coinvolgere e subisce una metamorfosi ("going native") che lo rende qualcosa di diverso. Le cause che portano a queste metamorfosi sono varie:
- Contagi veri o presunti
- Pressioni climatiche sfibranti
- Grandi e protratte solitudini in mezzo a popolazioni estranee
- Stanchezza o disgusto crescente per la condotta di vita metropolitana e occidentale
- Vergogna per la propria complicità con il dominio coloniale
- Simpatia e solidarietà verso le popolazioni indigene
- Fascinazioni per modi o stili di vita più spontanei
- Minor controllo sociale sui comportamenti individuali
Effetti del contatto con l'altro
Vari sono anche gli effetti di questo contatto con l’altro:
- Malattie fisiche
- Regressioni e degenerazioni psichiche (follia)
- Rinnegamenti delle proprie origini, conversioni ad altre religioni/credi/valori, immersioni nella selvatichezza e vestizione dei panni europei per rivestirsi dei panni indigeni
- Liberazione delle proprie pulsioni aggressive o sessuali (il credersi permesso tutto, vertiginoso senso di onnipotenza)
Rappresentazione letteraria
Dal punto di vista del mondo reale le cause che portano a questa metamorfosi sono realtà reali, ma raffigurandole letterariamente arrivano ad assumere una valenza simbolica e metaforica. Questa metamorfosi innesca dei quesiti, da parte di persone che conoscevano la persona ormai cambiata, e tentativi di recupero della persona che ha subito la metamorfosi; nel caso in cui non sia presente la figura del recuperante è il narratore a prendersi il compito di chiedersi "perché questo personaggio è cambiato?". Le domande che ci facciamo portano a una comparazione tra la cultura occidentale e quella dell’altro, che viene vista come inciviltà (Pocahontas).
Antieroi e critiche alla civiltà occidentale
Gli avventurieri tardo coloniali ci appaiono come antieroi, reietti e traditori della loro stessa civiltà: il caso più esemplare di questo passaggio si ha in Kurtz (da "Heart of Darkness") che parte con un intento nobile (educare le popolazioni primitive del Congo) ma che, a contatto con esse, si trasforma in un essere pazzo e selvaggio.
L'altro nella cultura occidentale
Indagare le avventure di questi personaggi fuoriusciti dai binari della civiltà occidentale, significa indagare elementi di quella stessa civiltà che possono essere colti meglio in quelle periferie lontane piuttosto che nel centro, emergono elementi che nella scena metropolitana restano nascosti. Con "altro" si intende qualcosa di diverso da noi per cultura, stile di vita e lingua, qualcosa che vediamo con pregiudizio ma allo stesso tempo ci incuriosisce. Ciò può essere provato sia dagli occidentali verso gli indigeni, che verso gli occidentali dagli indigeni. Le rappresentazioni dell’alterità vengono comunque date sulla base di pregiudizi e proiezioni immaginarie: non si mira a rappresentare realmente l’altro, in maniera impersonale, ma si rappresenta l’effetto che l’altro ci fa.
Pregiudizi e contraddizioni
Ci raccontano di personaggi che condividono questi pregiudizi di base, ma ci mostrano come questi pregiudizi entrino in fatale contraddizione con le esperienze reali che fanno "oltre il confine".
Gauguin e le rappresentazioni artistiche
I dipinti di Tahiti – Gauguin: non si mira a rappresentare l’altro veridicamente e oggettivamente, ma si mira a rappresentare l’effetto che l’altro ci fa, per cui i Tahitiani di Gauguin non sono ci mostrano i veri tahitiani.
Scrittori e pittori
Uno scrittore o un pittore non può riportare la realtà così com’è, non può rimanere bloccato nell’ideologia di un’epoca perché risulterebbe noioso, non sarebbe un grande scrittore; oltretutto lo scrittore è cosciente di non avere un controllo totale sulla storia e sui personaggi da lui creati.
Accuse di essenzialismo
Spesso si accusano gli scrittori di essenzialismo: ridurre il tutto a una visione essenzialista di alcune regioni di popolazioni; ovvero la produzione di una visione occidentale dell’oriente.
Italia come l'altro
Italia vista come l’altro, ‘600-‘800:
- Stendhal: descrive l’Italia come un paese esotico e gli italiani come un popolo istintivo, passione e spontaneo.
- Foster: nel suo testo ("Maurice") descrive il suo protagonista come un omosessuale in fase di negazione (non vuole essere omosessuale e cerca di trovare un modo per “curarsi”), un dottore gli dirà che lui non è malato e non può curarsi dall’omosessualità, gli suggerisce pertanto di andare in Italia (mostrata come un paese illuminato in cui si possono vivere liberamente le proprie pulsioni e desideri).
Geografie fantasmatiche
Questi paesi rimandano da un lato al passato, in quanto sono inferiori e meno sviluppati, dall’altro rimandano al futuro utopico, sembrano più vicine a un ideale di libertà.
Differenza tra ideologia e letteratura
Nell’ideologia le due classi a confronto sono tenute ben separate; nella letteratura le due classi a confronto sono viste come due sottoclassi di una classe generale e ponendole entrambe in una classe più ampia, le riduciamo ad equivalenze. Nell’individuo si coglie la generalità: per esempio nel "Il mercante di Venezia" quando Shylock accusa i veneziani di trattarlo in maniera diversa, si esprime con le sofferenze dell’ebreo le sofferenze di tutti coloro la cui umanità venga degradata. Nell’"Otello" il disagio di Otello per una sua diversità rispetto alla società (il fatto di essere moro) rappresenta il disagio che tutti noi proviamo per quei nostri elementi che sono differenti e in contrasto con lo stile dominante della classe e che ci rende in automatico Outsiders in un mondo di Insiders.
Rappresentazioni realistiche dell'altro
Il tema dell’Altro si afferma alla fine del ‘500 con la scoperta dell’America, ma solo a partire dalla seconda metà dell’800 di avranno rappresentazioni realistiche dell’altro, prima di allora si usavano situazioni ideali l’indigeno poteva essere o il buon selvaggio (positivo) o il wildman (negativo). Sono due i testi capostipiti che hanno gettato le basi del nostro immaginario relativo all’altro:
- La tempesta - Shakespeare
- Robinson Crusoe - Defoe
In entrambi i casi i due uomini si sono persi, entrano in contatto con luogo esotico, ma non si ha il "going native", anzi, impongono i propri usi alle popolazioni del luogo (Caliban e Friday).
La Tempesta di Shakespeare
"La Tempesta" – Shakespeare: 1612. Si mostra impresa coloniale come un’impresa di usurpazione e mostra anche la resistenza a questa usurpazione. Prospero viene caratterizzato in maniera duplice: come perseguitato (Duca di Milano, venne deposto dal fratello con l’aiuto del re di Napoli) e persecutore (giunto sull’isola si appropria delle terre che spettavano a Caliban e lo rende suo servo). Caliban < Cannibal = wild savage. Shakespeare cederà la parola a Caliban che viene sempre mostrato nell’atto di inveire e mandare maledizioni a Prospero differenza con "Robinson Crusoe" in cui Friday, riconoscendo Robinson come superiore, si assoggetta felicemente a lui; Caliban si ribella.
Si presenta in questo testo un’altra caratteristica delle popolazioni occidentali: il terrore del selvaggio che stupra la bianca (Caliban inizialmente trattato come un figlio, ma poi tenta di stuprare la figlia di Prospero e da quel momento trattato in maniera spregevole) generato dalla paura di creare un imbastardimento della razza bianca con la creazione di una razza ibrida (creoli). Il rapporto iniziale benevolo di Prospero e Caliban si trasforma nel rapporto attuale a causa della recalcitranza ad imparare le regole “occidentali” di Caliban; se ti rifiuti di essere educato da me, allora ti tratterò senza più nessuna pietà. Caliban è infelice e maledice Prospero persino per avergli insegnato il suo linguaggio = selvaggio che usa elementi insegnati a forza dai coloni contro i coloni stessi + desiderio dell’indigeno, che è stato civilizzato a forza e che, dunque, odia i progressi cognitivi avuti, di un ritorno allo stato naturale precedente all’intrusione occidentale.
Nel tentativo di ribellarsi alla schiavitù impostagli da Prospero, Caliban si ritroverà assoggettato a due occidentali (Trinculo e Stefano) grazie alla sua dipendenza dall’alcool (si sottolinea importanza che ebbero Alcool e droghe nell’assoggettamento delle popolazioni native). Caliban chiede a Stefano di uccidere Prospero, ma prima di farlo deve distruggere i libri magici, tanto amati dal mago; i libri magici simboleggiano le conoscenze scientifiche e tecnologiche grazie al quale i colonizzatori signoreggiano sui nativi.
Robinson Crusoe di Defoe
"Robinson Crusoe" – Defoe: 1719. È presente in Robinson una volontà di mantenere un’identità di Europeo, inglese e cristiano. Robinson è convinto che il naufragio sull’isola sia una punizione della provvidenza per non aver ascoltato il padre, che voleva mandasse avanti la sua eredità. Robinson delimita la sua proprietà sull’isola (recinto=enclosure) e programma la sua giornata in modo da non avere tempo dedicato all’ozio, porta sempre i vestiti. Il contatto con la wildness non genera nessun mutamento in Robinson, così come non lo aveva generato in Prospero, che sottomette la wildness alla “civiltà”.
Il fatto che mantenga i vestiti è importante perché l’atto di denudarsi non va a intendere solo l’atto di togliersi i vestiti, ma anche come uno staccarsi dalla cultura = spogliarello culturale. Tutta questa autodisciplina indica una paura di lasciarsi andare alla tentazione; Robinson ricorda Ulisse che, davanti alla tentazione del canto delle sirene, sa che non può lasciarsi andare perché non ci sarebbe nessuna possibilità di ritorno e sono una costante autodisciplina ci separa dall’inevitabile going native. Il fucile è ciò che permette a Robinson di non diventare un selvaggio, è ciò che lo distingue da loro; potere misterioso, è ciò che mostra a Friday la superiorità di Robinson, è ciò che porta l’indigeno ad assoggettarsi all’inglese. Robinson non rimane affascinato dalla bellezza dell’isola, ciò che nota lui è solo ciò che può essergli utile e ogni cosa verrà descritta sottolineandone non tanto la bellezza quanto l’utilità.
Viene considerata una delle opere capostipite perché quelle che verranno in seguito saranno sempre opere anti-Robinsoncrusoe. Importante rapporto tra Robinson e Friday: ancora prima del loro incontro Robinson, convinto di essere il solo essere umano dell’isola, trova un’impronta e si sente minacciato da essa; minaccia il suo diritto di proprietà dell’isola, fantasie di sterminio verso l’altro a cui Robinson resiste e a cui cederà, invece, Kurtz. Robinson entra in contatto con l’altro (Friday), nota subito una similarità tra lui e il selvaggio ("same sentiments, passions and resentements" → Shylock "Mercante di Venezia") e ciò lo porta a mettere in discussione verità ritenute prima indiscutibili: non si incolpava i selvaggi perché nessuno gli aveva rivelato la verità cristiana, ma perché Dio ha scelto l’Europa e non loro? Friday, a differenza di Caliban, è di pari intelligenza e spesso mette anche in difficoltà Robinson (quando Robinson cerca di inculcargli le idee cristiane la razionalità di Friday gli fa ammettere l’esistenza di un Dio onnipotente, ma non riesce ad accettare il ruolo del Diavolo); relazione master-servant basata non su una disparità di intelletto ma su una disparità di potere (Robinson ha un fucile, Robinson ha più potere).
Il pregiudizio che Robinson ha verso i selvaggi entra in contrasto con la realtà nel momento in cui incontra Friday e osserva un vero selvaggio. Il rapporto tra Friday e Robinson è fondato sull’interesse e sulla forza, non c’è nessuna obbligazione a vincolarli l’uno all’altro per sempre; ci sono, infatti, casi in cui le pretese di Robinson sono talmente eccessive da generare resistenze in Friday (quando vuole convincerlo che salare le vivande è da persone civili, ma a Friday non piacciono le vivande salate). Robinson si rifiuta di interpretare la parte del missionario. Defoe mostra i fatti come sono, senza filtri.
Molte "riscritture" del "Robinson Crusoe" mostrano naufraghi che, invece di riprodurre il sistema di valori metropolitano (come fa Robinson), cambieranno stile di vita lasciandosi affascinare dalla wildness.
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