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Approfondimento per Letteratura Spagnola

La narrativa cervantina e il dialogo intertestuale con la novellistica

Novelas Ejemplares

italiana del 500, con particolare riferimento alle di

Miguel de Cervantes;

è attesa la capacità di descrivere e commentare episodi del capolavoro

cervantino collocandoli all’interno del romanzo ed evidenziando i

principali tratti stilistici e le rifl essioni metanarrative dell’autore. In

particolare, lo studente dovrà essere in grado di descrivere i parallelismi

con la letteratura italiana presi in esame durante l’insegnamento,

mostrando autonomia di giudizio e abilità comunicative.

L'insegnamento si propone di presentare le principali caratteristiche

delle Novelas Ejemplares di Miguel de Cervantes . Dopo una introduzione

sulla biografi a e sulla produzione cervantina, ci si soff ermerà sulle

principali caratteristiche innovative che Cervantes propone

attraverso Novelas Ejemplares (il modello della novella italiana, la

rielaborazione dei contenuti e delle forme, la parodia e le

rifl essioni metanarrative dell’autore ).

La seconda linea di studio riguarda il possibile d ialogo intertestuale

che Cervantes instaura con i novellieri italiani, tra cui Giraldi

Cinzio, Bandello, Boccaccio.

Cervantes e il suo tempo

Siglos de oro (1550-1650); intorno al 1550 comincia l’epoca spagnola di massimo splendore per la letteratura e le arti.

In particolare, il 1492 è una data fondamentale per la Spagna per tre avvenimenti importanti:

- l’espulsione dei mori e degli ebrei (gli arabi erano arrivati in Spagna nel 711); la presenza degli arabi e degli ebrei ha

influito moltissimo sulla cultura spagnola

- la pubblicazione della prima grammatica di una lingua moderna (castillano): Gramàtica Castellana, di

Antonio de Nebrija

- Nuevo Mundo (scoperta dell'America)

Nasce un nuovo soggetto sociale: il pícaro. Con questo termine si indica un povero disgraziato che sta un po' con la

legge un po' contro, che la società non è capace di assorbire e collocare. Il picaro ha un solo obiettivo: arrangiarsi per

arrivare al giorno dopo. Nasce la novella Picaresca con "El Lazarillo De Tormes" (1554) per la prima volta il

romanzo da voce a un emarginato.

Miguel Cervantes Saaevedra nasce ad Alcalà de Henares, in Nuova Castiglia, nel 1547, quarto di sette

figli di un modesto cerusico e di una dama appartenente al mondo dei piccoli proprietari terrieri.

Dopo un periodo di studi umanistici, nel 1569 è a Roma al seguito del cardinale Giulio Acquaviva:

viaggia molto, prima in qualità di cortigiano e poi di soldato, ed ha modo di conoscere varie città

italiane tra cui Napoli.

Partecipa con entusiasmo alle spedizioni degli eserciti alleati (Spagna, Repubblica di Venezia e Stato

pontificio) contro l’Impero ottomano; combatté nella battaglia di Lepanto (1571), poi a Navarino

(1572) e in Tunisia (1573). Durante il viaggio di ritorno in Spagna (da Napoli), nel 1575, fu catturato

da corsari turchi e rimase 5 anni prigioniero ad Algeri.

Tornato finalmente in Spagna, passa qui anni difficili: il ritorno, da cui si aspettava riconoscimenti e

ricompense per l’eroismo dimostrato come soldato e prigioniero cristiano, si rivela in realtà segnato

dall’indifferenza, dalle ristrettezze economiche e da molte umiliazioni. Per vivere si impiega come

commissario di vettovagliamento per l’Invincibile Armata e poi come riscossore di imposte in varie

località dell’Andalusia.

Dopo la sconfitta dell’Invincibile Armata (1588) la sua vita privata diventa sempre più difficile: il

fallimento economico dei suoi fornitori lo fa condannare, scomunicare e gettare in carcere per ben due

volte (1592 e 1597). È forse qui, nel carcere di Siviglia, dove, sempre per problemi finanziari, lo

troviamo ancora una volta nel 1602, che egli abbozza l’idea del suo romanzo.

Dal 1603 Cervantes e la famiglia furono al seguito della corte, prima a Valladolid e poi (1605) a

Madrid. In questo clima più sereno ed economicamente più agiato l’autore trascorse gli ultimi anni di

vita, impegnato nella stesura e pubblicazione delle sue opere.

Morì a Madrid nel 1616.

Cervantes iniziò con la poesia e con il teatro. Le composizioni poetiche brevi, nate per lo più da

motivi occasionali, nonostante il severo giudizio che espresse lo stesso autore e la critica, sono soffuse

di umorismo e di vivacità interpretativa.

Risalgono agli anni immediatamente successivi al ritorno in patria i suoi primi esperimenti teatrali, in

gran parte perduti se è vero che due soltanto sono giunti fino a noi: la Numancia e il Trato de Argel.

1

La comparsa di Lope de Vega modificò la prospettiva drammatica dell’epoca, ancora legata agli

schemi classici della commedia greca e latina, costringendo gli autori teatrali suoi contemporanei ad un

immediato ed inderogabile lavoro di aggiornamento.

Sulla base di questi presupposto prendono corpo otto pezzi drammatici, denominati comedias, nei quali

confluiscono le istanze tematiche più disparate, da quelle cavalleresche, a quelle pastorali, mitologiche,

storiche, agiografiche… Tra i temi ricorrenti vi sono l’immagine del prigioniero, la città in assedio,

l’amore, l’avventura e il mondo picaresco.

Possiamo classificare la produzione cervantina di commedie in 2 fasi:

- periodo prima del 1587: in cui i testi si omologano al modello drammatico imperante; appartengono a

questa fase El trato de Argel (la prima), La Numancia, La conquista de Jerusalem

- periodo intermedio fino al 1605: periodo di transazione

- dal 1605: Ocho comedias y ocho entremeses nuevos

Nel prologo delle Ocho comedias viene fatto riferimento a Lope de Rueda; il teatro di Rueda, lodato da

Miguel Cervantes, trovava la sua espressione migliore nei pasos, brevi scenette comiche, finemente

abbozzate, in cui un ingenuo e disarmante gusto per il comico dà origine a saporite vignette di vita

popolana tratteggiate con colorita arguzia.

Per quanto riguarda gli Entremeses, essi si caratterizzano per la supremazia della prosa, la lingua è

quotidiana. Si presentano anche temi trascendenti importanti: la libertà dell’individuo, la sua

dimensione politica e religiosa, le difficoltà dell’amore, il desiderio di sposarsi…

Le commedie furono accolte con freddezza e non ne avremmo avuto traccia se Cervantes non avesse

trovato un accordo con un libraio per divulgarle a mezzo stampa nel 1615 insieme ad alcuni pezzi

denominati Entremeses. Le Ocho comedias y ocho entremeses comprendono Pedro de Urdemalas,

considerata da alcuni la migliore opera teatrale del Cervantes, e l'intermezzo El retablo de las

maravillas, uno dei suoi più riusciti quadri popolareschi. Tutte le commedie vantano traduzioni italiane.

Nel primo di questi pezzi si ritrova il gioco del cruce de paejas, mentre l’ultimo pezzo, la Comedia

famosa de Pedro de Urdemalas, porta in un mondo assimilabile alla novela picaresca. L’argomento è

affine a quello di una delle Novelas Ejemplares, La Gitanilla, giacchè mette in scena un personaggio (là

giovane cavaliere qui picaro) che si aggrega ad una compagnia di zingari per amore di una fanciulla.

Interviene la dimensione idealizzante del mondo bizantino, con il suo corredo di peripezie e agnizioni.

Si scopre che la fanciulla è nipote della regina, cosa che le fa abbandonare i compagni e lasciare a

Pedro il compito di portare avanti il sogno della vita nelle vesti di farsante.

Gli scenari cavallereschi, mitologici, allegorici e pastorali, vengono poi ripresi e sviluppati nella

Galatea, un romanzo pastorale pubblicato nel 1585, ma scritta in gran parte nel 1582, che si compone

di una storia principale inconclusa accompagnata da altre secondarie.

Vi si riconoscono alcuni tratti distintivi della scrittura di Cervantes, soprattutto nella fusione operata tra

i temi tipici della poesia pastorale con altri elementi, come alcune avventure e le peregrinazioni

compiute dai personaggi, caratteristici invece del romanzo ellenistico. L’opera è in sei libri, che

includono anche componimenti in versi. Cervantes stesso (nel Don Chisciotte) criticherà questa sua

opera che, dice, “contiene una certa buona immaginazione, propone qualcosa, ma non conclude

1 Félix Lope de Vega y Carpio (1562- 1635) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo spagnolo, vissuto nel siglo de oro

spagnolo. Fu incredibilmente prolifico ed è nel numero ristretto dei più famosi autori di teatro del mondo. Cervantes lo

definì Monstruo de Naturaleza, "Prodigio della natura", per la sua facilità nello scrivere. In effetti il suo catalogo è

quantomai cospicuo: scrisse oltre tremila sonetti, tre romanzi, quattro racconti, nove epopee, tre poemi didattici, varie

centinaia di commedie, addirittura milleottocento, secondo il catalogo di Juan Pérez de Montalbán, suo allievo e primo

biografo. Lo studioso Rennert y Castro porta il catalogo a settecentoventitré opere, di cui settantotto di attribuzione

errata o dubbia, duecentodiciannove perdute, cosicché il repertorio drammatico di Lope si ridurrebbe oggi a

quattrocentoventisei opere.

Lope de Vega coltivò ogni tipo di genere letterario, con l'eccezione del romanzo picaresco. La sua vita e la sua opera

furono caratterizzate del resto sempre da estrema esuberanza.

nulla”. Successivamente annuncerà l’intenzione di riprenderla con una seconda parte, ma non darà

corso al progetto.

Un altro tentativo poetico è il Viaje del Parnaso del 1614, libera imitazione del Viaggio in Parnaso

dell’italiano Cesare Caporali. È un lungo poema burlesco di tremila endecasillabi in otto canti con una

“aggiunta” in prosa che segue un percorso mitico con inizio in Spagna e, attraverso località italiane,

raggiunge il monte sacro ad Apollo e alle Muse, ricordando poeti a lui contemporanei e momenti della

propria vita.

Il romanzo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, il capolavoro di Cervantes, venne

pubblicato in due tempi, la prima parte nel 1605 e la seconda nel 1615, dopo l'apparizione di una

prosecuzione apocrifa ad opera di Alonso Fernández de Avellaneda.

Postuma risulta l'opera Los trabajos de Persiles y Sigismunda, la cui dedica è datata 19 aprile 1616 e

che venne pubblicata nel 1617. DON CHISCIOTTE

La Prima Parte del romanzo fu pubblicata nel 1605, in 52 capitoli con il titolo El ingenioso hidalgo

Don Quijote de la Mancha, compuesto por Miguel de Cervant es de Saaevedra; la Seconda Parte

apparve, sempre a Madrid, nel 1615 (Segunda parte del ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha)

in 74 capitoli.

Tra la prima e la seconda parte trascorrono quindi 10 anni. La spinta a riprendere e a completare il

romanzo risale probabilmente al 1614, quando uscì a Tarragona un Segundo tomo del ingenioso

hidalgo Don Quijote de la Mancha, a cura di Alonso *Fernandez de Avellaneda.

Avellaneda è l’autore reale di questa seconda parte apocrifa del Don Chisciotte, una continuazione

scritta in polemica con l’opera di Cervantes. Probabilmente fu proprio questo fatto ad indurre

Cervantes a riprendere il Don Chisciotte o ad accelerarne una continuazione già iniziata. La seconda

parte dell’opera di Cervantes serve anche come una difesa e un’apologia della propria opera: egli tende

infatti a caratterizzare il suo don Chisciotte come quello vero, in contrasto esplicito con quello

dell’apocrifo.

Per la verità, il primo impatto dell’opera non dovette essere del tutto positivo come sembra intuirsi dal

Prologo dove afferma la non disponibilità dei panegiristi ufficiali e professionali a partecipare

all’apparato di sonetti encomiastici normalmente situato nelle pagine iniziali dei libri importanti.

Tuttavia, una volta arrivato alle stampe registrò un enorme e immediato successo: nel maggio 1605,

soli due mesi dopo la prima pubblicazione, l’editore Juan de la Cuesta e il libraio Francisco de Robles

devono provvedere a una seconda edizione madrilena. Compaiono anche altre due edizioni in forma

clandestina a Valencia e a Zaragoza, mentre fuori di Spagna, prima ancora che fosse tradotto, si

registrano tracce della presenza di Chisciotte come eroe leggendario.

Tra le ragioni di così grande successo vi fu una matrice comune: la rivoluzione del linguaggio

narrativo, rispetto alle regole dettate dalle poetiche allora dominanti.

Una rivoluzione realizzata con l’ausilio della parodia a tutti i livelli per mettere in crisi un sistema

dall’interno e usando le stesse armi dei difensori di quel particolare sistema.

Un esempio: l’espediente della fonte fittizia, che Cervantes rielabora con un complesso sistema di

mediazioni tra l’autore e l’opera.

Il racconto è affidato a più voci narranti, nessuna delle quali onnisciente, che intervengono spesso nella

vicenda:

• Cervantes, narratore principale, si presenta come il "curatore" di un romanzo arabo venuto in

suo possesso. Com’era nell’uso del romanzo cavalleresco, gli autori inventavano falsi

ritrovamenti di manoscritti per avvalorare e nobilitare la paternità delle loro opere, così

Cervantes finge di aver recuperato da un mercante di Toledo lo scritto originale di un autore

2

arabo , cui riconosce la paternità dell’opera nel Prologo del Don Chisciotte del 1605: lo “storico

arabo” Cide Hamete Benegeli. L’affidare la paternità dell’opera a un “infedele” gli permette «di

dare scherzosamente la responsabilità di ciò che è narrato a un miscredente (perciò

3

immeritevole di fiducia […]) e mago (perciò depositario di notizie irragiungibili a un comune

mortale) mentre il “secondo autore”, Cervantes, può atteggiarsi ora a relatore irresponsabile,

ora a critico che contesta o limita le affermazioni della sua fonte» (Cesare Segre);

• l'autore del manoscritto su cui, nella finzione, si basa la vicenda;

• il traduttore, anch'esso fittizio, del manoscritto dall'arabo al castigliano;

• Avellaneda, l'autore reale di una continuazione della prima parte del Don Chisciotte

Già nel prologo della prima parte egli si presenta come co-autore («sono in realtà il patrigno») e subito

dopo come compilatore di tradizioni contrastanti.

Poi, al capitolo 8, si qualifica secondo autore in relazione al racconto che il primo anonimo ha raccolto

da scritti precedenti. Infatti, il duello tra don Chisciotte e il biscaglino decritto in questo punto viene

interrotto nel momento di massima tensione drammatica: l’autore si scusa per non avere altro da

raccontare, cosa che Cervantes dichiara di non credere possibile.

Nel capitolo 9 compare il ricorso al manoscritto arabo di Cide Hamete Benengeli, con cui la narrazione

può riprendere fino alla conclusione della prima parte dell’opera.

Prima ancora di questo ritrovamento, don Chisciote riflette tra sé e sé sul sapiente mago a cui toccherà

raccontare la sua storia, pregandolo di non dimenticarsi di Ronzinante. Come dire che evochi Benengeli

ancor prima che questo entri in azione in qualità di primo autore. Abbiamo così uno scrittore che

inventa un personaggio che inventa l’autore che servirà come fonte dello scrittore.

La rivoluzione riguarda anche la figura dell’eroe, un povero hidalgo che si è lasciato talmente

assorbire dalla lettura dei romanzi cavallereschi da impazzire e decidere di partire alla ventura.

La fonte principale per questo sembra essere il lavoro teatrale anonimo Entremés de los romances, in

cui il protagonista Bartolo impazzisce per aver letto troppi romances novelescos e si mette in testa di

essere un cavaliere, come già un personaggio affetto da mania cavalleresca creato da Sacchetti

(Trecentonovelle).

Recitando la parte del cavaliere errante Chisciotte fa il verso agli eroi dei romanzi cavallereschi, ma

interpreta anche altri ruoli quando vengono chiamate in causa altre istituzioni all’apparenza non sempre

letterarie, come accade nell’episodio di Marcela.

2 Cervantes rielabora ulteriormente l’espediente della fuentes fictias moltiplicandole: parla di più fonti (I,2), lo stesso

personaggio Chisciotte evoca un’ipotetica fonte (I,2) e a I,8 mentre questi affronta Viscaino, l’autore si ferma chiedendo

scusa perché la fonte fittizia si interrompe e lui non ha altre imprese da raccontare. Nel capitolo successivo Cervantes

dichiara che è alla ricerca della continuazione di questo racconto.

3 Viene menzionato a I,9: incontra un ragazzo che vende carte, ne prende alcune scritte in arabo quindi cerca un

interprete. Trovatolo, questi legge e ride per una nota a margine su Dulcinea, pertanto Cervantes compra tutte le carte a

poco prezzo e se le fa tradurre. Precisa che anche se ci sono delle imprecisioni a lui interessa la verosimiglianza

(ammette che l’autore arabo potrebbe mentire).

MARCELA (I,12-14)

È un rovesciamento della novella pastorale che è stato interpretato anche come modello di femminismo

ante litteram.

Trama: dei pastori sono riuniti per il funerale di Grisostomo, morto suicida, sia per la sua

commemorazione sia per incolpare della sua morte Marcela perché non avrebbe corrisposto il suo

amore.

Marcela si difende dalle accuse dichiarando di essere nata libera e di aver scelto la solitudine. In tal

modo smonta il topos letterario medievale dell’amore che deve essere ricambiato.

Marcela è libera ed è anche economicamente indipendente.

Don Chisciotte la difende, ma dice anche che ella è la sola ad agire così nel mondo letterario.

Don Chisciotte appare paladino dei diritti delle donne, pazzo in questo dato universo, ma per l’appunto

questo non è il mondo reale, bensì quello della sua fantasia. Non a caso afferma che Marcela «dimostra

di essere la sola che in esso vive con così oneste intenzioni...». 4

Il tipo di libro che prima di ogni altro è oggetto di discussione e parodia è quello di cavalleria .

Nel Prologo Cervantes af

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bubi3382 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pangallo Maria Consolata.
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